Analisi e articoli più recenti

All'Unione Europea: I mullah iraniani non saranno mai vostri amici

di Majid Rafizadeh  •  13 agosto 2019

  • Nonostante questi attacchi e questi tentati attacchi, l'UE, contrariamente al suo incessante moralismo, continua a moderare i toni nei confronti dell'Iran, presumibilmente per lo zelo di fare affari anche con un paese considerato essere il principale Stato sponsor del terrorismo a livello globale.

  • Più l'UE accontenta il governo iraniano, più lo autorizza a perseguire attività aggressive e terroristiche.

  • L'Unione Europea deve smettere di accontentare i mullah al potere in Iran che sono costantemente impegnati in attività terroristiche in Europa e deve unirsi al suo vecchio partner transatlantico, gli Stati Uniti, facendo ancora più pressioni sul governo fondamentalista iraniano.

L'Iran è di recente diventato più aggressivo e ha superato il limite di 300 kg di uranio arricchito, tra le altre azioni nocive. Nella foto: l'impianto di arricchimento dell'uranio a Isfahan, in Iran. (Foto di Getty Images)

Non si sa fino a che punto l'Unione Europea sia disposta ad arrivare per accontentare i mullah al potere in Iran. È scioccante vedere l'UE schierarsi dalla parte del governo fondamentalista dell'Iran piuttosto che appoggiare gli Stati Uniti, suo vecchio partner transatlantico.

Da quanto il presidente Donald Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo difettoso, il Piano Congiunto di Azione Globale (JCPOA), i leader iraniani hanno sistematicamente spinto l'Europa a fare di più per compiacerli, più di quanto essa sia realmente in grado di offrire.

Innanzitutto, l'UE ha ideato un meccanismo di pagamento, il cosiddetto Strumento a sostegno degli scambi commerciali (Instex). Il suo scopo era quello di proteggere il governo iraniano dalle sanzioni economiche, al fine di aiutare i suoi clerici al potere – e l'Europa – a ottenere maggiori entrate.

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La Francia sta lentamente precipitando nel caos

di Guy Millière  •  11 agosto 2019

  • Il presidente Macron non dice mai di essere dispiaciuto per coloro che hanno perso un occhio o una mano (...) per l'estrema brutalità della polizia. Piuttosto, ha chiesto al parlamento francese di approvare una legge che abolisce quasi completamente il diritto di manifestare e la presunzione di innocenza, e che consente l'arresto di chiunque, dovunque, anche immotivatamente. La legge è stata approvata.

  • A giugno, il parlamento francese ha approvato un'altra legge, punendo severamente chiunque dica o scriva qualcosa che potrebbe contenere "incitamento all'odio". La legge è così vaga che un giurista americano, Jonathan Turley, si è sentito in dovere di reagire. "La Francia", egli ha scritto, "è ora diventata una delle maggiori minacce internazionali alla libertà di parola".

  • La principale preoccupazione di Macron e del governo francese non sembra essere il rischio di rivolte, il malcontento pubblico, la scomparsa del Cristianesimo, la disastrosa situazione economica o l'islamizzazione e le sue conseguenze. La loro preoccupazione maggiore è il cambiamento climatico.

Il presidente francese Emmanuel Macron non dice mai di essere dispiaciuto per coloro che hanno perso un occhio o una mano. Piuttosto, ha chiesto al parlamento francese di approvare una legge che abolisce quasi completamente il diritto alla protesta e la presunzione di innocenza, e che consente l'arresto di chiunque, dovunque, anche immotivatamente. La legge è stata approvata. (Foto di Kiyoshi Ota - Pool/Getty Images)

Parigi, Champs-Élysées, 14 luglio. Giorno della presa della Bastiglia. Poco prima dell'inizio della parata militare, il presidente Emmanuel Macron percorre il viale a bordo di un'auto militare per salutare la folla. Migliaia di persone si sono radunate lungo la strada al grido di "Macron dimettiti!", fischiando e lanciando insulti.

Al termine della sfilata, poche decine di persone fanno volare dei palloncini gialli e distribuiscono dei volantini con su scritto: "I gilet gialli non sono morti". La polizia li disperde, rapidamente e con fermezza. Poco dopo, arrivano centinaia di anarchici "Antifa", lanciano in aria le barriere di sicurezza poste in strada, per erigere barricate, accendere fuochi e distruggere le vetrine di molti negozi. La polizia ha difficoltà a padroneggiare la situazione, ma verso sera, dopo qualche ora, ripristina la calma.

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La Turchia minaccia di riaccendere la crisi migratoria europea

di Soeren Kern  •  8 agosto 2019

  • "Siamo di fronte alla più grande ondata migratoria della storia. Se aprissimo le porte, nessun governo europeo sarebbe in grado di sopravvivere per più di sei mesi. Consigliamo loro di non mettere alla prova la nostra pazienza." – Il ministro turco dell'Interno Süleyman Soylu.

  • "La Turchia è pienamente impegnata nell'obiettivo dell'adesione all'UE. (...) Il completamento del processo del Dialogo sulla liberalizzazione dei visti che consentirà ai nostri cittadini di recarsi nell'area Schengen senza visto, è la nostra priorità assoluta." – Dichiarazione rilasciata dal ministero degli Esteri turco, il 9 maggio 2019.

  • "Questo non significa che ho qualcosa contro i turchi. (...) Ma se iniziamo a spiegarlo – che la Turchia è in Europa – gli studenti delle scuole europee dovranno essere informati del fatto che il confine europeo risiede in Siria. Dov'è il buonsenso? (...) La Turchia può essere considerata un paese europeo dal punto di vista culturale, storico ed economico? Se lo dicessimo, vorremmo la morte dell'Unione Europea." – L'ex presidente francese Nicolas Sarkozy.

La Turchia ha minacciato di riaprire le porte dell'immigrazione di massa in Europa, a meno che ai cittadini turchi non venga concessa la possibilità di recarsi nei paesi dell'Unione Europea senza dover richiedere il visto. La Turchia attualmente ospita circa 3,5 milioni di migranti e profughi – soprattutto siriani, iracheni e afgani. Molte di queste persone migrerebbero presumibilmente in Europa se avessero l'opportunità di farlo. Nella foto: il campo profughi di Adiyaman, in Turchia. (Fonte dell'immagine: UNHCR)

La Turchia ha minacciato di riaprire le porte dell'immigrazione di massa in Europa, a meno che ai cittadini turchi non venga concessa la possibilità di recarsi nei paesi dell'Unione Europea senza dover richiedere il visto. L'UE si è detta favorevole alla liberalizzazione dei visti in un accordo sui migranti UE-Turchia del marzo 2016, in cui Ankara si impegnava ad arginare i flussi migratori verso l'Europa.

I funzionari europei insistono sul fatto che se la Turchia ha ridotto il flusso di migranti non ha ancora soddisfatto tutti i requisiti per la liberalizzazione dei visti. Inoltre, il 15 luglio, i ministri degli Esteri dell'Unione Europea hanno deciso di sospendere i colloqui ad alto livello con Ankara, come parte delle sanzioni contro le attività di trivellazione di gas e petrolio condotte dalla Turchia al largo delle coste di Cipro.

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Perché i palestinesi aggrediscono un saudita?

di Khaled Abu Toameh  •  4 agosto 2019

  • Il motivo principale per cui il blogger saudita è stato aggredito e umiliato durante la sua visita alla Moschea di al-Aqsa è l'incitamento.

  • [Tale incitamento alla violenza] è essenzialmente opera del Sindacato dei giornalisti palestinesi, un gruppo affiliato a Fatah, che è stato definito da qualcuno in Occidente e anche in Israele "moderato" e "pragmatico".

  • Sputare in faccia a un blogger saudita e imprecare contro di lui definendolo "animale" e "sionista" non è un comportamento favorevole a ottenere denaro dall'Arabia Saudita. Quale Stato – o altra entità che si rispetti – accetterebbe di essere preso a schiaffi mentre elargisce aiuti finanziari.

Appena i palestinesi hanno notato il blogger saudita Mohamed Saud nel complesso della Moschea di al-Aqsa, a Gerusalemme, gli hanno dimostrato come trattano i loro fratelli arabi, lanciando insulti contro di lui e sputandogli addosso. Che cosa ha fatto il visitatore saudita per meritare questa umiliazione e questa violenza fisica? Nella foto: Mohamed Saud si difende dai palestinesi che gli sputano addosso a Gerusalemme, il 22 luglio. (Fonte dell'immagine: Twitter video screenshot)

Quando il blogger saudita Mohamed Saud è arrivato nel complesso della Moschea di al-Aqsa, il 22 luglio scorso, pensava che avrebbe potuto pregare in pace nel sito prima di visitare i mercati della Città Vecchia di Gerusalemme.

Inoltre, credeva che da arabo musulmano sarebbe stato accolto calorosamente dai suoi fratelli palestinesi.

Si stava sbagliando.

Appena i palestinesi hanno notato il blogger saudita in uno dei luoghi più sacri per l'Islam gli hanno dimostrato come trattano i loro fratelli arabi.

Nei video apparsi sui social media, si vedono parecchi palestinesi che insultano e sputano addosso a Saud. Poi, un palestinese gli lancia una sedia di plastica, mentre Saud lascia il complesso religioso.

Che cosa ha fatto il visitatore saudita per meritare questa umiliazione e questa violenza fisica? Quale crimine ha commesso per essere stigmatizzato come "immondizia", "animale", "traditore" e "sionista"?

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L'azzardo americano di Erdoğan

di Burak Bekdil  •  28 luglio 2019

  • "La decisione della Turchia di procedere all'acquisizione del sistema di difesa missilistico terra-aria russo S-400 presenta una grave minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei nostri alleati della NATO. Acquistando un sofisticato sistema di difesa missilistico russo e integrandolo nell'hardware della NATO la Turchia non mette solo a repentaglio la sicurezza dell'Alleanza Atlantica nella regione, ma pone anche la Russia dinanzi a una vittoria nel suo continuo sforzo di seminare divisione e sfiducia tra gli Stati membri della NATO". – John Sarbanes, membro della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti (per lo Stato del Maryland-Democratico), 12 luglio 2019.

  • Il sistema missilistico russo di difesa antiaerea S-400 può colpire bersagli a una distanza massima di 400 km. È stato progettato per abbattere le risorse aeree della NATO – compresi i caccia F-35 di fabbricazione statunitense.

  • Ciò che Erdoğan teme di più sono le sanzioni frutto del CAATSA, il Countering America's Adversaries Through Sanctions Act, la legge approvata dal Senato statunitense nel 2017. In Turchia, il tasso di disoccupazione è pari al 13 per cento, con 4,2 milioni di persone in cerca di lavoro. L'economia è in recessione e il tasso di cambio della lira è instabile.

Il 13 luglio, è stato consegnato alla Turchia il primo lotto del sistema di difesa missilistico terra-aria russo S-400. I missili russi S-400 possono colpire bersagli a una distanza massima di 400 km. Il sistema è stato progettato per abbattere le risorse aeree della NATO – compresi i caccia F-35 di fabbricazione statunitense. Nella foto: Una batteria di S-400. (Fonte dell'immagine: Vitaly Kuzmin/Wikimedia Commons)

Da quando, alla fine del 2017, la Turchia ha ufficialmente scelto il sistema di difesa missilistico terra-aria russo S-400 per la sua architettura di difesa aerea e missilistica a lungo raggio, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan non ha cambiato la sua retorica, definendo l'acquisto degli S-400 un "affare concluso"; e asserendo che "è un diritto sovrano della Turchia utilizzare questo sistema di difesa aerea sul proprio suolo". In risposta, l'amministrazione statunitense ha minacciato di sospendere l'adesione della Turchia al programma Joint Strike Fighter, che costruisce i caccia di nuova generazione, F-35 Lightening II.

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La "morte lenta" dei palestinesi in Libano

di Khaled Abu Toameh  •  24 luglio 2019

  • Le misure prese dalle autorità libanesi nei confronti dei palestinesi evidenziano ancora una volta le discriminazioni subite dai palestinesi in questo paese arabo. "I palestinesi in Libano", secondo un report del 2017 dell'Associated Press, "sono vittime di discriminazioni in quasi ogni ambito della vita quotidiana...". La legge libanese limita le capacità dei palestinesi di svolgere diverse professioni, tra cui quelle di medico, avvocato e ingegnere, e impedisce loro di ricevere prestazioni sociali. Nel 2001, il parlamento libanese ha approvato inoltre una legge che vieta ai palestinesi di acquisire giuridicamente proprietà immobiliari.

  • Eppure, in qualche modo, i provvedimenti discriminatori e razzisti adottati dal Libano nei confronti dei palestinesi non sembrano disturbare i gruppi pro-palestinesi in tutto il mondo. Questi gruppi fingono regolarmente di non vedere le sofferenze dei palestinesi che vivono nei paesi arabi. Piuttosto, focalizzano la loro attenzione su Israele, osservandolo e criticandolo per abusi immaginari contro i palestinesi.

  • È ora che i gruppi pro-palestinesi presenti nei campus universitari di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Australia organizzino una "settimana dell'apartheid araba" anziché accusare Israele di "discriminare" i palestinesi. È anche tempo che i media internazionali prendano atto che le misure antipalestinesi sono state adottate dal Libano in un momento in cui Israele incrementa il numero dei palestinesi autorizzati a entrare in Israele per lavoro.

In qualche modo, i provvedimenti discriminatori e razzisti adottati dal Libano nei confronti dei palestinesi non sembrano disturbare i gruppi pro-palestinesi in tutto il mondo. Questi gruppi fingono regolarmente di non vedere le sofferenze dei palestinesi che vivono nei paesi arabi. Piuttosto, focalizzano la loro attenzione su Israele, osservandolo e criticandolo per abusi immaginari contro i palestinesi. Nella foto: Burj Barajneh, un campo profughi palestinese situato in Libano e amministrato dall'UNRWA. (Fonte dell'immagine: Al Jazeera English/Flickr CC BY-SA 2.0)

Più di centomila palestinesi cisgiordani sono autorizzati a lavorare in Israele, secondo fonti palestinesi e israeliane. Inoltre, le fonti riferiscono che migliaia di palestinesi entrano ogni giorno in Israele senza permessi.

Il 15 luglio, il numero dei lavoratori palestinesi che sono entrati in Israele, secondo il ministero della Difesa israeliano, ammontava a più di 80 mila.

La scorsa settimana, nell'ambito dei tentativi di raggiungere un accordo di tregua tra Israele e Hamas, secondo quanto riportato, Israele avrebbe deciso di incrementare il numero dei commercianti e degli imprenditori palestinesi della Striscia di Gaza autorizzati a entrare in Israele, portandolo da 3.500 a 5.000.

I media riferiscono che l'ultimo gesto israeliano è stato il risultato di tentativi compiuti dall'Egitto e dalle Nazioni Unite di impedire un confronto militare a tutto campo tra Israele e Hamas.

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Le Nazioni Unite lanciano una guerra senza quartiere contro la libertà di espressione

di Judith Bergman  •  22 luglio 2019

  • In altre parole, dobbiamo dimenticare tutto ciò che riguarda il libero scambio delle idee: l'ONU ritiene che i suoi "valori" siano minacciati e che chiunque critichi tali valori deve essere zittito.

  • Naturalmente, le Nazioni Unite assicurano a tutti che "combattere i discorsi di incitamento all'odio non significa limitare o vietare la libertà di espressione. Significa impedire che l'incitamento all'odio degeneri in qualcosa di più pericoloso, in particolare, in incitamento alla discriminazione, all'ostilità e alla violenza, che è proibito dal diritto internazionale".

  • Se non fosse che le Nazioni Unite cercano definitivamente di proibire la libertà di espressione, specialmente quella che sfida i programmi dell'organizzazione internazionale. Ciò è ben palese nel caso del Global Compact delle Nazioni Unite per l'immigrazione, in cui viene esplicitamente dichiarato che l'erogazione dei finanziamenti pubblici ai "media che sistematicamente promuovono l'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e altre forme di discriminazione nei confronti dei migranti" dovrebbe essere interrotta.

  • A differenza del Global Compact delle Nazioni Unite per l'immigrazione, il piano d'azione dell'ONU contro i discorsi di incitamento all'odio contiene una definizione di ciò che l'organizzazione ritiene essere "odio" e risulta essere la più ampia e la più vaga delle definizioni possibili: "Qualsiasi forma di comunicazione verbale, scritta o comportamentale, che attacca o utilizza un linguaggio peggiorativo o discriminatorio nei confronti di un individuo o di un gruppo in base a chi è, in altre parole, a causa della sua religione, etnia, nazionalità, razza, colore, origine, genere o di un altro fattore di identità". Con una definizione ampia come questa, tutti i discorsi potrebbero essere etichettati come di "incitamento all'odio".

A gennaio, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha commissionato "un piano globale d'azione contro i discorsi di incitamento all'odio e i crimini d'odio su base rapida" e ha dichiarato che i governi e le istituzioni devono "trovare soluzioni che rispondano alle paure e alle ansie delle persone con fatti concreti...". Una di queste risposte, sembrava suggerire Guterres, è mettere il bavaglio alla libertà di espressione. Nella foto: Antonio Guterres. (Fonte dell'immagine: Fiona Goodall/Getty Images)

A gennaio, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha incaricato il suo consigliere speciale per la prevenzione del genocidio, Adama Dieng, di "presentare un piano globale d'azione contro i discorsi di incitamento all'odio e contro i crimini d'odio su base rapida". Parlando a una conferenza stampa sulle sfide delle Nazioni Unite per il 2019, Guterres ha affermato: "La sfida più grande che i governi e le istituzioni devono affrontare oggi è dimostrare l'impegno e trovare soluzioni che rispondano alle paure e alle ansie delle persone con fatti concreti...".

Una di queste risposte, sembrava suggerire Guterres, è mettere il bavaglio alla libertà di espressione.

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Germania: Un livello sconcertante di autocensura

di Judith Bergman  •  14 luglio 2019

  • Sembra esserci un divario significativo tra ciò che i tedeschi dicono in pubblico e ciò che pensano. (...) Il 57 per cento dei tedeschi dichiara di essere infastidito dal fatto che "sempre più spesso viene detto loro cosa dire e come comportarsi".

  • "Fa una grande differenza (...) se i cittadini sentono di essere sempre più osservati e giudicati. (...) Molti cittadini lamentano una mancanza di rispetto, nel senso che desiderano che le loro preoccupazioni e le loro posizioni vengano prese sul serio, [e] che gli sviluppi importanti siano apertamente discussi. ...". – Da un sondaggio sull'autocensura in Germania, condotto dall'Institut für Demoskopie Allensbach.

  • Queste restrizioni [alla libertà di espressione] sono culminate nella legge sulla censura entrata in vigore nel 2018, che impone alle piattaforme dei social media di rimuovere o bloccare qualsiasi presunto "reato" online, come i commenti offensivi e diffamanti o i contenuti che incitano all'odio, entro 24 ore dalla ricezione di un reclamo da parte di un utente. Se le piattaforme non provvedono a farlo, il governo tedesco può elevare multe fino a 50 milioni di euro, per mancata osservanza della norma. In Germania, le persone sono state perseguite per aver criticato le politiche migratorie del governo. ....

  • Nel Regno Unito, i Liberal-democratici hanno sospeso dal partito il candidato Dániel Tóth-Nagy, per aver affermato che "l'islamofobia non esiste" e per aver risposto a un tweet scrivendo: "E le mutilazioni genitali femminili? I delitti d'onore? I matrimoni forzati? Cosa ne pensa delle proteste delle donne in Iran, in Arabia Saudita e in altri paesi islamici contro l'uso obbligatorio dell'hijab? E la Sharia in Gran Bretagna? I diritti e l'educazione LGBT negati dai musulmani a Birmingham?"

Un nuovo sondaggio sull'autocensura in Germania ha mostrato che i cittadini tedeschi censurano la loro libertà di espressione in modo strabiliante. Alla domanda se sia "possibile esprimersi liberamente in pubblico", un mero 18 per cento ha risposto "sì". Per contro, il 59 per cento dei tedeschi intervistati ha dichiarato di esprimersi liberamente in presenza di amici e conoscenti.

"Quasi due terzi dei cittadini sono convinti che 'oggi occorre fare molta attenzione agli argomenti sui quali esprimersi', perché ci sono numerose regole non scritte in merito a quali opinioni sono accettabili e ammissibili", secondo l'indagine condotta dall'Institut für Demoskopie Allensbach per il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ).

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I combattenti dello Stato islamico rientrati in Europa e scomparsi

di Soeren Kern  •  11 luglio 2019

  • SVT ha intervistato i funzionari di cinque municipalità svedesi – Göteborg, Stoccolma, Örebro, Malmö e Borås – dove risiede la maggior parte dei 150 miliziani dell'Isis che sono tornati nel paese e ha rilevato che questi Comuni sono a conoscenza del rientro di 16 adulti e 10 minori.

  • "Gli Stati Uniti chiedono a Gran Bretagna, Francia, Germania e ad altri alleati europei di riprendere oltre 800 combattenti dell'Isis catturati in Siria e di processarli. (...) L'alternativa non è buona ed è che saremo costretti a rilasciarli...". – Da un twitter del presidente degli Stati Uniti Donald Trump del 16 febbraio 2019.

  • Il Wall Street Journal, in un recente editoriale, "The West's Foreign Fighter Problem", ha osservato che i governi europei si trovano in una posizione davvero difficile: rimpatriare e processare i loro jihadisti o rischiare che questi ultimi spariscano senza lasciare traccia e compiano nuovi attacchi in Europa.

"È particolarmente preoccupante che il governo federale [tedesco] non abbia adottato ulteriori misure per impedire il rientro incontrollato dei combattenti clandestini dello Stato islamico", afferma Linda Teuteberg, segretario generale del Partito Liberale Democratico (FDP) tedesco. E ha aggiunto che il governo "non sa ancora come affrontare il problema degli ex combattenti tedeschi dell'Isis", compreso quello dei "tedeschi detenuti nelle zone di guerra e degli oltre duecento ex simpatizzanti dello Stato islamico che sono tornati in Germania". (Fonte dell'immagine: Olaf Kosinsky / CC BY-SA 3.0-de via Wikimedia Commons)

Il governo tedesco ha perso le tracce di decine di tedeschi che negli ultimi anni si sono recati in Iraq e in Siria per unirsi allo Stato islamico. La rivelazione arriva tra le paure crescenti che alcuni di questi combattenti stiano facendo ritorno in Germania senza farsi scoprire dalle autorità.

Secondo Welt am Sonntag, il ministero dell'Interno tedesco, in risposta a una domanda posta dal segretario generale del Partito Liberale Democratico (FDP), Linda Teuteberg, ha rivelato che le autorità tedesche non hanno informazioni su dove si trovino almeno 160 tedeschi che sono andati a combattere con l'Isis. Il ministero ha dichiarato che mentre alcuni sono stati probabilmente uccisi nei combattimenti, altri si sono nascosti e potrebbero cercare di trasferirsi in Germania.

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Cina: Il perfetto Stato totalitario high-tech

di Judith Bergman  •  7 luglio 2019

  • In Cina, la censura, ora ampiamente automatizzata, ha raggiunto "livelli di accuratezza senza precedenti, aiutata dalla tecnologia di riconoscimento facciale e vocale". – Cate Cadell, Reuters, 26 maggio 2019.

  • Come in altri regimi comunisti, a cominciare da quello dell'ex Unione Sovietica, l'ideologia comunista non tollera alcuna narrazione contrastante. "Più dello Stato, la religione è fonte di autorità e oggetto di fedeltà. (...) Questa caratteristica della religione è sempre stata un anatema per i despoti totalitari della storia...". – Thomas F. Farr, presidente del Religious Freedom Institute, in una testimonianza davanti alla Commissione esecutiva del Congresso sulla Cina, il 28 novembre 2018.

  • Nel 2018, la Cina aveva circa 200 milioni di telecamere di sorveglianza, e prevede di installarne 626 milioni entro il 2020. L'obiettivo è la realizzazione di una "Piattaforma integrata per le operazioni congiunte", che integrerà e coordinerà i dati forniti dalle telecamere di sorveglianza dotate di riconoscimento facciale, i numeri delle carte d'identità dei cittadini, i dati biometrici, i numeri di targa e le informazioni sulla proprietà del veicolo, sulla salute, sulla pianificazione familiare, nonché le informazioni bancarie e relative ai casellari giudiziali, ogni traccia di "attività insolite" e qualsiasi altro dato pertinente che possa essere raccolto sui cittadini, come le pratiche religiose, i viaggi all'estero e così via, stando ai rapporti dei funzionari locali e della polizia.

  • Attualmente, la Cina è in procinto di realizzare il sogno di Stalin, Hitler e Mao: uno Stato totalitario perfetto, con l'aiuto della tecnologia digitale, in cui l'individuo non è in grado di sfuggire all'occhio onnisciente dello Stato comunista.

Il trentesimo anniversario del massacro dei manifestanti pro-democrazia perpetrato il 4 giugno 1989 dal regime cinese, in piazza Tiananmen [a Pechino], è servito a mettere in luce l'aspra censura attuata in Cina sotto la guida del Partito comunista cinese (PCC) e del presidente Xi Jinping.

L'anniversario di Tiananmen viene definito in modo eufemistico nella Cina continentale, come "l'incidente del 4 giugno". Appare evidente che il regime teme che qualsiasi conversazione su quell'evento storico, per non parlare delle commemorazioni pubbliche, fomenti disordini anti-regime, che potrebbero mettere in pericolo il potere assoluto del Partito comunista cinese.

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Africa: Allarmante aumento della persecuzione dei cristiani

di Uzay Bulut  •  30 giugno 2019

  • "In alcune regioni, il livello e la natura delle persecuzioni si avvicina verosimilmente alla definizione internazionale di genocidio, secondo i criteri adottati dalle Nazioni Unite". – The Independent Review of FCO support for Persecuted Christians.

  • "Gli assalitori hanno chiesto ai cristiani di convertirsi all'Islam, ma il pastore e gli altri hanno rifiutato di farlo. Gli hanno ordinato di radunarsi sotto un albero e hanno preso loro le Bibbie e i telefoni cellulari. Poi, li hanno chiamati uno ad uno, dietro l'edificio della chiesa dove li hanno uccisi." – World Watch Monitor, 2 maggio 2019.

  • Come illustra il rapporto britannico, la persecuzione contro i cristiani e contro altri non musulmani non riguarda l'etnia, la razza o il colore della pelle né dei perpetratori né delle vittime: concerne la loro religione.

  • Se tali crimini non vengono fermati, è altamente probabile che il destino del continente africano sarà simile a quello del Medio Oriente: un tempo era una regione a maggioranza cristiana; ora, i cristiani sono una minoranza minuscola, agonizzante e indifesa.

Secondo Lindy Lowry, che scrive per Open Doors, "nella provincia orientale del Nord Kivu, nella Repubblica democratica del Congo, i capi della chiesa sono stati presi di mira e uccisi. Secondo quanto riferito, almeno 15 gruppi armati estremisti erano attivi nell'area". Nella foto: La città di Beni, nella provincia del Nord Kivu, dove decine di cristiani sono stati uccisi in un attacco, il 22 settembre 2018. (Fonte dell'immagine: Razdagger/Wikimedia Commons)

Secondo un recente rapporto interinale pubblicato nel Regno Unito, "si stima che una persona su tre nel mondo subisce in qualche modo persecuzioni religiose, con i cristiani che sono il gruppo religioso più perseguitato".

Sebbene il rapporto completo – commissionato dal ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, e coordinato dal reverendo anglicano Philip Mounstephen, vescovo di Truro – avrebbe dovuto essere pubblicato quest'anno a Pasqua, "l'entità e la natura del fenomeno [della persecuzione contro i cristiani] ha richiesto più tempo", si legge nel report. Di conseguenza, ha spiegato Mounstephen, i risultati "provvisori" diffusi ad aprile sono incompleti e il rapporto finale sarà pubblicato alla fine di giugno.

Conformemente al paragrafo "Quadro generale" dell'"Independent Review of FCO support for Persecuted Christians":

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Il suicidio della Francia

di Giulio Meotti  •  26 giugno 2019

  • La "francesità" sta scomparendo e viene sostituita da una sorta di balcanizzazione delle enclave che non comunicano tra loro (...) questo non è l'ideale.

  • Più le élite francesi con i loro redditi disponibili e il tempo libero culturale si chiudono nelle loro enclave, minore è la probabilità che comprenderanno l'impatto quotidiano della fallita immigrazione di massa e del multiculturalismo.

  • "Le classi agiate 'boboizzate' [borghesi-bohémien]" e globalizzate stanno riempiendo le "nuove cittadelle" – come nella Francia medievale – e votano in massa per Macron. Hanno sviluppato "un unico modo di parlare e pensare (...) che permette alle classi dominanti di sostituire la realtà di una nazione soggetta a gravi condizioni di stress e a tensioni con la favola di una società gentile e accogliente." – Christophe Guilluy, Twilight of the Elites, Yale University Press, 2019.

Il recente movimento dei cosiddetti "gilet gialli", i cui manifestanti hanno protestato per mesi ogni sabato a Parigi, è un simbolo della divisione esistente tra la classe operaia francese e i progressisti imborghesiti. Nella foto: Manifestanti dei "gilet gialli", il 23 marzo 2019, occupano i gradini che conducono alla Basilica del Sacro Cuore, a Parigi, in Francia. (Fonte dell'immagine: Kiran Ridley/Getty Images)

"Per quanto riguarda la Francia nel 2019, non si può negare che sta per verificarsi una trasformazione epocale e pericolosa, un 'Grande Cambiamento'", ha osservato il fondatore e presidente del Jean-Jacques Rousseau Institute, Michel Gurfinkiel, il quale è addolorato per "la fine della Francia come paese distinto, o almeno come nazione occidentale giudaico-cristiana che fino ad oggi era considerata essere". Una recente cover story del settimanale Le Point l'ha definito "il grande sconvolgimento".

Cambiamento o sconvolgimento, i giorni della Francia come la conosciamo sono contati: la società ha perso il proprio centro culturale di gravità. Il vecchio modo di vivere sta tramontando ed è prossimo alla "estinzione". La "francesità" sta scomparendo e viene sostituita da una sorta di balcanizzazione delle enclave che non comunicano tra loro. Per il paese più colpito dal fondamentalismo islamico e dal terrorismo, questo non è l'ideale.

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Il dramma represso dei cristiani palestinesi

di Raymond Ibrahim  •  23 giugno 2019

  • "Fatah esercita regolarmente forti pressioni sui cristiani affinché non denuncino gli atti di violenza e di vandalismo che spesso subiscono, poiché la diffusione di tali notizie potrebbe danneggiare l'immagine dell'Autorità palestinese di attore in grado di proteggere la vita e le proprietà della minoranza cristiana che vive sotto il suo governo. (...) Questa immagine potrebbe avere ripercussioni negative per i massicci aiuti internazionali, e in particolare europei, che l'Ap riceve." – Dr. Edy Cohen, Begin-Sadat Center for Strategic Studies.

  • In altre parole, il pane quotidiano dell'Autorità palestinese sembra essere quello di ritrarre i palestinesi come vittime di un'ingiusta aggressione e discriminazione da parte di Israele. Questa narrazione palestinese potrebbe essere compromessa se la comunità internazionale scoprisse che gli stessi palestinesi vengono perseguitati dai loro connazionali, esclusivamente a causa della religione.

  • "Anziché arrestare coloro che attaccano i siti cristiani, per l'Autorità palestinese è molto più importante tenere alla larga da questi episodi i media mainstream. E riesce a farlo molto bene. Infatti, solo alcuni piccoli canali di informazione locali si sono preoccupati di denunciare queste recenti aggressioni. I media mainstream internazionali le hanno totalmente ignorate." – Dr Edy Cohen, Begin-Sadat Center for Strategic Studies.

  • Come spiega Justus Reid Weiner, avvocato e studioso che conosce bene la regione, "la persecuzione sistematica degli arabi cristiani che vivono nelle zone palestinesi suscita il silenzio pressoché totale da parte della comunità internazionale, degli attivisti per i diritti umani, dei media e delle Ong. (...) In una società in cui gli arabi cristiani non hanno voce e nessuna protezione, non sorprende che se ne vadano".

Il Cristianesimo sta per scomparire nel luogo della sua nascita, compresa Betlemme (nella foto). Secondo l'avvocato e studioso Justus Reid Weiner, "la persecuzione sistematica degli arabi cristiani che vivono nelle zone palestinesi suscita il silenzio pressoché totale da parte della comunità internazionale, degli attivisti per i diritti umani, dei media e delle Ong. (...) In una società in cui gli arabi cristiani non hanno voce e nessuna protezione, non sorprende che se ne vadano". (Fonte dell'immagine: Daniel Case/Wikimedia Commons)

In un momento in cui i cristiani di tutto il mondo musulmano subiscono una serie di persecuzioni, il dramma dei cristiani palestinesi viene raramente ascoltato.

Però esiste. Open Doors (Porte Aperte), il gruppo impegnato nella tutela dei diritti umani che monitora le persecuzioni dei cristiani, rileva che i cristiani palestinesi subiscono livelli "elevati" di persecuzione, la cui fonte è, nelle sue parole, "l'oppressione islamica":

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"L'Europa non sarà l'Europa"

di Guy Millière  •  22 giugno 2019

  • Nel Regno Unito, la vittoria del Brexit Party, con il 31,6 per cento dei voti, è stata un risultato notevole che ha mostrato l'ostinata intenzione di milioni di cittadini britannici di uscire dall'Unione europea. Le posizioni "populiste" – la difesa della sovranità nazionale e della civiltà europea, il rifiuto dell'immigrazione incontrollata e i diktat dei tecnocrati di Bruxelles – hanno guadagnato terreno.

  • I partiti che governano l'Europa da decenni hanno ottenuto scarsi risultati, ma – salvo rare eccezioni – non sono crollati e continueranno a dominare l'Unione europea.

  • I Verdi possono guadagnare più influenza, con le conseguenze che ne derivano. A chiunque legga i programmi dei Verdi risulta evidente che sono essenzialmente di sinistra con una maschera ambientalista ed ecologista. Sono favorevoli all'immigrazione incontrollata e al multiculturalismo. Sono (...) decisamente ostili a qualsiasi difesa della civiltà occidentale, alla libera impresa e al libero mercato. Sono spesso a favore della crescita zero. La maggior parte di loro appoggia una visione apocalittica del cambiamento climatico e afferma che la sopravvivenza dell'umanità sarà presto a rischio, se l'Europa non prenderà misure drastiche per "salvare il pianeta". Tutti quanti sono favorevoli a decisioni autoritarie imposte da Bruxelles all'intera Europa.

  • Un Parlamento europeo sotto l'influenza dei Verdi accelererà quasi certamente lo slittamento verso un maggiore potere conferito ai membri non eletti della Commissione europea e verso una graduale eliminazione dell'energia nucleare e dei combustibili fossili. Le politiche favorevoli a un'ulteriore immigrazione sono già in fase di preparazione.

(Fonte dell'immagine: iStock)

La sera del 26 maggio, il vicepremier e ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini ha così commentato i risultati delle elezioni europee: "È nata una nuova Europa". Il partito da lui guidato, la Lega, aveva appena vinto con il 34,3 per cento dei voti. Ma hanno vinto anche altri partiti definiti in Europa come "populisti": in Ungheria, l'alleanza Fidesz-KDNP (Unione civica ungherese e il Partito popolare cristiano democratico) ) ha ottenuto il 52,3 per cento dei consensi. In Polonia, il PiS (Diritto e Giustizia) ha vinto con il 45,4 per cento dei voti.

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Il disastro auto-inflitto della Svezia
Le ragazze terrorizzate di Uppsala; i figli dei terroristi dell'Isis

di Judith Bergman  •  16 giugno 2019

  • Secondo un rapporto di Amnesty International, in Svezia, non viene data priorità alle indagini per stupro, ci sono "tempi di attesa eccessivamente lunghi per i risultati delle analisi del DNA", non viene fornito abbastanza sostegno alle vittime di violenza sessuale e non c'è sufficiente impegno a fini preventivi.

  • Nel 2017, un rapporto della polizia svedese, intitolato "Utsatta områden 2017" ("Aree vulnerabili 2017", comunemente note come "no-go zones" o zone senza legge), mostrava l'esistenza di 61 di tali zone in Svezia, con 200 reti di criminalità, costituite da circa 5 mila criminali. Ventitré di queste aree erano particolarmente critiche. (...)

  • "Non riesco a sopportare di vedere bambini che se la passano così male. (...) Non dovrebbe esserci ombra di dubbio sul fatto che il governo fa ciò che può per questi ragazzini [figli dei terroristi dell'Isis] e se possibile dovrebbero essere portati in Svezia." – Il ministro degli Esteri Margot Wallström.

  • Purtroppo, l'orribile destino dei bambini yazidi ridotti in schiavitù non sembra essere qualcosa che la Wallström "non riesce a sopportare".

Secondo l'ultimo rapporto sulla sicurezza nazionale, pubblicato dal Consiglio nazionale svedese per la prevenzione della criminalità, quattro donne su dieci hanno paura di camminare liberamente per strada. Secondo il rapporto di Amnesty International, "in uno studio del 2017, l'1,4 per cento della popolazione ha dichiarato di avere subìto uno stupro o degli abusi sessuali, percentuale corrispondente a circa 112 mila persone". (Fonte dell'immagine: iStock)

Nella pittoresca città universitaria svedese di Uppsala, l'80 per cento delle ragazze non si sente al sicuro in pieno centro storico. Una 14enne, che ha paura di rivelare la sua identità, ha detto ai media svedesi che indossa sempre scarpe da ginnastica in modo da poter "correre veloce" se viene aggredita:

"Mi sono seduta su una panchina e dei ragazzi sono subito venuti a sedersi accanto a me da entrambi i lati e altri si sono messi di fronti a me. Hanno iniziato a toccarmi i capelli e ad afferrarmi le gambe, dicendomi cose che non capivo. Ero così terrorizzata e ho detto loro ripetutamente di smettere, ma non mi hanno ascoltata. (...) Tutto è così orribile. Questo è così sbagliato. Voglio sentirmi sicura [nel tornare a casa in autobus]", ha dichiarato la ragazzina.

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