Analisi e articoli più recenti

La comunità internazionale ignora il genocidio dei cristiani in Nigeria

di Raymond Ibrahim  •  17 luglio 2018

  • Questi ultimi attacchi portano il bilancio delle vittime cristiane a oltre 6mila dall'inizio del 2018.

  • "Gli islamisti del nord della Nigeria sembrano determinati a trasformare la Nigeria in un sultanato islamico e a rimpiazzare la democrazia liberale con la sharia come ideologia nazionale. L'obiettivo è quello di soppiantare la Costituzione con la sharia come fonte di legislazione." – Forum nazionale degli anziani cristiani, un'ala dell'Associazione cristiana della Nigeria.

  • Il governo nigeriano e la comunità internazionale, tuttavia, fin dall'inizio hanno fatto ben poco per affrontare la situazione. Questa mancanza di partecipazione non è sorprendente: non riescono nemmeno a riconoscere le sue radici, ossia l'intollerante ideologia del jihad.

Il governatore dello Stato nigeriano di Anambra, Willie Obiano (al centro), visita una ragazzina ferita, sopravvissuta a un attacco mortale alla chiesa cattolica di St. Philip, a Ozubulu, l'11 agosto 2017. (Fonte dell'immagine: Channels TV video screenshot)

In quello che l'Associazione cristiana della Nigeria definisce un "genocidio puro", altri 238 cristiani sono stati uccisi e un certo numero di chiese sono state profanate dai musulmani alla fine di giugno, in questo paese dell'Africa occidentale. Questi ultimi attacchi portano il bilancio delle vittime cristiane a oltre 6mila dall'inizio del 2018.

Secondo una dichiarazione congiunta dell'Associazione cristiana, un'organizzazione ombrello di diverse confessioni cristiane, "non c'è dubbio che l'unico scopo di questi attacchi sia la pulizia etnica, l'appropriazione di terre e la rimozione forzata degli autoctoni cristiani dalla terra dei loro antenati e dalle loro radici".

La dichiarazione ha condannato i recenti attacchi, "in cui più di 200 persone sono state brutalmente uccise e le nostre chiese distrutte senza alcun intervento da parte delle agenzie di sicurezza, nonostante le numerose richieste d'aiuto loro fatte".

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Germania: La decapitazione dei media

di Stefan Frank  •  10 luglio 2018

  • Se davvero le autorità avessero voluto censurare la notizia e tenere segreta l'informazione della decapitazione, allora questo piano si è ritorto loro contro. A seguito delle notizie sull'irruzione, migliaia di persone hanno visto il video e centinaia di migliaia sono venute a conoscenza del fallito tentativo di censura.

  • Il governo di Amburgo sta ancora cercando di nascondere la decapitazione. Tra le altre cose, [il Partito AfD] voleva sapere se anche la bambina fosse stato decapitata. Il governo – violando il proprio compito costituzionale – si è rifiutato di rispondere. Ha anche censurato le domande oscurando intere frasi.

  • Nessuno sa perché dovrebbe essere tenuta segreta la notizia della decapitazione. Ciò che è chiaro è la facilità con cui le autorità tedesche possono censurare le notizie e punire i blogger che diffondono informazioni indesiderate. Esse dispongono di una vasta gamma di leggi a loro disposizione. Non sembra infastidirle il fatto che la legge invocata in questo caso stabilisca esplicitamente che non debba essere applicata alla "segnalazione di fatti di attualità".

La polizia interroga i testimoni sul duplice omicidio nella stazione della metropolitana di Jungfernstieg, ad Amburgo, in Germania. (Fonte dell'immagine: Daniel J./Heinrich Kordewiner video screenshot)

In un apparente tentativo di insabbiare un recente duplice omicidio commesso ad Amburgo, in Germania, le autorità hanno censurato la notizia. Hanno anche fatto irruzione nell'appartamento di un testimone che ha girato un video sul delitto e di un blogger che ha postato il video su YouTube.

L'omicidio, che ha fatto scalpore in tutto il mondo, è avvenuto la mattina del 12 aprile scorso. L'assalitore, Mourtala Madou, un migrante illegale di 33 anni del Niger, ha accoltellato la sua ex compagna tedesca, identificata come Sandra P., e la loro figlia di un anno, Miriam, in una stazione della metropolitana di Amburgo. La bambina è morta sul colpo e la madre è deceduta dopo essere stata trasportata in ospedale. Il figlio di tre anni della vittima ha assistito al duplice omicidio.

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Palestinesi: L'unico piano di pace accettabile

di Bassam Tawil  •  8 luglio 2018

  • I palestinesi non vogliono avere nulla a che fare con il piano del presidente Trump: sanno che non soddisferà mai le loro richieste. I palestinesi non sono contrari al piano di pace per questioni di confine né a causa di un insediamento, di un checkpoint o per lo status di Gerusalemme. Sono contrari al piano di Trump – e ad ogni altra iniziativa di pace – perché hanno qualcos'altro in mente.

  • I due gruppi palestinesi, Ap e Hamas, sono in disaccordo su tutto, tranne che su una cosa: l'eliminazione di Israele. L'unico piano di pace che sarebbe accettabile per gli attuali leader palestinesi è quello che faciliterebbe la loro missione di condurre il jihad contro Israele per annientarlo.

  • Se Jared Kushner e Jason Greenblatt volessero saperne di più sulle reali ambizioni dei palestinesi, farebbero bene ad assistere a un sermone in una moschea di venerdì o a visitare una scuola in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Forse allora si renderebbero conto che nessun piano di pace al mondo può, al momento, contrastare il veleno che viene iniettato quotidianamente nei cuori e nelle menti dei palestinesi e dei loro figli.

Negli ultimi sei mesi, il presidente dell'Ap Mahmoud Abbas e i suoi sodali a Ramallah non solo si sono rifiutati di incontrare i funzionari dell'amministrazione americana, ma hanno condotto anche una campagna denigratoria di incitamento all'odio contro il presidente Trump e contro gli alti funzionari dell'amministrazione statunitense. Nella foto: gli inviati del presidente americano per il Medio Oriente Jason Greenblatt (a sinistra) e Jared Kushner (al centro) parlano con Abbas (a destra), il 22 giugno 2017, a Ramallah. Durante l'incontro, Abbas respinse la richiesta di sospendere l'erogazione degli aiuti finanziari ai terroristi e alle loro famiglie. (Foto di Thaer Ghanaim/PPO via Getty Images)

I palestinesi non hanno mai visionato il piano del presidente americano Donald Trump per la pace in Medio Oriente. Non sanno nulla del piano, che non è ancora stato reso pubblico.

Questo fatto, tuttavia, non impedisce loro di rifiutare categoricamente il piano da poco annunciato, posizione che i palestinesi hanno reiterato questa settimana quando gli inviati americani per il Medio Oriente Jared Kushner e Jason Greenblatt si sono recati in Israele e in un certo numero di paesi arabi per discutere l'iniziativa.

Il piano di Trump non è nemmeno ultimato e pertanto non è stato presentato ufficialmente a nessuna delle parti del conflitto arabo-israeliano. Kushner e Greenblatt lavorano all'accordo da molti mesi e il loro attuale viaggio nella regione li ha portati in Egitto e in Giordania.

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La Spagna, epicentro del movimento anti-israeliano in Europa

di Soeren Kern  •  6 luglio 2018

  • Il proliferante attivismo anti-israeliano, animato dall'ascesa al potere dell'estrema sinistra politica, sta rendendo la Spagna – paese membro dell'UE – più ostile nei confronti dello Stato ebraico.

  • Secondo l'organizzazione madrilena Acción y Comunicación en Oriente Medio (ACOM), che contrasta in Spagna il movimento anti-israeliano BDS, la mozione di Valencia è antisemita e incita all'odio.

  • "Il movimento BDS in Spagna ha acquisito la sua attuale virulenza con la comparsa di Podemos, un partito "chavista" di estrema sinistra finanziato da Venezuela e Iran. (...) Man mano che Podemos assumeva il controllo delle amministrazioni comunali nelle principali città spagnole, il movimento anti-israeliano aveva accesso a molteplici risorse economiche, umane e organizzative. (...) Podemos ha motivato più di 90 dichiarazioni di questo tipo in giurisdizioni spagnole che si estendono a una popolazione di oltre otto milioni di persone." – Ángel Más, presidente dell'ACOM.

La città di Valencia, in Spagna, ha approvato una mozione a sostegno del boicottaggio di Israele e volta a denigrare lo Stato ebraico, dichiarando la città una "zona libera dall'apartheid israeliana". (Fonte dell'immagine: Ben Bender/Wikimedia Commons)

Valencia, la terza città più grande della Spagna, ha approvato una mozione a sostegno del boicottaggio di Israele e volta a denigrare lo Stato ebraico, dichiarando la città una "zona libera dall'apartheid israeliana". Questa iniziativa è arrivata pochi giorni dopo che la Navarra, una delle 17 comunità autonome della Spagna, aveva annunciato una misura simile. Complessivamente, più di 50 città e regioni spagnole hanno approvato delle mozioni che condannano Israele. Il proliferante attivismo anti-israeliano, animato dall'ascesa al potere dell'estrema sinistra politica, sta rendendo la Spagna – paese membro dell'UE – più ostile nei confronti dello Stato ebraico.

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Palestinesi: Non c'è posto per i gay

di Khaled Abu Toameh  •  1 luglio 2018

  • Mahmoud Ishtiwi è stato giustiziato a Gaza con tre colpi di arma da fuoco al petto, perché viveva tra persone che considerano l'omosessualità un peccato punibile con la morte – e che agiscono di conseguenza.

  • Che cosa si può imparare da questa polemica? Che fondamentalmente è più sicuro essere un membro di Hamas che un gay. I leader palestinesi preferirebbero di gran lunga vedere i giovani palestinesi uccidere gli israeliani piuttosto che parlare di omosessuali nella loro stessa società. Nel mondo di Hamas e dell'Autorità palestinese, non sono ammessi né l'umorismo né la satira.

Mentre gli israeliani celebravano la tolleranza nelle strade di Tel Aviv, i loro vicini palestinesi erano occupati a fare esattamente l'opposto: chiedere il licenziamento degli autori di un programma tv sui gay nella Striscia di Gaza, basato sulle candid camera. Nella foto: L'8 giugno 2018, decine di migliaia di persone hanno partecipato all'annuale sfilata del Gay Pride a Tel Aviv, in Israele. (Foto di Amir Levy/Getty Images)

L'8 giugno, circa 250 mila persone hanno partecipato al Gay Pride a Tel Aviv. Turisti provenienti da tutto il mondo sono arrivati in Israele per assistere e sfilare all'evento. Il tema scelto quest'anno è "La Comunità fa storia" – un riferimento alla comunità LGBT in Israele.

Nel frattempo, mentre gli israeliani celebravano la tolleranza nelle strade di Tel Aviv, i loro vicini palestinesi erano occupati a fare esattamente l'opposto: chiedere il licenziamento degli autori di un programma tv sui gay nella Striscia di Gaza, basato sulle candid camera.

Questo programma controverso, intitolato "Out of Focus", ha suscitato ferme condanne da parte dei palestinesi, che invocano la punizione dei responsabili per "aver offeso i valori arabi e islamici".

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La Svizzera accoglie con favore la radicalizzazione

di Judith Bergman  •  24 giugno 2018

  • In Svizzera, ci sono quasi 250 moschee, ma le autorità non sanno chi le finanzia. Bocciando la proposta di legge volta a costringere le moschee a rivelare chi le foraggia, le autorità elvetiche possono ora continuare a essere ostinatamente cieche.

  • La Lega Musulmana Mondiale è dietro "una intera rete di moschee radicalizzate in Svizzera (...) con la chiara intenzione di diffondere nel paese il pensiero salafita". – Saïda Keller-Messahli, esperta di Islam in Svizzera.

  • Oltretutto, il governo svizzero sembra che ignori i diritti dei propri cittadini non musulmani, i quali devono fare i conti con le conseguenze di politiche sconsiderate.

(La Svizzera: Foto di Monk/Wikimedia Commons)

La Svizzera ha appena respinto una proposta di legge che impedisce alle moschee di accettare denaro proveniente dall'estero, costringendole a dichiarare le loro fonti di finanziamento e a quale scopo tali sostegni finanziari vengono utilizzati. Conformemente a tale proposta legislativa, gli imam sarebbero obbligati a predicare in una delle lingue nazionali della Confederazione elvetica.

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La crisi delle violenze sessuali commesse dai migranti: "Un fallimento dello Stato"

di Soeren Kern  •  18 giugno 2018

  • "Susanna è morta. Maria di Friburgo; Mia di Kandel; Mireille di Flensburg; e ora Susanna di Magonza...". – Alice Weidel, co-leader dell'AfD.

  • "La morte di Susanna non è una fatalità cieca. La morte di Susanna è il risultato di molti anni di irresponsabilità organizzata e il fallimento scandaloso delle nostre politiche in materia di immigrazione e asilo. Susanna è vittima di una ideologia multiculturale di sinistra che è fuori controllo e non si ferma davanti a nulla per imporre il suo senso di superiorità morale." – Alice Weidel.

  • "Il giorno dell'omicidio di Susanna, lei [la Merkel] aveva detto in parlamento di aver gestito la crisi dei migranti in modo responsabile. Ha il coraggio di ripeterlo ai genitori di Susanna?" – Alice Weidel.

La 14enne Susanna Maria Feldman è stata stuprata e uccisa da Ali Bashar, un iracheno la cui richiesta di asilo era stata respinta in Germania. L'uomo ha gettato il corpo in un'area boschiva, alla periferia di Wiesbaden. (Fonte dell'immagine: Facebook; Wiesbaden - Maxpixel)

Lo stupro e l'omicidio di una ragazzina ebrea di 14 anni per mano di un iracheno la cui richiesta di asilo era stata respinta ha rimesso sotto i riflettori la crisi delle violenze sessuali commesse dai migranti in Germania, la quale continua senza sosta da anni, tra la complicità delle istituzioni e l'apatia dell'opinione pubblica.

Migliaia di donne e minori sono stati violentati o aggrediti sessualmente in Germania da quando la cancelliera Angela Merkel ha accolto nel paese più di un milione di migranti, per lo più maschi, provenienti dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente.

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La pulizia etnica di Cipro Nord
Confessioni di un assassino di massa turco-cipriota

di Uzay Bulut  •  17 giugno 2018

  • "Perché non c'è ancora pace? Come possiamo fare la pace quando in mezzo a noi ci sono assassini rabbiosi? Invece di perseguirli, permettiamo loro di andare in tv a vantarsi dei loro omicidi. (...) Se non si chiede conto a un assassino che dice: 'Uccidere era la mia arte', chi si chiamerà in causa?" – Şener Levent, direttore del quotidiano turco-cipriota Afrika.

  • Finora, questi "assassini rabbiosi" non sono stati ritenuti responsabili del massacro di innocenti greco-ciprioti: la pulizia etnica della parte settentrionale di Cipro. Il problema maggiore è che lui e i suoi complici sono stati aiutati e spalleggiati dalle autorità turche. Tutti questi responsabili devono essere processati nei tribunali penali internazionali – il più presto possibile.

Nella foto: Una recinzione che delimita la "zona cuscinetto" presidiata dalle truppe di pace delle Nazioni Unite sulla cosiddetta "Linea Verde", a Nicosia, a Cipro. (Fonte dell'immagine: Marco Fieber/Flickr)

Il presidente turco Tayyip Erdogan, il quale continua a parlare di Cipro come di una minaccia alla sicurezza del Mediterraneo orientale, sta tentando di consegnare un messaggio? Erdogan ha a lungo avvertito le compagnie cipriote dedite all'attività di esplorazione delle risorse energetiche della regione di non "fidarsi della parte greca di Cipro".

I ripetuti attacchi verbali che il presidente turco ha rivolto ai greco-ciprioti hanno inoltre fatto chiarezza su una recente intervista, trasmessa in diretta dalla tv turco-cipriota, all'84enne Turgut Yenağralı – un ex membro della formazione paramilitare chiamata Organizzazione della Resistenza Turca (TMT), fondata nel 1957 e nota per le sue attività criminali a Cipro.

Yenağralı, nell'intervista, si è vantato del ruolo da lui avuto nell'eccidio dei greco-ciprioti e del suo movente.

"Abbiamo attraversato Cipro e picchiato o ucciso quelli che avevano commesso dei crimini contro l'indole turca", ha esordito.

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Bande di stupratori: Una storia accaduta nella verdeggiante contea dell'Oxfordshire

di Douglas Murray  •  11 giugno 2018

  • Qual è il prezzo che è stato pagato, che si sta pagando o che potrebbe essere pagato prima o poi da tutti quei funzionari pubblici che tacitamente o meno hanno consentito che queste atrocità dei giorni nostri continuino, non facendo niente per fermarle?

  • I genitori di alcune delle ragazze abusate hanno raccontato di aver costantemente cercato di dare l'allarme in merito a ciò che stava accadendo alle loro figlie, ma che si sono visti chiudere in faccia ogni porta da parte dello Stato.

  • Se la Gran Bretagna intende rimediare all'onta di questa cultura di "bande organizzate di pedofili", dovrebbe iniziare cambiando il rapporto rischio/beneficio tra coloro che identificano questi crimini mostruosi e coloro che hanno dimostrato di averli insabbiati.

Oxfordshire, in Inghilterra. (Fonte dell'immagine: Pixabay)

Dall'arresto di Tommy Robinson, il 25 maggio scorso, "le bande di pedofili asiatici" tornano a fare notizia. Ciò ha riacceso un dibattito sulla questione se le vittime ottengano giustizia e se i perpetratori l'abbiano avuta.

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Le lezioni da trarre dagli anni sotto l'islamismo

di Majid Rafizadeh  •  10 giugno 2018

  • Gli iraniani della generazione di mio padre vivevano in un ambiente in cui la parte islamista del clero del Paese dava astutamente a vedere di essere innocua, sostenuta dalla gente e non interessata al potere. Pertanto, prima della rivoluzione, molti iraniani non pensavano che il partito di Khomeini avrebbe compiuto le atrocità che sta commettendo ora o che avrebbe avuto una sete di potere così inesorabile. Piuttosto, in quel periodo, il Paese pensava di essersi incamminato sulla strada verso la democrazia, e non si aspettava mai di tornare a un'era barbara. Perfino l'allora presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter considerava l'ayatollah Khomeini un sant'uomo.

  • Gli iraniani non si sottomisero a queste nuove leggi e si ribellarono. Questa rivolta fu affrontata con torture, stupri e uccisioni. Con il regime ansioso di annientare chiunque osasse opporre resistenza, la gente fu costretta ad arrendersi. Le attività quotidiane di tutti erano ormai sotto l'occhio vigile degli islamisti.

  • Molti penseranno ancora che sia impossibile che una cosa del genere accada nel loro Paese. Quello che non riescono a capire è che l'Iran è un esempio di come possa avere successo questa meticolosa presa del potere. In altri paesi, anche in Occidente, gli islamisti perseguono gli stessi metodi nel cammino verso la conquista del potere. È un processo silenzioso e subdolo fino al momento in cui ci si risveglia senza diritti, con una cultura della paura e senza alcuna sicurezza di vivere liberi o perfino di riuscire a vedere un nuovo giorno.

La foto di Jahangir Razmi vincitrice del Premio Pulitzer che mostra l'esecuzione di 11 curdi e di altri uomini da parte del regime islamico iraniano nel 1979.

In Iran, la mia generazione, la prima dopo che l'islamismo è giunto al potere, viene definita "Generazione bruciata" (in persiano: Nasl-e Sukhteh). La nostra generazione si è guadagnata questo nome per aver subito la brutalità del regime islamista e teocratico da quando siamo nati fino all'età adulta. Questa brutalità comprendeva gli implacabili sforzi del regime, come le esecuzioni di massa, per affermare il proprio potere, imporre le sue regole barbare e restrittive e fare il lavaggio di cervello ai bambini nonché indottrinare le generazioni più giovani con la sua ideologia estremista in vari modi fra cui attraverso le scuole elementari, le università, i media controllati dallo Stato, gli imam e le moschee locali, e promuovendo slogan come "Morte all'America" e "Morte a Israele".

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Genocidio armeno: La Turchia interviene duramente

di Uzay Bulut  •  7 giugno 2018

  • Il genocidio cristiano nella Turchia ottomana durò dieci anni – dal 1913 al 1923 – e colpì armeni, greci, assiri e altri cristiani. Provocò circa tre milioni di vittime. Purtroppo, l'aggressione turca contro i rimanenti armeni continua.

  • Secondo il mito turco, furono di fatto gli armeni "traditori" a perseguitare i turchi; e i turchi agirono per legittima difesa per liberarsi degli armeni assassini. Un'affermazione corrente da parte dei turchi è: "Se lo meritarono".

  • Le menzogne e la propaganda di Stato, le quali ritengono le vittime responsabili del loro stesso annientamento, sono ciò che consente la continua persecuzione turca degli armeni rimasti nel paese, compresa la trasformazione delle loro chiese in moschee e la profanazione delle tombe e delle chiese armene da parte dei cacciatori di tesori.

Civili armeni, scortati dai soldati ottomani, marciarono per le strade di Harput fino a una prigione nei pressi di Mezireh (l'odierna Elazig), nell'aprile 1915. (Fonte dell'immagine: Croce Rossa americana/Wikimedia Commons)

L'annuale cerimonia di commemorazione del genocidio armeno che la sezione turca dell'Associazione per i diritti umani (IHD) e il Movimento di base europeo antirazzista (EGAM) avevano organizzato il 24 aprile – come fanno ogni anno dal 2005 – è stata bloccata dalla polizia, che ha sequestrato i cartelli e gli striscioni sul genocidio e ha controllato le fedine penali dei manifestanti. Tre attivisti per i diritti umani sono stati arrestati e poi rilasciati.

In un'intervista esclusiva al Gatestone, Ayşe Günaysu, un'attivista membro della Commissione dell'IHD contro il razzismo e la discriminazione, ha dichiarato che "mentre venivano condotti alla stazioni di polizia, i manifestanti fermati sono stati costretti ad ascoltare canzoni razziste contenenti parole ostili nei confronti degli armeni".

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Svezia in caduta libera

di Judith Bergman  •  5 giugno 2018

  • Se in Occidente è considerato "discutibile" parlare di conseguenze reali del fenomeno migratorio, in Svezia è ora ritenuto un vero e proprio crimine.

  • Il tipo di "integrazione" che la moschea di Växjö diffonderebbe agli abitanti musulmani del posto consiste nell'esortarli a non partecipare ai festeggiamenti natalizi dei "kuffar" [un termine dispregiativo che sta per "miscredenti"] e a parlare degli ebrei come i nemici di Allah. La scuola della moschea adotta i programmi scolastici sauditi e incoraggia le donne a non vestire all'occidentale.

  • "In queste aree, il silenzio è diventato una norma consolidata in certi gruppi di abitanti" (...) vengono esercitate pressioni da parte dei parenti e delle comunità religiose affinché non si contattino le autorità, ma si utilizzino sistemi alternativi, come la moschea. A volte, le bande criminali locali dicono perfino ai residenti di rivolgersi a esse, e non alla polizia, per minimizzare la presenza dell'autorità di pubblica sicurezza nella zona. – BRÅ, il Consiglio nazionale svedese per la prevenzione della criminalità.

  • Sembra sempre più che sarà la Svezia a integrarsi nella cultura islamica.

Auto date alle fiamme durante una sommossa in un sobborgo di Stoccolma, il 20 febbraio 2017. (Fonte dell'immagine: YouTube/gladbecker82 video screenshot)

Nel 2017, un rapporto della polizia svedese, "Utsatta områden 2017", ("Aree vulnerabili 2017", comunemente denominate "no-go zones" o porzioni di territorio che sfuggono al controllo dello Stato stesso) mostrava che in Svezia c'erano 61 aree di questo tipo. Esse comprendono 200 reti criminali, di cui fanno parte circa 5 mila delinquenti. Ventitré di tali "no-go zones" erano particolarmente critiche: bambini di soli 10 anni sono stati coinvolti in gravi crimini, anche in reati legati al traffico di armi e alla droga. La maggior parte degli abitanti erano immigrati non occidentali, soprattutto musulmani.

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Scandalo rifugiati in Germania: Asilo politico in cambio di denaro

di Soeren Kern  •  4 giugno 2018

  • L'Ufficio federale tedesco per la migrazione e i rifugiati (BAMF) esaminerà oltre 25 mila decisioni in materia di asilo dopo le accuse di corruzione mosse alla sua sede regionale nella città settentrionale di Brema.

  • Alcuni dei migranti ai quali è stato concesso l'asilo sono stati considerati dalle autorità tedesche dei potenziali rischi per la sicurezza, secondo la rivista Der Spiegel. Tra di loro, agenti dell'intelligence siriana, trafficanti di esseri umani e altri criminali incalliti, così come potenziali jihadisti dello Stato islamico.

  • Attualmente il BAMF respinge quasi tutte le richieste di asilo presentate da chi si è convertito dall'Islam al Cristianesimo, secondo Thomas Schirrmacher, presidente dell'International Society for Human Rights. Egli ha detto che quando i migranti si sottopongono ai "test sulla fede religiosa", il BAMF si affida spesso a interpreti che deliberatamente traducono in modo sbagliato, a spese dei cristiani o dei convertiti.

Nella foto: Il municipio di Brema, in Germania, nel centro storico della città. (Fonte dell'immagine: Jürgen Howaldt/Wikimedia Commons)

L'Ufficio federale tedesco per la migrazione e i rifugiati (Bundesamt für Migration und Flüchtlinge, BAMF) esaminerà oltre 25 mila decisioni in materia di asilo dopo le accuse di corruzione mosse alla sua sede regionale nella città settentrionale di Brema.

Il ministro tedesco dell'Interno Horst Seehofer ha annunciato la revisione dopo che è emerso che un ex funzionario del BAMF della sede di Brema aveva accettato mazzette in cambio della concessione del diritto di asilo ad almeno 1.200 rifugiati che non rispondevano ai criteri necessari. Altri cinque – tre avvocati, un interprete e un intermediario – sono oggetto di indagine.

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La censura di Facebook in Germania

di Stefan Frank  •  2 giugno 2018

  • Marlene Weise si è vista bloccare per 30 giorni l'account di Facebook, per aver pubblicato due foto: una mostrava le atlete della nazionale femminile iraniana di pallavolo degli anni Settanta, con magliette e pantaloncini; l'altra foto immortalava le giocatrici dell'attuale squadra nazionale di pallavolo femminile iraniana, con tanto di hijab in testa e con gambe e braccia rigorosamente coperte.

  • "Un utente di Facebook ligio alla legge – e delle norme contrattuali di Fb – deve accettare il fatto che aziende come Facebook e Twitter rimuovano i contenuti o li vietino? La sentenza è un'importante vittoria intermedia della libertà di parola." – Joachim Nikolaus Steinhöfel, avvocato e attivista anticensura.

Joachim Steinhöfel (a destra) è avvocato, giornalista e un attivista anti-censura. Gestisce un sito web dove ha documentato innumerevoli casi in cui Facebook ha rimosso i contenuti o ha bannato gli utenti, e talvolta entrambe le cose. (Fonte dell'immagine: Hilmaarr/Wikimedia Commons)

Un tribunale di Berlino ha emesso un'ordinanza restrittiva provvisoria contro Facebook. Sotto la minaccia di una multa di 250 mila euro o di una pena detentiva, Fb è stata costretta a ripristinare il commento di un utente che era stato rimosso. Inoltre, la sentenza ha vietato all'azienda di bannare l'utente a causa di questo commento.

È la prima volta che un tribunale tedesco si occupa delle conseguenze della legge tedesca che ha introdotto la censura sulle piattaforme dei social media, entrata in vigore il 1° ottobre 2017. La legge stabilisce che le aziende di social media devono rimuovere o bloccare gli illeciti penali "evidenti", come la calunnia, l'ingiuria, la diffamazione o l'istigazione all'odio, entro 24 ore dalla ricezione di un reclamo da parte di un utente.

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Ingiustizia rapida: Il caso di Tommy Robinson

di Bruce Bawer  •  29 maggio 2018

  • È sbalorditiva la rapidità con cui l'ingiustizia è stata inflitta a Tommy Robinson. No, è più di questo: è terrificante.

  • Senza essere assistito dal suo avvocato, Robinson è stato sommariamente giudicato e condannato a 13 mesi di reclusione. È stato poi portato nel carcere di Hull.

  • Nel frattempo, il giudice che ha condannato Robinson ha anche ordinato ai mass-media di non parlare del suo caso. I quotidiani che avevano già pubblicato articoli sul suo arresto sono stati rapidamente fermati. Tutto questo è accaduto lo stesso giorno.

  • In Gran Bretagna, gli stupratori godono del diritto a un equo e completo processo, del diritto di farsi assistere da un legale di loro scelta, del diritto di disporre di tempo sufficiente per preparare il loro processo e del diritto di essere in libertà provvisoria tra le sessioni del processo. Tuttavia, tali diritti non sono stati garantiti a Tommy Robinson.

Nella foto: Poliziotti trascinano via Tommy Robinson (al centro) da una strada di Leeds, in Inghilterra, dove, nel suo ruolo di giornalista partecipativo, stava trasmettendo in diretta sulla sua pagina Facebook un video dall'esterno di un tribunale. (Fonte dell'immagine: TommyRobinson.online video screenshot).

Ho messo piede a Londra per la prima volta quando avevo vent'anni e la scarica di adrenalina che mi ha invaso è durata per tutta la settimana della mia permanenza. Mai, negli anni successivi, nessun altro posto ha avuto un impatto enorme su di me – né Parigi né Roma. Sì, Roma è una culla della civiltà occidentale, e Parigi un centro della cultura occidentale – ma la Gran Bretagna è il luogo in cui i valori dell'anglosfera, soprattutto la dedizione alla libertà, hanno assunto piena forma. Senza la Gran Bretagna, non ci sarebbe stata nessuna Dichiarazione d'Indipendenza americana, nessuna Costituzione americana.

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