Analisi e articoli più recenti

L'Occidente deve svegliarsi davanti alla duplicità della Cina

di Giulio Meotti  •  31 marzo 2020

  • In un articolo pubblicato dall'agenzia di stampa Xinhua, uno dei portavoce del Partito comunista cinese, Pechino ha minacciato di bloccare l'esportazione dei prodotti farmaceutici dopo che gli Stati Uniti sarebbero "precipitati nel potente mare del coronavirus...". – Yanzhong Huang, senior fellow per la salute globale presso il Council on Foreign Relations, Twitter, 4 marzo 2020.

  • "Dietro le sue dichiarazioni di solidarietà, la Cina intende acquistare le nostre aziende e infrastrutture in difficoltà." – Bild, 19 marzo 2020.

  • L'Italia, un Paese colpito duramente dalla pandemia di coronavirus della Cina, è ora al centro di una strategica campagna di propaganda cinese. Pechino ha inviato medici e forniture in Italia e in Europa. In Italia, si possono vedere manifesti con su scritto "Forza Cina!" La Cina sta cercando di comprare il nostro silenzio e la nostra complicità. Purtroppo, ciò è già in atto.

  • La Cina non offre il suo aiuto per "solidarietà". Il regime cinese sta cercando di rappresentare se stesso come il salvatore del mondo. All'inizio della pandemia, al governo di Pechino non importava nemmeno della vita della propria popolazione: era troppo occupato a censurare l'informazione.

La Cina sta conducendo una duplice guerra d'informazione: una all'estero e un'altra per i propri cittadini, entrambe guidate dalle autorità con in testa il presidente Xi Jinping. Evidentemente, considerano l'Occidente debole e sottomesso. E anche noi. (Foto di (Foto di Naohiko Hatta - Pool/Getty Images)

Il Partito comunista cinese rappresenta la "principale minaccia della nostra epoca", ha detto astutamente a gennaio il segretario di Stato americano Mike Pompeo. In quel momento, il coronavirus si era già diffuso in Cina e nel mondo; il tentativo del Partito comunista cinese di nascondere l'epidemia ha dimostrato che Pompeo aveva più che ragione. "La mia preoccupazione è che questo insabbiamento, questa disinformazione in cui è impegnato il Partito comunista cinese, stia ancora negando al mondo le informazioni di cui ha bisogno in modo che si possano prevenire ulteriori casi o qualcosa del genere", ha aggiunto la scorsa settimana Pompeo.

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Coronavirus: L'Unione Europea si disfa

di Soeren Kern  •  29 marzo 2020

  • Di fronte a una minaccia esistenziale, gli Stati membri dell'Unione Europea, lungi dall'essere uniti per affrontare la pandemia come blocco unificato, stanno istintivamente tornando a perseguire gli interessi nazionali. Dopo anni di critiche al presidente americano Donald J, Trump per aver portato avanti una politica nazionalista all'insegna dello slogan "America First", i leader europei stanno tornando a quello stesso nazionalismo che hanno pubblicamente affermato di disprezzare.

  • Da quando è diventata più chiara la minaccia rappresentata dal coronavirus, gli europei hanno mostrato ben poco quella preziosa solidarietà multilaterale che per decadi hanno venduto al resto del mondo come fondamento dell'unità europea. Il soft power dell'UE, che si dice sia un modello per un ordine mondiale post-nazionale, ha dimostrato di essere una vuota finzione.

  • Nelle ultime settimane, gli Stati membri dell'Unione Europea hanno chiuso le loro frontiere, hanno vietato le esportazioni di forniture essenziali e hanno trattenuto gli aiuti umanitari. La Banca Centrale Europea (BCE), garante della moneta unica europea, ha trattato con disprezzo senza precedenti l'Italia, la terza maggior economia dell'eurozona, nel suo eccezionale momento di bisogno. Gli Stati membri più colpiti dalla pandemia – Italia e Spagna – sono stati abbandonati a loro stessi dagli altri Paesi membri.

Nelle ultime settimane, gli Stati membri dell'Unione Europea hanno chiuso le loro frontiere, hanno vietato le esportazioni di forniture essenziali e hanno trattenuto gli aiuti umanitari. Nella foto: Il 18 marzo 2020, i camion vengono sottoposti a backup al valico di frontiera tra Austria e Ungheria. (Foto di Thomas Kronsteiner/Getty Images)

Mentre la pandemia da coronavirus infuria in Europa – dove più di 250 mila persone sono state colpite dal Covid-19 e 15 mila sono morte – i pilastri fondamentali dell'Unione Europea si stanno sgretolando uno dopo l'altro.

Di fronte a una minaccia esistenziale, gli Stati membri dell'Unione Europea, lungi dall'essere uniti per affrontare la pandemia come blocco unificato, stanno istintivamente tornando a perseguire gli interessi nazionali. Dopo anni di critiche al presidente americano Donald J, Trump per aver portato avanti una politica nazionalista all'insegna dello slogan "America First", i leader europei stanno tornando a quello stesso nazionalismo che hanno pubblicamente affermato di disprezzare.

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Coronavirus: La campagna di propaganda della Cina in Europa

di Soeren Kern  •  24 marzo 2020

  • Non è ancora chiaro se l'opinione pubblica europea, che deve sopportare il peso delle sofferenze causate dall'epidemia, sarà altrettanto facilmente disposta a trascurare la cattiva condotta delle autorità cinesi.

  • "Questa è un'operazione di propaganda che nasconde varie verità. La prima, e la più importante, è che il colpevole di questa pandemia è il regime cinese. Non occorre nessuna teoria cospirazionista per evidenziarlo." – Emilio Campmany, Libertad Digital, 3 marzo, 2020.

  • "La Cina vuole trarre vantaggio da questa calamità per strappare la leadership globale agli Stati Uniti. Sarà il Paese comunista che fornirà i farmaci più efficaci per combattere il virus. Scoprirà il vaccino prima di chiunque altro e lo distribuirà in tutto il mondo in tempi record. Acquisterà i nostri beni e investirà nei nostri Paesi per salvare le economie. E alla fine, affermerà di essere stato il nostro salvatore." – Emilio Campmany, Libertad Digital, 3 marzo, 2020.

Il 12 marzo, la Cina ha inviato in Italia un team di nove medici cinesi insieme a circa 30 tonnellate di materiale sanitario con un volo organizzato dalla Croce Rossa cinese. Nella foto: Il 14 marzo, a Roma, Francesco Vaia, direttore sanitario dell'ospedale Spallanzani (a destra) parla accanto ai membri della delegazione di medici cinesi. (Photo by Andreas Solaro/AFP via Getty Images)

Il governo cinese ha accelerato la fornitura di aiuti sanitari all'Europa, che è diventata l'epicentro della pandemia di coronavirus scoppiata nella città cinese di Wuhan. La generosità sembra essere parte di una campagna di pubbliche relazioni voluta dal presidente cinese Xi Jinping e dal suo Partito comunista per sviare le critiche mosse alla loro responsabilità per l'epidemia letale.

La campagna di Pechino come benefattore globale potrebbe sortire risultati in Europa, dove leader politici compiacenti da tempo hanno notoriamente paura di inimicarsi il secondo partner commerciale dell'Unione Europea. Non è ancora chiaro se l'opinione pubblica europea, che deve sopportare il peso delle sofferenze causate dall'epidemia, sarà altrettanto facilmente disposta a trascurare la cattiva condotta delle autorità cinesi.

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Coronavirus: La Germania strumentalizza l'anti-americanismo

di Soeren Kern  •  22 marzo 2020

  • Il tentativo di strumentalizzare l'anti-americanismo sembra essere uno sforzo del governo tedesco per smorzare le critiche mosse dall'opinione pubblica alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al suo Gabinetto per la tiepida risposta all'epidemia di coronavirus.

  • La notizia è stata rapidamente ripresa e diffusa acriticamente dai media della carta stampata e da quelli radiotelevisivi in tutta Europa – e in America. Quasi tutti si sono limitati a citare testualmente l'articolo del Die Welt senza verifiche e riscontri.

  • "Per chiarire di nuovo in merito al coronavirus: la CureVac non ha ricevuto nessuna offerta dal governo degli Stati Uniti né da entità correlate prima, durante e dopo la riunione della Task Force tenutasi il 2 marzo alla Casa Bianca. La CureVac respinge tutte le accuse mosse dalla stampa". – Dichiarazione della CureVac del 16 marzo 2020.

  • Il quotidiano Frankfurter Allgemeine, in un articolo titolato "CureVac non ha ricevuto un'offerta dal governo degli Stati Uniti", ha definito il pezzo del Welt una "fake news" architettata da CureVac per garantirsi i finanziamenti pubblici. Il giornale ipotizza che il governo tedesco abbia contribuito a promuovere la menzogna...

Il governo tedesco ha diffuso una fake news secondo la quale gli Stati Uniti stanno cercando di ottenere in esclusiva il brevetto di un vaccino in sperimentazione contro il Covid-19 al quale sta lavorando la CureVac, un'azienda tedesca di biotecnologia. Nella foto: Un'auto aziendale con il logo della CureVac, davanti al quartier generale della società, a Tubinga, in Germania (Foto di: Matthias Hangst/Getty Images)

Il governo tedesco ha diffuso una fake news secondo la quale gli Stati Uniti stanno cercando di ottenere in esclusiva il brevetto di un vaccino in sperimentazione contro il Covid-19 al quale sta lavorando la CureVac, un'azienda tedesca di biotecnologia.

La notizia – che ha scatenato la rabbia anti-americana in Germania e in Europa – è stata rapidamente smentita dall'azienda, che ha negato di aver ricevuto offerte dal governo degli Stati Uniti o da qualsiasi entità correlata.

Il tentativo di strumentalizzare l'anti-americanismo sembra essere uno sforzo del governo tedesco per smorzare le critiche mosse dall'opinione pubblica alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al suo Gabinetto per la tiepida risposta all'epidemia di coronavirus.

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Israele aiuta i palestinesi nella lotta contro il coronavirus e gli arabi li tradiscono

di Khaled Abu Toameh  •  18 marzo 2020 15:16

  • Va rilevato che l'Egitto, che condivide un confine con la Striscia di Gaza, non ha inviato alcun kit di test del coronavirus né materiale disinfettante ai palestinesi che vivono lì.

  • "Dopo oltre settant'anni, il Libano continua a essere il Paese in cui i profughi palestinesi soffrono di più e sono privati di molti dei loro diritti economici e umani, incluso quello di svolgere la propria attività in determinati settori; hanno complicazioni procedurali a ottenere permessi lavorativi e si vedono negare il diritto alla proprietà." – Dr. Mohsen Saleh, direttore generale del Zaitouna Center for Studies di Beirut, arabi21.com, 21 luglio 2019.

  • Assad Abu Khalil, un professore americano di origine libanese presso la California State University, il quale afferma di essere "pro-palestinese", non sembra preoccupato delle severe restrizioni imposte ai palestinesi dal suo Paese: il Libano. Né sembra infastidito del fatto che un funzionario libanese (e non israeliano) sia quello che di fatto chiede di mettere i palestinesi in "prigioni di massa".

  • L'Egitto, da parte sua, ha da tempo abbandonato i palestinesi, sigillando il suo confine con la Striscia di Gaza. I libanesi, gli egiziani e la maggior parte degli arabi considerano i palestinesi come un problema di Israele. Quando l'attuale crisi del virus sarà superata, si spera che i palestinesi ricorderanno che solo un Paese è intervenuto in loro soccorso: Israele. Potrebbero anche ricordare che i loro fratelli arabi li hanno traditi non per la prima volta e di certo non per l'ultima.

I palestinesi che vivono in Libano sono preoccupati che le autorità libanesi possano usare il coronavirus come un pretesto per rafforzare ulteriormente le restrizioni ai campi profughi, dopo che Samir Geagea, un eminente politico libanese, ha chiesto la chiusura immediata dei 12 campi profughi palestinesi del suo Paese. Nella foto: Palestinesi che protestano il 31 gennaio 2020 ad Ain el-Hilweh, il più grande campo profughi palestinese del Libano. (Foto di Mahmoud Zayyat/AFP via Getty Images)

Mentre Israele lavora alacremente per contrastare la diffusione del coronavirus tra i palestinesi, i Paesi arabi sembrano fare del loro meglio quando si tratta di aiutare i loro fratelli palestinesi, ossia non fanno assolutamente nulla.

Nei giorni scorsi, le autorità israeliane hanno consegnato all'Autorità Palestinese, che governa in Cisgiordania, 200 kit di test del Covid-19. Per di più, team di professionisti israeliani e palestinesi lavorano insieme per arrestare il contagio del virus.

Le autorità israeliane hanno altresì consegnato altri 200 kit di test a Hamas, al potere nella Striscia di Gaza, nonostante le migliaia di razzi e di aerostati esplosivi e incendiari lanciati verso Israele.

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L'Europa non deve essere vittima del ricatto di Erdoğan

di Burak Bekdil  •  17 marzo 2020

  • Evidentemente la Turchia vorrebbe vedere maggiori progressi nei colloqui di adesione per diventare membro a pieno titolo dell'Unione Europea. (...) Erdoğan vorrebbe sicuramente che l'Occidente sorvoli sul suo marcato deficit democratico e aiuti la Turchia a rafforzare la sua influenza sulle isole greche al largo delle sue coste, così come le sue pretese sui giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale.

  • Erdoğan aveva bisogno di trovare un avversario non russo da attaccare, per distogliere la rabbia dei turchi e convogliarla verso un obiettivo diverso. E quale bersaglio migliore dell'UE, con cui la maggior parte dei turchi ha un rapporto di amore-odio? L'idea di aprire le porte del confine turco e inondare l'Europa di migranti sarebbe piaciuta di certo al turco medio...

  • Ma se l'Europa vuole proteggere la propria libertà e sovranità deve difendersi. Deve rifiutare di accettare gli ostaggi di Erdoğan. (...) Se i primi gruppi di questo mini-esodo dalla Turchia dovessero far fronte a un serio blocco anziché trovare autoctoni disponibili e accoglienti, i potenziali migranti sarebbero scoraggiati dal fare un viaggio così pericoloso. Ciò che la Grecia potrebbe ottenere senza l'aiuto dell'UE sarebbe limitato...

Il 27 febbraio, il governo turco ha finito per premere il pulsante per mettere in atto la minaccia del presidente Erdoğan: milioni di migranti (soprattutto siriani) sul suolo turco, liberi di recarsi in Europa perché le porte del confine turco si sono aperte. Nella foto: il 4 marzo 2020, migranti al confine tra la Grecia e la Turchia cercano di abbattere la barriera di confine greca e di entrare nella Repubblica ellenica, nei pressi di Edirne, in Turchia. (Foto di Bulent Kilic/AFP via Getty Images)

L'autocrate islamista turco, il presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha minacciato molte volte l'Europa di "inviare milioni di profughi". Evidentemente la Turchia vorrebbe vedere maggiori progressi nei colloqui di adesione per diventare membro a pieno titolo dell'Unione Europea. Al momento, questi negoziati sono stati congelati. Il presidente turco potrebbe anche volere avere il sostegno occidentale – da parte dell'Unione Europea, degli Stati Uniti e della NATO – alla sua visione di espandere il territorio turco nella Siria nordoccidentale.

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Iran: Le menzogne dei mullah sul coronavirus

di Majid Rafizadeh  •  14 marzo 2020

  • La Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, ha di recente definito il coronavirus una "benedizione".

  • La situazione è diventata talmente pericolosa che alcuni membri del Parlamento iraniano hanno osato farsi avanti e criticare l'establishment teocratico per non aver affrontato in modo adeguato il problema.

  • La dissimulazione e le menzogne dei leader iraniani sono alcuni dei motivi fondamentali che sottendono alla diffusione del Covid-19 in altri Paesi. Definendo il coronavirus una "benedizione", la Guida suprema iraniana sembra lasciare intendere che il suo obiettivo è la propagazione del virus in altre nazioni, in particolare in Israele e in Occidente.

Dopo la Cina, la Repubblica islamica dell'Iran è il secondo focolaio del coronavirus al mondo, e grazie alle menzogne e alle dissimulazioni dei mullah al potere, Teheran lo sta diffondendo nel resto del pianeta. (Foto di Mehdi Marizad/Fars News Agency/AFP via Getty Images)

La Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, ha di recente definito il coronavirus una "benedizione". La Repubblica islamica dell'Iran è, dopo la Cina, sua alleata, il secondo focolaio del coronavirus al mondo, e grazie alle menzogne e alle dissimulazioni dei mullah al potere, Teheran lo sta diffondendo nel resto del pianeta.

Le autorità iraniane hanno inizialmente affermato che nel Paese non era in atto un'epidemia di coronavirus e che nessuno in Iran aveva contratto la malattia. Presto, però, le informazioni trapelate hanno consentito di capire che gli alti funzionari iraniani avevano deciso di nascondere la verità.

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Chi attacca i cristiani palestinesi?

di Bassam Tawil  •  11 marzo 2020

  • La difficile situazione dei cristiani che vivono sotto il governo dell'Autorità Palestinese in Cisgiordania e sotto quello di Hamas nella Striscia di Gaza viene spesso ignorata dalla comunità internazionale e dai giornalisti presenti in Medio Oriente.

  • È opportuno osservare che la popolazione cristiana presente nell'area di Betlemme ha subìto un drastico calo passando dall'86 per cento del 1950 a meno del 12 per cento di oggi. In Cisgiordania, i cristiani ora rappresentano meno del 2 per cento della popolazione (...)

  • Nella Striscia di Gaza governata da Hamas la situazione dei cristiani è ben peggiore.

  • Invece di alzare la voce contro la persecuzione dei cristiani da parte dell'Autorità Palestinese e di Hamas, questi leader cristiani sono impegnati a cercare di incolpare Israele. Vogliono che il mondo creda che i cristiani fuggono da Betlemme e dalla Striscia di Gaza a causa delle misure di sicurezza israeliane contro i terroristi e non per le brutalità perpetrate dalle autorità palestinesi e dai musulmani in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Se le loro affermazioni fossero vere, allora perché anche i musulmani non fuggono a causa delle presunte misure israeliane?

Mentre i leader cristiani sono impegnati a condannare Israele e a diffondere calunnie del sangue contro lo Stato ebraico, i cristiani di Betlemme (nella foto) vengono colpiti da teppisti e balordi. (Fonte dell'immagine: Daniel Case/Wikimedia Commons)

Mentre i leader cristiani sono impegnati a condannare Israele e a diffondere calunnie del sangue contro lo Stato ebraico, i cristiani di Betlemme vengono colpiti da teppisti e balordi.

L'ultima vittima di queste violenze anticristiane è il dottor Salameh Qumsiyeh, un ginecologo di Betlemme che il 18 febbraio scorso è stato brutalmente aggredito da non identificati criminali mentre era al voltante della sua auto, nel centro della città.

Secondo quanto riferito da testimoni oculari, quattro aggressori mascherati hanno fermato l'auto di Qumsiyeh e lo hanno picchiato con bastoni e strumenti affilati per poi darsi alla fuga. Il medico è stato portato d'urgenza in ospedale dove gli sono state riscontrate gravi ferite.

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I fortunati arabi del Medio Oriente

di Bassam Tawil  •  10 marzo 2020

  • Al contempo, ci sono altri arabi della regione che sono più fortunati dei palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza e questi sono i cittadini arabi di Israele. Tali cittadini hanno la fortuna di non vivere sotto il governo dei leader corrotti e incompetenti dell'Autorità Palestinese e di Hamas.

  • Ecco altre buone notizie spiacevoli riguardanti i cittadini arabi di Israele: nel 2018, il governo israeliano ha reso noto che negli ultimi due anni aveva investito 4,5 miliardi di shekel (1,3 miliardi di dollari). Il governo ha inoltre annunciato che destinerà 20 milioni di shekel (5,6 milioni di dollari) al mercato arabo dell'alta tecnologia. Complessivamente, il governo ha deciso di investire 15 miliardi di shekel (4,3 miliardi di dollari), entro la fine del 2020, nel settore arabo-israeliano ...

  • I 50 miliardi di dollari che il piano di Trump ha offerto ai palestinesi finiranno per essere trattenuti perché i leader palestinesi hanno qualcos'altro in testa: continuare a ingrossare i loro conti correnti bancari a discapito della propria gente. Non stupisce quindi che gli arabi – compresi i palestinesi – che sognano una vita migliore spesso desiderino trasferirsi in Israele. Non sorprende anche che la maggior parte degli arabi israeliani non voglia far parte di uno Stato palestinese e chieda di rimanere in Israele.

I due milioni di cittadini arabi israeliani sono diventati oggetti di invidia da parte dei loro fratelli palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Un esempio della vita prospera e di successo degli arabi israeliani arriva da Arraba (nella foto), una città della Galilea, a nord di Israele. Con una popolazione di 26 mila abitanti, Arraba è ora una delle principali comunità al mondo per numero di medici. (Fonte dell'immagine: Yaakov/Wikimedia Commons)

I palestinesi che vivono sotto l'Autorità Palestinese (AP) in Cisgiordania e di Hamas nella Striscia di Gaza possono solo sognare le condizioni di vita di cui godono in Israele i loro fratelli arabi.

Grazie all'Autorità Palestinese e alla leadership di Hamas, i palestinesi sono sprofondati in condizioni di vita terribili. Povertà, disoccupazione e repressione sono state il loro destino di decennio in decennio. Questo è il motivo per cui l'AP e Hamas hanno ripetutamente respinto i piani di pace che offrono prosperità ai palestinesi.

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La crisi migratoria in Grecia: "Una polveriera pronta a esplodere"

di Soeren Kern  •  3 marzo 2020

  • "Le persone si sono viste distruggere le loro proprietà, le pecore e le capre sono state massacrate, le case scassinate. Qualche anno fa, quando c'erano 5 mila migranti sull'isola, le cose andavano abbastanza male. Ora c'è la sensazione che la situazione sia davvero sfuggita di mano." – Nikos Trakellis, leader della comunità di Moria, sull'isola greca di Lesbo.

  • "Temo per la sicurezza della nostra gente, i residenti di Lesbo. Perché la situazione cambi, molti rifugiati devono essere trasferiti sulla terraferma e i nuovi arrivi dalla Turchia devono essere fermati. Altrimenti, saremo condannati." – Il governatore regionale dell'Egeo settentrionale Kostas Moutzouris.

  • Funzionari greci hanno dichiarato che il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan controlla personalmente i flussi migratori verso la Grecia e li attiva e disattiva per estorcere più denaro e altre concessioni politiche dall'Unione Europea.

  • La Turchia, che attualmente ospita quattro milioni di profughi siriani, ha detto di non poter gestire un nuovo afflusso. Ha ripetutamente minacciato di riaprire le porte dell'Europa all'immigrazione di massa.

Un piano del governo greco per costruire nuovi campi profughi in cinque isole dell'Egeo ha scatenato la violenta opposizione da parte dei residenti locali, che temono che le strutture incoraggeranno un'ulteriore migrazione di massa dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente. Nella foto: Il 26 febbraio 2020, la polizia antisommossa sull'isola greca di Lesbo affronta i residenti che protestano contro la costruzione di un nuovo campo profughi. (Foto di Aris Messinis/ AFP via Getty Images)

Un piano del governo greco per costruire nuovi campi profughi in cinque isole dell'Egeo ha scatenato la violenta opposizione da parte dei residenti locali, che temono che le strutture incoraggeranno un'ulteriore migrazione di massa dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente.

Il governo afferma che i nuovi campi, che dovrebbero essere operativi entro luglio 2020, sono necessari per alleviare il sovraffollamento in altri luoghi che sono stati al centro delle critiche internazionali. I residenti locali ribattono che i migranti dovrebbero essere trasferiti nella Grecia continentale.

Il 25 febbraio, più di 500 abitanti autoctoni hanno impedito ai lavoratori edili di accedere al sito di costruzione di un nuovo campo profughi di Karava Mantamadou a Lesbo. La polizia antisommossa ha utilizzato i gas lacrimogeni e le granate stordenti per disperdere la folla.

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La Francia reintroduce in sordina il reato di blasfemia

di Giulio Meotti  •  1 marzo 2020

  • Oggi, in Francia, utilizzare la libertà di espressione per criticare l'Islam è palesemente un atto assai pericoloso, anche per chi come Mila è minorenne.

  • La Francia sta rapidamente passando dalla laicità alla codardia; dalla libertà di espressione alla resa incondizionata. La Francia continua a cercare di tergiversare mentre l'islamismo trae profitto dal fatto che le élites abbandonano rapidamente i valori giudaico-cristiani.

  • Anche le organizzazioni femministe, così pronte a denunciare la "mascolinità tossica" e le "strutture patriarcali di dominio" sono rimaste in silenzio.

  • Attualmente, in Francia, il Paese della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che ha sempre santificato la libertà di espressione e il diritto di criticare la religione e le ideologie, qualcuno in seno al sistema giudiziario (...) sta reintroducendo in sordina e di fatto il reato di blasfemia.

Attualmente, in Francia, il Paese che ha sempre santificato la libertà di espressione e il diritto di criticare la religione e le ideologie, qualcuno in seno al sistema giudiziario sta reintroducendo in sordina e di fatto il reato di blasfemia. (Fonte dell'immagine: iStock. L'immagine è al solo scopo illustrativo e non ritrae alcuna persona menzionata nell'articolo.)

La Francia aveva appena ricordato il quinto anniversario del massacro al settimanale satirico Charlie Hebdo quando è piombata in un caso simile. Il 18 gennaio, Mila O., una sedicenne francese, ha espresso commenti offensivi sull'Islam in un video in diretta su Instagram.

"Durante la diretta streaming, un ragazzo musulmano le chiede un appuntamento che lei rifiuta di dargli dicendo di essere gay. Il giovane risponde accusandola di razzismo e definendola una 'sporca lesbica'. In un altro video in streaming, successivo agli insulti ricevuti, Mila replica con veemenza asserendo che "odia la religione".

E la ragazza dice tra l'altro:

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Coronavirus: La morte del dottor Li Wenliang scuote la Cina

di Gordon G. Chang  •  17 febbraio 2020

  • La malattia che sta flagellando il Paese potrebbe essere la "Chernobyl" della Cina, l'occultamento di un disastro che finirà per portare al crollo del regime.

  • Molti analisti si aspettano che Pechino rilanci l'economia, ma questo è possibile solo se c'è un'attività economica sottostante. Con gran parte dell'economia ferma, non c'è molto da stimolare. Un'economia morta è una crisi esistenziale per un regime la cui base primaria di legittimazione è la promessa di garantire prosperità al popolo cinese.

  • L'audacia delle recenti richieste mostra che, a causa dell'epidemia, il popolo cinese sta iniziando a perdere la paura di Xi e del Partito comunista. [L'ex premier australiano] Rudd e i propagandisti cinesi affermano che il partito supererà questa crisi, ma quando la gente non ha più paura, può accadere di tutto.

  • "Se non ci danno una spiegazione, noi non ci arrenderemo", ha detto Lu Shuyun, la madre del dottor Li Wenliang, chiedendo di sapere perché la polizia ha vessato suo figlio mentre cercava di salvare i pazienti.

Il dottor Li Wenliang, morto il 7 febbraio dopo aver contratto il coronavirus, era uno degli otto medici che a dicembre avevano messo in guardia dal pericolo della diffusione dell'epidemia e per questo erano stati redarguiti dal governo cinese. Era stato accusato di aver "diffuso notizie false e turbato l'ordine sociale" e a causa dei suoi coraggiosi sforzi era stato fermato e interrogato. Nella foto: Una veglia in onore di Wenliang, il 7 febbraio, a Hong Kong. (Foto di Anthony Kwan/Getty Images)

Il 7 febbraio, gli abitanti di Wuhan, nella Cina centrale, sottoposti a una rigida quarantena, nel sentire la notizia della morte del dottor Li Wenliang per il contagio da coronavirus, hanno aperto le finestre e hanno pianto. Altri sono scesi in strada per rendere sonoramente omaggio al medico "whistleblower". Il dolore e la rabbia, espressi negli ultimi giorni nelle strade, dai balconi e sui social media, hanno raggiunto livelli senza precedenti.

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La Svezia e il suo Stato sociale sono in crisi

di Nima Gholam Ali Pour  •  13 febbraio 2020

  • Nell'arco di una generazione, Malmö, la terza città più grande della Svezia, avrà una popolazione per lo più di origine straniera. In che modo si svolgerà il processo di integrazione dei migranti e in quale gruppo verranno assimilati?

  • Al contempo, molti bambini nati in Svezia imparano lo svedese così male da non riuscire affatto a parlarlo, perché in alcune scuole materne ed elementari non si parla abbastanza la lingua nazionale. Questo cambiamento sta avvenendo rapidamente.

  • Nel giro di un decennio, la società svedese non sarà l'unica ad essere radicalmente diversa. Anche lo Stato sociale svedese, che ha contraddistinto la Svezia nel mondo, sta cambiando o forse addirittura sta per essere gradualmente eliminato.

Molti bambini nati in Svezia imparano lo svedese così male da non riuscire affatto a parlarlo, perché in alcune scuole materne ed elementari non si parla abbastanza la lingua nazionale. Questo cambiamento sta avvenendo rapidamente. Nella foto: Bambini figli di migranti in una scuola di Halmstad, in Svezia, 8 febbraio 2016. (Foto: David Ramos/Getty Images)

Negli Stati Uniti, lo Stato sociale svedese spesso viene elogiato dalla Sinistra. Ma in seguito all'acuirsi della crisi migratoria del 2015, quando la Svezia è stata inondata di profughi siriani, il Paese affronta ora una crisi del welfare che minaccia l'intero modello sociale svedese.

Nel 2015, la Svezia contava 9,7 milioni di abitanti, prima di accogliere 162 mila richiedenti asilo, il 70 per cento dei quali era di sesso maschile e proveniva principalmente dalla Siria, dall'Afghanistan e dall'Iraq. La crisi migratoria ha creato un'instabile situazione finanziaria e sociale che ha indotto l'establishment politico svedese a rivedere la propria posizione in merito alla politica in materia di immigrazione e asilo, posizione che fino ad allora era stata molto liberale.

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Francia, "l'aspirante repubblica islamica"

di Giulio Meotti  •  12 febbraio 2020

  • In un Paese che difendeva la libertà di espressione, l'autocensura esonda.

  • "Negli ultimi cinque anni sono andata alla stazione di polizia ogni mese per presentare una denuncia per minacce di morte, non per insulti, minacce di morte." – Marika Bret, giornalista di Charlie Hebdo, 8 gennaio 2020.

  • "Più nessuno osa pubblicare caricature di Maometto. L'autocensura prevale. (...) Le espressioni di odio vengono dirette contro quelli che resistono all'oscurantismo e non contro quest'ultimo. Per non parlare della psichiatrizzazione del terrorismo per scagionare meglio l'Islam. Se agli inizi degli anni Duemila ci avessero detto che una ventina di vignettisti e intellettuali francesi avrebbe dovuto vivere sotto scorta, nessuno ci avrebbe creduto." – Pascal Bruckner, saggista.

  • Una donna ebrea, Sarah Hariri, è stata torturata e uccisa nel suo appartamento di Parigi dal suo vicino di casa, Kobili Traoré, al grido di "Allahu Akbar". Una corte d'appello ha di recente stabilito che l'uomo "non è penalmente responsabile" delle sue azioni. Come ha dichiarato il rabbino capo di Francia, rav Haim Korsia, è una "licenza per uccidere gli ebrei".

In Francia, un Paese che difendeva la libertà di espressione, l'autocensura esonda, a cinque anni dall'attacco terroristico al settimanale satirico Charlie Hebdo. Il 7 gennaio 2015, i jihadisti Chérif e Saïd Kouachi uccisero 12 persone, ferendone altre 11, quando attaccarono la redazione di Charlie Hebdo, a Parigi. Nella foto: Un'auto della polizia sul luogo dell'attacco, il 7 gennaio 2015. (Photo by STR/AFP via Getty Images)

"Cinque anni dopo gli omicidi di Charlie Hebdo e Hyper Casher, la Francia ha imparato a convivere con la minaccia islamista", scrive Yves Thréard, vicedirettore del quotidiano Le Figaro.

"Non passa mese (...) senza che un attacco abbia luogo sul nostro suolo al grido di 'Allahu Akbar'. (...) Ma che senso ha combattere contro gli effetti dell'islamismo se non affrontiamo le origini di questa ideologia della morte? Eppure, su questo fronte, la negazione continua a competere con l'ingenuità. In cinque anni non è cambiato nulla. Al contrario!

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La vera ragione per cui gli arabi israeliani non vogliono vivere in "Palestina"

di Khaled Abu Toameh  •  10 febbraio 2020

  • Perché i 250 mila arabi israeliani che vivono nell'area del cosiddetto Triangolo sono fortemente contrari all'idea di ritrovarsi parte di uno Stato palestinese?

  • Numerosi cittadini arabi israeliani vedono che i palestinesi che vivono sotto l'Autorità Palestinese (AP), in Cisgiordania, e sotto Hamas, nella Striscia di Gaza, subiscono quotidianamente violazioni dei diritti umani.

  • Ciò di cui ora hanno bisogno i cittadini arabi di Israele è eleggere nuovi leader politici che promuovano la coesistenza tra arabi ed ebrei, e non s'impegnino in una retorica anti-israeliana e in azioni contro lo Stato ebraico.

  • Alcuni dei leader dei cittadini arabi israeliani, in particolare un certo numero di membri della Knesset, hanno agito contro gli interessi del loro elettorato. Sembra quasi che questi presunti leader rappresentino l'AP e Hamas anziché gli arabi israeliani che li hanno votati nella speranza che una volta eletti lavorassero per risolvere i problemi delle loro comunità, a cominciare dalla disoccupazione.

I quasi due milioni di arabi israeliani sono indignati per il piano di pace del presidente americano Donald Trump, che propone di includere alcune delle loro comunità in un futuro Stato di Palestina. Nella foto: l'1 febbraio 2020, abitanti della città arabo-israeliana di Baqa al-Gharbiya protestano contro il piano di Trump. (Foto di Ahmad Gharabli/AFP via Getty Images)

I quasi due milioni di arabi israeliani sono indignati per il piano di pace per il Medio Oriente presentato dal presidente americano Donald Trump, che propone di includere alcune delle loro comunità in un futuro Stato di Palestina. Dopo la presentazione del piano, migliaia di arabi hanno manifestato nelle strade per dire "no" a una proposta che farebbe di loro dei cittadini palestinesi.

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