Analisi e articoli più recenti

Arabi: Hamas e l'Iran hanno trasformato Gaza in un cimitero di bambini

di Khaled Abu Toameh  •  18 giugno 2021

  • Gli arabi sono consapevoli che l'unico interesse di Hamas è quello di rabbonire i mullah di Teheran allo scopo di ottenere da loro più denaro e armi. Gli arabi capiscono che questa è solo un'altra farsa di Hamas, e in particolare dell'Iran.

  • È (...) confortante vedere quanti arabi sono consapevoli dei pericoli del coinvolgimento dell'Iran con i gruppi terroristici palestinesi che vogliono innanzitutto l'eliminazione di Israele e poi la loro.

  • "Le milizie di Hamas nella Striscia di Gaza appartengono all'Iran (...) Teheran vuole usare la questione palestinese come carta vincente ai negoziati di Vienna (...) per costringere gli Stati Uniti a revocare le sanzioni contro l'Iran in cambio della fine dell'escalation dei problemi di sicurezza che minacciano Israele (...) le armi iraniane sono armi di distruzione e non di costruzione." – Amjad Taha, noto giornalista arabo, Twitter, 27 maggio 2021.

  • "Quanto più sono le uccisioni e la distruzione, tanto più aumenta il reddito di Hamas mentre i palestinesi continuano a soffrire di assedio e povertà." – Saeed Al-Kahel, scrittore e analista politico marocchino, Assahifa, 29 maggio 2021.

  • "L'Iran ha sfruttato Hamas e la Jihad Islamica solo a proprio vantaggio e, se avesse voluto l'interesse dei palestinesi, avrebbe contribuito alla ricostruzione della Striscia di Gaza. (...) Teheran non ha contribuito né ha fatto donazioni per scopi umanitari o progetti di ricostruzione a Gaza..." – Samir Ghattas, ex parlamentare egiziano e direttore dell'Egyptian Middle East Forum for Strategic Studies, Al-Arabiya.net, 26 maggio 2021.

  • L'esperto egiziano [Muhammad Mujahid Al-Zayyat, consulente dell'Egyptian Center for Thought and Strategic Studies] (...) si unisce ad altri arabi nel mettere in guardia l'amministrazione Biden e le potenze occidentali contro la possibilità di consentire all'Iran di essere ricompensato per la guerra al terrorismo di Hamas contro Israele.

  • Resta ora da vedere se l'amministrazione Biden e le potenze occidentali daranno ascolto a questo monito o continueranno a nascondere la testa sotto la sabbia, facendo credere che i mullah iraniani, in cambio di enormi tangenti da parte degli Stati Uniti, cambieranno magicamente la loro mentalità crudele. L'ultima volta non l'hanno fatto; cosa accadrà alla regione se non lo faranno di nuovo?

L'affermazione di Hamas di aver "vinto" l'ultima guerra con Israele è diventata oggetto di scherno e derisione da parte di molti arabi, i quali sono consapevoli che l'unico interesse di Hamas è quello di rabbonire i mullah in Iran per ottenere più denaro e armi. Nella foto: la "Guida Suprema" iraniana, l'Ayatollah Ali Khamenei (a destra) saluta il leader di Hamas Ismail Haniyeh, a Teheran, il 12 febbraio 2012. (Fonte dell'immagine: khamenei.ir/AFP via Getty Images)

L'affermazione di Hamas di aver "vinto" l'ultima guerra con Israele è diventata oggetto di scherno e derisione da parte di molti arabi, i quali non hanno paura di criticare pubblicamente il gruppo terroristico appoggiato dall'Iran per aver mentito ai palestinesi e al resto del mondo.

Gli arabi non temono nemmeno di ritenere Hamas responsabile della distruzione massiccia e della morte di israeliani e palestinesi innocenti al fine di servire gli interessi dei suoi padroni in Iran.

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Anche con un accordo, i mullah perseguiranno l'obiettivo di ottenere armi nucleari

di Majid Rafizadeh  •  12 giugno 2021

  • Occorre aspettarsi che, qualunque sia l'accordo, il regime iraniano continuerà a perseguire le sue ambizioni nucleari e le sue attività nucleari clandestine: ci sono precedenti storici a riguardo.

  • Teheran affermò che il "deposito atomico segreto", situato in un villaggio di Turquz Abad, alla periferia di Teheran, era un luogo dove venivano puliti i tappeti.

  • L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) dapprima ignorò i rapporti. Ciò non dovrebbe sorprendere: l'AIEA ha una lunga storia di dichiarazioni erronee sul rispetto dell'accordo da parte della Repubblica islamica e rifiuta di dare seguito a rapporti credibili sulle attività nucleari illecite dell'Iran.

  • I mullah iraniani non onoreranno alcun accordo con la comunità internazionale. Mentre i mullah raccoglieranno volentieri i profitti di qualsiasi accordo sul nucleare e della sua revoca delle sanzioni, il loro regime continuerà a perseguire i suoi tentativi segreti di ottenere armi nucleari e i tentativi palesi – con la Cina – di conquistare il Medio Oriente.

  • Proprio di recente, abbiamo visto il trinceramento dell'Iran in Siria e in Iraq; la sua conquista del Libano grazie al proprio delegato Hezbollah; la sua aggressione intensificata contro l'Arabia Saudita tramite gli Houthi, suoi mandatari, e la sua guerra, con il lancio di 4 mila razzi questo mese contro il piccolo Paese di Israele da parte di un altro delegato: Hamas.

  • Qualunque "accordo" venga raggiunto a Vienna, l'Iran non desidera "stabilizzare" il Medio Oriente. Come ha giustamente rilevato l'amministrazione Biden, i leader iraniani, con la Cina, sembrano interessati solo a destabilizzarlo, per poi dominarlo.

La tesi secondo cui negoziare e raggiungere un accordo sul nucleare con i mullah iraniani frenerà le loro ambizioni nucleari e impedirà al regime iraniano di ottenere armi nucleari è, purtroppo, una fantasia pericolosa. Nella foto: l'impianto di arricchimento dell'uranio di Isfahan, a Isfahan, in Iran. (Foto di Getty Images)

La tesi secondo cui negoziare e raggiungere un accordo sul nucleare con i mullah iraniani frenerà le loro ambizioni nucleari e impedirà al regime iraniano di ottenere armi nucleari è, purtroppo, una fantasia pericolosa.

L'accordo sul nucleare contiene clausole di caducità che presto rimuoveranno le restrizioni al programma nucleare iraniano dopo la scadenza dell'accordo. In breve, l'accordo nucleare, piuttosto che impedire a Teheran di acquisire armi nucleari, come è stato falsamente propagandato, di fatto, apre la strada all'Iran per diventare uno Stato nucleare legittimato dopo la sua conclusione.

Ma prima di allora occorre aspettarsi che, qualunque sia l'accordo, il regime iraniano continuerà a perseguire le sue ambizioni nucleari e le sue attività nucleari clandestine: ci sono precedenti storici a riguardo.

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Cina comunista: il più grande inquinatore climatico al mondo continua a inquinare

di Judith Bergman  •  6 giugno 2021

  • Se la Cina fosse seriamente intenzionata a ridurre le emissioni, quell'intento sarebbe stato palese nel suo nuovo piano quinquennale per gli anni 2021-2025, diffuso a marzo. Ma questo piano è stato definito come contenente "poco più che vaghi impegni per contrastare le emissioni di anidride carbonica".

  • Come ha scritto il Wall Street Journal in un editoriale di febbraio, iniziative come questa spiegano perché "Pechino ama Biden e Parigi". Consentono alla Cina, nelle parole dell'editoriale, di ottenere "una corsa gratuita al carbonio", ovvero una crescita economica senza restrizioni in un momento in cui la Cina sta cercando di diventare la potenza economica e tecnologica dominante del mondo.

  • Quanto costerà di fatto l'adempimento degli impegni assunti dal presidente Biden sull'accordo sul clima, per chi l'accordo avrà un effettivo vantaggio e quale ulteriore vantaggio darà in realtà alla Cina?

  • In un momento in cui la Cina sta dicendo una cosa e ne sta facendo un'altra, e non soddisfa palesemente la sua parte di impegni mondiali per la riduzione delle emissioni di CO2 – come invece dovrebbe fare la seconda economia mondiale – aumentare gli impegni dell'America sul clima invia tutti segnali sbagliati. Ciò che la Cina e gli altri vedono è che indipendentemente da ciò che Pechino fa – anche se inganna il mondo e persegue il suo comportamento predatorio – gli Stati Uniti sono disposti a ridurre la propria competitività, lasciando alla Cina uno spesso tappeto rosso per diventare la superpotenza dominante del mondo, esattamente il ruolo a cui aspira.

La Cina comunista, nel 2020, ha costruito una nuova capacità di produzione di energia a carbone tre volte superiore a quella di tutti gli altri Paesi del mondo messi insieme, l'equivalente di più di quanto produce a settimana una grande centrale a carbone, secondo un rapporto di Global Energy Monitor. Nella foto: una centrale elettrica a carbone di proprietà statale a Huainan, nella provincia di Anhui, in Cina. (Foto di Kevin Frayer / Getty Images)

Nel 2020, la Cina comunista, ha costruito una nuova capacità di produzione di energia a carbone tre volte superiore a quella di tutti gli altri Paesi del mondo messi insieme, l'equivalente di più di quanto produce a settimana una grande centrale a carbone, secondo un rapporto pubblicato ad aprile da Global Energy Monitor.

Sempre nel 2020, le emissioni di CO2 della Cina sono aumentate dell'1,5 per cento mentre quelle della maggior parte degli altri Paesi sono diminuite. Sebbene, nel 2020, il mondo ha abbandonato il carbone nella produzione energetica, questo processo di dismissione dal carbone è stato eclissato dalle nuove centrali a carbone della Cina.

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Francia: I generali mettono in guardia contro una guerra civile a causa di un islamismo strisciante

di Soeren Kern  •  1 giugno 2021

  • Il monito arriva nel bel mezzo di un'ondata di attacchi jihadisti – tra cui la decapitazione di un insegnante – commessi da giovani uomini, nessuno dei quali era precedentemente noto ai servizi di intelligence francesi. Anche la lettera viene diffusa dopo un'estesa indignazione per un sistema giudiziario compromesso dalla correttezza politica: come dimostrato dal rifiuto di perseguire un immigrato africano del Mali, il quale, al grido di "Allahu Akbar" ("Allah è il più grande"), uccise un'anziana donna ebrea facendo irruzione in casa sua e buttandola giù dal balcone.

  • Ogni francese, qualunque sia il suo credo o il suo non credo, dovrebbe essere di casa ovunque in Francia; non può e non deve esistere alcuna città o distretto in cui le leggi della Repubblica non siano applicabili." – Un brano di una lettera aperta firmata da 20 generali in pensione, da un centinaio di alti ufficiali oltre a un migliaio di altri membri dell'esercito francese, 21 aprile 2021.

  • "Ciò che è scritto in quella lettera è la realtà. Quando si ha un Paese afflitto dalla guerriglia urbana, quando c'è una minaccia terroristica molto regolare e molto elevata, quando si hanno diseguaglianze sempre più evidenti ed eclatanti, quando si ha una parte dei nostri patrioti che si stacca dalla nostra società, non si può dire che il Paese vada bene." – Rachida Dati, sindaco del 7° arrondissement di Parigi ed ex ministro della Giustizia.

  • "Queste derive dannose non sono la diretta conseguenza di un attimo di distrazione, ma di una direzione politica motivata da considerazioni ideologiche fondamentalmente corruttive." – Marine Le Pen, candidata alle elezioni presidenziali francesi.

  • La lettera aperta e la risposta di Le Pen arrivano nel bel mezzo di una serie di almeno nove attacchi jihadisti consecutivi sferrati in Francia, tutti compiuti da individui sconosciuti ai servizi segreti francesi e che quindi non erano sospettati di essere radicalizzati e di conseguenza non risultavano essere schedati come jihadisti. Gli attacchi fanno pensare che le autorità francesi abbiano perso il controllo della vigilanza dei radicali islamici nel Paese.

Nella foto: L'arrivo del presidente francese Emmanuel Macron e del capo di Stato maggiore della Difesa, il generale François Lecointre, in occasione della cerimonia militare che ha luogo annualmente il Giorno della Bastiglia, in Place de la Concorde a Parigi, il 14 luglio 2020 (Foto di Thomas Samson / AFP via Getty Images)

Un gruppo di generali in pensione ha avvertito in una lettera aperta che la Francia sta scivolando verso una guerra civile a causa dell'incapacità del governo di controllare la migrazione di massa e l'islamismo strisciante nel Paese. La lettera, che, secondo i sondaggi, trova un ampio sostegno da parte dell'opinione pubblica, mette in guardia anche contro il marxismo culturale, il multiculturalismo incontrollato e l'espansione in Francia delle "no-go zones".

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Trombe e rombi di carri armati: una svolta decisiva a Gaza?

di Richard Kemp  •  19 maggio 2021

  • Hamas non può competere con l'IDF e potrebbe essere sconfitto rapidamente e a minor costo da una forza militare bruta e schiacciante, se non fosse per una cosa: la necessità israeliana di ridurre al minimo la perdita di vite civili. E Hamas questo lo sa.

  • Nel corso dei numerosi anni di conflitti a Gaza, la maggior parte dei media mondiali ha riportato con entusiasmo la morte di civili palestinesi come se fossero l'oggetto deliberato del modo insensibile e indifferente della guerra di Israele. Questa propaganda palesemente falsa è stata ripresa dai sostenitori di Hamas e dagli "utili idioti" in Occidente. (...) In tutto il mondo, i gruppi per i diritti umani hanno fatto lo stesso.

  • La deliberata ignoranza combinata con la malevolenza è sempre stata sorprendente. Ogni commissione d'inchiesta ha determinato la colpevolezza di Israele prima ancora che si riunisse per la prima volta.

  • Ogni dibattito e voto hanno affermato in modo schiacciante e ovviamente falso i presunti crimini di guerra di Israele e quelli contro l'umanità. Mentre i molteplici e attuali crimini di guerra di Hamas sono stati accantonati.

Tutte le vittime sono state provocate dall'aggressione immotivata di Hamas contro Israele. Non ce ne sarebbero state, altrimenti. La strategia di Hamas è quella di attaccare i centri abitati israeliani usando razzi, droni kamikaze e tunnel, al fine di attirare contrattacchi dell'IDF che uccideranno i loro stessi civili per diffamare e isolare Israele in tutto il mondo. Nella foto: i missili, lanciati da Hamas dall'interno di quartieri residenziali densamente popolati di Gaza, si dirigono verso i centri urbani israeliani, il 16 maggio 2021 (Foto di Mohammed Abed / AFP via Getty Images)

Durante un'operazione lanciata a Gaza la scorsa settimana, le Forze di Difesa Israeliane hanno attaccato un complesso di tunnel di Hamas con 12 squadroni di 160 aerei da combattimento che hanno colpito oltre 150 obiettivi con centinaia di JDAM [Joint Direct Attack Munitions, bombe guidate con precisione dal GPS] distruggendo i bunker sotterranei in meno di un'ora. Sebbene la valutazione dei danni in battaglia sia ancora in corso, il raid ha distrutto forse l'elemento chiave delle infrastrutture di Hamas, spazzando via riserve massicce di munizioni e probabilmente uccidendo dozzine, se non centinaia di combattenti. Questa è stata una mazzata per Hamas e potrebbe rivelarsi un punto di svolta nel conflitto. Ha anche inviato un forte messaggio all'Iran e a Hezbollah sulle conseguenze che subirebbero se attaccassero Israele utilizzando il loro arsenale di decine di migliaia di missili stoccati nei depositi nel Libano meridionale.

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Palestinesi: il nostro vero obiettivo è distruggere Israele

di Bassam Tawil  •  11 maggio 2021

  • I palestinesi sono irritati perché agli ebrei è permesso recarsi sul Monte del Tempio. I palestinesi non vogliono che gli ebrei visitino il loro luogo sacro; non vogliono vedere ebrei a Gerusalemme, e non vogliono assolutamente vedere nessun ebreo nella terra che si estende dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo.

  • Nessuno contesta il diritto dei palestinesi di protestare contro le politiche israeliane. Ma quando le proteste si trasformano in grandi manifestazioni pro-Hamas, con appelli per bombardare Tel Aviv e uccidere gli ebrei, smascherano le vere intenzioni mortali dei manifestanti.

  • Quando migliaia di palestinesi scandiscono lo slogan "Siamo tutti Mohammed Deif", intendono dire che si vedono come terroristi pronti ad attaccare e distruggere Israele e che Deif è il loro modello perché è riuscito a uccidere molti ebrei e rimane a piede libero, nonostante i tentativi israeliani di arrestarlo o ucciderlo.

  • Hamas deve la sua crescente popolarità alla provocatoria campagna anti-israeliana condotta dai media palestinesi, in particolare dalle piattaforme dei social media, dalle moschee e dalla retorica pubblica dei leader palestinesi. Hamas deve la sua popolarità anche alla corruzione in atto e all'incompetenza dell'Autorità Palestinese e del suo autocratico presidente, Mahmoud Abbas.

  • Le manifestazioni a favore di Hamas dovrebbero anche essere un campanello d'allarme per l'amministrazione Biden e servire da indicatore accurato delle priorità palestinesi. L'amministrazione Biden parla di rilanciare il processo di pace in stallo tra Israele e i palestinesi sulla base della "soluzione dei due Stati". Hamas e le migliaia di palestinesi che hanno inneggiato slogan a sostegno di Hamas e Deif, tuttavia, hanno in mente una soluzione diversa: l'annientamento di Israele e la morte degli ebrei, e più si è, meglio è.

Hamas e le migliaia di palestinesi che hanno inneggiato slogan a sostegno di Hamas e Deif, tuttavia, hanno in mente una soluzione diversa: l'annientamento di Israele e la morte degli ebrei, e più si è, meglio è. Nella foto: un condominio ad Ashkelon, in Israele, che è stato danneggiato dai razzi lanciati dalla Striscia di Gaza, governata da Hamas, nella notte tra il 10 e l'11 maggio 2021 (Foto di Jack Guez / AFP via Getty Images)

Quando nel 1991 l'ex dittatore iracheno Saddam Hussein lanciò 39 missili Scud contro Israele, numerosi palestinesi scesero in strada per celebrare gli attacchi. Molte manifestazioni di protesta ebbero luogo in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est, anche se i palestinesi erano stati provvisti dalle autorità israeliane di maschere antigas, da indossare per proteggersi da un possibile attacco chimico da parte dell'Iraq contro Israele.

Il Los Angeles Times riportò allora che "diversi palestinesi hanno espresso gioia per l'assalto missilistico [iracheno] della scorsa settimana a Tel Aviv e Haifa".

Quando nel 2015 il gruppo terroristico Hezbollah, sostenuto dall'Iran, lanciò una serie attacchi missilistici contro Israele dal Libano, i palestinesi scesero in strada per festeggiare, tenendo in mano le bandiere di Hezbollah e distribuendo dolci a guidatori e passanti.

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La Cina boicotta le aziende occidentali preoccupate per le sorti degli uiguri

di Soeren Kern  •  30 aprile 2021

  • Le aziende subiscono pressioni perché elimino dai loro siti web le informazioni relative alle politiche aziendali sui diritti umani, cambino idea in merito alla decisione di non acquistare il cotone prodotto nello Xinjang e rimuovano le mappe che raffigurano Taiwan come un Paese indipendente.

  • Nell'ottobre 2020, la Better Cotton Initiative (BCI), con sede a Ginevra, un influente gruppo no-profit che promuove la produzione di cotone sostenibile, ha sospeso le licenze sul cotone prodotto nello Xinjang, a causa di accuse e di "rischi crescenti" di lavoro forzato. La dichiarazione da allora è stata rimossa dal sito web della BCI e, cosa preoccupante, non è nemmeno accessibile su Internet Archive.

  • Nel marzo 2020, l'Australian Strategic Policy Institute, in un rapporto dal titolo "Uiguri in vendita", ha rivelato che gli uiguri lavoravano in fabbriche – in condizioni di lavoro forzato – che fanno parte delle catene di distribuzione di più di 80 noti marchi globali dei settori dell'abbigliamento, automobilistico e tecnologico.

  • "Il governo cinese, sempre più incline a punire coloro che criticano le loro politiche in merito alla regione dello Xinjiang, costringe le aziende straniere a fare una scelta che esse hanno cercato accuratamente di evitare: appoggiare la Cina o uscire dal mercato cinese. (...) Il Partito Comunista si ritiene sempre più in grado di esercitare pressioni economiche sugli altri, usando 'il potente campo gravitazionale' della seconda economia mondiale. (...) La scelta tra il redditizio mercato cinese e i valori che le aziende professano nel resto del mondo sta diventando inevitabile..." – The Economist, 27 marzo 2021.

Il governo cinese sta boicottando i brand di abbigliamento occidentali per aver espresso preoccupazione in merito al lavoro forzato nella regione cinese dello Xinjiang. La disputa ruota attorno alle accuse secondo cui il governo cinese sta costringendo più di 500 mila uiguri e altre minoranze etniche e religiose musulmane a raccogliere cotone nello Xinjiang, che produce l'85 per cento del cotone cinese e un quinto dell'offerta mondiale. (Foto di STR/AFP via Getty Images)

Il governo cinese sta boicottando i brand di abbigliamento occidentali per aver espresso preoccupazione in merito al lavoro forzato nello Xinjiang, la più grande regione della Cina. Le aziende subiscono pressioni perché elimino dai loro siti web le informazioni relative alle politiche aziendali sui diritti umani, cambino idea in merito alla decisione di non acquistare il cotone prodotto nello Xinjang e rimuovano le mappe che raffigurano Taiwan come un Paese indipendente. Lo sconto si è inasprito dopo che il 22 marzo l'Unione Europea e il Regno Unito si sono uniti a USA e Canada per imporre sanzioni contro alcuni funzionari cinesi per le violazioni dei diritti umani compiute nello Xinjiang, una remota regione autonoma nella parte nord-occidentale della Cina.

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Francia: Macron ha rinunciato a combattere il radicalismo

di Guy Millière  •  25 aprile 2021

  • Ci sono anche insegnanti che, forse perché impauriti, scelgono di chinare il capo, di rinunciare a insegnare certi argomenti e – quando gli studenti gridano insulti antisemiti e anti-occidentali – preferiscono agire come se non li sentissero. Nella maggior parte delle scuole superiori francesi, è diventato quasi impossibile parlare di Israele o della Shoah.

  • La maggior parte dei giornalisti sembra voler evitare ogni discussione sull'avanzata dell'Islam radicale in Francia. Sanno che coloro che lo fanno vengono subito definiti "razzisti" o "islamofobi" e vengono spesso minacciati, perseguiti, condannati a pagare pesanti multe o licenziati dal loro posto di lavoro.

  • Sebbene quanto affermato dal giornalista Éric Zemmour fosse accurato e verificabile, il CSA (Conseil supérieur de l'audiovisuel ) ha dichiarato che esporre certi fatti costituisce un "incitamento all'odio razziale".

  • Nel 2015, un giornalista francese paragonò il Rassemblement National (RN) allo Stato Islamico. Marine Le Pen [presidente del Rassemblement National] rispose postando su Twitter due foto di crimini commessi dallo Stato Islamico e aggiunse: "Questo è lo Stato Islamico" (...) In tribunale, il giudice ha chiesto alla Le Pen: "Ritiene che queste foto ledano la dignità umana?" La leader di RN ha replicato: "È il crimine che lede la dignità umana e non la sua riproduzione fotografica".

  • "Quattordici mesi prima delle prossime elezioni presidenziali del 2022, (...) l'ipotesi è che (...) Marine Le Pen, sarà presente al secondo turno elettorale e che colui che l'affronterà non avrà la vittoria garantita." – Le Monde, 22 marzo 2021.

Éric Zemmour (nella foto), uno dei pochi giornalisti in Francia che ancora parla liberamente (...) viene portato in tribunale almeno una volta all'anno. Le multe che gli vengono inflitte arrivano ogni volta a 10.000 euro (11.800 dollari). (Foto di Lionel Bonaventure/AFP via Getty Images)

1 novembre 2020. Didier Lemaire, un insegnante liceale che insegna a Trappes, una cittadina a ovest di Parigi, ha pubblicato una lettera aperta nella rivista di Sinistra Le Nouvel Observateur, in cui parlava dell'omicidio di Samuel Paty, un altro insegnante, selvaggiamente decapitato due settimane prima da un estremista musulmano. Lemaire ha denunciato la sottomissione delle autorità francesi all'intimidazione religiosa e l'impossibilità per il sistema scolastico francese di essere in grado di trasmettere qualsiasi conoscenza reale della storia o di fornire agli studenti i mezzi intellettuali per pensare liberamente. Inoltre, Lemaire ha affermato che in pochi anni la situazione nella città in cui ha insegnato è notevolmente deteriorata. Nella lettera aperta si legge:

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L'Unione Europea: dal mercato unico a una tragica farsa

di Drieu Godefridi  •  13 aprile 2021

  • Tra cinquecento anni, quando gli storici ripenseranno all'era del Covid, diranno che "l'operazione Warp Speed" voluta dall'amministrazione Trump è stata un trionfo della scienza e della logistica.

  • Molti schierati a Sinistra hanno la memoria corta, ma l'UE non è sempre stata la grande macchina distante che è diventata.

  • Il principio di uguaglianza degli Stati e il principio di uguaglianza dei cittadini non possono essere armonizzati nell'attuale assetto istituzionale dell'Unione Europea, afferma la Corte costituzionale federale tedesca.

  • Ovviamente, le istituzioni dell'UE adottano un linguaggio fiorito – come, ad esempio, "rendere l'Unione Europea più democratica" – volto a far credere alla gente che le istituzioni dell'UE (...) sono sempre più democratiche e aspettano solo di esserlo pienamente.

  • Questa evoluzione è consistita, innanzitutto, nel sovvertire le istituzioni europee per far loro realizzare, oltre ai loro scopi economici, anche obiettivi a loro estranei, come una "politica estera comune" che fosse qualcosa di più che non mere parole. Come si potrebbe avere una politica estera comune al Regno Unito, all'Austria e al Portogallo?

  • Le élite dell'UE sono deboli, codarde e pusillanimi perché sanno di non rappresentare nessuno, nel vero senso democratico della parola, poiché non vengono elette democraticamente, non sono trasparenti e non sono responsabili verso nessuno. In definitiva, sono alla mercé dei governi che non sono mai d'accordo tra loro, ma hanno la legittimità di essere realmente democratici: eletti, trasparenti e responsabili. Non esiste nemmeno uno strumento per i cittadini che consenta di non eleggere nessuno, se desiderassero farlo.

La gestione della somministrazione del vaccino contro il Covid19 nell'Unione Europea è una metonimia per l'UE: una tragica farsa nelle mani di ideologi tanto ottusi quanto inefficienti. Nella foto: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a una conferenza stampa, tenutasi a Bruxelles il 17 marzo 2021, a seguito di una riunione su una proposta legislativa relativa a un certificato di vaccinazione comune UE. (Foto di John Thys/Pool/AFP via Getty Images)

Le opinioni riguardanti l'Unione Europea sono divise tra chi la considera inutile e costosa e chi la ritiene il futuro dell'Europa e un modello per gli esseri umani.

Ma qual è la realtà?

Prima che emergesse l'UE odierna, la costruzione di un'unione europea fu, inizialmente, un enorme successo.

Molti schierati a Sinistra hanno la memoria corta, ma l'UE non è sempre stata la grande macchina distante che è diventata. Nell'era di quelle che venivano denominate in modo più modesto "Comunità Europee" – comportando, ad esempio, la cooperazione tra le economie di più Paesi; o in seno al settore carbosiderurgico e nucleare – l'Europa ha conquistato quattro libertà di movimento: la libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali. Nonostante i suoi difetti, le carenze e le innumerevoli imperfezioni (niente di umano è perfetto), questo mercato comune –o unico – ha dato un contributo massiccio e sostanziale alla libertà e alla prosperità degli europei.

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"Uccideteli, uccideteli tutti": La guerra contro la polizia in Francia

di Yves Mamou  •  10 aprile 2021

  • A gennaio, i servizi statistici del ministero dell'Interno hanno registrato, sulla base delle informazioni provenienti dai rapporti della polizia, 2.288 episodi di violenza perpetrata al grido: "Uccideteli tutti!".

  • Il sospetto dei media sull'uso illegittimo della violenza da parte della polizia è così forte che gli agenti sotto attacco non si sentono nemmeno autorizzati a usare la propria arma in dotazione.

  • Le accuse mosse dai media e dal mondo dello spettacolo – attori, cantanti e così via – contro la polizia sono alimentate anche dal mondo accademico.

  • I codardi della magistratura, ovviamente, si schierano altresì con la folla chic contro la polizia.

  • Se la polizia non può indagare o proteggere la popolazione perché gli agenti temono di essere definiti razzisti, allora la sicurezza dei cittadini è in pericolo.

In Francia è in corso una guerra contro la polizia, ma non se ne parla. Nella foto: Un agente di polizia parla con una conducente d'auto durante un controllo stradale, dopo una notte di scontri a nord di Blois, in Francia, il 17 marzo 2021. (Foto di Guillaume Souvant/AFP via Getty Images)

Il 25 gennaio a Pantin, un sobborgo di Parigi, il 4 febbraio a Carcassonne, nella parte meridionale della Francia, e il 13 febbraio a Poissy, nel dipartimento degli Yvelines, gruppi organizzati di "giovani" – secondo il vocabolario dei grandi media per evitare qualsiasi designazione etnica – hanno attirato le forze di polizia nei loro quartieri per tendere loro un'imboscata. Al grido: "Uccideteli, uccideteli tutti!", le pattuglie della polizia sono state attaccate con lanci di esplosivi e dispositivi pirotecnici usati come armi di guerriglia urbana. Tutte le volte, i video degli attacchi sono stati diffusi sui social network.

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La Cina invoca la guerra civilizzazionista contro l'America e l'Occidente

di Gordon G. Chang  •  1 aprile 2021

  • "Polvere da sparo" è una di quelle parole che Pechino utilizza quando vuole che gli altri sappiano che ha in mente la guerra. Ma la cosa più preoccupante e anche particolarmente ricca di pathos è che il termine è una parola che i propagandisti cinesi usano quando vogliono infiammare le platee della Cina continentale. (...) Pertanto, il Partito Comunista Cinese sta cercando di suscitare sentimenti nazionalisti, radunando il popolo cinese, forse per prepararlo alla guerra.

  • In misura più sostanziale, Pechino sta (...) cercando di dividere il mondo secondo linee razziali e di formare una coalizione globale contro i bianchi...

  • Deng Xiaoping, il pragmatico successore di Mao, consigliò alla Cina di "nascondere le proprie capacità, e attendere pazientemente". Tuttavia, Xi crede che il tempo della Cina sia in parte arrivato, perché, a suo avviso, l'America è in declino terminale.

  • Xi è serio. A gennaio, ha detto al suo esercito in forte espansione che doveva essere pronto a combattere "da un momento all'altro". Sempre a gennaio, la Commissione Militare Centrale del Partito ha assunto dal Consiglio di Stato il potere di mobilitare tutta la società per la guerra. Gli Stati bellicosi raramente si preparano al conflitto per poi tirarsi indietro.

C'era un "forte odore di polvere da sparo" quando i diplomatici americani e cinesi si sono incontrati ad Anchorage il 18 e il 19 marzo scorsi, secondo Zhao Lijian del Ministero degli Esteri cinese. "Polvere da sparo" è una di quelle parole che Pechino utilizza quando vuole che gli altri sappiano che ha in mente la guerra. Nella foto: diplomatici americani e cinesi riuniti al Captain Cook Hotel ad Anchorage, in Alaska, il 18 marzo 2021. (Foto di Frederic J. Brown/Pool/AFP via Getty Images)

C'era un "forte odore di polvere da sparo" quando i diplomatici americani e cinesi si sono incontrati ad Anchorage il 18 e il 19 marzo scorsi. È quanto dichiarato da Zhao Lijian funzionario del Ministero degli Esteri cinese poche ore dopo la conclusione del primo giorno dei colloqui tra Stati Uniti e Cina.

"Polvere da sparo" è una di quelle parole che Pechino utilizza quando vuole che gli altri sappiano che ha in mente la guerra.

Ma la cosa più preoccupante e anche particolarmente ricca di pathos è che il termine è una parola che i propagandisti cinesi usano quando vogliono infiammare le platee della Cina continentale, rammentando loro lo sfruttamento straniero – britannico e bianco – della Cina nel periodo della guerra dell'oppio nel XIX secolo. Pertanto, il Partito Comunista Cinese (PCC) sta cercando di suscitare sentimenti nazionalisti, radunando il popolo cinese, forse per prepararlo alla guerra.

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La Cina compra il favore delle università occidentali

di Giulio Meotti  •  18 marzo 2021

  • "La conferenza inaugurale ha assicurato [a tutti] che il Tibet non è mai stato annesso [e] che l'intervento cinese del 1950 era stato richiesto dai tibetani", ha osservato Nicolas Nord, professore di diritto.

  • Il neo-nominato capo della CIA, William J. Burns, ha dichiarato che se fosse dipeso da lui avrebbe chiuso gli Istituti Confucio nelle università occidentali.

  • Diciassette scuole del Regno Unito sono già di proprietà di aziende cinesi e quel numero è destinato ad aumentare. Inoltre, il Times ha rivelato che l'Università di Cambridge ha ricevuto un "regalo generoso" da parte della Tencent Holdings, una delle più grandi aziende tecnologiche cinesi coinvolta nella censura di Stato.

  • Oggi, sappiamo molte cose sulla crudeltà della Cina, e anche sui massacri del virus di Wuhan che il Partito Comunista cinese ha imposto al mondo (...) causando la morte di più di 2,5 milioni di persone.

  • Sappiamo anche quante persone sono rinchiuse nei laogai, le "prigioni amministrative" cinesi (circa 50 milioni)...

  • "I luoghi abitati da minoranze etniche, come lo Xinjiang e il Tibet, si contraddistinguono come fulgidi esempi dei progressi compiuti dalla Cina nell'ambito dei diritti umani", ha affermato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi poche ore prima di partecipare [in collegamento video all'incontro del] (...) Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Probabilmente, nemmeno l'Unione Sovietica avrebbe potuto pensarlo.

Gulbahar Haitiwaji, una sopravvissuta ai "campi di rieducazione" nello Xinjiang, ha di recente rivelato ciò che accade lì. "È vietato parlare uiguro; è vietato pregare; è vietato fare lo sciopero della fame...". Ha dovuto defecare in un secchio di plastica davanti agli altri. È stata incatenata al suo letto per 20 giorni. Nella foto: "Il centro di istruzione di formazione professionale di Artux City", un campo di rieducazione dove sono detenute per lo più minoranze etniche musulmane, a nord di Kashgar, nello Xinjiang. (Foto di Greg Baker/AFP via Getty Images)

Il settimanale francese Le Point ha appena pubblicato una sconcertante indagine su come Pechino sta comprando il favore delle università occidentali. Ad esempio, Fabio Massimo Parenti, professore associato presso l'Istituto Internazionale "Lorenzo de' Medici" di Firenze, è stato ospitato nello Xinjiang, dove si stima che fino a due milioni di uiguri siano rinchiusi nei "campi di rieducazione". Inoltre, molte scuole britanniche sono ora finite sotto il radar cinese dell'influenza e della propaganda. Nigel Farage, leader del Reform Party britannico, di recente ha twittato che "i miliardari cinesi direttamente correlati al Partito Comunista cinese stanno acquistando le scuole britanniche e inondando i programmi di studi con la loro propaganda" e ha elencato i nomi di alcuni di tali istituti del Regno Unito "sotto il controllo cinese":

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Germania: Il Covid-19 innesca una nuova ondata di antisemitismo

di Soeren Kern  •  15 marzo 2021

  • Nel 2020, secondo i dati preliminari forniti dal governo federale, la polizia tedesca ha segnalato complessivamente 2.275 crimini di odio di matrice antisemita: una media di sei al giorno. Ciò indica un aumento di oltre il 10 per cento rispetto al numero di crimini antisemiti segnalati nel 2019. (...) La polizia è riuscita a identificare 1.367 sospetti, ma alla fine ne sono stati arrestati solo cinque.

  • Non è chiaro perché così pochi criminali abbiano affrontato le conseguenze penali per i crimini commessi, soprattutto quando i funzionari di governo affermano ripetutamente che la lotta all'antisemitismo è una priorità assoluta. Una ragione potrebbe essere che è politicamente scorretto identificare i veri sospettati.

  • La polizia tedesca, forse su ordine delle autorità politiche, attribuisce sistematicamente all'estrema Destra i crimini di odio di matrice antisemita.

  • "Per quale motivo la maggioranza degli atti antisemiti viene attribuita a perpetratori tedeschi 'di Destra'? Si può ravvisare una motivazione politica a riguardo, ossia che il crescente antisemitismo può essere usato politicamente come un'arma 'contro la Destra.'" – Tichys Einblick.

  • "Da molto tempo vengono mosse delle critiche da parte di esperti in merito al fatto che l'attribuzione della stragrande maggioranza dei casi di antisemitismo a perpetratori dell'estrema Destra è sbagliata e che nei confronti di altri responsabili, ad esempio coloro che appartengono ad ambienti islamisti e musulmani, non viene rivolta sufficiente attenzione." – Die Welt.

  • "Anche oggi, l'antisemitismo non è solo un fenomeno delle frange dell'estrema Destra. Si estende al centro della nostra società." – Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Mass.

Alcuni manifestanti tedeschi anti-lockdown hanno banalizzato la Shoah mettendosi sullo stesso piano degli ebrei perseguitati dal regime nazista e si sono definiti combattenti della resistenza che si oppongono a un presunto governo antidemocratico. Qualche manifestante ha dichiarato che le quarantene imposte dai governi sono equivalenti ai campi di prigionia dell'epoca nazista. Nella foto: Un manifestante mostra un cartello che paragona la Normativa sulla Tutela dei Cittadini della cancelliera Angela Merkel al Decreto emanato da Adolf Hitler nel 1933 per la Protezione del Popolo e dello Stato, mentre la polizia disperde i manifestanti scesi in piazza a protestare contro le misure prese dal governo per limitare la diffusione del coronavirus, il 18 novembre 2020, a Berlino. (Foto di Tobias Schwarz/AFP via Getty Images)

Secondo i nuovi dati statistici diffusi dal governo tedesco, il numero dei crimini di odio di matrice antisemita commessi in Germania nel 2020 ha raggiunto il livello più alto dal 2001. L'antisemitismo nel Paese è cresciuto costantemente negli ultimi anni, alimentato in parte da attivisti anti-Israele dell'estrema Sinistra e dalla migrazione di massa dal mondo musulmano. Il problema è ora aggravato dalla pandemia di coronavirus, che i cospirazionisti di estrema Destra imputano agli ebrei e a Israele.

Nel 2020, secondo i dati preliminari forniti dal governo federale, la polizia tedesca ha segnalato complessivamente 2.275 crimini di odio di matrice antisemita: una media di sei al giorno. Ciò indica un aumento di oltre il 10 per cento rispetto al numero di crimini antisemiti segnalati nel 2019, un anno record per tali reati. I numeri ufficiali si riferiscono solo ai crimini segnalati dalla polizia e il numero effettivo di episodi è presumibilmente ben maggiore.

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Il ruolo dell'Iran in Yemen: Stati Uniti e Unione Europea vacillano

di Majid Rafizadeh  •  7 marzo 2021

  • Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) (...) è un importante sostenitore e finanziatore degli Houthi e ha intensificato la fornitura di armi allo Yemen. (...) L'Arabia Saudita, rivale dell'Iran è stata l'obiettivo principale da parte di Teheran del rifornimento di armi agli Houthi.

  • Dopo l'attacco alle installazioni petrolifere dell'Arabia Saudita, il famoso quotidiano statale Kayhan, il cui direttore è uno stretto consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei ed è stato nominato da lui, aveva in prima pagina un articolo il cui titolo era "Gli Houthi hanno sparato un missile contro Riad. Dubai sarà la prossima".

  • Già nel 2019, gli Houthi avevano lanciato un missile contro un impianto nucleare di Abu Dhabi, un atto molto probabilmente destinato a provocare grosse perdite tra i civili. Per fortuna, il lancio del missile non andò a buon fine.

  • Anche i leader iraniani hanno ammesso di aiutare gli Houthi. L'influente clerico Mehdi Tayeb ha affermato che il fallito attacco degli Houthi all'impianto nucleare di Abu Dhabi è stato compiuto in più fasi dall'IRGC con il sostegno della Marina iraniana.

  • Compiacendo i mullah iraniani al potere, l'UE e l'amministrazione Biden incoraggiano il regime di Teheran e il suo gruppo terroristico, gli Houthi.

Il regime iraniano sta fornendo armi sofisticate al gruppo di miliziani yemeniti degli Houthi, che è stato riconosciuto come organizzazione terroristica dalla precedente amministrazione statunitense. Come affrontano tale questione l'Unione Europea e l'amministrazione Biden? Nella foto: i miliziani Houthi a Sanaa, in Yemen, l'11 gennaio 2021. (Foto di Mohammed Huwais/AFP via Getty Images)

Stanno emergendo ulteriori prove, tra cui un recente rapporto delle Nazioni Unite, che mostrano che il regime iraniano sta fornendo armi sofisticate al gruppo di miliziani degli Houthi, in Yemen. Il gruppo è stato riconosciuto come organizzazione terroristica dalla precedente amministrazione statunitense.

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Danimarca: "Il nostro obiettivo è zero richiedenti asilo"

di Soeren Kern  •  27 febbraio 2021

  • "Il nostro obiettivo è zero richiedenti asilo. Non possiamo promettere che ci saranno zero richiedenti asilo, ma possiamo creare la visione per un nuovo sistema di asilo e poi fare il possibile per attuarlo. Dobbiamo stare attenti che nel nostro Paese non arrivino troppe persone, altrimenti la nostra coesione sociale non può esistere. È già stata messa in discussione." – Il primo ministro danese Mette Frederiksen.

  • "Purtroppo, credo che l'allentamento della politica migratoria si tradurrà in un aumento del numero di richiedenti asilo in Danimarca una volta che la crisi del Covid-19 sarà finita. Basta guardare le Isole Canarie, che ora sono inondate di profughi. L'interrogativo è se vivremo una nuova crisi migratoria simile a quella del 2015, quando sarà finita quella del coronavirus." – Pia Kjærsgaard, parlamentare del Partito Popolare danese.

  • "La lotta contro l'islamismo riguarda la sopravvivenza dello Stato assistenziale. La Danimarca non deve adattarsi all'Islam è l'Islam che deve adattarsi alla Danimarca." – Il ministro danese dell'Immigrazione Mattias Tesfaye.

Il primo ministro danese Mette Frederiksen ha annunciato che il suo governo intende limitare notevolmente il numero di persone che chiedono asilo in Danimarca. Nella foto: La polizia danese effettua controlli a campione sui flussi in arrivo dalla Germania, al valico di frontiera dell'autostrada A7, il 6 gennaio 2016, nei pressi di Padborg, in Danimarca, nel tentativo di arginare l'arrivo di profughi e migranti. (Foto di Sean Gallup/Getty Images)

Il primo ministro danese Mette Frederiksen ha annunciato che il suo governo intende limitare notevolmente il numero di persone che chiedono asilo in Danimarca. L'obiettivo, ha dichiarato la premier, è quello di preservare "la coesione sociale" nel Paese.

I commenti della Frederiksen, che molti hanno accolto favorevolmente e altri hanno liquidato come vuote promesse, sono l'ultima salva di un lungo dibattito sul multiculturalismo e sul ruolo dell'Islam nella società danese.

La Danimarca, che ha una popolazione di 5,8 milioni di abitanti, ha ricevuto circa 40 mila domande di asilo negli ultimi cinque anni, secondo i dati raccolti da Statista. La maggior parte delle richieste ricevute dalla Danimarca, un Paese prevalentemente luterano, è pervenuta da parte di migranti provenienti da Paesi dell'Africa, dell'Asia e del Medio Oriente.

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