Analisi e articoli più recenti

Coronavirus: La morte del dottor Li Wenliang scuote la Cina

di Gordon G. Chang  •  17 febbraio 2020

  • La malattia che sta flagellando il Paese potrebbe essere la "Chernobyl" della Cina, l'occultamento di un disastro che finirà per portare al crollo del regime.

  • Molti analisti si aspettano che Pechino rilanci l'economia, ma questo è possibile solo se c'è un'attività economica sottostante. Con gran parte dell'economia ferma, non c'è molto da stimolare. Un'economia morta è una crisi esistenziale per un regime la cui base primaria di legittimazione è la promessa di garantire prosperità al popolo cinese.

  • L'audacia delle recenti richieste mostra che, a causa dell'epidemia, il popolo cinese sta iniziando a perdere la paura di Xi e del Partito comunista. [L'ex premier australiano] Rudd e i propagandisti cinesi affermano che il partito supererà questa crisi, ma quando la gente non ha più paura, può accadere di tutto.

  • "Se non ci danno una spiegazione, noi non ci arrenderemo", ha detto Lu Shuyun, la madre del dottor Li Wenliang, chiedendo di sapere perché la polizia ha vessato suo figlio mentre cercava di salvare i pazienti.

Il dottor Li Wenliang, morto il 7 febbraio dopo aver contratto il coronavirus, era uno degli otto medici che a dicembre avevano messo in guardia dal pericolo della diffusione dell'epidemia e per questo erano stati redarguiti dal governo cinese. Era stato accusato di aver "diffuso notizie false e turbato l'ordine sociale" e a causa dei suoi coraggiosi sforzi era stato fermato e interrogato. Nella foto: Una veglia in onore di Wenliang, il 7 febbraio, a Hong Kong. (Foto di Anthony Kwan/Getty Images)

Il 7 febbraio, gli abitanti di Wuhan, nella Cina centrale, sottoposti a una rigida quarantena, nel sentire la notizia della morte del dottor Li Wenliang per il contagio da coronavirus, hanno aperto le finestre e hanno pianto. Altri sono scesi in strada per rendere sonoramente omaggio al medico "whistleblower". Il dolore e la rabbia, espressi negli ultimi giorni nelle strade, dai balconi e sui social media, hanno raggiunto livelli senza precedenti.

Continua a leggere l'articolo

La Svezia e il suo Stato sociale sono in crisi

di Nima Gholam Ali Pour  •  13 febbraio 2020

  • Nell'arco di una generazione, Malmö, la terza città più grande della Svezia, avrà una popolazione per lo più di origine straniera. In che modo si svolgerà il processo di integrazione dei migranti e in quale gruppo verranno assimilati?

  • Al contempo, molti bambini nati in Svezia imparano lo svedese così male da non riuscire affatto a parlarlo, perché in alcune scuole materne ed elementari non si parla abbastanza la lingua nazionale. Questo cambiamento sta avvenendo rapidamente.

  • Nel giro di un decennio, la società svedese non sarà l'unica ad essere radicalmente diversa. Anche lo Stato sociale svedese, che ha contraddistinto la Svezia nel mondo, sta cambiando o forse addirittura sta per essere gradualmente eliminato.

Molti bambini nati in Svezia imparano lo svedese così male da non riuscire affatto a parlarlo, perché in alcune scuole materne ed elementari non si parla abbastanza la lingua nazionale. Questo cambiamento sta avvenendo rapidamente. Nella foto: Bambini figli di migranti in una scuola di Halmstad, in Svezia, 8 febbraio 2016. (Foto: David Ramos/Getty Images)

Negli Stati Uniti, lo Stato sociale svedese spesso viene elogiato dalla Sinistra. Ma in seguito all'acuirsi della crisi migratoria del 2015, quando la Svezia è stata inondata di profughi siriani, il Paese affronta ora una crisi del welfare che minaccia l'intero modello sociale svedese.

Nel 2015, la Svezia contava 9,7 milioni di abitanti, prima di accogliere 162 mila richiedenti asilo, il 70 per cento dei quali era di sesso maschile e proveniva principalmente dalla Siria, dall'Afghanistan e dall'Iraq. La crisi migratoria ha creato un'instabile situazione finanziaria e sociale che ha indotto l'establishment politico svedese a rivedere la propria posizione in merito alla politica in materia di immigrazione e asilo, posizione che fino ad allora era stata molto liberale.

Continua a leggere l'articolo

Francia, "l'aspirante repubblica islamica"

di Giulio Meotti  •  12 febbraio 2020

  • In un Paese che difendeva la libertà di espressione, l'autocensura esonda.

  • "Negli ultimi cinque anni sono andata alla stazione di polizia ogni mese per presentare una denuncia per minacce di morte, non per insulti, minacce di morte." – Marika Bret, giornalista di Charlie Hebdo, 8 gennaio 2020.

  • "Più nessuno osa pubblicare caricature di Maometto. L'autocensura prevale. (...) Le espressioni di odio vengono dirette contro quelli che resistono all'oscurantismo e non contro quest'ultimo. Per non parlare della psichiatrizzazione del terrorismo per scagionare meglio l'Islam. Se agli inizi degli anni Duemila ci avessero detto che una ventina di vignettisti e intellettuali francesi avrebbe dovuto vivere sotto scorta, nessuno ci avrebbe creduto." – Pascal Bruckner, saggista.

  • Una donna ebrea, Sarah Hariri, è stata torturata e uccisa nel suo appartamento di Parigi dal suo vicino di casa, Kobili Traoré, al grido di "Allahu Akbar". Una corte d'appello ha di recente stabilito che l'uomo "non è penalmente responsabile" delle sue azioni. Come ha dichiarato il rabbino capo di Francia, rav Haim Korsia, è una "licenza per uccidere gli ebrei".

In Francia, un Paese che difendeva la libertà di espressione, l'autocensura esonda, a cinque anni dall'attacco terroristico al settimanale satirico Charlie Hebdo. Il 7 gennaio 2015, i jihadisti Chérif e Saïd Kouachi uccisero 12 persone, ferendone altre 11, quando attaccarono la redazione di Charlie Hebdo, a Parigi. Nella foto: Un'auto della polizia sul luogo dell'attacco, il 7 gennaio 2015. (Photo by STR/AFP via Getty Images)

"Cinque anni dopo gli omicidi di Charlie Hebdo e Hyper Casher, la Francia ha imparato a convivere con la minaccia islamista", scrive Yves Thréard, vicedirettore del quotidiano Le Figaro.

"Non passa mese (...) senza che un attacco abbia luogo sul nostro suolo al grido di 'Allahu Akbar'. (...) Ma che senso ha combattere contro gli effetti dell'islamismo se non affrontiamo le origini di questa ideologia della morte? Eppure, su questo fronte, la negazione continua a competere con l'ingenuità. In cinque anni non è cambiato nulla. Al contrario!

Continua a leggere l'articolo

La vera ragione per cui gli arabi israeliani non vogliono vivere in "Palestina"

di Khaled Abu Toameh  •  10 febbraio 2020

  • Perché i 250 mila arabi israeliani che vivono nell'area del cosiddetto Triangolo sono fortemente contrari all'idea di ritrovarsi parte di uno Stato palestinese?

  • Numerosi cittadini arabi israeliani vedono che i palestinesi che vivono sotto l'Autorità Palestinese (AP), in Cisgiordania, e sotto Hamas, nella Striscia di Gaza, subiscono quotidianamente violazioni dei diritti umani.

  • Ciò di cui ora hanno bisogno i cittadini arabi di Israele è eleggere nuovi leader politici che promuovano la coesistenza tra arabi ed ebrei, e non s'impegnino in una retorica anti-israeliana e in azioni contro lo Stato ebraico.

  • Alcuni dei leader dei cittadini arabi israeliani, in particolare un certo numero di membri della Knesset, hanno agito contro gli interessi del loro elettorato. Sembra quasi che questi presunti leader rappresentino l'AP e Hamas anziché gli arabi israeliani che li hanno votati nella speranza che una volta eletti lavorassero per risolvere i problemi delle loro comunità, a cominciare dalla disoccupazione.

I quasi due milioni di arabi israeliani sono indignati per il piano di pace del presidente americano Donald Trump, che propone di includere alcune delle loro comunità in un futuro Stato di Palestina. Nella foto: l'1 febbraio 2020, abitanti della città arabo-israeliana di Baqa al-Gharbiya protestano contro il piano di Trump. (Foto di Ahmad Gharabli/AFP via Getty Images)

I quasi due milioni di arabi israeliani sono indignati per il piano di pace per il Medio Oriente presentato dal presidente americano Donald Trump, che propone di includere alcune delle loro comunità in un futuro Stato di Palestina. Dopo la presentazione del piano, migliaia di arabi hanno manifestato nelle strade per dire "no" a una proposta che farebbe di loro dei cittadini palestinesi.

Continua a leggere l'articolo

La mafia nigeriana d'Europa

di Judith Bergman  •  26 gennaio 2020

  • Secondo il Washington Post, l'intelligence italiana ha definito la mafia nigeriana come "la più strutturata e dinamica" rispetto a qualsiasi entità criminale straniera operante in Italia. (...) Ciò che contraddistingue le reti criminali nigeriane è l'estrema brutalità. (...)

  • Black Axe è diffuso anche in Canada, dove un articolo del 2015 pubblicato dal Globe and Mail l'ha descritto come un "culto di morte" (...) collegato a "decenni di omicidi e stupri". (...) Negli Stati Uniti, l'FBI ha di recente attribuito a Black Axe una serie di frodi finanziarie.

  • "... i trafficanti dicono alle vittime della tratta di esseri umani di presentare domanda di asilo per poi ottenere lo status necessario per poter rimanere qui in Germania, ma continuano a essere sfruttate nella prostituzione." – Andrea Tivig, Terre des Femmes, Infomigrants.net, 15 marzo 2019.

  • Nei dibattiti pubblici, gli effetti dannosi della migrazione sulla criminalità, in particolare quella delle bande organizzate, non ricevono affatto l'attenzione che pur meriterebbero. Dovrebbero.

Non c'è da meravigliarsi se la mafia nigeriana sia diventata così importante in Italia: il Paese è, per i migranti, una delle porte d'ingresso in Europa. Nella foto: un gommone che tenta di attraversare il Mar Mediterraneo per raggiungere l'Italia, con 47 migranti africani a bordo, soccorso dalla Sea Watch 3 battente bandiera olandese, al largo delle coste libiche, il 19 gennaio 2019. (Foto di Federico Scoppa/AFP via Getty Images)

In Europa, una delle reti criminali in più rapida crescita è ora la mafia nigeriana, che sta diffondendo le proprie attività criminali in tutto il Continente. Tale rete è costituita da gruppi rivali come Black Axe, Vikings e Maphite. Più di recente, le autorità di Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e di Malta hanno condotto un'operazione internazionale contro due dei principali gruppi mafiosi nigeriani. La polizia ha accusato queste bande di traffico di esseri umani e di droga, di rapina, estorsione, violenza sessuale e prostituzione.

In un reportage sulla mafia nigeriana presente in Italia, pubblicato dal Washington Post a giugno del 2019:

Continua a leggere l'articolo

Europa: Nel 2019, le aggressioni contro i cristiani hanno raggiunto il massimo storico

di Soeren Kern  •  14 gennaio 2020

  • I media europei hanno raramente segnalato il problema del vandalismo anticristiano, ma nel febbraio 2019 hanno cominciato a interessarsene dopo che nove chiese sono state vandalizzate nel giro di due settimane. La questione è balzata di nuovo alle cronache nell'aprile 2019, quando un incendio sospetto ha distrutto l'iconica Cattedrale di Notre Dame de Paris. Da allora, però, i mezzi d'informazione europei hanno ripreso a far passare i fatti sotto silenzio.

  • "Cercare di distruggere o danneggiare gli edifici cristiani è un modo per 'fare tabula rasa' del passato". – Annie Genevard, deputato del partito Les Répubicaines, in un'intervista a Le Figaro, 2 aprile 2019.

  • "In passato, anche se non si era cristiani, l'espressione del sacro veniva rispettata. Oggi, stiamo fronteggiando una grave minaccia all'espressione della libertà religiosa. La laicità non deve essere un rifiuto del religioso, ma un principio di neutralità che dà a tutti la libertà di esprimere la propria fede." – Dominique Rey, vescovo di Fréjus-Toulon, in un'intervista alla rivista italiana Il Timone, 5 agosto 2019.

L'ostilità anticristiana è diffusa in tutta l'Europa occidentale, dove nel 2019, le chiese e i simboli cristiani sono stati deliberatamente attaccati giorno dopo giorno. La questione è balzata alle cronache nell'aprile 2019, quando un incendio sospetto ha distrutto l'iconica Cattedrale di Notre Dame de Paris (nella foto). Da allora, però, i media europei hanno ripreso a far passare i fatti sotto silenzio. (Foto di Veronique de Viguerie/Getty Images)

L'ostilità anticristiana è diffusa in tutta l'Europa occidentale, dove nel 2019, giorno dopo giorno. le chiese e i simboli cristiani sono stati deliberatamente attaccati.

Il Gatestone Institute ha passato in rassegna migliaia di articoli di stampa, di rapporti della polizia, di inchieste parlamentari, di post pubblicati sui social media e sui blog specializzati in Gran Bretagna, Francia, Germania, Irlanda, Italia e Spagna. La ricerca mostra che circa 3 mila chiese cristiane, scuole, cimiteri e monumenti sono stati vandalizzati, saccheggiati o defecati in Europa, nel corso del 2019 – che costituisce un anno record per gli atti sacrileghi anticristiani perpetrati nel continente.

Continua a leggere l'articolo

Cristiani decapitati a Natale, l'Occidente non presta attenzione

di Giulio Meotti  •  12 gennaio 2020

  • Quale estensione deve assumere questa guerra contro i cristiani, prima che l'Occidente la consideri un "genocidio" e agisca per impedirlo?

  • All'indomani della decapitazione dei cristiani in Nigeria, Papa Francesco ha ammonito la società occidentale. A proposito dei cristiani decapitati? No. "A tavola spegnete i telefonini", ha affermato il Pontefice. Non ha detto una sola parola sull'orribile esecuzione delle sue sorelle e dei suoi fratelli cristiani. Pochi giorni prima, Francesco aveva appeso una croce con un giubbotto salvagente in memoria dei migranti che hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo. Ma non ha affatto commemorato i cristiani uccisi dagli estremisti islamici.

  • La cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato che la sua priorità sarà quella di combattere i cambiamenti climatici. Non ha menzionato i cristiani perseguitati. Intanto, The Economist ha scritto che il primo ministro ungherese Viktor Orbán, uno strenuo difensore dei cristiani perseguitati, "sfrutta" politicamente la questione.

Finora, Boko Haram ha distrutto 900 chiese nel nord della Nigeria, dove dal 2015 sono stati uccisi almeno 16 mila cristiani. (Foto di AFP via Getty Images)

Martha Bulus, una cattolica nigeriana, si stava recando alla sua festa nuziale quando è stata rapita da un gruppo di estremisti islamici di Boko Haram. Martha e i suoi compagni sono stati decapitati e la loro esecuzione filmata. Il video del brutale massacro di questi 11 cristiani è stato diffuso il 26 dicembre in coincidenza con le celebrazioni natalizie. Queste immagini ricordano l'esecuzione di altri cristiani con la tuta arancione, in ginocchio su una spiaggia, ciascuno con dietro un jihadista vestito di nero e il coltello alla gola. I loro corpi sono stati ritrovati in una fossa comune in Libia.

Continua a leggere l'articolo

La fine della presenza ebraica in Europa?

di Guy Millière  •  11 gennaio 2020

  • "Sebbene gli ebrei rappresentino meno dell'uno per cento della popolazione, metà degli atti di razzismo compiuti in Francia vengono perpetrati contro gli ebrei." – Meyer Habib, parlamentare francese.

  • L'antisemitismo avanza in tutto il continente e spesso assume una colorazione mediorientale. Tuttavia, le autorità parlano solo dell'antisemitismo di destra.

  • L'antisemitismo di sinistra è presente in tutta Europa. I suoi adepti, come in Francia, fanno del loro meglio per nascondere e proteggere l'antisemitismo mediorientale.

Il 3 dicembre, l'Assemblea nazionale francese ha approvato una risoluzione che adotta la definizione di antisemitismo formulata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (IHRA). Il deputato Meyer Habib, che ha appoggiato la risoluzione, ha pronunciato un discorso appassionato e toccante, nel quale ha sottolineato l'entità della minaccia antisemita nella Francia odierna e gli stretti legami tra l'odio contro gli ebrei e l'odio per Israele. Nella foto: l'Assemblea nazionale francese, a Parigi. (Fonte dell'immagine: Daniel Vorndran/DXR/Wikimedia Commons)

Il 3 dicembre, l'Assemblea nazionale francese ha approvato una risoluzione che adotta la definizione di antisemitismo formulata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (IHRA). Il testo rileva che la definizione "comprende le manifestazioni di odio verso lo Stato di Israele giustificate dalla mera percezione di quest'ultimo come collettività ebraica". Il deputato Meyer Habib, che ha appoggiato la risoluzione, ha pronunciato un discorso appassionato e toccante, nel quale ha sottolineato l'entità della minaccia antisemita nella Francia odierna e gli stretti legami tra l'odio contro gli ebrei e l'odio per Israele:

Continua a leggere l'articolo

Il Parlamento austriaco dichiarerà antisemita il movimento BDS

di Soeren Kern  •  5 gennaio 2020

  • L'iniziativa è condotta da Sebastian Kurz, ex cancelliere austriaco (e probabilmente il prossimo) che è anche leader del Partito popolare austriaco (Österreichische Volkspartei, ÖVP).

  • "Per l'Austria, il diritto di esistere di Israele non è negoziabile, e qualsiasi forma di antisemitismo, incluso l'antisemitismo legato a Israele, è inaccettabile e deve essere duramente condannata. Ovviamente, si devono consentire le critiche oggettive alle singole misure adottate dal governo di Israele". – Risoluzione del Parlamento austriaco che condanna come antisemita il movimento anti-israeliano per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS).

  • "Questo movimento (BDS) invoca il boicottaggio di (...) artisti, scienziati e atleti israeliani. Demonizza e valuta Israele con disparità di criteri, rende gli ebrei austriaci corresponsabili della politica israeliana e chiedendo il diritto al ritorno dei profughi palestinesi e di tutti i loro discendenti mette in discussione il diritto dello Stato ebraico di esistere." – Risoluzione del Parlamento austriaco che condanna come antisemita il movimento anti-israeliano per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS).

Tutti i principali partiti rappresentati nel Parlamento austriaco hanno deciso di appoggiare una risoluzione che condanna il movimento anti-israeliano per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) come antisemita. Nella foto: Il Parlamento austriaco, a Vienna. (Foto di Scott Barbour/Getty Images)

Tutti i principali partiti rappresentati nel Parlamento austriaco hanno deciso di appoggiare una risoluzione che condanna il movimento anti-israeliano per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) come antisemita.

La misura invita il governo federale austriaco a combattere l'antisemitismo e l'antisionismo, e a rifiutare qualsiasi forma di sostegno finanziario e di altro tipo da parte di organizzazioni antisemite e sostenitrici dei principi del BDS.

La risoluzione sarà presentata alla Camera bassa del Parlamento, il Consiglio nazionale, a gennaio 2020. Si prevede che sarà approvata a larghissima maggioranza. Se le leggi anti-BDS sono state approvate a Vienna e a Graz – rispettivamente la più grande e la seconda città austriaca per numero di abitanti – questa è la prima volta che una misura del genere viene adottata a livello federale.

Continua a leggere l'articolo

Hamas, trentadue anni dopo

di Khaled Abu Toameh  •  1 gennaio 2020

  • Ora che Hamas ha di nuovo – e chiaramente – ricordato al mondo che non è cambiato e continua a volere la distruzione di Israele, la domanda da porsi è: perché alcuni leader mondiali, governi e organizzazioni continuano ad abbracciare i leader del movimento?

  • Un'ulteriore domanda che dovrebbe essere posta, alla luce delle recenti dichiarazioni velenose anti-Israele rilasciate di recente dai leader di Hamas, è la seguente: perché le Nazioni Unite stanno cercando di convincere Hamas a partecipare alle elezioni legislative e presidenziali palestinesi?

  • Tutto ciò che serve è che Erdogan e il resto del mondo ascoltino le più recenti dichiarazioni dei leader di Hamas per capire che il movimento è più determinato che mai a raggiungere i propri obiettivi di cacciare gli ebrei "da tutta la Palestina" e rimpiazzare Israele con uno Stato islamico. (...) Cosa non capiscono dello slogan "MORTE A ISRAELE"? (...) C'è da chiedersi quale sia il loro reale motivo.

C'è un solo messaggio inviato dal recente incontro tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il leader di Hamas Ismail Haniyeh, nel corso di una settimana in cui Hamas ha reiterato la sua richiesta di eliminare Israele: la Turchia sostiene Hamas e appoggia il suo programma e la sua ideologia. Nella foto: Erdogan a un raduno anti-israeliano, che indossa una sciarpa con le bandiere della Turchia e dell'Autorità Palestinese, il 18 maggio 2018, a Istanbul. (Foto di Getty Images)

Il movimento palestinese Hamas ha celebrato il 32esimo anniversario della sua fondazione ricordando a tutti il suo obiettivo principale: la distruzione di Israele. Questo messaggio è la prova che Hamas non ha modificato – né mai lo farà – il suo statuto, originariamente pubblicato nel 1988. È inoltre un messaggio potente a coloro che potrebbero illudersi di credere che Hamas si sia trasformato in una fazione palestinese non violenta.

Questo statuto, noto anche come Patto del Movimento di Resistenza Islamico, afferma che "la [nostra] lotta contro gli ebrei è molto grande e molto seria" e chiede di sostituire Israele con uno Stato islamico. "Non c'è soluzione per il problema palestinese, se non il jihad (la guerra santa)", lo statuto precisa. "Iniziative, proposte e conferenze internazionali sono solo una perdita di tempo e sforzi inutili. Rinunciare a qualunque parte della Palestina significa rinunciare a una parte della religione [dell'Islam]".

Continua a leggere l'articolo

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán: Solitario difensore europeo dei cristiani perseguitati

di Giulio Meotti  •  29 dicembre 2019

  • "Per salvare l'Europa, quelli che potranno fornirci il più grande aiuto sono coloro che stiamo ora aiutando. Stiamo dando ai cristiani perseguitati ciò di cui hanno bisogno: case, ospedali e scuole, e riceviamo in cambio ciò di cui l'Europa ha più bisogno: la fede, l'amore e la perseveranza cristiana." – Il primo ministro ungherese Viktor Orbán, Daily News Hungary, 28 novembre 2019.

  • "La nostra stima è che oltre il 90 per cento dei cristiani ha lasciato l'Iraq e quasi il 50 per cento dei cristiani di Siria ha abbandonato il Paese". – Ignatius Aphrem II, patriarca della Chiesa siro-ortodossa.

  • I leader europei, anziché essere imbarazzati, dovrebbero fare della condizione dei cristiani sotto l'Islam il punto di partenza delle loro conversazioni con i musulmani.

  • "Il destino dei cristiani e di altre minoranze è il preludio al nostro." – L'ex ministro francese François Fillon, Valeurs Actuelles, 12 dicembre 2019.

In Europa, c'è un difensore solitario dei cristiani perseguitati: il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che i media mainstream amano attaccare. Nessun altro governo europeo ha investito così tanto denaro, diplomazia pubblica e tempo su questo argomento. (Foto di Laszlo Balogh / Getty Images)

"È in atto una persecuzione dei cristiani. Da mesi, noi vescovi denunciamo quanto accade in Burkina Faso, ma nessuno ci ascolta", ha dichiarato, il vescovo Kjustin Kientega. "Evidentemente", egli ha concluso, "l'Occidente preferisce tutelare i propri interessi".

In una recente serie di tragedie transnazionali, 14 cristiani sono stati uccisi in un attacco a una chiesa in Burkina Faso; 11 sono stati trucidati in un attentato a un autobus, in Kenya, e 7 sono stati massacrati da Boko Haram, in Camerun. Questi tre attacchi letali perpetrati nella stessa settimana dagli islamisti danno un'idea dell'intensità e della frequenza della persecuzione globale anticristiana.

Il vescovo Kientega ha detto che l'Occidente non ascolta il loro dramma. "Se nel 2011 il governo belga aveva deciso di inviare degli F-16 in Libia per proteggere i civili minacciati da Gheddafi, nel 2014, non ha adottato alcuna misura concreta per aiutare le minoranze in Iraq", ha scritto Le Vif.

Continua a leggere l'articolo

"Illusioni fatali": I programmi di de-radicalizzazione dell'Europa

di Giulio Meotti  •  25 dicembre 2019

  • L'ultimo attacco a Londra è stato un misto letale di dissimulazione religiosa e di naïveté occidentale. Inoltre, si spera che questo attentato seppellisca tutte le illusioni britanniche di de-radicalizzare i jihadisti. Come riportato dal Times, il Behavioural Insights Team (BIT), la cosiddetta "nudge unit" che in origine faceva parte dell'Ufficio di Gabinetto del Governo, aveva esaminato 33 programmi di de-radicalizzazione in tutto il Regno Unito e aveva scoperto che solo due erano teoricamente efficaci.

  • La Francia l'ha già provato. Un rapporto bipartisan presentato al Senato francese aveva stigmatizzato il programma di de-radicalizzazione francese come un "fiasco totale". (...)

  • Un recente rapporto del governo britannico ha messo in guardia dal fatto che gli imam del Regno Unito in 48 scuole islamiche promuovono la violenza e l'intolleranza. È la società britannica che deve essere de-radicalizzata, e non i jihadisti.

  • A quanto pare, Usman Khan ha visto Jack Merritt e Saskia Jones come "miscredenti" e non come "riabilitatori". Se non cambiamo le nostre regole di ingaggio, ce ne saranno altri di episodi come questo.

L'attacco perpetrato a Londra il 29 novembre scorso è stato un misto letale di dissimulazione religiosa e di naïveté occidentale. Inoltre, si spera che questo attentato seppellisca tutte le illusioni britanniche di de-radicalizzare i jihadisti. Nella foto: Un poliziotto staziona sul London Bridge, il luogo in cui Usman Khan è stato ucciso al termine della sua furia omicida. (Foto di Peter Summers/Getty Images)

È stata una tragedia delle buone intenzioni. "Jack Merritt è morto nell'attacco sul London Bridge. Non dimentichiamo quello per cui si batteva", ha scritto Emma Goldberg sul New York Times. Merritt è una delle due vittime di Usman Khan, il terrorista islamico che il 29 novembre ha colpito sul London Bridge. L'altra vittima era Saskia Jones, studentessa presente alla conferenza presa di mira dall'attentatore. Entrambi sognavano di lavorare per salvare e proteggere il loro assassino.

Continua a leggere l'articolo

I 4006 palestinesi di cui gli europei non hanno mai sentito parlare

di Bassam Tawil  •  19 dicembre 2019

  • I palestinesi detenuti nelle carceri siriane probabilmente non si curano troppo se una bottiglia di vino prodotta da ebrei sia contrassegnata dagli europei.

  • Gli europei, tuttavia, che non smettono mai di moraleggiare sul resto del mondo, hanno una visione diversa: sembrano ritenere che i beni prodotti negli insediamenti ebraici siano più pericolosi delle misure brutali e repressive prese dalle autorità siriane contro i palestinesi.

  • L'Autorità Palestinese e il suo presidente, Mahmoud Abbas, nel frattempo, sono troppo occupati a dare la caccia agli oppositori su Facebook per prestare la minima attenzione ai palestinesi in Siria.

  • Dal loro punto di vista, è molto meglio che la comunità internazionale trascorra il proprio tempo a vomitare odio contro Israele e contro gli ebrei; dopo tutto, per lo meno, questo aiuta i palestinesi nel loro reale progetto di delegittimare e distruggere l'unico Stato libero e democratico della regione.

I palestinesi detenuti nelle carceri siriane probabilmente non si curano troppo se una bottiglia di vino prodotta da ebrei sia contrassegnata dagli europei. Gli europei, tuttavia, che non smettono mai di moraleggiare sul resto del mondo, hanno una visione diversa: sembrano ritenere che i beni prodotti negli insediamenti ebraici siano più pericolosi delle misure brutali e repressive prese dalle autorità siriane contro i palestinesi. (Fonte dell'immagine: iStock)

Mentre tutti gli occhi sono puntati sulle ultime tensioni nella Striscia di Gaza, dove i gruppi terroristici palestinesi lanciano missili contro Israele in rappresaglia per l'uccisione del comandante della Jihad islamica Bahaa Abu al-Ata, è salito a 4006 il numero dei palestinesi uccisi in Siria dall'inizio della guerra civile nel 2011.

Tuttavia, la sorte dei palestinesi in Siria non preoccupa i leader palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, che continuano a essere ossessionati dall'idea di distruggere Israele. La comunità internazionale, le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani non sono chiaramente interessate alle sofferenze dei palestinesi in Siria – o in qualsiasi altro Paese arabo.

Il disinteresse della comunità internazionale e delle Nazioni Unite nei confronti dei 4006 palestinesi ammazzati in Siria si spiega in un solo modo: questi palestinesi non sono stati uccisi da Israele.

Continua a leggere l'articolo

Il genocidio dei cristiani in Nigeria

di Raymond Ibrahim  •  15 dicembre 2019

  • "È difficile spiegare ai cristiani nigeriani che questo non è un conflitto religioso perché quelli che vedono sono combattenti fulani vestiti interamente di nero, che scandiscono a voce alta: "Allahu akbar!" e gridano: "Morte ai cristiani!" – Suor Monica Chikwe, citata da John. L. Allen Jr., Crux, 4 agosto 2019.

  • "A Numan, nello Stato di Adamawa, centinaia di cristiani sono stati attaccati e uccisi dai pastori jihadisti fulani. Quando hanno cercato di difendersi, il governo Buhari ha inviato l'aeronautica militare a bombardare centinaia di loro, in difesa degli aggressori Fulani. È giusto?!" – Femi Fani-Kayode, ex ministro dell'Aviazione, Daily Post (Nigeria), 6 dicembre 2017.

  • Questo è lo stato attuale delle cose: un jihad di proporzioni genocide è stato dichiarato contro la popolazione cristiana della Nigeria – e secondo i leader cristiani nigeriani, questo jihad è capeggiato dal presidente di quella nazione e dai suoi compatrioti della tribù fulani – anche se i media e gli analisti occidentali affermano che le "reali cause di tutto questo" sono i problemi di tipo economico come la "disuguaglianza" e la "povertà", per citare l'ex presidente americano Bill Clinton.

Secondo Bosun Emmanuel, segretario del National Christian Elders Forum della Nigeria, il presidente Muhammadu Buhari (nella foto) "persegue apertamente una politica anticristiana che ha provocato un numero indicibile di morti fra i cristiani di tutto il Paese e la distruzione delle vulnerabili comunità cristiane". (Foto di Olivier Douliery-Pool/Getty Images)

Secondo i leader cristiani nigeriani, Muhammadu Buhari, il presidente musulmano della Nigeria – che ha raggiunto quella posizione in parte grazie all'ex presidente degli Stati Uniti Barack H. Obama — continua ad alimentare il "genocidio".

Più di recente, padre Valentine Obinna, un sacerdote della diocesi di Aba, ha attribuito l'attuale carneficina dei cristiani alla pianificata "islamizzazione della Nigeria":

"La gente ne coglie i segnali. È evidente. Avviene clandestinamente. Cercano di trasformare la Nigeria in un Paese musulmano. Ma cercano di farlo in un contesto con una forte presenza di cristiani, ed è per questo che diventa molto difficile per lui [Buhari]".

La popolazione della Nigeria è pressoché equamente ripartita tra musulmani e cristiani. Un reportage del 2011 di ABC News ha cercato di spiegare quando e perché la rabbia musulmana ha raggiunto il parossismo:

Continua a leggere l'articolo

Trump e Netanyahu: entrambi indagati per reati immaginari

di Alan M. Dershowitz  •  14 dicembre 2019

  • La somiglianza più eclatante è che entrambi sono sotto inchiesta per azioni che gli organi legislativi di entrambi i Paesi non considerano esplicitamente criminose.

  • I politici desiderano sempre avere una copertura mediatica favorevole e molti votano in questa prospettiva. Alcuni addirittura negoziano una buona copertura prima del voto. Ecco perché hanno addetti stampa e media consultant.

  • Né si potrebbe abbozzare una legge adeguata per coprire la presunta condotta di Netanyahu, ma non quella di altri membri della Knesset che hanno barattato i loro voti in cambio di una buona immagine mediatica. Per tale motivo, nessuna assemblea legislativa di qualsiasi paese governato in base al principio dello Stato di diritto ha mai fatto sì che una copertura mediatica favorevole diventasse il quid o quel qualcosa necessario per infliggere una condanna per corruzione, e pertanto l'incriminazione per corruzione nei confronti di Netanyahu non dovrebbe essere confermata dai tribunali.

  • Non è affatto un crimine per un presidente utilizzare il suo potere in politica estera per ottenere vantaggi politici, tanto per il suo partito quanto personali. Si provi a immaginare il Congresso che cerca di approvare una legge che definisce ciò che costituirebbe un uso criminoso di potere in politica estera, da non confondersi con un abuso politico o morale.

  • L'aspetto fondamentale dello Stato di diritto è che nessuno può essere indagato, perseguito o messo sotto accusa, a meno che la sua condotta non abbia violato divieti preesistenti e inequivocabili.

La somiglianza più eclatante tra le indagini condotte contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è che entrambi sono sotto inchiesta per azioni che gli organi legislativi di entrambi i Paesi non considerano esplicitamente criminose. Nella foto: Trump e Netanyahu in una conferenza stampa congiunta del 15 febbraio 2017, tenutasi a Washington, D.C. (Fonte dell'immagine: Casa Bianca)

Nelle indagini condotte dal Congresso degli Stati Uniti contro il presidente americano Donald J. Trump e in quelle contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che è stato appena incriminato, si possono ravvisare tanto delle sorprendenti somiglianze quanto delle differenze importanti.

La somiglianza più eclatante è che entrambi sono sotto inchiesta per azioni che gli organi legislativi di entrambi i Paesi non considerano esplicitamente criminose. Inoltre, nessuna assemblea legislativa di qualsiasi Paese governato in base al principio dello Stato di diritto avrebbe mai emanato una legge generale che criminalizza tale condotta. Le indagini condotte su questi due controversi leader politici si basano sull'utilizzo di leggi generali che mai prima d'ora erano state considerate applicabili ai casi in esame e si fondano sulla possibilità di estenderle per attaccare specifiche figure politiche.

Continua a leggere l'articolo

Questo sito utilizza i cookie per offrire il miglior servizio possibile.
Per saperne di più, ti invitiamo a visionare la nostra Informativa sulla privacy e sull'uso dei cookie.