Analisi e articoli più recenti

I palestinesi dimenticati

di Khaled Abu Toameh  •  19 settembre 2017

  • Sarebbe stato meglio se Ayman Qawasmeh e Issa Amro fossero stati arrestati dalle autorità israeliane. Se fosse accaduto, le loro vicende sarebbero finite sulle pagine dei principali quotidiani occidentali. La CNN e la NBC avrebbero potuto dedicare un intero programma alla loro disavventura. Ma senza alcuna implicazione di Israele, non c'è nessuna attenzione mediatica occidentale e le loro vicissitudini rimangono sepolte, insieme alla loro libertà.

  • Il gruppo sottolinea inoltre che ha documentato circa 472 casi di decessi per le torture inflitte nelle strutture di detenzione e nelle prigioni siriane negli ultimi anni.

  • Qualcuno vorrebbe conoscere le vere leggi sull'apartheid applicate ai palestinesi nei paesi arabi? Le informazioni sono facilmente disponibili: tutto ciò che occorre è che i media occidentali e il resto della comunità internazionale riflettano sulla loro ossessione per Israele e inizino a prestare attenzione alle vere vittime palestinesi: quelle che vivono nei paesi arabi.

Il campo profughi di Yarmouk, in Siria, è stato sotto assedio da parte dell'esercito siriano per più di 1510 giorni. Nella foto: i residenti di Yarmouk fanno la fila il 31 gennaio 2014 per ricevere derrate alimentari. (Fonte dell'immagine: UNRWA)

In Siria, dall'inizio della guerra civile, sono scomparsi più di 1.600 palestinesi e centinaia sono stati uccisi. Ma questo non è il tipo di notizie riprese dai media mainstream in Occidente.

Per attirare l'attenzione della comunità internazionale e dei media, i palestinesi devono vivere in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza o a Gerusalemme. Sono questi i palestinesi fortunati le cui storie (e i drammi) ricevono regolarmente copertura da parte dei mezzi di comunicazione internazionali. Per quale motivo? Perché si tratta nella maggior parte dei casi di episodi spesso collegati, direttamente o meno, a Israele.

Non è un segreto che i giornalisti e i media mainstream occidentali abbiano sviluppato un'ossessione per Israele. Tutto ciò che Israele fa (o non fa) riceve un'ampia copertura mediatica, soprattutto se c'è un modo per accusare Israele di infliggere sofferenze ai palestinesi.

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La guerra all'arte sferrata dai palestinesi

di Bassam Tawil  •  14 settembre 2017

  • La cosa particolarmente inquietante è che anche l'Autorità palestinese (Ap), che è sostenuta e finanziata da Stati Uniti e Unione Europea, sta svolgendo un ruolo attivo nella campagna contro il festival e gli artisti palestinesi che vi partecipano. Questo dissenso sarebbe più facile da capire se fossero Hamas o la Jihad islamica palestinese ad essere contrarie alla manifestazione artistica, ma l'opposizione espressa dall'Ap invia il chiaro messaggio rivolto ai palestinesi dai loro leader di Ramallah che Israele non si può accettare, punto e basta!

  • Questo è un festival che non fa altro che promuovere la cultura e la pace, e l'Autorità palestinese, ancora una volta, favorisce l'esatto opposto. In tutto il mondo, la musica e la cultura vengono utilizzate per promuovere la convivenza e la pace tra i popoli. Tuttavia, i palestinesi sembrano accostarsi all'arte in modo differente. Anziché accogliere gli eventi culturali che cercano di ridurre il divario esistente tra le popolazioni, i palestinesi considerano l'arte una minaccia letale alla loro ideologia e ai loro valori.

  • Se artisti israeliani e palestinesi partecipano insieme a un festival, questo viene definito dai palestinesi comuni e dalla loro leadership come un crimine e un atto di tradimento. E allora si può mai sperare che un leader palestrinese firmi un accordo di pace con Israele?

(Fonti dell'immagine: Mekudeshet, Navot Miller/Wikimedia Commons)

Continuano le tattiche intimidatorie palestinesi.

Le ultime vittime sono gli artisti palestinesi che stanno facendo le spese di una campagna di intimidazione per costringerli a boicottare un festival musicale estivo, con il pretesto che l'evento promuove la "normalizzazione" delle relazioni con Israele. Gli artisti sono stati avvisati che chiunque partecipi al Mekudeshet Festival, un evento che fa parte della Stagione della Cultura di Gerusalemme, sarà espulso dall'Unione generale degli artisti palestinesi.

Il festival, che si svolge a Gerusalemme dal 23 agosto al 15 settembre, cerca di "offrire un punto di vista alternativo e una prospettiva più aperta sulla realtà" della città, come si legge sul sito web del Mekudeshet Festival.

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Il futuro islamico dell'Europa

di Guy Millière  •  13 settembre 2017

  • I leader europei hanno accettato la trasformazione di parti dei loro paesi in territori nemici. Si rendono conto che è in corso un disastro demografico. Sanno che fra due o tre decenni l'Europa sarà governata dall'Islam.

  • Dieci anni fa, parlando di quello che ha definito "gli ultimi giorni dell'Europa", lo storico Walter Laqueur ha detto che la civiltà europea stava morendo e che sarebbero sopravvissuti soltanto i monumenti antichi e i musei. La sua diagnosi era troppo ottimista. Monumenti antichi e musei potrebbero essere fatti saltare in aria. Basta guardare ciò che stanno facendo i militanti vestiti di nero e incappucciati di "Antifa"– un movimento "antifascista", le cui azioni sono totalmente fasciste – alle statue negli Stati Uniti.

Dopo l'attentato di Barcellona, in Spagna, le persone che hanno manifestato sul luogo dell'attacco per chiedere misure più severe contro l'influenza crescente dell'islamismo in tutto il continente sono state duramente contestate da militanti "anti-fascisti". Nella foto: Il 18 agosto 2017, militanti "anti-fascisti" aggrediscono sulla Rambla, a Barcellona, un uomo da loro accusato di essere un "simpatizzante di destra". (Foto di Carl Court/Getty Images)

L'attentato terroristico di Barcellona ha suscitato la stessa reazione mostrata di fronte a tutti gli attacchi terroristici su larga scala sferrati in Europa: lacrime, preghiere, fiori, candele, orsacchiotti e proclami sul fatto che "l'Islam è una religione di pace". Quando le persone hanno manifestato per chiedere misure più severe contro l'influenza crescente dell'islamismo in tutto il continente, sono state duramente contestate da militanti "anti-fascisti". I musulmani hanno organizzato una manifestazione di protesta per difendere l'Islam e hanno obiettato che gli islamici che vivono in Spagna sono le "principali vittime" del terrorismo. Il presidente della Federazione spagnola delle entità religiose islamiche, Mounir Benjelloun El Andaloussi, ha parlato di una "cospirazione contro l'Islam", definendo i terroristi "strumenti" dell'odio islamofobico. Il sindaco di Barcellona, Ada Colau, visibilmente commossa davanti alle telecamere, ha detto che la sua città rimarrà una "città aperta" a tutti gli immigrati. Il governatore della Catalogna, Carles Puigdemont, ha usato un linguaggio simile. Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, un conservatore, è stato l'unico che ha osato parlare di terrorismo jihadista. Quasi tutti i giornalisti europei sono stati concordi nel definire troppo dure le parole del premier.

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Europa: I jihadisti sfruttano i benefit sociali

di Soeren Kern  •  7 settembre 2017

  • Pur incassando il denaro dei contribuenti svizzeri, Abu Ramadan, un noto salafita, ha invocato l'introduzione della legge della sharia in Svizzera, esortando i musulmani a non integrarsi nella società elvetica. Ha anche detto che i musulmani che commettono reati in Svizzera non dovrebbero essere soggetti alle leggi elvetiche.

  • "Questo scandalo è talmente grosso che si fa fatica a crederci. Gli imam che predicano l'odio nei confronti dei cristiani e degli ebrei e coloro che criticano la depravazione dell'Occidente ottengono l'asilo e vivono comodamente di prestazioni sociali come rifugiati. Tutto questo con la complicità di vili e incompetenti autorità che danno carta bianca a subalterni ingenui e compiacenti del sistema di accoglienza e assistenza per migranti." – Adrian Amstutz, parlamentare svizzero.

  • I funzionari comunali di Lund proseguono imperterriti e hanno lanciato un progetto pilota volto a fornire ai jihadisti svedesi di ritorno dalla Siria alloggio, impiego, istruzione e altri aiuti finanziari – tutto grazie ai contribuenti svedesi.

Anjem Choudary, un islamista britannico che sta scontando una pena detentiva per la sua attività di sostegno all'Isis, ritiene che i musulmani abbiano diritto ai sussidi sociali perché sono una forma di jizya, una tassa imposta ai non musulmani per rammentare loro che sono sempre inferiori e sottomessi ai musulmani. ha incassato fino a 500mila sterline (640mila dollari) di benefit sociali, da lui definiti come una "indennità per il reclutamento per il jihad". (Fonte dell'immagine: Oli Scarff/Getty Images)

Secondo l'emittente pubblica radiotelevisiva svizzera SRF, un imam libico che ha esortato Allah a "distruggere" tutti i non musulmani ha ricevuto più di 600mila dollari sotto forma di benefit sociali e sussidi.

Abu Ramadan è arrivato in Svizzera nel 1998 e ha ottenuto asilo politico nel 2004 dopo aver dichiarato di essere perseguitato dal governo libico per la sua affiliazione ai Fratelli musulmani. Da allora, secondo SRF, l'imam ha incassato 600mila franchi svizzeri di aiuti sociali.

Anche se Ramadan vive in Svizzera da quasi venti anni, parla a malapena francese e tedesco e non ha mai avuto un lavoro stabile. L'uomo, 64 anni, presto avrà diritto a percepire una pensione statale elvetica.

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Quando le femministe si uniscono ai terroristi islamisti

di Majid Rafizadeh  •  6 settembre 2017

  • Il punto è che queste presunte femministe non solo ignorano tali atrocità, ma la loro presenza a questi eventi sostiene attivamente e legittima il regime di questi dittatori.

  • Quando si parla di casi specifici di milioni di donne oppresse in tutto il mondo – come Asia Bibi, la madre cristiana che è rinchiusa da sette anni nel braccio della morte in una cella di una prigione del Pakistan per aver bevuto dell'acqua; o la 19enne che quest'anno è stata violentata dal cugino sotto minaccia e poi condannata alla lapidazione per "adulterio"; oppure le donne che sono costrette a sposare i loro stupratori; o ancora i 12mila casi al giorno di matrimoni precoci; o piuttosto le donne che vengono picchiate dai loro mariti, oppure quelle sfigurate con l'acido o usate come kamikaze – le femministe tacciono del tutto.

  • Quando la Mogherini sorride nel suo hijab in Iran, assesta un duro colpo ai movimenti in favore dei diritti delle donne che tentano di eliminare la coercizione dell'uso obbligatorio del velo islamico e di assicurare alle donne pari autonomia, istruzione e libertà. E così facendo lei consente la loro soppressione.

Durante la sua visita in Iran di questo mese, Federica Mogherini (a sinistra nella foto), l'attuale Alto rappresentante dell'UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, di recente, si è trovata gomito a gomito con gli uomini che hanno ordinato la morte di migliaia di donne (e uomini). Pensa mai alle centinaia di persone – uomini e donne – che vengono giustiziate ogni anno, spesso dopo processi farsa che si fondano sulle leggi islamiste di questo paese? (Fonte dell'immagine: Commissione europea)

I socialdemocratici e le cosiddette femministe hanno alzato la voce per farsi sentire da tutti. Si vantano di essere dei sostenitori dell'uguaglianza di genere, dei diritti individuali e di promuovere i diritti delle donne. Dicono che questi valori sono universali; che ogni persona, soprattutto ogni donna, ovunque nel mondo, gode di questi diritti "inalienabili". Si tengono discorsi, vengono organizzate raccolte di fondi e una schiera di paladini si batte per questa causa.

Siamo tutti uguali e ogni persona merita di esercitare tali diritti. I cori, le conferenze incendiarie, la determinazione che riecheggia nelle interviste televisivr e si diffonde nelle pagine delle riviste, tutto questo entusiasma i loro sostenitori. Ma la realtà qual è?

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"È la nostra esistenza stessa che è insopportabile per i jihadisti"

di Giulio Meotti  •  4 settembre 2017

  • Gli attacchi di matrice islamista contro Spagna, Finlandia e Germania hanno messo a nudo il problema centrale: il pacifismo non proteggerà l'Europa dall'islamizzazione o dagli attentati terroristici. Di fatto, Spagna e Germania, sono stati tra i paesi più riluttanti ad assumere un ruolo attivo nella coalizione anti-Isis.

  • La stampa spagnola non ha partecipato al dibattito sulle vignette satiriche su Maometto; nessuno scrittore spagnolo è stato accusato di "islamofobia" e nessuna personalità spagnola è stata messa sotto la protezione della polizia per aver "criticato l'Islam". Sembrava che la Spagna non fosse nemmeno interessata a ciò che era in gioco negli attacchi islamisti all'esistenza stessa dell'Europa. Nessuna città spagnola ha fatto notizia per avere dei ghetti multiculturali, come in Francia e in Gran Bretagna. L'attentato di Barcellona dovrebbe aver posto fine a questa illusione. I terroristi non hanno bisogno di una scusa per massacrare gli "infedeli".

  • La triste conclusione sembra essere quella che ai jihadisti non occorre un "motivo" per uccidere gli occidentali. Essi attaccano anche la Francia che conduce operazioni militari in Medio Oriente e Nord Africa, e paesi come Spagna e Germania, che sono neutrali.

Jihad...in Finlandia? I terroristi non hanno bisogno di una scusa per massacrare gli "infedeli". Il 18 agosto, un terrorista islamico ha ucciso due donne a Turku, in Finlandia, durante un accoltellamento nella piazza del mercato. Nella foto sopra: il fiume Aura che attraversa Turku (Fonte dell'immagine: Arthur Kho Caayon/Wikimedia Commons)

In 24 ore, la Spagna ha subito due grossi attentati terroristici. Una cellula jihadista ha ucciso 15 persone a Barcellona e nella località balneare di Cambrils. Lo scorso anno, la Germania è stato l'altro paese europeo duramente colpito dagli islamisti armati. Per cominciare, un jihadista alla guida di un grosso camion è piombato su un mercatino di Natale nel centro di Berlino facendo 12 vittime. Poi, un uomo armato di coltello ha ucciso una persona durante un'aggressione in un supermercato di Amburgo.

All'indomani della strage di Barcellona, un altro attacco terroristico ha avuto luogo a Turku, in Finlandia. Due donne sono state accoltellate a morte nella piazza del mercato della città più antica del paese. Jihad... in Finlandia?

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I musulmani dicono all'Europa: "Un giorno tutto questo sarà nostro"

di Giulio Meotti  •  22 agosto 2017

  • L'arcivescovo di Strasburgo Luc Ravel, nominato da Papa Francesco lo scorso febbraio, ha di recente dichiarato che "i fedeli musulmani sono ben consapevoli del fatto che la loro fertilità è tale che oggi lo chiamano... 'Grand Remplacement'. Essi dicono in maniera molto pacata e positiva: 'Un giorno tutto questo sarà nostro'...".

  • Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha lanciato un monito contro una "Europa musulmanizzata". Secondo lui, "il problema dei prossimi decenni è se l'Europa continuerà ad appartenere agli europei".

  • "Nei prossimi trent'anni, l'Africa avrà un miliardo di persone in più. Questa cifra è il doppio dell'intera popolazione dell'Unione europea. (...) La pressione demografica sarà enorme. Lo scorso anno più di 180 mila persone sono partite dalla Libia a bordo di imbarcazioni fatiscenti. E questo è solo l'inizio. Secondo l'eurocommissario Avramopoulos, in questo momento tre milioni di africani pianificano di entrare in Europa". – Geert Wilders parlamentare olandese e leader del Partito della Libertà (PVV).

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán di recente ha detto: "La nostra opinione è che dobbiamo risolvere i nostri problemi demografici facendo affidamento sulle nostre stesse risorse e mobilitando le nostre stesse riserve e (...)rinnovandoci spiritualmente". (Fonte dell'immagine: David Plas/Wikimedia Commons)

La scorsa settimana, un nuovo attacco terroristico islamico ha colpito la città spagnola di Barcellona. Essendo stata per parecchi anni sotto il dominio musulmano, la Spagna, come Israele, è un paese che molti islamisti ritengono di avere diritto a riappropriarsi.

Nel frattempo, lontano dalla Spagna, le scuole elementari chiudono per decisione dello Stato, essendo il numero dei bambini sceso a meno del 10 per cento della popolazione. Il governo sta convertendo queste strutture in ospizi, fornendo assistenza agli anziani in un paese dove il 40 per cento della popolazione è di età superiore ai 65 anni. Non è un romanzo di fantascienza. Questo è il Giappone, la nazione più vecchia e più sterile del mondo, dove l'espressione "civiltà fantasma" è diventata un riferimento popolare.

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Europa: La crisi migratoria raggiunge la Spagna

di Soeren Kern  •  18 agosto 2017

  • "I più grandi movimenti migratori devono ancora avvenire: la popolazione africana si raddoppierà nei prossini decenni. Un paese come l'Egitto crescerà fino a cento milioni di abitanti e la Nigeria fino a quattrocento milioni. Nella nostra era digitale, con Internet e i telefoni cellulari, tutti sanno della nostra prosperità e conoscono il nostro stile di vita." – Il ministro tedesco dello Sviluppo Gerd Müller.

  • "I giovani hanno tutti il cellulare e possono vedere cosa accade in altre parti del mondo e questo agisce come un magnete." – Michael Møller, direttore generale della sede delle Nazioni Unite a Ginevra.

  • "Se non riusciremo a risolvere i problemi principali dei paesi africani, dieci, venti o perfino trenta milioni di immigrati arriveranno nell'Unione Europea nei prossimi dieci anni." – Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo.

Il 10 giugno 2017, migranti aspettano di essere salvati dall'equipaggio della nave "Phoenix" della ong Moas (Migrant Offshore Aid Station), a Lampedusa. (Foto di Chris McGrath/Getty Images)

La Spagna sta per superare la Grecia, diventando il secondo punto di accesso in Europa per i migranti che arrivano via mare. L'improvviso aumento dei flussi migratori in Spagna è dovuto al giro di vite dato alla tratta di esseri umani lungo la rotta marittima percorsa dai migranti dalle coste libiche a quelle italiane, il principale punto d'ingresso in Europa.

Lo spostamento verso ovest delle rotte migratorie dalla Grecia e l'Italia, implica che la Spagna, che dista appena dieci miglia marine dall'Africa, potrebbe presto trovarsi al centro della crisi europea dei migranti.

Secondo l'Organizzazione internazionale per la Migrazione (Oim), 8.300 migranti irregolari hanno raggiunto le coste spagnole nei primi setti mesi del 2017: il triplo rispetto al 2016.

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Spie islamiste si infiltrano in Occidente per terrorizzare i cristiani

di Majid Rafizadeh  •  16 agosto 2017

  • Un obiettivo fondamentale espresso a chiare lettere nella Costituzione iraniana consiste nell'esportare la sua ideologia islamista e assicurare attivamente l'infiltrazione continua e l'espansione dei valori islamisti in tutto il mondo. È per questo motivo che le Guardie rivoluzionarie hanno istituito le forze speciali Quds e i Basij, affidando loro una missione resa pubblica di impegnarsi in operazioni extraterritoriali sul piano religioso, ideologico, militare e politico.

  • Queste spie islamiste in genere arrivano in Occidente, e in particolar modo negli Stati Uniti, con vari pretesti: progetti di ricerca, missioni educative o progetti legati alla sanità. Per ottenere i visti, esse puntano a specifiche ambasciate americane, università, centri di ricerca od ospedali. La loro capacità di presentarsi come i candidati ideali crea una parvenza di sicurezza e intanto le loro intenzioni possono provocare gravi danni.

  • Quando Dehnavi è stato bloccato all'aeroporto di Boston, molti agenti iraniani attivi sul territorio americano sono ricorsi a vari metodi, tra cui l'uso di media mainstream liberal, nel tentativo di garantire il suo ingresso in America. Hanno elaborato una pseudo narrazione di giustizia e hanno dipinto questo alto ufficiale delle forze Basiji come un uomo innocuo che avrebbe dovuto avere il permesso di entrare negli Stati Uniti. Ma quest'uomo come ha potuto ottenere un visto statunitense?

Funzionari americani addetti ai controlli di frontiera hanno espulso Mohsen Dehnavi, un agente militare iraniano che è membro attivo e di alto rango delle forze Basiji. In precedenza, l'uomo era stato a capo della sezione studentesca delle milizie Basiji all'Università Sharif di Teheran (qui sopra, nella foto di Behrooz Rezvani/Wikimedia Commons).

Le continue persecuzioni, gli arresti, le uccisioni e le torture dei non musulmani sono ormai ben documentati e visibili giorno dopo giorno. In particolare, i cristiani, gli ebrei, gli yazidi, i curdi, gli induisti e i Baha'i sono perseguitati sotto il dominio islamista. Questo problema richiede attenzione e va opportunamente corretto, ma non è l'unica minaccia che arriva da questi tirannici attori statali e non statali.

Le organizzazioni islamiste stanno inviando i loro agenti oltre i loro confini, in Occidente, in particolar modo negli Stati Uniti, per sorvegliare, minacciare e terrorizzare i non musulmani.

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Le città europee accettano la legge della sharia

di Giulio Meotti  •  13 agosto 2017

  • Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha vietato gli annunci pubblicitari che promuovono "aspettative irrealistiche riguardanti l'immagine del corpo femminile". Ora, Berlino intende vietare le immagini in cui le donne sono raffigurate come "belle, ma deboli, isteriche, stupide, folli, ingenue o dominate dalle loro emozioni". Secondo Harald Martenstein del Tagesspiegel, questa linea politica "può essere ripresa dal manifesto dei talebani".

  • La cosa ironica è che questa ondata di moralità e "virtù" arriva da città governate da politici di sinistra disinibiti che per anni si sono fatti promotori di campagne per la liberazione sessuale. Adesso, per sostenere la politica della sharia l'argomento cardine è quello "femminista".

  • Parafrasando lo scrittore americano Daniel Greenfield, la beffa delle donne che celebrano la loro soppressione è tanto sconfortante quanto stupefacente.

Se l'Occidente continua a tradire il valore democratico della libertà individuale, i fondamentalisti islamici, come quelli che hanno imposto il burqa alle donne libiche, faranno lo stesso con le donne occidentali. (Foto di Alexander Hassenstein/Getty Images)

Qualche giorno dopo che lo Stato islamico aveva conquistato la città libica di Sirte, due anni fa, enormi cartelloni informativi apparsi nella fortezza islamista avvertivano le donne che avrebbero dovuto indossare abiti larghi che ricoprissero interamente il loro corpo e non fare uso di profumo. Queste "prescrizioni della sharia a favore dello hijab" prevedevano tra l'altro che esso fosse spesso e coprente e che non "assomigliasse agli abiti indossati dagli infedeli".

Due anni dopo, le tre città più importanti d'Europa – Londra, Parigi e Berlino – stanno adottando la stessa tendenza della sharia.

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Palestinesi: Il raggiro dei metal detector

di Khadija Khan  •  11 agosto 2017

  • È molto comune la presenza di metal detector nelle moschee più importanti del Medio Oriente e sono più di 5.000 le telecamere di sorveglianza (e 100.000 addetti alla sicurezza) che sorvegliano i pellegrini che si recano ogni anno alla Mecca, in Arabia Saudita, per compiere l'Hajj.

  • Mentre il terrorista palestinese era ricoverato in un ospedale israeliano in seguito alle ferite riportate, l'Autorità palestinese celebrava questo atto di violenza, mettendo in moto il meccanismo atto a ricompensare il giovane con 3.000 dollari al mese per il suo tentativo di diventare un "martire" uccidendo degli ebrei.

  • È ora che la comunità internazionale impedisca ai radicali di utilizzare i palestinesi come pedine nel loro grande piano che persegue un obiettivo visibile a chiunque, compresi tutti i musulmani: distruggere Israele attraverso la delegittimazione.

Il 28 luglio 2017, i palestinesi hanno protestato nei pressi della Città Vecchia di Gerusalemme contro l'installazione dei metal detector all'ingresso del Monte del Tempio, benché i dispositivi fossero già stati rimossi giorni prima. (Foto di Ilia Yefimovich/Getty Images)

Dopo aver ricevuto massicce pressioni dal mondo musulmano e dalla comunità internazionale, Israele ha rimosso tutti i metal detector e le telecamere di sorveglianza dal Monte del Tempio di Gerusalemme, dove si trova la Moschea di al-Aqsa.

Forse per nascondere il motivo che ha portato all'installazione dei metal detector – un attentato terroristico perpetrato il 14 luglio, in cui tre cittadini arabi israeliani hanno ucciso due poliziotti israeliani, entrambi appartenenti alla minoranza drusa, con delle armi che avevano nascosto all'interno della moschea – l'Autorità palestinese (Ap) ha esortato i musulmani a boicottare il sito e indire i "giorni della rabbia" contro lo Stato ebraico.

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La Svezia è uno Stato fallito?

di Judith Bergman  •  9 agosto 2017

  • Lo Stato svedese, in vero stile orwelliano, combatte i propri cittadini che fanno notare tutti i problemi evidenti causati dai migranti.

  • Nel febbraio scorso, l'agente di polizia Peter Springare è stato indagato per incitamento all'"odio razziale" per aver detto che i migranti stanno compiendo un numero sproporzionato di reati nei quartieri.

  • Un pensionato svedese di 70 anni è finito sotto processo per "incitamento all'odio" perché aveva scritto su Facebook che i migranti "danno fuoco alle auto, urinano e defecano per strada".

Nel 2015, è stato risolto solo il 14 per cento dei reati compiuti in Svezia. Nel 2016, l'80 per cento degli agenti di polizia avrebbe preso in considerazione l'ipotesi di lasciare il proprio impiego. Tuttavia, il premier Stefan Löfven (nella foto sopra) si è rifiutato di parlare di crisi. (Foto di Michael Campanella/Getty Images)

La situazione della sicurezza in Svezia è oramai così critica che il capo della polizia nazionale, Dan Eliasson, ha chiesto aiuto ai cittadini, perché la polizia non è in grado di risolvere i problemi da sola. A giugno, la polizia svedese ha diffuso un nuovo rapporto, "Utsatta områden 2017" ("Aree vulnerabili 2017", comunemente denominate "no-go zones" o porzioni di territorio che sfuggono al controllo dello Stato stesso). Nel report si legge che il numero di queste "no-go zones" è aumentato rispetto a un anno fa, passando da 55 a 61.

Nel settembre 2016, il premier Stefan Löfven e il ministro dell'Interno Anders Ygeman si sono rifiutati di riconoscere i segnali di allarme. Nel 2015, è stato risolto solo il 14 per cento di tutti i reati compiuti in Svezia e nel 2016, l'80 per cento degli agenti di polizia avrebbe preso in considerazione l'ipotesi di lasciare il proprio impiego. Entrambi i ministri non hanno voluto parlare di crisi. Secondo Anders Ygeman:

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Qatar e Arabia Saudita intendono islamizzare una delle più grandi cattedrali d'Europa

di Giulio Meotti  •  8 agosto 2017

  • Nel simbolismo islamico, Cordoba è il califfato perduto. Le autorità politiche di Cordoba hanno assestato un colpo alla rivendicazione del diritto di proprietà della cattedrale da parte della Chiesa Cattolica dichiarando che "la consacrazione religiosa non è il modo migliore per acquisirne la proprietà". Ma è così che funziona la storia, specialmente nelle terre in cui il Cristianesimo e l'Islam hanno combattuto duramente per il dominio. Perché i laicisti non esercitano pressioni sul presidente turco Recep Tayyip Erdogan affinché restituisca ai cristiani Hagia Sophia? Nessuno ha sollevato obiezioni riguardo al fatto che "la più grande cattedrale della cristianità è diventata una moschea".

  • La sinistra spagnola, che governa la regione, vorrebbe trasformare la chiesa in "un luogo per l'incontro delle fedi". Belle parole ecumeniche, ma una trappola mortale per la dominazione islamica sulle altre fedi. Se questi islamisti, appoggiati dai laicisti militanti, riusciranno a riportare Allah nella cattedrale di Cordoba, uno tsunami del suprematismo islamico sommergerà il Cristianesimo decadente dell'Europa. Ci sono migliaia di chiese vuote che aspettano solo di essere riempite dalle voci dei muezzin.

  • Il tentativo occidentale di liberare Gerusalemme nel Medioevo è stato biasimato come imperialismo cristiano, mentre le campagne musulmane per colonizzare e islamizzare l'Impero bizantino, il Nord Africa, i Balcani, l'Egitto, il Medio Oriente e la maggior parte della Spagna, per citarne solo alcuni, sono celebrate come una stagione dei lumi.

L'altare maggiore della cattedrale di Cordoba. (Fonte dell'immagine: : Wikimedia Commons/© José Luiz Bernardes Ribeiro / CC BY-SA 3.0)

I suprematisti musulmani sembrano avere fantasie – così come una lunga storia – di trasformare i siti cristiani in islamici. Si pensi, ad esempio, alla basilica di Saint-Denis, la cattedrale gotica che prende il nome dal primo vescovo cristiano di Parigi, sepolto al suo interno nel 250, e che custodisce la tomba di Carlo Martello, la cui vittoria fermò l'invasione musulmana della Francia nel 732. Ora, secondo lo studioso Gilles Kepel, questo luogo di sepoltura della maggior parte dei re e delle regine di Francia è "la Mecca dell'Islam francese". Gli islamisti francesi sognano di sopprimere le campane delle chiesa e di rimpiazzarle con la chiamata alla preghiera fatta dal muezzin.

Nella più grande cattedrale turca, Hagia Sophia, una chiamata del muezzin è di recente risuonata all'interno di questa chiesa del VI secolo, per la prima volta in 85 anni.

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In Germania, con l'insediamento dei migranti si diffondono le malattie infettive

di Soeren Kern  •  7 agosto 2017

  • Un nuovo rapporto del Robert Koch Institute (RKI), l'istituzione centrale del governo federale tedesco per il monitoraggio e la prevenzione delle malattie, conferma un aumento generalizzato delle malattie dal 2015, quando la Germania ha accolto un numero senza precedenti di migranti.

  • Alcuni medici dicono che il numero effettivo di casi di tubercolosi è nettamente superiore rispetto alle cifre ufficiali e accusano il RKI di minimizzare la minaccia tentando di evitare di alimentare i sentimenti contrari all'immigrazioni.

  • "Sono state presentate 700-800mila domande di asilo e sono scomparsi 300mila profughi. Sono stati sottoposti a controlli? Provengono da paesi ad alto rischio?". – Carsten Boos, chirurgo ortopedico, in un'intervista al magazine Focus.

Joachim Gauck, l'allora presidente della Germania, parla con i medici nell'infermeria di un centro di accoglienza per migranti, il 26 agosto 2015 a Wilmersdorf, un quartiere di Berlino, in Germania. (Foto dell'immagine: Jesco Denzel/Bundesregierung via Getty Images)

Un richiedente asilo yemenita respinto, che è stato ospitato in una chiesa nel nord della Germania per evitargli l'espulsione, ha potenzialmente infettato più di 50 bambini, avendo contratto un ceppo altamente contagioso di tubercolosi.

L'uomo, accolto in una chiesa di Bünsdorf tra gennaio e maggio scorso, è stato in stretto contatto con i bambini, alcuni di tre anni, che frequentavano un asilo della struttura. A giugno è stato ricoverato in un ospedale a Rendsburg dove gli è stata diagnosticata la tubercolosi – una malattia che solo di recente è tornata alla ribalta in Germania.

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Australia: La follia continua

di Judith Bergman  •  4 agosto 2017

  • "Nonostante le origini del terrorismo abbiano molteplici fattori, i terroristi islamici, che sono efferati come le loro azioni, spesso fanno semplicemente ciò che dicono le scritture." – Tanveer Ahmed, uno psichiatra musulmano.

  • In Australia, secondo i giudici, le donne e i minori devono accettare le aggressioni sessuali perché fanno parte della "cultura islamica" dei loro predatori. In alcune zone dell'Australia, questa "cultura islamica" sembra aver rimpiazzato lo stato di diritto. Ma niente di tutto ciò sembra essere sufficiente per placare le rivendicazioni musulmane. A marzo, Anne Aly, la prima donna musulmana parlamentare, ha detto che le leggi sulla discriminazione razziale dovrebbero essere estese anche alle offese alla religione.

  • A marzo, un'insegnante di una scuola primaria di Punchbowl ha lasciato il lavoro dopo aver ricevuto minacce di morte, indirizzate anche alla sua famiglia, da parte di alunni della scuola, alcuni dei quali le hanno detto che l'avrebbero decapitata. Le denunce presentate al dipartimento dell'Istruzione del New South Wales sono state respinte.

La polizia indaga sulla scena di un attacco terroristico avvenuto a Melbourne, in Australia, il 6 giugno 2017, conclusosi con la morte dell'attentatore, ucciso in uno scontro a fuoco con le forze speciali. (Foto di Michael Dodge/Getty Images)

Soltanto nel mese del Ramadan il mondo ha assistito in 29 paesi a 160 attacchi di matrice islamica, in cui hanno perso la vita 1.627 persone e 1.824 sono rimaste ferite. Tuttavia, i duplici sforzi per negare ogni legame tra il terrorismo islamico e l'Islam, da un lato, e i tentativi di compiacere l'Islam, dall'altro, sembrano continuare indipendentemente dalle realtà del terrorismo islamico, e questo anche in Australia, che sta avendo la sua dose di sharia e jihad.

Alla fine di maggio, l'Associazione nazionale della sanità pubblica australiana (PHAA) ha chiesto al Comitato permanente congiunto per gli Esteri, la Difesa e il Commercio del Parlamento australiano di

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