Analisi e articoli più recenti

L'Islam nel cuore dell'Inghilterra e della Francia

di Denis MacEoin  •  24 maggio 2017

  • "In questa città, ci sono molte scuole private musulmane e madrasse. Fanno tutte finta di predicare la tolleranza, l'amore e la pace, ma non è vero. Dietro le loro mura ci costringono a ripetere i versetti del Corano, a proposito di odio e intolleranza." – Ali, un 18enne di origine francese, il cui padre si è radicalizzato.

  • "In Inghilterra, sono liberi di esprimersi. Non parlano che di divieti, impongono la loro visione rigida dell'Islam, ma d'altra parte non ascoltano nessuno, soprattutto quelli che non sono d'accordo con loro." – Yasmina, a proposito dei musulmani estremisti presenti nel Regno Unito.

  • "Birmingham è peggio di Molenbeek" – il quartiere di Bruxelles che secondo The Guardian "sta diventando noto come l'epicentro del jihadismo in Europa". – Un commentatore francese, che ha ripubblicato un articolo di Rachida Samouri.

Omar Bakri Muhammed, che ha fondato insieme ad Anjem Choudary l'organizzazione islamista britannica Al-Muhajiroun, nel 2013 ha ammesso in un'intervista televisiva che lui e Choudary hanno inviato jihadisti occidentali a combattere in molti paesi diversi. (Fonte dell'immagine: MEMRI video screenshot)

La città di Birmingham nelle Midlands occidentali, il cuore dell'Inghilterra, il luogo in cui è iniziata la Rivoluzione industriale, la seconda città più popolosa del Regno Unito e l'ottava d'Europa, oggi è la città più pericolosa della Gran Bretagna. Con una popolazione musulmana in forte crescita, cinque delle sue circoscrizioni elettorali presentano il più elevato livello di radicalizzazione e terrorismo del paese.

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La guerra culturale dell'islamismo si concentra sull'industria multimiliardaria della bellezza

di Shireen Qudosi  •  22 maggio 2017

  • L'obiettivo a lungo termine dei musulmani d'Occidente che sono contrari ai valori occidentali non è stato sostanzialmente pregiudicato da un panorama politico alterato perché essi sono passati a una nuova arena: la cultura.

  • "La moda è uno dei punti in cui possiamo iniziare questo cambiamento culturale nella società odierna per normalizzare l'hijab in America." Melanie Elturk, CEO di Haute Hijab.

  • La bella Nura Afia, come volto di una campagna pubblicitaria, riscuote un maggior gradimento rispetto a Nihad Awad del CAIR o alle difficoltà politiche dei Fratelli Musulmani. Il volto è cambiato, ma il messaggio è costante.

  • Ecco i due volti del pensiero islamista: uno che sottolinea il mito della religione di pace e un altro che bandisce in privato le voci dissidenti tacciandole di ignoranza, razzismo o intolleranza. Intanto, CoverGirl e altri brand che difendono l'hijab come un nuovo standard di bellezza ignorano l'origine davvero sgradevole dell'hijab.

Nella foto a sinistra, burkini con stampa a motivo cachemire di Marks & Spencer. Nella foto a destra, un abito della collezione "Abaya e Hijab" di Dolce & Gabbana.

Verso la fine del 2016, molti erano col fiato sospeso dopo le epocali elezioni presidenziali in cui gli americani hanno dovuto scegliere tra un'opzione (la Clinton) a favore dello status quo e un'altra (Trump) considerata foriera di una risoluta vittoria contro l'Islam radicale. Per molti musulmani c'era una terza opzione. Indipendentemente dalle mutevoli sorti elettorali, l'obiettivo a lungo termine dei musulmani d'Occidente contrari ai valori occidentali non è stato sostanzialmente pregiudicato da un panorama politico alterato perché essi sono passati a una nuova arena: la cultura.

Nel 2016, il marchio elitario di moda Dolce & Gabbana ha lanciato una collezione chiamata "Abaya e Hijab". Mesi dopo, la settimana della moda di New York – la New York Fashion Week – una mecca sartoriale, ha ospitato la prima passerella in cui i riflettori erano puntati su modelle che indossavano l'hijab.

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Europa: Nuove ondate di migranti
"Arriveranno ancora otto-dieci milioni di migranti"

di Soeren Kern  •  14 maggio 2017

  • "Ai fini dell'ordine pubblico e della sicurezza interna, devo semplicemente sapere chi entra nel nostro paese." – Il ministro dell'Interno austriaco Wolfgang Sobotka.

  • La Turchia sembra determinata a inondare l'Europa di migranti in ogni modo: con il consenso dell'Europa attraverso l'abolizione dei visti o senza il suo permesso, come punizione per non aver concesso la liberalizzazione dei visti.

  • I migranti che arrivano in Italia sono prevalentemente migranti economici in cerca di una vita migliore in Europa. I richiedenti asilo legittimi o i profughi in fuga dalle zone di guerra non sono che un'esigua minoranza.

  • Michael Møller, direttore generale della sede delle Nazioni Unite a Ginevra, ha detto che l'Europa deve prepararsi ad accogliere altri milioni di migranti dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente.

Nel febbraio 2016, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (a sinistra) ha minacciato di inviare milioni di migranti in Europa: "Possiamo aprire le porte verso la Grecia e la Bulgaria in ogni momento e mettere i rifugiati sui bus", egli ha detto al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker (a destra). (Fonte dell'immagine: Ufficio del presidente turco)

L'Unione Europea ha invitato i suoi Stati membri a eliminare nei prossimi sei mesi i controlli alle frontiere, che sono stati introdotti nel pieno della crisi migratoria nel settembre 2015.

Il ritorno alle frontiere aperte, che consentirebbe di viaggiare liberamente in tutta l'UE, arriva in un momento in cui il numero di migranti che attraversano il Mediterraneo continua a salire e le autorità turche minacciano sempre più di venire meno all'accordo raggiunto con Bruxelles che ha diminuito i flussi di migranti dalla Turchia all'Europa.

Secondo coloro che sono contrari a questa misura, la soppressione dei controlli alle frontiere potrebbe ora innescare un'altra crisi migratoria, più massiccia, incoraggiando l'arrivo in Europa di milioni di nuovi migranti dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente. E questa decisione potrebbe anche permettere ai jihadisti di attraversare inosservati le frontiere europee per compiere attacchi dove vogliono e quando vogliono.

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Francia: Emmanuel Macron, utile idiota dell'islamismo

di Yves Mamou  •  12 maggio 2017

  • Emmanuel Macron, un "utile infedele", non è un sostenitore del terrorismo o dell'islamismo. È molto peggio: non riesce neanche a vedere la minaccia.

  • L'articolo di Louizi forniva nomi e date, spiegando come il movimento politico di Macron sia stato ampiamente infiltrato da militanti dei Fratelli musulmani.

  • Macron è un dichiarato promotore dell'islamismo in Francia? È più politicamente corretto dire che è un "mondialista" e un "attivo promotore del multiculturalismo. Come tale, egli non considera l'islamismo una minaccia nazionale, perché, per lui, la nazione francese o, come egli ha detto, la cultura francese non esiste.

Emmanuel Macron (Fonte dell'immagine: Servizio europeo per l'azione esterna)

Durante la guerra fredda con l'Unione Sovietica, li chiamavano gli "utili idioti". Queste persone non erano membri del Partito comunista, ma lavoravano per esso, ne parlavano positivamente e condannavano le idee di Lenin e Stalin. Nel XXI secolo, il comunismo è scomparso, ma l'islamismo lo ha rimpiazzato come principale minaccia mondiale.

Come il comunismo, l'islamismo – o il totalitarismo islamico – colleziona i suoi "utili infedeli", proprio come il comunismo produceva i suoi utili idioti. C'è però un'importante differenza: nell'Unione Sovietica, gli utili idioti erano intellettuali. Ora, gli utili infedeli sono uomini politici, e uno di loro è stato appena eletto presidente della Repubblica francese.

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L'Europa si sta trasformando in un nuovo Afghanistan?

di Giulio Meotti  •  7 maggio 2017

  • "Quelli (i migranti) che vengono a cercare in Francia la libertà devono partecipare alla libertà. I migranti non sono venuti a cercare asilo in Arabia Saudita, ma in Germania. Perché? Per la sicurezza, la libertà, la prosperità", ha detto lo scrittore algerino Kamel Daoud. Ha ragione. Ma è il mainstream europeo che consente loro di trasformare il nostro paesaggio culturale in un altro Afghanistan.

  • L'Occidente un tempo era fiero di essere la terra dei liberi. I musei europei, invece, si stanno rapidamente adeguando alla correttezza islamica. La rassegna "Passion for Freedom", ospitata dalla galleria Mall di Londra, ha censurato i quadri di una famiglia di pupazzetti che popolano una valle incantata.

  • "Il Louvre dedicherà una nuova sezione al patrimonio artistico dei cristiani d'Oriente", aveva annunciato nel 2010 l'allora presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy. Ma il progetto è stato scartato dalla nuova gestione del museo, con l'approvazione del ministero della Cultura del presidente Hollande. Così oggi il Louvre ha una sezione dedicata all'arte islamica, ma niente sul Cristianesimo orientale.

L'opera coraggiosa dell'artista Mimsy, "L'Isis minaccia Sylvania", una satira della brutalità dello Stato islamico, è stata rimossa dalla galleria Mall di Londra, dopo che la polizia britannica l'ha definita "incendiaria" (Fonte dell'immagine: Mimsy)

Maastricht, nei Paesi Bassi, è la pittoresca città che ha dato il suo nome al celebre trattato firmato nel 1992 dai dodici paesi che allora erano membri della Comunità Europea e che ha spianato la strada all'istituzione dell'odierna Unione Europea e alla moneta unica, l'euro.

Maastricht ospita anche "Tefaf", la fiera di arte e antiquariato più importante del mondo. L'opera "Persepoli" dell'artista italiano Luca Pignatelli era già stata accettata dalla commissione che poi ne ha ordinato la rimozione. Il lavoro, realizzato nel 2016, consiste in un tappeto persiano sul quale è stata impressa una testa femminile. "Siamo tutti avviliti e senza parole", ha dichiarato Pignatelli, sottolineando che la sua creazione artistica aveva inizialmente suscitato l'entusiasmo della commissione. Nella motivazione ufficiale del rifiuto, la fiera ha definito "provocatoria" l'opera di Pignatelli.

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Geert Wilders e il suicidio dell'Europa

di Guy Millière  •  28 aprile 2017

  • Nessuno dei discorsi di Wilders incita alla violenza contro chiunque: la violenza che lo circonda è diretta soltanto contro di lui.

  • L'unica persona a parlare di questi problemi è Geert Wilders. I leader politici olandesi e la maggior parte dei giornalisti a quanto pare preferiscono dire che Geert Wilders è il problema; che se lui non ci fosse, questi problemi non esisterebbero.

  • Quello che i fautori di questa visione del mondo che colpevolizza l'Occidente "dimenticano" è che l'Islam ha oppresso a lungo l'Occidente: gli eserciti musulmani conquistarono la Persia, l'Impero bizantino cristiano, il Nord Africa e il Medio Oriente, la Spagna, la Grecia, l'Ungheria, la Serbia e i Balcani, e di fatto tutta l'Europa orientale. Gli eserciti musulmani furono una minaccia costante fino a quando le truppe predatrici ottomane non vennero definitivamente allontanate alle porte di Vienna nel 1683.

Nel 2004, il terrorista olandese di origine marocchina Mohammed Bouyeri (nella foto a sinistra) ha sparato al regista Theo van Gogh (nella foto a destra) e poi lo ha accoltellato e gli ha tagliato la gola.

Anche se il politico olandese Geert Wilders avesse vinto e se il Partito della Libertà (Pvv) da lui fondato undici anni fa fosse diventato il primo partito nel paese, Wilders non sarebbe stato in grado di diventare il capo del governo. I leader di tutti gli altri partiti politici hanno detto che avrebbero rifiutato qualsiasi alleanza con lui e fino a oggi mantengono questa posizione.

Per anni, i media mainstream olandesi hanno diffuso odio e calunnie contro Wilders per aver cercato di mettere in guardia il popolo olandese – e l'Europa – su ciò che il loro futuro sarà se non porranno fine alle loro attuali politiche in materia di immigrazione. In cambio, lo scorso dicembre, una corte di tre giudici lo ha dichiarato colpevole di "incitamento alla discriminazione". I quotidiani e i politici di tutta Europa lo descrivono continuamente come un uomo pericoloso e un sobillatore di destra. A volte lo chiamano "fascista".

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Palestinesi: Sciopero della fame o fumo negli occhi?

di Bassam Tawil  •  23 aprile 2017

  • È parte integrante della strategia palestinese volta a minare, isolare, delegittimare e distruggere Israele.

  • Non è solo il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas ad avere problemi. Anche Marwan Barghouti sa bene che non deve lavare i panni sporchi di Fatah in pubblico. E allora che cosa bisogna fare? Attuare la tradizionale tattica diversiva: dirigere la colpa verso Israele.

  • Privato dei suoi orpelli occidentali, lo "sciopero della fame" indetto da Barghouti è in realtà una lotta tra Abbas e un altro pretendente al trono di Fatah. E ancora una volta, viene incolpato Israele – lo Stato che presumibilmente "maltratta" i terroristi palestinesi incarcerati.

Lo sciopero della fame indetto dal terrorista palestinese Marwan Barghouti, (nella foto a sinistra), in carcere da 15 anni, è una protesta contro il presidente dell'Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas (nella foto a destra). I sostenitori di Barghouti accusano Abbas e i suoi fedelissimi di aver emarginato il leader di Fatah e di cercare di "seppellirlo".

I palestinesi hanno un'abitudine radicata di regolare i conti interni concentrando il loro malcontento e la violenza su Israele. Questa prassi è chiara a coloro che hanno seguito negli ultimi decenni gli sviluppi in ambito palestinese ed è parte integrante della strategia palestinese volta a minare, isolare, delegittimare e distruggere Israele.

Ma coloro che conoscono meno la cultura e le tattiche palestinesi hanno difficoltà a comprendere la mentalità palestinese. Le autorità di Washington, Londra, Parigi e di altre capitali occidentali raramente incontrano il palestinese medio, che rappresenta la voce autentica dei palestinesi.

Piuttosto, questi funzionari incontrano i politici e gli accademici palestinesi di Ramallah – gli "esperti" che in realtà non sono altro che truffatori. Questi palestinesi capiscono molto bene la mentalità occidentale e utilizzano questo per abbindolare i funzionari occidentali come vogliono.

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I consigli della sharia e gli abusi sessuali in Gran Bretagna

di Khadija Khan  •  20 aprile 2017

  • Per quanto questo sia terribile, c'è un lato ancora più oscuro della storia: in base alla legge della sharia, il secondo marito non ha l'obbligo di concedere alla moglie un divorzio veloce, cosa che gli permette di tenerla con sé come schiava sessuale per tutto il tempo che vorrà.

  • Se ci si chiede come questo possa concordare con la legge inglese, la risposta è che ciò è discordante.

  • La ong Muslim Women's Network che opera nel Regno Unito ha inviato una lettera aperta – con un centinaio di firme – al governo britannico e all'Home Affairs Select Committee chiedendo di fare luce sull'operato del Consiglio della Sharia per stabilire se le sue pratiche sono conformi alla legge inglese. Come risposta, il Consiglio della Sharia ha definito la lettera "islamofobica" e ha accusato Muslim Women's Network di essere un'organizzazione antimusulmana.

  • La legge inglese, non la sharia, è quella che tutela le singole persone e le coppie musulmane, come qualsiasi altro cittadino. Contrariamente a quanto dicono i difensori di questa farsa, la condizione delle donne musulmane dovrebbe essere considerata e trattata come una questione dei diritti umani.

Haitham al-Haddad è un giudice di un consiglio della sharia britannico e fa parte del Consiglio della sharia islamica. Per quanto riguarda la gestione dei casi di violenza domestica, egli ha detto in un'intervista: "A un uomo non si deve chiedere perché picchia la moglie, in quanto sono affari loro. Lasciateli in pace. Possono risolvere le questioni tra di loro". (Fonte dell'immagine: Channel 4 News video screenshot)

Lo scandalo più recente relativo allo sfruttamento sessuale delle donne musulmane da parte dei capi religiosi islamici del Regno Unito è un'ulteriore prova del modo in cui la Gran Bretagna distoglie lo sguardo dalle orribili pratiche perpetrate proprio sotto i suoi occhi.

Un'inchiesta della BBC sulla "halala" – una pratica che consente a una donna musulmana divorziata di risposare il proprio marito dopo essersi unita in matrimonio a un altro uomo, aver consumato l'unione e aver divorziato da quest'ultimo – ha rivelato che gli imam in Gran Bretagna non solo incoraggiano questa pratica, ma ne approfittano finanziariamente. Questa depravazione ha portato molte di queste donne a essere tenute in ostaggio, letteralmente e metaforicamente, dagli uomini pagati per diventare i loro secondi mariti.

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L'Islam, non il Cristianesimo, permea l'Europa

di Giulio Meotti  •  16 aprile 2017

  • I jihadisti sembrano condurre l'assalto contro le libertà e le democrazie laiche.

  • Il predicatore più importante dell'Islam sunnita, Yusuf al Qaradawi, ha dichiarato che arriverà il giorno in cui, come Costantinopoli, anche Roma sarà islamizzata.

  • L'Islam, non il Cristianesimo, ora permea il panorama e l'immaginario europeo.

Centinaia di musulmani impegnati in un una preghiera collettiva vicino al Colosseo, a Roma, il 21 ottobre 2016. (Fonte dell'immagine: Ruptly video screenshot)

Secondo Steve Bannon, il consigliere strategico del presidente americano Trump, "l'Occidente giudaico-cristiano è al collasso. Sta implodendo. E lo sta facendo sotto i nostri occhi. E il contraccolpo sarà terribile".

L'impotenza e la fragilità della nostra civiltà perseguitano anche molti europei.

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Londonistan: 423 nuove moschee e 500 chiese chiuse

di Giulio Meotti  •  9 aprile 2017

  • I multiculturalisti britannici alimentano il fondamentalismo islamico. I musulmani non hanno bisogno di diventare la maggioranza nel Regno Unito; hanno solo bisogno di islamizzare gradualmente le città più importanti. Il cambiamento è già in atto.

  • Molte personalità inglesi hanno aperto alla sharia. Uno dei più alti in grado fra i giudici britannici, Sir James Munby, ha detto che la cristianità non influenza più i tribunali e le corti devono essere multiculturali, che significa più islamiche. Rowan Williams, ex arcivescovo di Canterbury, e il presidente della Corte suprema, Lord Phillips, hanno affermato che il diritto inglese dovrebbe "inglobare" elementi della sharia.

  • La legge islamica avanza anche nelle università britanniche. Le linee guida delle università, "External speakers in higher education institutions", prevedono che "gruppi religiosi ortodossi" possano separare uomini e donne durante gli eventi. Alla Queen Mary University di Londra le donne hanno dovuto usare un ingresso separato e sono state costrette a sedersi in uno spazio in fondo alla sala, senza poter porre domande o alzare la mano, come a Riad o Teheran.

Il 6 luglio 2016, migliaia di musulmani hanno partecipato a una preghiera all'aperto a Birmingham, in Inghilterra. (Fonte dell'immagine: Ruptly video screenshot)

"Londra è più islamica di tanti paesi musulmani messi assieme", secondo Maulana Syed Raza Rizvi, uno dei predicatori che oggi guidano il "Londonistan", come la capitale inglese è stata definita dalla giornalista Melanie Phillips. No, Rizvi non è un estremista di destra. Il premio Nobel per la Letteratura Wole Soyinka è stato meno generoso, definendo il Regno Unito "una fogna per islamisti".

"I terroristi non sopportano il multiculturalismo londinese", ha detto il sindaco di Londra Sadiq Khan dopo il recente attacco terroristico letale a Westminster. È vero il contrario: i multiculturalisti britannici alimentano il fondamentalismo islamico. Soprattutto, il Londonistan, con le sue nuove 423 moschee, è costruito sulle tristi rovine del Cristianesimo inglese.

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Canada: Avviare l'islamizzazione!

di Judith Bergman  •  5 aprile 2017

  • La sindaca di Brampton, nell'Ontario, Linda Jeffrey, è sembrata essere noncurante degli appelli lanciati a Toronto per colpire gli ebrei.

  • Anche l'establishment politico non sembra preoccupato che gli imam dicano che il precetto islamico che considera lecito possedere schiave è ancora in vigore. Allo stesso tempo, le statistiche mostrano che quando si tratta di crimini d'odio, gli ebrei sono di gran lunga il gruppo maggiormente preso di mira.

  • Nessuno – né i media né i politici – si è preso la briga di chiedersi se esista una connessione significativa fra l'odio virulento nei confronti degli ebrei che viene predicato nelle moschee e il numero elevato di crimini motivati dall'odio contro gli ebrei. Piuttosto, l'intero parlamento canadese si preoccupa di condannare "l'islamofobia".

Ayman Elkasrawy, imam della moschea Masjid Toronto (nella foto, in prima fila, vestito di bianco), ha detto in un video: "...Uccidili uno ad uno e non risparmiare nessuno di loro. (...) Dacci la vittoria sul popolo dei miscredenti. (...) Concedi la vittoria all'Islam. (...) Purifica la Moschea di al-Aqsa dal sudiciume degli ebrei!" (Fonte dell'immagine: Video screenshot di Masjid Toronto attraverso The Rebel)

Nelle moschee canadesi, gli imam esortano da anni a uccidere gli "infedeli", soprattutto gli ebrei. Questo fermento sembra non aver avuto alcun impatto visibile sui parlamentari canadesi, a quanto pare troppo occupati con petizioni e mozioni che vietano la presunta "islamofobia".

Nel 2009, ad esempio, un imam della zona di Toronto, Said Rageah, all'Abu Huraira Centre, ha chiesto ad Allah di "distruggere" i nemici dell'Islam dall'interno e "maledire" gli "infedeli" ebrei e cristiani.

"Allah ci protegga dalla fitna [sedizione, tormento] di questa gente. Allah ci protegga dai piani malvagi di questa gente. Allah, distruggili dall'interno e non permettergli di alzare la testa", così pregava l'imam.

Nel 2012, Sheikh Abdulqani Mursal, imam della moschea Masjid Al Hikma di Toronto, ha precisato che gli ebrei sono destinati a essere uccisi dai musulmani. Citando le parole di un hadith, egli ha detto:

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Il Parlamento europeo censura la sua libertà di espressione

di Judith Bergman  •  3 aprile 2017

  • Il regolamento colpisce il cuore stesso della libertà di parola, vale a dire i politici eletti, ai quali la Corte europea dei diritti dell'uomo riconosce una speciale protezione. I membri del Parlamento europeo sono stati eletti per far sentire la voce dei loro elettori in seno alle istituzioni dell'Unione Europea.

  • Il regolamento può avere solo un effetto raggelante sulla libertà di parola nell'Europarlamento e forse si rivelerà un valido strumento nel tentativo di chiudere la bocca a quei deputati che non rispettano la narrazione politicamente corretta dell'Unione Europea.

  • Revocando l'immunità di Marine Le Pen, mentre quest'ultima corre per l'Eliseo, il Parlamento europeo invia il chiaro segnale che divulgare la lampante e orribile verità dei crimini commessi dall'Isis, anziché considerarlo un avvertimento su ciò che potrebbe presto accadere all'Europa, dovrebbe invece essere punito.

  • Quando avrà fine questo impulso chiaramente totalitario e chi lo fermerà?

Il presidente dell'Autorità palestinese Mahmous Abbas riceve una standing ovation al Parlamento europeo a Bruxelles, il 23 giugno 2016, dopo aver sostenuto falsamente nel suo discorso che i rabbini israeliani chiedono di avvelenare le acque palestinesi. Abbas ha in seguito ritrattato e ammesso che la sua accusa era falsa. (Fonte dell'immagine: Parlamento europeo)

Il Parlamento europeo ha introdotto una nuova norma procedurale, che consente a un presidente di seduta di interrompere la trasmissione in diretta dell'intervento di un parlamentare "in caso di linguaggio o comportamento diffamatorio, razzista o xenofobo da parte di un deputato". Inoltre, il presidente dell'Europarlamento può anche "decidere di eliminare dalla registrazione audiovisiva delle discussioni le parti di un intervento di un deputato che contengono un linguaggio diffamatorio, razzista o xenofobo".

Nessuno, però, si è preoccupato di definire ciò che costituisce un "linguaggio o comportamento diffamatorio, razzista o xenofobo". Questa omissione implica che il presidente di seduta è libero di decidere, senza linee guida o criteri oggettivi, se gli interventi degli eurodeputati siano "diffamatori, razzisti o xenofobi". La sanzione per i trasgressori potrebbe arrivare a circa 9.000 euro.

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Elezioni francesi: Rivoluzione populista o status quo?

di Soeren Kern  •  29 marzo 2017

  • "Se la bolla Macron non scoppierà, questo potrebbe significare il riallineamento, non solo della politica francese, ma della politica occidentale in generale, passando dalla divisione tra destra e sinistra, che ha definito la politica occidentale a partire dalla Rivoluzione francese, a una divisione tra il popolo e le élites." – Pascal-Emmanuel Gobry, analista politico francese.

  • "Questa divisione non è più tra destra e sinistra, ma tra patrioti e globalisti." – Marine Le Pen, candidata alle presidenziali francesi.

Nella campagna presidenziale francese in corso, Marine Le Pen (nella foto a destra) è la candidata anti-sistema del cambiamento ed Emmanuel Macron (nella foto a sinistra) è il candidato pro-sistema dello status quo. (Fonte dell'immagine: LCI video screenshot)

La corsa alle elezioni presidenziali francesi è partita ufficialmente il 18 marzo, quando il Consiglio costituzionale ha annunciato che saranno undici i candidati che si contenderanno la poltrona più alta di Francia.

Le presidenziali francesi sono seguite con attenzione nel paese e altrove come un segnale del malcontento popolare nei confronti dei partiti tradizione e dell'Unione Europea, come pure per il multiculturalismo e la persistente migrazione di massa dal mondo musulmano.

Il primo turno delle elezioni si terrà il 23 aprile. Se nessun candidato otterrà la maggioranza assoluta, i primi due vincitori si sfideranno al ballottaggio del 7 maggio.

Se si tenessero oggi le elezioni, il candidato indipendente "progressista" Emmanuel Macron, che non ha mai ricoperto alcuna carica elettiva, sarebbe il prossimo presidente della Francia, secondo diversi sondaggi di opinione.

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Palestinesi: notizie false e "fatti alternativi"

di Bassam Tawil  •  24 marzo 2017

  • Non mancano i siti di notizie palestinesi e arabi che pubblicano bufale, propaganda, bugie e disinformazione spacciate per notizie reali. Molti arabi e palestinesi ritengono che questo ciarpame sia informazione basata sui fatti.

  • Questa è una forma di incitamento alla quale l'Occidente è sordo, soprattutto perché i giornalisti che lavorano per i media mainstream occidentali non vogliono capire ciò che viene detto in arabo o anche in inglese.

  • Si pensava che le calunnie del sangue contro gli ebrei facessero parte del triste passato. Non è così. Che scopo hanno queste notizie? Fornire scuse per l'uccisione degli ebrei.

  • Un'altra "nuova" calunnia del sangue che i palestinesi hanno diffuso contro Israele è quella secondo cui gli israeliani stanno inondando le comunità palestinesi di sostanze stupefacenti per propagare la corruzione morale e distruggere la salute dei palestinesi. Questa menzogna aiuta i palestinesi a non assumersi alcuna responsabilità in merito al traffico di droga in Cisgiordania e a Gaza, proveniente dalla Giordania e dall'Egitto.

  • Questo lascia aperti alcuni interrogativi: dov'è la denuncia da parte delle comunità internazionale delle menzogne che fomentano l'uccisione degli ebrei per mano palestinese? E ancora: la comunità internazionale, ancora una volta nella storia, non riuscirà a dire la verità sull'uccisione degli ebrei?

Uno dopo l'altro, i giovani palestinesi continuano a compiere attacchi terroristici contro gli ebrei. Perché? Potremmo cominciare dall'inizio: la campagna di istigazione, indottrinamento e menzogne che i media palestinesi hanno intrapreso contro Israele. Questa campagna ha avvelenato i cuori e le menti di milioni di arabi e musulmani. E allora, non dovrebbe affatto sorprendere che i giovani palestinesi avvelenati afferrino un'arma e decidano di compiere il lavoro letale che gli hanno insegnato ad apprezzare.

L'istigazione contro Israele può essere anche molto sottile. Chi inietta il veleno non sempre invita direttamente i palestinesi ad andare a uccidere gli ebrei. Ad esempio, è sufficiente dire ai palestinesi che gli ebrei "contaminano con i loro piedi sporchi" i luoghi santi dell'Islam, per indurre un palestinese ad andare a uccidere un ebreo.

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La spirale di morte della Francia

di Guy Millière  •  22 marzo 2017

  • Nel 1990, fu approvata la "legge Gayssot" che stabiliva che "ogni tipo di discriminazione fondata sull'appartenenza a un'etnia, nazione, razza o religione è proibita". Da allora, questa legge è stata utilizzata per criminalizzare ogni critica della delinquenza araba e africana, ogni questione sull'immigrazione proveniente dal mondo musulmano, ogni analisti negativa dell'Islam. Molti scrittori sono stati condannati al pagamento di un'ammenda e la maggior parte dei libri "politicamente corretti" su questo argomento sono scomparsi dalle librerie.

  • Il governo francese ha chiesto ai media di rispettare la "legge Gayssot" e che i libri di testo di storia fossero riscritti per includere capitoli sui crimini commessi dall'Occidente contro i musulmani e sul "contributo essenziale" reso dall'Islam all'umanità. Tutti i manuali di storia sono "islamicamente corretti".

  • Negli ospedali, i musulmani chiedono con insistenza di essere curati solo da medici musulmani e pretendono che le loro mogli vengano visitate da medici uomini.

Parigi, 13 febbraio 2017. I poliziotti controllano la rimozione di un'auto, che è stata distrutta dai rivoltosi in una banlieu. (Fonte dell'immagine: Ruptly video screenshot)

2 febbraio 2017: Una "no-go zone" nella banlieu est di Parigi. Una pattuglia della polizia sente delle urla e decide di intervenire. Un ragazzo insulta gli agenti, che decidono di arrestarlo. Il giovane li colpisce e inizia una colluttazione. Il ragazzo accusa un poliziotto di averlo violentato con un manganello. Una veloce indagine della polizia stabilisce che il giovane non è stato stuprato. Ma è troppo tardi. È iniziato un processo tossico.

Senza aspettare altre prove, il ministro dell'Interno francese afferma che i poliziotti si sono "comportati male". E aggiunge che "la cattiva condotta della polizia deve essere condannata". Il presidente francese François Hollande si reca all'ospedale per esprimere il suo sostegno al giovane e dice che si è comportato "in modo dignitoso e responsabile". Il giorno dopo, viene organizzata una manifestazione di protesta contro la polizia. La marcia si trasforma in una rivolta.

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