Analisi e articoli più recenti

Belgio: Il primo Stato islamico in Europa?

di Giulio Meotti  •  22 maggio 2018

  • I leader del partito belga ISLAM sembrano voler trasformare il Belgio in uno Stato islamico. La chiamano "democrazia islamista" ed è stata fissata una scadenza: il 2030.

  • "Il programma è di una semplicità disarmante: sostituire il codice civile e quello penale con la legge della sharia. Punto e basta." – Il magazine francese Causeur.

  • "Tra vent'anni la capitale europea [Bruxelles] sarà musulmana." – Le Figaro.

La polizia in assetto antisommossa protegge una strada del quartiere di Molenbeek, a Bruxelles, dopo i raid del 18 marzo 2016, durante i quali furono arrestate diverse persone, tra cui Salah Abdeslam, uno dei perpetratori degli attentati di Parigi del novembre 2015. (Foto di Carl Court/Getty Images)

L'acronimo francese del partito belga ISLAM sta per "Integrità, Solidarietà, Libertà, Autenticità, Moralità". I leader di questo partito sembrano voler trasformare il Belgio in uno Stato islamico. La chiamano "democrazia islamista" ed è stata fissata una scadenza: il 2030.

Secondo il magazine francese Causeur, "il programma è di una semplicità disarmante: sostituire il codice civile e quello penale con la legge della sharia. Punto e basta". Fondato alla vigilia delle elezioni comunali del 2012, il Partito ISLAM ha immediatamente incassato risultati impressionanti. I suoi numeri sono allarmanti.

Secondo l'esperto di Islam Michaël Privot e il politologo Sebastien Boussois, l'effetto di questo nuovo partito potrebbe essere "l'implosione del corpo sociale". Alcuni politici belgi, come Richard Miller, promuovono ora la messa al bando del Partito ISLAM.

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Lo sfinimento della civiltà europea

di Giulio Meotti  •  15 maggio 2018

  • L'Islam sta colmando il vuoto culturale di una società senza figli e che crede – a torto – di non avere nemici.

  • In Svezia, entro il 2050, quasi una persona su tre sarà musulmana.

  • La mentalità mainstream europea ora sembra credere che "il male" derivi essenzialmente dai nostri peccati: razzismo, sessismo, elitarismo, xenofobia, omofobia, i peccati del maschio bianco eterosessuale occidentale, e mai da culture non europee. L'Europa ora postula un'infinita idealizzazione dell'"altro", soprattutto dei migranti.

  • Gli estremisti musulmani si accorgono di questo vantaggio: finché eviteranno un altro grande massacro come l'11 settembre, potranno continuare a portare via vite umane e a insidiare l'Occidente senza risvegliarlo dalla sua inerzia.

Nella foto: La polizia francese allontana alcuni degli 80 migranti e degli attivisti favorevoli all'immigrazione illegale che hanno occupato la Basilica di Saint-Denis, il 18 marzo 2018. (Fonte dell'immagine: Video screenshot, YouTube/Kenyan News & Politics)

In una profetica conferenza tenuta a Vienna il 7 maggio 1935, il filosofo Edmund Husserl disse: "Il maggior pericolo dell'Europa è la stanchezza". Ottanta anni dopo, la stessa fatica e passività domina ancora le società europee occidentali.

È il tipo di sfinimento che ravvisiamo nel calo dei tassi di natalità degli europei, nella proliferazione del debito pubblico, nel caos nelle strade e nel rifiuto dell'Europa di investire le risorse nella sua sicurezza e nella forza militare. Nel marzo scorso, in un quartiere di Parigi, la Basilica di Saint Denis, in cui sono sepolti i re cristiani di Francia, è stata occupata da 80 migranti e da attivisti favorevoli all'immigrazione illegale. È dovuta intervenire la polizia per liberare il sito.

Stephen Bullivant, un docente di teologia e sociologia della religione presso la St Mary's University di Londra, di recente ha pubblicato una ricerca dal titolo "Europe's Young Adults and Religion":

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Fumo e specchi: Sei settimane di violenze al confine con la Striscia di Gaza

di Richard Kemp  •  14 maggio 2018

  • La tattica di Hamas di utilizzare fumo e specchi per nascondere le proprie manovre sul confine con la Striscia di Gaza è la perfetta metafora di una strategia che non ha possibili scopi militari, ma cerca di ingannare la comunità internazionale criminalizzando uno Stato democratico che difende i propri cittadini.

  • Le Nazioni Unite, l'Unione Europea, le ONG, i responsabili governativi e i media – i principali obiettivi di Hamas – sono stati raggirati di buon grado. Ad esempio, il titolo di un articolo pubblicato dal Guardian, "L'uso della forza letale per intimidire le manifestazioni di protesta non violente da parte dei palestinesi", travisa palesemente la realtà violenta che è dinanzi agli occhi di tutti. Allo stesso modo, la ong Human Right Watch afferma che siamo di fronte a un movimento che "afferma il diritto al ritorno riconosciuto dalla comunità internazionale ai palestinesi".

  • In realtà, queste manifestazioni di protesta sono tutt'altro che pacifiche e non perseguono alcun cosiddetto "diritto al ritorno". Piuttosto, sono operazioni militari attentamente pianificate e orchestrate, volte a sfondare i confini di uno Stato sovrano per compiere omicidi di massa nelle comunità adiacenti, usando i propri civili come copertura. Lo scopo è criminalizzare e isolare lo Stato di Israele.

  • Hamas intendeva raggiungere l'apice delle violenze al confine di Gaza il 14 o il 15 maggio, in coincidenza con il 70° anniversario della nascita dello Stato di Israele, l'apertura dell'ambasciata americana a Gerusalemme e l'inizio del Ramadan – una tempesta perfetta.

Gli attivisti di Hamas hanno incendiato migliaia di pneumatici, creando cortine fumogene destinate a occultare i loro movimenti in direzione della barriera di confine tra Gaza e Israele. I miliziani armati si nascondono tra la folla di civili, cercando l'opportunità di aprire un varco nella recinzione ed entrare in Israele. (Fonte dell'immagine: HLMG/IDF)

Dal 30 marzo Hamas orchestra violenze su larga scala al confine tra Israele e la Striscia di Gaza. Le violenze si sono intensificate in genere il venerdì, alla fine delle preghiere nelle moschee, quando abbiamo ripetutamente assistito ad azioni concertate che hanno coinvolto folle fino a 40 mila persone in cinque zone separate lungo il confine. In questo periodo, si sono inoltre verificati altri episodi di violenza e atti di aggressione, in cui si è ricorso all'uso di esplosivi e di armi da fuoco.

Una tempesta perfetta

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La Turchia prende ancora di mira la Grecia

di Uzay Bulut  •  14 maggio 2018

  • Con l'attacco illegale e l'occupazione di Cipro Nord nel 1974 e della città siriana di Afrin nel marzo di quest'anno – senza pressoché nessuna reazione globale – la Turchia sembra sentirsi incontrastata e impaziente di perseverare, e questa volta sembrerebbe aver preso di mira le isole greche ricche di gas naturale e petrolio.

  • "Mostrare interesse per l'Iraq, la Siria, la Libia, la Crimea, il Karabakh, la Bosnia e altre regioni fraterne è un dovere e un diritto della Turchia. La Turchia non è solo Turchia. Il giorno in cui rinunceremo a queste cose sarà il giorno in cui rinunceremo alla nostra libertà e al nostro futuro." – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel 2016.

  • I bisogni turchi sono in realtà soddisfatti dai rapporti con gli Stati Uniti. I funzionari turchi di solito ottengono tutto ciò che vogliono dall'Occidente, ma sembrano aver scelto di allinearsi con l'Iran e la Russia, probabilmente nel tentativo di ricattare maggiormente l'Occidente.

Una simulazione al computer dell'episodio del 17 aprile in cui l'elicottero sul quale volava il premier greco Alexis Tsipras è stato infastidito da due F16 turchi, e in risposta i caccia da combattimento greci sono intervenuti per proteggere l'elicottero. (Fonte dell'immagine: video screenshot di "A News")

La Turchia insidia sistematicamente la Grecia. Più di recente, il 17 aprile, l'elicottero sul quale volavano dall'isolotto di Ro a Rodi il premier greco Alexis Tsipras assieme all'ammiraglio capo delle forze armate greche Evangelos Apostolakis è stato infastidito da due F16 turchi.

Con l'attacco illegale e l'occupazione di Cipro Nord nel 1974 e della città siriana di Afrin nel marzo scorso – senza pressoché nessuna reazione globale – la Turchia sembra sentirsi incontrastata e impaziente di perseverare, e questa volta sembrerebbe aver preso di mira le isole greche ricche di gas naturale e petrolio.

Un'altra provocazione da parte del governo turco ha avuto luogo di recente quando tre giovani greci hanno reso omaggio a un pilota greco morto piantando cinque bandiere su alcuni isolotti del Mar Egeo.

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Le tre condizioni di Trump per aggiustare l'accordo sul nucleare iraniano sono ormai imperative
Che cosa detta lo straordinario colpo del Mossad

di Malcolm Lowe  •  7 maggio 2018

  • Ciò che i vari apologeti dell'accordo sul nucleare iraniano non sono riusciti a cogliere è una semplice distinzione: la differenza tra sospetti e conferme. L'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, ha basato le proprie valutazioni su "oltre un migliaio di pagine" di documenti: ne abbiamo ormai un centinaio di migliaia.

  • Queste centomila pagine sono di fatto delle confessioni firmate dal regime iraniano che non ha rinunciato all'intento di costruire ordigni atomici e di sistemarli su missili di propria fabbricazione. Le menti ristrette degli apologeti sono semplicemente incapaci di cogliere la portata storica della scoperta fatta dal Mossad.

Nelle foto: Due immagini tratte dall'archivio nucleare segreto iraniano, mostrato pubblicamente dal premier israeliano Netanyahu il 30 aprile 2018. In quello che forse può essere considerate come il più grande colpo nella storia dello spionaggio, il Mossad israeliano ha acquisito più di 100 mila documenti dall'archivio del programma per lo sviluppo di armi nucleari. (Foto dell'Ufficio stampa del governo israeliano)

L'immagine del premier israeliano Benjamin Netanyahu in piedi davanti a un enorme archivio costituito da uno scaffale con i classificatori e da un pannello contenente i CD simboleggia forse il più grande colpo nella storia dello spionaggio: l'acquisizione da parte del Mossad dell'archivio del programma iraniano per lo sviluppo di armi nucleari. Un'impresa che ricorda le informazioni fornite riguardo all'Operazione Overlord – il nome in codice dello sbarco degli Alleati in Normandia alla fine della Seconda guerra mondiale – da parte di Elyesa Bazna, agente segreto ad Ankara e di Paul Fidrmuc che operava a Lisbona.

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Oggi i cristiani della Nigeria, domani i cristiani dell'Europa

di Giulio Meotti  •  1 maggio 2018

  • Secondo Philip Jenkins, uno dei massimi esperti di Cristianesimo, è in Nigeria che verrà deciso l'equilibrio tra l'Islam e il Cristianesimo in Africa. Questo è il motivo per cui gli islamisti massacrano i cristiani.

  • "Se gli islamisti dovessero occupare la Nigeria, sarebbe un trampolino di lancio [sic] per conquistare i paesi più piccoli. Se la Nigeria cade in mani islamiste, tutta l'Africa sarà a rischio". – Hyacinth Egbebo, vescovo cattolico della diocesi di Bomadi, in Nigeria.

  • "L'orda" di cui parla Wole Soyinka non si fermerà ai confini nigeriani, ma cercherà di colpire anche l'Europa occidentale. Siamo fortunati ad essere sopravvissuti a molti attacchi come quelli di Madrid, Londra, Parigi e Berlino, solo per citarne alcuni. Ma quanti altri ce ne saranno? E per quanto tempo?

Nella foto: Un uomo nigeriano legge una Bibbia in una chiesa cattolica a Khano, in Nigeria. (Foto di Chris Hondros/Getty Images)

In genere, l'Africa fa breccia nell'Occidente quando i terroristi attaccano obiettivi occidentali. Per cominciare, nel 1993 in Somalia, furono abbattuti due elicotteri militari americani Black Hawk. Poi, al-Qaeda attaccò nel 1998 le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania. E ancora, di recente, lo Stato islamico ha pubblicato un video che mostrava l'uccisione di quattro soldati americani in un agguato in Niger lo scorso ottobre. Ma l'Occidente è rimasto in silenzio. Non sembra preoccuparsi del genocidio perpetrato dai terroristi islamici che sta sterminando in Nigeria la più grande comunità cristiana dell'Africa.

Di recente, il Colosseo a Roma è stato illuminato di rosso per protestare contro le persecuzioni dei cristiani. A illuminare il simbolo più famoso dell'Italia è stata la fondazione "Aiuto alla Chiesa che soffre" per attirare l'attenzione sugli intensi e massicci massacri perpetrati contro i cristiani.

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Germania: La crisi delle violenze sessuali commesse dai migranti continua a seminare terrore e distruzione
Le donne e i minori vengono sacrificati sull'altare della correttezza politica

di Soeren Kern  •  23 aprile 2018

  • Il presidente dell'Associazione dei funzionari della polizia criminale tedesca, André Schulz, afferma che fino al 90 per cento dei reati sessuali commessi in Germania non compare nelle statistiche ufficiali.

  • "C'è l'ordine preciso da parte delle autorità di non segnalare i crimini commessi dai profughi", ha detto a Bild un alto funzionario della polizia di Francoforte. "Soltanto le richieste specifiche da parte dei rappresentanti dei media su tali reati devono ricevere risposta."

  • Il problema dei reati sessuali perpetrati dai migranti in Germania è aggravato dal sistema giudiziario indulgente del paese, un sistema in cui i criminali ricevono condanne relativamente miti, anche per reati gravi. In molti casi, gli individui che sono arrestati per crimini a sfondo sessuale vengono rilasciati dopo essere stati interrogati dalla polizia. Questa pratica consente ai sospetti criminali di continuare a delinquere rimanendo di fatto impuniti.

(Fonte dell'immagine USAF/Margo Wright)

L'ondata di reati sessuali commessi dai migranti in Germania non conosce tregua. Le statistiche preliminari mostrano che nel 2017 gli immigrati hanno commesso più di una dozzina di stupri o di aggressioni sessuali al giorno, reati che si sono quadruplicati dal 2014, l'anno in cui la cancelliera Angela Merkel ha consentito a più di un milione di migranti, per lo più maschi, provenienti dall'Africa, Asia e dal Medio Oriente di entrare nel paese.

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Francia: Presto senza ebrei?

di Guy Millière  •  19 aprile 2018

  • Oggi, la Francia è l'unico paese del mondo occidentale dove gli ebrei vengono uccisi solo per essere ebrei.

  • Gli ebrei possono essere le vittime principali, ma non sono gli unici. In soli cinque anni, 250 persone in Francia sono state uccise dai terroristi islamici.

  • Il problema principale è la diffusione dell'odio contro gli ebrei, la Francia e il mondo occidentale. Molti estremisti musulmani istigano a uccidere, e sempre più spesso si compiono omicidi.

Mireille Knoll, un'anziana donna ebrea, disabile e superstite della Shoah, è stata di recente violentata, torturata e assassinata nel suo appartamento da un estremista musulmano. (Fonte dell'immagine: la famiglia Knoll)

Un anno fa, a Parigi, il 4 aprile 2017, Sarah Halimi, un'anziana donna ebrea e medico in pensione, è stata orribilmente torturata e uccisa nella sua abitazione, e poi defenestrata mentre era ancora viva da un uomo che gridava "Allahu Akbar" ("Allah è il più grande"). La donna aveva riferito più volte alla polizia di essere stata vittima di minacce antisemite, ma invano.

Meno di un anno dopo, sempre a Parigi, un'altra anziana donna ebrea, Mireille Knoll, è stata violentata, torturata e assassinata nel suo appartamento da un altro estremista musulmano. Anche la signora Knoll, sopravvissuta alla Shoah, aveva contattato la polizia e raccontato di essere stata minacciata. Anche in questo caso, la polizia non ha fatto nulla.

Per mesi, il sistema giudiziario francese ha cercato di nascondere la natura antisemita dell'omicidio di Sarah Halimi; almeno, il giudice incaricato del caso di Mireille Knoll ha riconosciuto subito la matrice antisemita della sua uccisione.

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Il caro prezzo del diniego

di Douglas Murray  •  14 aprile 2018

  • Ammettere ora ciò che è visibile agli occhi dei cittadini europei è una constatazione del fatto che la situazione è talmente critica e palese che perfino la cancelliera Merkel e il New York Times non sono più in grado di ignorarla.

  • Se è così, allora occorre pensare: immaginiamoci come sarebbe stata risolta se i dinieghi non fossero mai cominciati!

La cancelliera tedesca Angela Merkel. (Foto di Carsten Koall/Getty Images)

È possibile che i politici e i media mainstream abbiano finito per ammettere ciò che l'opinione pubblica europea può vedere con i propri occhi? Due episodi recenti indicano che potrebbe essere così.

Il primo riguarda un'ammissione fatta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, la quale circa sei mesi dopo l'imbarazzo del suo partito alle elezioni politiche nazionali è finalmente riuscita a mettere insieme un governo di coalizione. Nel settembre scorso, non solo il partito della Merkel e i suoi partner di coalizione nel governo precedente hanno subito una memorabile sconfitta elettorale, ma hanno anche assistito all'entrata in parlamento dell'Afd (Alternativa per la Germania), il partito anti-immigrazione fondato nel 2013 e che ora è così grande da costituire la prima forza di opposizione nel paese. Se gli elettori tedeschi avessero voluto inviare un segnale, non avrebbe potuto essere più chiaro.

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Il ministro dell'Interno tedesco: "L'Islam non appartiene alla Germania"

di Soeren Kern  •  10 aprile 2018 04:52

  • "L'Islam non appartiene alla Germania, che è stata forgiata dal Cristianesimo. Questa tradizione include la domenica come giorno di riposo e le festività ecclesiastiche o ricorrenze come Pasqua, Pentecoste o Natale. (...) Il mio messaggio è che i musulmani devono vivere con noi, non vicino a noi o contro di noi." – Horst Seehofer, neo-ministro dell'Interno tedesco.

  • "Molti musulmani appartengono alla Germania, ma l'Islam non appartiene alla Germania. L'Islam è alla base di una ideologia politica che è incompatibile con la Costituzione tedesca." – Beatrix von Storch, Alternativa per la Germania (AfD)

  • "Lo Stato deve garantire che le persone si sentano al sicuro quando si trovano negli spazi pubblici. La gente ha diritto alla sicurezza. Questa è la nostra massima responsabilità. Significa che non ci dovrebbero essere "no-go zones" – zone dove nessuno si azzarda a entrare. Tali posti esistono. Dobbiamo chiamarli per nome e bisogna fare qualcosa a riguardo." – La cancelliera tedesca Angela Merkel, all'emittente tv RTL, il 26 febbraio 2018.

Il nuovo ministro dell'Interno tedesco, Horst Seehofer, le cui dichiarazioni sull'immigrazione hanno suscitato aspre critiche da parte dei multiculturalisti del paese, oltre che dalla cancelliera Angela Merkel. (Fonte dell'immagine: Wikimedia Commons)

Il nuovo ministro dell'Interno tedesco, Horst Seehofer, nella sua prima intervista da quando ha prestato giuramento il 14 marzo, ha dichiarato che "l'Islam non appartiene alla Germania". Ha anche promesso di perseguire rigorose politiche in materia di immigrazione, tra cui l'attuazione di un "piano generale" per rendere più rapide le espulsioni.

Le parole di Seehofer hanno suscitato una immediata tempesta di critiche da parte degli autoproclamati guardiani del multiculturalismo tedesco, tra cui la cancelliera Angela Merkel, che ha ripetutamente insistito sul fatto che "l'Islam appartiene alla Germania".

La forte reazione solleverà interrogativi su quanto Seehofer – già ministro-presidente della Baviera e noto oppositore della politica migratoria delle porte aperte della Merkel – riuscirà a fare durante il suo mandato.

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Europa: La rapida espansione della dhimmitudine

di Judith Bergman  •  7 aprile 2018

  • Uno degli aspetti più preoccupanti di questa dhimmitudine che si sta espandendo rapidamente è l'applicazione de facto delle leggi islamiche sulla blasfemia. Le autorità locali europee utilizzano i "discorsi di incitamento all'odio" per impedire qualsiasi giudizio critico nei confronti dell'Islam, anche se l'Islam rappresenta una idea, non una nazionalità né un'appartenenza etnica. Lo scopo convenzionale della maggior parte delle leggi contro i discorsi di odio è quello di proteggere le persone dall'odio e non dalle idee.

  • Il Foreign Office britannico, che sembra ignorare la disperata lotta delle donne iraniane per la libertà e che è rimasto vergognosamente in silenzio durante le recenti proteste popolari contro il regime iraniano, ha distribuito sorprendentemente alle sue dipendenti il velo islamico invitandole a indossarlo. E questo mentre almeno 29 donne iraniane sono state arrestate per aver contestato l'uso dell'hijab, e probabilmente sono state sottoposte a stupri e ad altre torture, come avviene nelle carceri iraniane. Ciononostante, le parlamentari britanniche e lo staff del Foreign Office hanno celebrato iniquamente il velo come una sorta di strumento contorto di "empowerment femminile".

  • Le misure contro il jihad sono state ostacolate dai leader occidentali ovunque subito dopo l'11 settembre. Il presidente George W. Bush ha dichiarato che "l'Islam è pace". Il presidente Obama ha rimosso ogni riferimento all'Islam nei manuali di addestramento dell'FBI che i musulmani consideravano offensivi. L'attuale leadership di New York City ha ammonito i newyorkesi, subito dopo l'attacco a Manhattan dell'ottobre 2017, a non collegare l'attentato terroristico all'Islam. La premier britannica Theresa May ha affermato che l'Islam è una "religione di pace".

Nella foto: Donne che indossano il niqab islamico davanti all'ambasciata francese a Londra, l'11 aprile 2011, durante un sit-in. (Foto di Peter Macdiarmid/Getty Images)

Sebbene l'Europa non faccia parte del mondo musulmano, molte autorità europee sembrano tuttavia sentirsi obbligate a sottomettersi all'Islam in modi più o meno sottili. Questa sottomissione volontaria sembra essere senza precedenti: storicamente parlando, dhimmi è un termine arabo che designa un non musulmano conquistato, il quale accetta di vivere come un cittadino "tollerato" di seconda classe, sotto il dominio islamico, sottomettendosi a un insieme di leggi speciali e umilianti e di richieste degradanti da parte dei suoi padroni islamici.

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Il presidente del Gatestone, l'ambasciatore John R. Bolton, è stato nominato Consigliere per la Sicurezza Nazionale dal presidente Trump

23 marzo 2018

L'ambasciatore John R. Bolton, presidente del Gatestone. (Fonte dell'immagine: Gage Skidmore/Wikimedia Commons)

Il Gatestone Institute è molto orgoglioso che il suo Presidente, l'ambasciatore John R. Bolton, sarà alla guida del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Ci congratuliamo vivamente con lui e con il presidente Donald J. Trump per questa nomina che è una grande notizia per l'America, per i suoi alleati e per il mondo libero.

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La Fifa volta le spalle alle donne iraniane

di Ruthie Blum  •  19 marzo 2018

  • Gianni Infantino è il secondo presidente della Fifa a visitare la Repubblica islamica, ma nessuno dei due "ha insistito sulla possibilità che le donne entrino negli stadi". L'Iran è l'unico tra i paesi partecipanti ai mondiali di calcio a vietare alle donne l'ingresso negli stadi e ogni tentativo di assistere alle partite comporta per le tifose iraniane il rischio di essere arrestate." – OpenStadiums, movimento di donne iraniane.

  • Infantino ha tanto il potere quanto il dovere di ritenere Teheran responsabile in questa arena reale e figurata. È scandaloso che non lo abbia fatto, preferendo piuttosto compiacere il presidente iraniano Hassan Rohani. Nonostante sia spacciato in Occidente come un "moderato", Rohani è un elemento chiave del problema in Iran, e non una soluzione.

  • Infantino merita di essere rapidamente rimosso dal suo incarico.

26 ottobre 2017, lo stadio Azadi di Teheran, in Iran. (Fonte dell'immagine: Tasnim/Wikimedia Commons)

Una settimana prima dell'8 marzo, Giornata internazionale della donna, trentacinque donne e ragazze che indossavano abiti maschili sono state arrestate in Iran per aver tentato di entrare allo stadio [Azadi di Teheran] per assistere al derby tra Persepolis ed Esteghlal, che è la partita di calcio più importante dell'anno in Iran. Le donne, la più giovane delle quali aveva 13 anni, sono state prelevate con la forza e "trasferite in un luogo appropriato".

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Pulizia etnica in Francia: L'antisemitismo islamico

di Guy Millière  •  12 marzo 2018

  • I graffiti sugli edifici appartenenti ad ebrei avvertono i proprietari di "lasciare immediatamente" il Paese se vogliono vivere. Nelle cassette postali degli ebrei vengono recapitate delle lettere anonime contenenti proiettili veri.

  • Le leggi finalizzate a punire le minacce antisemite sono ora utilizzate per punire coloro che denunciano le minacce. Una nuova edizione di un manuale di storia per la terza media adottato in una scuola pubblica afferma che in Francia è vietato criticare l'Islam.

  • Quegli ebrei francesi che possono lasciare il Paese, se ne vanno. La maggior parte delle partenze è frettolosa; molte famiglie ebree vendono le loro case ben al di sotto del prezzo di mercato. I quartieri ebraici che un tempo erano prosperi ed animati ora sono a rischio di estinzione.

  • "Il problema è che oggi l'antisemitismo in Francia proviene non tanto dall'estrema destra bensì dagli individui di confessione o cultura musulmana." – L'ex premier Manuel Valls.

Nella foto: Soldati francesi sorvegliano una scuola ebraica a Parigi. (Foto di Jeff J Mitchell/Getty Images)

Venerdì 12 gennaio 2018. Sarcelles. Un comune della periferia nord di Parigi. Una ragazza di 15 anni torna a casa dalla scuola superiore. Indossa un ciondolo con la stella di David e una divisa scolastica ebraica. Un uomo armato di coltello l'aggredisce, le taglia la faccia e scappa via. L'adolescente rimarrà sfigurata per il resto della sua vita.

29 gennaio, sempre a Sarcelles, un bambino di otto anni che indossa una kippah viene preso a calci e pugni da due adolescenti.

Un anno fa, nel febbraio 2017, a Bondy, due giovani ebrei che indossavano la kippah sono stati picchiati brutalmente con bastoni e sbarre di metallo. A uno dei due ragazzi sono state tagliate le dita con un seghetto.

Nel 2016, a Marsiglia, un insegnante ebreo è stato aggredito a colpi di machete da uno studente del liceo che diceva di voler "decapitare un ebreo". L'uomo si sarebbe protetto con la Torah che teneva in mano. È sopravvissuto ma è rimasto gravemente ferito.

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Perché la Turchia vuole invadere le isole greche

di Uzay Bulut  •  11 marzo 2018

  • Anche i propagandisti turchi hanno distorto i fatti per cercare di ritrarre la Grecia come l'aggressore.

  • Sebbene la Turchia sappia che le isole sono giuridicamente e storicamente greche, le autorità turche vogliono occuparle e turchificarle, presumibilmente per promuovere la campagna di annientamento dei greci, come fecero in Anatolia dal 1914 al 1923 e anche in seguito.

  • Qualsiasi attacco contro la Grecia dovrebbe essere considerato come un attacco contro l'Occidente.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che la Turchia "aveva svenduto" le isole greche che "erano nostre" e che sono "a un tiro di schioppo" [dalla Turchia]. "Lì ci sono ancora le nostre moschee, i nostri santuari", egli ha detto, riferendosi all'occupazione ottomana delle isole.(Foto di Carsten Koall/Getty Images)

C'è una questione in merito alla quale l'Akp, il Partito per la giustizia e lo sviluppo, al potere in Turchia, e il Partito repubblicano del popolo (Chp), il suo principale oppositore, sono pienamente d'accordo ed è la convinzione che le isole greche occupino il territorio turco e che pertanto debbano essere riconquistate. Tale determinazione è così forte che i leader di entrambi i partiti hanno apertamente minacciato di inviare truppe nel Mar Egeo.

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