Analisi e articoli più recenti

Palestinesi: notizie false e "fatti alternativi"

di Bassam Tawil  •  24 marzo 2017

  • Non mancano i siti di notizie palestinesi e arabi che pubblicano bufale, propaganda, bugie e disinformazione spacciate per notizie reali. Molti arabi e palestinesi ritengono che questo ciarpame sia informazione basata sui fatti.

  • Questa è una forma di incitamento alla quale l'Occidente è sordo, soprattutto perché i giornalisti che lavorano per i media mainstream occidentali non vogliono capire ciò che viene detto in arabo o anche in inglese.

  • Si pensava che le calunnie del sangue contro gli ebrei facessero parte del triste passato. Non è così. Che scopo hanno queste notizie? Fornire scuse per l'uccisione degli ebrei.

  • Un'altra "nuova" calunnia del sangue che i palestinesi hanno diffuso contro Israele è quella secondo cui gli israeliani stanno inondando le comunità palestinesi di sostanze stupefacenti per propagare la corruzione morale e distruggere la salute dei palestinesi. Questa menzogna aiuta i palestinesi a non assumersi alcuna responsabilità in merito al traffico di droga in Cisgiordania e a Gaza, proveniente dalla Giordania e dall'Egitto.

  • Questo lascia aperti alcuni interrogativi: dov'è la denuncia da parte delle comunità internazionale delle menzogne che fomentano l'uccisione degli ebrei per mano palestinese? E ancora: la comunità internazionale, ancora una volta nella storia, non riuscirà a dire la verità sull'uccisione degli ebrei?

Uno dopo l'altro, i giovani palestinesi continuano a compiere attacchi terroristici contro gli ebrei. Perché? Potremmo cominciare dall'inizio: la campagna di istigazione, indottrinamento e menzogne che i media palestinesi hanno intrapreso contro Israele. Questa campagna ha avvelenato i cuori e le menti di milioni di arabi e musulmani. E allora, non dovrebbe affatto sorprendere che i giovani palestinesi avvelenati afferrino un'arma e decidano di compiere il lavoro letale che gli hanno insegnato ad apprezzare.

L'istigazione contro Israele può essere anche molto sottile. Chi inietta il veleno non sempre invita direttamente i palestinesi ad andare a uccidere gli ebrei. Ad esempio, è sufficiente dire ai palestinesi che gli ebrei "contaminano con i loro piedi sporchi" i luoghi santi dell'Islam, per indurre un palestinese ad andare a uccidere un ebreo.

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La spirale di morte della Francia

di Guy Millière  •  22 marzo 2017

  • Nel 1990, fu approvata la "legge Gayssot" che stabiliva che "ogni tipo di discriminazione fondata sull'appartenenza a un'etnia, nazione, razza o religione è proibita". Da allora, questa legge è stata utilizzata per criminalizzare ogni critica della delinquenza araba e africana, ogni questione sull'immigrazione proveniente dal mondo musulmano, ogni analisti negativa dell'Islam. Molti scrittori sono stati condannati al pagamento di un'ammenda e la maggior parte dei libri "politicamente corretti" su questo argomento sono scomparsi dalle librerie.

  • Il governo francese ha chiesto ai media di rispettare la "legge Gayssot" e che i libri di testo di storia fossero riscritti per includere capitoli sui crimini commessi dall'Occidente contro i musulmani e sul "contributo essenziale" reso dall'Islam all'umanità. Tutti i manuali di storia sono "islamicamente corretti".

  • Negli ospedali, i musulmani chiedono con insistenza di essere curati solo da medici musulmani e pretendono che le loro mogli vengano visitate da medici uomini.

Parigi, 13 febbraio 2017. I poliziotti controllano la rimozione di un'auto, che è stata distrutta dai rivoltosi in una banlieu. (Fonte dell'immagine: Ruptly video screenshot)

2 febbraio 2017: Una "no-go zone" nella banlieu est di Parigi. Una pattuglia della polizia sente delle urla e decide di intervenire. Un ragazzo insulta gli agenti, che decidono di arrestarlo. Il giovane li colpisce e inizia una colluttazione. Il ragazzo accusa un poliziotto di averlo violentato con un manganello. Una veloce indagine della polizia stabilisce che il giovane non è stato stuprato. Ma è troppo tardi. È iniziato un processo tossico.

Senza aspettare altre prove, il ministro dell'Interno francese afferma che i poliziotti si sono "comportati male". E aggiunge che "la cattiva condotta della polizia deve essere condannata". Il presidente francese François Hollande si reca all'ospedale per esprimere il suo sostegno al giovane e dice che si è comportato "in modo dignitoso e responsabile". Il giorno dopo, viene organizzata una manifestazione di protesta contro la polizia. La marcia si trasforma in una rivolta.

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Jihadisti che vivono del welfare di quell'Europa che hanno giurato di distruggere

di Giulio Meotti  •  17 marzo 2017

  • La storia di al Harith rivela la profondità di uno dei più grossi scandali dell'Europa: l'utilizzo da parte dei jihadisti dei sussidi sociali che gli vengono forniti dalla culla alla tomba per finanziare la loro "guerra santa".

  • L'Europa gli ha dato tutto: lavoro, casa, assistenza pubblica, sussidi di disoccupazione, assegni familiari, indennità di invalidità, aiuti in denaro. Questi estremisti musulmani, tuttavia, non considerano questo "Dependistan", come ha definito Mark Steyn il welfare state, come un segno di generosità, ma di debolezza. Capiscono che l'Europa è pronta per essere distrutta.

  • Colmi di certezza religiosa e odio ideologico per l'Occidente, non tenuti ad assimilare i valori le norme occidentali, molti dei musulmani europei sembrano sentirsi come se fossero destinati a divorare una civiltà esausta.

  • Gli obiettivi della politica pubblica dovrebbero invece essere quelli di smettere di erogare sussidi statali – che di fatto si sono rilevati un disincentivo per cercare lavoro – e indirizzarsi verso la responsabilità personale. Ci devono essere dei limiti di legge sugli usi cui sono destinati i sussidi, ad esempio, non dovrebbero essere utilizzati per l'acquisto di droghe illegali, il gioco d'azzardo, il terrorismo oppure, non essendoci in Europa alcuna libertà di espressione, per promuovere il terrorismo. Si potrebbe creare e mettere a punto una lista del genere. Non rispettando i limiti si perderà diritto ai benefici. Questo contribuirebbe a combattere la ghettizzazione e l'islamizzazione dei musulmani in Europa. Il ciclo di welfare e jihad deve essere fermato.

Muhammad Shamsuddin, un 39enne islamista che abita a Londra, è comparso in un documentario dal titolo "Il jihadista della porta accanto". L'uomo, divorziato e padre di cinque figli che vive di sussidi statali e afferma di non potere lavorare a causa di "una sindrome di stanchezza cronica", è stato filmato mentre predicava l'odio contro i non musulmani nelle strade britanniche. (Fonte dell'immagine: Channel 4 video screenshot)

Quattro anni fa il Gurdian, il quotidiano della sinistra britannica, ha pubblicato un articolo sui "sopravvissuti di Guantanamo", le "vittime dell'icona americana dell'illegalità", i sopravvissuti inglesi del centro di detenzione definito il 'gulag dei nostri tempi'". Il pezzo mostrava una foto di Jamal al Harith.

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L'Occidente si piega alle leggi sulla blasfemia
Ritorno al Medioevo!

di Judith Bergman  •  12 marzo 2017

  • "Ora che l'islamofobia è stata condannata, questa non è la fine, ma piuttosto l'inizio (...)". – Samer Majzoub, presidente del Canadian Muslim Forum e affiliato ai Fratelli Musulmani.

  • La mozione non fornisce ancora alcuna definizione né alcuna statistica a sostegno dell'affermazione secondo cui "l'islamofobia" in Canada rappresenta un problema.

  • Tuttavia, non dovrebbe indignare nessuno il fatto che la prima mozione di condanna dell'islamofobia abbia trovato rapidamente seguito in una nuova proposta che chiede misure governative concrete.

L'Occidente si piega alle leggi sulla blasfemia. La Danimarca, ad esempio, avrebbe deciso che è giunto il momento di invocare una polverosa e vecchia norma del codice penale sulla blasfemia, che fino ad ora è stata utilizzata tre volte. L'ultima volta è accaduto quasi mezzo secolo fa, nel 1971. La procura generale danese ha di recente incriminato un uomo per aver bruciato una copia del Corano.

In Occidente, la blasfemia intesa come reato penale è da secoli considerata un retaggio del passato. In una società largamente senza Dio, poche persone si offendono per commenti o atti blasfemi. I cristiani non attaccano i presunti blasfemi con pistole e coltelli, e i redattori non si preoccupano di "offendere" i cristiani.

Nel 1997, un artista bruciò una copia della Bibbia durante un programma andato in onda sulla televisione di Stato. Nessuno venne incriminato, anche se ci furono delle denunce e la magistratura condusse indagini sul caso.

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Francia: La de-radicalizzazione dei jihadisti è un "fiasco totale"

di Soeren Kern  •  10 marzo 2017

  • Il report indica che la de-radicalizzazione, nei centri specializzati o nelle carceri, non funziona perché la maggior parte dei radicali islamici non vuole essere de-radicalizzata.

  • Anche se in Francia si stima che risiedano 8250 irriducibili radicali islamici, solo 17 hanno presentato richiesta e solamente nove sono arrivati nel centro. Nessun ospite della struttura ha completato il programma che prevede un soggiorno di dieci mesi.

  • Ospitare gli islamisti in ali separate delle carceri li ha resi di fatto più violenti perché sono stati incoraggiati a farlo dal cosiddetto "effetto di gruppo", secondo il ministro della Giustizia Jean-Jacques Urvoas.

  • "Non si de-radicalizza qualcuno in sei mesi. Queste persone, alle quali non è stato dato alcun ideale e che si sono aggrappate all'ideologia dello Stato islamico, non riescono a sbarazzarsene di punto in bianco. Non esiste la formula magica 'Apriti Sesamo!'" – La senatrice Esther Benbassa.

  • Il programma di de-radicalizzazione è un fiasco totale. È tutto da rivedere, da rimodulare." – Il senatore Philippe Bas, presidente della commissione legislativa del Senato che ha commissionato il rapporto.

Il castello francese di Pontourny, "Centro di prevenzione, inserimento e cittadinanza". (Fonte dell'immagine: 28 minutes - ARTE video screenshot)

Il programma di de-radicalizzazione dei jihadisti, fiore all'occhiello del governo francese, è un "fallimento totale" e deve essere "completamente rivisto", secondo le conclusioni iniziali di una commissione parlamentare d'inchiesta sulla de-radicalizzazione.

Il rapporto preliminare rivela che il governo non ha nulla da mostrare per le decine di milioni di euro provenienti dalle tasche dei contribuenti che ha speso nel corso degli ultimi anni per combattere la radicalizzazione islamica in Francia, dove 238 persone sono rimaste uccise negli attacchi jihadisti dal gennaio 2015. Il report indica che la de-radicalizzazione, nei centri specializzati o nelle carceri, non funziona perché la maggior parte dei radicali islamici non vuole essere de-radicalizzata.

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Scandinavia: La cittadella dell'antisemitismo in Occidente

di Giulio Meotti  •  2 marzo 2017

  • L'odio per Israele è diventata una vera e propria ossessione in Scandinavia, che ha rinnovato la gloriosa partnership tra gli "utili idioti" liberal – che hanno a cuore l'uguaglianza e le minoranze – e gli islamisti, che si preoccupano della sottomissione e dell'uccisione degli "infedeli".

  • Nonostante gli ebrei in Norvegia siano solo lo 0,003 per cento della popolazione totale, Oslo è ormai la capitale mondiale dell'antisemitismo europeo. I quotidiani norvegesi sono pieni di classici tropi antisemiti.

  • Anche il Festival del Cinema di Oslo ha rifiutato il documentario The Other Dreamers", sulla vita dei bambini disabili, semplicemente perché era israeliano. "Noi sosteniamo il boicottaggio accademico e culturale di Israele", ha scritto Ketil Magnussen, il fondatore del festival.

  • Lo stesso razzismo esiste in Svezia. Il Dagens Nyheter, il più sofisticato quotidiano svedese, ha pubblicato un violento editoriale antisemita dal titolo "È permesso odiare gli ebrei".

  • Il ministro degli Esteri svedese Margot Wallström pensa veramente che per sconfiggere l'aggressione islamica Israele debba arrendersi? La situazione dei palestinesi è davvero disperata, ma poiché hanno piena autonomia da decenni, la loro situazione disperata è causata dai loro stessi leader corrotti che sembrano deliberatamente mantenere la propria gente in miseria per darne la colpa a Israele, così come la gente mutila i bambini per farne dei mendicanti "migliori".

  • Il quotidiano nazista Der Stürmer non avrebbe saputo disegnarlo meglio.

Nel gennaio 2009, un n folto gruppo di musulmani lanciò bottiglie, uova e fumogeni contro gli ebrei che sfilavano pacificamente a una manifestazione di sostegno a Israele. La polizia convogliò i manifestanti ebrei, in possesso dell'autorizzazione, in una strada secondaria.

Il 12 gennaio, il quotidiano norvegese Aftenposten ha pubblicato un articolo su Jared Kushner, il genero del presidente americano Donald Trump e suo consigliere senior. "L'ebreo Kushner avrebbe insistito per la nomina di David M. Friedman come nuovo ambasciatore in Israele", ha scritto l'Aftenposten. Il quotidiano si è in seguito scusato per aver definito Kushner "l'ebreo".

Qualche settimana prima, il Consiglio comunale di Trondheim, la terza città più grande della Norvegia, aveva approvato una mozione che chiede ai residenti di boicottare personalmente i beni israeliani, una città che aspira a essere "deisraelizzata". Poi è stata la volta di un'altra città norvegese, Tromso, 72 mila abitanti, il cui Consiglio comunale ha approvato una mozione simile. Più del 40 per cento dei norvegesi sta già boicottando i prodotti israeliani o è favorevole a farlo, secondo un sondaggio.

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Il futuro demografico musulmano della Germania

di Soeren Kern  •  26 febbraio 2017

  • I critici della politica migratoria delle porte aperte della Merkel avvertono che il recente aumento della popolazione musulmana presente nel paese – che per la prima volta nel 2016 ha superato i sei milioni di persone – ha già cambiato il volto della nazione per sempre.

  • Il prezzo per invertire il calo demografico della Germania sembra essere l'ulteriore islamizzazione del paese con la scusa del multiculturalismo.

  • Secondo il report, con un tasso di fecondità di 1,6 figli per donna, ben al di sotto del tasso di sostituzione di 2,1 figli per donna, la Germania avrà bisogno di un afflusso permanente di 300.000 migranti all'anno per mantenere il livello stabile della popolazione attuale fino al 2060.

  • "Noi stiamo importando l'estremismo islamico, l'antisemitismo arabo, i conflitti nazionali ed etnici di altri popoli, come pure una diversa concezione della società e del diritto. Le agenzie di sicurezza tedesche non riescono ad affrontare questi problemi di sicurezza importati e le conseguenti reazioni da parte della popolazione tedesca".

  • Più di un decennio fa, lo storico Bernard Lewis ha avvertito che se gli attuali flussi migratori continueranno, l'Europa sarà islamica entro la fine del XXI secolo. Le élites politiche tedesche sono in prima linea nel far sì che questa previsione si avveri.

Fuori il vecchio, dentro il nuovo.

Secondo un rapporto governativo riservato, la Germania dovrà accogliere 300.000 migranti all'anno per i prossimi quarant'anni per fermare il calo demografico.

Il documento, di cui alcune parti sono state pubblicate dal Rheinische Post il 1° febbraio, rivela che il governo tedesco fa affidamento sulla migrazione di massa permanente – presumibilmente dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente – per mantenere le attuali dimensioni della popolazione tedesca (82,8 milioni di abitanti) stabile fino al 2060.

Dal report si evince che la decisione della cancelliera Angela Merkel di consentire l'ingresso nel paese di circa 1,5 milioni di migranti per lo più musulmani tra il 2015 e il 2016 non è stato un gesto umanitario, ma un tentativo calcolato di evitare il declino demografico della Germania e preservare la futura sopravvivenza del welfare state tedesco.

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La fortezza delle torture compiute sui palestinesi

di Khaled Abu Toameh  •  20 febbraio 2017

  • Poiché gli abusi non sono compiuti dagli israeliani, notizie del genere sono noiose per questi giornalisti.

  • Hamas è un movimento islamista estremista che ritiene di non essere tenuto a rispettare il diritto internazionale e le convenzioni internazionali sui diritti umani. In effetti, il concetto di diritti umani proprio non esiste sotto Hamas nella Striscia di Gaza dove le libertà pubbliche, tra cui la libertà di espressione e di stampa, sono inesistenti.

  • Secondo quanto riferito, nel 2013, due detenuti palestinesi vennero torturati a morte nella prigione centrale di Gerico.

  • Un'organizzazione per i diritti umani con sede a Londra ha segnalato 3.175 casi di violazioni dei diritti umani, tra cui detenzioni arbitrarie, avvenuti nel 2016 per mano delle forze di sicurezza dell'Autorità palestinese (Ap), in Cisgiordania. Tra le centinaia di detenuti ci sono studenti e docenti universitari, così come insegnanti di scuola. Sempre nel 2016, le forze di sicurezza dell'Ap hanno arrestato anche 27 giornalisti palestinesi.

  • Purtroppo per loro, non fanno lo sciopero della fame in un carcere israeliano, dove azioni del genere suscitano l'interesse immediato dei media mainstream.

  • Molti intendono raccontare le loro storie. Ma chi è disposto ad ascoltarli? Non i governi occidentali, non le organizzazioni per i diritti umani, non i giornalisti. La maggior parte di loro cerca il male unicamente in Israele.

Un poliziotto dell'Autorità palestinese attacca i manifestanti. (Fonte dell'immagine: Pagina Facebook di "Palestinian for Dignity")

Mentre il presidente dell'Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas e i suoi amici erano occupati nelle ultime due settimane a mettere in guardia il presidente Trump circa il trasferimento dell'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, sono emerse nuove notizie riguardo le brutali condizioni e le violazioni dei diritti umani in un carcere palestinese della Cisgiordania.

Notizie che però sono state insabbiate, insieme agli abusi, a favore dell'attenzione accordata alla retorica diretta contro l'amministrazione Trump. Tutto ciò che è stato detto da Abbas e dagli alti dirigenti dell'Autorità palestinese riguardo il possibile spostamento dell'ambasciata americana a Gerusalemme è balzato alle cronache dei principali quotidiani e delle reti televisive di tutto il mondo.

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Québec: La crisi dell'Occidente

di Giulio Meotti  •  12 febbraio 2017

  • Il Québec, come l'intero Occidente, sta affrontando una crisi esistenziale demografica e religiosa.

  • La spirale di morte del Québec è esplicitamente collegata alle richieste di intensificare l'immigrazione. Il premier canadese Justin Trudeau, che ha posto fine alla campagna militare contro lo Stato islamico, ha appena esortato i migranti musulmani ad andare nel suo paese.

  • L'opposizione al drammatico declino del Cristianesimo in Québec non richiede necessariamente l'adesione a un vecchio Cattolicesimo, ma sicuramente ha bisogno di una sana riscoperta di quello che una democrazia occidentale dovrebbe essere. Questo include un apprezzamento dell'identità occidentale e dei valori giudaico-cristiani, ciò che il governo Trudeau e gran parte dell'Europa evidentemente si rifiutano di accettare.

La chiesa di Saint-Jude, a Montréal, è oggi la "Saint-Jude spa" per "adoratori del benessere", completa di personal trainer, cocktail alla moda e panche a forma di crocefisso negli spogliatoi. (Fonte dell'immagine: Montreal.TV video screenshot)

Benvenuti in Québec, con il suo sapore di vecchia provincia francese, dove le strade hanno nomi di santi e dove un uomo armato qualche giorno fa ha ucciso sei persone in una moschea locale.

La violenza può essere la conseguenza di sconvolgimenti sociali, come il massacro compiuto nel 2011 sull'isola di Utoya, in Norvegia, un paese che andava fiero di essere ultrasecolarizzato e di far parte "dell'alta società" mondiale. Anche il Québec, come l'intero Occidente, sta affrontando una profonda crisi demografica e religiosa.

In un articolo apparso sulla rivista americana First Things, George Weigel ha definito il Québec "quarto vuoto del Cattolicesimo". "Non c'è luogo religiosamente più arido", si legge nel saggio, "tra il Polo Nord e la Terra del Fuoco; non potrebbe esserci luogo religiosamente più arido sul pianeta".

Sandro Magister, uno dei maggiori vaticanisti italiani, ha scritto: "Mentre a Roma si discute, il Québec è già stato espugnato".

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La tolleranza è una strada a senso unico?

di Douglas Murray  •  10 febbraio 2017

  • Proprio quando quasi ogni altra rivista del mondo libero non riesce a difendere i valori della libertà di parola, il diritto di satira e quello di offendere, chi poteva aspettarsi questo da un gruppo di vignettisti e giornalisti che avevano già pagato un prezzo così alto per aver difeso tali libertà da soli?

  • Molte persone, che hanno detto di preoccuparsi del diritto di dire quello che vogliono, quando e come vogliono, intendevano essere coerenti e manifestare per le strade di Parigi con una matita in mano. Oppure volevano limitarsi a parlare, proclamando "Je Suis Charlie". Ma quasi nessuno ha fatto sul serio.

  • Se il presidente Hollande e la cancelliera Merkel avessero creduto davvero nella difesa della libertà di espressione, allora, invece di camminare a braccetto a Parigi insieme a un personaggio così inopportuno come il leader palestinese Mahmoud Abbas, avrebbero mostrato le copertine di Charlie Hebdo e detto: "Questo è ciò che sembra una società libera e questo è ciò che sosteniamo: chiunque, i leader politici, le divinità, i profeti, tutti possono essere oggetto di satira, e se questo non vi piace, allora dovreste andarvene in qualunque luogo infernale ottuso e non illuminato che sognate".

  • Tutta la stampa mondiale ha interiorizzato quello che è successo a Charlie Hebdo e invece di stare unita ha deciso di non rischiare che accada mai più una cosa del genere.

  • Negli ultimi due anni, abbiamo capito che una tolleranza del genere è una strada a senso unico. Questa nuova sottomissione al terrorismo islamista è forse il motivo per cui, nel 2016, quando un atleta senza alcun impegno nella politica, nella religione o nella satira è stato beccato a fare qualcosa che poteva essere considerato non del tutto rispettoso dell'Islam, non c'è stato nessuno a difenderlo.

Una manifestazione di protesta organizzata l'11 gennaio 2015 a Parigi dopo l'attacco terroristico a Charlie Hebdo, con gli striscioni con su scritto "Je Suis Charlie". (Fonte dell'immagine: Olivier Ortelpa/Wikimedia Commons)

Il 7 gennaio scorso è ricorso il secondo anniversario dell'attacco messo a segno da tre uomini armati contro la sede parigina del settimanale satirico Charlie Hebdo, in cui sono rimaste uccise dodici persone, e sono anche passati due anni da quando gran parte del mondo libero ha detto di essere "Charlie" e ha tentato, sfilando per le strade, alzandosi in piedi e osservando un minuto di silenzio o ritwittando l'hashtag "Je Suis Charlie", di mostrare al mondo intero che la libertà non può essere soppressa e che la penna ferisce più del kalashnikov.

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La Germania ha sottovalutato la minaccia dei jihadisti che si fingono migranti

di Soeren Kern  •  8 febbraio 2017

  • Secondo la Polizia criminale federale, più di 400 migranti che sono entrati in Germania come richiedenti asilo nel 2015 e 2016 risultano indagati per legami con il terrorismo islamico.

  • L'esperienza tedesca con i jihadisti che si spacciano per migranti serve ad evitare che altri paesi commettano lo stesso errore. Le autorità tedesche hanno consentito a centinaia di migliaia di migranti, molti privi di documentazione idonea, di entrare nel paese senza un controllo di sicurezza. Le autorità tedesche hanno ammesso di aver perso le tracce di circa 130.000 migranti che sono entrati in Germania nel 2015.

  • Le autorità tedesche erano a conoscenza del fatto che all'inizio del 2015 Walid Salihi, un siriano di 18 anni che aveva fatto richiesta di asilo in Germania nel 2014, era stato reclutato dallo Stato islamico in un centro di accoglienza per i rifugiati a Recklinghausen, ma non hanno fatto nulla.

  • Anis Amri, il jihadista tunisino autore dell'attentato al mercatino di Natale a Berlino, ha utilizzato almeno 14 differenti identità, ottenendo prestazioni sociali sotto nomi diversi in diversi comuni.

  • "Probabilmente, abbiamo dimenticato di prendere in considerazione ciò che gli avversari politici come lo Stato islamico sono capaci di fare e il loro modo di pensare." – Rudolf van Hüllen, politologo.

Il 19 luglio 2016, un richiedente asilo afgano di 17 anni ha gravemente ferito cinque persone su un treno in Germania, al grido di "Allahu Akbar". Nella foto a sinistra, il giovane appare in un video dello Stato islamico mentre dice: "In nome di Allah, sono un soldato del Califfato e compirò un'operazione di martirio in Germania. Vi sgozzerò nelle vostre case e nelle vostre strade". Nella foto a destra: il corpo dell'aggressore viene rimosso dal luogo in cui i poliziotti gli hanno sparato dopo che il giovane li aveva minacciati con l'ascia.

Secondo un reportage della televisione pubblica tedesca, i leader politici tedeschi e i funzionari della sicurezza nazionale sapevano che i jihadisti dello Stato islamico stavano entrando in Europa sotto le mentite spoglie di migranti ma hanno ripetutamente sottovalutato la minaccia, a quanto pare per evitare di alimentare sentimenti contrari all'immigrazione.

Già nel marzo 2015 – sei mesi che la cancelliera Angela Merkel aprisse i confini tedeschi a più di un milione di migranti provenienti dal mondo musulmano – i funzionari tedeschi erano a conoscenza del fatto che i jihadisti fingevano di essere profughi, é quanto si apprende da Report München, un programma televisivo di giornalismo d'inchiesta trasmesso il 17 gennaio dalla tv pubblica ARD.

Secondo la Polizia criminale federale (Bundeskriminalamt, BKA), più di 400 migranti che sono entrati in Germania come richiedenti asilo nel 2015 e 2016 risultano indagati per legami con il terrorismo islamico.

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Palestinesi di Siria: Un anno di uccisioni e torture

di Khaled Abu Toameh  •  6 febbraio 2017

  • Secondo gli articoli pubblicati, le autorità siriane nascondono i corpi di più di 456 palestinesi che sono morti sotto tortura in carcere. Nessuno sa esattamente dove si trovino i cadaveri o per quale motivo le autorità siriane si rifiutino di consegnarli ai familiari.

  • I media mainstream sembrano preferire chiudere un occhio sulla difficile situazione dei palestinesi che vivono nei paesi arabi. Questa inadempienza danneggia innanzitutto gli stessi palestinesi e consentono ai governi arabi di portare avanti le loro politiche di persecuzione e repressione.

  • Resta da vedere se il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rivedrà le sue priorità e indirà una riunione d'emergenza per discutere della campagna omicida contro i palestinesi in Siria. Forse questa emergenza prevarrà sulla questione della "costruzione degli insediamenti", come argomento meritevole di una condanna mondiale.

Palestinesi che fuggono dal campo profughi di Yarmouk, nei pressi di Damasco, dopo i duri combattimenti del settembre 2015. (Fonte dell'immagine: RT video screenshot)

Il 2016 è stato un anno difficile per i palestinesi. È stata dura non solo per quei palestinesi che vivono in Cisgiordania, sotto il regime dell'Autorità palestinese (Ap) o sotto Hamas, nella Striscia di Gaza. Quando gli occidentali sentono parlare di "situazione difficile" o di "sofferenza" dei palestinesi, immediatamente presumono che si parli dei palestinesi della Cisgiordania o della Striscia di Gaza. Raramente la comunità internazionale sa quello che accade ai palestinesi nei paesi arabi e questo perché è difficile accusare Israele delle loro sofferenze.

La comunità internazionale e i giornalisti mainstream sono a conoscenza solo di quanto accade ai palestinesi che vivono in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Naturalmente, la vita sotto l'Autorità palestinese e Hamas non è una passeggiata, anche se questa scomoda verità potrebbe essere piuttosto sgradevole da sentire per i giornalisti occidentali e le organizzazioni per i diritti umani.

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Le ragazze yazide vengono vendute come schiave sessuali, mentre le donne marciano contro Trump

di Uzay Bulut  •  30 gennaio 2017

  • Alcune ragazze yazide sono state vendute per qualche pacchetto di sigarette.

  • "Alcune di queste donne e ragazze hanno dovuto vedere bambini di 7-8-9 anni morire dissanguati davanti ai loro occhi, dopo essere state stuprati più volte al giorno dalle milizie dell'Isis. Questi stessi miliziani hanno bruciato vive molte ragazze yazide perché si erano rifiutate di convertisti. (...) Per quale motivo? Perché non sono musulmane...". – Mirza Ismail, presidente dell'Organizzazione dei diritti umani yazidi.

  • "Si tratta di un genocidio contro le donne." – Zeynep Kaya Cavus, leader del movimento alevita.

  • Purtroppo, molte delle organizzatrici e delle partecipanti alla "Marcia delle donne" a Washington hanno ignorato le donne torturate e sterminate dai terroristi islamisti e quelle che in altri parti del mondo non ricevono un'istruzione e non possono uscire di casa senza il permesso di un uomo.

  • Se solo queste donne si sentissero motivate a protestare contro la riduzione in schiavitù, gli stupri e le torture delle donne e dei bambini yazidi come hanno fatto per il costo degli assorbenti interni.

Mentre l'attrice Ashley Judd si lamentava a Washington, D.C., alla "Marcia delle donne" del fatto che "gli assorbenti interni sono tassati quando invece il Viagra e il Rogaine non lo sono", migliaia di donne e bambine yazide, prigioniere dello Stato islamico, erano vittime di schiavitù sessuale in Iraq e in Siria.

Il 21 gennaio, alcuni gruppi che si battono per i diritti delle donne hanno organizzato la "Marcia delle donne" in numerose città degli Stati Uniti e del mondo. Queste manifestazioni di protesta hanno principalmente preso di mira il neopresidente americano Donald Trump.

Queste marce hanno visto un gran numero di oratrici e partecipanti. Una di queste, Ashley Judd, ha letto una poesia a Washington, D.C., che chiedeva perché "gli assorbenti interni sono tassati quando il Viagra e il Rogaine non lo sono".

Mentre la signora Judd parlava della sua terribile tragedia, migliaia di donne e bambine yazide, prigioniere dello Stato islamico, erano vittime di schiavitù sessuale in Iraq e in Siria ed erano scambiate o vendute al mercato come schiave sessuali.

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Trump infiamma il movimento antisistema in Europa
"Quest'anno sarà l'anno dei popoli."

di Soeren Kern  •  26 gennaio 2017

  • "Il genio non rientrerà nella lampada, che vi piaccia o no." – Geert Wilders, parlamentare olandese e leader del Partito della Libertà (PVV).

  • Un crescente numero di europei si sta ribellando contro decenni di multiculturalismo imposto dai governi, i codici del discorso politicamente corretto e le ondate di profughi dal mondo musulmano.

  • In Europa, i partiti del sistema, lungi dal ridurre le preoccupazioni degli elettori hanno cercato di mettere a tacere le voci di dissenso bollando gli oppositori come xenofobi, islamofobi e neonazisti.

  • "Per molti versi, Francia e Germania stanno dimostrando di non capire il significato della Brexit. Stanno seguendo di riflesso, in modo pressoché scrupoloso, il percorso che ha provocato l'attuale crisi esistenziale dell'Unione Europea." – John R. Bolton, ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite.

  • "C'è una vera e propria sensazione che l'arrivo di Trump alla Casa Bianca abbia innescato un movimento globale più ampio. Le critiche mosse, considerando la candidatura di Trump e il suo discorso di ieri, lo definirebbero come un'ascesa del populismo. Io direi che è semplicemente un ritorno alla democrazia e ai valori dello Stato nazionale. (...) Si tratta di una vera rivoluzione politica. – Nigel Farage, ex leader dell'UKIP, il partito indipendentista britannico, promotore della campagna per l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.

  • "Questo sconvolgimento è proficuo. Ora si discute delle questioni tabù degli ultimi anni: l'immigrazione clandestina, l'Islam, l'assurdità delle frontiere aperte, l'Unione Europea disfunzionale, la libera circolazione delle persone, l'occupazione, la legalità. I predecessori di Trump non volevano parlarne, ma la maggioranza degli elettori, sì. Questa è democrazia." – Roger Köppel, direttore del settimanale elvetico Die Weltwoche.

I leader dei principali partiti europei antisistema sono apparsi per la prima volta in pubblico, il 21 gennaio, a Coblenza, in Germania (Fonte dell'immagine: Marine Le Pen/Twitter).

Incitati dall'insediamento del presidente americano Donald J. Trump, i leader dei principali partiti europei antisistema hanno organizzato un raduno paneuropeo volto a coordinare una strategia politica per mobilitare potenziali milioni di elettori disillusi che si recheranno alle urne in Germania, Olanda e Francia.

Apparendo insieme in pubblico per la prima volta, Marine Le Pen, leader del Front National francese, Frauke Petry, di Alternativa per la Germania (AfD), l'olandese Geert Wilders, capo del Partito della Libertà (PVV), Matteo Salvini, segretario della Lega Nord e Harald Vilimsky, segretario del Partito della Libertà austriaco, il 21 gennaio, hanno partecipato a un convegno a Coblenza, in Germania, in cui gli elettori europei sono stati invitati a partecipare a una "primavera patriottica" per rovesciare l'Unione Europea, riaffermare la sovranità nazionale e rendere sicuri i confini nazionali.

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Europa: Il caso della sparizione delle donne

di Judith Bergman  •  23 gennaio 2017

  • "È meglio aspettare fuori. Ci sono uomini qui dentro (...) In questo bar, non c'è eterogeneità." – Un cliente di un locale di Sevran, all'emittente tv France 2.

  • "In questo caffè non c'è promiscuità. Siamo a Sevran e non a Parigi. Qui c'è un'altra mentalità. È come tornare a casa." – Un altro avventore di un locale di Sevran, all'emittente tv France 2.

  • Le donne sembrano "essere state cancellate" dai caffè e dalle strade. "Così ora per evitare le minacce e di subire pressioni, si censurano da sole e stanno zitte." – Caroline Sinz, giornalista dell'emittente televisiva France 2.

  • Questa islamizzazione è stata alimentata e rafforzata dagli ingenti investimenti fatti in Francia dal Qatar – in particolare nelle moschee – e che attualmente ammontano a circa 22 miliardi di dollari.

  • "C'è una forma di moralità distorta, spesso esercitata da gruppi di minoranza su una maggioranza e che fa sì che lo spazio pubblico, che dovrebbe appartenere tanto agli uomini quanto alle donne, sia precluso alle donne." – Pascale Boistard ex ministra francese per i Diritti delle donne.

  • I ministri francesi fingono di essere sorpresi e indignati del fatto che le donne di questi sobborghi abbiamo finito per cedere all'incessante terrorismo psicologico perpetrato contro di loro e siano sparite dalle strade.

Aziza Sayah (a sinistra nella foto) e Nadia Remadna (a destra) sono due attiviste della Brigade des Mères, il gruppo che si batte per i diritti delle donne in Francia, che di recente si sono recate con delle telecamere nascoste in un caffè di un sobborgo parigino dove sono state accolte con sorpresa e ostilità dai clienti esclusivamente uomini. (Fonte dell'immagine: France 2 video screenshot)

Secondo un video ripreso con una telecamera nascosta e trasmesso di recente dall'emittente televisiva France 2, le donne sono letteralmente sparite dai caffè e dai bar di alcuni quartieri periferici musulmani della Francia. Il filmato mostra Nadia Remadna e Aziza Sayah, due attiviste del gruppo La Brigade des Mères (La Brigata delle Madri), che entrano in un caffè del sobborgo parigino di Sevran, dove sono accolte con sorpresa e ostilità dai clienti esclusivamente uomini. E uno di questi dice loro: "È meglio aspettare fuori. Ci sono uomini qui dentro (...) In questo bar, non c'è eterogeneità".

Un altro avventore si rivolge alle due donne dicendo: "In questo caffè non c'è promiscuità. Siamo a Sevran e non a Parigi. Qui c'è un'altra mentalità. È come tornare a casa".

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