Analisi e articoli più recenti

Pakistan: Vita o morte per la "blasfema" cristiana?
È attesa la sentenza sul destino di Asia Bibi

di Raymond Ibrahim  •  20 ottobre 2018

  • Nella sua autobiografia, Asia Bibi si chiede "se oggi essere cristiani in Pakistan non sia soltanto un fallimento, o una nota a tuo sfavore, ma di fatto un crimine". Il suo interrogativo sta per trovare definitivamente una risposta da parte della Corte Suprema del Pakistan.

  • Poiché la parola di un cristiano non è valida contro la parola di un musulmano, le accuse di blasfemia lanciate dai musulmani nei confronti dei cristiani sono comuni e comportano abitualmente la reclusione in carcere, le percosse e perfino l'uccisione dei cristiani – come quando 1.200 musulmani, nel 2014, bruciarono viva di proposito una giovane coppia cristiana per presunte offese all'Islam.

  • Questo è forse il motivo per cui le autorità pakistane continuano a procrastinare l'emissione del verdetto finale – per dare alla Bibi il tempo di morire in carcere "per morte naturale" – come è accaduto ad altri cristiani, in circostanze "misteriose". Invece di placare il mondo, facendo però infuriare gli islamisti rilasciandola, o anziché rabbonire gli islamisti, facendo tuttavia inorridire il mondo condannandola a morte, il sistema giudiziario pakistano ha abbandonato da dieci anni Asia Bibi nella trappola mortale di una cella, dove le condizioni terribili, i gravi maltrattamenti, la negazione delle cure mediche, gli abusi psicologici e le percosse avrebbero dovuto portarla alla morte, come è stato fatto a molti altri prima di lei.

Asia Bibi e due dei suoi cinque figli, fotografata prima che venisse rinchiusa nel braccio della morte, nel 2010, per "blasfemia".

Il 9 ottobre, presso la Corte Suprema del Pakistan si è aperta l'udienza finale del processo di una donna cristiana detenuta da quasi un decennio nel braccio della morte con l'accusa di aver offeso il profeta Maometto, fondatore dell'Islam. Il destino della donna è ora segnato: "I giudici hanno emesso la sentenza, ma è riservata", ha riferito Mehwish Bhatti, della British Pakistani Christian Association, il quale era all'esterno del tribunale.

Aasiya Noreen – meglio conosciuta come "Asia Bibi" – è una donna di 47 anni moglie e madre di cinque figli che è stata accusata di aver violato circa un decennio fa la famigerata legge sulla blasfemia.

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Criticare il terrorismo è una forma di "malattia mentale"?

di Guy Millière  •  8 ottobre 2018

  • Di recente è stato pubblicato un rapporto di 615 pagine, scritto da un consigliere del presidente francese Emmanuel Macron, Hakim El Karoui, preposto a creare le nuove istituzioni di un "Islam francese". Il report definisce l'islamismo come una "ideologia totalmente distinta dall'Islam" e inoltre non menziona mai i nessi esistenti fra l'islamismo e il terrorismo. Il rapporto insiste anche sulla urgente necessità di diffondere in Francia il "vero Islam" e di adottare l'insegnamento dell'arabo nelle scuole superiori pubbliche.

  • La richiesta da parte della magistratura a Marine Le Pen, di sottoporsi a una perizia psichiatrica per stabilire se sia sana, indica che le autorità francesi potrebbero ripristinare il vecchio utilizzo sovietico della "psichiatria" per mettere a tacere i dissidenti o gli oppositori politici.

  • L'offensiva giudiziaria contro Marine Le Pen ora si aggiunge a quella finanziaria. Anche se lei non viene incarcerata, la legge sembra essere stata utilizzata per esporla al rischio di essere dichiarata non eleggibile per le elezioni del Parlamento europeo che si terranno a maggio 2019.

Marine Le Pen (fotografata sul podio), leader del Front National, partito francese di destra, ha postato dei tweet critici nei confronti del gruppo terroristico dello Stato islamico, tra cui le foto delle vittime assassinate dall'Isis. Per questo, la Le Pen è stata accusata del reato di "diffusione di immagini violente" e le è stato ordinato da un tribunale di sottoporsi a una perizia psichiatrica per stabilire se sia sana di mente, (Foto di Sylvain Lefevre/Getty Images)

Il 16 dicembre 2015, un giornalista francese di una emittente radiofonica mainstream paragonò il Front National (Fn), un partito francese di destra, allo Stato islamico (Isis) dicendo che esisteva una "convergenza di vedute" fra loro e che entrambi spingevano i propri sostenitori a "chiudersi nella propria identità". Marine Le Pen, leader di Fn, parlando di un "inaccettabile scivolone verbale", chiese alla stazione radiofonica il diritto di replica. Poi pubblicò su Twitter le immagini che mostravano i corpi delle vittime dello Stato islamico, aggiungendo: "L'Isis è questo!"

I media francesi l'accusarono immediatamente di trasmettere immagini "indecenti" e "oscene", e subito dopo il governo francese chiese al Dipartimento di Giustizia di incriminarla. Inoltre, l'8 novembre 2017, l'Assemblea nazionale francese le revocò l'immunità parlamentare.

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Germania: Aumenta la popolarità del partito anti-immigrazione

di Soeren Kern  •  4 ottobre 2018

  • Gli oppositori dell'Afd, che spesso definiscono il partito "di estrema destra" o "estremista", affermano che i suoi presunti legami con i gruppi neonazisti rappresentano una minaccia esistenziale all'ordine costituzionale della Germania. I sostenitori dell'Afd ribattono che l'establishment tedesco politicamente corretto, per timore di perdere potere e influenza, sta tentando di bandire un partito legittimo che si è impegnato a mettere al primo posto gli interessi dei cittadini tedeschi.

  • "La questione dell'immigrazione è la madre di tutti i problemi". – Il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer.

  • "L'estremismo non può essere combattuto con l'esclusione, ma valutando i fatti. Chi vuole arrivare ai cittadini preoccupati deve uscire dalle trincee ideologiche." – Oswald Metzger in Tichys Einblick, un importante blog tedesco.

Nella foto: una marcia del silenzio organizzata dal Partito Alternativa per la Germania (AfD), in memoria delle vittime dei crimini violenti perpetrati da migranti, l'1 settembre 2018 a Chemnitz, in Germania. (Foto di Jens Schlueter/Getty Images)

L'omicidio di un cittadino tedesco commesso a Chemnitz da due migranti la cui richiesta d'asilo era stata respinta e il tentativo di insabbiamento da parte della polizia hanno contribuito ad aumentare l'appoggio al Partito Alternativa per la Germania (AfD) contrario all'immigrazione che, secondo un nuovo sondaggio, ha superato in popolarità il Partito socialdemocratico (Spd) diventando la seconda forza politica della Germania.

Il consenso per l'AfD è aumentato attestandosi al 17 per cento, mentre il sostegno per i socialdemocratici è sceso al 16 per cento. L'alleanza tra l'Unione democratico cristiana (Cdu) della cancelliera Angela Merkel e l'Unione cristiano-sociale (Csu) è al 28,5 per cento, secondo un sondaggio dell'Insa Institute pubblicato dal quotidiano Bild il 3 settembre scorso.

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Svezia: Il partito anti-immigrazione diventa influente

di Soeren Kern  •  1 ottobre 2018

  • La polizia svedese ha ricevuto più di 2.300 segnalazioni di potenziali reati connessi alle elezioni legislative di quest'anno, come le intimidazioni agli elettori e le minacce di violenza contro proprietà o persone. Un team di osservatori elettorali internazionali ha rilevato delle irregolarità nel 46 per cento dei seggi elettorali visitati. Il gruppo ha espresso particolare preoccupazione per la mancanza di segretezza nelle votazioni. Le autorità svedesi consentono a più di un elettore (in genere della stessa famiglia) di entrare insieme nella cabina elettorale, verosimilmente per garantire che il familiare più istruito possa aiutare quello che lo è meno a compilare correttamente la scheda elettorale.

  • "Siamo preoccupati per la notevole incidenza delle decisioni familiari in ambito elettorale, una prassi in base alla quale le donne, gli anziani e gli infermi possono essere guidati o persino istruiti su come votare da un altro membro della famiglia. (...) Riteniamo che questo possa essere un modo per impedire loro di scegliere liberamente come esprimere la propria preferenza elettorale". – Dichiarazione sulle elezioni svedesi da parte degli osservatori elettorali internazionali della ong Democracy Volunteers.

  • Con decine di migliaia, forse centinaia di migliaia, di migranti che ricevono i sussidi statali senza aver versato nessun contributo, l'attuale sistema di welfare svedese sembra destinato a crollare, secondo il leader del Partito dei Democratici svedesi, Jimmie Åkesson.

Nelle elezioni svedesi, ogni partito ha una propria scheda elettorale con il nome del partito ben visibile. La scelta della scheda avviene in pubblico, pertanto i presenti possono vedere a quale lista elettorale l'elettore accorda la sua preferenza. Di conseguenza, alcuni elettori potrebbero sentirsi intimiditi ed essere riluttanti a dire pubblicamente che avrebbero voluto votare per il Partito dei Democratici svedesi contrario all'immigrazione. (Fonte dell'immagine: Jens O. Z. Ehrs/Wikimedia Commons)

Il clamoroso successo dei Democratici svedesi nelle elezioni legislative tenutesi in Svezia il 9 settembre ha drenato così tanti voti dai partiti tradizionali che i due principali blocchi parlamentari sono di fatto vincolati e ben lungi dal formare una maggioranza di governo.

I Democratici svedesi hanno guadagnato il 17, 5 per cento dei voti e sono emersi come il terzo partito più grande del paese, secondo i risultati elettorali pubblicati il 16 settembre. Gli esiti elettorali, che mostrano un miglioramento del 4,6 per cento rispetto al 12,9 per cento dei voti ottenuto nelle elezioni del 2014, hanno posto i Democratici svedesi in una situazione che permette di mantenere gli equilibri di potere nella prossima legislatura.

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Palestinesi: Sputare nel pozzo

di Bassam Tawil  •  27 settembre 2018

  • In realtà, i palestinesi hanno un messaggio prioritario per l'amministrazione statunitense ed è: vi odiamo e sobilliamo contro di voi, ma ci aspettiamo che continuerete a erogarci denaro contante per miliardi di dollari. E quando cercherete di aiutarci, ci riserveremo il diritto di sputarvi in faccia.

  • L'intera esistenza di Fatah, la fazione che domina e controlla l'Autorità palestinese, dipende essenzialmente dagli aiuti finanziari degli Stati Uniti, dell'Ue e di altri donatori occidentali.

  • Così, mentre i manifestanti chiedevano a Ramallah che gli Stati Uniti revocassero la decisione di tagliare i fondi all'UNRWA, gli uomini di Abbas a Gerusalemme Est hanno cercato di bloccare una riunione patrocinata dagli Stati Uniti per discutere in che modo aiutare l'economia palestinese.

  • Evidentemente Abbas e i suoi alti funzionari a Ramallah desiderano avere entrambe le cose: continuare a istigare contro l'amministrazione Trump e ricevere gli aiuti finanziati dai contribuenti americani.

Il 4 settembre scorso, i manifestanti palestinesi, tra cui alti funzionari di Fatah, la fazione del presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas (a destra, nella foto) hanno bruciato le immagini del presidente Donald Trump e di alcuni dei suoi alti rappresentanti, come i consiglieri presidenziali Jared Kushner (al centro, nella foto) e Jason Greenblatt (a sinistra). La foto dell"incontro di cui sopra è stata scattata il 21 giugno 2017 a Ramallah. (Fonte dell'immagine: Thaer Ghanaim/PPO via Getty Images)

Ancora una volta, i palestinesi inviano messaggi contrastanti in merito alla loro posizione nei confronti dell'amministrazione del presidente americano Donald Trump. Da un lato, i palestinesi condannano l'amministrazione Trump per la sua decisione di tagliare tutti gli aiuti americani all'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA); dall'altro, sono contrari a qualsiasi piano dell'amministrazione americana per fornire loro aiuti finanziari e migliorare le condizioni di vita.

Questa posizione palestinese non è soltanto un doppio gioco, ma riflette altresì lo stato di confusione e incertezza che regna tra la leadership palestinese a Ramallah in particolare e la popolazione palestinese in generale.

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In merito alla legge di Israele sullo Stato-nazione

di Denis MacEoin  •  29 agosto 2018

  • Israele viene ingiustamente condannato per aver fatto qualcosa per cui nessuno stato musulmano è mai stato condannato: aver identificato la propria nazionalità con la propria religione – e nel caso di questi Paesi musulmani ciò viene fatto frequentemente in un modo che esclude o limita i diritti, o persino l'esistenza stessa delle minoranze.

  • In Arabia Saudita e alle Maldive, solo ai musulmani è concessa la cittadinanza. In entrambi i Paesi, è vietata la pratica manifesta di qualsiasi religione diversa dall'Islam – anche il Cristianesimo e l'Ebraismo, che in teoria sono accettati dall'Islam. In Israele, i fedeli di tutte le religioni e i membri di tutti i gruppi etnici sono cittadini a pieno titolo.

In Arabia Saudita e alle Maldive, solo ai musulmani è concessa la cittadinanza. In entrambi i Paesi, è vietata la pratica manifesta di qualsiasi religione diversa dall'Islam. Nella foto: Segnali stradali in Arabia Saudita che indicano la strada per la Mecca "Solo per i musulmani". (Fonte dell'immagine: Peter Dowley/Wikimedia Commons)

Il 19 luglio, il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato la Legge Fondamentale che dichiara Israele Stato-nazione. Dato che Israele non ha mai avuto una Costituzione, il disegno di legge è l'ultima versione delle leggi fondamentali del paese, sotto forma di Legge Fondamentale: Israele, Stato-nazione del popolo ebraico. Per molti, ciò sembra affermare una ovvietà. Israele non era stato creato proprio per questo? L'unica domanda da porsi è: "Perché ci sono voluti 70 anni per trasformare l'ovvio in legge?" Ma forse c'è un altro interrogativo: "Perché i membri della Knesset hanno approvato la legge con una maggioranza risicata, 62 voti a favore, 55 contrari e due astenuti?"

Quando si è saputo che il parlamento israeliano aveva osato definire in tal modo il proprio Stato, molti hanno considerato questa decisione una catastrofe. Come se non avessero mai saputo che sin dai tempi della Bibbia la terra ora chiamata Israele era la patria degli ebrei.

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Europa: Le preghiere negli spazi pubblici

di Giulio Meotti  •  28 agosto 2018

  • Questi paesi arabi sanno meglio dell'Europa che per contenere il fondamentalismo islamico è di cruciale importanza controllare le strade.

  • Il fatto che 140 mila musulmani si siano di recente riuniti in Gran Bretagna per una preghiera pubblica organizzata da una moschea nota per il suo estremismo e per i legami con terroristi jihadisti, non dovrebbe soltanto allarmare le autorità britanniche, ma anche quelle di altri paesi europei.

h Potrebbe non essere una coincidenza che molti jihadisti britannici provengano da Birmingham, che è stata definita "la capitale jihadista della Gran Bretagna". Nella foto: la moschea centrale di Birmingham, in Gran Bretagna. (Fonte dell'immagine: Oosoom/Wikimedia Commons)

Alcuni mesi fa, è scoppiata una tempesta mediatica globale dopo che i cattolici polacchi avevano organizzato una preghiera di massa in tutto il paese. La BBC ha definito "controversa" questa iniziativa, per via dei "timori che potrebbe essere considerata come una approvazione del rifiuto espresso dallo Stato di accogliere i migranti musulmani".

Ma in Gran Bretagna non è scoppiata la stessa polemica quando 140 mila musulmani si sono raccolti in preghiera nei prati verdi dello Small Heath Park, a Birmingham, partecipando a un evento organizzato dalla moschea di Green Lane per celebrare la fine del Ramadan.

In Francia è in corso un dibattito sulla necessità o meno di fermare le preghiere in strada. "Non pregheranno in strada, lo impediremo", ha annunciato il ministro dell'Interno Gerard Collomb.

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Le spose bambine in Turchia

di Burak Bekdil  •  19 agosto 2018

  • In Turchia, il 40 per cento delle ragazze di età inferiore ai 18 anni è costretto a sposarsi, secondo l'organizzazione Turkish Philanthropy Funds.

  • Nel gennaio 2018, un ente governativo sotto la giurisdizione del presidente Recep Tayyip Erdoğan ha proposto che, in base alla legge islamica, le bambine di appena 9 anni e i ragazzi di 12 anni possono convolare a nozze.

  • "Una scarsa scolarizzazione" è registrata in quasi tutta la Turchia: il livello medio di scolarità è di soli 6,5 anni.

  • In Turchia si può abusare di una 13enne e farla franca, ma non si può prendere in giro il presidente.

Il presidente turco dal 2007 al 2014, Abdullah Gül (a sinistra, nella foto), aveva 30 anni quando sposò sua moglie Hayrünnisa, all'epoca 15enne. (Foto dell'ufficio stampa della NATO tramite Getty Images)

Dove vorresti che fosse tua figlia di 13 anni? A scuola o a letto con uomo maturo? La risposta a questa domanda è ovvia in gran parte del mondo. Ma nelle società islamiche – compresa la Turchia non araba e teoricamente secolare – la risposta a una domanda del genere è inverosimile. In genere, in questi paesi il potere di polizia del governo non contrasta la tradizione patriarcale, piuttosto la sostiene.

L'ex presidente turco, Abdullah Gül, storico uomo forte islamista, ex alleato di Recep Tayyip Erdoğan e co-fondatore del partito che governa la Turchia dal 2002, aveva 30 anni quando sposò sua moglie Hayrünnisa, all'epoca 15enne. Gül, nominato alla presidenza da Erdoğan, è stato il primo presidente islamista della Turchia.

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Germania: L'aumento dei salafiti

di Soeren Kern  •  15 agosto 2018

  • "I salafiti si considerano i difensori di un Islam originario e non adulterato. (...) Di conseguenza, i salafiti vogliono stabilire una 'teocrazia' secondo la loro interpretazione delle regole della sharia, in cui l'ordine liberaldemocratico non si applica più." – Rapporto annuale dell'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV).

  • "Con il pretesto degli aiuti umanitari, gli islamisti riescono a radicalizzare i migranti. In passato, i salafiti, in particolare, hanno cercato di contattare i migranti. Visitavano i centri di accoglienza per profughi a tale scopo e offrivano assistenza. La categoria interessata non era costituita soltanto dai migranti adulti, ma anche dagli adolescenti non accompagnati, i quali, a causa della loro situazione ed età, sono particolarmente sensibili alle attività missionarie salafite." – Rapporto annuale dell'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV).

  • Il rapporto del BfV fa un collegamento diretto tra l'aumento dell'antisemitismo in Germania e la diffusione dei movimenti salafiti nel paese: Pertanto, "l'immagine del nemico del Giudaismo' costituisce un pilastro centrale nella propaganda di tutti i gruppi islamisti. (...) Ciò rappresenta una sfida significativa alla convivenza pacifica e tollerante in Germania".

Nella foto: Migliaia di persone ascoltano, mentre il predicatore salafita Pierre Vogel parla durante un raduno di simpatizzanti, il 9 luglio 2011, ad Amburgo. (Foto di Christian Augustin/Getty Images)

Il numero dei salafiti in Germania è raddoppiato negli ultimi cinque anni e ora supera per la prima volta i diecimila, secondo la BfV, l'agenzia di intelligence interna della Germania. La BfV stima che in Germania risiedano più di 25mila islamisti, circa 2mila dei quali rappresentano una immediata minaccia di attacco.

I nuovi dati figurano nell'ultimo rapporto annuale dell'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Bundesamt für Verfassungsschutz, BfV), presentato a Berlino il 24 luglio scorso dal ministro dell'Interno Horst Seehofer e dal direttore del BfV Hans-Georg Maaßen.

Il report, considerato l'indicatore più importante della sicurezza interna in Germania, delinea un quadro desolante. Il BfV stima che il numero degli islamisti in Germania sia aumentato, ammontando ad almeno 25.810 alla fine del 2017, a fronte dei 24.425 del 2016.

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Regno Unito: Discriminazione contro i profughi cristiani

di Judith Bergman  •  14 agosto 2018 03:32

  • Nel primo trimestre del 2018, le Nazioni Unite hanno raccomandato alla Gran Bretagna di accogliere 1.358 profughi siriani, dei quali solo quattro erano cristiani. Ne sono stati accettati soltanto 1.112, tutti musulmani, e i cristiani sono stati rifiutati.

  • "Come dimostrano ampiamente le statistiche dell'anno scorso, non si tratta di un errore statistico, ma di una forma di discriminazione che il governo ha l'obbligo legale di contrastare con misure concrete." – Lord David Alton di Liverpool, in una lettera inviata al ministro dell'Interno del Regno Unito Sajid Javid.

  • Quali iniziative specifiche, a parte le parole vane, il governo del Regno Unito intende prendere per riparare ai danni già fatti e per evitare che questo succeda di nuovo?

Nel primo trimestre del 2018, le Nazioni Unite hanno raccomandato alla Gran Bretagna di accogliere 1.358 profughi siriani, dei quali solo quattro erano cristiani. Il Ministero dell'Interno britannico ha accettato di ricollocarne soltanto 1.112, tutti musulmani, e ha rifiutato di accogliere i quattro cristiani. (Foto di Peter Macdiarmid/Getty Images)

Il governo britannico di recente ha deciso che vorrebbe dare l'impressione che si preoccupi dei cristiani perseguitati. Il 18 luglio, la premier Theresa May ha detto in Parlamento quanto segue:

"Come governo, siamo con i cristiani perseguitati in tutto il mondo e continueremo a sostenerli. È difficile comprendere che oggi si vedono ancora persone che vengono aggredite e uccise a causa del loro Cristianesimo, ma dobbiamo riaffermare la nostra determinazione a difendere la libertà delle persone di tutte le religioni e credi e a batterci affinché esse possano praticare la loro fede in pace e sicurezza".

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Australia: Un modello per frenare l'immigrazione

di Giulio Meotti  •  13 agosto 2018

  • "Gli europei pensano che in Australia sia facile controllare i nostri confini, ma accampano solo scuse per non fare nulla." – Il generale in pensione Jim Molan, co-ideatore della politica australiana in materia di asilo.

  • "Abbiamo centinaia, forse migliaia di persone che annegano nel tentativo di arrivare dall'Africa in Europa. (...) L'unico modo di fermare le morti è quello di fermare i barconi." – L'ex premier australiano Tony Abbott.

  • "La mia lunga esperienza nella politica australiana mi induce ad affermare che ogni volta che un governo controlla i flussi migratori, aumenta il sostegno pubblico all'immigrazione, quando accade il contrario aumenta l'ostilità nei confronti dell'immigrazione." – L'ex premier australiano John Howard.

  • Deve essere devastante vivere in un paese in cui la governance potrebbe essere discutibile nel migliore dei casi, e le opportunità economiche limitate. La gente sa di mettere a rischio la propria vita in cerca di meglio. Ma per evitare che l'Occidente venga travolto, tali problemi devono essere seriamente affrontati.

Il Centro di elaborazione regionale di Manus in Papua Nuova Guinea, dove l'Australia era solita inviare gli immigrati clandestini respinti dall'Australia. È stato ufficialmente chiuso il 31 ottobre 2017. (Fonte dell'immagine: Dipartimento australiano di immigrazione e cittadinanza)

Quattro anni fa, il governo australiano suscitò delle critiche dopo che aveva pubblicato un annuncio volto a dissuadere i richiedenti asilo dal recarsi illegalmente nel paese. "Assolutamente no!", recitava il volantino. "Non farete dell'Australia la vostra casa. Se salirete su una imbarcazione senza visto, non finirete in Australia. Qualsiasi nave che cerchi di raggiungere illegalmente le coste australiane sarà intercettata e ricondotta in condizioni di sicurezza al di fuori delle acque territoriali australiane."

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L'Unione europea è incapace di neutralizzare le sanzioni americane contro l'Iran

di Soeren Kern  •  12 agosto 2018

  • "Chiunque intrattenga rapporti commerciali con l'Iran NON farà affari con gli Stati Uniti." – Il presidente americano Donald J. Trump.

  • "L'Unione europea chiede alle sue più grandi aziende di rischiare l'intera torta per qualche briciola in più." – Samuel Jackisch, corrispondente da Bruxelles per l'emittente di radiodiffusione pubblica tedesca ARD.

  • "Attualmente, le ammende ammontano a miliardi di dollari, pertanto, non vale la pena rischiare per un piccolo affare e magari per compiacere un governo europeo." – Un investitore bancario citato dalla Reuters.

In una dichiarazione congiunta, Federica Mogherini, il capo della politica estera dell'Ue (nella foto), e i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Regno Unito hanno ammesso apertamente che per l'Unione europea l'accordo sul nucleare iraniano è solo una questione finanziaria e hanno promesso di tutelare le aziende europee dalle sanzioni americane. (Foto di Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

L'Unione europea ha annunciato un nuovo regolamento volto a proteggere le aziende del Vecchio Continente dall'impatto delle sanzioni statunitensi contro l'Iran. La misura, che è stata accolta con scetticismo dai media europei, è improbabile che abbia successo: essa propone alle società europee di mettere in pericolo i loro interessi commerciali nel mercato americano per dei profitti alquanto limitati nel mercato iraniano molto più piccolo.

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La proposta di legge irlandese anti-Israele e i Fratelli Musulmani

di Lawrence A. Franklin  •  31 luglio 2018

  • Il disegno di legge potrebbe avere un impatto negativo sulle imprese americane con filiali in Irlanda, poiché è illegale, in base alle leggi statunitensi anti-boicottaggio, cooperare con un divieto di commercio con gli insediamenti israeliani.

  • Cosa c'è dietro la proposta di legge? Una possibile spiegazione è il ruolo preminente svolto in Irlanda dalle istituzioni e dalle organizzazioni islamiche, in particolare dalla Fratellanza musulmana. Sussistono elementi per ritenere che i Fratelli Musulmani abbiano stabilito il loro quartier generale europeo nell'Isola di Smeraldo.

  • Dai cablogrammi dell'ambasciata americana trapelati è emerso che alcuni musulmani irlandesi parlano di una certa moschea di Dublino chiamandola "Tora Bora", un complesso di grotte naturali al confine tra Afghanistan e Pakistan. Uno degli imam della moschea, Yahya al-Hussein, originario del Sudan, è un membro di Hamas e molti dei suoi fedeli sono jihadisti afgani e bosniaci.

La Leinster House a Dublino, in Irlanda, la sede del Parlamento irlandese. (Fonte dell'immagine: Jean Housen/Wikimedia Commons)

L'11 luglio scorso, il senato irlandese ha approvato una proposta di legge che criminalizza le imprese locali che commerciano con le aziende israeliane situate in Giudea e Samaria (la Cisgiordania). Sottoposto al vaglio della Camera alta dal senatore indipendente Frances Black, il disegno di legge è passato con 25 voti favorevoli, 20 contrari e 14 astenuti. Il Control of Economic Activity (Occupied Territories) Bill, 2018 vieterebbe qualsiasi importazione di beni o servizi dai "territori occupati", con ammende da 250 mila dollari e con pene fino a 5 anni di reclusione per i trasgressori.

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Migrazioni di massa: "L'ingrediente fatale che potrebbe sciogliere l'Ue"

di Giulio Meotti  •  28 luglio 2018

  • Oggi vivono nell'Unione europea 510 milioni di persone, a fronte di 1,3 miliardi di africani. Se la migrazione africana seguisse l'esempio di altre parti del mondo in via di sviluppo, come i messicani negli Stati Uniti, "tra trent'anni (...) l'Europa avrà da 150 a 200 milioni di afro-europei, rispetto ai 9 milioni di oggi". Smith chiama questo scenario "Eurafrica".

  • Il controverso sistema di quote per la ripartizione dei migranti ha già dato esiti fallimentari. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Ungheria per detenzione di profughi. I governi europei non possono fermare, espellere, arrestare o rimpatriare i migranti. Che cosa suggeriscono le autorità di Bruxelles? Portare tutti in Europa?

  • Gli ebrei francesi sono vittime di una forma di pulizia etnica, secondo un manifesto firmato, tra gli altri, dall'ex presidente francese Nicholas Sarkozy e dall'ex premier francese Manuel Valls.

Quest'anno, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz (il secondo da sinistra) è stato invitato a unirsi ai leader dei quattro paesi del "gruppo di Visegrad" (Repubblica ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia), al vertice del 21 giugno. In cima alle priorità c'erano le questioni delle migrazioni di massa e la protezione delle frontiere. (Fonte dell'immagine: Cancelleria federale austriaca)

"Anziché portare alla fusione, la crisi migratoria europea sta portando alla fissione", ha scritto di recente lo storico di Stanford Niall Ferguson. "Sono sempre più convinto che la crisi migratoria sarà vista dai futuri storici come l'ingrediente fatale che ha sciolto l'Ue". Settimana dopo settimana, la previsione di Ferguson sembra trasformarsi in realtà.

Non solo l'Europa continua a frammentarsi poiché il sentimento anti-immigrazione acquista forza politica, ma a seguito della crisi migratoria, la zona interna all'Unione europea senza frontiere, il gioiello più prezioso dell'Europa dopo la Seconda guerra mondiale, è ora definita "a rischio" dal governo italiano, ma anche da parte di altri governi, come l'Austria.

L'immigrazione sta inoltre ridefinendo l'accordo intraunionale.

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L'incessante radicalizzazione dei musulmani svedesi

di Judith Bergman  •  22 luglio 2018

  • La polizia svedese riporta che i bambini musulmani dicono ai loro compagni di classe che taglieranno loro la gola, mentre gli mostrano immagini di decapitazioni sui cellulari, secondo un nuovo studio sul salafismo in Svezia condotto dall'Università svedese della difesa.

  • "Molte donne vivono in condizioni peggiori qui rispetto a come vivevano nei loro paesi d'origine." – Un operatore sanitario svedese.

  • L'incapacità – cecità ostinata è forse la definizione più appropriata – di vedere che il terrorismo jihadista non emerge dal nulla, ma è alimentato in particolari ambienti, non è una situazione esclusivamente svedese. L'insistenza da parte di così tante autorità europee e di altre autorità occidentali ad attribuire agli attacchi terroristici motivi connessi alla "infermità mentale" ne è un esempio.

L'Università svedese della Difesa ha pubblicato un nuovo studio che dipinge un quadro desolante della radicalizzazione in corso dei musulmani in Svezia. (I99pema/Wikimedia Commons)

Un nuovo studio [1] sul salafismo in Svezia, condotto dall'Università svedese della difesa, dipinge un quadro desolante della radicalizzazione in corso dei musulmani in Svezia.

I salaf sono i "pii antenati" ovvero le prime tre generazioni dei seguaci di Maometto; l'ideologia salafita è stata associata negli ultimi decenni ad al-Qaeda e all'Isis, così come agli affiliati locali di al-Qaeda. Secondo lo studio, i salafiti, che credono nell'Islam come veniva praticato dai primi seguaci di Maometto, tendono a rifiutare la società occidentale a favore di un Islam "puro": "Non tutti i salafiti sono jihadisti, ma tutti i jihadisti sono salafiti"[2].

Sebbene lo studio non offra una stima del numero di salafiti presenti in Svezia, descrive però come gli ambienti salafiti del paese si sono evoluti e rafforzati, soprattutto durante l'ultimo decennio ed elenca numerosi esempi dell'influenza che esercitano in diverse città e località svedesi.

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