Analisi e articoli più recenti

Germania: Un livello sconcertante di autocensura

di Judith Bergman  •  14 luglio 2019

  • Sembra esserci un divario significativo tra ciò che i tedeschi dicono in pubblico e ciò che pensano. (...) Il 57 per cento dei tedeschi dichiara di essere infastidito dal fatto che "sempre più spesso viene detto loro cosa dire e come comportarsi".

  • "Fa una grande differenza (...) se i cittadini sentono di essere sempre più osservati e giudicati. (...) Molti cittadini lamentano una mancanza di rispetto, nel senso che desiderano che le loro preoccupazioni e le loro posizioni vengano prese sul serio, [e] che gli sviluppi importanti siano apertamente discussi. ...". – Da un sondaggio sull'autocensura in Germania, condotto dall'Institut für Demoskopie Allensbach.

  • Queste restrizioni [alla libertà di espressione] sono culminate nella legge sulla censura entrata in vigore nel 2018, che impone alle piattaforme dei social media di rimuovere o bloccare qualsiasi presunto "reato" online, come i commenti offensivi e diffamanti o i contenuti che incitano all'odio, entro 24 ore dalla ricezione di un reclamo da parte di un utente. Se le piattaforme non provvedono a farlo, il governo tedesco può elevare multe fino a 50 milioni di euro, per mancata osservanza della norma. In Germania, le persone sono state perseguite per aver criticato le politiche migratorie del governo. ....

  • Nel Regno Unito, i Liberal-democratici hanno sospeso dal partito il candidato Dániel Tóth-Nagy, per aver affermato che "l'islamofobia non esiste" e per aver risposto a un tweet scrivendo: "E le mutilazioni genitali femminili? I delitti d'onore? I matrimoni forzati? Cosa ne pensa delle proteste delle donne in Iran, in Arabia Saudita e in altri paesi islamici contro l'uso obbligatorio dell'hijab? E la Sharia in Gran Bretagna? I diritti e l'educazione LGBT negati dai musulmani a Birmingham?"

Un nuovo sondaggio sull'autocensura in Germania ha mostrato che i cittadini tedeschi censurano la loro libertà di espressione in modo strabiliante. Alla domanda se sia "possibile esprimersi liberamente in pubblico", un mero 18 per cento ha risposto "sì". Per contro, il 59 per cento dei tedeschi intervistati ha dichiarato di esprimersi liberamente in presenza di amici e conoscenti.

"Quasi due terzi dei cittadini sono convinti che 'oggi occorre fare molta attenzione agli argomenti sui quali esprimersi', perché ci sono numerose regole non scritte in merito a quali opinioni sono accettabili e ammissibili", secondo l'indagine condotta dall'Institut für Demoskopie Allensbach per il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ).

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I combattenti dello Stato islamico rientrati in Europa e scomparsi

di Soeren Kern  •  11 luglio 2019

  • SVT ha intervistato i funzionari di cinque municipalità svedesi – Göteborg, Stoccolma, Örebro, Malmö e Borås – dove risiede la maggior parte dei 150 miliziani dell'Isis che sono tornati nel paese e ha rilevato che questi Comuni sono a conoscenza del rientro di 16 adulti e 10 minori.

  • "Gli Stati Uniti chiedono a Gran Bretagna, Francia, Germania e ad altri alleati europei di riprendere oltre 800 combattenti dell'Isis catturati in Siria e di processarli. (...) L'alternativa non è buona ed è che saremo costretti a rilasciarli...". – Da un twitter del presidente degli Stati Uniti Donald Trump del 16 febbraio 2019.

  • Il Wall Street Journal, in un recente editoriale, "The West's Foreign Fighter Problem", ha osservato che i governi europei si trovano in una posizione davvero difficile: rimpatriare e processare i loro jihadisti o rischiare che questi ultimi spariscano senza lasciare traccia e compiano nuovi attacchi in Europa.

"È particolarmente preoccupante che il governo federale [tedesco] non abbia adottato ulteriori misure per impedire il rientro incontrollato dei combattenti clandestini dello Stato islamico", afferma Linda Teuteberg, segretario generale del Partito Liberale Democratico (FDP) tedesco. E ha aggiunto che il governo "non sa ancora come affrontare il problema degli ex combattenti tedeschi dell'Isis", compreso quello dei "tedeschi detenuti nelle zone di guerra e degli oltre duecento ex simpatizzanti dello Stato islamico che sono tornati in Germania". (Fonte dell'immagine: Olaf Kosinsky / CC BY-SA 3.0-de via Wikimedia Commons)

Il governo tedesco ha perso le tracce di decine di tedeschi che negli ultimi anni si sono recati in Iraq e in Siria per unirsi allo Stato islamico. La rivelazione arriva tra le paure crescenti che alcuni di questi combattenti stiano facendo ritorno in Germania senza farsi scoprire dalle autorità.

Secondo Welt am Sonntag, il ministero dell'Interno tedesco, in risposta a una domanda posta dal segretario generale del Partito Liberale Democratico (FDP), Linda Teuteberg, ha rivelato che le autorità tedesche non hanno informazioni su dove si trovino almeno 160 tedeschi che sono andati a combattere con l'Isis. Il ministero ha dichiarato che mentre alcuni sono stati probabilmente uccisi nei combattimenti, altri si sono nascosti e potrebbero cercare di trasferirsi in Germania.

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Cina: Il perfetto Stato totalitario high-tech

di Judith Bergman  •  7 luglio 2019

  • In Cina, la censura, ora ampiamente automatizzata, ha raggiunto "livelli di accuratezza senza precedenti, aiutata dalla tecnologia di riconoscimento facciale e vocale". – Cate Cadell, Reuters, 26 maggio 2019.

  • Come in altri regimi comunisti, a cominciare da quello dell'ex Unione Sovietica, l'ideologia comunista non tollera alcuna narrazione contrastante. "Più dello Stato, la religione è fonte di autorità e oggetto di fedeltà. (...) Questa caratteristica della religione è sempre stata un anatema per i despoti totalitari della storia...". – Thomas F. Farr, presidente del Religious Freedom Institute, in una testimonianza davanti alla Commissione esecutiva del Congresso sulla Cina, il 28 novembre 2018.

  • Nel 2018, la Cina aveva circa 200 milioni di telecamere di sorveglianza, e prevede di installarne 626 milioni entro il 2020. L'obiettivo è la realizzazione di una "Piattaforma integrata per le operazioni congiunte", che integrerà e coordinerà i dati forniti dalle telecamere di sorveglianza dotate di riconoscimento facciale, i numeri delle carte d'identità dei cittadini, i dati biometrici, i numeri di targa e le informazioni sulla proprietà del veicolo, sulla salute, sulla pianificazione familiare, nonché le informazioni bancarie e relative ai casellari giudiziali, ogni traccia di "attività insolite" e qualsiasi altro dato pertinente che possa essere raccolto sui cittadini, come le pratiche religiose, i viaggi all'estero e così via, stando ai rapporti dei funzionari locali e della polizia.

  • Attualmente, la Cina è in procinto di realizzare il sogno di Stalin, Hitler e Mao: uno Stato totalitario perfetto, con l'aiuto della tecnologia digitale, in cui l'individuo non è in grado di sfuggire all'occhio onnisciente dello Stato comunista.

Il trentesimo anniversario del massacro dei manifestanti pro-democrazia perpetrato il 4 giugno 1989 dal regime cinese, in piazza Tiananmen [a Pechino], è servito a mettere in luce l'aspra censura attuata in Cina sotto la guida del Partito comunista cinese (PCC) e del presidente Xi Jinping.

L'anniversario di Tiananmen viene definito in modo eufemistico nella Cina continentale, come "l'incidente del 4 giugno". Appare evidente che il regime teme che qualsiasi conversazione su quell'evento storico, per non parlare delle commemorazioni pubbliche, fomenti disordini anti-regime, che potrebbero mettere in pericolo il potere assoluto del Partito comunista cinese.

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Africa: Allarmante aumento della persecuzione dei cristiani

di Uzay Bulut  •  30 giugno 2019

  • "In alcune regioni, il livello e la natura delle persecuzioni si avvicina verosimilmente alla definizione internazionale di genocidio, secondo i criteri adottati dalle Nazioni Unite". – The Independent Review of FCO support for Persecuted Christians.

  • "Gli assalitori hanno chiesto ai cristiani di convertirsi all'Islam, ma il pastore e gli altri hanno rifiutato di farlo. Gli hanno ordinato di radunarsi sotto un albero e hanno preso loro le Bibbie e i telefoni cellulari. Poi, li hanno chiamati uno ad uno, dietro l'edificio della chiesa dove li hanno uccisi." – World Watch Monitor, 2 maggio 2019.

  • Come illustra il rapporto britannico, la persecuzione contro i cristiani e contro altri non musulmani non riguarda l'etnia, la razza o il colore della pelle né dei perpetratori né delle vittime: concerne la loro religione.

  • Se tali crimini non vengono fermati, è altamente probabile che il destino del continente africano sarà simile a quello del Medio Oriente: un tempo era una regione a maggioranza cristiana; ora, i cristiani sono una minoranza minuscola, agonizzante e indifesa.

Secondo Lindy Lowry, che scrive per Open Doors, "nella provincia orientale del Nord Kivu, nella Repubblica democratica del Congo, i capi della chiesa sono stati presi di mira e uccisi. Secondo quanto riferito, almeno 15 gruppi armati estremisti erano attivi nell'area". Nella foto: La città di Beni, nella provincia del Nord Kivu, dove decine di cristiani sono stati uccisi in un attacco, il 22 settembre 2018. (Fonte dell'immagine: Razdagger/Wikimedia Commons)

Secondo un recente rapporto interinale pubblicato nel Regno Unito, "si stima che una persona su tre nel mondo subisce in qualche modo persecuzioni religiose, con i cristiani che sono il gruppo religioso più perseguitato".

Sebbene il rapporto completo – commissionato dal ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, e coordinato dal reverendo anglicano Philip Mounstephen, vescovo di Truro – avrebbe dovuto essere pubblicato quest'anno a Pasqua, "l'entità e la natura del fenomeno [della persecuzione contro i cristiani] ha richiesto più tempo", si legge nel report. Di conseguenza, ha spiegato Mounstephen, i risultati "provvisori" diffusi ad aprile sono incompleti e il rapporto finale sarà pubblicato alla fine di giugno.

Conformemente al paragrafo "Quadro generale" dell'"Independent Review of FCO support for Persecuted Christians":

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Il suicidio della Francia

di Giulio Meotti  •  26 giugno 2019

  • La "francesità" sta scomparendo e viene sostituita da una sorta di balcanizzazione delle enclave che non comunicano tra loro (...) questo non è l'ideale.

  • Più le élite francesi con i loro redditi disponibili e il tempo libero culturale si chiudono nelle loro enclave, minore è la probabilità che comprenderanno l'impatto quotidiano della fallita immigrazione di massa e del multiculturalismo.

  • "Le classi agiate 'boboizzate' [borghesi-bohémien]" e globalizzate stanno riempiendo le "nuove cittadelle" – come nella Francia medievale – e votano in massa per Macron. Hanno sviluppato "un unico modo di parlare e pensare (...) che permette alle classi dominanti di sostituire la realtà di una nazione soggetta a gravi condizioni di stress e a tensioni con la favola di una società gentile e accogliente." – Christophe Guilluy, Twilight of the Elites, Yale University Press, 2019.

Il recente movimento dei cosiddetti "gilet gialli", i cui manifestanti hanno protestato per mesi ogni sabato a Parigi, è un simbolo della divisione esistente tra la classe operaia francese e i progressisti imborghesiti. Nella foto: Manifestanti dei "gilet gialli", il 23 marzo 2019, occupano i gradini che conducono alla Basilica del Sacro Cuore, a Parigi, in Francia. (Fonte dell'immagine: Kiran Ridley/Getty Images)

"Per quanto riguarda la Francia nel 2019, non si può negare che sta per verificarsi una trasformazione epocale e pericolosa, un 'Grande Cambiamento'", ha osservato il fondatore e presidente del Jean-Jacques Rousseau Institute, Michel Gurfinkiel, il quale è addolorato per "la fine della Francia come paese distinto, o almeno come nazione occidentale giudaico-cristiana che fino ad oggi era considerata essere". Una recente cover story del settimanale Le Point l'ha definito "il grande sconvolgimento".

Cambiamento o sconvolgimento, i giorni della Francia come la conosciamo sono contati: la società ha perso il proprio centro culturale di gravità. Il vecchio modo di vivere sta tramontando ed è prossimo alla "estinzione". La "francesità" sta scomparendo e viene sostituita da una sorta di balcanizzazione delle enclave che non comunicano tra loro. Per il paese più colpito dal fondamentalismo islamico e dal terrorismo, questo non è l'ideale.

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Il dramma represso dei cristiani palestinesi

di Raymond Ibrahim  •  23 giugno 2019

  • "Fatah esercita regolarmente forti pressioni sui cristiani affinché non denuncino gli atti di violenza e di vandalismo che spesso subiscono, poiché la diffusione di tali notizie potrebbe danneggiare l'immagine dell'Autorità palestinese di attore in grado di proteggere la vita e le proprietà della minoranza cristiana che vive sotto il suo governo. (...) Questa immagine potrebbe avere ripercussioni negative per i massicci aiuti internazionali, e in particolare europei, che l'Ap riceve." – Dr. Edy Cohen, Begin-Sadat Center for Strategic Studies.

  • In altre parole, il pane quotidiano dell'Autorità palestinese sembra essere quello di ritrarre i palestinesi come vittime di un'ingiusta aggressione e discriminazione da parte di Israele. Questa narrazione palestinese potrebbe essere compromessa se la comunità internazionale scoprisse che gli stessi palestinesi vengono perseguitati dai loro connazionali, esclusivamente a causa della religione.

  • "Anziché arrestare coloro che attaccano i siti cristiani, per l'Autorità palestinese è molto più importante tenere alla larga da questi episodi i media mainstream. E riesce a farlo molto bene. Infatti, solo alcuni piccoli canali di informazione locali si sono preoccupati di denunciare queste recenti aggressioni. I media mainstream internazionali le hanno totalmente ignorate." – Dr Edy Cohen, Begin-Sadat Center for Strategic Studies.

  • Come spiega Justus Reid Weiner, avvocato e studioso che conosce bene la regione, "la persecuzione sistematica degli arabi cristiani che vivono nelle zone palestinesi suscita il silenzio pressoché totale da parte della comunità internazionale, degli attivisti per i diritti umani, dei media e delle Ong. (...) In una società in cui gli arabi cristiani non hanno voce e nessuna protezione, non sorprende che se ne vadano".

Il Cristianesimo sta per scomparire nel luogo della sua nascita, compresa Betlemme (nella foto). Secondo l'avvocato e studioso Justus Reid Weiner, "la persecuzione sistematica degli arabi cristiani che vivono nelle zone palestinesi suscita il silenzio pressoché totale da parte della comunità internazionale, degli attivisti per i diritti umani, dei media e delle Ong. (...) In una società in cui gli arabi cristiani non hanno voce e nessuna protezione, non sorprende che se ne vadano". (Fonte dell'immagine: Daniel Case/Wikimedia Commons)

In un momento in cui i cristiani di tutto il mondo musulmano subiscono una serie di persecuzioni, il dramma dei cristiani palestinesi viene raramente ascoltato.

Però esiste. Open Doors (Porte Aperte), il gruppo impegnato nella tutela dei diritti umani che monitora le persecuzioni dei cristiani, rileva che i cristiani palestinesi subiscono livelli "elevati" di persecuzione, la cui fonte è, nelle sue parole, "l'oppressione islamica":

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"L'Europa non sarà l'Europa"

di Guy Millière  •  22 giugno 2019

  • Nel Regno Unito, la vittoria del Brexit Party, con il 31,6 per cento dei voti, è stata un risultato notevole che ha mostrato l'ostinata intenzione di milioni di cittadini britannici di uscire dall'Unione europea. Le posizioni "populiste" – la difesa della sovranità nazionale e della civiltà europea, il rifiuto dell'immigrazione incontrollata e i diktat dei tecnocrati di Bruxelles – hanno guadagnato terreno.

  • I partiti che governano l'Europa da decenni hanno ottenuto scarsi risultati, ma – salvo rare eccezioni – non sono crollati e continueranno a dominare l'Unione europea.

  • I Verdi possono guadagnare più influenza, con le conseguenze che ne derivano. A chiunque legga i programmi dei Verdi risulta evidente che sono essenzialmente di sinistra con una maschera ambientalista ed ecologista. Sono favorevoli all'immigrazione incontrollata e al multiculturalismo. Sono (...) decisamente ostili a qualsiasi difesa della civiltà occidentale, alla libera impresa e al libero mercato. Sono spesso a favore della crescita zero. La maggior parte di loro appoggia una visione apocalittica del cambiamento climatico e afferma che la sopravvivenza dell'umanità sarà presto a rischio, se l'Europa non prenderà misure drastiche per "salvare il pianeta". Tutti quanti sono favorevoli a decisioni autoritarie imposte da Bruxelles all'intera Europa.

  • Un Parlamento europeo sotto l'influenza dei Verdi accelererà quasi certamente lo slittamento verso un maggiore potere conferito ai membri non eletti della Commissione europea e verso una graduale eliminazione dell'energia nucleare e dei combustibili fossili. Le politiche favorevoli a un'ulteriore immigrazione sono già in fase di preparazione.

(Fonte dell'immagine: iStock)

La sera del 26 maggio, il vicepremier e ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini ha così commentato i risultati delle elezioni europee: "È nata una nuova Europa". Il partito da lui guidato, la Lega, aveva appena vinto con il 34,3 per cento dei voti. Ma hanno vinto anche altri partiti definiti in Europa come "populisti": in Ungheria, l'alleanza Fidesz-KDNP (Unione civica ungherese e il Partito popolare cristiano democratico) ) ha ottenuto il 52,3 per cento dei consensi. In Polonia, il PiS (Diritto e Giustizia) ha vinto con il 45,4 per cento dei voti.

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Il disastro auto-inflitto della Svezia
Le ragazze terrorizzate di Uppsala; i figli dei terroristi dell'Isis

di Judith Bergman  •  16 giugno 2019

  • Secondo un rapporto di Amnesty International, in Svezia, non viene data priorità alle indagini per stupro, ci sono "tempi di attesa eccessivamente lunghi per i risultati delle analisi del DNA", non viene fornito abbastanza sostegno alle vittime di violenza sessuale e non c'è sufficiente impegno a fini preventivi.

  • Nel 2017, un rapporto della polizia svedese, intitolato "Utsatta områden 2017" ("Aree vulnerabili 2017", comunemente note come "no-go zones" o zone senza legge), mostrava l'esistenza di 61 di tali zone in Svezia, con 200 reti di criminalità, costituite da circa 5 mila criminali. Ventitré di queste aree erano particolarmente critiche. (...)

  • "Non riesco a sopportare di vedere bambini che se la passano così male. (...) Non dovrebbe esserci ombra di dubbio sul fatto che il governo fa ciò che può per questi ragazzini [figli dei terroristi dell'Isis] e se possibile dovrebbero essere portati in Svezia." – Il ministro degli Esteri Margot Wallström.

  • Purtroppo, l'orribile destino dei bambini yazidi ridotti in schiavitù non sembra essere qualcosa che la Wallström "non riesce a sopportare".

Secondo l'ultimo rapporto sulla sicurezza nazionale, pubblicato dal Consiglio nazionale svedese per la prevenzione della criminalità, quattro donne su dieci hanno paura di camminare liberamente per strada. Secondo il rapporto di Amnesty International, "in uno studio del 2017, l'1,4 per cento della popolazione ha dichiarato di avere subìto uno stupro o degli abusi sessuali, percentuale corrispondente a circa 112 mila persone". (Fonte dell'immagine: iStock)

Nella pittoresca città universitaria svedese di Uppsala, l'80 per cento delle ragazze non si sente al sicuro in pieno centro storico. Una 14enne, che ha paura di rivelare la sua identità, ha detto ai media svedesi che indossa sempre scarpe da ginnastica in modo da poter "correre veloce" se viene aggredita:

"Mi sono seduta su una panchina e dei ragazzi sono subito venuti a sedersi accanto a me da entrambi i lati e altri si sono messi di fronti a me. Hanno iniziato a toccarmi i capelli e ad afferrarmi le gambe, dicendomi cose che non capivo. Ero così terrorizzata e ho detto loro ripetutamente di smettere, ma non mi hanno ascoltata. (...) Tutto è così orribile. Questo è così sbagliato. Voglio sentirmi sicura [nel tornare a casa in autobus]", ha dichiarato la ragazzina.

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Il genocidio dei cristiani raggiunge un "livello allarmante"

di Raymond Ibrahim  •  3 giugno 2019

  • Molti dei cristiani più perseguitati al mondo non hanno niente a che fare con il colonialismo o i missionari. Quelli su cui pesa la minaccia del genocidio – come gli assiri siriani e iracheni o i copti egiziani – erano cristiani molti secoli prima che gli antenati dei colonizzatori europei diventassero cristiani e andassero a evangelizzare i popoli.

  • Il report della BBC sottolinea la "correttezza politica" come la principale causa dell'indifferenza dell'Occidente. (...)

  • Tra i peggiori persecutori ci sono quelli che governano conformemente ai dettami della legge islamica, la sharia – che accademici come John Esposito della Georgetown University considerano equa e giusta. In Afghanistan (al secondo posto nella WWL 2019), "il Cristianesimo non può esistere".

Jeremy Hunt (nella foto), il ministro degli Esteri del Regno Unito, ha commissionato "un'Inchiesta indipendente sulla persecuzione globale dei cristiani", i cui risultati sono stati di recente pubblicati. (Foto di Jack Taylor/Getty Images)

"Persecuzione dei cristiani, 'quasi un genocidio'" è il titolo di un report della BBC del 3 maggio scorso che menziona un lungo studio ad interim commissionato dal ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, e coordinato dal reverendo anglicano Philip Mounstephen, vescovo di Truro.

Secondo il report della BBC, una persona su tre nel mondo subisce persecuzioni religiose, con i cristiani che sono "il gruppo religioso più perseguitato"; "in alcune parti del globo, la religione 'rischia di sparire'" e "in alcune regioni, il livello e la natura delle persecuzioni si avvicina verosimilmente alla definizione internazionale di genocidio, secondo i criteri adottati dalle Nazioni Unite".

L'articolo menziona inoltre quanto asserito dal titolare del Foreign Office britannico Jeremy Hunt sul perché i governi occidentali sono "addormentati" per quanto concerne questo problema dilagante:

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Perché i palestinesi si oppongono alla prosperità economica

di Bassam Tawil  •  26 maggio 2019

  • Per conseguire il suo obiettivo, Ashraf Jabari ha di recente annunciato la creazione di un nuovo partito che chiede di concentrarsi sulla prosperità economica dei palestinesi. Il Partito per la riforma e lo sviluppo cerca di risolvere i problemi dei palestinesi, soprattutto l'elevato tasso di disoccupazione, egli ha affermato. "Abbiamo un esercito di laureati che sono disoccupati. Siamo giunti a una situazione in cui un giovane [palestinese] in possesso di un master in giurisprudenza deve fare il venditore ambulante perché non riesce a trovare lavoro".

  • Invece di dare a Jabari l'opportunità di portare avanti la sua iniziativa, i palestinesi hanno intrapreso una massiccia campagna denigratoria contro di lui, con molti che lo accusano di essere un "traditore" e un "collaboratore" di Israele e degli ebrei. Alcuni palestinesi sono andati addirittura oltre chiedendone l'arresto o l'uccisione.

  • L'imminente piano di pace, secondo varie voci, parla di dare ai palestinesi milioni di dollari e di raccogliere denaro dai ricchi paesi arabi. Tuttavia, come indica chiaramente il caso di Jabari, i palestinesi sono più interessati all'odio per Israele che alla stabilità economica.

  • Per i palestinesi, gli aiuti finanziari sono un cinico tentativo di distoglierli dalla lotta contro Israele – e nessun leader palestinese ha il coraggio di fronteggiare le minacce a cui Jabari sta facendo fronte. Pertanto, ben diversamente da ogni "accordo del secolo", i dirigenti palestinesi da tempo hanno fatto un accordo spregevole: investire nell'odio contro Israele piuttosto che nella loro stessa popolazione.

Ashraf Jabari, un 45enne uomo d'affari palestinese della città cisgiordana di Hebron, ha di recente lanciato una nuova iniziativa economica con alcuni dei suoi amici ebrei, per promuovere lo spirito imprenditoriale tra israeliani e palestinesi. (Fonte dell'immagine: iStock)

Nella maggior parte delle società normali, un uomo d'affari che cerca di migliorare le condizioni di vita della sua popolazione dando impulso all'economia e creando opportunità di lavoro per i disoccupati – tra cui una schiera di laureati senza lavoro – viene trattato con rispetto. I palestinesi, tuttavia, non sembrano appartenere a quelle società.

Ashraf Jabari è un 45enne uomo d'affari della città cisgiordana di Hebron. Membro di un grande clan palestinese della città, Jabari crede nella cooperazione economica e nella convivenza pacifica con i suoi vicini ebrei, compresi i coloni che vivono in Cisgiordania.

All'inizio di quest'anno, Jabari e alcuni dei suoi amici ebrei hanno lanciato una nuova iniziativa economica per promuovere lo spirito d'iniziativa congiunto tra israeliani e palestinesi residenti in Cisgiordania.

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Sfruttamento sessuale cinese in Pakistan: Abusi sulle ragazze cristiane

di Kaswar Klasra  •  25 maggio 2019

  • Una volta che sono state comprate, le donne e le ragazze vengono segregate in una stanza e ripetutamente violentate per renderle gravide in modo da poter garantire un figlio alla famiglia. Dopo aver partorito, alcune hanno il permesso di fuggire, ma non possono portare con loro i figli.

  • Il fatto che le donne e le ragazze siano vittime di abusi in tutta l'Asia è già abbastanza raccapricciante e merita un'attenzione immediata da parte della comunità internazionale. Ma il fatto che le ragazze cristiane, in particolare, siano prese di mira in Pakistan, rende l'attuale giro di prostituzione un duplice abuso dei diritti umani che ha bisogno di un'attenzione urgente.

Il fatto che le donne e le ragazze siano vittime di abusi in tutta l'Asia è già abbastanza raccapricciante e merita un'attenzione immediata da parte della comunità internazionale. Ma il fatto che le ragazze cristiane, in particolare, siano prese di mira in Pakistan, rende l'attuale giro di prostituzione un duplice abuso dei diritti umani che ha bisogno di un'attenzione urgente. (Fonte dell'immagine: iStock)

Human Right Watch, l'organizzazione non governativa internazionale con sede a New York, , il 26 aprile scorso ha messo in guardia sul fatto che "il governo del Pakistan dovrebbe essere allarmato dai recenti rapporti sul traffico di donne e ragazze verso la Cina. Queste denunce sono spaventosamente simili a quelle riguardanti un traffico di 'mogli' verso la Cina da almeno altri cinque paesi asiatici".

Una settimana dopo, le autorità pakistane hanno arrestato 12 sospetti – otto cittadini cinesi e quattro pakistani – in un caso di sfruttamento sessuale di giovani donne pakistane trasferite in Cina, molte delle quali come 'spose'. La maggior parte di loro, alcune 13enni, appartengono alla minoranza cristiana del Pakistan.

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In che modo i dirigenti palestinesi puniscono i pazienti

di Bassam Tawil  •  23 maggio 2019

  • "Per Allah, anche se rimanessimo con un solo centesimo, lo spenderemo per le famiglie dei martiri e dei prigionieri e soltanto in seguito presteremo attenzione agli interessi del resto della popolazione." – Il leader palestinese Mahmoud Abbas, Palestinian Media Watch, 24 luglio 2018.

  • A quanto pare, il "resto della popolazione" include non solo i dipendenti dell'Autorità palestinese (Ap), ma anche i malati palestinesi che hanno bisogno di cure mediche. Abbas ha ora deciso di punire questi pazienti impedendo loro di ricevere assistenza sanitaria in Israele.

  • La decisione dell'Ap di impedire ai pazienti di ricevere cure mediche in Israele non si applica agli alti funzionari palestinesi.

L'Autorità palestinese (Ap) ha deciso che i palestinesi non potranno più ricevere cure mediche in Israele – ad eccezione degli alti funzionari palestinesi. La scorsa settimana, Jibril Rajoub, un alto dirigente di Fatah, la fazione guidata da Mahmoud Abbas attualmente al potere in Cisgiordania, è stato ricoverato all'Ichilov Hospital (nella foto), la più grande struttura ospedaliera israeliana per il trattamento di patologie acute. (Fonte dell'immagine: Avishai Teicher/PikiWiki)

L'Autorità palestinese (Ap) ha deciso che i palestinesi non potranno più farsi curare in Israele. Lo scorso marzo, il ministero della Sanità dell'Ap con sede nella città cisgiordana di Ramallah, di fatto la capitale dei palestinesi, ha annunciato che avrebbe interrotto i trasferimenti medici verso gli ospedali israeliani, promettendo di trovare alternative per i pazienti palestinesi in strutture ospedaliere private e governative.

L'Ap afferma di aver preso la decisione in risposta alla detrazione effettuata da parte del governo israeliano – dalle entrate fiscali raccolte per conto dei palestinesi – del denaro versato dal governo palestinese alle famiglie dei prigionieri e dei "martiri".

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Libertà di espressione in Danimarca

di Judith Bergman  •  14 maggio 2019

  • Ciò che è sconcertante è che un'agenzia statale abbia minacciato di allontanare una figlia adottiva dalla sua unica famiglia, non perché ci sia il minimo sospetto che la piccola subisca maltrattamenti, ma perché la madre adottiva esercita la sua libertà di espressione.

  • "Se le persone iniziano a cambiare le loro dichiarazioni legali e democratiche perché qualcuno vuole far loro del male o vuole cercare di ucciderle, beh, allora non abbiamo più una democrazia. Pertanto, non ho assolutamente colpa se c'è una minaccia alla mia persona. (...) Noi non crediamo che assalitori e assassini debbano decidere dove dovrebbero stare i limiti della libertà di espressione...". – Rasmus Paludan, presidente del partito danese anti-Islam, Strarm Kurs.

  • Il valore in gioco qui è se la libertà di parola, a prescindere da cosa o da chi insulti, possa essere garantita quando viene accolta con violenze e disordini.

Jaleh Tavakoli è una blogger danese di origine iraniana che critica apertamente l'Islam e autrice del libro Public Secrets of Islam. L'Autorità danese della vigilanza sociale ha minacciato la Tavakoli di toglierle la custodia della figlia adottiva, non perché ci sia il minimo sospetto che la piccola subisca maltrattamenti, ma perché la donna esercita la sua libertà di espressione. (Fonte dell'immagine: video screenshot di Jaleh Tavakoli)

In Danimarca, nelle ultime settimane, i media hanno dato grande risalto alla questione della libertà di espressione.

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L'annientamento dei cristiani e della vita cristiana: Dov'è l'indignazione in Occidente?
Affrontare la catastrofe con indifferenza

di Giulio Meotti  •  12 maggio 2019

  • Gli estremisti islamici hanno visto che l'Occidente non si è mobilitato per impedire loro di reprimere i cristiani, come se inconsciamente ci fosse una strana convergenza tra il nostro silenzio e il progetto di pulizia etnica dello Stato islamico, volto a cancellare i cristiani.

  • "La libertà religiosa, il valore centrale della civiltà occidentale, viene distrutta in gran parte del mondo. Ma l'Occidente, negando miopicamente questa guerra religiosa, distoglie lo sguardo...". – Melanie Phillips, giornalista britannica, The Times, 17 novembre 2014.

  • Il duca di Cambridge, il principe William, ha appena visitato i sopravvissuti musulmani dell'attacco alle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. Perché la stessa compassione non ha spinto la famiglia reale inglese a fermarsi nello Sri Lanka, la loro ex colonia, per incontrare i sopravvissuti cristiani, prima di tornare in Gran Bretagna?

  • L'appello lanciato dalle figlie di Asia Bibi per aiutare sua madre ha trovato un Occidente sordo. Il Regno Unito si è rifiutato di offrire asilo a questa famiglia cristiana pakistana perseguitata.

Lo Sri Lanka dopo il massacro jihadista dei cristiani non è solo una terribile successione di madri che piangono e di piccole bare. Purtroppo, ci dice molto anche sullo stato sconfortante dell'Occidente. Nella foto: il funerale di una delle vittime dell'attacco della domenica di Pasqua, 21 aprile, nello Sri Lanka. (Foto di Carl Court/Getty Images)

"Dov'è la solidarietà per i cristiani dello Sri Lanka?" si è domandato lo studioso britannico Rakib Ehsan, un musulmano.

"Le differenze di tono e di natura tra le condanne degli attacchi di Christchurch e dello Sri Lanka sono sorprendenti. Dopo Christchurch, non vi è stata alcuna esitazione nel dichiarare le origini religiose delle vittime e nel convogliare le emozioni verso le comunità musulmane. I politici non hanno avuto alcun problema a definire quanto accaduto a Christchurch come terrorismo.

"Al contrario, le parole 'terrorismo' e 'Cristianesimo' non sono ancora apparse in gran parte della reazione agli attacchi nello Sri Lanka.

"È chiara la riluttanza a definire lo sfondo religioso dei cristiani uccisi nello Sri Lanka, ma anche l'assenza di una sincera solidarietà con le comunità cristiane che continuano a subire gravi forme di persecuzione a causa della loro fede."

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In che modo i leader palestinesi incoraggiano il terrorismo

di Bassam Tawil  •  11 maggio 2019

  • Le parole pronunciate dal presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas alla riunione della Lega Araba al Cairo dimostrano la sua preferenza per il benessere dei terroristi rispetto alla capacità dei lavoratori solerti di sfamare le loro famiglie. Questi pagamenti ai terroristi e ai loro familiari sono al centro dell'incitamento palestinese al terrorismo che alimenta il conflitto israelo-palestinese.

  • Se qualcuno punisce collettivamente i palestinesi, quello è lo stesso Abbas. Egli priva decine di migliaia di famiglie dei salari integrali, impedendo loro di acquistare il cibo per i propri figli o di pagare varie spese, tra cui l'affitto e le tasse universitarie. Un dipendente della pubblica amministrazione civile palestinese che manda suo figlio all'università non percepisce uno stipendio intero. Un palestinese il cui figlio si propone di uccidere un ebreo ha diritto a uno stipendio pieno e guadagna più rispetto dai leader palestinesi.

  • Quale messaggio invia Abbas al suo popolo? Che quelli che desiderano mangiare farebbero meglio a passare al terrorismo. I familiari dei dipendenti pubblici che ora non sono in grado di pagare le spese alimentari e l'affitto guardano con invidia le famiglie dei terroristi. Devono dire a se stessi: "Siamo fessi perché non abbiamo mandato i nostri figli ad accoltellare un ebreo!" Questo è l'insegnamento impartito dai leader palestinesi dal 1965.

Il 23 luglio 2018, nel corso di una cerimonia in onore dei terroristi palestinesi, il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas disse: "Non ridurremo né tratterremo i sussidi delle famiglie dei martiri, di coloro che sono detenuti nelle prigioni e di quelli che sono stati rilasciati (...) se avessimo un solo centesimo lo verseremmo alle famiglie dei martiri e dei detenuti". (Fonte dell'immagine: MEMRI)

Il presidente dell'Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas ha di recente ribadito il suo impegno di lunga data a mantenere finanziariamente le famiglie dei palestinesi detenuti in carcere o che sono rimasti uccisi durante attacchi terroristici compiuti contro gli israeliani. "Dal 1965 paghiamo i familiari dei detenuti e dei martiri", Abbas ha detto ai ministri degli Affari Esteri della Lega Araba durante una riunione d'emergenza tenuta al Cairo il 21 aprile.

L'ostinazione del leader di Ap a versare milioni di dollari alle famiglie dei palestinesi che uccidono o tentano di uccidere gli ebrei, è costata cara ai palestinesi. Negli ultimi due mesi, il governo di Abbas non è stato in grado di pagare gli stipendi interi ai suoi 200 mila dipendenti. Il motivo? Israele ha iniziato a detrarre dalle entrate fiscali che raccoglie per conto dei palestinesi lo stesso importo che il governo dell'Ap versa ogni mese alle famiglie dei detenuti e dei "martiri".

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