Analisi e articoli più recenti

La reale risposta palestinese al discorso di Trump su Gerusalemme

di Bassam Tawil  •  13 dicembre 2017

  • Spacciando il rogo "cerimoniale" delle foto per il riflesso della diffusa rabbia palestinese per la politica di Trump su Gerusalemme, i media internazionali sono ancora una volta complici nel promuovere la propaganda dei manipolatori di opinioni palestinesi. Ai giornalisti, compresi i fotografi e le troupe televisive, sono stati consegnati dei piani dettagliati degli eventi che avranno luogo in diverse parti della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.

  • Quando ci sediamo nei nostri salotti a guardare in tv le notizie che arrivano dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza, ci chiediamo: quanti di questi "eventi" sono di fatto delle farse mediatiche? Perché i giornalisti si lasciano ingannare dalla macchina della propaganda palestinese che diffonde odio e violenza dal mattino alla sera?

  • È giunto il momento di qualche autoriflessione da parte dei media: desiderano davvero continuare a fungere da portavoce di quegli arabi e musulmani che intimidiscono e terrorizzano l'Occidente?

  • I "fiumi di sangue" promessi già scorrono mentre ne parliamo. Sono però i coltelli che arabi e musulmani si puntano vicendevolmente alla gola a costituire la fonte di questo flusso cremisi e non una dichiarazione di un presidente americano. Forse questo potrebbe finalmente essere un evento che merita l'attenzione dei giornalisti itineranti nella regione?

Il gruppetto di ripreso a bruciare le foto di Trump, il 6 dicembre a Betlemme, sembrava far parte di una protesta di massa scoppiata nelle comunità palestinesi. (Fonte dell'immagine: CBS News video screenshot)

Appena tre ore dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva telefonato al presidente dell'Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas per informarlo della sua intenzione di trasferire l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, diversi fotoreporter palestinesi hanno ricevuto una telefonata da Betlemme.

Gli autori delle telefonate erano degli "attivisti" palestinesi che hanno invitato i fotografi a recarsi in città per documentare un "evento importante". Al loro arrivo i fotografi hanno scoperto che "l'evento importante" era costituito da un gruppetto di "attivisti" palestinesi che volevano bruciare le foto di Trump davanti alle telecamere.

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La crisi migratoria europea: Arriveranno ancora milioni di migranti
"L'esodo africano di proporzioni bibliche impossibile da fermare"

di Soeren Kern  •  8 dicembre 2017

  • Più di sei milioni di migranti sono in attesa nei paesi del Mediterraneo di raggiungere l'Europa, secondo un rapporto riservato del governo tedesco trapelato e finito sulle pagine del quotidiano tedesco Bild.

  • "I giovani hanno tutti il cellulare e possono vedere cosa accade in altre parti del mondo e questo agisce da calamita." – Michael Møller, direttore generale della sede delle Nazioni Unite a Ginevra.

  • "I più grandi movimenti migratori devono ancora avvenire: la popolazione africana si raddoppierà nei prossini decenni. (...) La Nigeria [crescerà] fino a quattrocento milioni. Nella nostra era digitale, con Internet e i telefoni cellulari, tutti sanno della nostra prosperità e conoscono il nostro stile di vita. Devono ancora arrivare da otto a dieci milioni di migranti ." – Il ministro tedesco dello Sviluppo Gerd Müller.

Il 18 maggio 2017, migranti partiti dalla Libia per raggiungere l'Europa aspettano di essere salvati dall'equipaggio della nave "Phoenix" della ong MOAS (Migrant Offshore Aid Station), a Lampedusa. (Foto di Chris McGrath/Getty Images).

Il vertice tra Unione Europea e Unione Africana, svoltosi ad Abidjan in Costa d'Avorio, il 29-30 novembre scorsi, è miseramente fallito dopo che 55 leader africani e 28 leader europei presenti al summit non sono stati in grado di trovare un accordo anche sulle misure fondamentali per impedire a potenziali decine di milioni di migranti africani di inondare l'Europa.

Malgrado le aspettative elevate e le altisonanti dichiarazioni, l'unica decisione concreta uscita dal vertice di Abidjan è stata quella di promettere l'evacuazione di 3.800 migranti africani bloccati in Libia.

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In Germania aumentano gli attacchi con coltelli

di Soeren Kern  •  4 dicembre 2017

  • Le politiche migratorie della cancelliera Angela Merkel hanno innescato una spirale di violenza che si alimenta da sola, in cui sempre più persone si armano quotidianamente di coltelli in pubblico – anche per autodifesa.

  • Un uomo di 40 anni ha pugnalato a morte la moglie 31enne, che era anche la madre dei loro tre figli. La polizia ha detto che l'uomo era arrabbiato perché la donna facevo uso dei social media.

Nella foto: la polizia tedesca circoscrive la scena del delitto dopo un attacco con un coltello che ha avuto luogo il 10 maggio 2016 alla stazione ferroviaria di Grafing. Un uomo ha accoltellato quattro persone al grido di "Allahu Akbar" ("Allah è il più grande"), uccidendone una. (Foto di Johannes Simon/Getty Images)

Da quando la cancelliera Angela Merkel ha aperto le porte della Germania nel 2015 a più di un milione di migranti provenienti dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente le condizioni di sicurezza nel paese sono peggiorate. La recente ondata di aggressioni all'arma bianca riaccende i riflettori sul problema.

In questi ultimi mesi, persone armate di coltelli, di asce e di machete hanno seminato il terrore in ognuno dei 16 Stati federati della Germania. I coltelli sono stati utilizzati non solo per perpetrare attacchi jihadisti ma anche per compiere omicidi, rapine, effrazioni, aggressioni sessuali, delitti d'onore e molti altri crimini violenti.

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Palestinesi: Se non ci darete tutto, non potremo fidarci di voi

di Bassam Tawil  •  1 dicembre 2017

  • I palestinesi si sono fatti un'idea: Il piano di pace di Trump è negativo per noi e non lo accetteremo. Il piano è pessimo perché non costringe Israele a dare tutto ai palestinesi.

  • Se e quando l'amministrazione Trump renderà pubblico il suo piano di pace, i palestinesi saranno i primi a rigettarlo, semplicemente perché non soddisfa tutte le loro richieste.

  • Trump presto si renderà conto che per Mahmoud Abbas e per i palestinesi il 99 per cento non è abbastanza.

Il presidente americano Donald Trump parla con il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, il 23 maggio, a Betlemme. (Foto di PPO via Getty Images)

I palestinesi sono ancora una volta arrabbiati – questa volta perché l'amministrazione Trump non sembra condividere la loro posizione riguardo al conflitto israelo-palestinese. I palestinesi sono anche arrabbiati perché credono che l'amministrazione Trump non voglia costringere Israele a soddisfare tutte le loro richieste.

I palestinesi la vedono in questo modo: se non sei con noi, allora sei contro di noi. Se non accetti tutte le nostre richieste, allora sei nostro nemico e non possiamo fidarci di te nel ruolo di mediatore "onesto" nel conflitto con Israele.

La settimana scorsa, fonti non confermate hanno ancora una volta riportato che l'amministrazione Trump ha lavorato a un piano di pace globale in Medio Oriente. I dettagli completi del piano rimangono ancora sconosciuti.

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Francia: I musulmani dentro e gli ebrei fuori

di Giulio Meotti  •  21 novembre 2017

  • I sobborghi si sono trasformati in uno dei segni più visibili dell'islamizzazione della Francia. L'antisemitismo sta divorando la Repubblica francese.

  • Mentre i simboli ebraici scompaiono dalla Francia, quelli islamici proliferano, dal burkini sulle spiagge al velo nei posti di lavoro. Gli ebrei che hanno lasciato la Francia stanno cercando di diventare "invisibili".

  • Le banlieue francesi stanno rapidamente diventando delle società dell'apartheid. L'odio contro gli ebrei è l'inizio del cammino che porta alla "France soumise" – alla sottomissione della Francia.

Nella foto: Soldati francesi sorvegliano una scuola ebraica a Parigi. (Foto di Jeff J Mitchell/Getty Images)

I sobborghi ("banlieues") – distanti dagli eleganti boulevard e bistrot parigini – costituiscono "l'altra Francia". Sono la "Francia periferica", come li definisce il geografo Christophe Guilluy in un importante libro. Sono i luoghi in cui "la convivenza" tra comunità è stata davvero messa alla prova.

Negli ultimi vent'anni, questi sobborghi francesi non sono soltanto diventati "concentrazioni di povertà e isolamento sociale", ma sono passati dall'essere alcune delle aree ad alta densità di popolazione ebraica a "territori perduti della Repubblica", come scrive il grande storico Georges Bensoussan nel suo libro, Les territoires perdus de la République.

Queste banlieue si sono trasformate in uno dei segni più visibili dell'islamizzazione della Francia.

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Francia: Una civiltà in decomposizione

di Giulio Meotti  •  17 novembre 2017

  • Le autorità francesi e le élite stanno distruggendo, pezzo dopo pezzo, il patrimonio storico, religioso e culturale del paese, in modo che non rimanga nulla. Una nazione privata della propria identità vedrà la sua forza interiore annichilita.

  • Nessun terrorista francese che è andato a tagliare teste in Siria ha perso la sua cittadinanza. La rivista Charlie Hebdo sta ricevendo di nuovo minacce di morte e nessuna importante pubblicazione francese ha espresso solidarietà ai propri colleghi assassinati per aver disegnato delle caricature sull'Islam. Molti intellettuali francesi sono stati trascinati in tribunale per presunta "islamofobia".

  • Il martirio di don Jacques Hamel per mano degli islamisti è già stato dimenticato; il luogo del massacro non è ancora stato visitato da Papa Francesco in segno di cordoglio e rispetto.

  • La Francia "ha sacrificato le vittime per non dover combattere i carnefici". – Shmuel Trigano, sociologo.

Un medico si prende cura di una vittima degli attentati terroristici di Parigi, in Francia, del 13 novembre 2015. (Foto di Thierry Chesnot/Getty Images)

La Francia ha appena commemorato le vittime degli attentati terroristici del 13 novembre 2015. Ma cosa è stato fatto nei due anni successivi agli attacchi?

Le autorità francesi stanno provvedendo a risarcire più di 2.500 vittime degli attentati jihadisti a Parigi e a Saint-Denis, che riceveranno un risarcimento di 64 milioni di euro. Importanti vittorie sono state conseguite anche dalle forze antiterrorismo. Secondo un'inchiesta condotta dal settimanale L'Express, negli ultimi due anni sono stati sventati 32 attacchi terroristici, sono state sequestrate 625 armi da fuoco, sono state perquisite 4.457 persone sospettate di avere legami jihadisti e altre 752 persone sono finite agli arresti domiciliari. Ma l'impressione generale è che questo sia un paese "fragile dal suo interno".

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La crisi migratoria ha stravolto l'Europa

di Giulio Meotti  •  16 novembre 2017

  • "La crisi migratoria è l'11 settembre dell'Unione Europea (...) Quel giorno del 2001, tutto è cambiato negli Stati Uniti. In un attimo, l'America ha scoperto la propria vulnerabilità. I migranti producono lo stesso effetto in Europa. (...) La crisi migratoria mette profondamente in discussione le idee di democrazia, tolleranza e (...) i principi liberali che costituiscono il nostro panorama ideologico." – Ivan Kratsev, direttore del Center for Liberal Strategies di Sofia e membro dell'Istituto di scienze umane di Vienna, Le Figaro.

  • I cittadini europei guardano ormai con disprezzo le istituzioni dell'Ue. Ritengono che esse siano – a causa della politica multiculturalista e migratoria – non soltanto indifferenti ai loro problemi, quanto piuttosto un problema supplementare.

  • "Siamo una comunità culturale, il che non significa che siamo migliori o peggiori – siamo semplicemente diversi dal mondo esterno (...) la nostra apertura e tolleranza non significano che noi rinunceremo a proteggere il nostro patrimonio." – Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo.

Migliaia di migranti arrivano a piedi, il 17 settembre 2015, in una stazione ferroviaria a Tovarnik, in Croazia. (Foto di Jeff J. Mitchell/Getty Images)

Alcune settimane dopo che la Germania aveva aperto le proprie frontiere a milioni di profughi provenienti dal Medio Oriente, dall'Africa e dall'Asia, il premier ungherese Viktor Orbán aveva detto che la crisi migratoria "destabilizzerebbe le democrazie". È stato etichettato come demagogo e xenofobo. Come commenta Politico, "la maggior parte dei leader dell'Ue riecheggia il primo ministro ungherese", e Orbán può ora affermare che "la nostra posizione sta lentamente diventando la posizione di maggioranza".

Molti in Europa sembrano aver compreso ciò che Ivan Kratsev, direttore del Center for Liberal Strategies di Sofia e membro dell'Istituto di scienze umane di Vienna, ha di recente spiegato a Le Figaro:

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Dawa: Spargere i semi dell'odio

di Judith Bergman  •  13 novembre 2017

  • "Nei Paesi occidentali, la dawa mira sia a convertire i non musulmani all'Islam politico sia a creare opinioni più estreme tra i musulmani esistenti. Il fine ultimo della dawa è quello di distruggere le istituzioni politiche di una società libera e sostituirle con una rigida legge della Sharia." – Ayaan Hirsi Ali nel suo libro The Challenge of Dawa: Political Islam as Ideology and Movement and How to Counter It.

  • Il fine ultimo di stabilire uno stato islamico negli Stati Uniti non potrebbe essere più chiaro. La pretesa di occuparsi della "diversità" e della "inclusione" che l'ICNA mostra sul suo sito web pubblico non può essere definita come nient'altro che un tentativo di dissimulazione, così come l'obiettivo dichiarato di "stabilire un luogo per l'Islam in America".

  • Se la leadership occidentale non è in grado di comprendere il pericolo costituito da organizzazioni come la Tablighi Jamaat, l'iERA e l'ICNA e, secondo i detrattori, da altre come il CAIR e l'ISNA – e tanto meno fare qualcosa a riguardo, anziché essere incessantemente ossessionata dalla "islamofobia" – Qaradawi potrebbe avere ragione.

La scrittrice e dissidente islamica di origini somale, Ayaan Hirsi Ali, ha scritto nel suo recente libro che in Occidente il fine ultimo della dawa (la pratica musulmana di propaganda e proselitismo) "è quello di distruggere le istituzioni politiche di una società libera e sostituirle con una rigida legge della Sharia".

Mentre l'Occidente si preoccupa di combattere "i discorsi di incitamento all'odio", "l'islamofobia" e i gruppi suprematisti bianchi, sembra più che disposto a ignorare l'istigazione ai discorsi d'odio da parte dei musulmani e gli atteggiamenti suprematisti nei confronti dei non musulmani.

Un'istigazione che ha luogo soprattutto in seno al processo della dawa, l'azione musulmana di propaganda e proselitismo i cui frutti si sono visti nell'attacco terroristico del 31 ottobre scorso a New York. L'autore dell'attentato, Sayfullo Saipov, originario dell'Uzbekistan, pare si sia radicalizzato negli Stati Uniti. La moschea che frequentava in New Jersey era sotto sorveglianza del Dipartimento di polizia di New York dal 2005. Secondo un report del 2016 del Dipartimento di Stato americano, i cittadini uzbeki sono "a rischio di radicalizzazione dopo che si recano all'estero come migranti".

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Germania: Spirali di violenza nei centri di accoglienza per profughi

di Soeren Kern  •  10 novembre 2017

  • Le autorità tedesche hanno giustificato la mancata informazione dell'opinione pubblica circa la portata del problema invocando il diritto alla privacy degli autori dei reati.

  • Gli esperti avvertono da tempo che ospitare insieme in alloggi affollati migranti con differenti background etnici e religiosi è il terreno fertile per la violenza.

  • "Un addetto alla manutenzione che ha lavorato in un centro di accoglienza per profughi ha denunciato atteggiamenti 'mafiosi' all'interno della struttura. I rifugiati sono tenuti a pagare per l'utilizzo delle prese elettriche." – Der Tagesspiegel.

Migranti svolgono attività fisica, in un centro di accoglienza in cui vivono, a Sarstedt, Germania, il 17 novembre 2015. (Foto di Alexander Koerner/Getty Images)

I crimini violenti, tra cui omicidi, stupri e aggressioni fisiche, dilagano nei centri di accoglienza per profughi in Germania, secondo notizie trapelate da un rapporto di intelligence. Le autorità tedesche, che sembrano incapaci di frenare la crescente ondata di violenza, hanno giustificato la mancata informazione dell'opinione pubblica circa la portata del problema invocando il diritto alla privacy degli autori dei reati.

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Francia: Entra in vigore la nuova legge antiterrorismo

di Soeren Kern  •  6 novembre 2017

  • La nuova legge autorizza i prefetti a decidere autonomamente la chiusura delle moschee o di altri luoghi di culto per un periodo massimo di sei mesi se si ritiene che i predicatori esprimano "idee o teorie" che "incitano alla violenza, all'odio o alla discriminazione, provocano degli atti di terrorismo o ne fanno apologia".

  • La polizia francese e i servizi di intelligence sorvegliano circa 15 mila jihadisti che vivono nel paese, secondo quanto riportato il 9 ottobre scorso da Le Journal du Dimanche. Di questi, circa quattromila sono "in cima alla lista" e ad alto rischio di compiere attacchi.

  • Secondo quanto rivelato il 26 ottobre dal quotidiano Le Figaro, dei 19 mila jihadisti francesi che combattono con lo Stato islamico, almeno un quinto ha ricevuto fino a 500 mila euro di benefit sociali dallo Stato francese.

Foto: Poliziotti pattugliano gli Champs-Élysées a Parigi dopo l'attacco terroristico del 21 aprile 2017, in cui un agente è rimasto ucciso e un altro ferito. (Foto di Jeff J Mitchell/Getty Images)

Il presidente francese Emmanuel Macron ha promulgato una nuova legge antiterrorismo che conferisce ampi poteri ai prefetti, alla polizia e alle forze di sicurezza – senza la preventiva autorizzazione di un giudice – di perquisire abitazioni, stabilire le modalità di attuazione degli arresti domiciliari e chiudere i luoghi di culto. Le misure autorizzano inoltre la polizia a eseguire controlli d'identità alle frontiere francesi.

La nuova legge, approvata dal Senato il 18 ottobre, rende permanenti molte delle misure eccezionali previste dallo stato di emergenza, che era stato introdotto dopo gli attacchi jihadisti compiuti a Parigi nel novembre 2015 e prorogato fino al primo novembre scorso.

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La nuova storia ufficiale dell'Europa cancella il Cristianesimo e promuove l'Islam

di Giulio Meotti  •  3 novembre 2017

  • "I padrini dell'Europa falsa sono stregati dalle superstizioni del progresso inevitabile. Credono che la Storia stia dalla loro parte, e questa fede li rende altezzosi e sprezzanti, incapaci di riconoscere i difetti del mondo post-nazionale e post-culturale che stanno costruendo." – La Dichiarazione di Parigi, firmata da dieci rispettabili studiosi europei.

  • La proposta del ministro dell'Interno tedesco Thomas de Maizière di introdurre festività islamiche dimostra che quando si tratta di Islam, il laicismo europeo ufficiale "post-cristiano" è semplicemente latitante.

La Commissione europea ha ordinato alla Slovacchia di ridisegnare le sue monete commemorative eliminando i santi cristiani Cirillo e Metonio. (Fonti dell'immagine: Moneta – Commissione europea; Bratislavia, Slovacchia - Frettie/Wikimedia Commons)

Qualche giorno fa, alcuni dei più importanti intellettuali europei – tra i quali il filosofo britannico Roger Scruton, l'ex ministro polacco dell'Istruzione Ryszard Legutko, lo studioso tedesco Robert Spaemann e il francese Rémi Brague, docente alla Sorbona – hanno firmato la "Dichiarazione di Parigi". Nel loro ambizioso manifesto, hanno respinto "la fasulla Cristianità di diritti umani universali" e "[l'] utopistica crociata pseudo-religiosa votata a costruire un mondo senza confini". Piuttosto, hanno invocato un'Europa basata sulle "radici cristiane", che s'ispiri alla "tradizione classica" e bocci il multiculturalismo:

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'Muhammad' è il futuro dell'Europa

di Giulio Meotti  •  1 novembre 2017 03:26

  • Nei prossimi trent'anni, la popolazione africana aumenterà di un miliardo.

  • L'economista francese Charles Gave ha recentemente pronosticato che la Francia avrà una maggioranza islamica nel 2057, e questa stima non ha nemmeno preso in considerazione il numero dei nuovi migranti attesi.

  • Senza dubbio la popolazione africana in crescita esplosiva cercherà di raggiungere le coste di un'Europa ricca e senile, che sta già subendo una rivoluzione demografica interna. Il Vecchio continente, per mantenere la propria cultura, dovrà prendere decisioni pragmatiche, non solo stupirsi a oltranza. La domanda da porsi è: l'Europa proteggerà i suoi confini e la sua civiltà, prima che venga sommersa?

Nel 2015 e nel 2016, in Europa, secondo un rapporto del Pew Research Center, sono arrivati in Europa circa 2,5 milioni di migranti. Nella foto: il 18 febbraio 2017, migranti al largo delle coste libiche tentano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l'Europa. (Foto di David Ramos/Getty Images)

L'estate scorsa, il presidente francese Emmanuel Macron è finito al centro di una bufera mediatica, con tanto di accuse di "razzismo", per aver detto che le donne "con sette-otto figli" sarebbero responsabili dell'attuale condizione del continente africano, creando così una sfida, stando a Macron, di "civiltà".

E le Nazioni Unite gli hanno dato ragione. Secondo il "World Population Prospects", l'annuale rapporto dell'Onu sulla demografia, oggi un sesto della popolazione mondiale vive in Africa. Nel 2050, la proporzione sarà di un quarto, e alla fine del secolo – quando gli africani saranno quattro miliardi – sarà di un terzo.

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Francia: Gli islamisti vanno a caccia in branco su Facebook

di Yves Mamou  •  29 ottobre 2017

  • I "team di moderatori" per i social media della Francia in genere sono situati nei paesi francofoni con manodopera a basso costo, nel Nord Africa e in Madagascar. In Francia, circolano molte voci sul fatto che i moderatori di Facebook si trovino nei paesi musulmani francofoni come Tunisia, Algeria e Marocco. Il social network non conferma né nega di subappaltare il lavoro di "moderazione" a società che impiegano manodopera musulmana a basso costo in Nord Africa.

  • In particolare, i diffusori musulmani di odio continuano a proliferare su Facebook, mentre gli anti-islamisti sono vittime di vessazioni e si ritrovano senza account.

  • Questi utenti di Facebook, come decine e decine di altri, sembrano essere le vittime di "branchi" islamisti. Una volta che le opinioni e le analisi di questi utenti non passano inosservate, vengono denunciate al social network come "razziste" o "islamofobe" e i loro account eliminati.

Fatiha Boudjahlat, la cofondatrice del movimento laicista Viv(r)e la République, è una figura di spicco dell'anti-islamismo in Francia. Viene costantemente intervistata in tv e alla radio e i suoi editoriali sono regolarmente pubblicati su Le Figaro. Di recente, su Facebook, la Boudjahlat ha fortemente criticato un'impiegata governativa islamista, Sonia Nour, per aver definito "un martire", l'slamista tunisino che ha ucciso due ragazze a Marsiglia. Qualche settimana dopo l'omicidio, l'account Facebook della Boudjahlat è stato cancellato.

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Germania: La censura totale ora è ufficiale
I tribunali riscrivono la storia

di Judith Bergman  •  24 ottobre 2017

  • La Germania non fa mistero del desiderio di vedere emulata la sua nuova legge dal resto dell'Unione Europea.

  • Quando i dipendenti delle società dei social media rappresentano la polizia privata del pensiero dello Stato e viene loro conferito il potere di delineare la forma dell'attuale dibattito politico e culturale decidendo chi sarà autorizzato a parlare e cosa dovrà dire e chi dovrà tacere, allora la libertà di espressione non è altro che una favola. O magari è proprio questo il punto?

  • Forse lottare contro "l'islamofobia" ora ha una priorità maggiore rispetto all'obiettivo di combattere il terrorismo?

Un tribunale tedesco ha di recente condannato a sei mesi di reclusione, con sospensione della pena, il giornalista tedesco Michael Stürzenberger per aver pubblicato sulla sua pagina Facebook una foto storica, datata 1941, che immortala la stretta di mano a Berlino tra il Gran Mufti di Gerusalemme, Haj Amin al-Husseini, e un gerarca nazista. Il pubblico ministero ha accusato Stürzenberger di "incitamento all'odio verso l'Islam" e di "denigrare l'Islam" per aver pubblicato questa foto. (Fonte dell'immagine: PI News video screenshot)

Il primo ottobre scorso, è entrata in vigore una legge tedesca che introduce la censura sulle piattaforme dei social media. Questa nuova norma impone ai social network come Facebook, Twitter e YouTube di censurare i loro utenti per conto dello Stato tedesco. I social media sono obbligati a rimuovere o a bloccare qualsiasi "reato penale" commesso in rete come i commenti offensivi e diffamanti o i contenuti che incitano all'odio, entro 24 ore dalla segnalazione di un utente – a prescindere dal fatto che il contenuto sia accurato o meno. Il termine concesso ai social per la rimozione è esteso fino a 7 giorni per i casi più complicati. Se non provvederanno a farlo, il governo tedesco può elevare multe fino a 50 milioni di euro, per mancata osservanza della norma.

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Tramonto islamico sulla Germania

di Guy Millière  •  20 ottobre 2017

  • Avendo commesso un genocidio, la Germania era intrisa di odio per se stessa e di un rifiuto della propria identità. La Germania guardò in direzione della costruzione europea, cercando di definirsi europea per non qualificarsi come tedesca.

  • È in atto una graduale sostituzione della popolazione non musulmana con una musulmana. Oggi, il quaranta per cento dei bambini al di sotto dei cinque anni e nati in Germania è di origine straniera.

  • Un anno fa, il demografo Michael Paulwitz ha scritto che se le tendenze attuali non saranno invertite, i tedeschi diventeranno una minoranza nel loro stesso paese, forse tra quindici o venti anni.

(Fonte dell'immagine: Pixabay)

Le elezioni federali tedesche avrebbero dovuto portare al trionfo di Angela Merkel. I risultati sono stati piuttosto diversi da quelli previsti. La "vittoria" della Merkel sembra un disastro: l'Alleanza cristiano-democratica (Cdu-Csu) ha ottenuto il 33 per cento dei voti – il 9 per cento in meno rispetto a quattro anni fa, il suo risultato peggiore dal 1949. Il Partito socialdemocratico (Spd), che ha governato il Paese con la Merkel negli ultimi quattro anni, ha perso più del 5 per cento dei consensi ed è crollato al 20 per cento, incassando il peggior risultato di sempre. Alternativa per la Germania (AfD), un partito nazionalista conservatore nato nel 2013, ha ottenuto il 12,6 per cento dei voti ed entrerà per la prima volta nel Bundestag. Die Linke, la sinistra marxista, ha ricevuto il 9 per cento dei consensi. Poiché né l'Spd né Die Linke parteciperanno al prossimo governo, e visto che l'AfD è radicalmente opposto alle politiche perseguite dalla Merkel, quest'ultima ha solo due possibili partner: il liberale Partito Democratico Libero (Fdp) e i Verdi, le cui posizioni di entrambi su molti argomenti sembrano incompatibili.

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