Analisi e articoli più recenti

L'incendio di Notre-Dame e la distruzione dell'Europa cristiana

di Guy Millière  •  23 aprile 2019

  • Meno di un'ora dopo che le fiamme avevano cominciato ad alzarsi sopra Notre-Dame – quando ancora nessuno era in grado di fornire una spiegazione – le autorità francesi si sono affrettate a dire che l'incendio era "accidentale" e che "l'ipotesi dolosa è stata esclusa". Queste dichiarazioni erano identiche a quelle rese dal governo francese dopo gli attacchi compiuti in Francia nel corso dell'ultimo decennio.

  • L'incendio di Notre-Dame si è verificato in un momento in cui gli attacchi contro le chiese in Francia e in Europa si moltiplicano. In Francia, solo nel 2018, sono state vandalizzate più di 800 chiese.

  • Le chiese in Francia sono vuote. Il numero di preti sta diminuendo e i sacerdoti attivi nel paese sono molto anziani o provengono dall'Africa o dall'America Latina. La religione dominante ora in Francia è l'Islam. Ogni anno, le chiese vengono demolite per far posto a parcheggi o a centri commerciali. Le moschee vengono costruite dappertutto e sono piene.

L'incendio che ha distrutto gran parte della cattedrale di Notre-Dame nel cuore di Parigi è una tragedia irreparabile. Anche se la cattedrale viene ricostruita, non sarà mai più quella di prima. (Foto di Veronique de Viguerie/Getty Images)

L'incendio che ha distrutto gran parte della cattedrale di Notre-Dame nel cuore di Parigi è una tragedia irreparabile. Anche se la cattedrale viene ricostruita, non sarà mai più quella di prima. Le vetrate e i principali elementi architettonici sono stati gravemente danneggiati e il telaio di sostegno della copertura in legno di quercia è stato completamente distrutto. La guglia centrale era un'opera d'arte unica. Era stata progettata dall'architetto che restaurò l'edificio nel XIX secolo, Eugène Viollet-le-Duc, che aveva basato il proprio lavoro su documenti del XII secolo.

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Regno Unito: I musulmani radicali sono i benvenuti, i cristiani perseguitati non devono presentare le richieste di asilo

di Raymond Ibrahim  •  20 aprile 2019

  • Respingendo la richiesta di asilo di un uomo che si era convertito dall'Islam al Cristianesimo e costringendolo presumibilmente a fare ritorno in Iran, il governo britannico, di fatto, lo sta condannando a morte.

  • "Nel 2017, su 4.850 profughi siriani accolti nel Regno Unito per il reinsediamento dal ministero dell'Interno britannico, solo 11 erano cristiani e rappresentavano soltanto lo 0,2 per cento di tutti i rifugiati siriani ammessi in Gran Bretagna." – Barnabas Fund.

  • Allo stesso tempo, l'Home Office ha consentito a un religioso pakistano, Syed Muzaffar Shah Qadri, considerato talmente estremista da essere bandito perfino dal suo paese natale, di andare a tenere conferenze nelle moschee del Regno Unito.

  • "È incredibile che a questi cristiani perseguitati che arrivano dalla culla del Cristianesimo venga detto che non c'è posto in albergo, quando il Regno Unito accoglie con favore gli islamisti che perseguitano i cristiani. (...) C'è un problema sistematico grave quando i leader islamisti che invocano la persecuzione dei cristiani hanno via libera dicendogli che le loro richieste di visto al Regno Unito saranno accolte favorevolmente, mentre i visti per le breve visite pastorali in Gran Bretagna saranno negati ai leader cristiani le cui chiese stanno fronteggiando un genocidio. Si tratta di una questione urgente che il ministro dell'Interno britannico deve affrontare e risolvere." – Dr. Martin Parsons, Barnabas Fund.

Respingendo la richiesta di asilo di un uomo che si era convertito dall'Islam al Cristianesimo e costringendolo presumibilmente a fare ritorno in Iran, il governo britannico, di fatto, lo sta condannando a morte. (Fonte dell'immagine: iStock)

In due casi non collegati, il Regno Unito ha negato l'asilo ai cristiani perseguitati citando in modo bizzarro la Bibbia e Gesù Cristo. Questi due cristiani, un uomo e una donna che avevano abiurato l'Islam, stavano cercando asilo, provenienti dalla Repubblica islamica dell'Iran, che si trova al nono posto nella lista dei peggiori persecutori di cristiani – in particolare degli ex-musulmani che si sono convertiti al Cristianesimo.

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Le chiese europee: Vandalizzate, defecate e incendiate "ogni giorno"

di Raymond Ibrahim  •  15 aprile 2019

  • In Germania, quattro chiese sono state vandalizzate e/o incendiate solo a marzo. "In questo paese", è in corso una guerra strisciante contro tutto ciò che simboleggia il Cristianesimo: attacchi ai danni delle croci poste in cima alle montagne, delle statue sacre per strada, delle chiese (...) e di recente anche dei cimiteri". – PI-News, un sito di informazione tedesco.

  • In quasi tutti gli episodi di attacchi ai danni delle chiese, le autorità e i media nascondono l'identità dei vandali. In quei rari casi in cui l'identità musulmana (o "migrante") degli iconoclasti è trapelata, questi profanatori vengono poi presentati come delle persone che soffrono di problemi di salute mentale.

  • "Quasi nessuno scrive e parla dei crescenti attacchi contro i simboli cristiani. In Francia e in Germania c'è un eloquente silenzio riguardo allo scandalo delle profanazioni e sull'origine dei perpetratori. (...) Non una parola, nemmeno il minimo indizio che potrebbe in qualche modo indurre a sospettare dei migranti. (...) Non sono i criminali che corrono il rischio di essere messi al bando, ma coloro che osano associare la profanazione dei simboli cristiani all'importazione degli immigrati. Vengono accusati di odio, di discorsi di incitamento all'odio e di razzismo." – PI-News, 24 marzo 2019.

A febbraio, vandali hanno profanato e distrutto croci e statue nella Cattedrale di Saint-Alain, a Lavour, in Francia. Le braccia di una statua di Cristo in croce sono state mutilate in modo beffardo. Inoltre, una tovaglia d'altare è stata bruciata. (Fonte dell'immagine: Eutrope/Wikimedia Commons)

Innumerevoli chiese in tutta l'Europa occidentale sono state vandalizzate, defecate e incendiate.

In Francia, due chiese vengono profanate, in media, ogni giorno. Secondo PI-News, un sito di informazione tedesco, nel 2018, in Francia, sono stati registrati 1.063 attacchi ai danni delle chiese o dei simboli cristiani (crocifissi, icone, statue). Questa cifra attesta un aumento del 17 per cento rispetto all'anno precedente (2017), quando furono registrati 878 attacchi, il che significa che il fenomeno è sempre più preoccupante.

A febbraio e a marzo, in Francia sono state perpetrate le seguenti profanazioni:

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Iran: Esecuzioni di minorenni, amputazioni e fustigazioni

di Majid Rafizadeh  •  14 aprile 2019

  • L'Europa emette implacabilmente sanzioni contro un paese che è la patria degli ebrei da più di tremila anni, ma cerca di trovare i modi per continuare a fare affari con l'Iran che non solo tenta di stabilire la propria egemonia in tutto il Medio Oriente, ma è anche il violatore seriale di tutto ciò che è possibile enumerare in termini di diritti umani. L'unica conclusione a cui si può giungere è che l'Europa evidentemente vorrebbe ancora uccidere gli ebrei ed è lieta di appoggiare coloro che desiderano farlo.

  • "A febbraio [del 2018], l'accademico e ambientalista con doppio passaporto canadese e iraniano, Kavous Seyyed Emami, è morto nel carcere di Evin, dopo essere stato arrestato arbitrariamente due settimane prima. Le autorità hanno dichiarato che si era suicidato e si sono rifiutate di consegnare il suo corpo ai familiari, a meno che questi ultimi non lo avessero sepolto immediatamente senza procedere a un'autopsia autonoma". – Amnesty International.

  • La lista delle indicibili violazioni dei diritti umani commesse dal regime iraniano è lunga; tuttavia, le violazioni più inquietanti sembrano essere le crudeltà verso i bambini.

  • È ora che l'Unione europea ponga fine alla sua politica distensiva nei confronti di un regime che non esita a fustigare pubblicamente i suoi cittadini – come monito per il resto della popolazione – che ricorre alla tortura nei confronti di chi prende di mira, che infligge punizioni crudeli come l'amputazione, senza un equo processo, e che giustizia bambini che sono appena all'inizio della propria vita. Tali azioni dovrebbero essere condannate e non tollerate con politiche di appeasement contrassegnate dalla depravazione morale e dalla pura avidità.

Perché l'Unione europea continua a perseguire politiche distensive nei confronti del regime iraniano, che ha un atroce primato di violazioni dei diritti umani? In Iran, secondo Amnesty International, "le bambine di 9 anni possono essere condannate a morte. Per i maschi l'età minima è fissata a 15 anni. Tra il 2005 e il 2015 sono stati giustiziati almeno 73 giovani detenuti". (Fonte dell'immagine: iStock)

Un rapporto pubblicato da Amnesty International il 26 febbraio scorso afferma che la situazione dei diritti umani in Iran si è "gravemente deteriorata". Perché allora l'Unione europea continua a perseguire politiche distensive nei confronti del regime iraniano, che ha un atroce primato di violazioni dei diritti umani? Purtroppo, l'Europa – nonostante la sua infinita presunzione di superiorità morale e ipocrisia – sembra essere diventata l'attore più immorale al mondo – se non lo era già.

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Qatar: "Un lupo travestito da agnello"
Il finanziamento dell'islamismo in Europa

di Giulio Meotti  •  12 aprile 2019

  • "Sono anni che segnaliamo la penetrazione ideologica e religiosa di Doha. Sotto forma di investimenti e operazioni finanziarie, il Qatar estende ogni giorno la propria rete di proselitismo, con gravi danni per le società europee (...)". – Souad Sbai, originaria del Marocco, presidente del Centro Studi Averroè, in Italia.

  • Il Qatar ha finanziato mega-moschee in Europa. L'obiettivo del Qatar è quello di islamizzare la diaspora europea.

  • "Le sue stazioni in lingua inglese producono una viscida propaganda contro i nemici del Qatar, mascherata da retorica liberale occidentale. L'ultima iniziativa di Al-Jazeera – il suo canale digitale AJ+ – è rivolto ai giovani americani progressisti. I suoi documentari sui mali di Israele, dell'Arabia Saudita e dell'amministrazione Trump sono inseriti tra brillanti servizi delle campagne sui diritti dei transgender e i toccanti appelli per il dramma dei richiedenti asilo sul confine meridionale degli Stati Uniti – argomenti apparentemente incoerenti per un'emittente controllata da un regime wahhabita. (...) Il Qatar è ora il più grande donatore straniero alle università americane." – Daniel Pipes, presidente del Middle East Forum.

Secondo Souad Sbai (nella foto a sinistra), presidente del Centro Studi Averroè, in Italia, "il Qatar estende ogni giorno la propria rete di proselitismo, con gravi danni per le società europee, Italia inclusa". Daniel Pipes (nella foto a destra) scrive che il Qatar "lavora anche per influenzare direttamente l'opinione pubblica e i responsabili politici occidentali. (...) Le sue stazioni in lingua inglese producono una viscida propaganda contro i nemici del Qatar, mascherata da retorica liberale occidentale. (...) Il Qatar è ora il più grande donatore straniero alle università americane". (Fonte dell'immagine: Wikimedia Commons/Luke Ford [Pipes])

A ottobre, il ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini si è recato in Qatar, il "colosso energetico", dove ha elogiato l'emirato per "non sponsorizzare più l'estremismo". Purtroppo, è vero il contrario. Il Qatar, "l'altro Stato wahhabita", a quanto pare, è interessato non solo alle relazioni economiche con l'Europa, ma anche a esportare il suo brand di Islam politico.

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Il super-Stato cinese Han: Il nuovo Terzo Reich

di Gordon G. Chang  •  8 aprile 2019

  • Il leader cinese Xi Jinping chiede di "sinizzare" le cinque religioni riconosciute – il riconoscimento ufficiale è un meccanismo di controllo. I cinesi, come parte di questo impietoso e inesorabile sforzo, stanno distruggendo le moschee e le chiese, costringendo i devoti musulmani a bere alcolici e a mangiare carne suina, inviando i funzionari di etnia Han a vivere nelle case musulmane e ponendo fine all'educazione religiosa dei minori.

  • I media cinesi, in questi ultimi anni, hanno moltiplicato la diffusione di stereotipi orribili sugli africani. Lo sketch trasmesso lo scorso anno dalla principale emittente televisiva di Stato – con 800 milioni di telespettatori – non è stato il peggiore, ma ha dato una chiara idea di quello che i funzionari cinesi pensano degli africani, considerandoli tanto esseri inferiori quanto oggetto di scherno.

  • Campi di concentramento, razzismo, eugenetica, ambizioni di dominio mondiale. Vi ricordano qualcosa?

  • C'è un nuovo Terzo Reich ed è la Cina.

Più di un milione di persone sono internate, senza alcuna ragione se non per la loro appartenenza etnica o religiosa, nei campi di concentramento situati in quella che Pechino definisce la Regione autonoma uigura dello Xinjiang. Nella foto: il 7 luglio 2009, i poliziotti cinesi si scontrano con delle donne uigure durante una protesta a Urumqi, la capitale dello Xinjiang. (Foto di Guang Niu/Getty Images)

Più di un milione di persone sono internate, senza alcuna ragione se non per la loro appartenenza etnica o religiosa, nei campi di concentramento situati in quella che Pechino definisce la Regione autonoma uigura dello Xinjiang, e che gli abitanti tradizionali dell'area, gli uiguri, chiamano Turkestan orientale. Oltre agli uiguri, in queste strutture sono rinchiusi anche i kazaki.

Le famiglie di questa regione martoriata del nord-ovest della Repubblica popolare cinese sono state smembrate. I figli degli uiguri e dei kazaki che sono stati imprigionati vengono "confinati" in "scuole" isolate dal mondo esterno dal filo spinato e sorvegliate da numerose pattuglie di polizia. A questi ragazzi viene negata l'istruzione nella loro lingua, e sono costretti a imparare il cinese mandarino. I controlli fanno parte della cosiddetta politica di "hanificazione", un programma di assimilazione forzata. "Han" è il nome del gruppo etnico dominante in Cina.

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Trump ha ragione riguardo alle alture del Golan

di Alan M. Dershowitz  •  7 aprile 2019

  • Nessun paese ha mai restituito a un nemico giurato un territorio di importanza cruciale dal punto di vista militare che è stato conquistato in una guerra difensiva.

  • Com'era prevedibile, l'Unione Europea si è opposta al riconoscimento dell'annessione da parte degli Stati Uniti. Ma non ha fornito alcun argomento convincente, reiterando la solita richiesta di non modificare lo status quo.

  • Quale nazione europea ha mai consegnato a un nemico giurato delle alture conquistate in una guerra difensiva? Occorre ricordare che alla fine della Prima e della Seconda guerra mondiale i paesi europei diedero seguito a riconfigurazioni territoriali per contribuire a preservare la pace. Perché l'Unione Europea dovrebbe assoggettare Israele a un doppio standard che non ha mai imposto a se stessa? La risposta è chiara: l'UE si è sempre comportata in modo ipocrita quando si è trattato di Israele, e questa non è un'eccezione.

Le alture del Golan. Il loro controllo da parte di Israele è lo status quo da più di mezzo secolo e il legittimo bisogno di Israele di controllare il Golan non è che aumentato col passare del tempo. (Foto: Wikipedia)

Nessuna persona ragionevole chiederebbe agli israeliani di cedere le alture del Golan a quell'assassino di massa siriano che è Assad. Sarebbe un suicidio consegnare le alture che si affacciano sulle città e i villaggi israeliani a un pazzo che le userebbe per colpire i civili israeliani con bombe chimiche a grappolo, come Assad ha fatto nei confronti dei suoi stessi cittadini. Nessun paese ha mai restituito una nave corazzata in una guerra difensiva contro un nemico che ha giurato la sua distruzione. Inoltre, le alture del Golan sono come una grande corazzata che verrebbe utilizzata per attaccare Israele.

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I terroristi sono oggetto di attenzione e le vittime vengono ignorate

di Uzay Bulut  •  4 aprile 2019

  • "Circa 3.100 yazidi sono stati uccisi [in Iraq], di cui quasi la metà di loro (...) sono stati trucidati, decapitati o bruciati vivi. (...) Il numero stimato delle persone prese in ostaggio è 6.800. (...) Tutti gli yazidi sono stati presi di mira (...) ma i bambini sono stati colpiti in modo sproporzionato." – PLOS Medicine, 2017.

  • Al contrario, Shamima Begum ha dichiarato di essere pienamente consapevole delle decapitazioni e delle altre atrocità commesse dall'Isis prima di recarsi in Siria. "Ero al corrente di quanto accadeva e mi stava bene", ha detto. "Perché ho iniziato a diventare religiosa poco prima di partire. Da quanto ho appreso, islamicamente è tutto permesso". Alla domanda se avesse messo in discussione queste cose, la donna ha risposto: "No, niente affatto".

  • "Di recente abbiamo appreso delle 50 donne e bambine yazide (...) che sono state decapitate. Intanto, quelli che hanno stuprato e ucciso le nostre donne sono liberi di tornare nei loro paesi e vivere una vita normale. Questo ci fa pensare che non abbiamo valore come esseri umani...". – Quanto asserito da Salim Shingaly, un attivista yazida iracheno, al Gatestone Institute.

Il governo iracheno e le Nazioni Unite di recente hanno iniziato a esumare i corpi sepolti in una fossa comune a Sinjar, alla presenza di Nadia Murad, vincitrice del premio Nobel per la Pace, i cui familiari uccisi sarebbero stati seppelliti in quell'area. Nella foto: Nadia Murad parla al National Press Club, l'8 ottobre 2018, a Washington, DC. (Foto di Tasos Katopodis/Getty Images)

Un gruppo di yazidi che ha organizzato una manifestazione di protesta all'esterno della Casa Bianca, il 15 marzo scorso, ha chiesto all'amministrazione Trump di localizzare o salvare le circa 3 mila donne e bambine catturate, tenute prigioniere o uccise dai terroristi dell'Isis.

I manifestanti hanno attirato l'attenzione sul recente episodio in cui i miliziani dell'Isis, in fuga da una delle loro ultime roccaforti nella parte orientale della Siria, hanno decapitato 50 donne yazide che erano schiave sessuali dei terroristi dello Stato islamico.

La maggior parte dei partecipanti alla manifestazione sono sopravvissuti agli attacchi genocidi dell'Isis perpetrati contro gli yazidi, una minoranza non musulmana autoctona in Iraq, Siria e in Turchia.

Secondo uno studio del 2017 pubblicato sulla rivista scientifica, PLOS Medicine, nell'agosto del 2014,

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Turchia: Un alleato di Putin nella NATO?

di Burak Bekdil  •  1 aprile 2019

  • Il 7 marzo, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha dichiarato che la Turchia non si ritirerà mai dall'accordo con Mosca per l'acquisto di missili S-400. Ha perfino aggiunto che Ankara potrebbe successivamente cercare di acquisire i più avanzati sistemi missilistici S-500 in fase di realizzazione in Russia.

  • Con l'accordo per i missili S-400, la Turchia sta solo dicendo ai suoi teorici alleati occidentali che considera "loro" e "non la Russia", come una minaccia alla sicurezza. Poiché la Russia è ampiamente considerata una minaccia alla sicurezza per la NATO, la strana posizione della Turchia induce inevitabilmente a mettere in discussione la sua identità ufficiale nella NATO.

  • La Turchia possiede il secondo esercito più grande dell'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico e la sua "liaison" militare con Mosca potrebbe essere solo agli inizi, ma mina la deterrenza militare della NATO nei confronti della Russia.

La Turchia possiede il secondo esercito più grande dell'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico e la sua "liaison" militare con Mosca potrebbe essere solo agli inizi, ma mina la deterrenza militare della NATO nei confronti della Russia. (Fonte dell'immagine: kremlin.ru)

Il 17 settembre 1950, più di 68 anni fa, la prima brigata turca lasciò il porto di Mersin sulla costa mediterranea, arrivando 26 giorni dopo a Busan, in Corea. La Turchia fu il primo paese, dopo gli Stati Uniti, a rispondere all'appello lanciato dalle Nazioni Unite a fornire aiuti militari alla Corea del Sud, dopo che quest'ultima era stata attaccata dalla Corea del Nord, nell'estate del 1950. La Turchia inviò quattro brigate (per un totale di 21.212 soldati) in aiuto a un paese distante 7.785 km. Alla fine della guerra di Corea, Ankara aveva perso 741 uomini, caduti in combattimento. Nel cimitero delle Nazioni Unite a Busan sono sepolti 462 soldati turchi.

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La guerra della Gran Bretagna al Cristianesimo: Parte I

di Soeren Kern  •  27 marzo 2019

  • "I predicatori di strada cristiani dovrebbero essere liberi di condividere il Vangelo, anche se ciò significa mettere in discussione la fede altrui." – Christian Concern, in una petizione al ministro dell'Interno Sajid Javid.

  • Negli ultimi anni, nel Regno Unito, decine di cristiani – religiosi e laici – sono stati arrestati o licenziati a causa della loro fede. Molte delle vessazioni si basano su tre articoli di due leggi britanniche che sono vaghi e aperti a interpretazioni soggettive.

  • Durante un processo d'appello alla Crown Court di Bristol, l'avvocato Michael Phillips ha sottolineato l'importanza della libertà di espressione, anche nei casi in cui l'interlocutore non professa necessariamente le opinioni espresse. Un altro avvocato, Paul Diamond, ha affermato che non esiste alcun diritto a non essere esposti a idee contrarie. E ha aggiunto che se i passanti non desiderano ascoltare i sermoni, hanno la possibilità di andarsene.

James McConnell, un pastore cristiano evangelico di 78 anni dell'Irlanda del Nord, è stato accusato nel 2015 di avere espresso commenti sull'Islam "gravemente offensivi" durante un sermone. Nella foto: Il pastore evangelico McConnell fuori dalla Magistrates' Court di Belfast, nell'Irlanda del Nord, il 16 dicembre 2016. (Foto di Charles McQuillan/Getty Images)

L'arresto arbitrario di un predicatore cristiano a Londra ha attirato l'attenzione sull'uso continuo della normativa sull'incitamento all'odio per mettere a tacere i cristiani nella Gran Bretagna multiculturale – anche se i discorsi incendiari pronunciati dagli estremisti musulmani vengono regolarmente ignorati.

Il 23 febbraio, Oluwole Ilesanmi, un pastore evangelico nigeriano di 64 anni, noto come Predicatore Olu, è stato arrestato nella stazione della metropolitana di Southgate, a nord di Londra, in seguito a delle denunce concernenti il suo messaggio su Gesù considerato "islamofobico". Un video dell'arresto, con più di due milioni di visualizzazioni, mostra due poliziotti che gli chiedono di smettere di predicare perché "nessuno vuole ascoltarlo"; gli sequestrano la Bibbia e poi lo arrestano per "disturbo della quieta pubblica".

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Una sposa di 8 anni

di Majid Rafizadeh  •  24 marzo 2019

  • Dopo che il partito dei mullah impose la legge della sharia in Iran e ne fece l'indiscussa e ufficiale legge del paese, le autorità cambiarono immediatamente l'età minima per le nozze fissandola a 9 anni per le bambine e 13 per i ragazzi. Dopo 40 anni, la legge basata sulla sharia non è cambiata.

  • L'incidenza dei matrimoni precoci "resta ancora troppo alta. In uno studio dettagliato condotto su 25 paesi è emerso che almeno una donna su tre si sposa prima dei 18 anni di età, e una su cinque ha il primo figlio prima dei 18 anni." – La Banca Mondiale.

  • Secondo le statistiche ufficiali iraniane, ogni anno si celebrano 180milla matrimoni infantili. Inoltre, nel 2013 in Iran, è stata approvata una legge che consente agli uomini di sposare le loro figlie adottive.

  • Non più tardi del mese scorso, Facebook ha funto da banditore per una sposa bambina nel Sud Sudan.

  • Se la comunità internazionale non interviene e, anziché appellarsi ai leader islamisti iraniani, non fa pressione perché questi leggi cambino, altri bambini saranno a rischio.

Secondo le statistiche ufficiali iraniane, ogni anno si celebrano in Iran 180mila matrimoni precoci. Oltre agli abusi fisici e sessuali subiti dalle bambine costrette a contrarre matrimonio, molte di loro subiscono anche abusi emotivi. (Fonte dell'immagine: iStock. La foto sopra è puramente illustrativa e non raffigura nessuna persona menzionata nell'articolo.)

"A otto anni i miei mi fecero sedere per un discorso serio", ha raccontato Noushin, durante l'intervista. "Ricordo ancora il tremolio della voce di mia madre. Mi disse che fra due giorni avrei partecipato a una benedizione religiosa islamica. Mio padre insistette perché mi comportassi bene e non facessi una scenata. Ero confusa, ma mi fidavo di loro, pensando che mi stessero dicendo la verità. Mi fidai di loro fino al momento in cui mi ritrovai con una fede nuziale al dito e divenni la sposa di uomo di 43 anni." Noushin, oggi 19enne, è madre di tre figli.

Si potrebbe presumere che i suoi genitori, i quali hanno volontariamente consegnato la loro bambina a quell'uomo, non fossero istruiti o che avessero una mentalità moderna. Al contrario, il padre di Noushin aveva studiato in Europa e poi era tornato nel suo paese per lavorare per il regime.

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La militarizzazione della Cina di Xi Jinping
"Recuperare" i territori mai governati

di Gordon G. Chang  •  21 marzo 2019

  • L'Esercito popolare di liberazione (Epl) si equipaggia rapidamente e questo è un segnale allarmante. Pechino ha sempre sostenuto che le proprie forze armate hanno una natura prettamente difensiva, ma nessun paese minaccia il territorio sotto il controllo della Cina. Pertanto, la corsa agli armamenti sembra essere un prodromo dell'aggressione.

  • I dirigenti cinesi – e non solo Xi Jinping – credono che i loro territori dovrebbero essere molto più vasti di quanto non lo siano oggi. La preoccupazione è che, dando seguito alla loro retorica, utilizzeranno armi nuove di zecca per tentare di conquistare un territorio e occupare il suo spazio aereo e marittimo.

  • Inoltre, negli anni Trenta, i media pubblicizzavano l'idea che il Giappone fosse circondato da potenze ostili che volevano impedirne l'espansione. Eri Hotta, autore di Japan 1941: Countdown to Infamy, scrive che i giapponesi "si erano convinti di essere vittime delle circostanze piuttosto che degli aggressori". Questo è esattamente ciò che i cinesi stanno facendo in questo momento.

  • Purtroppo, questo schema tragico è evidente oggi in una Pechino dove i cinesi, con i gradi sulle spallette, sembrano voler ripetere uno dei peggiori errori del secolo scorso.

Gran parte dell'equipaggiamento che l'Esercito popolare di liberazione (Epl) cinese sta acquisendo – portaerei , veicoli militari anfibi e bombardieri stealth – è destinato a dimostrare la propria potenza e non alla difesa della patria. Nella foto: Una portaerei cinese Tipo 001A, nel 2017. (Fonte dell'immagine: GG001213/Wikimedia Commons)

"Siate pronti al combattimento". È così che il South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong che riflette sempre più la linea del Partito comunista, , ha sintetizzato il primo ordine impartito quest'anno da Xi Jinping all'Esercito popolare di liberazione (Epl). Xi, nel suo discorso trasmesso dalla televisione nazionale, ha chiesto quanto segue: "Preparatevi a una lotta armata globale che sarà una nuova base di partenza".

Da più mesi, il coraggioso leader cinese minaccia i paesi vicini e gli Stati Uniti. "Xi non solo sta scherzando con la guerra", ha scritto Victor Mair della Università della Pennsylvania nella newsletter del mese di febbraio inviata alla mailing list del Fanell Red Star Rising. "Ne prepara una. È in uno stato mentale pericoloso".

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Facebook continua a sostenere le leggi sulla blasfemia

di Judith Bergman  •  17 marzo 2019

  • L'amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg sembra più che mai incline alla censura. In una recente nota, scritta nel linguaggio oscuro e noioso dei burocrati, il Ceo di Fb ha illustrato la sua strategia di dissuasione dei "contenuti al limite", un concetto privo di senso per designare tutto ciò che Zuckerberg e Facebook potrebbero mai voler censurare.

  • Un articolo pubblicato dal Wall Street Journal l'8 gennaio ha rilevato che i dirigenti di Facebook – e di Twitter – avevano rimosso dalle loro piattaforme l'attivista Laura Loomer dopo le lamentele di Zahra Billoo, direttrice esecutiva del Consiglio delle relazioni islamico-americane (CAIR) presso la sede di San Francisco. Facebook, tuttavia, ha omesso di rivelare che il CAIR è stato un complice non incriminato nel più grande caso di finanziamento del terrorismo nella storia degli Stati Uniti. Gli Emirati Arabi Uniti inoltre considerano il CAIR un'organizzazione terroristica.

  • Secondo Jihad Watch, la stessa Billoo, "nei tweet che continuano a essere disponibili pubblicamente (...) ha espresso il suo sostegno al califfato islamico e alla legge della sharia. E in molti tweet ella afferma che l'Isis è sullo stesso piano morale dei soldati americani e israeliani, aggiungendo che 'le nostre truppe sono impegnate nel terrorismo'".

  • Facebook, tuttavia, sembra essere "creativamente" selettivo nel modo in cui sceglie di applicare le proprie regole. In Francia, un detenuto identificato come Amir è stato accusato nel novembre scorso di aver postato materiale di propaganda dell'Isis dalla sua cella, utilizzando un telefono di contrabbando. Facebook, a quanto pare, non ci ha fatto caso.

Gli eventi recenti mostrano come Facebook – già sostenitore delle leggi sulla blasfemia – continui la sua "censura stile sharia" di tutti i contenuti che gli sembrerebbero contrari ai suoi "standard comunitari".

Un articolo pubblicato dal Wall Street Journal l'8 gennaio ha rilevato che i dirigenti di Facebook – e di Twitter – avevano rimosso dalle loro piattaforme l'attivista Laura Loomer dopo le lamentele di Zahra Billoo, direttrice esecutiva del Consiglio delle relazioni islamico-americane (CAIR) presso la sede di San Francisco. Facebook, tuttavia, ha omesso di rivelare che il CAIR è stato un complice non incriminato nel più grande caso di finanziamento del terrorismo nella storia degli Stati Uniti. Gli Emirati Arabi Uniti inoltre considerano il CAIR un'organizzazione terroristica.

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Germania: Gli accoltellamenti e i crimini con arma bianca hanno raggiunto livelli record

di Soeren Kern  •  10 marzo 2019

  • La polizia ha segnalato più di 4.100 crimini con arma bianca nel 2018, rispetto ai circa 3.800 reati commessi nel 2017 – e solo 400 nel 2008. Complessivamente, negli ultimi dieci anni, in Germania, i crimini di strada sono aumentati di oltre il 900 per cento – da uno a più di dieci al giorno.

  • I media tedeschi non riportano la maggior parte degli episodi di violenza correlati all'uso di armi bianche. I crimini denunciati vengono spesso liquidati come "episodi isolati" che non sono legati all'immigrazione di massa. Inoltre, molti rapporti redatti dalle forze dell'ordine, tra cui i registri degli arresti nelle centrali di polizia, omettono i riferimenti alle nazionalità dei perpetratori e delle vittime – a quanto pare per evitare di infiammare i sentimenti anti-immigrazione. (...) Molti tedeschi hanno la sensazione che il pericolo si annidi ovunque, ma la mancanza di statistiche ufficiali sembra permettere alle autorità tedesche di presumere che il problema sia immaginario.

  • L'epidemia di crimini con arma bianca è continuata ininterrottamente fino al 2019. Durante i primi 45 giorni del 2019, la polizia ha segnalato più di 500 episodi – una media di 11 al giorno.

Mourtala Madou, un migrante illegale di 33 anni proveniente dal Niger è stato condannato all'ergastolo per aver accoltellato a morte l'ex fidanzata tedesca di 34 anni e per aver decapitato la loro figlioletta di 21 mesi, ad Amburgo, in Germania. Nella foto: La polizia interroga i testimoni sulla scena del delitto, nella stazione della metropolitana di Jungfernstieg, ad Amburgo, il 12 aprile 2018. (Fonte dell'immagine: Daniel J./Heinrich Kordewiner video screenshot)

Mourtala Madou, un migrante illegale di 33 anni proveniente dal Niger è stato condannato all'ergastolo per aver accoltellato a morte l'ex fidanzata tedesca di 34 anni e per aver decapitato la loro figlioletta di 21 mesi in una stazione della metropolitana di Amburgo.

Il crimine orrendo ha riportato l'attenzione sull'epidemia di accoltellamenti e di crimini di strada, scatenatasi da quando la cancelliera Angela Merkel ha consentito a più di un milione di migranti, per lo più maschi, provenienti dall'Africa, Asia e dal Medio Oriente di entrare nel paese.

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La Svezia che persegue le pensionate e accoglie l'Isis

di Judith Bergman  •  8 marzo 2019

  • Forse il Consiglio d'Europa ritiene che gli sforzi intrapresi da Åberg per trasformare i suoi connazionali svedesi in poliziotti che perseguono presunti reati d'opinione siano un esempio che gli altri paesi europei dovrebbero emulare?

  • Durante l'interrogatorio, la pensionata ha spiegato: "Mi sono arrabbiata quando ho letto come funziona con gli immigrati e come essi evitino le punizioni per tutto ciò che fanno. Vengono assolti anche se rubano e fanno altre cose. È ingiusto che coloro che commettono gravi crimini possano essere rilasciati...". La pensionata ha detto che non avrebbe scritto quelle parole se avesse saputo che era illegale. Evidentemente l'ha fatto con la convinzione errata di vivere ancora in uno Stato di diritto democratico. A gennaio, la donna è stata condannata a pagare un'ammenda di 4 mila corone svedesi (443 dollari). Vive con una pensione di soli 7 mila corone svedesi (775 dollari).

  • Le autorità svedesi chiaramente non possono – o non vogliono – perseguire o condannare i jihadisti che hanno così generosamente accolto nel paese; eppure, non hanno scrupoli ad accusare e processare anziane pensionate indifese. Si potrebbe aggiungere che una cultura che rispetta i diritti umani dei combattenti dell'Isis rientrati nel paese più di quanto non rispetti quelli delle donne anziane che hanno paura di questi miliziani è alla fine.

Mentre il Servizio di sicurezza svedese garantisce ai cittadini che farà "ancora di più" per limitare lo sviluppo di ambienti terroristici in Svezia, il governo svedese acuisce ulteriormente il problema accogliendo i combattenti jihadisti dell'Isis che fanno rientro nel paese. (Fonte dell'immagine: iStock)

Secondo un comunicato stampa diramato il 15 gennaio scorso dal Servizio di sicurezza svedese (Säpo),"l'estremismo islamista che promuove la violenza costituisce attualmente la più grande minaccia per la Svezia". "Il livello della minaccia terroristica rimane elevato, attestandosi al terzo gradino di una scala di 5. Questo significa che è probabile che avvenga un attacco terroristico", ha dichiarato Klas Friberg, a capo del Säpo.

"Per contrastare la minaccia del terrorismo, il Servizio di sicurezza lavorerà in futuro in modo ancora più strategico per limitare lo sviluppo di ambienti terroristici. Ciò potrebbe significare occuparsi [omhänderta] di persone che rappresentano una minaccia per la sicurezza o, cooperando con altre autorità, lavorare più duramente per garantire che questi individui siano perseguiti per altri crimini – oppure che le loro opportunità si riducano.

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