Analisi e articoli più recenti

La fortezza delle torture compiute sui palestinesi

di Khaled Abu Toameh  •  20 febbraio 2017

  • Poiché gli abusi non sono compiuti dagli israeliani, notizie del genere sono noiose per questi giornalisti.

  • Hamas è un movimento islamista estremista che ritiene di non essere tenuto a rispettare il diritto internazionale e le convenzioni internazionali sui diritti umani. In effetti, il concetto di diritti umani proprio non esiste sotto Hamas nella Striscia di Gaza dove le libertà pubbliche, tra cui la libertà di espressione e di stampa, sono inesistenti.

  • Secondo quanto riferito, nel 2013, due detenuti palestinesi vennero torturati a morte nella prigione centrale di Gerico.

  • Un'organizzazione per i diritti umani con sede a Londra ha segnalato 3.175 casi di violazioni dei diritti umani, tra cui detenzioni arbitrarie, avvenuti nel 2016 per mano delle forze di sicurezza dell'Autorità palestinese (Ap), in Cisgiordania. Tra le centinaia di detenuti ci sono studenti e docenti universitari, così come insegnanti di scuola. Sempre nel 2016, le forze di sicurezza dell'Ap hanno arrestato anche 27 giornalisti palestinesi.

  • Purtroppo per loro, non fanno lo sciopero della fame in un carcere israeliano, dove azioni del genere suscitano l'interesse immediato dei media mainstream.

  • Molti intendono raccontare le loro storie. Ma chi è disposto ad ascoltarli? Non i governi occidentali, non le organizzazioni per i diritti umani, non i giornalisti. La maggior parte di loro cerca il male unicamente in Israele.

Un poliziotto dell'Autorità palestinese attacca i manifestanti. (Fonte dell'immagine: Pagina Facebook di "Palestinian for Dignity")

Mentre il presidente dell'Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas e i suoi amici erano occupati nelle ultime due settimane a mettere in guardia il presidente Trump circa il trasferimento dell'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, sono emerse nuove notizie riguardo le brutali condizioni e le violazioni dei diritti umani in un carcere palestinese della Cisgiordania.

Notizie che però sono state insabbiate, insieme agli abusi, a favore dell'attenzione accordata alla retorica diretta contro l'amministrazione Trump. Tutto ciò che è stato detto da Abbas e dagli alti dirigenti dell'Autorità palestinese riguardo il possibile spostamento dell'ambasciata americana a Gerusalemme è balzato alle cronache dei principali quotidiani e delle reti televisive di tutto il mondo.

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Québec: La crisi dell'Occidente

di Giulio Meotti  •  12 febbraio 2017

  • Il Québec, come l'intero Occidente, sta affrontando una crisi esistenziale demografica e religiosa.

  • La spirale di morte del Québec è esplicitamente collegata alle richieste di intensificare l'immigrazione. Il premier canadese Justin Trudeau, che ha posto fine alla campagna militare contro lo Stato islamico, ha appena esortato i migranti musulmani ad andare nel suo paese.

  • L'opposizione al drammatico declino del Cristianesimo in Québec non richiede necessariamente l'adesione a un vecchio Cattolicesimo, ma sicuramente ha bisogno di una sana riscoperta di quello che una democrazia occidentale dovrebbe essere. Questo include un apprezzamento dell'identità occidentale e dei valori giudaico-cristiani, ciò che il governo Trudeau e gran parte dell'Europa evidentemente si rifiutano di accettare.

La chiesa di Saint-Jude, a Montréal, è oggi la "Saint-Jude spa" per "adoratori del benessere", completa di personal trainer, cocktail alla moda e panche a forma di crocefisso negli spogliatoi. (Fonte dell'immagine: Montreal.TV video screenshot)

Benvenuti in Québec, con il suo sapore di vecchia provincia francese, dove le strade hanno nomi di santi e dove un uomo armato qualche giorno fa ha ucciso sei persone in una moschea locale.

La violenza può essere la conseguenza di sconvolgimenti sociali, come il massacro compiuto nel 2011 sull'isola di Utoya, in Norvegia, un paese che andava fiero di essere ultrasecolarizzato e di far parte "dell'alta società" mondiale. Anche il Québec, come l'intero Occidente, sta affrontando una profonda crisi demografica e religiosa.

In un articolo apparso sulla rivista americana First Things, George Weigel ha definito il Québec "quarto vuoto del Cattolicesimo". "Non c'è luogo religiosamente più arido", si legge nel saggio, "tra il Polo Nord e la Terra del Fuoco; non potrebbe esserci luogo religiosamente più arido sul pianeta".

Sandro Magister, uno dei maggiori vaticanisti italiani, ha scritto: "Mentre a Roma si discute, il Québec è già stato espugnato".

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La tolleranza è una strada a senso unico?

di Douglas Murray  •  10 febbraio 2017

  • Proprio quando quasi ogni altra rivista del mondo libero non riesce a difendere i valori della libertà di parola, il diritto di satira e quello di offendere, chi poteva aspettarsi questo da un gruppo di vignettisti e giornalisti che avevano già pagato un prezzo così alto per aver difeso tali libertà da soli?

  • Molte persone, che hanno detto di preoccuparsi del diritto di dire quello che vogliono, quando e come vogliono, intendevano essere coerenti e manifestare per le strade di Parigi con una matita in mano. Oppure volevano limitarsi a parlare, proclamando "Je Suis Charlie". Ma quasi nessuno ha fatto sul serio.

  • Se il presidente Hollande e la cancelliera Merkel avessero creduto davvero nella difesa della libertà di espressione, allora, invece di camminare a braccetto a Parigi insieme a un personaggio così inopportuno come il leader palestinese Mahmoud Abbas, avrebbero mostrato le copertine di Charlie Hebdo e detto: "Questo è ciò che sembra una società libera e questo è ciò che sosteniamo: chiunque, i leader politici, le divinità, i profeti, tutti possono essere oggetto di satira, e se questo non vi piace, allora dovreste andarvene in qualunque luogo infernale ottuso e non illuminato che sognate".

  • Tutta la stampa mondiale ha interiorizzato quello che è successo a Charlie Hebdo e invece di stare unita ha deciso di non rischiare che accada mai più una cosa del genere.

  • Negli ultimi due anni, abbiamo capito che una tolleranza del genere è una strada a senso unico. Questa nuova sottomissione al terrorismo islamista è forse il motivo per cui, nel 2016, quando un atleta senza alcun impegno nella politica, nella religione o nella satira è stato beccato a fare qualcosa che poteva essere considerato non del tutto rispettoso dell'Islam, non c'è stato nessuno a difenderlo.

Una manifestazione di protesta organizzata l'11 gennaio 2015 a Parigi dopo l'attacco terroristico a Charlie Hebdo, con gli striscioni con su scritto "Je Suis Charlie". (Fonte dell'immagine: Olivier Ortelpa/Wikimedia Commons)

Il 7 gennaio scorso è ricorso il secondo anniversario dell'attacco messo a segno da tre uomini armati contro la sede parigina del settimanale satirico Charlie Hebdo, in cui sono rimaste uccise dodici persone, e sono anche passati due anni da quando gran parte del mondo libero ha detto di essere "Charlie" e ha tentato, sfilando per le strade, alzandosi in piedi e osservando un minuto di silenzio o ritwittando l'hashtag "Je Suis Charlie", di mostrare al mondo intero che la libertà non può essere soppressa e che la penna ferisce più del kalashnikov.

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La Germania ha sottovalutato la minaccia dei jihadisti che si fingono migranti

di Soeren Kern  •  8 febbraio 2017

  • Secondo la Polizia criminale federale, più di 400 migranti che sono entrati in Germania come richiedenti asilo nel 2015 e 2016 risultano indagati per legami con il terrorismo islamico.

  • L'esperienza tedesca con i jihadisti che si spacciano per migranti serve ad evitare che altri paesi commettano lo stesso errore. Le autorità tedesche hanno consentito a centinaia di migliaia di migranti, molti privi di documentazione idonea, di entrare nel paese senza un controllo di sicurezza. Le autorità tedesche hanno ammesso di aver perso le tracce di circa 130.000 migranti che sono entrati in Germania nel 2015.

  • Le autorità tedesche erano a conoscenza del fatto che all'inizio del 2015 Walid Salihi, un siriano di 18 anni che aveva fatto richiesta di asilo in Germania nel 2014, era stato reclutato dallo Stato islamico in un centro di accoglienza per i rifugiati a Recklinghausen, ma non hanno fatto nulla.

  • Anis Amri, il jihadista tunisino autore dell'attentato al mercatino di Natale a Berlino, ha utilizzato almeno 14 differenti identità, ottenendo prestazioni sociali sotto nomi diversi in diversi comuni.

  • "Probabilmente, abbiamo dimenticato di prendere in considerazione ciò che gli avversari politici come lo Stato islamico sono capaci di fare e il loro modo di pensare." – Rudolf van Hüllen, politologo.

Il 19 luglio 2016, un richiedente asilo afgano di 17 anni ha gravemente ferito cinque persone su un treno in Germania, al grido di "Allahu Akbar". Nella foto a sinistra, il giovane appare in un video dello Stato islamico mentre dice: "In nome di Allah, sono un soldato del Califfato e compirò un'operazione di martirio in Germania. Vi sgozzerò nelle vostre case e nelle vostre strade". Nella foto a destra: il corpo dell'aggressore viene rimosso dal luogo in cui i poliziotti gli hanno sparato dopo che il giovane li aveva minacciati con l'ascia.

Secondo un reportage della televisione pubblica tedesca, i leader politici tedeschi e i funzionari della sicurezza nazionale sapevano che i jihadisti dello Stato islamico stavano entrando in Europa sotto le mentite spoglie di migranti ma hanno ripetutamente sottovalutato la minaccia, a quanto pare per evitare di alimentare sentimenti contrari all'immigrazione.

Già nel marzo 2015 – sei mesi che la cancelliera Angela Merkel aprisse i confini tedeschi a più di un milione di migranti provenienti dal mondo musulmano – i funzionari tedeschi erano a conoscenza del fatto che i jihadisti fingevano di essere profughi, é quanto si apprende da Report München, un programma televisivo di giornalismo d'inchiesta trasmesso il 17 gennaio dalla tv pubblica ARD.

Secondo la Polizia criminale federale (Bundeskriminalamt, BKA), più di 400 migranti che sono entrati in Germania come richiedenti asilo nel 2015 e 2016 risultano indagati per legami con il terrorismo islamico.

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Palestinesi di Siria: Un anno di uccisioni e torture

di Khaled Abu Toameh  •  6 febbraio 2017

  • Secondo gli articoli pubblicati, le autorità siriane nascondono i corpi di più di 456 palestinesi che sono morti sotto tortura in carcere. Nessuno sa esattamente dove si trovino i cadaveri o per quale motivo le autorità siriane si rifiutino di consegnarli ai familiari.

  • I media mainstream sembrano preferire chiudere un occhio sulla difficile situazione dei palestinesi che vivono nei paesi arabi. Questa inadempienza danneggia innanzitutto gli stessi palestinesi e consentono ai governi arabi di portare avanti le loro politiche di persecuzione e repressione.

  • Resta da vedere se il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rivedrà le sue priorità e indirà una riunione d'emergenza per discutere della campagna omicida contro i palestinesi in Siria. Forse questa emergenza prevarrà sulla questione della "costruzione degli insediamenti", come argomento meritevole di una condanna mondiale.

Palestinesi che fuggono dal campo profughi di Yarmouk, nei pressi di Damasco, dopo i duri combattimenti del settembre 2015. (Fonte dell'immagine: RT video screenshot)

Il 2016 è stato un anno difficile per i palestinesi. È stata dura non solo per quei palestinesi che vivono in Cisgiordania, sotto il regime dell'Autorità palestinese (Ap) o sotto Hamas, nella Striscia di Gaza. Quando gli occidentali sentono parlare di "situazione difficile" o di "sofferenza" dei palestinesi, immediatamente presumono che si parli dei palestinesi della Cisgiordania o della Striscia di Gaza. Raramente la comunità internazionale sa quello che accade ai palestinesi nei paesi arabi e questo perché è difficile accusare Israele delle loro sofferenze.

La comunità internazionale e i giornalisti mainstream sono a conoscenza solo di quanto accade ai palestinesi che vivono in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Naturalmente, la vita sotto l'Autorità palestinese e Hamas non è una passeggiata, anche se questa scomoda verità potrebbe essere piuttosto sgradevole da sentire per i giornalisti occidentali e le organizzazioni per i diritti umani.

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Le ragazze yazide vengono vendute come schiave sessuali, mentre le donne marciano contro Trump

di Uzay Bulut  •  30 gennaio 2017

  • Alcune ragazze yazide sono state vendute per qualche pacchetto di sigarette.

  • "Alcune di queste donne e ragazze hanno dovuto vedere bambini di 7-8-9 anni morire dissanguati davanti ai loro occhi, dopo essere state stuprati più volte al giorno dalle milizie dell'Isis. Questi stessi miliziani hanno bruciato vive molte ragazze yazide perché si erano rifiutate di convertisti. (...) Per quale motivo? Perché non sono musulmane...". – Mirza Ismail, presidente dell'Organizzazione dei diritti umani yazidi.

  • "Si tratta di un genocidio contro le donne." – Zeynep Kaya Cavus, leader del movimento alevita.

  • Purtroppo, molte delle organizzatrici e delle partecipanti alla "Marcia delle donne" a Washington hanno ignorato le donne torturate e sterminate dai terroristi islamisti e quelle che in altri parti del mondo non ricevono un'istruzione e non possono uscire di casa senza il permesso di un uomo.

  • Se solo queste donne si sentissero motivate a protestare contro la riduzione in schiavitù, gli stupri e le torture delle donne e dei bambini yazidi come hanno fatto per il costo degli assorbenti interni.

Mentre l'attrice Ashley Judd si lamentava a Washington, D.C., alla "Marcia delle donne" del fatto che "gli assorbenti interni sono tassati quando invece il Viagra e il Rogaine non lo sono", migliaia di donne e bambine yazide, prigioniere dello Stato islamico, erano vittime di schiavitù sessuale in Iraq e in Siria.

Il 21 gennaio, alcuni gruppi che si battono per i diritti delle donne hanno organizzato la "Marcia delle donne" in numerose città degli Stati Uniti e del mondo. Queste manifestazioni di protesta hanno principalmente preso di mira il neopresidente americano Donald Trump.

Queste marce hanno visto un gran numero di oratrici e partecipanti. Una di queste, Ashley Judd, ha letto una poesia a Washington, D.C., che chiedeva perché "gli assorbenti interni sono tassati quando il Viagra e il Rogaine non lo sono".

Mentre la signora Judd parlava della sua terribile tragedia, migliaia di donne e bambine yazide, prigioniere dello Stato islamico, erano vittime di schiavitù sessuale in Iraq e in Siria ed erano scambiate o vendute al mercato come schiave sessuali.

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Trump infiamma il movimento antisistema in Europa
"Quest'anno sarà l'anno dei popoli."

di Soeren Kern  •  26 gennaio 2017

  • "Il genio non rientrerà nella lampada, che vi piaccia o no." – Geert Wilders, parlamentare olandese e leader del Partito della Libertà (PVV).

  • Un crescente numero di europei si sta ribellando contro decenni di multiculturalismo imposto dai governi, i codici del discorso politicamente corretto e le ondate di profughi dal mondo musulmano.

  • In Europa, i partiti del sistema, lungi dal ridurre le preoccupazioni degli elettori hanno cercato di mettere a tacere le voci di dissenso bollando gli oppositori come xenofobi, islamofobi e neonazisti.

  • "Per molti versi, Francia e Germania stanno dimostrando di non capire il significato della Brexit. Stanno seguendo di riflesso, in modo pressoché scrupoloso, il percorso che ha provocato l'attuale crisi esistenziale dell'Unione Europea." – John R. Bolton, ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite.

  • "C'è una vera e propria sensazione che l'arrivo di Trump alla Casa Bianca abbia innescato un movimento globale più ampio. Le critiche mosse, considerando la candidatura di Trump e il suo discorso di ieri, lo definirebbero come un'ascesa del populismo. Io direi che è semplicemente un ritorno alla democrazia e ai valori dello Stato nazionale. (...) Si tratta di una vera rivoluzione politica. – Nigel Farage, ex leader dell'UKIP, il partito indipendentista britannico, promotore della campagna per l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.

  • "Questo sconvolgimento è proficuo. Ora si discute delle questioni tabù degli ultimi anni: l'immigrazione clandestina, l'Islam, l'assurdità delle frontiere aperte, l'Unione Europea disfunzionale, la libera circolazione delle persone, l'occupazione, la legalità. I predecessori di Trump non volevano parlarne, ma la maggioranza degli elettori, sì. Questa è democrazia." – Roger Köppel, direttore del settimanale elvetico Die Weltwoche.

I leader dei principali partiti europei antisistema sono apparsi per la prima volta in pubblico, il 21 gennaio, a Coblenza, in Germania (Fonte dell'immagine: Marine Le Pen/Twitter).

Incitati dall'insediamento del presidente americano Donald J. Trump, i leader dei principali partiti europei antisistema hanno organizzato un raduno paneuropeo volto a coordinare una strategia politica per mobilitare potenziali milioni di elettori disillusi che si recheranno alle urne in Germania, Olanda e Francia.

Apparendo insieme in pubblico per la prima volta, Marine Le Pen, leader del Front National francese, Frauke Petry, di Alternativa per la Germania (AfD), l'olandese Geert Wilders, capo del Partito della Libertà (PVV), Matteo Salvini, segretario della Lega Nord e Harald Vilimsky, segretario del Partito della Libertà austriaco, il 21 gennaio, hanno partecipato a un convegno a Coblenza, in Germania, in cui gli elettori europei sono stati invitati a partecipare a una "primavera patriottica" per rovesciare l'Unione Europea, riaffermare la sovranità nazionale e rendere sicuri i confini nazionali.

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Europa: Il caso della sparizione delle donne

di Judith Bergman  •  23 gennaio 2017

  • "È meglio aspettare fuori. Ci sono uomini qui dentro (...) In questo bar, non c'è eterogeneità." – Un cliente di un locale di Sevran, all'emittente tv France 2.

  • "In questo caffè non c'è promiscuità. Siamo a Sevran e non a Parigi. Qui c'è un'altra mentalità. È come tornare a casa." – Un altro avventore di un locale di Sevran, all'emittente tv France 2.

  • Le donne sembrano "essere state cancellate" dai caffè e dalle strade. "Così ora per evitare le minacce e di subire pressioni, si censurano da sole e stanno zitte." – Caroline Sinz, giornalista dell'emittente televisiva France 2.

  • Questa islamizzazione è stata alimentata e rafforzata dagli ingenti investimenti fatti in Francia dal Qatar – in particolare nelle moschee – e che attualmente ammontano a circa 22 miliardi di dollari.

  • "C'è una forma di moralità distorta, spesso esercitata da gruppi di minoranza su una maggioranza e che fa sì che lo spazio pubblico, che dovrebbe appartenere tanto agli uomini quanto alle donne, sia precluso alle donne." – Pascale Boistard ex ministra francese per i Diritti delle donne.

  • I ministri francesi fingono di essere sorpresi e indignati del fatto che le donne di questi sobborghi abbiamo finito per cedere all'incessante terrorismo psicologico perpetrato contro di loro e siano sparite dalle strade.

Aziza Sayah (a sinistra nella foto) e Nadia Remadna (a destra) sono due attiviste della Brigade des Mères, il gruppo che si batte per i diritti delle donne in Francia, che di recente si sono recate con delle telecamere nascoste in un caffè di un sobborgo parigino dove sono state accolte con sorpresa e ostilità dai clienti esclusivamente uomini. (Fonte dell'immagine: France 2 video screenshot)

Secondo un video ripreso con una telecamera nascosta e trasmesso di recente dall'emittente televisiva France 2, le donne sono letteralmente sparite dai caffè e dai bar di alcuni quartieri periferici musulmani della Francia. Il filmato mostra Nadia Remadna e Aziza Sayah, due attiviste del gruppo La Brigade des Mères (La Brigata delle Madri), che entrano in un caffè del sobborgo parigino di Sevran, dove sono accolte con sorpresa e ostilità dai clienti esclusivamente uomini. E uno di questi dice loro: "È meglio aspettare fuori. Ci sono uomini qui dentro (...) In questo bar, non c'è eterogeneità".

Un altro avventore si rivolge alle due donne dicendo: "In questo caffè non c'è promiscuità. Siamo a Sevran e non a Parigi. Qui c'è un'altra mentalità. È come tornare a casa".

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Il clero cristiano si inchina all'Islam accogliendolo nelle chiese

di Giulio Meotti  •  18 gennaio 2017

  • Lo scorso luglio, per la prima volta durante una messa in Italia, è stato recitato un versetto del Corano dall'altare.

  • Nel Sud Italia, un parroco ha fatto infuriare i suoi parrocchiani per aver allestito un presepe in cui la Vergine Maria indossa un burqa. Queste iniziative interreligiose si basano sulla progressiva eliminazione del patrimonio occidentale-cristiano in favore dell'Islam.

  • Il clero cattolico è probabilmente disorientato dallo stesso Papa Francesco, che è stato il primo a consentire la lettura delle preghiere islamiche e del Corano in Vaticano.

  • Il Papa ha abbracciato il relativismo religioso per quanto concerne l'Islam. Ha ripetuto che la violenza islamista è opera di un "piccolo gruppo di fondamentalisti" che, secondo lui, non hanno nulla a che fare con l'Islam.

  • Lord Harries, vescovo della Chiesa d'Inghilterra, ha proposto che la cerimonia di incoronazione del principe Carlo d'Inghilterra si apra con una lettura del Corano. Negli Stati Uniti, in più di 50 chiese, compresa la Washington National Cathedral, si legge il Corano. Ma nelle moschee si fa qualche lettura della liturgia cristiana?

  • Com'è possibile che così pochi leader cristiani abbiano alzato la voce contro questo attacco senza precedenti a un monumento cristiano? Hanno organizzato così tante letture del Corano nelle loro chiese da considerare normale l'idea di convertire una chiesa in moschea?

  • Non sarebbe meglio per la Chiesa Cattolica stabilire un vero dialogo con le comunità islamiche basato su principi come la reciprocità (se costruite moschee in Europa, noi edificheremo chiese in Medio Oriente), la protezione delle minoranze cristiane nella Mezzaluna e la condanna teologica del jihad contro gli "infedeli"?

L'imam Sali Salem recita un versetto del Corano nella Chiesa di Santa Maria in Trastevere, a Roma, il 31 luglio 2016 (Fonte dell'immagine: La Stampa video screenshot)

In Italia e in Europa, si registra una crescente e preoccupante tendenza.

Per la prima volta in oltre 700 anni di storia, canti islamici hanno risuonato nella cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore. Sotto la famosa Cupola di Brunelleschi, le melodie islamiche sono state affiancate a quelle cristiane. Questa "iniziativa interreligiosa" è stata promossa una settimana dopo la barbara strage dei terroristi islamisti nella redazione parigina di Charlie Hebdo e comprendeva "Il Corano è la giustizia" e altri "canti" del genere.

Nel Sud Italia, un prete ha fatto infuriare i suoi parrocchiani per aver allestito un presepe in cui la Vergine Maria indossa un burqa. Don Franco Corbo, titolare della parrocchia di Ss. Anna e Gioacchino, a Potenza, ha detto di aver costruito lo speciale presepe "in nome del dialogo tra le religioni". Queste iniziative interreligiose si basano sulla progressiva eliminazione del patrimonio occidentale-cristiano in favore dell'Islam.

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Un appello a tutti i cristiani affinché difendano la culla della loro religione e la patria del popolo ebraico

di Petra Heldt  •  15 gennaio 2017

  • Occorre far sì che alla Città Vecchia di Gerusalemme, il cuore dell'Ebraismo da più di 3000 anni e la sede del Cristianesimo da 2000 anni, non sarà permesso di essere islamica, facendo parte di quello che presto diventerà un paese islamico e molto probabilmente terrorista. In uno Stato del genere, tutti i sondaggi mostrano che le prossime elezioni politiche sanciranno la vittoria di Hamas.

  • Sulla base dello Statuto di Hamas che nega a Israele il diritto di esistere, il voto potrebbe portare a termine l'obiettivo di eliminare la storia ebraica – e cristiana – e rimpiazzarla con l'Islam.

  • Cosa spinge i politici occidentali a contribuire alla distruzione della cultura giudaico-cristiana in Medio Oriente e in Europa? Perché la conferenza di pace di Parigi si appresta a distruggere lo Stato ebraico, mentre un numero senza precedenti di cristiani viene ucciso nei paesi musulmani?

  • I cristiani non rimarranno in silenzio quando tutti questi luoghi saranno assegnati a coloro che li distruggeranno – come hanno devastato e distrutto Palmira, Antiochia, Nisibi, Ninive e, alla fine del 2014, il monastero di Sant'Elia, il più antico monastero cristiano dell'Iraq, raso al suolo dallo Stato islamico.

  • Le strade di Parigi devono sentire le proteste contro il tentativo di riscrivere la storia alla conferenza di pace e ad ogni successiva votazione del Consiglio di Sicurezza.

Una veduta aerea del Monte del Tempio a Gerusalemme e di gran parte della Città Vecchia di Gerusalemme (Fonte dell'immagine: Andrew Shiva / Wikipedia)

La coscienza collettiva dei cristiani deve fermare la conferenza di pace di Parigi che si è aperta oggi e impedire il voto presumibilmente programmato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (CSNU) su uno Stato palestinese come 22° Stato musulmano, in seno a uno Stato ebraico. Occorre garantire che non ci sia alcuna resa all'islamizzazione del Medio Oriente e dell'Europa. Occorre far sì che alla Città Vecchia di Gerusalemme, il cuore dell'Ebraismo da più di 3000 anni e la sede del Cristianesimo da 2000 anni, non sarà permesso di essere islamica, facendo parte di quello che presto diventerà un paese islamico e molto probabilmente terrorista. In uno Stato del genere, tutti i sondaggi mostrano che le prossime elezioni politiche sanciranno la vittoria di Hamas. Questo implicherebbe l'eventuale distruzione di tutto il patrimonio giudaico-cristiano, come possiamo vedere in tutto il Medio Oriente.

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Le Nazioni Unite dichiarano guerra alla civiltà giudaico-cristiana

di Giulio Meotti  •  8 gennaio 2017

  • Com'è possibile che la giurisprudenza occidentale, creata dopo la Seconda guerra mondiale per impedire nuovi crimini contro l'umanità, venga ora utilizzata contro le democrazie e per perpetuare ulteriori crimini?

  • Si tratta di una terribile manipolazione per cercare di cancellare tutta la storia ebraica e cristiana, far credere che tutto il mondo sia sempre stato solo islamico. Ecco com'è un jihad. Non è soltanto tute arancioni, decapitazioni e schiavitù. Se si può cancellare e riscrivere la storia, si può reindirizzare il futuro.

  • Se gli uomini palestinesi picchiano le loro mogli, è colpa di Israele, ha affermato con tono serio l'esperta delle Nazioni Unite Dubravka Simonovic.

  • Il mese scorso il presidente dell'Assemblea generale dell'ONU ha sfoggiato la famosa kefiah, simbolo della "resistenza palestinese" (si legga terrorismo). Questo è semplicemente il prosieguo dell'annientamento culturale di Israele, che dovrebbe giustificare il successivo annientamento fisico.

  • La guerra delle Nazioni Unite agli ebrei di Israele è, in fondo, una guerra contro l'Occidente. L'ONU e i suoi sostenitori stanno rapidamente spianando la strada al Califfato europeo.

Il mese scorso il presidente dell'Assemblea generale dell'ONU, Peter Thomson, ha sfoggiato la famosa kefiah, simbolo della "resistenza palestinese" (si legga terrorismo). Questo è semplicemente il prosieguo dell'annientamento culturale di Israele, che dovrebbe giustificare il successivo annientamento fisico. (Fonte dell'immagine: UN/Manuel Elias)

Il 2016 è stato un anno splendido per gli antisemiti delle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha appena colpito l'unica democrazia del Medio Oriente: lo Stato di Israele. L'uscente amministrazione Obama avrebbe orchestrato ciò che anche Haaretz ha chiamato una campagna "mordi e fuggi" in seno alle Nazioni Unite per denigrare lo Stato ebraico e lasciarlo a un destino in cui si profilano solo conflitti e odio. Questo è un genocidio culturale che non è meno pericoloso degli attacchi terroristici. Un genocidio basato sulle menzogne antisemite e che crea l'atmosfera non per raggiungere "la pace", come sostenuto in malafede, ma per perpetuare la guerra.

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Il suicidio della Germania

di Guy Millière  •  3 gennaio 2017

  • Del milione e duecentomila migranti che sono arrivati in Germania nel 2014 e nel 2015, solo 34.000 hanno trovato lavoro.

  • Angela Merkel è andata a deporre delle rose bianche sul luogo dell'attentato al mercatino di Natale a Berlino. Migliaia di tedeschi hanno fatto lo stesso. Molti hanno portato candele e hanno pianto. Ma la rabbia e la volontà di combattere la minaccia sono rimaste in gran parte assenti.

  • Niente descrive meglio la situazione attuale della Germania del triste destino di Maria Ladenburger, una ragazza di 19 anni uccisa all'inizio di dicembre. La giovane, che faceva parte di un'organizzazione che offre assistenza umanitaria ai rifugiati, era fra coloro che hanno accolto i migranti nel 2015. È stata violentata e uccisa da una delle persone che stava aiutando. I genitori hanno chiesto a chi volesse rendere omaggio alla loro figlia di donare soldi alle associazioni che si occupano di rifugiati, in modo che altri profughi possano arrivare in Germania.

  • La legge che condanna l'incitamento all'odio, probabilmente al fine di impedire un ritorno delle idee naziste, pende come una spada di Damocle su chi parla troppo duramente della crescente islamizzazione del paese.

  • La grande maggioranza dei tedeschi non vuole rendersi conto che la Germania è in guerra, perché un nemico spietato gli ha dichiarato guerra. Essi non vogliono vedere che la guerra è stata dichiarata alla civiltà occidentale. Accettano la sconfitta e fanno docilmente ciò che i jihadisti vogliono che facciano: si sottomettono.

  • Se Angela Merkel non riesce a cogliere la differenza esistente tra gli ebrei sterminati dai nazisti e i musulmani che minacciano di sterminare i cristiani, gli ebrei e altri musulmani, allora è ancora più incapace di capire di quel che sembra.

L'attacco sferrato a Berlino, il 19 dicembre scorso, era prevedibile. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha creato le condizioni che lo hanno reso possibile. Ella porta su di sé una responsabilità schiacciante. Geert Wilders, parlamentare olandese e uno dei soli leader politici europei perspicaci, l'ha accusata di avere le mani sporche di sangue. E ha ragione.

Quando la Merkel ha deciso di aprire le porte della Germania a centinaia di migliaia di musulmani provenienti dal Medio Oriente e da paesi più lontani, avrebbe dovuto sapere che i jihadisti erano nascosti tra la gente che arrivava a frotte. E avrebbe anche dovuto sapere che la polizia tedesca non avrebbe potuto controllare quegli arrivi in massa e sarebbe stata rapidamente sopraffatta dal numero di persone che avrebbe dovuto controllare. Ma la cancelliera l'ha fatto comunque.

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Gli islamisti attaccano il Natale, ma gli europei lo aboliscono

di Giulio Meotti  •  27 dicembre 2016

  • Un tribunale ha ordinato al comune francese di Publier di rimuovere una statua della Vergine Maria. La senatrice Nathalie Goulet ha parlato di "ayatollah del laicismo".

  • Una scuola tedesca in Turchia ha appena vietato le celebrazioni natalizie: l'istituto Istanbul Lisesi, finanziato dal governo tedesco, ha deciso che le tradizioni e i canti di Natale non saranno più consentiti. In Germania, un grande magazzino Woolworth ha abolito le decorazioni natalizie dicendo ai clienti che l'emporio "è ora musulmano".

  • L'Europa sta già mutilando le sue tradizioni "per non offendere i musulmani". Noi siamo diventati il nostro peggior nemico.

  • I musulmani reclamano anche "la moschea di Cordoba". Le autorità della città della Spagna meridionale di recente hanno assestato un colpo alla rivendicazione del diritto di proprietà della cattedrale da parte della Chiesa Cattolica. Ora gli islamisti la rivogliono indietro.

  • L'esito finale del laicismo autodistruttivo dell'Europa potrebbe essere davvero un Califfato.

I musulmani reclamano anche "la moschea di Cordoba". Le autorità della città della Spagna meridionale di recente hanno assestato un colpo alla rivendicazione del diritto di proprietà della cattedrale da parte della Chiesa Cattolica. Costruita sul sito della chiesa di San Vincenzo, è stata una moschea per più di 400 anni quando la Spagna islamica faceva parte di un califfato, prima che il regno cristiano di Castiglia conquistasse la città e la trasformasse di nuovo in chiesa. (Fonte dell'immagine: James Gordon/Wikimedia Commons)

"Tutto è cristiano", scriveva Jean-Paul Sartre dopo la guerra. Duemila anni di Cristianesimo hanno lasciato nella cultura, nella lingua e nel paesaggio francese una traccia profonda. Ma non secondo il ministro dell'Educazione francese, Najat Vallaud-Belkacem. Ella ha appena annunciato che invece di dire "Buon Natale", i funzionari statali dovrebbero augurare "Buone Feste", un deliberato intento di cancellare dal discorso e dallo spazio pubblico ogni riferimento alla cultura cristiana in cui la Francia è radicata.

Jean-François Chemain lo ha chiamato "sradicamento di ogni segno cristiano dal paesaggio pubblico". Un anno fa si infiammò la polemica nella cittadina francese di Ploërmel, dove un tribunale decise che la statua di Papa Giovanni Paolo II, eretta in una piazza, andava rimossa perché violava la legge sulla "laicità".

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In Europa, si prepara una rivoluzione politica

di Geert Wilders  •  23 dicembre 2016

  • Le autorità tedesche sottovalutano pericolosamente la minaccia dell'Islam. (...) Hanno tradito i loro cittadini.

  • Non permettete a nessuno di dirvi che solo gli autori di questi crimini sono colpevoli. Lo sono anche i politici che hanno accolto con favore l'Islam nel loro paese. E non solo Frau Merkel in Germania, ma l'intera élite politica dell'Europa occidentale.

  • Per correttezza politica, essi hanno volutamente chiuso un occhio sull'Islam. Si sono rifiutati di informarsi sulla sua vera natura. Si rifiutano di riconoscere che è tutto scritto nel Corano: il permesso di uccidere ebrei e cristiani (Sura 9: 29); terrorizzare i non musulmani (8:12); violentare le ragazze (65: 4); ridurre in schiavitù le persone per sesso (4: 3); mentire sui veri obiettivi (3:54) e il comando di fare guerra agli infedeli (9:123) e sottomettere il mondo intero ad Allah (9:33).

  • Dovremo de-islamizzare le nostre società. (...) Ma tutto comincia dai politici che avranno il coraggio di affrontare la realtà e dire la verità.

  • Sempre più cittadini sono consapevoli di questo. Ecco perché in Europa si sta preparando una rivoluzione politica. I partiti patriottici sono in rapido aumento ovunque. Essi rappresentano l'unica speranza per l'Europa di un futuro migliore.

(Fonte dell'immagine: RTL Nieuws video screenshot)

Lo Stato islamico ha rivendicato la responsabilità dell'attacco terroristico a Berlino di lunedì sera, in cui dodici persone sono state uccise da un camion lanciato contro un mercatino di Natale.

Il killer è riuscito a fuggire. All'interno del camion, la polizia ha trovato un documento di identità appartenente ad Anis A., un tunisino arrivato in Germania nel 2015 come richiedente asilo.

Quando lo scorso anno la cancelliera Angela Merkel ha aperto i confini della Germania a quasi un milione di profughi e richiedenti asilo, ha accolto il cavallo di Troia dell'Islam nel suo paese. Tra i cosiddetti rifugiati c'erano molti giovani uomini islamici, pieni di odio per l'Occidente e la sua civiltà. Uno di loro era Anis. A. .

C'è voluto quasi un anno perché le autorità tedesche respingessero la sua richiesta di asilo, ma nel frattempo l'uomo era scomparso. La polizia lo sta cercando come principale sospettato dell'attacco di lunedì a Berlino.

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Il governo Merkel continua a negare

di Vijeta Uniyal  •  22 dicembre 2016

  • Lo Stato islamico ha rivendicato la responsabilità dell'attentato del 19 dicembre a Berlino che ha provocato la morte di 12 persone, un atto di terrorismo veicolare simile a quello del 14 luglio nella città francese di Nizza dove un camion ha travolto la folla e agli innumerevoli episodi di "car-ramming" registrati in Israele. Ora gli europei possono capire quel che vivono gli israeliani ogni giorno.

  • Questo mese, il sindacato di polizia del land della Turingia ha diffuso una lettera aperta indirizzata al ministro dell'Interno, che descrive la rovinosa situazione dell'ordine pubblico in mezzo all'escalation di crimini commessi dai migranti: "Ci state abbandonando completamente impotenti a una forza superiore. (...) Quali cambiamenti? Nessuno. Piuttosto, si percepisce una sensazione di indifferenza.

  • Intanto, i rappresentanti della comunità araba pare abbiano detto della polizia della Ruhr: "La polizia non vincerà una guerra con noi perché siamo troppi".

  • La cancelliera Merkel, le élites dirigenti e i media possono continuare a fare buon viso a una incontrollata migrazione di massa proveniente dai paesi arabi e musulmani oppure insabbiare le notizie sull'aumento dei crimini commessi dai migranti, ma non possono ignorare il deterioramento della situazione dell'ordine pubblico nel paese.

  • Dovrebbe essere evidente anche a un osservatore noncurante che il suo governo ancora non si preoccupa delle vittime della sua fallita politica sui "rifugiati".

La polizia raccoglie prove sul luogo dell'attacco sferrato il 19 dicembre in un mercatino di Natale a Berlino, dove un camion si è schiantato sulla folla. (Fonte dell'immagine: RT video screenshot)

L'attacco terroristico sferrato lunedì a Berlino a un mercatino di Natale ha provocato la morte di 12 persone, ferendone altre 50. Lo Stato islamico ha rivendicato la responsabilità di questo atto di terrorismo veicolare, come suggerito dalla rivista ufficiale di al-Qaeda, Inspire, simile a quello del 14 luglio nella città francese di Nizza dove un camion ha travolto la folla e agli innumerevoli episodi di "car-ramming" registrati in Israele. Ora gli europei possono capire quel che vivono gli israeliani ogni giorno.

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