Analisi e articoli più recenti

Il presidente francese Macron si sottomette al mondo arabo

di Giulio Meotti  •  16 gennaio 2018

  • La tragica impasse della pseudo "laicità" francese consente le espressioni pubbliche della religione islamica in Francia, ma vieta quelle cristiane.

  • Il bilancio del frenetico viaggio di Macron nel mondo arabo? Contratti sontuosi, parole di scuse agli islamisti, pentimento del passato coloniale francese e silenzio sull'antisemitismo e l'Islam radicale. E intanto, in Francia, le autorità erano troppo impegnate a smantellare il retaggio giudaico-cristiano.

  • L'inviato speciale di Macron, Stéphane Bern – il quale ha il compito di studiare i modi per salvaguardare il patrimonio francese – ha proposto di far pagare l'ingresso nelle cattedrali e nelle chiese francesi, come se fossero musei.

Solo in questo mese, la Francia ha votato due volte a favore di risoluzioni promosse dai paesi arabi contro la decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Nella foto: Il presidente francese Emmanuel Macron parla all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il 19 settembre 2017. (Foto di Spencer Platt/Getty Images)

Di recente, ad Abu Dhabi, i membri della vittoriosa squadra nazionale israeliana di judo sono stati costretti a salire sul podio senza inno e bandiera. Pochi giorni dopo, il presidente francese Emmanuel Macron è arrivato ad Abu Dhabi, dove ha denunciato coloro che dicono che "l'Islam costruisce distruggendo gli altri monoteismi". Macron non ha alzato un sopracciglio in merito all'antisemitismo e al razzismo mostrato dalle autorità degli Emirati Arabi. E ha semplicemente elogiato l'Islam in un paese che punisce con la morte quei musulmani che si convertono al Cristianesimo o che professano l'ateismo.

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Sharia a Capodanno

di Bruce Bawer  •  10 gennaio 2018

  • Quegli stessi reporter e commentatori che insistono nel dire che è assurdo temere che la sharia arrivi in Occidente, di fatto, a livello ideologico si schierano al fianco delle autorità che stanno introducendo in maniera aggressiva nei paesi occidentali delle leggi in stile sharia, perseguendo il linguaggio che viola tali disposizioni e lanciando foschi moniti – con toni inappropriati per dei pubblici ufficiali di un paese libero – del tipo: "fareste meglio a imparare a conformarvi alla sharia oppure ve ne pentirete". La vera lezione di tutto ciò è che dovremmo imparare a essere aggressivi nella nostra resistenza a questa proliferazione di divieti influenzati dalla sharia o finiremo per pentircene davvero.

Lo scorso settembre, un uomo di nome Mark Feigin ha postato su una pagina Facebook di un centro islamico cinque commenti che non erano a favore dell'Islam. "QUANTO PIÙ MUSULMANI ACCOGLIEREMO IN AMERICA," egli ha scritto, "TANTO MAGGIORE SARÀ IL TERRORE A CUI ASSISTEREMO". L'uomo ha definito l'Islam "pericoloso" e ha affermato che "non c'è posto [per l'Islam] nella civiltà occidentale". Due di questi commenti sono stati espressi con un linguaggio volgare e blasfemo. Il 20 dicembre, lo Stato della California ha citato in giudizio Feigin, accusandolo di violazione [dell'art 653m] del Codice Penale che recita, in parte:

"Ogni persona che, con l'intento di infastidire o molestare, fa ripetute telefonate o ha ripetuti contatti per mezzo di un dispositivo elettronico di comunicazione (...) con un'altra persona è (...) colpevole di un reato minore".

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Donne eroiche che combattono per la libertà

di Khadija Khan  •  8 gennaio 2018

  • Le donne iraniane, come molte altre, ne hanno abbastanza di vivere come recluse.

I leader iraniani hanno promesso di ammorbidire le loro leggi misogine non imprigionando le donne che si mostrano in pubblico senza il velo. Piuttosto, le "donne che trasgrediscono" dovrebbero seguire speciali "lezioni di moralità" impartite dalla polizia della sharia. (Fonte dell'immagine: Wikimedia Commons)

Prendano nota, quelli di voi che vogliono vedere le vere paladine della libertà. Guardino le strade iraniane o ascoltino la campionessa di scacchi Anna Muzychuk.

Le donne iraniane, rischiando la propria vita, hanno smascherato coloro che cercano di promuovere burqa e hijab come presunti "simboli di liberazione".

Il disperato tentativo del popolo iraniano di riversarsi nelle strade per manifestare contro il regime islamista mette in luce la vita amara che i cittadini dell'Iran, soprattutto le donne, sono costretti a condurre da quasi quarant'anni nel nome della legge islamica (sharia).

Queste manifestazioni di protesta hanno anche mostrato il volto orribile degli islamisti che prendono in ostaggio la popolazione per placare la loro sete di potere – attraverso la repressione, il carcere, le torture, le esecuzioni capitali – in ogni modo possibile.

Le donne iraniane, come molte altre, ne hanno abbastanza di vivere come recluse.

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Multiculturalisti che lavorano per indebolire la civiltà occidentale

di Philip Carl Salzman  •  4 gennaio 2018

  • A differenza del postmodernismo, che considera la cultura occidentale non migliore di altre culture, il postcolonialismo considera la cultura occidentale inferiore alle altre culture.

  • Più che migliorare la cultura occidentale attraverso l'arricchimento offerto nei paesi con radici giudaico-cristiane da differenti gruppi etnici e religiosi, i multiculturalisti rifiutano di fatto la propria cultura occidentale.

  • L'Occidente, anche se imperfetto, offre comunque più libertà e prosperità a un maggior numero di persone come mai prima d'ora. Se la civiltà occidentale vuole scampare a questo disprezzo, farebbe bene a ricordare alla gente i suoi successi storici: l'umanesimo e i valori morali derivanti dalle tradizioni giudaico-cristiane; il suo pensiero illuminista; le sue rivoluzioni tecnologiche; la sua evoluzione politica in una vera democrazia; la separazione della Chiesa dallo Stato; il suo impegno per i diritti umani e soprattutto la sua libertà di espressione gravemente minacciata. Gran parte di ciò che c'è di buono nel mondo si deve solo alla civiltà occidentale. È di vitale importanza non buttarlo via né di perderlo.

Nel 2015, il premier canadese Justin Trudeau dichiarò: "In Canada, non c'è nessuna identità principale, nessun mainstream. Ci sono valori condivisi – l'apertura, il rispetto, la compassione, la volontà di lavorare duro e di essere disponibili per gli altri, la sete di uguaglianza e di giustizia. Queste qualità sono ciò che ci rendono il primo Stato post-nazionale del mondo". (Fonte dell'immagine: Ufficio del primo ministro canadese)

Negli ultimi dieci anni, molti in Occidente hanno affinato una narrazione storicamente senza precedenti – una narrazione che non solo rinuncia alla cultura che hanno ereditato, ma che nega la sua stessa esistenza. Qui di seguito alcuni esempi.

Durante una conferenza stampa tenutasi a Strasburgo nel 2009, ad esempio, l'allora presidente americano Barack Obama iniziò a sminuire l'unicità degli Stati Uniti. "Credo nell'eccezionalismo americano, esattamente come gli inglesi credono nell'eccezionalismo britannico e i greci in quello greco".

Inoltre, nel 2010, Mona Ingeborg Sahlin, che all'epoca era la leader del Partito socialdemocratico svedese, raccontò a un raduno dell'organizzazione giovanile turca Euroturk:

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La politica di apartheid araba colpisce i palestinesi

di Khaled Abu Toameh  •  2 gennaio 2018

  • I palestinesi dicono che ciò a cui devono far fronte in Iraq è una "pulizia etnica". La nuova legge irachena priva i palestinesi che vivono in Iraq del loro diritto all'istruzione gratuita, all'assistenza sanitaria e ai documenti di viaggio, e nega loro la possibilità di lavorare in seno alle istituzioni statali.

  • Nessuno presterà attenzione alle sofferenze dei palestinesi in nessun paese arabo. I principali organi di informazione di tutto il mondo si occupano a malapena della controversa legge irachena o del trasferimento di migliaia di famiglie palestinesi in Iraq. I giornalisti sono troppo occupati a correre dietro a un manipolo di "lancia-sassi" palestinesi nei pressi di Ramallah. Una ragazza palestinese che ha alzato il pugno contro un soldato israeliano suscita più interesse mediatico della politica di apartheid praticata dai governi arabi nei confronti dei palestinesi.

  • Intanto, ai leader palestinesi non importa nulla della difficile situazione in cui versa la loro popolazione nei paesi arabi. Sono troppo impegnati a incitare i palestinesi contro Israele e Trump per dare peso a una questione così irrisoria.

Una nuova legge irachena, recentemente ratificata dal presidente iracheno Fuad Masum, abolisce di fatto i diritti dei palestinesi residenti nel paese (all'istruzione gratuita, all'assistenza sanitaria, ad avere documenti di viaggio e a lavorare in seno alle istituzioni statali), cambiando lo status dei palestinesi da cittadini a stranieri. Nella foto: il presidente iracheno Fuad Masum (a destra) con il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas (a sinistra), il 30 novembre 2015. (Fonte dell'immagine: Video screenshot, Ufficio di Mahmoud Abbas)

L'Iraq si è appena unito alla lunga lista dei paesi arabi che praticano vergognosamente l'apartheid nei confronti dei palestinesi. È disarmante il numero dei paesi arabi che applicano misure discriminatorie contro i palestinesi pur fingendo di appoggiare la causa palestinese. L'ipocrisia araba è di nuovo in bella mostra, ma chi ci fa caso?

I media internazionali – e anche i palestinesi – sono talmente preoccupati dell'annuncio del presidente americano Donald Trump su Gerusalemme che il dramma dei palestinesi che vivono nei paesi arabi è una notizia che li lascia del tutto indifferenti. Questa apatia consente ai governi arabi di continuare con le loro politiche anti-palestinesi, perché sanno che non gliene importa niente a nessuno della comunità internazionale – le Nazioni Unite sono troppo impegnate a condannare Israele per pensare ad altro.

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Europa: L'islamizzazione del Natale
"Una insopportabile e involontaria sottomissione all'Islam"

di Soeren Kern  •  29 dicembre 2017

  • La re-teologizzazione del Natale si basa sulla falsa premessa che il Gesù della Bibbia è il Gesù (Isa) del Corano. Questa fusione religiosa, chiamata a volte "Chrislam" guadagna terreno in un Occidente che è diventato biblicamente analfabeta.

  • Una scuola di Lüneburg ha rinviato una festa natalizia perché uno studente musulmano si era lamentato del fatto che i canti natalizi a scuola fossero incompatibili con l'Islam. Alexander Gauland, leader del partito anti-immigrazione Alternativa per la Germania (Afd), ha dichiarato che la decisione della scuola è "una insopportabile e involontaria sottomissione all'Islam" e una "codarda ingiustizia" verso i bambini non musulmani.

  • "La parola 'Natale', simbolo della nostra fede e della nostra cultura, non discrimina nessuno. Colpire gli emblemi del Natale non garantisce il rispetto di nessuno, non produce una scuola e una società accoglienti e inclusive, ma fomenta l'intolleranza nei confronti della nostra cultura, dei nostri usi, delle nostre leggi e delle nostre tradizioni. Crediamo fermamente che le nostre tradizioni vadano rispettate". – Samuele Piscina, politico milanese.

(Fonte dell'immagine: pexels.com)

In quasi tutti i paesi europei, questo Natale 2017 è stato contrassegnato da controversie legate all'Islam. La maggior parte di questi contrasti è stata generata dalle élite che si fanno in quattro per laicizzare il Natale allo scopo di evitare che una festa cristiana offenda la sensibilità dei musulmani.

Numerosi mercatini tradizionali di Natale sono stati ribattezzati — ad esempio, come Amsterdam Winter Parade, Bruxelles Plaisirs d'Hiver, Kreuzberger Wintermarkt, London Winterville, Munich Winter Festival — per conferire loro una parvenza multiculturale di tolleranza laica.

Più preoccupanti sono i crescenti tentativi di islamizzare il Natale. La re-teologizzazione del Natale si basa sulla falsa premessa che il Gesù della Bibbia è il Gesù (Isa) del Corano. Questa fusione religiosa, chiamata a volte "Chrislam" guadagna terreno in un Occidente che è diventato biblicamente analfabeta.

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Austria: Un nuovo governo per opporsi "all'islamizzazione"

di Soeren Kern  •  20 dicembre 2017

  • Una coalizione di governo tra il Partito popolare austriaco contrario all'immigrazione e il Partito della Libertà anti-establishment, che ha prestato giuramento e si è insediata il 18 dicembre scorso, è pronta a catapultare l'Austria in prima linea nell'ambito della resistenza opposta dai paesi dell'Europa occidentale all'immigrazione di massa dal mondo musulmano.

  • Il massiccio cambiamento demografico e religioso in atto in Austria, che tradizionalmente è un paese cattolico, sembra irreversibile. L'Austria si è inoltre rivelata una base importante per l'Islam radicale.

  • "Abbiamo molto in comune [con Israele]. Dico sempre che, se si definisce l'Occidente come giudaico-cristiano, allora Israele rappresenta una sorta di confine. Se Israele fallisce, anche l'Europa fallisce. E se fallisce l'Europa, fallisce Israele." – Heinz-Christian Strache, leader del Partito della Libertà austriaco.

Il cancelliere austriaco eletto Sebastian Kurz (nella foto), vincitore delle elezioni in Austria dopo aver incentrato la sua campagna elettorale sulla promessa di fermare l'immigrazione illegale, governerà con Heinz-Christian Strache, 48 anni, il leader del Partito della Libertà che ha avvertito che l'immigrazione di massa sta "islamizzando" l'Austria. (Fonte dell'immagine: Raul Mee/EU2017EE/Flickr)

Il Partito popolare austriaco contrario all'immigrazione e il Partito della Libertà austriaco anti-establishment hanno raggiunto un accordo per formare una nuova coalizione di governo che guiderà l'Austria per i prossimi cinque anni. Questa alleanza politica innovativa, che si è insediata ufficialmente il 18 dicembre, è pronta a catapultare l'Austria in prima linea nell'ambito della resistenza opposta dai paesi dell'Europa occidentale all'immigrazione di massa dal mondo musulmano.

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Benvenuti nel "buco infernale" che è Bruxelles

di Drieu Godefridi  •  19 dicembre 2017

  • Solo il mese scorso, a Bruxelles, si sono registrati tre significativi episodi di tumulti e saccheggi.

  • Se si penetra nella densa nube di indignazione professionale per analizzare la realtà della "capitale d'Europa", quello che si vede in effetti è sotto molti aspetti un buco infernale, in cui il socialismo, l'islamismo, i tumulti e i saccheggi sono la nuova normalità.

Il 12 novembre, la polizia antisommossa, intervenuta con un cannone ad acqua, tenta di respingere i rivoltosi nel centro di Bruxelles, in Belgio. Centinaia di "giovani" di origine straniera "hanno festeggiato" la qualificazione della nazionale di calcio del Marocco alla Coppa del Mondo, creando disordini e ferendo 22 poliziotti. (Fonte dell'immagine: Ruptly video screenshot)

Quando Donald Trump, da candidato repubblicano alla Casa Bianca, aveva osservato nel gennaio 2016 che, grazie all'immigrazione di massa, Bruxelles si stava trasformando in un buco infernale, i politici belgi ed europei fecero fronte comune e salirono sulle barricate (mediatiche), chiedendosi perplessi: Come osa dire una cosa del genere?! Bruxelles, la capitale dell'Unione Europea, la quintessenza del mondo postmoderno, l'avanguardia della futura "civiltà globale", un buco infernale?! Ovviamente assimilare i nuovi arrivati non è sempre facile e di tanto in tanto possono verificarsi degli attriti. Ma non importa, hanno detto: Trump è un buffone e ha zero possibilità di essere eletto. Era questo che pensavano quegli avidi lettori dell'edizione internazionale del New York Times e gli spettatori di CNN International.

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La reale risposta palestinese al discorso di Trump su Gerusalemme

di Bassam Tawil  •  13 dicembre 2017

  • Spacciando il rogo "cerimoniale" delle foto per il riflesso della diffusa rabbia palestinese per la politica di Trump su Gerusalemme, i media internazionali sono ancora una volta complici nel promuovere la propaganda dei manipolatori di opinioni palestinesi. Ai giornalisti, compresi i fotografi e le troupe televisive, sono stati consegnati dei piani dettagliati degli eventi che avranno luogo in diverse parti della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.

  • Quando ci sediamo nei nostri salotti a guardare in tv le notizie che arrivano dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza, ci chiediamo: quanti di questi "eventi" sono di fatto delle farse mediatiche? Perché i giornalisti si lasciano ingannare dalla macchina della propaganda palestinese che diffonde odio e violenza dal mattino alla sera?

  • È giunto il momento di qualche autoriflessione da parte dei media: desiderano davvero continuare a fungere da portavoce di quegli arabi e musulmani che intimidiscono e terrorizzano l'Occidente?

  • I "fiumi di sangue" promessi già scorrono mentre ne parliamo. Sono però i coltelli che arabi e musulmani si puntano vicendevolmente alla gola a costituire la fonte di questo flusso cremisi e non una dichiarazione di un presidente americano. Forse questo potrebbe finalmente essere un evento che merita l'attenzione dei giornalisti itineranti nella regione?

Il gruppetto di ripreso a bruciare le foto di Trump, il 6 dicembre a Betlemme, sembrava far parte di una protesta di massa scoppiata nelle comunità palestinesi. (Fonte dell'immagine: CBS News video screenshot)

Appena tre ore dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva telefonato al presidente dell'Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas per informarlo della sua intenzione di trasferire l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, diversi fotoreporter palestinesi hanno ricevuto una telefonata da Betlemme.

Gli autori delle telefonate erano degli "attivisti" palestinesi che hanno invitato i fotografi a recarsi in città per documentare un "evento importante". Al loro arrivo i fotografi hanno scoperto che "l'evento importante" era costituito da un gruppetto di "attivisti" palestinesi che volevano bruciare le foto di Trump davanti alle telecamere.

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La crisi migratoria europea: Arriveranno ancora milioni di migranti
"L'esodo africano di proporzioni bibliche impossibile da fermare"

di Soeren Kern  •  8 dicembre 2017

  • Più di sei milioni di migranti sono in attesa nei paesi del Mediterraneo di raggiungere l'Europa, secondo un rapporto riservato del governo tedesco trapelato e finito sulle pagine del quotidiano tedesco Bild.

  • "I giovani hanno tutti il cellulare e possono vedere cosa accade in altre parti del mondo e questo agisce da calamita." – Michael Møller, direttore generale della sede delle Nazioni Unite a Ginevra.

  • "I più grandi movimenti migratori devono ancora avvenire: la popolazione africana si raddoppierà nei prossini decenni. (...) La Nigeria [crescerà] fino a quattrocento milioni. Nella nostra era digitale, con Internet e i telefoni cellulari, tutti sanno della nostra prosperità e conoscono il nostro stile di vita. Devono ancora arrivare da otto a dieci milioni di migranti ." – Il ministro tedesco dello Sviluppo Gerd Müller.

Il 18 maggio 2017, migranti partiti dalla Libia per raggiungere l'Europa aspettano di essere salvati dall'equipaggio della nave "Phoenix" della ong MOAS (Migrant Offshore Aid Station), a Lampedusa. (Foto di Chris McGrath/Getty Images).

Il vertice tra Unione Europea e Unione Africana, svoltosi ad Abidjan in Costa d'Avorio, il 29-30 novembre scorsi, è miseramente fallito dopo che 55 leader africani e 28 leader europei presenti al summit non sono stati in grado di trovare un accordo anche sulle misure fondamentali per impedire a potenziali decine di milioni di migranti africani di inondare l'Europa.

Malgrado le aspettative elevate e le altisonanti dichiarazioni, l'unica decisione concreta uscita dal vertice di Abidjan è stata quella di promettere l'evacuazione di 3.800 migranti africani bloccati in Libia.

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In Germania aumentano gli attacchi con coltelli

di Soeren Kern  •  4 dicembre 2017

  • Le politiche migratorie della cancelliera Angela Merkel hanno innescato una spirale di violenza che si alimenta da sola, in cui sempre più persone si armano quotidianamente di coltelli in pubblico – anche per autodifesa.

  • Un uomo di 40 anni ha pugnalato a morte la moglie 31enne, che era anche la madre dei loro tre figli. La polizia ha detto che l'uomo era arrabbiato perché la donna facevo uso dei social media.

Nella foto: la polizia tedesca circoscrive la scena del delitto dopo un attacco con un coltello che ha avuto luogo il 10 maggio 2016 alla stazione ferroviaria di Grafing. Un uomo ha accoltellato quattro persone al grido di "Allahu Akbar" ("Allah è il più grande"), uccidendone una. (Foto di Johannes Simon/Getty Images)

Da quando la cancelliera Angela Merkel ha aperto le porte della Germania nel 2015 a più di un milione di migranti provenienti dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente le condizioni di sicurezza nel paese sono peggiorate. La recente ondata di aggressioni all'arma bianca riaccende i riflettori sul problema.

In questi ultimi mesi, persone armate di coltelli, di asce e di machete hanno seminato il terrore in ognuno dei 16 Stati federati della Germania. I coltelli sono stati utilizzati non solo per perpetrare attacchi jihadisti ma anche per compiere omicidi, rapine, effrazioni, aggressioni sessuali, delitti d'onore e molti altri crimini violenti.

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Palestinesi: Se non ci darete tutto, non potremo fidarci di voi

di Bassam Tawil  •  1 dicembre 2017

  • I palestinesi si sono fatti un'idea: Il piano di pace di Trump è negativo per noi e non lo accetteremo. Il piano è pessimo perché non costringe Israele a dare tutto ai palestinesi.

  • Se e quando l'amministrazione Trump renderà pubblico il suo piano di pace, i palestinesi saranno i primi a rigettarlo, semplicemente perché non soddisfa tutte le loro richieste.

  • Trump presto si renderà conto che per Mahmoud Abbas e per i palestinesi il 99 per cento non è abbastanza.

Il presidente americano Donald Trump parla con il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, il 23 maggio, a Betlemme. (Foto di PPO via Getty Images)

I palestinesi sono ancora una volta arrabbiati – questa volta perché l'amministrazione Trump non sembra condividere la loro posizione riguardo al conflitto israelo-palestinese. I palestinesi sono anche arrabbiati perché credono che l'amministrazione Trump non voglia costringere Israele a soddisfare tutte le loro richieste.

I palestinesi la vedono in questo modo: se non sei con noi, allora sei contro di noi. Se non accetti tutte le nostre richieste, allora sei nostro nemico e non possiamo fidarci di te nel ruolo di mediatore "onesto" nel conflitto con Israele.

La settimana scorsa, fonti non confermate hanno ancora una volta riportato che l'amministrazione Trump ha lavorato a un piano di pace globale in Medio Oriente. I dettagli completi del piano rimangono ancora sconosciuti.

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Francia: I musulmani dentro e gli ebrei fuori

di Giulio Meotti  •  21 novembre 2017

  • I sobborghi si sono trasformati in uno dei segni più visibili dell'islamizzazione della Francia. L'antisemitismo sta divorando la Repubblica francese.

  • Mentre i simboli ebraici scompaiono dalla Francia, quelli islamici proliferano, dal burkini sulle spiagge al velo nei posti di lavoro. Gli ebrei che hanno lasciato la Francia stanno cercando di diventare "invisibili".

  • Le banlieue francesi stanno rapidamente diventando delle società dell'apartheid. L'odio contro gli ebrei è l'inizio del cammino che porta alla "France soumise" – alla sottomissione della Francia.

Nella foto: Soldati francesi sorvegliano una scuola ebraica a Parigi. (Foto di Jeff J Mitchell/Getty Images)

I sobborghi ("banlieues") – distanti dagli eleganti boulevard e bistrot parigini – costituiscono "l'altra Francia". Sono la "Francia periferica", come li definisce il geografo Christophe Guilluy in un importante libro. Sono i luoghi in cui "la convivenza" tra comunità è stata davvero messa alla prova.

Negli ultimi vent'anni, questi sobborghi francesi non sono soltanto diventati "concentrazioni di povertà e isolamento sociale", ma sono passati dall'essere alcune delle aree ad alta densità di popolazione ebraica a "territori perduti della Repubblica", come scrive il grande storico Georges Bensoussan nel suo libro, Les territoires perdus de la République.

Queste banlieue si sono trasformate in uno dei segni più visibili dell'islamizzazione della Francia.

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Francia: Una civiltà in decomposizione

di Giulio Meotti  •  17 novembre 2017

  • Le autorità francesi e le élite stanno distruggendo, pezzo dopo pezzo, il patrimonio storico, religioso e culturale del paese, in modo che non rimanga nulla. Una nazione privata della propria identità vedrà la sua forza interiore annichilita.

  • Nessun terrorista francese che è andato a tagliare teste in Siria ha perso la sua cittadinanza. La rivista Charlie Hebdo sta ricevendo di nuovo minacce di morte e nessuna importante pubblicazione francese ha espresso solidarietà ai propri colleghi assassinati per aver disegnato delle caricature sull'Islam. Molti intellettuali francesi sono stati trascinati in tribunale per presunta "islamofobia".

  • Il martirio di don Jacques Hamel per mano degli islamisti è già stato dimenticato; il luogo del massacro non è ancora stato visitato da Papa Francesco in segno di cordoglio e rispetto.

  • La Francia "ha sacrificato le vittime per non dover combattere i carnefici". – Shmuel Trigano, sociologo.

Un medico si prende cura di una vittima degli attentati terroristici di Parigi, in Francia, del 13 novembre 2015. (Foto di Thierry Chesnot/Getty Images)

La Francia ha appena commemorato le vittime degli attentati terroristici del 13 novembre 2015. Ma cosa è stato fatto nei due anni successivi agli attacchi?

Le autorità francesi stanno provvedendo a risarcire più di 2.500 vittime degli attentati jihadisti a Parigi e a Saint-Denis, che riceveranno un risarcimento di 64 milioni di euro. Importanti vittorie sono state conseguite anche dalle forze antiterrorismo. Secondo un'inchiesta condotta dal settimanale L'Express, negli ultimi due anni sono stati sventati 32 attacchi terroristici, sono state sequestrate 625 armi da fuoco, sono state perquisite 4.457 persone sospettate di avere legami jihadisti e altre 752 persone sono finite agli arresti domiciliari. Ma l'impressione generale è che questo sia un paese "fragile dal suo interno".

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La crisi migratoria ha stravolto l'Europa

di Giulio Meotti  •  16 novembre 2017

  • "La crisi migratoria è l'11 settembre dell'Unione Europea (...) Quel giorno del 2001, tutto è cambiato negli Stati Uniti. In un attimo, l'America ha scoperto la propria vulnerabilità. I migranti producono lo stesso effetto in Europa. (...) La crisi migratoria mette profondamente in discussione le idee di democrazia, tolleranza e (...) i principi liberali che costituiscono il nostro panorama ideologico." – Ivan Kratsev, direttore del Center for Liberal Strategies di Sofia e membro dell'Istituto di scienze umane di Vienna, Le Figaro.

  • I cittadini europei guardano ormai con disprezzo le istituzioni dell'Ue. Ritengono che esse siano – a causa della politica multiculturalista e migratoria – non soltanto indifferenti ai loro problemi, quanto piuttosto un problema supplementare.

  • "Siamo una comunità culturale, il che non significa che siamo migliori o peggiori – siamo semplicemente diversi dal mondo esterno (...) la nostra apertura e tolleranza non significano che noi rinunceremo a proteggere il nostro patrimonio." – Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo.

Migliaia di migranti arrivano a piedi, il 17 settembre 2015, in una stazione ferroviaria a Tovarnik, in Croazia. (Foto di Jeff J. Mitchell/Getty Images)

Alcune settimane dopo che la Germania aveva aperto le proprie frontiere a milioni di profughi provenienti dal Medio Oriente, dall'Africa e dall'Asia, il premier ungherese Viktor Orbán aveva detto che la crisi migratoria "destabilizzerebbe le democrazie". È stato etichettato come demagogo e xenofobo. Come commenta Politico, "la maggior parte dei leader dell'Ue riecheggia il primo ministro ungherese", e Orbán può ora affermare che "la nostra posizione sta lentamente diventando la posizione di maggioranza".

Molti in Europa sembrano aver compreso ciò che Ivan Kratsev, direttore del Center for Liberal Strategies di Sofia e membro dell'Istituto di scienze umane di Vienna, ha di recente spiegato a Le Figaro:

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