Analisi e articoli più recenti

Le spose bambine in Turchia

di Burak Bekdil  •  19 agosto 2018

  • In Turchia, il 40 per cento delle ragazze di età inferiore ai 18 anni è costretto a sposarsi, secondo l'organizzazione Turkish Philanthropy Funds.

  • Nel gennaio 2018, un ente governativo sotto la giurisdizione del presidente Recep Tayyip Erdoğan ha proposto che, in base alla legge islamica, le bambine di appena 9 anni e i ragazzi di 12 anni possono convolare a nozze.

  • "Una scarsa scolarizzazione" è registrata in quasi tutta la Turchia: il livello medio di scolarità è di soli 6,5 anni.

  • In Turchia si può abusare di una 13enne e farla franca, ma non si può prendere in giro il presidente.

Il presidente turco dal 2007 al 2014, Abdullah Gül (a sinistra, nella foto), aveva 30 anni quando sposò sua moglie Hayrünnisa, all'epoca 15enne. (Foto dell'ufficio stampa della NATO tramite Getty Images)

Dove vorresti che fosse tua figlia di 13 anni? A scuola o a letto con uomo maturo? La risposta a questa domanda è ovvia in gran parte del mondo. Ma nelle società islamiche – compresa la Turchia non araba e teoricamente secolare – la risposta a una domanda del genere è inverosimile. In genere, in questi paesi il potere di polizia del governo non contrasta la tradizione patriarcale, piuttosto la sostiene.

L'ex presidente turco, Abdullah Gül, storico uomo forte islamista, ex alleato di Recep Tayyip Erdoğan e co-fondatore del partito che governa la Turchia dal 2002, aveva 30 anni quando sposò sua moglie Hayrünnisa, all'epoca 15enne. Gül, nominato alla presidenza da Erdoğan, è stato il primo presidente islamista della Turchia.

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Germania: L'aumento dei salafiti

di Soeren Kern  •  15 agosto 2018

  • "I salafiti si considerano i difensori di un Islam originario e non adulterato. (...) Di conseguenza, i salafiti vogliono stabilire una 'teocrazia' secondo la loro interpretazione delle regole della sharia, in cui l'ordine liberaldemocratico non si applica più." – Rapporto annuale dell'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV).

  • "Con il pretesto degli aiuti umanitari, gli islamisti riescono a radicalizzare i migranti. In passato, i salafiti, in particolare, hanno cercato di contattare i migranti. Visitavano i centri di accoglienza per profughi a tale scopo e offrivano assistenza. La categoria interessata non era costituita soltanto dai migranti adulti, ma anche dagli adolescenti non accompagnati, i quali, a causa della loro situazione ed età, sono particolarmente sensibili alle attività missionarie salafite." – Rapporto annuale dell'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV).

  • Il rapporto del BfV fa un collegamento diretto tra l'aumento dell'antisemitismo in Germania e la diffusione dei movimenti salafiti nel paese: Pertanto, "l'immagine del nemico del Giudaismo' costituisce un pilastro centrale nella propaganda di tutti i gruppi islamisti. (...) Ciò rappresenta una sfida significativa alla convivenza pacifica e tollerante in Germania".

Nella foto: Migliaia di persone ascoltano, mentre il predicatore salafita Pierre Vogel parla durante un raduno di simpatizzanti, il 9 luglio 2011, ad Amburgo. (Foto di Christian Augustin/Getty Images)

Il numero dei salafiti in Germania è raddoppiato negli ultimi cinque anni e ora supera per la prima volta i diecimila, secondo la BfV, l'agenzia di intelligence interna della Germania. La BfV stima che in Germania risiedano più di 25mila islamisti, circa 2mila dei quali rappresentano una immediata minaccia di attacco.

I nuovi dati figurano nell'ultimo rapporto annuale dell'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Bundesamt für Verfassungsschutz, BfV), presentato a Berlino il 24 luglio scorso dal ministro dell'Interno Horst Seehofer e dal direttore del BfV Hans-Georg Maaßen.

Il report, considerato l'indicatore più importante della sicurezza interna in Germania, delinea un quadro desolante. Il BfV stima che il numero degli islamisti in Germania sia aumentato, ammontando ad almeno 25.810 alla fine del 2017, a fronte dei 24.425 del 2016.

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Regno Unito: Discriminazione contro i profughi cristiani

di Judith Bergman  •  14 agosto 2018 03:32

  • Nel primo trimestre del 2018, le Nazioni Unite hanno raccomandato alla Gran Bretagna di accogliere 1.358 profughi siriani, dei quali solo quattro erano cristiani. Ne sono stati accettati soltanto 1.112, tutti musulmani, e i cristiani sono stati rifiutati.

  • "Come dimostrano ampiamente le statistiche dell'anno scorso, non si tratta di un errore statistico, ma di una forma di discriminazione che il governo ha l'obbligo legale di contrastare con misure concrete." – Lord David Alton di Liverpool, in una lettera inviata al ministro dell'Interno del Regno Unito Sajid Javid.

  • Quali iniziative specifiche, a parte le parole vane, il governo del Regno Unito intende prendere per riparare ai danni già fatti e per evitare che questo succeda di nuovo?

Nel primo trimestre del 2018, le Nazioni Unite hanno raccomandato alla Gran Bretagna di accogliere 1.358 profughi siriani, dei quali solo quattro erano cristiani. Il Ministero dell'Interno britannico ha accettato di ricollocarne soltanto 1.112, tutti musulmani, e ha rifiutato di accogliere i quattro cristiani. (Foto di Peter Macdiarmid/Getty Images)

Il governo britannico di recente ha deciso che vorrebbe dare l'impressione che si preoccupi dei cristiani perseguitati. Il 18 luglio, la premier Theresa May ha detto in Parlamento quanto segue:

"Come governo, siamo con i cristiani perseguitati in tutto il mondo e continueremo a sostenerli. È difficile comprendere che oggi si vedono ancora persone che vengono aggredite e uccise a causa del loro Cristianesimo, ma dobbiamo riaffermare la nostra determinazione a difendere la libertà delle persone di tutte le religioni e credi e a batterci affinché esse possano praticare la loro fede in pace e sicurezza".

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Australia: Un modello per frenare l'immigrazione

di Giulio Meotti  •  13 agosto 2018

  • "Gli europei pensano che in Australia sia facile controllare i nostri confini, ma accampano solo scuse per non fare nulla." – Il generale in pensione Jim Molan, co-ideatore della politica australiana in materia di asilo.

  • "Abbiamo centinaia, forse migliaia di persone che annegano nel tentativo di arrivare dall'Africa in Europa. (...) L'unico modo di fermare le morti è quello di fermare i barconi." – L'ex premier australiano Tony Abbott.

  • "La mia lunga esperienza nella politica australiana mi induce ad affermare che ogni volta che un governo controlla i flussi migratori, aumenta il sostegno pubblico all'immigrazione, quando accade il contrario aumenta l'ostilità nei confronti dell'immigrazione." – L'ex premier australiano John Howard.

  • Deve essere devastante vivere in un paese in cui la governance potrebbe essere discutibile nel migliore dei casi, e le opportunità economiche limitate. La gente sa di mettere a rischio la propria vita in cerca di meglio. Ma per evitare che l'Occidente venga travolto, tali problemi devono essere seriamente affrontati.

Il Centro di elaborazione regionale di Manus in Papua Nuova Guinea, dove l'Australia era solita inviare gli immigrati clandestini respinti dall'Australia. È stato ufficialmente chiuso il 31 ottobre 2017. (Fonte dell'immagine: Dipartimento australiano di immigrazione e cittadinanza)

Quattro anni fa, il governo australiano suscitò delle critiche dopo che aveva pubblicato un annuncio volto a dissuadere i richiedenti asilo dal recarsi illegalmente nel paese. "Assolutamente no!", recitava il volantino. "Non farete dell'Australia la vostra casa. Se salirete su una imbarcazione senza visto, non finirete in Australia. Qualsiasi nave che cerchi di raggiungere illegalmente le coste australiane sarà intercettata e ricondotta in condizioni di sicurezza al di fuori delle acque territoriali australiane."

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L'Unione europea è incapace di neutralizzare le sanzioni americane contro l'Iran

di Soeren Kern  •  12 agosto 2018

  • "Chiunque intrattenga rapporti commerciali con l'Iran NON farà affari con gli Stati Uniti." – Il presidente americano Donald J. Trump.

  • "L'Unione europea chiede alle sue più grandi aziende di rischiare l'intera torta per qualche briciola in più." – Samuel Jackisch, corrispondente da Bruxelles per l'emittente di radiodiffusione pubblica tedesca ARD.

  • "Attualmente, le ammende ammontano a miliardi di dollari, pertanto, non vale la pena rischiare per un piccolo affare e magari per compiacere un governo europeo." – Un investitore bancario citato dalla Reuters.

In una dichiarazione congiunta, Federica Mogherini, il capo della politica estera dell'Ue (nella foto), e i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Regno Unito hanno ammesso apertamente che per l'Unione europea l'accordo sul nucleare iraniano è solo una questione finanziaria e hanno promesso di tutelare le aziende europee dalle sanzioni americane. (Foto di Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

L'Unione europea ha annunciato un nuovo regolamento volto a proteggere le aziende del Vecchio Continente dall'impatto delle sanzioni statunitensi contro l'Iran. La misura, che è stata accolta con scetticismo dai media europei, è improbabile che abbia successo: essa propone alle società europee di mettere in pericolo i loro interessi commerciali nel mercato americano per dei profitti alquanto limitati nel mercato iraniano molto più piccolo.

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La proposta di legge irlandese anti-Israele e i Fratelli Musulmani

di Lawrence A. Franklin  •  31 luglio 2018

  • Il disegno di legge potrebbe avere un impatto negativo sulle imprese americane con filiali in Irlanda, poiché è illegale, in base alle leggi statunitensi anti-boicottaggio, cooperare con un divieto di commercio con gli insediamenti israeliani.

  • Cosa c'è dietro la proposta di legge? Una possibile spiegazione è il ruolo preminente svolto in Irlanda dalle istituzioni e dalle organizzazioni islamiche, in particolare dalla Fratellanza musulmana. Sussistono elementi per ritenere che i Fratelli Musulmani abbiano stabilito il loro quartier generale europeo nell'Isola di Smeraldo.

  • Dai cablogrammi dell'ambasciata americana trapelati è emerso che alcuni musulmani irlandesi parlano di una certa moschea di Dublino chiamandola "Tora Bora", un complesso di grotte naturali al confine tra Afghanistan e Pakistan. Uno degli imam della moschea, Yahya al-Hussein, originario del Sudan, è un membro di Hamas e molti dei suoi fedeli sono jihadisti afgani e bosniaci.

La Leinster House a Dublino, in Irlanda, la sede del Parlamento irlandese. (Fonte dell'immagine: Jean Housen/Wikimedia Commons)

L'11 luglio scorso, il senato irlandese ha approvato una proposta di legge che criminalizza le imprese locali che commerciano con le aziende israeliane situate in Giudea e Samaria (la Cisgiordania). Sottoposto al vaglio della Camera alta dal senatore indipendente Frances Black, il disegno di legge è passato con 25 voti favorevoli, 20 contrari e 14 astenuti. Il Control of Economic Activity (Occupied Territories) Bill, 2018 vieterebbe qualsiasi importazione di beni o servizi dai "territori occupati", con ammende da 250 mila dollari e con pene fino a 5 anni di reclusione per i trasgressori.

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Migrazioni di massa: "L'ingrediente fatale che potrebbe sciogliere l'Ue"

di Giulio Meotti  •  28 luglio 2018

  • Oggi vivono nell'Unione europea 510 milioni di persone, a fronte di 1,3 miliardi di africani. Se la migrazione africana seguisse l'esempio di altre parti del mondo in via di sviluppo, come i messicani negli Stati Uniti, "tra trent'anni (...) l'Europa avrà da 150 a 200 milioni di afro-europei, rispetto ai 9 milioni di oggi". Smith chiama questo scenario "Eurafrica".

  • Il controverso sistema di quote per la ripartizione dei migranti ha già dato esiti fallimentari. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Ungheria per detenzione di profughi. I governi europei non possono fermare, espellere, arrestare o rimpatriare i migranti. Che cosa suggeriscono le autorità di Bruxelles? Portare tutti in Europa?

  • Gli ebrei francesi sono vittime di una forma di pulizia etnica, secondo un manifesto firmato, tra gli altri, dall'ex presidente francese Nicholas Sarkozy e dall'ex premier francese Manuel Valls.

Quest'anno, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz (il secondo da sinistra) è stato invitato a unirsi ai leader dei quattro paesi del "gruppo di Visegrad" (Repubblica ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia), al vertice del 21 giugno. In cima alle priorità c'erano le questioni delle migrazioni di massa e la protezione delle frontiere. (Fonte dell'immagine: Cancelleria federale austriaca)

"Anziché portare alla fusione, la crisi migratoria europea sta portando alla fissione", ha scritto di recente lo storico di Stanford Niall Ferguson. "Sono sempre più convinto che la crisi migratoria sarà vista dai futuri storici come l'ingrediente fatale che ha sciolto l'Ue". Settimana dopo settimana, la previsione di Ferguson sembra trasformarsi in realtà.

Non solo l'Europa continua a frammentarsi poiché il sentimento anti-immigrazione acquista forza politica, ma a seguito della crisi migratoria, la zona interna all'Unione europea senza frontiere, il gioiello più prezioso dell'Europa dopo la Seconda guerra mondiale, è ora definita "a rischio" dal governo italiano, ma anche da parte di altri governi, come l'Austria.

L'immigrazione sta inoltre ridefinendo l'accordo intraunionale.

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L'incessante radicalizzazione dei musulmani svedesi

di Judith Bergman  •  22 luglio 2018

  • La polizia svedese riporta che i bambini musulmani dicono ai loro compagni di classe che taglieranno loro la gola, mentre gli mostrano immagini di decapitazioni sui cellulari, secondo un nuovo studio sul salafismo in Svezia condotto dall'Università svedese della difesa.

  • "Molte donne vivono in condizioni peggiori qui rispetto a come vivevano nei loro paesi d'origine." – Un operatore sanitario svedese.

  • L'incapacità – cecità ostinata è forse la definizione più appropriata – di vedere che il terrorismo jihadista non emerge dal nulla, ma è alimentato in particolari ambienti, non è una situazione esclusivamente svedese. L'insistenza da parte di così tante autorità europee e di altre autorità occidentali ad attribuire agli attacchi terroristici motivi connessi alla "infermità mentale" ne è un esempio.

L'Università svedese della Difesa ha pubblicato un nuovo studio che dipinge un quadro desolante della radicalizzazione in corso dei musulmani in Svezia. (I99pema/Wikimedia Commons)

Un nuovo studio [1] sul salafismo in Svezia, condotto dall'Università svedese della difesa, dipinge un quadro desolante della radicalizzazione in corso dei musulmani in Svezia.

I salaf sono i "pii antenati" ovvero le prime tre generazioni dei seguaci di Maometto; l'ideologia salafita è stata associata negli ultimi decenni ad al-Qaeda e all'Isis, così come agli affiliati locali di al-Qaeda. Secondo lo studio, i salafiti, che credono nell'Islam come veniva praticato dai primi seguaci di Maometto, tendono a rifiutare la società occidentale a favore di un Islam "puro": "Non tutti i salafiti sono jihadisti, ma tutti i jihadisti sono salafiti"[2].

Sebbene lo studio non offra una stima del numero di salafiti presenti in Svezia, descrive però come gli ambienti salafiti del paese si sono evoluti e rafforzati, soprattutto durante l'ultimo decennio ed elenca numerosi esempi dell'influenza che esercitano in diverse città e località svedesi.

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La comunità internazionale ignora il genocidio dei cristiani in Nigeria

di Raymond Ibrahim  •  17 luglio 2018

  • Questi ultimi attacchi portano il bilancio delle vittime cristiane a oltre 6mila dall'inizio del 2018.

  • "Gli islamisti del nord della Nigeria sembrano determinati a trasformare la Nigeria in un sultanato islamico e a rimpiazzare la democrazia liberale con la sharia come ideologia nazionale. L'obiettivo è quello di soppiantare la Costituzione con la sharia come fonte di legislazione." – Forum nazionale degli anziani cristiani, un'ala dell'Associazione cristiana della Nigeria.

  • Il governo nigeriano e la comunità internazionale, tuttavia, fin dall'inizio hanno fatto ben poco per affrontare la situazione. Questa mancanza di partecipazione non è sorprendente: non riescono nemmeno a riconoscere le sue radici, ossia l'intollerante ideologia del jihad.

Il governatore dello Stato nigeriano di Anambra, Willie Obiano (al centro), visita una ragazzina ferita, sopravvissuta a un attacco mortale alla chiesa cattolica di St. Philip, a Ozubulu, l'11 agosto 2017. (Fonte dell'immagine: Channels TV video screenshot)

In quello che l'Associazione cristiana della Nigeria definisce un "genocidio puro", altri 238 cristiani sono stati uccisi e un certo numero di chiese sono state profanate dai musulmani alla fine di giugno, in questo paese dell'Africa occidentale. Questi ultimi attacchi portano il bilancio delle vittime cristiane a oltre 6mila dall'inizio del 2018.

Secondo una dichiarazione congiunta dell'Associazione cristiana, un'organizzazione ombrello di diverse confessioni cristiane, "non c'è dubbio che l'unico scopo di questi attacchi sia la pulizia etnica, l'appropriazione di terre e la rimozione forzata degli autoctoni cristiani dalla terra dei loro antenati e dalle loro radici".

La dichiarazione ha condannato i recenti attacchi, "in cui più di 200 persone sono state brutalmente uccise e le nostre chiese distrutte senza alcun intervento da parte delle agenzie di sicurezza, nonostante le numerose richieste d'aiuto loro fatte".

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Germania: La decapitazione dei media

di Stefan Frank  •  10 luglio 2018

  • Se davvero le autorità avessero voluto censurare la notizia e tenere segreta l'informazione della decapitazione, allora questo piano si è ritorto loro contro. A seguito delle notizie sull'irruzione, migliaia di persone hanno visto il video e centinaia di migliaia sono venute a conoscenza del fallito tentativo di censura.

  • Il governo di Amburgo sta ancora cercando di nascondere la decapitazione. Tra le altre cose, [il Partito AfD] voleva sapere se anche la bambina fosse stato decapitata. Il governo – violando il proprio compito costituzionale – si è rifiutato di rispondere. Ha anche censurato le domande oscurando intere frasi.

  • Nessuno sa perché dovrebbe essere tenuta segreta la notizia della decapitazione. Ciò che è chiaro è la facilità con cui le autorità tedesche possono censurare le notizie e punire i blogger che diffondono informazioni indesiderate. Esse dispongono di una vasta gamma di leggi a loro disposizione. Non sembra infastidirle il fatto che la legge invocata in questo caso stabilisca esplicitamente che non debba essere applicata alla "segnalazione di fatti di attualità".

La polizia interroga i testimoni sul duplice omicidio nella stazione della metropolitana di Jungfernstieg, ad Amburgo, in Germania. (Fonte dell'immagine: Daniel J./Heinrich Kordewiner video screenshot)

In un apparente tentativo di insabbiare un recente duplice omicidio commesso ad Amburgo, in Germania, le autorità hanno censurato la notizia. Hanno anche fatto irruzione nell'appartamento di un testimone che ha girato un video sul delitto e di un blogger che ha postato il video su YouTube.

L'omicidio, che ha fatto scalpore in tutto il mondo, è avvenuto la mattina del 12 aprile scorso. L'assalitore, Mourtala Madou, un migrante illegale di 33 anni del Niger, ha accoltellato la sua ex compagna tedesca, identificata come Sandra P., e la loro figlia di un anno, Miriam, in una stazione della metropolitana di Amburgo. La bambina è morta sul colpo e la madre è deceduta dopo essere stata trasportata in ospedale. Il figlio di tre anni della vittima ha assistito al duplice omicidio.

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Palestinesi: L'unico piano di pace accettabile

di Bassam Tawil  •  8 luglio 2018

  • I palestinesi non vogliono avere nulla a che fare con il piano del presidente Trump: sanno che non soddisferà mai le loro richieste. I palestinesi non sono contrari al piano di pace per questioni di confine né a causa di un insediamento, di un checkpoint o per lo status di Gerusalemme. Sono contrari al piano di Trump – e ad ogni altra iniziativa di pace – perché hanno qualcos'altro in mente.

  • I due gruppi palestinesi, Ap e Hamas, sono in disaccordo su tutto, tranne che su una cosa: l'eliminazione di Israele. L'unico piano di pace che sarebbe accettabile per gli attuali leader palestinesi è quello che faciliterebbe la loro missione di condurre il jihad contro Israele per annientarlo.

  • Se Jared Kushner e Jason Greenblatt volessero saperne di più sulle reali ambizioni dei palestinesi, farebbero bene ad assistere a un sermone in una moschea di venerdì o a visitare una scuola in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Forse allora si renderebbero conto che nessun piano di pace al mondo può, al momento, contrastare il veleno che viene iniettato quotidianamente nei cuori e nelle menti dei palestinesi e dei loro figli.

Negli ultimi sei mesi, il presidente dell'Ap Mahmoud Abbas e i suoi sodali a Ramallah non solo si sono rifiutati di incontrare i funzionari dell'amministrazione americana, ma hanno condotto anche una campagna denigratoria di incitamento all'odio contro il presidente Trump e contro gli alti funzionari dell'amministrazione statunitense. Nella foto: gli inviati del presidente americano per il Medio Oriente Jason Greenblatt (a sinistra) e Jared Kushner (al centro) parlano con Abbas (a destra), il 22 giugno 2017, a Ramallah. Durante l'incontro, Abbas respinse la richiesta di sospendere l'erogazione degli aiuti finanziari ai terroristi e alle loro famiglie. (Foto di Thaer Ghanaim/PPO via Getty Images)

I palestinesi non hanno mai visionato il piano del presidente americano Donald Trump per la pace in Medio Oriente. Non sanno nulla del piano, che non è ancora stato reso pubblico.

Questo fatto, tuttavia, non impedisce loro di rifiutare categoricamente il piano da poco annunciato, posizione che i palestinesi hanno reiterato questa settimana quando gli inviati americani per il Medio Oriente Jared Kushner e Jason Greenblatt si sono recati in Israele e in un certo numero di paesi arabi per discutere l'iniziativa.

Il piano di Trump non è nemmeno ultimato e pertanto non è stato presentato ufficialmente a nessuna delle parti del conflitto arabo-israeliano. Kushner e Greenblatt lavorano all'accordo da molti mesi e il loro attuale viaggio nella regione li ha portati in Egitto e in Giordania.

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La Spagna, epicentro del movimento anti-israeliano in Europa

di Soeren Kern  •  6 luglio 2018

  • Il proliferante attivismo anti-israeliano, animato dall'ascesa al potere dell'estrema sinistra politica, sta rendendo la Spagna – paese membro dell'UE – più ostile nei confronti dello Stato ebraico.

  • Secondo l'organizzazione madrilena Acción y Comunicación en Oriente Medio (ACOM), che contrasta in Spagna il movimento anti-israeliano BDS, la mozione di Valencia è antisemita e incita all'odio.

  • "Il movimento BDS in Spagna ha acquisito la sua attuale virulenza con la comparsa di Podemos, un partito "chavista" di estrema sinistra finanziato da Venezuela e Iran. (...) Man mano che Podemos assumeva il controllo delle amministrazioni comunali nelle principali città spagnole, il movimento anti-israeliano aveva accesso a molteplici risorse economiche, umane e organizzative. (...) Podemos ha motivato più di 90 dichiarazioni di questo tipo in giurisdizioni spagnole che si estendono a una popolazione di oltre otto milioni di persone." – Ángel Más, presidente dell'ACOM.

La città di Valencia, in Spagna, ha approvato una mozione a sostegno del boicottaggio di Israele e volta a denigrare lo Stato ebraico, dichiarando la città una "zona libera dall'apartheid israeliana". (Fonte dell'immagine: Ben Bender/Wikimedia Commons)

Valencia, la terza città più grande della Spagna, ha approvato una mozione a sostegno del boicottaggio di Israele e volta a denigrare lo Stato ebraico, dichiarando la città una "zona libera dall'apartheid israeliana". Questa iniziativa è arrivata pochi giorni dopo che la Navarra, una delle 17 comunità autonome della Spagna, aveva annunciato una misura simile. Complessivamente, più di 50 città e regioni spagnole hanno approvato delle mozioni che condannano Israele. Il proliferante attivismo anti-israeliano, animato dall'ascesa al potere dell'estrema sinistra politica, sta rendendo la Spagna – paese membro dell'UE – più ostile nei confronti dello Stato ebraico.

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Palestinesi: Non c'è posto per i gay

di Khaled Abu Toameh  •  1 luglio 2018

  • Mahmoud Ishtiwi è stato giustiziato a Gaza con tre colpi di arma da fuoco al petto, perché viveva tra persone che considerano l'omosessualità un peccato punibile con la morte – e che agiscono di conseguenza.

  • Che cosa si può imparare da questa polemica? Che fondamentalmente è più sicuro essere un membro di Hamas che un gay. I leader palestinesi preferirebbero di gran lunga vedere i giovani palestinesi uccidere gli israeliani piuttosto che parlare di omosessuali nella loro stessa società. Nel mondo di Hamas e dell'Autorità palestinese, non sono ammessi né l'umorismo né la satira.

Mentre gli israeliani celebravano la tolleranza nelle strade di Tel Aviv, i loro vicini palestinesi erano occupati a fare esattamente l'opposto: chiedere il licenziamento degli autori di un programma tv sui gay nella Striscia di Gaza, basato sulle candid camera. Nella foto: L'8 giugno 2018, decine di migliaia di persone hanno partecipato all'annuale sfilata del Gay Pride a Tel Aviv, in Israele. (Foto di Amir Levy/Getty Images)

L'8 giugno, circa 250 mila persone hanno partecipato al Gay Pride a Tel Aviv. Turisti provenienti da tutto il mondo sono arrivati in Israele per assistere e sfilare all'evento. Il tema scelto quest'anno è "La Comunità fa storia" – un riferimento alla comunità LGBT in Israele.

Nel frattempo, mentre gli israeliani celebravano la tolleranza nelle strade di Tel Aviv, i loro vicini palestinesi erano occupati a fare esattamente l'opposto: chiedere il licenziamento degli autori di un programma tv sui gay nella Striscia di Gaza, basato sulle candid camera.

Questo programma controverso, intitolato "Out of Focus", ha suscitato ferme condanne da parte dei palestinesi, che invocano la punizione dei responsabili per "aver offeso i valori arabi e islamici".

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La Svizzera accoglie con favore la radicalizzazione

di Judith Bergman  •  24 giugno 2018

  • In Svizzera, ci sono quasi 250 moschee, ma le autorità non sanno chi le finanzia. Bocciando la proposta di legge volta a costringere le moschee a rivelare chi le foraggia, le autorità elvetiche possono ora continuare a essere ostinatamente cieche.

  • La Lega Musulmana Mondiale è dietro "una intera rete di moschee radicalizzate in Svizzera (...) con la chiara intenzione di diffondere nel paese il pensiero salafita". – Saïda Keller-Messahli, esperta di Islam in Svizzera.

  • Oltretutto, il governo svizzero sembra che ignori i diritti dei propri cittadini non musulmani, i quali devono fare i conti con le conseguenze di politiche sconsiderate.

(La Svizzera: Foto di Monk/Wikimedia Commons)

La Svizzera ha appena respinto una proposta di legge che impedisce alle moschee di accettare denaro proveniente dall'estero, costringendole a dichiarare le loro fonti di finanziamento e a quale scopo tali sostegni finanziari vengono utilizzati. Conformemente a tale proposta legislativa, gli imam sarebbero obbligati a predicare in una delle lingue nazionali della Confederazione elvetica.

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La crisi delle violenze sessuali commesse dai migranti: "Un fallimento dello Stato"

di Soeren Kern  •  18 giugno 2018

  • "Susanna è morta. Maria di Friburgo; Mia di Kandel; Mireille di Flensburg; e ora Susanna di Magonza...". – Alice Weidel, co-leader dell'AfD.

  • "La morte di Susanna non è una fatalità cieca. La morte di Susanna è il risultato di molti anni di irresponsabilità organizzata e il fallimento scandaloso delle nostre politiche in materia di immigrazione e asilo. Susanna è vittima di una ideologia multiculturale di sinistra che è fuori controllo e non si ferma davanti a nulla per imporre il suo senso di superiorità morale." – Alice Weidel.

  • "Il giorno dell'omicidio di Susanna, lei [la Merkel] aveva detto in parlamento di aver gestito la crisi dei migranti in modo responsabile. Ha il coraggio di ripeterlo ai genitori di Susanna?" – Alice Weidel.

La 14enne Susanna Maria Feldman è stata stuprata e uccisa da Ali Bashar, un iracheno la cui richiesta di asilo era stata respinta in Germania. L'uomo ha gettato il corpo in un'area boschiva, alla periferia di Wiesbaden. (Fonte dell'immagine: Facebook; Wiesbaden - Maxpixel)

Lo stupro e l'omicidio di una ragazzina ebrea di 14 anni per mano di un iracheno la cui richiesta di asilo era stata respinta ha rimesso sotto i riflettori la crisi delle violenze sessuali commesse dai migranti in Germania, la quale continua senza sosta da anni, tra la complicità delle istituzioni e l'apatia dell'opinione pubblica.

Migliaia di donne e minori sono stati violentati o aggrediti sessualmente in Germania da quando la cancelliera Angela Merkel ha accolto nel paese più di un milione di migranti, per lo più maschi, provenienti dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente.

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