Analisi e articoli più recenti

Il terrorismo endogeno della Francia

di Giulio Meotti  •  15 ottobre 2019

  • La polizia francese che indagava su una donna sospettata di avere legami con l'ISIS ha scoperto una chiavetta USB che conteneva i dati personali, compresi gli indirizzi di casa di migliaia di poliziotti francesi. Chi ha fornito tali informazioni?

  • "Per strada, donne velate e uomini che indossano djellaba sono di fatto propaganda, un'islamizzazione della strada, proprio come le uniformi di un esercito di occupazione ricordano la sconfitta della loro sottomissione." – Il giornalista francese Eric Zemmour, 28 settembre 2019.

  • Le Monde, il più prestigioso quotidiano francese, dopo il recente attacco ha pubblicato un editoriale che accusa il paese di "maccartismo islamofobo". Harpon, il terrorista che ha ucciso i suoi colleghi al quartier generale della polizia, sarebbe stato d'accordo.

  • Il problema risiede nel fatto che la Francia è da anni in uno stato di negazione della proliferazione dell'Islam radicale.

I poliziotti bloccano una strada nei pressi del quartier generale della polizia dopo l'uccisione nell'edificio di quattro agenti per mano di un terrorista, il 3 ottobre 2019. (Foto di Marc Piasecki/Getty Images)

Questa volta, il terrorista non ha usato armi da fuoco: le sue vittime non erano bambini disarmati, vignettisti, o ebrei, ma poliziotti.

Anche il luogo dell'attacco del 3 ottobre è stato sorprendente: "L'interno del quartier generale della polizia di Parigi dovrebbe essere un bastione: è il simbolo dell'ordine pubblico in Francia e della lotta anti-jihadista che è stato scosso", ha detto a Le Figaro lo studioso francese Gilles Kepel.

"Noi siamo entrati in [un terrorismo] (...) che si fabbrica in Francia (...) con un mix di sermoni del venerdì pronunciati da imam estremisti, di social network e di strumentalizzazione di individui fragili. Si tratta di creare un nuovo panico nella società prendendo di mira luoghi emblematici. (...) L'attacco è un importante punto di svolta nel terrorismo islamista".

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La Turchia inonda l'Europa di migranti

di Soeren Kern  •  14 ottobre 2019

  • Il governo greco ha dichiarato che il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan controlla personalmente i flussi migratori verso la Grecia e li attiva e disattiva per spillare più denaro e ottenere altre concessioni politiche dall'Unione Europea. Negli ultimi mesi, il governo turco ha ripetutamente minacciato di spalancare le porte all'immigrazione di massa verso la Grecia e, per estensione, verso il resto dell'Europa.

  • "Se [l'Unione Europea] non ci fornirà l'aiuto necessario in questo conflitto, allora non saremo in grado di fermare i 3,5 milioni di profughi dalla Siria e altre due milioni di persone che raggiungeranno i nostri confini da Idlib." – Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

  • "Se aprissimo le porte, nessun governo europeo sarebbe in grado di sopravvivere per più di sei mesi. Consigliamo loro di non mettere alla prova la nostra pazienza." – Il ministro degli Interni turco Süleyman Soylu.

  • Più di sei milioni di migranti sono in attesa nei paesi del Mediterraneo di raggiungere l'Europa, secondo un rapporto riservato del governo tedesco trapelato e finito sulle pagine del quotidiano tedesco Bild. (...) Più di tre milioni attendono già in Turchia.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e altri membri del suo governo hanno ripetutamente minacciato di inondare l'Europa di migranti. Il 5 settembre, Erdoğan ha dichiarato che la Turchia intende rimpatriare un milione di migranti siriani e di ricollocarli in una "zona di sicurezza" nel nord della Siria e ha minacciato di riaprire la rotta dei migranti verso l'Europa, se non riceverà un adeguato sostegno internazionale al piano. "O questo accade o altrimenti dovremo aprire le porte", egli ha affermato. Nella foto: Erdoğan parla alle Nazioni Unite, il 24 settembre 2019. (Foto di Stephanie Keith/Getty Images)

La Grecia è tornata ad essere "l'epicentro" della crisi migratoria europea. Più di 40 mila migranti sono arrivati in Grecia durante i primi nove mesi del 2019 e più della metà di questi è giunta negli ultimi tre mesi, secondo i nuovi dati raccolti dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

L'impennata di arrivi in Grecia nel terzo trimestre del 2019 – 5.903 arrivi registrati a giugno; 9.341 ad agosto e 10.294 a settembre – è coincisa con le reiterate minacce da parte del presidente turco Erdoğan e di altri membri del suo governo di inondare l'Europa di migranti musulmani.

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Le donne iraniane lottano per la libertà

di Uzay Bulut  •  10 ottobre 2019

  • "Le autorità della Repubblica islamica affermano che 'l'hijab obbligatorio' è sancito dalla legge, che deve essere osservata. Tuttavia, le cattive leggi devono essere contestate e modificate." – Masih Alinejad, giornalista e attivista irano-americana.

  • "La legge religiosa che il governo ha imposto dopo la rivoluzione del 1979 è alla base di questa tirannia. In Iran, le donne sono cittadine di seconda classe ed essenzialmente schiave. La comunità internazionale deve avere il coraggio di delegittimare la legge religiosa e di denunciare la sua natura tirannica. Proprio come il mondo libero ha delegittimato il comunismo durante la guerra fredda, dovrebbe fare lo stesso con la legge religiosa." – Nasrin Mohammadi in un'intervista al Gatestone Institute. Nasrin Mohammadi è autrice di Ideas and Lashes: The Prison Diary of Akbar Mohammadi, un libro sulle torture e la morte in carcere di suo fratello.

  • "La comunità internazionale dovrebbe anche concentrarsi sull'Iran, e combattere per porre fine a quel regime e ad altri governi simili in tutto il mondo. L'Iran è esemplificativo, perché si tratta di un regime corrotto, in cui la religione è usata come pretesto per sottrarre denaro e potere alla popolazione." – Nasrin Mohammadi.

  • "Ma noi abbiamo bisogno del sostegno della comunità internazionale per sollevare tale questione con le autorità iraniane e agire." – Masih Alinejad.

Tre donne iraniane detenute nella famigerata prigione di Qarchak, a Teheran, sono state di recente condannate a più di dieci anni di carcere. Il loro "crimine"? Non aver indossato il velo, sfidando così il codice di abbigliamento del paese. Nella foto: Una poliziotta iraniana (a sinistra) ammonisce – il 22 aprile 2007, a Teheran – una donna in merito agli abiti indossati e ai capelli al vento, durante una campagna di repressione lanciata dalle autorità per imporre il codice di abbigliamento del regime. (Foto di Majid Saeedi/Getty Images)

Tre donne iraniane detenute nella famigerata prigione di Qarchak, a Teheran, sono state di recente condannate a più di dieci anni di carcere. Il loro "crimine"? Non aver indossato il velo, sfidando così il codice di abbigliamento islamico del paese.

Le donne erano state arrestate dopo che un video messo online in occasione della Giornata internazionale delle donne era diventato virale. Nella clip, si vedono le tre donne senza velo mentre distribuiscono fiori alle passeggere della metropolitana di Teheran.

"Verrà il giorno in cui le donne non saranno costrette a lottare", afferma una di loro, mentre un'altra esprime la speranza che in futuro le donne che indossano l'hijab saranno in grado di camminare fianco a fianco delle donne che decidono di non indossarlo.

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Sogni europei contro migrazione di massa

di Giulio Meotti  •  6 ottobre 2019

  • Purtroppo, la mentalità europea rifiuta di affrontare la realtà, come se la sfida fosse troppo difficile da affrontare.

  • "Si è tenuta la conferenza sul tema 'Pensare l'Europa' (...) Lì, mi ha infastidito sentire Tariq Ramadan parlare di Europa come di Dar al-Shahada ossia "casa della testimonianza di fede islamica". Il pubblico presente era allarmato, ma non ha compreso il messaggio della percezione dell'Europa (...) come parte della casa dell'Islam. Se l'Europa non è più percepita come Dar a-Harb/casa della guerra, ma come parte della casa pacifica dell'Islam, allora non è un segno di moderazione, come qualcuno erroneamente pensa: è la mentalità di un'islamizzazione dell'Europa." – Bassam Tibi, professore emerito di Relazioni internazionali, presso l'Università di Göttingen.

  • È una falsa idea marxista tra i giovani qui in Europa che se hai successo e sei tranquillo non può che essere a scapito dell'umanità: "Se io vinco, qualcun altro deve perdere". Non sembra esserci alcun concetto della "vittoria per tutti". – "Se io vinco, anche voi potete vincere: tutti possono vincere!" che è alla base dell'economia libera e ha permesso a gran parte del mondo di uscire dalla povertà in modo così spettacolare.

Il prezzo del relativismo culturale è diventato penosamente visibile in Europa. La disintegrazione degli Stati-nazione è ora una possibilità reale. Il multiculturalismo – costruito su un background di declino demografico, di massiccia scristianizzazione e di auto-ripudio culturale – non è altro che una fase di transizione che rischia di portare alla frammentazione dell'Occidente. (Fonte dell'immagine: iStock)

L'Europa si presenta come l'avanguardia dell'unificazione dell'umanità. Di conseguenza, le radici culturali dell'Europa sono state messe a rischio. Secondo Pierre Manent, un illustre politologo francese e docente presso la l'École des hautes études en sciences sociales di Parigi:

"L'orgoglio europeo o l'autocoscienza europea dipendono dal rifiuto della storia europea e della civiltà europea! Non vogliamo avere nulla a che fare con le radici cristiane e vogliamo assolutamente essere perfettamente accoglienti con l'Islam".

Manent ha consegnato queste parole al mensile francese Causeur. Ha citato come esempio la Turchia:

"Era molto chiaro che non solo il carattere massicciamente islamico (anche prima di Erdogan) non era un ostacolo ma una sorta di motivo, una ragione per far entrare la Turchia. Alla fine sarebbe stata la prova definitiva che l'Europa si era liberata dalla dipendenza cristiana"

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Perché gli arabi odiano i palestinesi

di Khaled Abu Toameh  •  2 ottobre 2019

  • Non si possono bruciare le foto del principe ereditario saudita e poi precipitarsi il giorno dopo a Riad a elemosinare denaro. Non si possono urlare slogan contro il presidente egiziano e poi recarsi l'indomani al Cairo in cerca di sostegno politico.

  • Sorprendentemente, Turki al-Hamad, uno scrittore saudita, ha fatto ciò che alcuni paesi occidentali si rifiutano di fare: ha osato condannare Hamas e altri gruppi che operano a Gaza per aver lanciato razzi verso Israele.

  • "I palestinesi sono una calamità per chiunque li accolga. La Giordania li ha accolti, e c'è stato il "settembre nero"; il Libano li ha accolti e c'è stata una guerra civile; anche il Kuwait li ha accolti e si sono trasformati in soldati di Saddam Hussein. Ora utilizzano i loro podi per maledirci." – Mohammed al-Shaikh, scrittore saudita, RT Arabic, 14 agosto 2019.

  • Molte persone nei paesi arabi ora affermano che è giunto il momento per i palestinesi di iniziare a pensare ai loro interessi e ad un futuro migliore per i loro figli. (...) Gli arabi sembrano dire ai palestinesi: "Noi vogliamo andare avanti, ma se voi desiderate continuare a regredire, siete liberi di farlo!"

Lo scrittore saudita Mohammed al-Shaikh ha chiesto di vietare ai palestinesi di fare l'hajj, il pellegrinaggio alla Mecca, dopo la comparsa di un video girato durante l'ultimo hajj, in cui si vedono i palestinesi che sventolano le loro bandiere e scandiscono: "Con il nostro sangue, con la nostra anima, noi ti redimiamo, Moschea di al-Aqsa!" L'Arabia Saudita ha delle regole severe che vietano le attività politiche durante l'hajj. Nella foto: I pellegrinaggi dell'hajj dentro e intorno alla Grande Moschea della Mecca – e sul tetto, durante la preghiera della notte. (Fonte dell'immagine: Al Jazeera / Wikimedia Commons)

È vero? E se lo fosse, perché? Purtroppo, i palestinesi si sono guadagnati la triste fama di traditori dei loro fratelli arabi, pugnalandoli perfino alle spalle. I palestinesi, ad esempio, hanno appoggiato l'invasione del Kuwait perpetrata da Saddam Hussein nel 1990, sebbene questo paese del Golfo e i suoi vicini dessero annualmente ai palestinesi decine di milioni di dollari in aiuti.

Un numero crescente di arabi, in particolar modo quelli che vivono negli Stati del Golfo, definisce sleale il comportamento tenuto dai palestinesi negli ultimi anni.

Tuttavia, negli scorsi mesi, le critiche mosse dagli arabi nei confronti dei palestinesi si sono intensificate, tanto da parte dei mezzi di informazione tradizionali quanto dei social media, e talvolta sono diventate sgradevoli.

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Cosa si prospetta nel futuro della Turchia? Le armi nucleari!

di Burak Bekdil  •  29 settembre 2019

  • Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ora vuole fare della Turchia uno stato canaglia dotato di armi nucleari.

  • Per diversi decenni, la Turchia, essendo un fedele alleato della NATO, è stata considerata la custode di fiducia di alcuni arsenali nucleari statunitensi. All'inizio degli anni Sessanta, gli Stati Uniti iniziarono a stoccare testate nucleari nelle quattro principali basi aeree dell'esercito turco.

  • Attualmente, le testate atomiche stivate nella base aerea turca di Incirlik sono ancora a disposizione delle forze armate statunitensi, ai sensi di uno speciale trattato tra Stati Uniti e Turchia. Tale trattato prevede che la Turchia ospiti armi nucleari americane. Secondo il protocollo di lancio, tuttavia, Washington e Ankara devono fornire il loro consenso a qualsiasi uso di armi nucleari presenti nella base aerea militare di Incirlik.

  • Se la Turchia avviasse apertamente o meno un programma nucleare – come pare voglia fare Erdoğan – la mossa potrebbe avere un effetto domino nella regione. Gli avversari regionali della Turchia sarebbero allarmati, e Arabia Saudita, Egitto, Siria e Grecia potrebbero essere indotti a lanciare i loro programmi nucleari. Erdoğan non dovrebbe avere la possibilità di possedere armi nucleari.

Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ora vuole fare della Turchia uno stato canaglia dotato di armi nucleari. (Foto di Getty Images)

Durante i 17 anni di governo della Turchia, paese membro della NATO, il presidente Recep Tayyip Erdoğan, l'uomo forte islamista, ha di rado perso l'occasione di trasformare furtivamente l'establishment secolare e filo-occidentale di Mustafa Kemal Atatürk, in uno stato canaglia ostile agli interessi occidentali. Erdoğan ora vuole fare della Turchia uno stato canaglia dotato di armi nucleari.

"Dicono che non possiamo avere missili con testate nucleari, anche se alcuni li hanno. Questo non posso accettarlo", ha dichiarato Erdoğan in un discorso del 4 settembre, immemore strategicamente che la Turchia ha firmato nel 1980 il Trattato di non-proliferazione nucleare. In altre parole, il leader eletto della Turchia afferma pubblicamente che intende violare un trattato internazionale sottoscritto dal suo paese. La Turchia è inoltre firmataria del Trattato sulla messa al bando totale dei test nucleari del 1996, che vieta tutte le esplosioni nucleari, per qualsiasi scopo.

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Svezia: Mascherare l'antisemitismo?

di Nima Gholam Ali Pour  •  14 settembre 2019

  • Finora, a Malmö è stato evidentemente ammissibile che i politici socialdemocratici esprimessero opinioni antisemite. Anche se il partito si è detto rammaricato per gli episodi, nessuno ha dovuto rassegnare le dimissioni a causa di quanto accaduto.

  • La memoria della Shoah non dovrebbe ridursi a un'operazione pubblicitaria per coprire i governanti di Malmö. Commemorare la Shoah significa contrastare chiaramente le premesse che la generarono: la normalizzazione dell'antisemitismo.

  • E a questa normalizzazione dell'antisemitismo hanno contribuito i Democratici svedesi e altri partiti socialdemocratici in Europa – come il Partito Laburista britannico di Jeremy Corbyn.

Malmö, la terza città più grande della Svezia, è diventata famosa per il suo vivace antisemitismo e non è chiaro se i socialdemocratici abbiano davvero la volontà politica o morale di contrastarlo. Nella foto: il Municipio di Malmö. (Fonte dell'immagine: Hajotthu/Wikimedia Commons)

Malmö, la terza città più grande della Svezia, è diventata famosa per il suo vivace antisemitismo. Di conseguenza, non dovrebbe sorprendere che numerosi ebrei non si sentano al sicuro. Rendendo l'antisemitismo ancor più problematico, non è chiaro se i socialdemocratici al potere abbiano davvero la volontà politica o morale di contrastarlo.

L'ex sindaco di Malmö, Ilmar Reepalu, è stato più volte accusato di esprimere sentimenti antisemiti. Anche altri politici socialdemocratici di spicco, come Adrian Kaba, in passato hanno diffuso teorie cospirazioniste antisemite. Quest'anno, la federazione giovanile dei Democratici svedesi di Malmö ha partecipato alla manifestazione del Primo maggio in occasione della Giornata internazionale dei lavoratori, scandendo slogan del tipo: "Distruggiamo il sionismo!".

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La politica estera filo-iraniana e anti-israeliana della Germania

di Soeren Kern  •  11 settembre 2019

  • La Germania, in effetti, è stata decisamente ostile a Israele negli ultimi anni. (...) La Germania continua a erogare annualmente milioni di euro a organizzazioni che promuovono il movimento anti-israeliano (per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) BDS e le campagne "legali", l'antisionismo, l'antisemitismo e la violenza, secondo NGO Monitor.

  • Nel 2008, la cancelliera tedesca Angela Merkel dichiarò che la sicurezza di Israele "non è negoziabile" e, nel 2018, il ministro degli Esteri Heiko Maas disse di essere entrato in politica "a causa di Auschwitz". In pratica, tuttavia, la Germania sembra costantemente dare priorità alle sue relazioni con i nemici di Israele.

  • Instex, un'iniziativa del ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, consentirebbe il commercio europeo con l'Iran nonostante le sanzioni statunitensi. Agevolerebbe un sistema di scambio con l'Iran basato sul baratto di prodotti farmaceutici e alimentari, ma Teheran ha ribadito più volte che Instex deve includere il commercio del petrolio affinché il meccanismo abbia un senso economico.

La Germania è stata decisamente ostile a Israele negli ultimi anni. Nel maggio del 2016, la Germania approvò una risoluzione delle Nazioni Unite particolarmente deplorevole che indicava Israele, in occasione dell'Assemblea annuale dell'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), come unico violatore mondiale della "salute mentale, fisica e ambientale". Il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier si è ingraziato il regime iraniano e altri nemici di Israele. Nella foto: il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif incontra Steinmeier (all'epoca ministro degli Esteri tedesco) a Teheran, il 3 febbraio 2016. (Fonte dell'immagine: Tasnim/Wikimedia Commons)

Un alto diplomatico tedesco incaricato di guidare un sistema dell'UE che prevede una sorta di baratto che consentirebbe alle aziende europee di eludere sanzioni statunitensi all'Iran si è dimesso dopo aver rilasciato un'intervista in cui criticava l'esistenza di Israele ed elogiava il programma di sviluppo di missili balistici di Teheran.

L'episodio – l'ultimo di una serie di eventi che hanno messo a nudo il fondamento anti-israeliano della politica estera tedesca – è un'imbarazzante battuta d'arresto per il governo tedesco e complicherà i suoi sforzi per salvare l'accordo sul nucleare iraniano.

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Uccidere la libertà di espressione in Francia, in Germania e su Internet

di Judith Bergman  •  8 settembre 2019

  • All'inizio di luglio, l'Assemblea nazionale francese ha approvato un disegno di legge per contrastare l'odio online. La disposizione prevede che le piattaforme dei social media hanno 24 ore di tempo per rimuovere "i contenuti di incitamento all'odio" o rischiano multe fino al 4 per cento delle loro entrate globali. Il disegno di legge è andato al Senato francese e potrebbe diventate legge dopo la pausa estiva del parlamento. In tal caso, la Francia sarà il secondo paese in Europa dopo la Germania ad approvare una legge che obbliga una società di social media a censurare i propri utenti per conto dello Stato.

  • Il fatto di sapere che un semplice post su Facebook potrebbe finire davanti a un giudice in un'aula di tribunale molto probabilmente metterà un freno decisivo al desiderio di chiunque di esprimersi liberamente.

  • Se l'accordo di Facebook con la Francia viene reiterato da altri paesi europei, tutto ciò che resta della libertà di espressione in Europa, soprattutto su Internet, rischia di prosciugarsi rapidamente.

  • Mentre Facebook afferma con entusiasmo di combattere l'odio online, e si arroga la pretesa di aver rimosso dalla propria piattaforma milioni di pezzi dai contenuti terroristici, secondo un recente articolo del Daily Beast, 105 post di alcuni dei più noti terroristi di al-Qaeda sono ancora pubblicati su Facebook e YouTube.

A maggio, la Francia ha auspicato una maggiore vigilanza di Facebook da parte del governo. Ora Fb ha accettato di consegnare ai giudici francesi i dati identificativi degli utenti francesi sospettati di incitamento all'odio sulla sua piattaforma, secondo il segretario di Stato francese per il Digitale, Cédric O.

In precedenza, stando a un report della Reuters, "Facebook aveva evitato di consegnare i dati identificativi di persone sospettate di incitamento all'odio perché non era costretto a farlo in base alle convenzioni giuridiche tra Francia e Stati Uniti e perché si preoccupava del fatto che paesi senza un potere giudiziario indipendente potessero abusarne". Finora, ha osservato la Reuters, Facebook non solo ha cooperato con la magistratura francese in merito a questioni relative ad attacchi terroristici e ad azioni violente trasferendo gli indirizzi IP e altri dati identificativi di persone sospette ai giudici francesi che ne avevano fatto richiesta formale.

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Palestinesi: Perché permettere ai fatti di interferire?

di Bassam Tawil  •  7 settembre 2019

  • Per quale motivo è opportuno menzionare i dettagli sulla città natale di Rina Shnerb e sulla sua età? Perché i media palestinesi sono di nuovo impegnati in una campagna di menzogne per giustificare l'attacco terroristico e l'uccisione di un'innocente adolescente ebrea.

  • I media palestinesi, tuttavia, non si sentono a proprio agio nel riportare i fatti in merito all'attacco terroristico. Agli occhi dei nuovi giornalisti e direttori di giornali palestinesi, Rina era una "colona" e una "soldatessa". Usando tali termini, i palestinesi cercano di dare l'impressione che la giovane non fosse un'innocente teenager, ma un'ebrea che viveva in un insediamento e prestava servizio nell'IDF.

  • Infine, è importante osservare che molti organi d'informazione e funzionari palestinesi continuano a parlare di Israele come di "Palestina occupata". Non ravvisano nessuna differenza tra un ebreo che vive in Cisgiordania e uno che vive in Israele. Per loro, tutti gli ebrei sono coloni e colonizzatori, e tutte le città israeliane – Tel Aviv, Haifa, Ashkelon, Ashdod, Eilat e Lod, la città natale di Rina – sono "occupate". Di fatto, agli occhi dei palestinesi, tutto Israele è "occupato" ed è un "insediamento".

  • Quando, il 25 agosto scorso, i terroristi palestinesi hanno lanciato tre razzi da Gaza verso Sderot, i media palestinesi hanno detto che Sderot è un "insediamento". Nel caso in cui qualcuno avesse dei dubbi, Sderot è una città israeliana nel deserto del Negev, e non un "insediamento". Utilizzando il termine "insediamento", i palestinesi cercano ancora di dare l'impressione che una città è un bersaglio legittimo per gli attacchi missilistici perché è un "insediamento illegale".

Per quale motivo è opportuno menzionare i dettagli sulla città natale di Rina Shnerb e sulla sua età? Perché i media palestinesi sono di nuovo impegnati in una campagna di menzogne per giustificare l'attacco terroristico e l'uccisione di un'innocente adolescente ebrea. Nella foto: Rina Shnerb, che è stata uccisa in un attentato terroristico, il 23 agosto scorso. (Foto per gentile concessione della famiglia della vittima)

Rina Shnerb, la 17enne che è stata uccisa in un attacco terroristico palestinese in Cisgiordania, il 23 agosto scorso, era nata e cresciuta nella città israeliana di Lod. Non aveva mai vissuto in un insediamento in Cisgiordania. Inoltre, non aveva mai prestato servizio nelle Forze di difesa israeliane (Idf) né in qualsiasi agenzia di sicurezza, perché era troppo giovane per essere reclutata per il servizio militare.

Rina è rimasta uccisa nell'esplosione di una bomba mentre lei e i suoi familiari stavano visitando la famosa sorgente naturale di Ein Buvin, nei pressi della città cisgiordana di Ramallah. Suo padre, Eitan, e suo fratello, Dvir, sono rimasti feriti.

Per quale motivo è opportuno menzionare i dettagli sulla città natale di Rina Shnerb e sulla sua età? Perché i media palestinesi sono di nuovo impegnati in una campagna di menzogne per giustificare l'attacco terroristico e l'uccisione di un'innocente adolescente ebrea.

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Israele deve affrontare una pericolosa escalation nella sua guerra per procura con l'Iran

di Con Coughlin  •  2 settembre 2019

  • Il fatto che Israele abbia ritenuto necessario attaccare obiettivi così lontani dalla sua tradizionale area di operazioni militari vicino ai suoi confini immediati è indice dell'allarmante escalation che ha avuto luogo negli ultimi mesi nella minaccia che l'Iran pone alla sicurezza israeliana.

  • All'inizio di questa settimana, in Libano, secondo quanto riportato, un drone israeliano ha bombardato una base palestinese che si dice sia finanziata dall'Iran. È stato inoltre riferito che aerei da combattimento israeliani hanno bombardato basi militari iraniane, alla periferia della capitale siriana Damasco.

  • La sola idea che Washington possa sedersi con gli iraniani in un momento in cui questi ultimi continuano a minacciare la sicurezza del suo più stretto alleato in Medio Oriente è inconcepibile.

Israele è responsabile del recente attacco alla base militare iraniana in Iraq, che è stata utilizzata per assemblare missili a medio raggio in grado di colpire obiettivi in Israele. La minaccia è stata ritenuta talmente grave che alti ufficiali israeliani hanno deciso di lanciare un audace raid aereo che ha reso necessario che i cacciabombardieri F-35 penetrassero nello spazio aereo saudita per raggiungere il loro obiettivo. (Fonte dell'immagine: Aereonautica militare israeliana/Wikimedia Commons)

La recente conferma da parte di funzionari militari statunitensi che caccia israeliani sono responsabili del recente attacco a una base militare iraniana in Iraq dimostra come nelle ultime settimane l'escalation nella cosiddetta guerra per procura tra Teheran e Gerusalemme sia diventata allarmante.

Fonti accreditate della sicurezza israeliana hanno detto in via confidenziale che la base situata nella provincia settentrionale irachena di Salaheddin è stata colpita perché utilizzata per assemblare missili a medio raggio in grado di colpire obiettivi in Israele.

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L'ultimo espediente dell'industria che denigra Israele

di Andrew Ash  •  25 agosto 2019

  • Rashida Tlaib aveva chiesto di recarsi in "Palestina", un paese che finora non esiste, in un viaggio organizzato e co-finanziato da un'organizzazione palestinese no-profit, Miftah, guidata da Hanan Ashrawi, nemica di lunga data di Israele. Nelle pagine del Washington Examiner, Becket Adams ha descritto Miftah come "un gruppo particolarmente antisemita che elogia i terroristi palestinesi e afferma che gli ebrei usavano il sangue dei cristiani durante la Pasqua ebraica. L'organizzazione pubblica anche materiale neonazista e invoca la distruzione di Israele". Miftah ha inoltre definito le donne kamikaze delle eroine.

  • "Non mi sono mai sentita più palestinese di quanto mi sia sentita al Congresso", ha dichiarato con aria di sfida alla Michigan Coalition for Human Rights, nell'aprile scorso. Il che sembra un po' assurdo, se detto dalla stessa donna che ha twittato che i senatori che hanno appoggiato un disegno di legge pro-Israele "dimenticano quale paese rappresentano".

  • Sembra semplicemente indifferente a qualsiasi tipo di protesta che non comporta espulsioni chiassose o arresti, o in cui non può ricevere attenzione o essere considerata una vittima. È difficile non chiedersi cosa stia facendo per il suo elettorato. Il desiderio di colpire Israele è davvero ciò che tiene svegli la notte i buoni elettori del Michigan? L'antisemitismo è ora il nuovo volto accettato del Partito democratico?

La deputata statunitense Rashida Tlaib (a sinistra nella foto) aveva chiesto di recarsi in "Palestina", un paese che finora non esiste, in un viaggio organizzato e co-finanziato da un'organizzazione palestinese no-profit, Miftah, che è stata descritta nelle pagine del Washington Examiner come "un gruppo particolarmente antisemita che elogia i terroristi palestinesi e afferma che gli ebrei usavano il sangue dei cristiani durante la Pasqua ebraica". (Foto di Adam Bettcher/Getty Images)

La deputata democratica del Congresso statunitense Rashida Tlaib (eletta in Michigan) ha deciso di rinunciare al viaggio in Israele che avrebbe dovuto fare con la sua collega, membro della "squadra", Ilhan Omar, dopo che entrambe erano state invitate a partecipare a un viaggio ufficiale del Congresso, ma avevano declinato l'invito.

Anche se alla Tlaib e alla sua altrettanto esplicita collega Omar era stato inizialmente negato l'ingresso in Israele a causa delle loro opinioni radicali che promuovono la distruzione dello Stato ebraico con la campagna per il boicottaggio, entrambe non potevano immaginare che sarebbero state boicottate. Alla Tlaib è stato alla fine concesso il permesso per "motivi umanitari", dopo un toccante appello al ministro dell'Interno israeliano Aryeh Deri, in cui la congressista ha esposto le ragioni per voler visitare la nonna palestinese, residente in Cisgiordania.

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"La Svezia è in guerra"

di Judith Bergman  •  19 agosto 2019

  • Nel 2017, un rapporto della polizia svedese, "Utsatta områden 2017" ("Aree vulnerabili 2017"), mostrava che in Svezia c'erano 61 aree di questo tipo, con 200 reti criminali, costituite da circa 5 mila delinquenti. La maggior parte degli abitanti erano immigrati non occidentali e i loro discendenti.

  • A marzo, il Centro forense nazionale svedese ha stimato che dal 2012 il numero delle sparatorie classificate come omicidi o tentati omicidi è aumentato di quasi il 100 per cento.

  • "La Svezia è in guerra e sono i politici ad essere responsabili di questo. Per cinque notti di fila, molte automobili sono state date alle fiamme nella città universitaria di Lund. Tali atti irresponsabili sono avvenuti in centinaia di occasioni in vari luoghi della Svezia, negli ultimi quindici anni. Dal 1955 al 1985, non è stata bruciata nessuna auto a Malmö, Göteborg, Stoccolma o a Lund. (...) Nessuno di questi criminali è affamato o non ha accesso all'acqua potabile. Tutti hanno un tetto sopra la testa ed è stata offerta loro l'istruzione gratuita. (...) Non vivono in case fatiscenti. (...) Si chiama educazione, e migliaia di ragazze e ragazzi oggi ne sono sprovvisti nelle case svedesi." – Björn Ranelid, scrittore svedese, Expressen, 5 luglio 2019.

A marzo, il Centro forense nazionale svedese ha stimato che dal 2012 il numero delle sparatorie classificate come omicidi o tentati omicidi è aumentato di quasi il 100 per cento. (Fonte dell'immagine: iStock)

Nel 2018, la Svezia ha registrato un numero record di sparatorie letali, 306 in tutto. Quarantacinque persone sono state uccise e 135 sono rimaste ferite in tutto il paese; la maggior parte dei decessi sono avvenuti nella parte meridionale della Svezia, dove si trova Malmö. A marzo, il Centro forense nazionale svedese ha stimato che dal 2012 il numero delle sparatorie classificate come omicidi o tentati omicidi è aumentato di quasi il 100 per cento. Il Centro ha inoltre rilevato che l'arma maggiormente utilizzata nelle sparatorie è il fucile d'assalto kalashnikov. "Si tratta di una delle armi più fabbricate al mondo e utilizzata in molte guerre", ha dichiarato il team manager del Centro, Mikael Högfors. "Quando non servono più (...) vengono introdotti clandestinamente in Svezia".

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All'Unione Europea: I mullah iraniani non saranno mai vostri amici

di Majid Rafizadeh  •  13 agosto 2019

  • Nonostante questi attacchi e questi tentati attacchi, l'UE, contrariamente al suo incessante moralismo, continua a moderare i toni nei confronti dell'Iran, presumibilmente per lo zelo di fare affari anche con un paese considerato essere il principale Stato sponsor del terrorismo a livello globale.

  • Più l'UE accontenta il governo iraniano, più lo autorizza a perseguire attività aggressive e terroristiche.

  • L'Unione Europea deve smettere di accontentare i mullah al potere in Iran che sono costantemente impegnati in attività terroristiche in Europa e deve unirsi al suo vecchio partner transatlantico, gli Stati Uniti, facendo ancora più pressioni sul governo fondamentalista iraniano.

L'Iran è di recente diventato più aggressivo e ha superato il limite di 300 kg di uranio arricchito, tra le altre azioni nocive. Nella foto: l'impianto di arricchimento dell'uranio a Isfahan, in Iran. (Foto di Getty Images)

Non si sa fino a che punto l'Unione Europea sia disposta ad arrivare per accontentare i mullah al potere in Iran. È scioccante vedere l'UE schierarsi dalla parte del governo fondamentalista dell'Iran piuttosto che appoggiare gli Stati Uniti, suo vecchio partner transatlantico.

Da quanto il presidente Donald Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo difettoso, il Piano Congiunto di Azione Globale (JCPOA), i leader iraniani hanno sistematicamente spinto l'Europa a fare di più per compiacerli, più di quanto essa sia realmente in grado di offrire.

Innanzitutto, l'UE ha ideato un meccanismo di pagamento, il cosiddetto Strumento a sostegno degli scambi commerciali (Instex). Il suo scopo era quello di proteggere il governo iraniano dalle sanzioni economiche, al fine di aiutare i suoi clerici al potere – e l'Europa – a ottenere maggiori entrate.

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La Francia sta lentamente precipitando nel caos

di Guy Millière  •  11 agosto 2019

  • Il presidente Macron non dice mai di essere dispiaciuto per coloro che hanno perso un occhio o una mano (...) per l'estrema brutalità della polizia. Piuttosto, ha chiesto al parlamento francese di approvare una legge che abolisce quasi completamente il diritto di manifestare e la presunzione di innocenza, e che consente l'arresto di chiunque, dovunque, anche immotivatamente. La legge è stata approvata.

  • A giugno, il parlamento francese ha approvato un'altra legge, punendo severamente chiunque dica o scriva qualcosa che potrebbe contenere "incitamento all'odio". La legge è così vaga che un giurista americano, Jonathan Turley, si è sentito in dovere di reagire. "La Francia", egli ha scritto, "è ora diventata una delle maggiori minacce internazionali alla libertà di parola".

  • La principale preoccupazione di Macron e del governo francese non sembra essere il rischio di rivolte, il malcontento pubblico, la scomparsa del Cristianesimo, la disastrosa situazione economica o l'islamizzazione e le sue conseguenze. La loro preoccupazione maggiore è il cambiamento climatico.

Il presidente francese Emmanuel Macron non dice mai di essere dispiaciuto per coloro che hanno perso un occhio o una mano. Piuttosto, ha chiesto al parlamento francese di approvare una legge che abolisce quasi completamente il diritto alla protesta e la presunzione di innocenza, e che consente l'arresto di chiunque, dovunque, anche immotivatamente. La legge è stata approvata. (Foto di Kiyoshi Ota - Pool/Getty Images)

Parigi, Champs-Élysées, 14 luglio. Giorno della presa della Bastiglia. Poco prima dell'inizio della parata militare, il presidente Emmanuel Macron percorre il viale a bordo di un'auto militare per salutare la folla. Migliaia di persone si sono radunate lungo la strada al grido di "Macron dimettiti!", fischiando e lanciando insulti.

Al termine della sfilata, poche decine di persone fanno volare dei palloncini gialli e distribuiscono dei volantini con su scritto: "I gilet gialli non sono morti". La polizia li disperde, rapidamente e con fermezza. Poco dopo, arrivano centinaia di anarchici "Antifa", lanciano in aria le barriere di sicurezza poste in strada, per erigere barricate, accendere fuochi e distruggere le vetrine di molti negozi. La polizia ha difficoltà a padroneggiare la situazione, ma verso sera, dopo qualche ora, ripristina la calma.

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