Analisi e articoli più recenti

Francia: Presto senza ebrei?

di Guy Millière  •  19 aprile 2018

  • Oggi, la Francia è l'unico paese del mondo occidentale dove gli ebrei vengono uccisi solo per essere ebrei.

  • Gli ebrei possono essere le vittime principali, ma non sono gli unici. In soli cinque anni, 250 persone in Francia sono state uccise dai terroristi islamici.

  • Il problema principale è la diffusione dell'odio contro gli ebrei, la Francia e il mondo occidentale. Molti estremisti musulmani istigano a uccidere, e sempre più spesso si compiono omicidi.

Mireille Knoll, un'anziana donna ebrea, disabile e superstite della Shoah, è stata di recente violentata, torturata e assassinata nel suo appartamento da un estremista musulmano. (Fonte dell'immagine: la famiglia Knoll)

Un anno fa, a Parigi, il 4 aprile 2017, Sarah Halimi, un'anziana donna ebrea e medico in pensione, è stata orribilmente torturata e uccisa nella sua abitazione, e poi defenestrata mentre era ancora viva da un uomo che gridava "Allahu Akbar" ("Allah è il più grande"). La donna aveva riferito più volte alla polizia di essere stata vittima di minacce antisemite, ma invano.

Meno di un anno dopo, sempre a Parigi, un'altra anziana donna ebrea, Mireille Knoll, è stata violentata, torturata e assassinata nel suo appartamento da un altro estremista musulmano. Anche la signora Knoll, sopravvissuta alla Shoah, aveva contattato la polizia e raccontato di essere stata minacciata. Anche in questo caso, la polizia non ha fatto nulla.

Per mesi, il sistema giudiziario francese ha cercato di nascondere la natura antisemita dell'omicidio di Sarah Halimi; almeno, il giudice incaricato del caso di Mireille Knoll ha riconosciuto subito la matrice antisemita della sua uccisione.

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Il caro prezzo del diniego

di Douglas Murray  •  14 aprile 2018

  • Ammettere ora ciò che è visibile agli occhi dei cittadini europei è una constatazione del fatto che la situazione è talmente critica e palese che perfino la cancelliera Merkel e il New York Times non sono più in grado di ignorarla.

  • Se è così, allora occorre pensare: immaginiamoci come sarebbe stata risolta se i dinieghi non fossero mai cominciati!

La cancelliera tedesca Angela Merkel. (Foto di Carsten Koall/Getty Images)

È possibile che i politici e i media mainstream abbiano finito per ammettere ciò che l'opinione pubblica europea può vedere con i propri occhi? Due episodi recenti indicano che potrebbe essere così.

Il primo riguarda un'ammissione fatta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, la quale circa sei mesi dopo l'imbarazzo del suo partito alle elezioni politiche nazionali è finalmente riuscita a mettere insieme un governo di coalizione. Nel settembre scorso, non solo il partito della Merkel e i suoi partner di coalizione nel governo precedente hanno subito una memorabile sconfitta elettorale, ma hanno anche assistito all'entrata in parlamento dell'Afd (Alternativa per la Germania), il partito anti-immigrazione fondato nel 2013 e che ora è così grande da costituire la prima forza di opposizione nel paese. Se gli elettori tedeschi avessero voluto inviare un segnale, non avrebbe potuto essere più chiaro.

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Il ministro dell'Interno tedesco: "L'Islam non appartiene alla Germania"

di Soeren Kern  •  10 aprile 2018 04:52

  • "L'Islam non appartiene alla Germania, che è stata forgiata dal Cristianesimo. Questa tradizione include la domenica come giorno di riposo e le festività ecclesiastiche o ricorrenze come Pasqua, Pentecoste o Natale. (...) Il mio messaggio è che i musulmani devono vivere con noi, non vicino a noi o contro di noi." – Horst Seehofer, neo-ministro dell'Interno tedesco.

  • "Molti musulmani appartengono alla Germania, ma l'Islam non appartiene alla Germania. L'Islam è alla base di una ideologia politica che è incompatibile con la Costituzione tedesca." – Beatrix von Storch, Alternativa per la Germania (AfD)

  • "Lo Stato deve garantire che le persone si sentano al sicuro quando si trovano negli spazi pubblici. La gente ha diritto alla sicurezza. Questa è la nostra massima responsabilità. Significa che non ci dovrebbero essere "no-go zones" – zone dove nessuno si azzarda a entrare. Tali posti esistono. Dobbiamo chiamarli per nome e bisogna fare qualcosa a riguardo." – La cancelliera tedesca Angela Merkel, all'emittente tv RTL, il 26 febbraio 2018.

Il nuovo ministro dell'Interno tedesco, Horst Seehofer, le cui dichiarazioni sull'immigrazione hanno suscitato aspre critiche da parte dei multiculturalisti del paese, oltre che dalla cancelliera Angela Merkel. (Fonte dell'immagine: Wikimedia Commons)

Il nuovo ministro dell'Interno tedesco, Horst Seehofer, nella sua prima intervista da quando ha prestato giuramento il 14 marzo, ha dichiarato che "l'Islam non appartiene alla Germania". Ha anche promesso di perseguire rigorose politiche in materia di immigrazione, tra cui l'attuazione di un "piano generale" per rendere più rapide le espulsioni.

Le parole di Seehofer hanno suscitato una immediata tempesta di critiche da parte degli autoproclamati guardiani del multiculturalismo tedesco, tra cui la cancelliera Angela Merkel, che ha ripetutamente insistito sul fatto che "l'Islam appartiene alla Germania".

La forte reazione solleverà interrogativi su quanto Seehofer – già ministro-presidente della Baviera e noto oppositore della politica migratoria delle porte aperte della Merkel – riuscirà a fare durante il suo mandato.

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Europa: La rapida espansione della dhimmitudine

di Judith Bergman  •  7 aprile 2018

  • Uno degli aspetti più preoccupanti di questa dhimmitudine che si sta espandendo rapidamente è l'applicazione de facto delle leggi islamiche sulla blasfemia. Le autorità locali europee utilizzano i "discorsi di incitamento all'odio" per impedire qualsiasi giudizio critico nei confronti dell'Islam, anche se l'Islam rappresenta una idea, non una nazionalità né un'appartenenza etnica. Lo scopo convenzionale della maggior parte delle leggi contro i discorsi di odio è quello di proteggere le persone dall'odio e non dalle idee.

  • Il Foreign Office britannico, che sembra ignorare la disperata lotta delle donne iraniane per la libertà e che è rimasto vergognosamente in silenzio durante le recenti proteste popolari contro il regime iraniano, ha distribuito sorprendentemente alle sue dipendenti il velo islamico invitandole a indossarlo. E questo mentre almeno 29 donne iraniane sono state arrestate per aver contestato l'uso dell'hijab, e probabilmente sono state sottoposte a stupri e ad altre torture, come avviene nelle carceri iraniane. Ciononostante, le parlamentari britanniche e lo staff del Foreign Office hanno celebrato iniquamente il velo come una sorta di strumento contorto di "empowerment femminile".

  • Le misure contro il jihad sono state ostacolate dai leader occidentali ovunque subito dopo l'11 settembre. Il presidente George W. Bush ha dichiarato che "l'Islam è pace". Il presidente Obama ha rimosso ogni riferimento all'Islam nei manuali di addestramento dell'FBI che i musulmani consideravano offensivi. L'attuale leadership di New York City ha ammonito i newyorkesi, subito dopo l'attacco a Manhattan dell'ottobre 2017, a non collegare l'attentato terroristico all'Islam. La premier britannica Theresa May ha affermato che l'Islam è una "religione di pace".

Nella foto: Donne che indossano il niqab islamico davanti all'ambasciata francese a Londra, l'11 aprile 2011, durante un sit-in. (Foto di Peter Macdiarmid/Getty Images)

Sebbene l'Europa non faccia parte del mondo musulmano, molte autorità europee sembrano tuttavia sentirsi obbligate a sottomettersi all'Islam in modi più o meno sottili. Questa sottomissione volontaria sembra essere senza precedenti: storicamente parlando, dhimmi è un termine arabo che designa un non musulmano conquistato, il quale accetta di vivere come un cittadino "tollerato" di seconda classe, sotto il dominio islamico, sottomettendosi a un insieme di leggi speciali e umilianti e di richieste degradanti da parte dei suoi padroni islamici.

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Il presidente del Gatestone, l'ambasciatore John R. Bolton, è stato nominato Consigliere per la Sicurezza Nazionale dal presidente Trump

23 marzo 2018

L'ambasciatore John R. Bolton, presidente del Gatestone. (Fonte dell'immagine: Gage Skidmore/Wikimedia Commons)

Il Gatestone Institute è molto orgoglioso che il suo Presidente, l'ambasciatore John R. Bolton, sarà alla guida del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Ci congratuliamo vivamente con lui e con il presidente Donald J. Trump per questa nomina che è una grande notizia per l'America, per i suoi alleati e per il mondo libero.

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La Fifa volta le spalle alle donne iraniane

di Ruthie Blum  •  19 marzo 2018

  • Gianni Infantino è il secondo presidente della Fifa a visitare la Repubblica islamica, ma nessuno dei due "ha insistito sulla possibilità che le donne entrino negli stadi". L'Iran è l'unico tra i paesi partecipanti ai mondiali di calcio a vietare alle donne l'ingresso negli stadi e ogni tentativo di assistere alle partite comporta per le tifose iraniane il rischio di essere arrestate." – OpenStadiums, movimento di donne iraniane.

  • Infantino ha tanto il potere quanto il dovere di ritenere Teheran responsabile in questa arena reale e figurata. È scandaloso che non lo abbia fatto, preferendo piuttosto compiacere il presidente iraniano Hassan Rohani. Nonostante sia spacciato in Occidente come un "moderato", Rohani è un elemento chiave del problema in Iran, e non una soluzione.

  • Infantino merita di essere rapidamente rimosso dal suo incarico.

26 ottobre 2017, lo stadio Azadi di Teheran, in Iran. (Fonte dell'immagine: Tasnim/Wikimedia Commons)

Una settimana prima dell'8 marzo, Giornata internazionale della donna, trentacinque donne e ragazze che indossavano abiti maschili sono state arrestate in Iran per aver tentato di entrare allo stadio [Azadi di Teheran] per assistere al derby tra Persepolis ed Esteghlal, che è la partita di calcio più importante dell'anno in Iran. Le donne, la più giovane delle quali aveva 13 anni, sono state prelevate con la forza e "trasferite in un luogo appropriato".

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Pulizia etnica in Francia: L'antisemitismo islamico

di Guy Millière  •  12 marzo 2018

  • I graffiti sugli edifici appartenenti ad ebrei avvertono i proprietari di "lasciare immediatamente" il Paese se vogliono vivere. Nelle cassette postali degli ebrei vengono recapitate delle lettere anonime contenenti proiettili veri.

  • Le leggi finalizzate a punire le minacce antisemite sono ora utilizzate per punire coloro che denunciano le minacce. Una nuova edizione di un manuale di storia per la terza media adottato in una scuola pubblica afferma che in Francia è vietato criticare l'Islam.

  • Quegli ebrei francesi che possono lasciare il Paese, se ne vanno. La maggior parte delle partenze è frettolosa; molte famiglie ebree vendono le loro case ben al di sotto del prezzo di mercato. I quartieri ebraici che un tempo erano prosperi ed animati ora sono a rischio di estinzione.

  • "Il problema è che oggi l'antisemitismo in Francia proviene non tanto dall'estrema destra bensì dagli individui di confessione o cultura musulmana." – L'ex premier Manuel Valls.

Nella foto: Soldati francesi sorvegliano una scuola ebraica a Parigi. (Foto di Jeff J Mitchell/Getty Images)

Venerdì 12 gennaio 2018. Sarcelles. Un comune della periferia nord di Parigi. Una ragazza di 15 anni torna a casa dalla scuola superiore. Indossa un ciondolo con la stella di David e una divisa scolastica ebraica. Un uomo armato di coltello l'aggredisce, le taglia la faccia e scappa via. L'adolescente rimarrà sfigurata per il resto della sua vita.

29 gennaio, sempre a Sarcelles, un bambino di otto anni che indossa una kippah viene preso a calci e pugni da due adolescenti.

Un anno fa, nel febbraio 2017, a Bondy, due giovani ebrei che indossavano la kippah sono stati picchiati brutalmente con bastoni e sbarre di metallo. A uno dei due ragazzi sono state tagliate le dita con un seghetto.

Nel 2016, a Marsiglia, un insegnante ebreo è stato aggredito a colpi di machete da uno studente del liceo che diceva di voler "decapitare un ebreo". L'uomo si sarebbe protetto con la Torah che teneva in mano. È sopravvissuto ma è rimasto gravemente ferito.

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Perché la Turchia vuole invadere le isole greche

di Uzay Bulut  •  11 marzo 2018

  • Anche i propagandisti turchi hanno distorto i fatti per cercare di ritrarre la Grecia come l'aggressore.

  • Sebbene la Turchia sappia che le isole sono giuridicamente e storicamente greche, le autorità turche vogliono occuparle e turchificarle, presumibilmente per promuovere la campagna di annientamento dei greci, come fecero in Anatolia dal 1914 al 1923 e anche in seguito.

  • Qualsiasi attacco contro la Grecia dovrebbe essere considerato come un attacco contro l'Occidente.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che la Turchia "aveva svenduto" le isole greche che "erano nostre" e che sono "a un tiro di schioppo" [dalla Turchia]. "Lì ci sono ancora le nostre moschee, i nostri santuari", egli ha detto, riferendosi all'occupazione ottomana delle isole.(Foto di Carsten Koall/Getty Images)

C'è una questione in merito alla quale l'Akp, il Partito per la giustizia e lo sviluppo, al potere in Turchia, e il Partito repubblicano del popolo (Chp), il suo principale oppositore, sono pienamente d'accordo ed è la convinzione che le isole greche occupino il territorio turco e che pertanto debbano essere riconquistate. Tale determinazione è così forte che i leader di entrambi i partiti hanno apertamente minacciato di inviare truppe nel Mar Egeo.

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Femminismo alla svedese

di Bruce Bawer  •  6 marzo 2018

  • Un tribunale svedese ha privato Alicia, una cittadina svedese, della potestà genitoriale, affidando i figli (anche loro cittadini svedesi) a uno straniero che ha violentato la loro madre – quando era ancora una bambina – nel contesto di un "matrimonio" contratto secondo la legge islamica della sharia.

  • A volte, quando si puntualizzano tali norme, la gente risponde "Beh, nella Bibbia c'è scritto questo o quello". Il problema non è ciò che dicono i testi islamici, ma che le persone continuano a vivere in accordo con essi.

  • Le autorità svedesi non hanno commesso alcun "errore" nel caso di Alicia. Ogni loro azione è radicata in una filosofia che capiscono a fondo e in cui credono profondamente. Sono, come amano definirsi, fiere femministe, il cui fervido credo nella sorellanza finisce là dove inizia il brutale patriarcato islamico, l'oppressione di genere e la primitiva "cultura dell'onore". Questo è il femminismo in stile svedese.

Nella foto: L'attuale governo svedese, orgogliosamente femminista, per il quale "la prospettiva dell'uguaglianza di genere è inserita nella nel processo decisionale su un ampio fronte" e "il bilancio di genere è una componente importante". (Fonte dell'immagine: Governo svedese)

"La Svezia ha il primo governo femminista al mondo", si vanta il governo svedese sul proprio sito web ufficiale. Cosa vorrebbe dire, esattamente?

"Questo significa che l'uguaglianza di genere è fondamentale per le priorità del governo (...) una prospettiva di genere è inserita nel processo decisionale su un ampio fronte. (...) Lo strumento più importante del governo per attuare la politica femminista è l'integrazione sistematica della parità di genere, di cui il bilancio di genere è una componente importante".

Una fotografia dell'attuale governo svedese – composto da dodici donne e undici uomini – illustra questo frammento di retorica burocratica.

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Londra islamica: "Scappate, nascondetevi, riferite"

di Daniel Pipes  •  28 febbraio 2018

I mediorientali sono proprietari di alcuni degli edifici più importanti di Londra.

Per comprendere la diffusione dell'Islam nei paesi occidentali, sono solito recarmi nelle zone ad alta concentrazione di musulmani, come Lakemba in Australia, Lodi in California e Lunel in Francia. Ma Londra, in Inghilterra, è unica per quanto riguardo l'impatto della sua impronta islamica.

Le aree a forte concentrazione residenziale musulmana in genere consistono in brutti quartieri di case popolari, situati lontano dai centri urbani, che sono stati abbandonati da molto tempo dalla classe operaia autoctona lì residente. Spesso tali quartieri sono caratterizzati dalla presenza di uomini seduti fuori dai caffè e dall'assenza di donne per strada, perché costrette a stare chiuse in casa. Queste aree sono affette da una serie di patologie sociali, tra cui la disoccupazione, le bande criminali e il traffico di droga.

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Francia: Crisi migratoria fuori controllo

di Soeren Kern  •  27 febbraio 2018

  • Il ministro dell'Interno Gérard Collomb ha dichiarato che a Calais è stato raggiunto "un livello di violenza senza precedenti" e ha attribuito i tumulti a una escalation della guerra tra bande afgane e curde per il controllo del traffico di esseri umani fra Calais e la Gran Bretagna, che molti migranti considerano come un "El Dorado" a causa della ingente economia sommersa.

  • Durante la sua visita a Calais, Macron ha illustrato la sua nuova politica in materia di immigrazione: vitto e alloggio per coloro che hanno diritto a rimanere in Francia ed espulsione per chi è nel paese illegalmente.

  • "Emmanuel Macron l'ha fatto. Mai prima d'ora un presidente della Repubblica era diventato impopolare così presto per poi tornare ad essere popolare." – Paris Match.

Nella foto: Migranti nel campo profughi di Calais, in Francia, conosciuto come la "Giungla", il 28 ottobre 2016, poco prima che il campo venisse chiuso dalle autorità francesi. (Foto di Christopher Furlong/Getty Images)

Centinaia di africani e asiatici armati di coltelli e spranghe di ferro si sono affrontati per strada a Calais, il I° febbraio scorso, meno di due settimane dopo che il presidente francese Emmanuel Macron si era recato in visita nella città portuale situata nel nord del paese, impegnandosi a dare un giro di vite all'immigrazione illegale.

Gli scontri hanno trasformato Calais – simbolo del mancato controllo della migrazione di massa da parte dell'Europa – in una zona di guerra e rafforzato la percezione che le autorità francesi abbiano perso il controllo della sicurezza del paese.

Le risse di massa, consumate in almeno tre differenti zone di Calais, sono scoppiate dopo che un migrante afgano di 37 anni che gestiva un traffico di esseri umani aveva sparato dei colpi di pistola contro un gruppo di africani che non avevano il denaro per pagare i suoi servizi. Cinque africani hanno riportato ferite mortali.

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La Turchia minaccia di invadere la Grecia

di Uzay Bulut  •  21 febbraio 2018

  • Il partito al potere in Turchia e gran parte dell'opposizione sembrano determinati, per non dire ossessionati, dall'idea di invadere e conquistare queste isole greche in quanto considerate da sempre territorio turco.

  • "Quello che abbiamo fatto finora è nulla in confronto agli attacchi ancor più grandi che stiamo pianificando per i prossimi giorni, inshallah [se Allah lo vuole]." – Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, 12 febbraio 2018.

  • Il capo della Diyanet, la Direzione per gli Affari religiosi finanziata dallo Stato, ha apertamente descritto la recente invasione militare di Afrin come un "jihad". Un termine che ha senso se si pensa che i turchi musulmani devono la loro maggioranza demografica in Asia Minore a secoli di persecuzioni e discriminazioni turche contro i cristiani, gli yazidi e gli ebrei della regione.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan di recente ha dischiarato: "Lanciamo un monito a chi ha passato il segno nel mare Egeo e a Cipro. (...) Il loro coraggio persisterà solo fino a quando non vedranno il nostro esercito, le nostre navi e i nostri aerei". (Foto dell'immagine: Elif Sogut/Getty Images)

Meno di due settimane dopo che il ministero greco della Difesa aveva denunciato la violazione del proprio spazio aereo da parte della Turchia per 138 volte in un solo giorno, una motovedetta della Guardia costiera turca, il 13 febbraio scorso, ha speronato una nave della guardia costiera ellenica al largo di Imia, una delle numerose isole greche su cui Ankara rivendica la propria sovranità.

La maggior parte delle zone all'interno dei confini attuali della Grecia rimasero sotto il dominio dell'Impero ottomano da metà del XV secolo fino alla guerra d'indipendenza greca del 1821 e alla creazione dello Stato moderno greco del 1832. Ma le isole, come il resto della Grecia, sono giuridicamente e storicamente elleniche, come indicano i loro nomi.

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Germania: Il ritorno dello stato poliziesco della Stasi?

di Judith Bergman  •  19 febbraio 2018

  • La nuova legge impone alle piattaforme dei social network, come Facebook, Twitter e YouTube, di censurare i propri utenti per conto del governo. I social media sono obbligati a rimuovere o a bloccare qualsiasi contenuto "illecito", entro 24 ore dalla ricezione di un reclamo da parte di un utente – a prescindere dal fatto che il contenuto sia appropriato o meno.

  • Le piattaforme dei social media hanno ora il potere di dare forma all'attuale discorso culturale e politico decidendo chi parlerà e cosa dirà.

  • Si noti la facilità con la quale il capo della polizia ha affermato di aver sporto denuncia contro una esponente politica di spicco dell'opposizione al governo per zittirla. Questo è ciò che fanno le autorità negli stati di polizia: attraverso la censura e i procedimenti penali mettono a tacere gli oppositori delle politiche di governo, come Beatrix von Storch, che ha criticato aspramente la politica migratoria della cancelliera Angela Merkel.

Nella foto: Celle di sicurezza del corridoio sotterraneo dell'ex carcere del Ministero per la Sicurezza di Stato (Stasi) della Germania dell'Est, a Berlin-Hohenschoenhausen, in Germania. (Foto di Sean Gallup/Getty Images)

La nuova legge tedesca sulla censura, che ha introdotto la censura di stato sulle piattaforme dei social media, è entrata in vigore il 1° ottobre 2017. Questa nuova norma impone ai social network come Facebook, Twitter e YouTube di censurare i loro utenti per conto dello Stato tedesco. I social media sono obbligati a rimuovere o a bloccare qualsiasi contenuto "illecito", come i commenti offensivi e diffamanti o i contenuti che incitano all'odio, entro 24 ore dalla ricezione di un reclamo da parte di un utente – a prescindere dal fatto che il contenuto sia accurato o meno. Il termine concesso ai social media per la rimozione è esteso fino a 7 giorni per i casi più complicati. Se non provvederanno a farlo, il governo tedesco può elevare multe fino a 50 milioni di euro, per mancata osservanza della norma.

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Canada: Il sostegno di Trudeau agli islamisti

di Tom Quiggin  •  8 febbraio 2018

  • Il premier canadese Justin Trudeau sostiene la causa islamista da nove anni rifiutandosi di dialogare con i musulmani riformisti.

  • Forse sono stati più inquietanti i commenti espressi da Trudeau nel corso di una riunione di gruppi islamisti di facciata, asserendo di condividere le loro convinzioni, i loro valori e la loro visione comune.

  • Il Canada non potrà appellarsi all'ignoranza o all'incapacità di fronte alle accuse di complicità mosse dalle future vittime di terrorismo americane.

Il premier canadese Justin Trudeau sostiene la causa islamista da nove anni rifiutandosi di dialogare con i musulmani riformisti. (Foto di Matt Cardy/Getty Images)

Il primo ministro canadese Justin Trudeau sostiene la causa islamista da nove anni rifiutandosi di dialogare con i musulmani riformisti. Riguardo ai combattenti dell'Isis che fanno ritorno in Canada, Trudeau ha affermato che saranno una "potente voce per la deradicalizzazione" e coloro che si oppongono al loro rientro sono "islamofobi. Inoltre, il governo canadese non fornisce i nomi dei combattenti dello Stato islamico che fanno ritorno nel paese alla commissione delle Nazioni Unite incaricata di aggiornare la lista dei jihadisti internazionali.

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Carceri francesi: Terrorismo e islamismo

di Yves Mamou  •  7 febbraio 2018

  • Come la polizia e i vigili del fuoco, gli agenti di custodia francesi vivono in un clima permanente di violenza e paura. E la loro esasperazione cresce.

  • "Prima, ogni mattina avevo paura di trovare qualcuno appeso nella sua cella. Sapete di cosa ho paura oggi? Di essere ammazzato, spogliato, pugnalato alla schiena. In nome dell'Islam e dell'Isis. Tutti giorni, andando al lavoro, questa paura mi fa stare male." – "Bernard" una guardia carceraria francese.

  • "In passato, il comportamento aggressivo era legato alle difficoltà della vita quotidiana. Ora, l'odio e la violenza [da parte degli islamisti] si riversano contro la nostra autorità, la nostra società e i nostri valori." – Joaquim Pueyo, deputato, ex direttore del carcere di Fleury-Mérogis.

La prigione Mont-de-Marsan. (Fonte dell'immagine: Jibi44/Wikimedia Commons)

Gli agenti di polizia penitenziaria francesi sono in sciopero. In meno di dieci giorni, un certo numero di secondini che prestano servizio in varie carceri del paese è stato aggredito e ferito, soprattutto da islamisti reclusi per reati di terrorismo o da piccoli criminali che hanno intrapreso la strada della radicalizzazione. In risposta, gli agenti hanno bloccato l'ordinario funzionamento della maggior parte delle prigioni.

L'ondata di attacchi è iniziata l'11 gennaio 2018. Tre agenti di custodia del carcere di Vendin-le-Vieil, nel nord della Francia, hanno riportato lievi feriti in seguito a un'aggressione all'arma bianca da parte di Christian Ganczarski, un tedesco convertito all'Islam che si è unito ad al-Qaeda e mente organizzatrice dell'attacco a una sinagoga di Djerba, in Tunisia, nel 2002.

Il 15 gennaio 2018, sette agenti penitenziari sono stati aggrediti e feriti da un detenuto "radicalizzato" nella prigione di Mont-de-Marsan, nel sud della Francia.

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