Analisi e articoli più recenti

Schiavitù moderna e ipocrisia del politicamente corretto

di Judith Bergman  •  5 luglio 2020

  • In Gran Bretagna, sono circa 136 mila le persone che vivono in una situazione di schiavitù moderna. La schiavitù nel Regno Unito assume la forma del lavoro forzato, della servitù domestica e dello sfruttamento sessuale. Albanesi e vietnamiti sono tra i gruppi che costituiscono la maggioranza degli schiavi. – Global Slavery Index, 2018.

  • Attualmente ci sono circa 9,2 milioni di schiavi neri in Africa. La schiavitù, secondo l'Indice Globale della Schiavitù, include il lavoro forzato, lo sfruttamento sessuale e i matrimoni coatti. – Global Slavery Index, 2018.

  • "Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), oggi ci sono oltre il triplo di persone che vivono in una condizione di servitù forzata rispetto a quante ne sono state catturate e vendute nel corso dei 350 anni della tratta transatlantica degli schiavi", Time Magazine, 14 marzo 2019.

  • La schiavitù moderna frutta alle reti criminali circa 150 miliardi di dollari all'anno, poco meno del traffico di droga e di armi.

  • "I Paesi del G-20 importano ogni anno prodotti a rischio di provenienza da lavoro forzato, generati tramite schiavitù moderna, per un valore di circa 354 miliardi di dollari." – Global Slavery Index, 2018.

  • Raichatou, una schiava maliana, nel 2013 ha raccontato al Guardian di essere stata ridotta in schiavitù all'età di 7 anni quando sua madre, anche lei schiava, morì. "Mio padre non poté fare altro che guardare quando il padrone di mia madre venne a reclamare me e i miei fratelli", ha raccontato la donna. Ha lavorato gratis come domestica per quasi vent'anni ed è stata costretta a sposare un altro schiavo che non conosceva, in modo da poter fornire al suo padrone altri schiavi.

Mentre Black Lives Matter (BLM) e i suoi lacchè discutono incessantemente dell'obiettivo di cambiare i nomi delle strade e di rimuovere le statue, ignorano la sconcertante cifra di 40 milioni di vittime della schiavitù reale nel mondo, di cui circa 9 milioni di uomini, donne e bambini attualmente ridotti in schiavitù in Africa. Nella foto: Il 22 giugno 2020, vandali tentano di abbattere la statua dell'ex presidente americano Andrew Jackson a Lafayette Square, la piazza nei pressi della Casa Bianca, a Washington, D.C. (Foto di Tasos Katopodis/Getty Images)

La cronaca è densa di notizie riguardanti i sostenitori del movimento Black Lives Matter (BLM) che hanno vandalizzato e abbattuto le statue di mercanti e di proprietari di schiavi e di chiunque essi ritengono sia stato coinvolto storicamente nella schiavitù. A Bristol, in Inghilterra, una statua del mercante di schiavi Edward Colston è stata abbattuta e gettata nelle acque del porto. In Belgio, le statue del re Leopoldo II sono state deturpate.

Questi attacchi hanno indotto alcune autorità locali a valutare se tutte le statue ritenute offensive della sensibilità attuale debbano essere rimosse. Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha annunciato una commissione che valuterà le future sorti dei monumenti, come le statue e i nomi delle strade, nella capitale del Regno Unito.

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Se tutti si inginocchiano, chi difenderà la cultura e la storia occidentale?

di Giulio Meotti  •  25 giugno 2020

  • "Abbiamo timore che qualsiasi cosa facciamo sia coloniale. Ci sono molti Paesi disposti a entrare in quel vuoto di governance a livello globale: Cina, Iran, Russia, Turchia." – Bruce Gilley, The Times, 10 maggio 2018.

  • Il senso di colpa postcoloniale per il passato imperiale britannico sta, tuttavia, avendo ripercussioni ben più ampie dell'abbattimento delle statue. Ad esempio, c'è ancora un silenzio totale riguardo ai cristiani perseguitati, secondo un vescovo britannico che è stato incaricato dal governo di indagare sui casi di persecuzione dei cristiani in tutto il mondo e sulle loro sofferenze.

  • È come se la storia occidentale sia stata riscritta per rappresentare tutta la civiltà occidentale come un'unica e gigantesca apartheid. È come se non dovessimo solo abbattere le statue, ma anche noi stessi. Una democrazia di successo, tuttavia, non può essere costruita cancellando semplicemente il passato.

  • "Ogni documento è stato distrutto o falsificato, ogni libro è stato riscritto, ogni quadro ridipinto, ogni statua, ogni strada e ogni edificio sono stati rinominati, ogni data è stata modificata. E il processo procede di giorno in giorno, di minuto in minuto. La storia si è fermata. Non esiste null'altro che un eterno presente in cui il Partito ha sempre ragione." – George Orwell, 1984.

  • A cosa punta questo macabro gioco al massacro? (...) È una presa di potere per creare una rivoluzione culturale, per impedire a chiunque di dire che le culture non sono tutte uguali: per mettere sotto processo il passato dell'Europa; per infondere un rimorso perenne nelle coscienze e per diffondere il terrore intellettuale al fine di promuovere il multiculturalismo.

La statua di Winston Churchill a Londra – il quale si oppose ai nazisti durante la Seconda guerra mondiale e salvò l'Europa dalle barbarie – è stata coperta dalle autorità locali durante le recenti proteste. Il suo "impacchettamento" ricorda una delle antiche statue nude romane che sono state coperte per compiacere il presidente iraniano Hassan Rohani in visita a Roma o la "sparizione" dei ritratti nella ex Unione Sovietica. (Foto di Tolga Akmen/AFP via Getty Images)

"L'antirazzismo non è più la difesa della pari dignità delle persone, ma un'ideologia, una visione del mondo", ha dichiarato il filosofo francese Alain Finkielkraut, figlio di sopravvissuti alla Shoah.

"L'antirazzismo si è trasformato. (...) All'ora della grande migrazione non si tratta più di accogliere i nuovi arrivati integrandoli nella civiltà europea, ma di esporre i difetti di questa civiltà".

Finkielkraut ha definito "l'autorazzismo" come "la patologia più sconcertante e grottesca della nostra epoca".

La sua capitale è Londra.

"Topple the racists" ("Abbatti i razzisti") è una mappa con sessanta statue in trenta città inglesi di cui si chiede l'abbattimento in omaggio al movimento nato negli Stati Uniti in seguito all'uccisione di George Floyd, un afroamericano deceduto mentre un poliziotto bianco, Derek Chauvin, gli teneva premuto il ginocchio sul collo.

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La Germania riafferma la propria sovranità sull'Unione Europea

di Soeren Kern  •  21 giugno 2020

  • La sentenza apparentemente oscura (...) ha messo in discussione la legittimità dell'ordine giuridico e politico sovranazionale dell'Unione Europea. (...) La sentenza della Corte tedesca segna una nuova fase nel dibattito sull'equilibrio tra sovranità nazionale e sovranazionale.

  • L'Unione Europea è ora impegnata in una lotta di potere con il suo più grande Stato membro, la Germania. La faida giuridica minaccia la sopravvivenza non solo della moneta unica dell'UE, l'euro, ma della stessa Unione Europea.

  • "Ciò che mi sorprende è la faziosità e il tono zelante che qualcuno utilizza qui. È chiaro che da 50 anni la Corte di Giustizia dell'Unione Europea rivendica una priorità illimitata del diritto europeo, ma quasi tutte le Corti costituzionali e supreme si oppongono da un tempo altrettanto lungo. Finché non vivremo in un super-Stato europeo, l'adesione di un Paese è disciplinata dalla sua legge costituzionale." – Il giudice Peter Michael Huber, membro della Corte costituzionale tedesca che ha contribuito a redigere la sentenza.

  • "Una cosa non va mai dimenticata: l'Europa non è uno Stato federale, ma una comunità giuridica che si è sviluppata sulla base di un nucleo fondante di una comunità economica in aree chiaramente limitate della sovranità nazionale. Qualsiasi sovranità dell'Unione Europea deriva solo dalla sovranità degli Stati membri costituenti." – Klaus-Peter Willsch, deputato del Parlamento tedesco.

La Corte costituzionale tedesca ha emesso una sentenza senza precedenti che sfida direttamente l'autorità della Banca Centrale Europea e della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Nella foto: i giudici della Corte costituzionale tedesca in seduta, il 5 maggio 2020, a Karlsruhe, mentre emettono la sentenza sul programma di acquisto di titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea. (Foto di Sebastian Gollnow/Pool/AFP via Getty Images)

La Corte costituzionale tedesca ha emesso una sentenza senza precedenti che sfida direttamente l'autorità della Banca Centrale Europea (BCE) e della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE).

Questa sentenza apparentemente oscura, che cerca di riaffermare la sovranità nazionale sugli acquisti di titoli di Stato da parte della BCE, ha messo in discussione la legittimità dell'ordine giuridico e politico sovranazionale dell'Unione Europea.

L'UE è ora impegnata in una lotta di potere con il suo più grande Stato membro, la Germania. La faida giuridica minaccia la sopravvivenza non solo della moneta unica dell'Unione Europea, l'euro, ma della stessa UE.

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Breve storia di Antifa: Parte I

di Soeren Kern  •  20 giugno 2020

  • Prove empiriche e aneddotiche mostrano che gli Antifa dispongono di una rete eccellente, che questa rete è mondiale ed è molto ben finanziata. La loro struttura organizzativa è orizzontale con decine e forse centinaia di gruppi locali.

  • L'obiettivo a lungo termine dichiarato dagli Antifa, tanto in America quando all'estero, è quello di stabilire un ordine comunista mondiale. Negli Stati Uniti, il loro obiettivo immediato è finalizzato a causare la rovina dell'amministrazione Trump.

  • Una tattica comune utilizzata dagli Antifa negli Stati Uniti e in Europa è ricorrere alla violenza estrema e alla distruzione della proprietà pubblica e privata per provocare la reazione della polizia, che poi sarà la "prova" che il governo è "fascista".

  • Gli Antifa non sono soltanto tollerati ufficialmente, ma vengono pagati dal governo tedesco per combattere l'estrema destra. – Bettina Röhl, giornalista tedesca, Neue Zürcher Zeitung, 2 giugno 2020.

  • "Per codardia, gli Antifa si coprono il viso e tengono segreti i loro nomi. Minacciano costantemente violenza e aggressioni ai danni di politici e agenti di polizia. Promuovono una politica finalizzata a provocare danni insensati alla proprietà che ammontano a ingenti somme. – Bettina Röhl, giornalista tedesca, Neue Zürcher Zeitung, 2 giugno 2020.

Una tattica comune utilizzata dagli Antifa negli Stati Uniti e in Europa è ricorrere alla violenza estrema e alla distruzione della proprietà pubblica e privata per provocare la reazione della polizia, che poi sarà la "prova" che il governo è "fascista". Nella foto: un anziano fugge dopo essere stato brutalmente picchiato dai membri di Antifa di Rose City, il 29 giugno 2019, a Portland, in Oregon. (Foto di Moriah Ratner/Getty Images)

Il procuratore generale degli Stati Uniti William Barr ha accusato gli Antifa – un movimento "antifascista" militante – di essere all'origine della violenza che è scoppiata alle manifestazioni di protesta organizzate negli Stati Uniti a seguito della morte di George Floyd. "La violenza istigata e messa in atto dagli Antifa e da altri gruppi simili connessi alle rivolte è terrorismo domestico, e sarà trattato di conseguenza", ha dichiarato il procuratore generale.

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Turchia: "I resti della spada" di Erdoğan

di Uzay Bulut  •  18 maggio 2020

  • L'espressione "i resti della spada" (kılıç artığı in turco) è un insulto comunemente usato in Turchia che spesso si riferisce ai sopravvissuti ai massacri dei cristiani – che ebbero come obiettivo soprattutto armeni, greci e assiri – compiuti dall'Impero ottomano e poi perpetrati dal suo successore, la Turchia.

  • Pertanto, l'uso dell'espressione "i resti della spada" non rappresenta una negazione dei massacri o dei genocidi. Al contrario, dichiara l'orgoglio dei perpetratori. Significa: "Sì, abbiamo massacrato i cristiani e altri non musulmani perché se lo meritavano!"

L'uso pubblico dell'insulto "i resti della spada" da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, nel riferirsi ai sopravvissuti dei massacri dei cristiani nel suo Paese è allarmante sotto molti punti di vista. L'espressione non solo insulta le vittime e i sopravvissuti dei massacri, ma mette anche a repentaglio la sicurezza della comunità cristiana in calo in Turchia, spesso esposta a pressioni che includono aggressioni fisiche. (Foto di Chris McGrath/Getty Images)

Il 4 maggio scorso, durante un briefing sul coronavirus, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha usato l'espressione molto sprezzante "i resti della spada".

"Non permettiamo ai resti della spada nel nostro Paese", egli ha dichiarato, "di tentare di svolgere attività [terroristiche]. Il loro numero è diminuito, ma molti esistono ancora".

L'espressione "i resti della spada" ((kılıç artığı in turco) è un insulto comunemente usato in Turchia che spesso si riferisce ai sopravvissuti ai massacri dei cristiani – che ebbero come obiettivo soprattutto armeni, greci e assiri – compiuti dall'Impero ottomano e poi perpetrati dal suo successore, la Turchia.

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Coronavirus: La Cina conduce una campagna d'intimidazione mondiale
L'Unione Europea si autocensura per rabbonire la Cina

di Soeren Kern  •  13 maggio 2020

  • Gli inviati cinesi sono stati particolarmente aggressivi su Twitter, attaccando, intimidendo e mettendo a tacere i giornalisti, i legislatori e gli studiosi dei think tank occidentali – così come chiunque contraddica la versione ufficiale cinese degli eventi.

  • Su pressione dei funzionari cinesi, Esther Osorio, consigliere dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'UE, Josep Borrell, è intervenuta personalmente per ritardare la pubblicazione del rapporto iniziale. Presumibilmente, l'Unione Europea sperava di ottenere un trattamento migliore per le aziende europei operanti in Cina. Il 25 aprile, tuttavia, il South China Morning Post, che disponeva di una copia del rapporto originale, ha rivelato che Pechino aveva minacciato di bloccare l'esportazione in Europa delle forniture mediche se il capitolo sulla Cina non fosse stato rimosso.

  • Il 15 aprile, Bild, il quotidiano più letto della Germania, ha pubblicato un articolo titolato "Ciò che la Cina ci deve finora", pezzo che stima in 150 miliardi di euro l'ammontare della somma dovuta alla nazione tedesca da Pechino per i danni causati dalla pandemia di coronavirus. L'articolo elenca l'insieme dei danni economici subiti dalla Germania, tra cui 50 miliardi di euro di perdite per le piccole imprese e 24 miliardi di euro per mancati guadagni per il settore turistico

  • "Lei governa con la sorveglianza e il controllo. Lei non sarebbe presidente senza la sorveglianza. Lei controlla qualunque cosa faccia qualunque cittadino, ma si rifiuta di monitorare i mercati umidi infetti del Paese." – Julian Reichelt, direttore della Bild, nella lettera aperta "Lei mette in pericolo il mondo intero", indirizzata al presidente cinese Xi Jinping.

L'Unione Europea ha ceduto alle pressioni della Cina e ha edulcorato un rapporto sui tentativi cinesi di scaricare la colpa della pandemia di coronavirus. Secondo quanto riferito, i funzionari di Pechino avrebbero minacciato di bloccare l'esportazione di forniture mediche in Europa, se il rapporto fosse stato pubblicato nella sua forma originale. Nella foto: il ministro cinese degli Affari Esteri, Wang Yi, nel quartier generale dell'UE, a Bruxelles, il 17 dicembre 2019. (Foto di John Thys/AFP via Getty Images)

L'Unione Europea ha ceduto alle pressioni della Cina e ha edulcorato un rapporto sui tentativi cinesi di scaricare la colpa della pandemia di coronavirus. Secondo quanto riferito, i funzionari di Pechino avrebbero minacciato di bloccare l'esportazione di forniture mediche in Europa, se il rapporto fosse stato pubblicato nella sua forma originale.

Queste rivelazioni arrivano mentre il corpo diplomatico cinese conduce a livello mondiale una un'aggressiva campagna di disinformazione – una diplomazia del "lupo guerriero", che prende il nome da una serie di film d'azione patriottici cinesi – finalizzata a imporre la sua narrazione sulle origini del coronavirus.

Gli inviati cinesi sono stati particolarmente aggressivi su Twitter, attaccando, intimidendo e mettendo a tacere i giornalisti, i legislatori e gli studiosi dei think tank occidentali – così come chiunque contraddica la versione ufficiale cinese degli eventi.

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Coronavirus: La Cina continua a inondare il mondo di dispositivi medici difettosi

di Soeren Kern  •  5 maggio 2020

  • Più di una dozzina di Paesi in quattro continenti hanno di recente riscontrato dei problemi con i test per la diagnostica del coronavirus e con i dispositivi di protezione individuale di produzione cinese. Tali problemi vanno dai kit di test contaminati dal Covid-19 all'abbigliamento sanitario protettivo infestato da insetti.

  • Le autorità cinesi hanno rifiutato di assumersi la responsabilità dei dispositivi difettosi e in molti casi hanno addossato la colpa ai Paesi che hanno acquistato il materiale. Hanno inoltre invitato le nazioni a smettere di "politicizzare" il problema.

  • Il primo ministro slovacco Igor Matovič ha reso noto che un milione di test diagnostici per il Covid-19 forniti dalla Cina per un pagamento di 15 milioni di euro in contanti erano inaccurati e incapaci di rilevare la positività al coronavirus. "Abbiamo una tonnellata di test e non possiamo utilizzarli", ha dichiarato il premier. "Dovrebbero essere gettati direttamente nel Danubio".

  • La senatrice statunitense della Georgia Kelly Loeffler ha accusato la Cina di ritardare la consegna delle forniture dei kit di test: "I test sono fondamentali per riaprire il nostro Paese. Sono preoccupata che la Cina stia trattenendo i kit di test. Stanno giocando con la politica commerciale per impedire a noi, gli Stati Uniti, di avere i test di cui abbiamo bisogno".

  • "Non dovremmo perdere di vista la sfida strategica fondamentale a cui sta facendo fronte l'Occidente nell'era della post-globalizzazione: siamo in una competizione crepuscolare a lungo termine con il regime comunista cinese, una lotta a cui non possiamo sfuggire, che ci piaccia o no". – Andrew Michta, George C. Marshall European Center for Security Studies.

Più di una dozzina di Paesi in quattro continenti hanno di recente riscontrato dei problemi con i test per la diagnostica del coronavirus e con i dispositivi di protezione individuale di produzione cinese. Tali problemi vanno dai kit di test contaminati dal Covid-19 all'abbigliamento sanitario protettivo infestato da insetti. Le mascherine cinesi difettose, acquistate dal ministero della Salute spagnolo, sono state distribuite agli ospedali e alle case di cura in tutto il Paese e più di cento operatori sanitari che le hanno utilizzate sono risultati positivi al Covid-19. Nella foto: Una fornitura dalla Cina di 8,6 milioni di mascherine e di 150 tonnellate di dispositivi sanitari arriva all'aeroporto di Parigi Châlons-Vatry, in Francia, il 19 aprile 2020. (Foto di Francois Nascimbeni/AFP via Getty Images)

Il Gatestone Institute ha di recente rivelato che milioni di dispositivi medici acquistati dalla Cina da parte dei governi europei per contrastare la pandemia di coronavirus sono difettosi e inutilizzabili.

Dopo la pubblicazione del nostro articolo, più di una dozzina di Paesi in quattro continenti hanno di recente riscontrato dei problemi con i test per la diagnostica del coronavirus e con i dispositivi di protezione individuale di produzione cinese. Tali problemi vanno dai kit di test contaminati dal Covid-19 all'abbigliamento sanitario protettivo infestato da insetti.

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Tribunali del Regno Unito: I matrimoni della Sharia non sono validi per la legge britannica

di Soeren Kern  •  28 aprile 2020

  • "Abbiamo cercato di informare la Corte d'Appello che molte donne appartenenti alle minoranze, soprattutto le donne musulmane, vengono ingannate o costrette da mariti violenti a contrarre solo il matrimonio religioso, che le priva dei loro diritti finanziari quando il matrimonio finisce...". – Southall Black Sisters, un gruppo di sostegno per le donne sud-asiatiche, 14 febbraio 2020.

  • Nel febbraio del 2018, una revisione indipendente dell'applicazione della legge della Sharia in Inghilterra e nel Galles (...) raccomandava di apportare delle modifiche al Marriage Act 1949 e al Matrimonial Causes Act 1973 richiedendo ai musulmani di contrarre il matrimonio con rito civile prima o durante la cerimonia del nikah. Ciò renderebbe il matrimonio islamico conforme al matrimonio cristiano o ebraico agli occhi della legge britannica.

  • "L'Assemblea è preoccupata del fatto che le regole dei consigli della Sharia discriminino chiaramente le donne in materia di divorzio e di successione." – Consiglio d'Europa, gennaio 2019.

  • Al momento, né il governo britannico né il Parlamento britannico hanno introdotto una legislazione che imponga ai musulmani di contrarre matrimoni civili prima o durante la cerimonia del nikah (...) [ma] la decisione della Corte ribadisce con efficacia il principio che gli immigrati che si stabiliscono nel Regno Unito devono conformarsi alla legge britannica, e non il contrario.

La Corte d'Appello, il secondo tribunale più alto nel sistema giuridico di Inghilterra e Galles, dopo la Corte Suprema, ha stabilito che il contratto di matrimonio, noto come nikah in arabo, non è valido ai sensi della legge britannica. Nella foto: la Royal Courts of Justice a Londra, sede della Corte d'Appello. (Fonte dell'immagine: Anthony M/Wikimedia Commons)

La Corte d'Appello, il secondo tribunale più alto nel sistema giuridico di Inghilterra e Galles, dopo la Corte Suprema, ha stabilito che il contratto di matrimonio, noto come nikah in arabo, non è valido ai sensi della legge britannica.

La storica sentenza ha implicazioni di vasta portata. Da un lato, la decisione compromette i tentativi di sancire questo aspetto della legge della Sharia nel sistema giudiziario britannico. Dall'altro lato, nega a migliaia di potenziali donne musulmane in Gran Bretagna la possibilità di ricorrere alle vie legali in caso di divorzio.

Il caso riguarda una coppia separata, Nasreen Akhter e Mohammed Shabaz Khan, entrambi di origini pakistane, che avevano contratto un nikah con una cerimonia officiata da un imam di fronte a 150 invitati, in un ristorante di Londra, nel dicembre del 1998.

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Coronavirus: Il grande insabbiamento della Cina

di Giulio Meotti  •  13 aprile 2020

  • Sembra che i pipistrelli non siano stati venduti al mercato umido di Wuhan. In uno studio del gennaio scorso, The Lancet ha rilevato che il primo caso di Covid-19 a Wuhan non aveva alcun legame con il mercato.

  • Un'altra persona è appena scomparsa. Ai Fen, un medico cinese, che (...) ha affermato che i suoi superiori avevano messo a tacere i suoi primi avvertimenti sul coronavirus, sembra essere svanita nel nulla. (...) Sono scomparsi anche i giornalisti che hanno visto quello che è accaduto a Wuhan.

  • "Nessuno è stato in grado di studiarlo. Come si può affermare che non sia sfuggito da un laboratorio, se non si può avere accesso al laboratorio? In effetti, abbiamo visto Pechino fare del proprio meglio per impedire ai virologi e agli epidemiologi di recarsi a Wuhan." – Gordon Chang, in Die Weltwoche, 31 marzo 2020.

  • Questo è un altro grosso problema. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, che potrebbe avere un ruolo chiave nel fare luce sulle origini dell'epidemia di Wuhan, è ora accusata di essere "complice del coronavirus cinese".

L'11 gennaio, il governo cinese ha annunciato che il mercato umido di Wuhan è stato all'origine dell'epidemia di coronavirus. Lo stesso regime cinese in seguito ha affermato che il virus "potrebbe non aver avuto origine in Cina" e dopo ancora le autorità cinesi hanno iniziato a sostenere che sono stati i soldati americani ad aver portato il virus a Wuhan. Quale scienziato o istituzione stimata può ora fidarsi di tutto ciò che arriva dalla Cina? (Photo by Kevin Frayer/Getty Images)

Abbiamo pagato caro le menzogne della Cina.

"Questo è uno dei peggiori insabbiamenti della storia umana, e il mondo sta affrontando una pandemia globale", ha dichiarato il deputato americano Michael T. McCaul, influente membro repubblicano della Commissione per gli Affari Esteri del Congresso, prima che la comunità dell'intelligence statunitense arguisse, in un rapporto riservato alla Casa Bianca, che la Cina ha nascosto l'origine e l'entità della catastrofica epidemia di coronavirus.

"Il fallimento [del Partito comunista cinese] ha scatenato un contagio globale che ha ucciso migliaia di persone", ha scritto il 1° aprile scorso il cardinale Charles Maung Bo, presidente della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche. "Mentre rileviamo il danno arrecato alle vite di tutto il mondo, dobbiamo chiederci: chi è il responsabile?"

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Coronavirus: La Cina inonda l'Europa di dispositivi medici difettosi

di Soeren Kern  •  8 aprile 2020

  • In Spagna, il ministero della Salute ha rivelato che 640 mila test rapidi per il coronavirus acquistati da un fornitore cinese si sono rivelati difettosi. Inoltre, un altro milione di test consegnati alla Spagna il 30 marzo e provenienti dalla Cina erano anch'essi difettosi.

  • Il sito d'informazione ceco iRozhlas ha riferito che 300 mila kit di test del Covid-19 forniti dalla Cina avevano un tasso di errore dell'80 per cento. Il ministero dell'Interno ceco ha sborsato 2,1 milioni di dollari per l'acquisto dei kit.

  • "La brutale verità è che la Cina sembra infrangere le normali regole di comportamento in ogni ambito di vita – dall'assistenza sanitaria al commercio e dalla manipolazione della valuta alla repressione interna. Da troppo tempo, le nazioni hanno ceduto penosamente alla Cina nella disperata speranza di ottenere accordi commerciali. Ma quando ci libereremo di questa terribile pandemia sarà indispensabile ripensare quella relazione e metterla su una base molto più bilanciata e onesta ". – L'ex leader del Partito conservatore britannico Iain Duncan Smith.

Un crescente numero di Paesi europei riferisce che milioni di dispositivi medici donati o acquistati dalla Cina per sconfiggere la pandemia di coronavirus sono difettosi e inutilizzabili. Nella foto: Il 25 marzo 2020, lavoratori catalogano in un magazzino di Valencia, in Spagna i dispositivi di protezione personale ricevuti dalla Cina. (Foto di Juan Carlos Cardenas/Pool/AFP via Getty Images)

Mentre l'epidemia di coronavirus infuria in tutta Europa, un crescente numero di Paesi europei riferisce che milioni di dispositivi medici donati o acquistati dalla Cina per sconfiggere la pandemia di coronavirus sono difettosi e inutilizzabili.

Le rivelazioni stanno alimentando la diffidenza verso lo sforzo di pubbliche relazioni compiuto dal presidente cinese Xi Jinping e dal suo Partito comunista e finalizzato a rappresentare la Cina come la nuova superpotenza umanitaria mondiale.

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L'Occidente deve svegliarsi davanti alla duplicità della Cina

di Giulio Meotti  •  31 marzo 2020

  • In un articolo pubblicato dall'agenzia di stampa Xinhua, uno dei portavoce del Partito comunista cinese, Pechino ha minacciato di bloccare l'esportazione dei prodotti farmaceutici dopo che gli Stati Uniti sarebbero "precipitati nel potente mare del coronavirus...". – Yanzhong Huang, senior fellow per la salute globale presso il Council on Foreign Relations, Twitter, 4 marzo 2020.

  • "Dietro le sue dichiarazioni di solidarietà, la Cina intende acquistare le nostre aziende e infrastrutture in difficoltà." – Bild, 19 marzo 2020.

  • L'Italia, un Paese colpito duramente dalla pandemia di coronavirus della Cina, è ora al centro di una strategica campagna di propaganda cinese. Pechino ha inviato medici e forniture in Italia e in Europa. In Italia, si possono vedere manifesti con su scritto "Forza Cina!" La Cina sta cercando di comprare il nostro silenzio e la nostra complicità. Purtroppo, ciò è già in atto.

  • La Cina non offre il suo aiuto per "solidarietà". Il regime cinese sta cercando di rappresentare se stesso come il salvatore del mondo. All'inizio della pandemia, al governo di Pechino non importava nemmeno della vita della propria popolazione: era troppo occupato a censurare l'informazione.

La Cina sta conducendo una duplice guerra d'informazione: una all'estero e un'altra per i propri cittadini, entrambe guidate dalle autorità con in testa il presidente Xi Jinping. Evidentemente, considerano l'Occidente debole e sottomesso. E anche noi. (Foto di Naohiko Hatta - Pool/Getty Images)

Il Partito comunista cinese rappresenta la "principale minaccia della nostra epoca", ha detto astutamente a gennaio il segretario di Stato americano Mike Pompeo. In quel momento, il coronavirus si era già diffuso in Cina e nel mondo; il tentativo del Partito comunista cinese di nascondere l'epidemia ha dimostrato che Pompeo aveva più che ragione. "La mia preoccupazione è che questo insabbiamento, questa disinformazione in cui è impegnato il Partito comunista cinese, stia ancora negando al mondo le informazioni di cui ha bisogno in modo che si possano prevenire ulteriori casi o qualcosa del genere", ha aggiunto la scorsa settimana Pompeo.

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Coronavirus: L'Unione Europea si disfa

di Soeren Kern  •  29 marzo 2020

  • Di fronte a una minaccia esistenziale, gli Stati membri dell'Unione Europea, lungi dall'essere uniti per affrontare la pandemia come blocco unificato, stanno istintivamente tornando a perseguire gli interessi nazionali. Dopo anni di critiche al presidente americano Donald J, Trump per aver portato avanti una politica nazionalista all'insegna dello slogan "America First", i leader europei stanno tornando a quello stesso nazionalismo che hanno pubblicamente affermato di disprezzare.

  • Da quando è diventata più chiara la minaccia rappresentata dal coronavirus, gli europei hanno mostrato ben poco quella preziosa solidarietà multilaterale che per decadi hanno venduto al resto del mondo come fondamento dell'unità europea. Il soft power dell'UE, che si dice sia un modello per un ordine mondiale post-nazionale, ha dimostrato di essere una vuota finzione.

  • Nelle ultime settimane, gli Stati membri dell'Unione Europea hanno chiuso le loro frontiere, hanno vietato le esportazioni di forniture essenziali e hanno trattenuto gli aiuti umanitari. La Banca Centrale Europea (BCE), garante della moneta unica europea, ha trattato con disprezzo senza precedenti l'Italia, la terza maggior economia dell'eurozona, nel suo eccezionale momento di bisogno. Gli Stati membri più colpiti dalla pandemia – Italia e Spagna – sono stati abbandonati a loro stessi dagli altri Paesi membri.

Nelle ultime settimane, gli Stati membri dell'Unione Europea hanno chiuso le loro frontiere, hanno vietato le esportazioni di forniture essenziali e hanno trattenuto gli aiuti umanitari. Nella foto: Il 18 marzo 2020, i camion vengono sottoposti a backup al valico di frontiera tra Austria e Ungheria. (Foto di Thomas Kronsteiner/Getty Images)

Mentre la pandemia da coronavirus infuria in Europa – dove più di 250 mila persone sono state colpite dal Covid-19 e 15 mila sono morte – i pilastri fondamentali dell'Unione Europea si stanno sgretolando uno dopo l'altro.

Di fronte a una minaccia esistenziale, gli Stati membri dell'Unione Europea, lungi dall'essere uniti per affrontare la pandemia come blocco unificato, stanno istintivamente tornando a perseguire gli interessi nazionali. Dopo anni di critiche al presidente americano Donald J, Trump per aver portato avanti una politica nazionalista all'insegna dello slogan "America First", i leader europei stanno tornando a quello stesso nazionalismo che hanno pubblicamente affermato di disprezzare.

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Coronavirus: La campagna di propaganda della Cina in Europa

di Soeren Kern  •  24 marzo 2020

  • Non è ancora chiaro se l'opinione pubblica europea, che deve sopportare il peso delle sofferenze causate dall'epidemia, sarà altrettanto facilmente disposta a trascurare la cattiva condotta delle autorità cinesi.

  • "Questa è un'operazione di propaganda che nasconde varie verità. La prima, e la più importante, è che il colpevole di questa pandemia è il regime cinese. Non occorre nessuna teoria cospirazionista per evidenziarlo." – Emilio Campmany, Libertad Digital, 3 marzo, 2020.

  • "La Cina vuole trarre vantaggio da questa calamità per strappare la leadership globale agli Stati Uniti. Sarà il Paese comunista che fornirà i farmaci più efficaci per combattere il virus. Scoprirà il vaccino prima di chiunque altro e lo distribuirà in tutto il mondo in tempi record. Acquisterà i nostri beni e investirà nei nostri Paesi per salvare le economie. E alla fine, affermerà di essere stato il nostro salvatore." – Emilio Campmany, Libertad Digital, 3 marzo, 2020.

Il 12 marzo, la Cina ha inviato in Italia un team di nove medici cinesi insieme a circa 30 tonnellate di materiale sanitario con un volo organizzato dalla Croce Rossa cinese. Nella foto: Il 14 marzo, a Roma, Francesco Vaia, direttore sanitario dell'ospedale Spallanzani (a destra) parla accanto ai membri della delegazione di medici cinesi. (Photo by Andreas Solaro/AFP via Getty Images)

Il governo cinese ha accelerato la fornitura di aiuti sanitari all'Europa, che è diventata l'epicentro della pandemia di coronavirus scoppiata nella città cinese di Wuhan. La generosità sembra essere parte di una campagna di pubbliche relazioni voluta dal presidente cinese Xi Jinping e dal suo Partito comunista per sviare le critiche mosse alla loro responsabilità per l'epidemia letale.

La campagna di Pechino come benefattore globale potrebbe sortire risultati in Europa, dove leader politici compiacenti da tempo hanno notoriamente paura di inimicarsi il secondo partner commerciale dell'Unione Europea. Non è ancora chiaro se l'opinione pubblica europea, che deve sopportare il peso delle sofferenze causate dall'epidemia, sarà altrettanto facilmente disposta a trascurare la cattiva condotta delle autorità cinesi.

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Coronavirus: La Germania strumentalizza l'anti-americanismo

di Soeren Kern  •  22 marzo 2020

  • Il tentativo di strumentalizzare l'anti-americanismo sembra essere uno sforzo del governo tedesco per smorzare le critiche mosse dall'opinione pubblica alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al suo Gabinetto per la tiepida risposta all'epidemia di coronavirus.

  • La notizia è stata rapidamente ripresa e diffusa acriticamente dai media della carta stampata e da quelli radiotelevisivi in tutta Europa – e in America. Quasi tutti si sono limitati a citare testualmente l'articolo del Die Welt senza verifiche e riscontri.

  • "Per chiarire di nuovo in merito al coronavirus: la CureVac non ha ricevuto nessuna offerta dal governo degli Stati Uniti né da entità correlate prima, durante e dopo la riunione della Task Force tenutasi il 2 marzo alla Casa Bianca. La CureVac respinge tutte le accuse mosse dalla stampa". – Dichiarazione della CureVac del 16 marzo 2020.

  • Il quotidiano Frankfurter Allgemeine, in un articolo titolato "CureVac non ha ricevuto un'offerta dal governo degli Stati Uniti", ha definito il pezzo del Welt una "fake news" architettata da CureVac per garantirsi i finanziamenti pubblici. Il giornale ipotizza che il governo tedesco abbia contribuito a promuovere la menzogna...

Il governo tedesco ha diffuso una fake news secondo la quale gli Stati Uniti stanno cercando di ottenere in esclusiva il brevetto di un vaccino in sperimentazione contro il Covid-19 al quale sta lavorando la CureVac, un'azienda tedesca di biotecnologia. Nella foto: Un'auto aziendale con il logo della CureVac, davanti al quartier generale della società, a Tubinga, in Germania (Foto di: Matthias Hangst/Getty Images)

Il governo tedesco ha diffuso una fake news secondo la quale gli Stati Uniti stanno cercando di ottenere in esclusiva il brevetto di un vaccino in sperimentazione contro il Covid-19 al quale sta lavorando la CureVac, un'azienda tedesca di biotecnologia.

La notizia – che ha scatenato la rabbia anti-americana in Germania e in Europa – è stata rapidamente smentita dall'azienda, che ha negato di aver ricevuto offerte dal governo degli Stati Uniti o da qualsiasi entità correlata.

Il tentativo di strumentalizzare l'anti-americanismo sembra essere uno sforzo del governo tedesco per smorzare le critiche mosse dall'opinione pubblica alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al suo Gabinetto per la tiepida risposta all'epidemia di coronavirus.

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Israele aiuta i palestinesi nella lotta contro il coronavirus e gli arabi li tradiscono

di Khaled Abu Toameh  •  18 marzo 2020 15:16

  • Va rilevato che l'Egitto, che condivide un confine con la Striscia di Gaza, non ha inviato alcun kit di test del coronavirus né materiale disinfettante ai palestinesi che vivono lì.

  • "Dopo oltre settant'anni, il Libano continua a essere il Paese in cui i profughi palestinesi soffrono di più e sono privati di molti dei loro diritti economici e umani, incluso quello di svolgere la propria attività in determinati settori; hanno complicazioni procedurali a ottenere permessi lavorativi e si vedono negare il diritto alla proprietà." – Dr. Mohsen Saleh, direttore generale del Zaitouna Center for Studies di Beirut, arabi21.com, 21 luglio 2019.

  • Assad Abu Khalil, un professore americano di origine libanese presso la California State University, il quale afferma di essere "pro-palestinese", non sembra preoccupato delle severe restrizioni imposte ai palestinesi dal suo Paese: il Libano. Né sembra infastidito del fatto che un funzionario libanese (e non israeliano) sia quello che di fatto chiede di mettere i palestinesi in "prigioni di massa".

  • L'Egitto, da parte sua, ha da tempo abbandonato i palestinesi, sigillando il suo confine con la Striscia di Gaza. I libanesi, gli egiziani e la maggior parte degli arabi considerano i palestinesi come un problema di Israele. Quando l'attuale crisi del virus sarà superata, si spera che i palestinesi ricorderanno che solo un Paese è intervenuto in loro soccorso: Israele. Potrebbero anche ricordare che i loro fratelli arabi li hanno traditi non per la prima volta e di certo non per l'ultima.

I palestinesi che vivono in Libano sono preoccupati che le autorità libanesi possano usare il coronavirus come un pretesto per rafforzare ulteriormente le restrizioni ai campi profughi, dopo che Samir Geagea, un eminente politico libanese, ha chiesto la chiusura immediata dei 12 campi profughi palestinesi del suo Paese. Nella foto: Palestinesi che protestano il 31 gennaio 2020 ad Ain el-Hilweh, il più grande campo profughi palestinese del Libano. (Foto di Mahmoud Zayyat/AFP via Getty Images)

Mentre Israele lavora alacremente per contrastare la diffusione del coronavirus tra i palestinesi, i Paesi arabi sembrano fare del loro meglio quando si tratta di aiutare i loro fratelli palestinesi, ossia non fanno assolutamente nulla.

Nei giorni scorsi, le autorità israeliane hanno consegnato all'Autorità Palestinese, che governa in Cisgiordania, 200 kit di test del Covid-19. Per di più, team di professionisti israeliani e palestinesi lavorano insieme per arrestare il contagio del virus.

Le autorità israeliane hanno altresì consegnato altri 200 kit di test a Hamas, al potere nella Striscia di Gaza, nonostante le migliaia di razzi e di aerostati esplosivi e incendiari lanciati verso Israele.

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