Analisi e articoli più recenti

Negoziare con Teheran: i rischi della diplomazia

di Majid Rafizadeh  •  13 aprile 2026

Con la Repubblica Islamica dell'Iran, un cessate il fuoco non indica necessariamente un reale cambiamento degli intenti. Più verosimilmente esso rappresenta una pausa tattica: serve ad allentare la pressione, riorganizzarsi e guadagnare tempo sotto la copertura della diplomazia. Si tratta di un regime la cui leadership è divisa tra chi parla e chi decide. I politici possono sedersi al tavolo delle trattative, ma la linea d'azione finale è dettata dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e dall'apparato di intelligence. Nella foto: un corteo funebre con striscioni in memoria di alti ufficiali dell'IRGC uccisi negli attacchi israeliani, in piazza Enqelab a Teheran, il 28 giugno 2025. (Foto di Majid Saeedi/Getty Images)

L'Iran ha dichiarato di aver accettato un cessate il fuoco di due settimane (salvo poi violarlo, intenzionalmente o meno, nel giro di pochi minuti) e l'avvio di negoziati. A prima vista, l'intesa potrebbe sembrare un passo significativo. Tuttavia, nel caso della Repubblica Islamica dell'Iran, un cessate il fuoco non indica necessariamente un reale cambio di rotta. Come ben sanno il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump e i suoi negoziatori, è più probabile che si tratti di una pausa tattica per allentare la pressione, riorganizzarsi e guadagnare tempo sotto la copertura della diplomazia.

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Coraggio, non imprudenza: perché Netanyahu e Trump avevano ragione sull'Iran

di Ahmed Charai  •  9 aprile 2026

La decisione del primo ministro Netanyahu, insieme al presidente Donald Trump, di affrontare l'Iran non è stata avventata. È stata un atto di coraggio. Nella foto: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump stringe la mano al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una conferenza stampa, il 29 dicembre 2025, a Palm Beach, in Florida. (Foto di Joe Raedle/Getty Images)

Il 7 ottobre, Israele non è stato semplicemente attaccato. L'obiettivo era distruggerlo.

Il massacro fu orchestrato non solo per uccidere innocenti, ma anche per inviare un messaggio, ossia che il terrore poteva umiliare Israele, traumatizzarlo, isolarlo e costringerlo alla ritirata. Nelle ore e nei giorni che seguirono, tra scene di massacri, rapimenti e lutto nazionale, si avvertiva il riaffiorare di un'antica illusione. Molte voci, apertamente o in modo sommesso, sostennero che quel massacro segnava l'inizio della fine di Israele. Si sbagliavano.

Israele non è crollato. Si è rialzato. Ha dato sepoltura ai propri morti, ha lottato per i propri ostaggi e ha assorbito un colpo che avrebbe annientato molte nazioni. Ma Israele ha inoltre compreso qualcosa di essenziale: se il 7 ottobre doveva restare un orrore anziché diventare un modello, non bastava colpire soltanto la mano che aveva compiuto il massacro. Occorreva affrontarne la fonte.

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Gli unici leader coraggiosi che si oppongono al regno del terrore dell'Iran

di Majid Rafizadeh  •  6 aprile 2026

Intere generazioni di iraniani hanno vissuto sotto un apparato statale che considera la vita umana sacrificabile; eppure, per decenni, la comunità internazionale non solo ha chiuso un occhio, ma ha anche attivamente finanziato e reso possibile questo orrore che dura da mezzo secolo. Nella foto: il presidente iraniano Masoud Pezeshkian partecipa a una parata militare a Teheran in cui viene esposto un missile "Qasem Soleimani", il 21 settembre 2024. (Foto di Atta Kenare/AFP via Getty Images)

Per 47 anni, il mondo ha sopportato un regime che ha costantemente inflitto terrore, sofferenza e violenza sia all'interno dei propri confini che in tutto il globo. La Repubblica Islamica dell'Iran, fin dalla sua nascita nel 1979, ha costruito la propria identità sulla repressione, la brutalità e l'esportazione di un'ideologia radicale. Decine di migliaia di suoi cittadini sono stati uccisi, torturati o imprigionati semplicemente per aver espresso il loro dissenso o per aver rivendicato quelle libertà fondamentali che noi diamo per scontate. Il regime ha represso le proteste, messo a tacere i giornalisti e fatto ricorso alla paura e all'intimidazione per mantenere la propria presa sul potere. Intere generazioni di iraniani hanno vissuto sotto un apparato statale che considera la vita umana sacrificabile; eppure, per decenni, la comunità internazionale non solo ha chiuso un occhio, ma ha anche attivamente finanziato e reso possibile questo orrore che dura da mezzo secolo. Questo è un regime che incarna il terrore a ogni livello, un regime la cui brutalità non ha eguali nella storia moderna e, per troppo tempo, la sua malvagità è rimasta impunita.

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I crimini di Hamas di cui nessuno parla

di Khaled Abu Toameh  •  27 marzo 2026

Hamas sta ricostruendo il suo apparato finanziario riscuotendo tasse, imposte e dazi doganali sulle merci che entrano nella Striscia di Gaza. Il denaro non viene investito nella ricostruzione, bensì nel rafforzamento delle capacità militari del gruppo terroristico. Nella foto: Membri mascherati dei "Comitati di Protezione Popolare" controllati da Hamas requisiscono un camion di aiuti umanitari nel sud della Striscia di Gaza, il 3 aprile 2024. (Foto di Said Khatib/AFP via Getty Images)

Mentre l'attenzione internazionale è concentrata sulla guerra con l'Iran, il gruppo terroristico palestinese Hamas ha intensificato la repressione contro la popolazione palestinese nel tentativo di riaffermare con la forza il proprio controllo sulla Striscia di Gaza.

Le misure adottate da Hamas violano il piano del presidente americano Donald J. Trump per porre fine alla guerra tra Israele e Hamas, scoppiata il 7 ottobre 2023, quando il gruppo terroristico sostenuto dall'Iran ha invaso Israele e ucciso più di 1.200 israeliani e cittadini stranieri.

Secondo il piano di pace di Trump, annunciato alla fine dello scorso anno:

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Perché applicare il "metodo Venezuela" all'Iran sarebbe un terribile errore

di Pierre Rehov  •  25 marzo 2026

Una volta che il presidente venezuelano Nicolás Maduro è stato rimosso, la leadership ad interim e l'élite militare del Paese hanno rapidamente ricalibrato i propri interessi, avviando una cooperazione con Washington per preservare le proprie posizioni. A differenza dell'élite militare venezuelana, la cui lealtà dipende in ultima analisi da incentivi finanziari, l'apparato di sicurezza iraniano si è sempre considerato il custode armato di una missione rivoluzionaria islamica di natura sacra. Applicare il modello venezuelano all'Iran non solo sarebbe un fallimento, ma rischierebbe di creare una pericolosa illusione di successo, lasciando intatta l'infrastruttura ideologica di base. Nella foto: Maduro, sotto custodia statunitense, a bordo della USS Iwo Jima, nel Mar dei Caraibi, il 3 gennaio 2026. (Fonte dell'immagine: Casa Bianca)

La spettacolare operazione militare americana che all'inizio di quest'anno ha rimosso dal potere il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha inevitabilmente suscitato paragoni tra gli strateghi alla ricerca di soluzioni alla crisi iraniana.

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La Cina rafforza la sua presenza nell'Artico canadese

di Gordon G. Chang  •  15 marzo 2026

In gran parte dell'Artico, il Canada costituisce la prima linea di difesa degli Stati Uniti. La Cina sta ora conducendo studi e monitoraggi delle acque artiche per migliorare la navigazione dei propri sottomarini e la loro capacità di eludere i sistemi di rilevamento. Entro pochi anni, la Cina sarà in grado di inviare sottomarini armati al Polo Nord. Lì, saranno vicini a potenziali obiettivi nordamericani. Nella foto: la nave da ricerca rompighiaccio cinese Xuelong salpa da Shanghai, l'8 novembre 2017. (Foto di STR/AFP via Getty Images)

"La Russia rappresenta una minaccia reale nell'Artico", ha dichiarato lo scorso mese il primo ministro Mark Carney al World Economic Forum di Davos. "Senza dubbio, la Russia fa molte cose orribili".

Ma la Russia da sola non è in grado di sfidare il Canada senza il suo partner strategico. Lo scorso aprile, durante un dibattito elettorale federale, Carney ha indicato la Cina come la principale minaccia alla sicurezza nazionale. Tuttavia, intervenendo al Forum di Davos, ha evitato di presentare la Repubblica Popolare Cinese come un pericolo diretto per il suo Paese.

Inoltre, anche il suo ministro degli Affari Esteri si è mostrato riluttante. A Davos, Anita Anand, si è astenuta dal fare nomi quando i giornalisti le hanno chiesto di indicare la principale minaccia che il Canada si trova a dover affrontare.

Carney aveva ragione fin dall'inizio: la principale minaccia per il Canada è la Cina.

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La "Costituzione" palestinese per distruggere Israele

di Bassam Tawil  •  25 febbraio 2026

Nel tentativo di convincere gli Stati Uniti e il resto della comunità internazionale che i palestinesi stanno cercando di creare uno Stato democratico "basato sullo Stato di diritto e sulla dignità umana", la leadership dell'Autorità Palestinese (AP) ha di recente pubblicato una bozza della "Costituzione" provvisoria dei palestinesi. Questo testo costituzionale mostra che i palestinesi non hanno ancora accettato il diritto di Israele a esistere come Stato, non hanno ancora abbandonato il loro sogno di distruggerlo e sono ancor più determinati che mai a incoraggiare i terroristi a uccidere altri ebrei. Nella foto: il presidente dell'AP Mahmoud Abbas parla alla conferenza dei giovani di Fatah, a Ramallah, il 27 novembre 2025. (Foto di Jaafar Ashtiyeh/AFP via Getty Images)

Nel tentativo di convincere gli Stati Uniti e il resto della comunità internazionale che i palestinesi stanno cercando di creare uno Stato democratico "basato sullo Stato di diritto e sulla dignità umana", la leadership dell'Autorità Palestinese (AP) ha di recente pubblicato una bozza della "Costituzione" provvisoria dei palestinesi.

Tuttavia, la bozza "costituzionale" di 162 articoli evidenzia che, se e quando i palestinesi avranno un proprio Stato, questo non si discosterebbe dalle due entità che hanno governato negli ultimi due decenni: il regime di Hamas nella Striscia di Gaza e l'Autorità Palestinese in Cisgiordania.

Entrambi i regimi palestinesi hanno miseramente deluso il loro popolo, privandolo in larga misura degli aiuti internazionali, della democrazia, delle opportunità, di elezioni libere e della libertà di espressione.

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Perché l'Occidente è diviso sull'Islam politico

di Pierre Rehov  •  14 febbraio 2026

Il 24 novembre 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha firmato un decreto esecutivo che avvia la procedura per classificare alcuni rami dei Fratelli Musulmani come organizzazioni terroristiche straniere e terroristi globali appositamente designati. Il decreto esecutivo di Trump rappresenta lo sforzo americano più serio degli ultimi decenni per contrastare le reti politiche islamiste. Nella foto: Trump firma il decreto esecutivo alla Casa Bianca, il 15 dicembre 2025, a Washington, D.C. (Foto di Anna Moneymaker/Getty Images)

Il 24 novembre 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha firmato un decreto esecutivo che avvia la procedura per classificare alcuni rami dei Fratelli Musulmani come organizzazioni terroristiche straniere e terroristi globali appositamente designati. L'ordine incarica i Segretari di Stato e al Tesoro di valutare i gruppi affiliati alla Fratellanza Musulmana in Paesi come Egitto, Giordania e Libano e di adottare misure ai sensi delle leggi antiterrorismo statunitensi per privarli di capacità e risorse, una mossa che il decreto esecutivo ha esplicitamente collegato alle priorità di sicurezza nazionale dopo l'invasione di Israele da parte di Hamas del 7 ottobre 2023 e le sue conseguenze in tutto l'Occidente. Il provvedimento stabilisce altresì che vengano fornite in tempi molto brevi raccomandazioni in merito a specifici affiliati.

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La minaccia terroristica "multiculturale" dentro l'Europa: la guerra esportata alla quale nessuno vuole dare un nome

di Pierre Rehov  •  1 febbraio 2026

I partecipanti alle manifestazioni di protesta europee hanno ripetutamente esibito bandiere di Hamas, scandito elogi agli attentatori del 7 ottobre e appelli a "ripetere" il massacro, il tutto sotto l'etichetta della tutela dei "diritti umani". I manifestanti pacifici esistono certamente, ma in molti casi gli stessi manifestanti che gridano "Dal fiume al mare" forniscono anche copertura, logistica e spazi di reclutamento per gli operativi che lavorano a stretto contatto con Hamas o con altre organizzazioni terroristiche. Nella foto: Manifestanti anti-Israele a Place de la République, a Parigi, l'11 novembre 2023. (Foto di Dimitar Dilkoff/AFP via Getty Images)

Quando il Mossad, l'agenzia di intelligence israeliana ha pubblicamente rivelato nel novembre scorso di aver aiutato i Paesi europei a smascherare un'infrastruttura terroristica di Hamas "nel cuore dell'Europa", inclusi depositi d'armi e piani per colpire obiettivi ebraici e israeliani, non ha fatto altro che confermare ciò che i professionisti dell'intelligence avevano avvertito dopo il 7 ottobre 2023, ossia che la guerra a Gaza non è più circoscritta. È stata esportata, a livello operativo, sul suolo europeo.

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Nessun piano di pace fermerà il jihad dei terroristi contro Israele

di Khaled Abu Toameh  •  20 gennaio 2026

È assurdo credere che un piano di pace possa porre fine al jihad dei terroristi contro Israele. Purtroppo, non c'è alternativa alla sconfitta totale e all'eliminazione di Hamas e dei suoi alleati. Nella foto: terroristi di Hamas nel campo profughi di Jabalia, nella Striscia di Gaza, il 1° dicembre 2025. (Foto di Omar Al-Qataa/AFP via Getty Images)

A più di due mesi dall'entrata in vigore del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, il gruppo terroristico Hamas, sostenuto dall'Iran, sembra più determinato che mai a rimanere al potere e a continuare la sua lotta armata per distruggere Israele.

Il 14 dicembre scorso, Hamas ha celebrato il 38° anniversario della sua fondazione elogiando l'invasione delle comunità nel sud di Israele, avvenuta il 7 ottobre 2023, come "un'enorme pietra miliare e una tappa fondamentale nella lotta per la libertà e l'indipendenza e per la sconfitta e l'eliminazione dell'occupazione [da parte di Israele]". Quel giorno, più di 1.200 israeliani e cittadini stranieri sono stati assassinati e migliaia sono rimasti feriti. Altri 251 israeliani e cittadini stranieri sono stati rapiti e condotti nella Striscia di Gaza, dove Hamas tiene ancora in ostaggio i resti di un uomo.

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Governo australiano: "Fallimento morale in bella mostra"

di Nils A. Haug  •  28 dicembre 2025

Il massacro di innocenti famiglie ebree perpetrato il 14 dicembre scorso a Sydney è stato preceduto da una serie di atti terroristici contro gli ebrei australiani. Le conseguenze della diffusa discordia sociale e degli atti antisemiti da parte degli immigrati islamisti nei Paesi occidentali sono ben documentate, è però un mistero il motivo per cui il governo australiano sembra credere che la propria nazione rappresenti un'eccezione. Nella foto: la polizia sulla scena dell'attacco terroristico di Bondi Beach, a Sydney, il 14 dicembre 2025. (Foto di Saeed Khan/AFP via Getty Images)

Il 14 dicembre, durante la festività di Hanukkah, un momento di celebrazione, si è consumato un massacro di innocenti famiglie ebree sulla famosa spiaggia australiana di Bondi Beach, a Sydney. Quindici persone sono rimaste uccise e altre quaranta sono state ferite. Uno degli aggressori, un immigrato musulmano di nome Sajid Akram, è stato ucciso dalla polizia; suo figlio Naveed, il secondo aggressore, è stato colpito dagli agenti prima di essere arrestato.

La situazione avrebbe potuto essere peggiore se non fosse stato per l'intervento della polizia di Sydney e per la prontezza di un coraggioso passante, Ahmed El-Ahmed, un musulmano che è riuscito a bloccare e disarmare uno dei terroristi.

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Perché il Qatar non dovrebbe avere alcun ruolo a Gaza

di Khaled Abu Toameh  •  21 dicembre 2025

Non occorre essere degli "esperti" per capire che il Qatar, nonostante il suo tentativo di presentarsi come mediatore neutrale tra Israele e Hamas negli ultimi due anni, continua ad essere allineato all'ideologia estremista dei Fratelli Musulmani e di Hamas. Purtroppo, questa ideologia considera i non musulmani (e Israele) il nemico numero uno. Nella foto: l'allora emiro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, stringe la mano all'allora leader di Hamas Ismail Haniyeh durante la visita all'Università Islamica nella Striscia di Gaza, il 23 ottobre 2012. (Foto di Wissam Nassar/AFP via Getty Images)

Le delegazioni di Qatar, Egitto e Turchia si sono incontrate al Cairo il 25 novembre scorso per discutere l'attuazione della seconda fase del piano del presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump per porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza, scoppiata con l'attacco del 7 ottobre 2023 lanciato da Hamas contro Israele.

Secondo quanto riportato dai media, all'incontro hanno partecipato i capi delle agenzie di intelligence di Egitto e Turchia, insieme al primo ministro del Qatar. Hanno discusso delle "modalità per intensificare gli sforzi congiunti al fine di garantire il successo dell'attuazione della fase 2 del piano", che prevede il disarmo di Hamas, l'istituzione di un comitato di transizione per la governance palestinese e il dispiegamento di una Forza Internazionale di Stabilizzazione nella Striscia di Gaza.

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L'Iran sta costruendo un impero missilistico, mentre il mondo distoglie lo sguardo

di Majid Rafizadeh  •  11 dicembre 2025

Mentre l'attenzione mondiale si è spostata su altre crisi, l'Iran ha accelerato rapidamente e in modo aggressivo la produzione di missili balistici alla velocità della luce. Nella foto: un missile balistico ipersonico Fattah viene esposto durante la parata militare annuale a Teheran, il 22 settembre 2023. (Foto di AFP via Getty Images)

Dopo la "guerra dei 12 giorni", l'Iran è stato oggetto di scarsa attenzione, ma la minaccia che rappresenta oggi sta aumentando notevolmente. Mentre l'attenzione mondiale si è spostata su altre crisi, la Repubblica Islamica ha accelerato in modo rapido e aggressivo la produzione di missili balistici alla velocità della luce. Il regime iraniano annuncia con orgoglio la produzione di grandi quantità di missili, l'ampliamento delle linee di assemblaggio e si vanta apertamente del suo arsenale in continua crescita. L'Iran non nasconde questi sviluppi, ma se ne vanta. Il regime, nonostante una siccità devastante, sembra sentirsi incoraggiato, rafforzato e determinato.

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Il regime iraniano sta preparando la sua prossima guerra

di Majid Rafizadeh  •  6 dicembre 2025

Fin dalla sua nascita, l'attuale regime iraniano non è stato costruito sulla pace, ma sulla spada. Gli slogan rivoluzionari del regime non riguardano la coesistenza né il rispetto reciproco, ma inneggiano al dominio, all'eliminazione dei nemici e alla costruzione di un impero sotto la bandiera della Guida Suprema. Il regime non ha mai cercato di ottenere influenza con la persuasione o la diplomazia, ma attraverso armi nucleari, missili balistici e omicidi a livello globale. Nella foto: la Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei, tiene un discorso il 1° novembre 2023, trasmesso dall'emittente tv iraniana Canale 1. (Fonte dell'immagine: MEMRI)

Sin dalla sua nascita, l'attuale regime iraniano non è stato costruito sulla pace, ma sulla spada. Fin dal primo giorno della rivoluzione del 1979, gli ayatollah hanno instaurato una teocrazia la cui missione principale non era solo quella di governare, ma anche di esportare la rivoluzione in tutto il mondo e imporre agli altri la propria dottrina islamista sciita radicale. L'ideologia fondante del regime si basa sulla conquista di popoli e territori attraverso il terrore, l'inganno e la forza.

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Cina e Russia: l'asse della guerra

di Gordon G. Chang  •  30 novembre 2025

Secondo quanto riportato dal Washington Post il 26 settembre scorso, la Russia sta fornendo equipaggiamento, tecnologia e addestramento alla Cina per un'invasione aerea. L'articolo, basato su uno studio pubblicato dal Royal United Services Institute con sede nel Regno Unito, rileva che la Cina sta pianificando un attacco aereo a Taiwan. Nella foto: il presidente russo Vladimir Putin incontra il presidente cinese Xi Jinping a Pechino, il 2 settembre 2025. (Foto di Sergey Bobylev/Pool/AFP tramite Getty Images)

Secondo quanto riportato dal Washington Post il 26 settembre scorso, la Russia sta fornendo equipaggiamento, tecnologia e addestramento alla Cina per un'invasione aerea. L'articolo, basato su uno studio pubblicato dal Royal United Services Institute con sede nel Regno Unito, rileva che la Cina sta pianificando un attacco aereo a Taiwan.

Il giorno prima della pubblicazione del pezzo del Washington Post, la Reuters ha rivelato che esperti cinesi si erano recati in Russia per aiutare quel Paese a sviluppare droni. Secondo l'agenzia di stampa, la Sichuan AEE, un'azienda cinese, ha venduto droni d'attacco e sorveglianza al produttore di armi russo IEMZ Kupol tramite un intermediario sanzionato dagli Stati Uniti e dall'UE.

I due articoli evidenziano la stretta cooperazione tra Russia e Cina nei teatri militari di tutto il mondo. Questi due Stati aggressivi, a quanto pare, hanno di fatto formato un'alleanza militare.

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