Analisi e articoli più recenti

La Cina sta uccidendo gli americani con il fentanyl, e lo fa deliberatamente

di Gordon G. Chang  •  25 ottobre 2020

  • Per prima cosa, il Partito Comunista, attraverso le proprie cellule, controlla qualsiasi attività di rilievo. (....) Pechino esercita un rigoroso controllo sul sistema bancario ed è immediatamente a conoscenza dei trasferimenti di denaro. (...) Inoltre, il fentanyl non può lasciare il Paese passando inosservato, poiché teoricamente tutte le merci spedite vengono esaminate prima di abbandonare il suolo cinese.

  • Le bande cinesi sono grandi e ampiamente ramificate. Nello Stato cinese semi-totalitario non è possibile per tali organizzazioni criminali operare all'insaputa del Partito Comunista. E se il Partito in qualche modo disconosce l'esistenza di una particolare banda è perché ha deciso che sia così.

  • Il servizio postale cinese deve sapere che è diventato, tra le altre cose, il corriere della droga più attivo al mondo.

  • Il regime ha adottato la dottrina della "Guerra senza restrizioni", spiegata nel 1999 in un libro dal titolo omonimo, scritto da Qiao Liang e Wang Xiangsui. La tesi degli autori, entrambi colonnelli dell'aeronautica militare cinese, è che la Cina non dovrebbe essere vincolata da alcuna regola o accordo nel suo tentativo di annientare gli Stati Uniti. (...) Il regime, di conseguenza, sta utilizzando la criminalità come strumento della politica di Stato. (...) I funzionari cinesi non si fermeranno davanti a nulla per accrescere il potere del loro regime.

Il fentanyl viene spesso inviato per posta negli Stati Uniti, il che significa che lo Stato cinese, tramite il Servizio postale nazionale cinese, è il distributore. L'U.S. Customs and Border Protection (CBP), l'autorità doganale statunitense, ha scoperto che il 13 per cento dei pacchi provenienti dalla Cina contiene qualche merce di contrabbando, tra cui il fentanyl e altre sostanze letali. Nella foto: Il 24 giugno 2019, un funzionario dell'U.S. Customs and Border Protection esegue insieme a un cane un'ispezione nella struttura del servizio postale, situata presso l'Aeroporto John F. Kennedy di New York. (Foto di Johannes Eisele /AFP via Getty Images)

"Non invoco alcun tipo di complotto, credo solo ai semplici fatti: il fentanyl e il Covid sono arrivati entrambi dalla Cina e beneficiano della morte di molte migliaia di americani", ha osservato Tucker Carlson nella sua trasmissione del 16 ottobre.

Da anni, il regime cinese spinge il fentanyl negli Stati Uniti.

Secondo i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, lo scorso anno, negli Stati Uniti, le morti per overdose hanno raggiunto la cifra record di 70.980 vittime. Di questi decessi, 36.650 sono stati causati da oppioidi sintetici come il fentanyl. Anche le morti per cocaina e metanfetamina sono aumentate, soprattutto perché queste sostanze sono state mescolate con il fentanyl.

Come osservato da Vanda Felbab-Brown della Brookings Institution, in una pubblicazione del luglio scorso: si tratta della "epidemia di droga più letale nella storia degli Stati Uniti".

Continua a leggere l'articolo

Erdogan dichiara guerra agli arabi

di Khaled Abu Toameh  •  20 ottobre 2020

  • "Alcuni Paesi della nostra regione ieri non esistevano e potrebbero non esistere in futuro..." – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un discorso al Parlamento il 1° ottobre 2020.

  • "I suoi crimini [di Erdogan] contro le popolazioni arabe devono essere smascherati, come i massacri contro il popolo siriano, contro i curdi nella regione del Kurdistan iracheno e in Libia..." – Abdel Aziz Razan, consigliere saudita del Center for Arab-Russia Studies, Okaz, 4 ottobre 2020.

  • Tali risposte forti date dai sauditi e da altri arabi alle sprezzanti dichiarazioni di Erdogan mostrano che gli arabi ora comprendono che il leader turco e i suoi amici in Iran sono coloro che dovrebbero temere. Agli occhi di questi arabi, Erdogan e le sue connessioni iraniane rappresentano la vera minaccia alla loro sicurezza e stabilità.

  • Alla luce di tali reazioni, forse più Paesi arabi seguiranno l'esempio degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrein firmando accordi diplomatici con Israele. Lo Stato di Israele, come si è visto, è un alleato forte e strategico che può aiutare i Paesi arabi a fermare la Turchia e l'Iran dal diffondere il loro contagio del terrorismo in Medio Oriente.

Molti arabi sono preoccupati delle minacce lanciate dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan contro i loro Paesi e della sua continua ingerenza nei loro affari interni. "Alcuni Paesi della nostra regione ieri non esistevano e potrebbero non esistere in futuro", ha osservato Erdogan il 1° ottobre scorso. (Foto di Adem Altan/AFP via Getty Images)

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan continua a insultare e a minacciare gli arabi, in particolare, quelli che vivono del Golfo.

Molti arabi sono preoccupati delle minacce lanciate da Erdogan contro i loro Paesi e della sua continua ingerenza nei loro affari interni. Alcuni arabi affermano che è giunto il momento di opporsi a Erdogan e porre fine ai suoi piani "malevoli" contro i Paesi arabi.

Negli ultimi giorni, molti arabi hanno stigmatizzato sui social media e su altri piattaforme le più recenti osservazioni offensive e le minacce velate lanciate dal leader turco contro i loro Paesi.

Continua a leggere l'articolo

Una quinta guerra non gioverà alla Turchia

di Burak Bekdil  •  11 ottobre 2020

  • Il 28 agosto, Metin Külünk, un ex parlamentare del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) di Erdoğan, ha pubblicato una cartina della "Grande Turchia", che mostra la portata delle ambizioni revisioniste della Turchia. Comprende aree geografiche di Grecia, Bulgaria, Cipro, Siria, Iraq, Georgia e Armenia.

  • In una dichiarazione altrettanto minacciosa, il ministro della Difesa turco Hulusi Akar ha consigliato provocatoriamente alla Grecia di rimanere in silenzio "per non diventare un meze [uno spuntino] per gli interessi degli altri".

  • La quinta guerra di Erdoğan non avrà vincitori. Ma la Turchia di Erdoğan sarebbe la più grande perdente.

Le minacce dalla Turchia sono arrivate con una profusione senza precedenti. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan di recente ha dichiarato: "...La Turchia ha il potere politico, economico e militare [sufficiente per] stracciare mappe e documenti immorali imposti. O capiranno il linguaggio della politica e della diplomazia, o lo capiranno sul campo con esperienze dolorose. (...) Un secolo fa, li abbiamo sepolti nella terra o li abbiamo gettati in mare (...)". Nella foto, Erdoğan che parla ad Ankara, il 17 settembre 2020. (Foto di Adem Altan/AFP via Getty Images)

Nel corso del XX secolo, i turchi e i loro tradizionali rivali dell'Egeo, i greci, hanno combattuto quattro guerre convenzionali: la Prima guerra balcanica (1912-1913); la Prima guerra mondiale (1914-1918); la guerra greco-turca (1919-1922) e la guerra di Cipro (1974). Pertanto, non è la prima volta in tempo di pace che i quotidiani di tutto il mondo dicono ai loro lettori che il Mar Egeo è sull'orlo di una guerra. La "pace" nell'Egeo ha sempre oscillato da fredda a molto fredda, fatta eccezione per brevi periodi di relativa cordialità. Sembra che turchi e greci vivano in case vicine costruite su una faida di sangue che dura da secoli.

Charles King, nel suo libro Midnight at the Pera Palace: The Birth of Modern Istanbul, ha scritto dei primi anni post-ottomani a Istanbul e degli sforzi profusi nella costruzione della nazione della nascente Repubblica di Turchia:

Continua a leggere l'articolo

Francia: Più terrorismo, più silenzio

di Giulio Meotti  •  2 ottobre 2020

  • Questo tipo di estremismo è riuscito anche a trasformare molti cittadini europei in prigionieri, persone che si nascondono nei loro Paesi, condannate a morte e costrette a vivere in case sconosciute insieme ai loro amici e familiari. E noi ci abbiamo fatto l'abitudine!

  • "Questa mancanza di coraggio nel seguire le orme di Charlie ha un prezzo, stiamo perdendo la libertà di parola e una forma insidiosa di autocensura sta prendendo piede." – Flemming Rose, Le Point, 2 settembre 2020.

  • "In poche parole, la libertà di espressione è in pessime condizioni in tutto il mondo. Anche in Danimarca, in Francia e in tutto l'Occidente. Questi sono tempi difficili; le persone preferiscono l'ordine e la sicurezza alla libertà." – Flemming Rose, Le Point, 15 agosto 2020.

Il 25 settembre, a Parigi, due persone sono state accoltellate e sono rimaste gravemente ferite all'esterno dell'ex redazione di Charlie Hebdo, in cui nel 2015 furono assassinati 12 redattori e fumettisti della rivista satirica. Nella foto: Vigili del fuoco e paramedici portano via dal sito dell'attacco una vittima ferita. (Foto di Alain Jocard/AFP via Getty Images)

Il 25 settembre, a Parigi, due persone sono state accoltellate e sono rimaste gravemente ferite all'esterno dell'ex redazione di Charlie Hebdo, in cui nel 2015 furono assassinati dagli estremisti islamici 12 redattori e fumettisti della rivista satirica. Il sospettato dell'attentato, in custodia cautelare, è indagato per terrorismo.

Gli accusati di omicidio della strage del 2015 sono attualmente sotto processo a Parigi.

Poco prima dell'attacco a coltellate, il 22 settembre, la direttrice delle risorse umane di Charlie Hebdo, Marika Bret, non è tornata a casa. In effetti, non ha più una casa. È stata costretta a fuggire a seguito di gravi e concrete minacce di morte lanciate contro di lei dagli estremisti islamici. La donna ha deciso di rendere pubblica la propria "esfiltrazione" dal suo domicilio da parte dell'intelligence francese per allertare sulla minaccia dell'estremismo in Francia.

Continua a leggere l'articolo

Gli arabi: "I palestinesi ripetono gli stessi errori"

di Khaled Abu Toameh  •  30 settembre 2020

  • Di questo passo, i palestinesi potrebbero svegliarsi una mattina e scoprire di non avere più amici nei Paesi arabi.

  • "I palestinesi non sono riusciti a stabilire il loro Stato. Hanno fallito perché non volevano crearlo. Qui mi riferisco ai leader politici, alcuni dei quali insistono ancora nel ripetere frasi rivoluzionarie. La creazione di uno Stato palestinese sarà un peso per i leader palestinesi e impedirà loro di praticare la corruzione. (...) L'Autorità Palestinese non è più adatta a rappresentare il popolo palestinese." – Lo scrittore iracheno Farouk Youssef, Al-Arabiya, 19 settembre 2020.

  • "Israele non ha distrutto la Siria; Israele non ha bruciato la Libia; Israele non ha rimpiazzato la popolazione egiziana; Israele non ha distrutto la Libia e Israele non ha fatto a pezzi il Libano. Prima di incolpare Israele, voi arabi guardatevi allo specchio. Il problema è dentro di voi." – Il clerico islamico degli EAU Wassem Yousef, Twitter, 16 settembre 2020.

  • "I leader palestinesi non sono riusciti a investire nelle opportunità. Non sono riusciti a prendere decisioni strategiche e hanno [piuttosto] preferito stringere un'alleanza con l'Iran." – Lo scrittore saudita Yusef al-Qabalan, Al-Riyadh, 18 settembre 2020.

  • Ovviamente, i principali perdenti sono ancora una volta i palestinesi, i quali stanno rapidamente perdendo il sostegno di un crescente numero di arabi.

Diverse fazioni palestinesi hanno esortato la leadership palestinese a ritirarsi dalla Lega Araba per protestare contro il rifiuto dei Paesi arabi di condannare la normalizzazione delle relazioni con Israele. All'inizio di questo mese, i ministri degli Affari Esteri della Lega Araba si sono rifiutati di approvare un progetto di risoluzione palestinese che condanna gli EAU per la loro decisione di fare pace con Israele. Nella foto: i ministri degli Esteri arabi a una riunione della Lega Araba al Cairo, in Egitto, il 4 marzo 2020. (Foto di Mohamed el-Shahed/AFP via Getty Images)

I palestinesi hanno richiamato i loro ambasciatori negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein per protestare contro la firma degli accordi di pace tra i due Paesi del Golfo Persico e Israele. I palestinesi minacciano ora di ritirare i loro inviati da qualsiasi Paese arabo che faccia altrettanto e stabilisca relazioni con Israele.

Inoltre, diverse fazioni palestinesi hanno esortato la leadership palestinese a ritirarsi dalla Lega Araba per protestare contro il rifiuto dei Paesi arabi di condannare la normalizzazione delle relazioni con Israele. All'inizio di questo mese, i ministri degli Affari Esteri della Lega Araba si sono rifiutati di approvare un progetto di risoluzione palestinese che condanna gli EAU per la loro decisione di fare pace con Israele.

Continua a leggere l'articolo

In che modo Hamas intende distruggere il Libano

di Khaled Abu Toameh  •  21 settembre 2020

  • Durante la visita di Haniyeh [al campo profughi di palestinese di] Ain al-Hilweh, il leader di Hamas ha dichiarato che la sua organizzazione, con l'appoggio dell'Iran, nella Striscia di Gaza, "è in possesso di missili che possono raggiungere Tel Aviv e andare oltre".

  • Gli analisti politici arabi (...) credono anche che l'Iran si stia preparando a usare i suoi emissari, Hamas e Hezbollah, per colpire i Paesi arabi che instaurano relazioni con Israele, come gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein.

  • "Chi è questo Ismail Haniyeh, che viene in Libano e mostra i muscoli nei campi [profughi] mentre è circondato da uomini armati (...) Nessuno nel nostro governo si è chiesto cosa ci faccia qui e chi lo abbia fatto entrare nel nostro Paese." – Rita Mokbel, una donna libanese, Twitter, 7 settembre 2020.

  • "Il Libano è uno Stato indipendente e non è un teatro per l'Iran e i palestinesi." – Il generale libanese Ashraf Rifi, Twitter, 7 settembre 2020.

  • "La Siria ha pagato a caro prezzo la difesa di Hamas e dei movimenti di resistenza, e loro hanno ricambiato il favore complottando contro la Siria e partecipando alla sua distruzione. Questo è ciò che insegnano la scuola dei Fratelli Musulmani e [il presidente turco] Erdogan." – Wiam Wahhab, ex ministro libanese dell'Ambiente, Twitter, 7 settembre 2020.

La visita del leader di Hamas Ismail Haniyeh in Libano ha suscitato indignazione nel Paese. Haniyeh ha avuto una serie di incontri con i funzionari libanesi e palestinesi. Ha inoltre incontrato Hassan Nasrallah, leader del gruppo terroristico Hezbollah, appoggiato dall'Iran. Nella foto: Haniyeh (che indossa una camicia blu), circondato da miliziani armati, sfila nel campo profughi libanese di Ain al-Hilweh, il 6 settembre 2020. (Foto di Mahmoud Zayyat/AFP via Getty Images)

La visita del leader di Hamas Ismail Haniyeh in Libano ha suscitato indignazione nel Paese. Molti cittadini e funzionari libanesi hanno espresso il timore che la sua presenza possa innescare un'altra guerra con Israele. La loro paura non sembra ingiustificata. I libanesi sono consapevoli del disastro che Hamas ha causato alla propria popolazione della Striscia di Gaza lanciando razzi su Israele. I libanesi dicono a Hamas: "Se volete lanciare attacchi terroristici contro Israele, non usate, per favore, il nostro Paese. Non siamo disposti a pagarne il prezzo".

Continua a leggere l'articolo

Le vite dei cristiani neri evidentemente non contano

di Giulio Meotti  •  13 settembre 2020

  • In Nigeria, negli ultimi vent'anni, sono stati uccisi 100 mila cristiani. (...) La Nigeria sta diventando il "più grande mattatoio di cristiani al mondo".

  • La Nigeria, già oggi il più popoloso Paese africano, entro il 2100 potrebbe avere una popolazione di circa 800 milioni di persone, secondo uno studio condotto da The Lancet, e potrebbe diventare la nona economia mondiale.

  • Quanti avrebbero potuto salvarsi se i media, le cancellerie e le organizzazioni internazionali avessero fatto pressione sulla leadership nigeriana affinché proteggesse la propria popolazione cristiana? Perché l'Occidente non ha mai collegato gli scambi commerciali, diplomatici, militari e politici con la Nigeria per proteggere i propri cristiani?

  • Nel 2018, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sollevato la questione con il suo omologo nigeriano Muhammadu Buhari. "Abbiamo avuto gravissimi problemi per i cristiani uccisi in Nigeria", gli ha detto Trump. Ma il presidente americano è quasi il solo tra i leader occidentali ad aver affrontato la questione. Quando il suo predecessore, il presidente Barack Obama, ha incontrato Buhari, non ha mai discusso delle stragi dei cristiani.

In Nigeria, negli ultimi vent'anni, sono stati uccisi 100 mila cristiani. La Nigeria sta diventando il "più grande mattatoio di cristiani al mondo". Nel 2018, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sollevato la questione con il suo omologo nigeriano Muhammadu Buhari. "Abbiamo avuto gravissimi problemi per i cristiani uccisi in Nigeria", gli ha detto Trump. Ma il presidente americano è quasi il solo tra i leader occidentali ad aver affrontato la questione. Quando il suo predecessore, il presidente Barack Obama, ha incontrato Buhari, non ha mai discusso delle stragi dei cristiani. Nella foto: Trump e Buhari, il 30 aprile 2018, a Washington, DC. (Foto di Win McNamee/Getty Images)

"Fermate le stragi", "Ora basta" e "Le nostre vite contano", hanno detto i cristiani nigeriani e i leader ecclesiastici che si sono riuniti a Londra, il 20 agosto, per manifestare contro il massacro dei cristiani nel loro Paese. Hanno inviato una lettera al primo ministro Boris Johnson in cui accusano i mass media internazionali di "cospirazione del silenzio".

Continua a leggere l'articolo

"Non ci arrenderemo mai": Charlie Hebdo ripubblica le vignette su Maometto

di Giulio Meotti  •  9 settembre 2020

  • La Francia sta iniziando a riflettere sulla drammatica deriva della sua libertà di espressione.

  • "Il mio sfortunato cliente sarà la libertà...". – Richard Malka, avvocato di Charlie Hebdo, Le Point, 13 agosto 2020.

  • Le democrazie occidentali hanno pagato a caro prezzo il diritto alla libertà di espressione che, se non sarà protetta ed esercitata, può scomparire dall'oggi al domani.

  • "Se i nostri colleghi nel dibattito pubblico non condividono parte del rischio, allora hanno vinto i barbari." – Elisabeth Badinter, filosofa francese nel documentario "Je suis Charlie", 9 settembre 2015.

Charlie Hebdo lo ha coraggiosamente fatto di nuovo: ha pubblicato le vignette su Maometto. Coloro che hanno proclamato: "Je suis Charlie Hebdo" adesso staranno al loro fianco? Nella foto: Stéphane Charbonnier, che era l'editore di Charlie Hebdo fino a quando non venne ucciso nell'attacco terroristico del 2015 contro la sede parigina della rivista, all'esterno della redazione del giornale, subito dopo l'attentato dinamitardo del 2 novembre 2011.

L'1 settembre, alla vigilia dell'apertura del processo che vedrà in aula 14 persone accusate di coinvolgimento in una serie di attacchi terroristici in Francia, tra cui la strage dei giornalisti e vignettisti, perpetrata il 7 gennaio 2015, nella redazione di Parigi di Charlie Hebdo, la rivista satirica francese ripubblica le vignette su Maometto sotto il titolo "Tout ça pour ça" (Tanto rumore per nulla). "Non ci arrenderemo mai", hanno dichiarato.

Gli imputati, alcuni dei quali saranno processati in contumacia, "devono affrontare una serie di accuse relative all'aiuto fornito agli autori degli attacchi che portarono alla morte 17 persone in tre giorni nel gennaio 2015". Oltre alle 12 vittime freddate all'interno e attorno alla redazione di Charlie Hebdo, un agente di polizia è stato assassinato per strada e quattro persone sono state uccise in un supermercato kosher.

Continua a leggere l'articolo

Il tentativo di demolire l'America

di Guy Millière  •  5 settembre 2020

  • Di fatto, la situazione era diventata "preoccupante" anche prima che si conoscessero i risultati delle elezioni presidenziali del 2016. Come si può ora leggere nel rapporto redatto da Michael Horowitz, direttore generale del Dipartimento di Giustizia, durante l'amministrazione Obama, gli alti vertici governativi tramarono per impedire la vittoria elettorale di Trump, e poi, in seguito, per incastrarlo, in un tentativo di colpo di Stato.

  • I sindaci di molte città e altri funzionari locali hanno deliberatamente protetto i criminali a discapito dei cittadini rispettosi della legge e hanno consentito che avesse luogo la distruzione.

  • "Trent'anni fa, pensavo che le cose fossero faziose e difficili – niente in confronto ad oggi. Le cose sono radicalmente cambiate (...) [la Sinistra] rappresenta un partito rivoluzionario rousseauiano che crede nello smantellamento del sistema. (...) Sono interessati a una vittoria politica completa. Non sono interessati al compromesso. Non sono interessati alla dialettica, allo scambio di opinioni. (...) È una religione sostitutiva. Considerano i loro oppositori politici (...) malvagi, perché ostacolano la loro utopia progressista che stanno cercando di raggiungere... ." – Il procuratore generale degli Stati Uniti William Barr, Fox News, 9 agosto 2020.

  • "Oggi, la nostra nazione fronteggia la più grave minaccia che venga instaurata questa tirannia nella nostra intera storia." – David Horowitz, Frontpage Mag, 10 agosto 2020.

L'ondata di rivolte che hanno fatto seguito alla morte di George Floyd, a Minneapolis, il 25 maggio scorso, sembra non avere nulla a che fare con la morte dell'uomo e tutto ha a che vedere con i gruppi che cercano di demolire l'America. I sindaci di molte città e altri funzionari locali hanno deliberatamente protetto i criminali a discapito dei cittadini rispettosi della legge e hanno consentito che avesse luogo la distruzione. Nella foto: Fuochi d'artificio, lanciati dai rivoltosi, esplodono in mezzo a un gruppo di poliziotti, a Washington D.C., il 30 maggio 2020. (Foto di Andrew Caballero-Reynolds/AFP via Getty Images)

La morte di George Floyd avvenuta a Minneapolis il 25 maggio scorso potrebbe sembrare, col senno di poi, un pretesto per il caos. La sua uccisione per mano di un poliziotto bianco è stata immediatamente seguita da un'ondata di rivolte durante le quali sono stati devastati i quartieri di molte grandi città. I negozi sono stati saccheggiati, gli edifici sono stati bruciati e le persone sono state uccise mentre i sindaci e altri funzionari pubblici locali hanno preferito lasciare che i rivoltosi si scatenassero, incitando un conflitto razziale, scegliendo di proteggere i criminali anziché i cittadini brutalizzati. Fin da subito è sembrato evidente che le rivolte non avevano nulla a che fare con la morte di Floyd e tutto aveva a che vedere con i gruppi che cercano di demolire l'America.

Continua a leggere l'articolo

Appeasement: Il male europeo

di Richard Kemp  •  2 settembre 2020

  • Ora, Gran Bretagna e Francia cercano di rabbonire le tre potenze che rappresentano la minaccia maggiore per il mondo: Iran, Cina e Russia.

  • Entrambi i Paesi [Gran Bretagna e Francia], così come la Germania e la stessa UE, sapevano fin troppo bene che il Piano Congiunto di Azione Globale (JCPOA), invece di negare all'Iran la via delle armi nucleari come previsto dal suo scopo dichiarato, in realtà, ha spianato la strada a Teheran – non solo all'acquisizione delle capacità nucleari, ma a farlo in modo legittimo.

  • Il ripristino della sanzioni lascerà quindi la Cina, la Russia e i Paesi europei alle prese con decisioni difficili: se osservarle o accettare le conseguenze dannose per le loro relazioni commerciali con gli Stati Uniti.

  • E per cosa? Forse a beneficio di Russia e Cina, le cui vendite di armi all'Iran porteranno sia vantaggi finanziari sia l'opportunità di estendere la loro influenza nella regione a spese dell'America e dell'Europa.

  • Se le sanzioni previste dallo snapback avranno successo, ciò non potrà che accelerare la fine del regime terrorista di Teheran e rafforzerà anche la fiducia e la sicurezza tra i Paesi arabi, sempre più timorosi di un Iran dotato di armi nucleari.

Gran Bretagna e Francia cercano di rabbonire le tre potenze che rappresentano oggi la minaccia maggiore per il mondo: Iran, Cina e Russia. Nella foto: il presidente russo Vladimir Putin, il presidente cinese Xi Jinping e il presidente iraniano Hassan Rohani, a Bishkek, in Kyrgyzstan, il 14 giugno 2019. (Foto di Vyacheslav Oseledko/AFP via Getty Images)

L'Europa è in preda a una malattia particolarmente virulenta e perniciosa che minaccia il benessere delle sue popolazioni e del mondo: non si tratta del Coronavirus, ma dell'appeasement. La politica estera anglo-francese degli anni Trenta era altresì dominata dall'appeasement (distensione) – nei confronti della Germania nazista – una politica che non riuscì a prevenire una delle più grandi catastrofi che abbia mai colpito la civiltà e che portò alla morte di milioni di persone.

Continua a leggere l'articolo

La colonizzazione inversa della Francia

di Guy Millière  •  28 agosto 2020

  • Chiedere alla polizia di non rendere noti i nomi degli assassini è un tentativo di nascondere la verità e impedire all'opinione pubblica di sapere esattamente chi in Francia perpetra quegli atti. Nascondere il nome mostra un desiderio di rabbonire quei criminali: quando un assassino ha un nome, quel nome viene immediatamente sbattuto in prima pagina.

  • "Amiamo solo ciò che ci odia, tutto ciò che ci distrugge è percepito come qualcosa di formidabile. Si vuole distruggere la verità, la storia. (...) Noi non insegniamo più la storia della Francia e non diciamo più ciò che la nostra civiltà ha realizzato. Parliamo solo della nostra civiltà per disprezzarla." – Michel Onfray, Le Salon Beige, 30 luglio 2020 e YouTube, 17 luglio 2020.

  • "La Francia sta subendo una colonizzazione inversa. Le popolazioni provenienti principalmente da Paesi precedentemente colonizzati dalla Francia si sono stabilite in Francia senza alcuna intenzione di integrarsi. La maggior parte di loro vive in quartieri dove le leggi dell'Islam ora regnano e dove gli imam diffondono l'odio verso la Francia. (...) E in un gesto di sottomissione, le autorità francesi affermano che l'odio non proviene da chi uccide, ma da chi vuole reagire e dice che bisogna porre fine alle aggressioni e agli omicidi. È un atteggiamento suicida." – Éric Zemmour, YouTube, 22 novembre 2016.

Il 4 luglio, in una stradina di Lot-et-Garonne, nella parte sudoccidentale della Francia, una giovane gendarme, Mélanie Lemée, 25 anni, ha cercato di fermare Yassine E., un conducente di un'auto che andava a velocità eccessiva. L'uomo ha accelerato e l'ha intenzionalmente travolta. La giovane donna è morta sul colpo. Nella foto: Agenti della Gendarmerie portano a spalla la bara di Mélanie Lemée, al suo funerale a Merignac, nei pressi di Bordeaux, il 9 luglio 2020. (Foto di Philippe Lopez/AFP via Getty Images)

Lione, la terza città più grande della Francia, 20 luglio, alle 3 del mattino. Un quartiere borghese. Una giovane donna cammina con il suo cane in una strada tranquilla. Un'auto arriva ad alta velocità e travolge il cane. Il conducente dell'autovettura si ferma, fa marcia indietro e travolge anche la giovane. L'uomo prosegue la folle corsa e trascina il suo cadavere per più di 800 metri. Le persone svegliate dal rumore annotano il numero di targa. Gli agenti di polizia accorsi sul posto sono inorriditi. Il corpo della giovane donna è stato smembrato. Una gamba è stata ritrovata su un lato della strada; il resto del corpo era a brandelli. Un braccio era vicino al corpo del cane. L'altro teneva ancora il guinzaglio dell'animale. Si chiamava Axelle Dorier. Era un'infermiera e aveva solo 23 anni.

Continua a leggere l'articolo

L'Iran, nuova colonia della Cina?

di Majid Rafizadeh  •  24 agosto 2020

  • L'accordo è interamente a vantaggio della Cina: i 400 miliardi di dollari che saranno investiti in 25 anni, rappresentano una piccola somma per la seconda economia mondiale. La Cina avrà inoltre pieni poteri sulle isole iraniane; si approvvigionerà di petrolio iraniano a un prezzo fortemente scontato e accrescerà la propria presenza e influenza in quasi tutti i settori dell'industria iraniana, come le telecomunicazioni, l'energia, i porti, le ferrovie e le banche. La Cina, per inciso, è il primo importatore mondiale di petrolio.

  • Anche alcuni politici iraniani e qualche giornale di Stato hanno iniziato a biasimare l'accordo. Il quotidiano Arman-e Melli, ad esempio, ha criticato inaspettatamente il governo, titolando un articolo: "L'Iran non è il Kenya né lo Sri Lanka (per essere colonizzato dalla Cina)"

  • I mullah al potere stanno svendendo il Paese alla Cina, proprio come hanno fatto alcuni governi africani. Pechino sembra più che felice di fare accordi con i dittatori, di ignorare le loro violazioni dei diritti umani e di depredare le loro nazioni per promuovere le proprie ambizioni di egemonia mondiale.

Un nuovo accordo segreto sembra dare a Pechino un controllo significativo sull'Iran. I mullah al potere stanno svendendo il Paese alla Cina, proprio come hanno fatto alcuni governi africani. Pechino sembra più che felice di fare accordi con i dittatori, di ignorare le loro violazioni dei diritti umani e di depredare le loro nazioni per promuovere le proprie ambizioni di egemonia mondiale. Nella foto: il presidente iraniano Hassan Rohani (a destra) e il presidente cinese Xi Jinping si incontrano il 23 febbraio 2016 a Teheran, in Iran. (Photo by STR/AFP via Getty Images)

"Né l'Est né l'Ovest" è uno slogan di cui i mullah iraniani vanno fieri da quando sono arrivati al potere nel 1979. Il regime iraniano si vanta da tempo della sua indipendenza dalle potenze occidentali e orientali. Ma un nuovo accordo segreto con la Cina sembra dare a Pechino un controllo significativo sull'Iran.

Questo accordo della durata di 25 anni, che sembra un accordo coloniale, garantisce alla Cina diritti importanti sulle risorse della nazione. Le informazioni trapelate rivelano che Pechino investirà quasi 400 miliardi di dollari nelle industrie petrolifere, del gas e petrochimiche iraniane. In cambio, la Cina avrà la priorità in ogni nuovo progetto iraniano legato a questi settori. Il gigante asiatico riceverà inoltre uno sconto del 12 per cento, avrà la possibilità di ritardare i pagamenti fino a due anni e potrà effettuarli nella valuta di sua scelta. Complessivamente, si stima che Pechino avrà diritto a sconti di circa il 32 per cento.

Continua a leggere l'articolo

Il genocidio ignorato dei cristiani in Nigeria

di Raymond Ibrahim  •  21 agosto 2020

  • All'inizio di quest'anno (...) [Boko Haram] ha diffuso un video di un bambino musulmano con il volto coperto che impugna una pistola puntandola alle spalle di un ostaggio cristiano inginocchiato e legato, un 22enne studente di biologia che era stato rapito mentre si stava recando all'università. Dopo aver salmodiato qualcosa in arabo ed essersi lanciato in una invettiva anticristiana, il ragazzino musulmano spara più volte alla nuca dello studente cristiano.

  • A parte, alcuni episodi più raccapriccianti (...) i cosiddetti media mainstream non riportano la maggior parte delle notizie riguardanti la persecuzione in corso. Forse i giornalisti sarebbero preoccupati del fatto che possa emergere uno schema politicamente scorretto, in cui gli attacchi sembrerebbero ideologicamente guidati, a differenza dei semplici "reati"?

  • Il motivo per cui i semplici pastori fulani di un tempo sono riusciti a uccidere dal 2015 quasi il doppio dei numerosi cristiani rispetto ai "professionisti" terroristi di Boko Haram (...) è dovuto al fatto, parafrasando il vescovo nigeriano Matthew Ishaya Audu, che " anche il presidente Buhari è di etnia fulani".

  • "Visto che il governo e i suoi apologeti affermano che le uccisioni non hanno sfumature religiose, per quale ragione i terroristi e i pastori prendono di mira le comunità prevalentemente cristiane e i leader cristiani?" – The Christian Association of Nigeria International Centre for Investigative Reporting, 21 gennaio 2020.

La carneficina dei cristiani in Nigeria, che alcuni osservatori internazionali hanno classificato come genocidio, sta raggiungendo livelli senza precedenti. Nella foto: la città di Auno, in Nigeria, il 10 febbraio 2020, dopo un attentato avvenuto il giorno prima, in cui i jihadisti hanno ucciso almeno 30 persone e rapito donne e bambini. (Foto di Audu Marte/AFP via Getty Images)

La carneficina dei cristiani in Nigeria, che alcuni osservatori internazionali hanno classificato come genocidio, sta raggiungendo livelli senza precedenti.

Secondo una notizia pubblicata il 4 agosto scorso, almeno 171 cristiani sono stati massacrati dai pastori musulmani fulani nell'arco di circa tre settimane:

"E questi sono soltanto quelli di cui siamo a conoscenza. In realtà, è probabile che il bilancio sia molto più alto. Molte migliaia di persone sono altresì fuggite dalle loro case a causa della violenza, abbandonando i loro mezzi di sussistenza dopo che il lockdown dovuto al Covid-19 aveva provocato il caos economico. La nostra redazione è stata sommersa per molti mesi da simili storie, eppure, i maggiori media manistream non si occupano in modo preoccupante di questo inesorabile e sanguinoso tributo di vite cristiane".

Continua a leggere l'articolo

Il contenimento della Cina

di Lawrence A. Franklin  •  15 agosto 2020

  • Dopo le numerose trasgressioni della Cina negli ultimi cinquant'anni (...) il contenimento militare dell'espansionismo cinese e l'obiettivo dichiarato del presidente del Partito comunista Xi Jinping di dominare il mondo devono essere la massima priorità della politica estera del Mondo Libero.

  • Ai Paesi potrebbe altresì essere ingiunto di annullare tutte le relazioni commerciali con la Cina. Perché finanziare il proprio nemico e renderlo più forte?

  • La facile acquisizione di un maggior controllo su Hong Kong da parte della Cina – un'appropriazione illegale – è senza dubbio servita a stuzzicare l'appetito espansionista di Pechino.

  • Il tono deciso della dichiarazione espressa dal segretario di Stato americano Mike Pompeo il 13 luglio scorso, secondo cui gli Stati Uniti respingono le fittizie rivendicazioni territoriali cinesi nel Mar Cinese Meridionale perché illegali, probabilmente verrà percepito come se fossero "soltanto parole". Gli Stati Uniti potrebbero avere bisogno di convincere Pechino che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno la volontà politica di attuare questo contenimento.

  • I leader cinesi sperano sicuramente che l'attuale avversione da parte dell'attuale amministrazione americana per il rischio di una guerra consentirà ai comunisti di conquistare il nuovo territorio con relativa facilità; gli Stati Uniti non dovrebbero nemmeno lasciar loro pensare a una possibilità del genere.

  • La narrazione del Partito comunista cinese è che l'amministrazione americana minaccia tutto il popolo cinese. Un conduttore di CCTV, l'emittente tv di Stato cinese, ha aggiunto che "gli Stati Uniti combattono per avidità e arroganza", ma la "Cina combatterà per un nuovo mondo". Di certo lo farà, se la lasceremo fare.

Dopo le numerose trasgressioni della Cina negli ultimi cinquant'anni (...) il contenimento militare dell'espansionismo cinese e l'obiettivo dichiarato del presidente del Partito comunista Xi Jinping di dominare il mondo devono essere la massima priorità della politica estera del Mondo Libero. Nella foto: Il Long March 10 della Cina, un nuovo sottomarino nucleare classe Jin, partecipa a una parata navale, nella provincia dello Shandong, il 23 aprile 2019. (Foto di Mark Schiefelbein/AFP via Getty Images)

Dopo le numerose trasgressioni della Cina negli ultimi cinquant'anni – tra cui il furto di 600 miliardi di dollari di proprietà intellettuale degli Stati Uniti ogni anno; il pernicioso insabbiamento del coronavirus (Covid-19); i tentativi del regime comunista di accecare i piloti degli aerei militari statunitensi con i laser; la costruzione di isole militari nel Mar Cinese Meridionale, e l'invio nel mese scorso di una massiccia flotta di 250 pescherecci cinesi vicino alle Isole Galapagos, al largo delle coste dell'Ecuador, tanto per citarne alcuni – il contenimento militare dell'espansionismo cinese e l'obiettivo dichiarato del presidente del Partito comunista Xi Jinping di dominare il mondo devono essere la massima priorità della politica estera del Mondo Libero.

Il fine ultimo di questa iniziativa sarebbe quello di impedire aggressioni da parte della Cina comunista ai danni degli Stati indipendenti della regione indo-pacifica e oltre.

Continua a leggere l'articolo

Nike e altri marchi mondiali, complici nel lavoro forzato della Cina

di Gordon G. Chang  •  6 agosto 2020

  • A marzo, il no-partisan Australian Strategic Policy Institute, in un documento intitolato "Uyghurs for Sale", ha accusato Pechino di aver costretto più di 80 mila uiguri e di membri appartenenti ad altre minoranze musulmane a realizzare prodotti per la Nike e per altri 82 marchi.

  • Le accuse mosse dal rapporto contro la Nike sono pesanti. "Una fabbrica della Cina orientale che produce calzature per l'azienda americana Nike è dotata di torri di guardia, recinzioni di filo spinato e una stazione di polizia", ha osservato il report (....). Lì le persone vengono trattenute contro la loro volontà in condizioni disumane. Questa fabbrica, fornitrice della Nike da più di tre decenni, produce circa otto milioni di paia di scarpe ogni anno.

  • La legge statunitense prevede che i prodotti realizzati attraverso il lavoro forzato possono essere sequestrati, ma quelli fabbricati in condizioni orribili in Cina e altrove vengono sistematicamente sdoganati e finiscono sugli scaffali dei rivenditori americani.

Come fare perché le calzature della Nike prodotte in una fabbrica circondata da mura, filo spinato e torri di guardia, e dove gli operai – molti dei quali appartenenti a una minoranza etnica – sono trattenuti contro la loro volontà, non vengano realizzate attraverso il "lavoro forzato"? Nella foto: il flagship store della Nike sulla Quinta strada a New York. (Foto di Timothy A. Clary/AFP via Getty Images)

"Lavoro forzato."

Questo è il termine che il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha utilizzato il 16 luglio per parlare della Cina, ospite nel programma tv di Fox News condotto da Bill Hemmer.

La locuzione eufemistica è "lavoro forzato". Ma il massimo diplomatico statunitense ha abbandonato la diplomazia per impiegare l'arma più potente d'America: la terribile verità.

La terribile – e orribile – verità è che lo Stato monopartitico cinese ha istituzionalizzato la schiavitù, l'ha incrementata su scala industriale e ha offerto gli schiavi alle aziende straniere. Inoltre, aggravando il suo crimine, la Cina sceglie gli schiavi dalle minoranze etniche all'interno dei suoi confini.

Continua a leggere l'articolo

Questo sito utilizza i cookie per offrire il miglior servizio possibile.
Per saperne di più, ti invitiamo a visionare la nostra Informativa sulla privacy e sull'uso dei cookie.