Analisi e articoli più recenti

Il jihad palestinese contro la pace

di Bassam Tawil  •  19 febbraio 2019

  • Secondo il segretario di Stato americano Mike Pompeo, un imminente summit globale promosso dagli Stati Uniti per discutere di Medio Oriente e Iran "raggrupperà numerosi paesi da tutto il mondo, da Asia e Africa, le nazioni dell'emisfero occidentale, l'Europa e ovviamente il Medio Oriente".

  • La strategia palestinese si basa ora sull'istigazione degli arabi contro i loro leader. Questo è il messaggio che Abbas e i suoi funzionari inviano agli arabi: "Dovete unirvi a noi nella nostra campagna volta a impedire ai nostri leader di fare pace con Israele. Dovete condannare, come se fosse un traditore, qualsiasi leader che cerchi di normalizzare le relazioni con Israele".

  • Altri dirigenti di punta palestinesi si sono spinti oltre avvertendo i paesi arabi che qualsiasi forma di normalizzazione dei rapporti con Israele sarebbe considerata un atto di tradimento.

  • Adesso resta da vedere se i paesi arabi si arrenderanno all'ultima campagna palestinese di incitamento e intimidazione.

Come parte della campagna "anti-normalizzazione", i leader palestinesi stanno esercitando pressioni sui paesi arabi affinché questi ultimi boicottino un summit globale promosso dagli Stati Uniti per discutere di Medio Oriente e Iran. Secondo il segretario di Stato americano Mike Pompeo (al centro nella foto), il summit "raggrupperà numerosi paesi da tutto il mondo, da Asia e Africa, le nazioni dell'emisfero occidentale, l'Europa e ovviamente il Medio Oriente". (Foto di Spencer Platt/Getty Images)

I leader palestinesi hanno di recente intensificato i loro sforzi per impedire ai paesi arabi di normalizzare le loro relazioni – o addirittura firmare accordi di pace – con Israele.

La campagna prende posizione contro le notizie in merito a un miglioramento nelle relazioni tra Israele e alcuni paesi arabi, nonché a una recente visita in Oman da parte del premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Lo spettro della pace tra i paesi arabi e Israele è diventato un incubo per i leader palestinesi. Invece di preoccuparsi della possibilità di costruire un futuro migliore – di cui i palestinesi hanno disperatamente bisogno – i dirigenti palestinesi lavorano febbrilmente per ostacolare qualsiasi tentativo di avvicinamento tra i paesi araci e Israele.

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Il Belgio accoglie il multiculturalismo

di Judith Bergman  •  18 febbraio 2019

  • Il rapporto osserva che i testi utilizzati invocano la possibilità che i gay vengano lapidati o defenestrati e definisce gli ebrei "corrotti, malvagi e traditori". (...) Gli scritti, continua il report, esortano alla "guerra" contro tutti coloro che non seguono l'Islam sunnita. – Un brano tratto da un recente documento dei servizi di sicurezza del Belgio.

  • "Il principio più importante del jihad è combattere i miscredenti e gli aggressori. (...) Il jihad armato diventa un dovere individuale per ogni musulmano." – Da un manuale utilizzato per l'insegnamento nelle moschee belghe, secondo un documento di intelligence trapelato.

  • Tali manuali, osserva il report, sono ampiamente disponibili "grazie ai mezzi finanziari e tecnologici illimitati dell'apparato di proselitismo dell'Arabia Saudita e di altri Stati del Golfo". I manuali, aggiunge il documento, sono stati rinvenuti non solo in Belgio, ma anche nei paesi limitrofi.

A maggio, Benjamin Herman, un criminale che si è convertito all'Islam in carcere, ha ucciso tre persone (tra cui due agenti di polizia) a Liegi, in Belgio, durante un permesso premio di 48 ore. Ha poi colpito e ferito altri quattro poliziotti al grido di "Allahu Akbar". Nella foto: il centro della città di Liegi. (Fonte dell'immagine: iStock)

Il Belgio, nel suo benevolo benvenuto ai nuovi arrivati dal Medio Oriente, sta affrontando una persistente minaccia terroristica e "un'ondata di jihadismo", secondo un nuovo rapporto pubblicato il 30 novembre dai servizi di intelligence belgi, la cui attività è svolta dalla Sûreté de l'État (VSSE). Il motivo principale di queste recenti acquisizioni, osserva il report, è la continua radicalizzazione islamica dei detenuti nelle carceri belghe e il rischio che i detenuti condannati per terrorismo siano coinvolti in atti terroristici una volta tornati in libertà dopo aver scontato la pena.

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Il silenzio ostinato del Papa sulla persecuzione dei cristiani

di Giulio Meotti  •  17 febbraio 2019

  • Purtroppo, la posizione di Papa Francesco sull'Islam sembra provenire da un mondo fantastico.

  • "Il vero Islam e un'adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza", ha dichiarato il Pontefice, non del tutto accuratamente. È come se tutti gli sforzi del Papa siano diretti a esonerare l'Islam da qualsiasi responsabilità. Sembra che abbia fatto questo ancor più di musulmani perspicaci, come il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, l'autore e medico americano M. Zuhdi Jasser, l'ex ministro kuwaitiano dell'Informazione Sami Abdullatif Al-Nesf, la scrittrice franco-algerina Razika Adnani, il filosofo tunisino residente a Parigi Youssef Seddik, il giornalista giordano Yosef Alawnah e lo scrittore marocchino Rachid Aylal, tra molti altri.

  • "Papa Francesco non poteva in alcun modo ignorare i gravi problemi causati dall'espansione (..) nel cuore stesso del dominio cristiano (...) Rileviamo ancora questo (...) l'ultima religione arrivata in Europa ha un intrinseco impedimento all'integrazione nel quadro europeo fondamentalmente giudaico-cristiano." – Boualem Sansal, scrittore algerino, nel suo best-seller 2084.

  • Papa Francesco ora affronta il potenziale rischio di un mondo cristiano fisicamente inghiottito dalla mezzaluna musulmana – come nel logo scelto dal Vaticano per il prossimo viaggio del Pontefice in Marocco. È ora di sostituire l'appeasement.

La persecuzione dei cristiani è ora una crisi internazionale. Purtroppo, la posizione di Papa Francesco sull'Islam sembra provenire da un mondo fantastico. (Foto di Giulio Origlia/Getty Images)

Nel 2018, sono stati 4.305 i cristiani uccisi per cause legate alla loro fede. È questa la drammatica cifra contenuta nella nuova "World Watch List 2019", appena redatta dall'organizzazione non governativa Open Doors. La Ong rivela che nel 2018 sono stati uccisi più di mille cristiani – il 25 per cento in più – rispetto all'anno precedente, quando furono registrate 3.066.vittime.

In questi giorni, 245 milioni cristiani nel mondo sono apparentemente perseguitati soltanto a causa della loro fede. Lo scorso novembre, l'organizzazione Aiuto alla Chiesa che soffre ha pubblicato il suo "Rapporto sulla Libertà religiosa" per il 2018 e ha raggiunto una conclusione analoga: 300 milioni di cristiani sono stati vittime di violenza. Il Cristianesimo, nonostante la dura competizione, è stato definito come "la religione più perseguitata del mondo".

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Turchia e Unione europea: Questo matrimonio può essere salvato?

di Burak Bekdil  •  16 febbraio 2019

  • Nell'indice di democrazia stilato dalla Freedom House, la Turchia appartiene al gruppo dei paesi "non liberi", che adempiono ai loro compiti peggio di paesi "parzialmente liberi", come Mali, Nicaragua e Kenya.

  • Così come non ci può essere un paese membro "non libero" dell'Unione europea, non può nemmeno esserci un paese membro che ignori palesemente le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo.

  • "Penso che, a lungo termine, sarebbe più onesto che la Turchia e l'Ue percorressero nuove strade e ponessero fine ai negoziati di adesione (...) l'adesione della Turchia all'Unione europea non è realistica in un prossimo futuro." – Johannes Kahn, commissario europeo per l'allargamento, in una intervista a Die Welt.

Nel settembre del 2017, la cancelliera tedesca Angela Merkel disse che avrebbe cercato di porre fine ai colloqui per l'adesione della Turchia all'Unione europea. Nella foto: l'incontro avvenuto a Berlino, il 28 settembre 2018, tra la Merkel e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. (Foto di Sean Gallup/Getty Images)

Quando la Turchia presentò domanda di adesione all'Ue nel 1987, il mondo era un posto completamente diverso – perfino il club delle nazioni ricche aveva un nome differente: si chiamava Comunità economica europea. Il presidente americano Ronald Reagan era stato sottoposto a un intervento chirurgico; la premier britannica Margaret Thatcher era stata rieletta per un terzo mandato; Macao e Hong Kong erano, rispettivamente, territorio portoghese e britannico; il Muro di Berlino non era stato ancora abbattuto; le proteste in piazza Tienanmen sarebbero avvenute due anni dopo; l'affaire Iran-Contras era d'attualità; la prima Intifada era appena iniziata; e quelle che oggi sono la Repubblica ceca e la Slovacchia, allora insieme formavano la Cecoslovacchia.

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Spagna: Il persistente problema del jihad in Catalogna

di Soeren Kern  •  6 febbraio 2019

  • La polizia ha detto che i jihadisti hanno compiuto almeno 369 rapine e furti nei dintorni di Barcellona. Oltre ai furti, i membri della cellula si sono finanziati attraverso il traffico di droga e la falsificazione di documenti.

  • "Non vi è dubbio che la regione autonoma della Catalogna è diventata una base operativa primaria per attività terroristiche. Le autorità spagnole dicono di temere la minaccia proveniente da queste comunità atomizzate di immigrati inclini al radicalismo, ma di avere pochissime informazioni su di esse o di avere una capacità molto limitata di penetrazione in questi gruppi." – Dispaccio diplomatico americano del 2 ottobre 2007.

  • "I centri religiosi salafiti scoperti in Catalogna sono contrari a qualsiasi interpretazione del Corano che non sia la più rigorosa (...) e allo stesso tempo chiedono una 'purificazione' dei credenti musulmani dalle influenze straniere. (...) Questa interferenza religiosa si traduce nel (...) divieto, soprattutto per le adolescenti, di frequentare scuole con classi miste. Questo presuppone una rottura profonda con i valori della libertà individuale che sono garantiti dalle leggi europee." – Rapporto di intelligence trapelato al quotidiano catalano La Vanguardia.

La polizia della regione spagnola della Catalogna ha di recente arrestato 18 membri di una cellula jihadista che pianificava un attentato a Barcellona, ponendo nuovamente l'accento sul persistente problema dell'Islam radicale in Catalogna. Nella foto: Polizia e paramedici si occupano dei sopravvissuti a un attacco terroristico perpetrato a Barcellona da Younes Abouyaaqoub, il 17 agosto 2017. Abouyaaqoub uccise 15 persone, ferendone altre 130. (Foto di Nicolas Carvalho Ochoa/Getty Images)

La polizia della regione nord-orientale spagnola della Catalogna ha arrestato 18 membri della cellula jihadista che pianificava un attacco a Barcellona – 15 dei quali sono poi stati rilasciati.

L'arresto ha posto nuovamente l'accento sul problema persistente dell'Islam radicale in Catalogna, dove risiede una delle più grandi comunità musulmane d'Europa.

La cellula – composta da persone provenienti da Algeria, Egitto, Iraq, Libia e Marocco – è stata smantellata il 15 gennaio, quando più di un centinaio di agenti di polizia hanno fatto irruzione in cinque edifici a Barcellona e nella città catalana di Igualada.

Gli arresti sono avvenuti nell'ambito di un'indagine antiterrorismo durata un anno e denominata in codice "operazione Alejandría", lanciata nel maggio del 2017 dopo che la polizia aveva ricevuto una soffiata che i jihadisti stavano preparando un attacco.

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Bambini palestinesi: Vittime dell'apartheid araba

di Khaled Abu Toameh  •  3 febbraio 2019

  • Secondo l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), "continuano i divieti giuridici per i profughi palestinesi di accesso a 36 professioni libere o sindacalizzate (come quelle che interessano il settore medico, l'agricoltura, la pesca e i trasporti pubblici) (...) Per lavorare, i profughi palestinesi sono obbligati a ottenere un permesso di lavoro annuale. A seguito di una modifica delle legge, avvenuta nel 2001, ai profughi palestinesi sarebbe impedito di acquisire giuridicamente, trasferire o ereditare proprietà immobiliari in Libano".

  • L'ultimo fallimento serve a ricordare l'apartheid e le discriminazioni a cui i palestinesi devono far fronte in Libano. Secondo varie organizzazioni per i diritti umani, i palestinesi subiscono discriminazioni sistematiche in quasi ogni aspetto della vita quotidiana. L'UNHCR rileva inoltre che i palestinesi in Libano non hanno accesso ai servizi sanitari pubblici libanesi e dipendono principalmente dall'UNHCR per i servizi sanitari, così come dalle organizzazioni senza scopo di lucro e dalla Mezzaluna Rossa Palestinese. Ai palestinesi viene inoltre negato l'accesso alle scuole pubbliche libanesi.

  • Dove sono tutte le organizzazioni internazionali per i diritti umani e i gruppi pro-palestinesi di tutto il mondo che fingono di preoccuparsi delle sofferenze dei palestinesi? Rimarranno in silenzio per il disinteresse mostrato nei confronti di Wahbeh perché è morto in un paese arabo e Israele con c'entra nulla con la sua morte?

L'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA) ha negato la responsabilità della morte in Libano di un bambino palestinese di tre anni del campo profughi di Nahr al-Bared, dopo che gli ospedali libanesi si sono rifiutati di curarlo perché i suoi genitori non erano in grado di coprire i costi dell'assistenza sanitaria. Nella foto: Il campo profughi palestinese di Wavel, in Libano, gestito dall'UNRWA. (Fonte dell'immagine: Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario della Commissione europea /Flickr)

Mohammed Majdi Wahbeh, un bambino palestinese di tre anni del campo profughi di Nahr al-Bared, nel nord del Libano, è l'ultima vittima delle leggi discriminatorie e segregazioniste che colpiscono i palestinesi presenti in un paese arabo.

Il piccolo Mohammed è stato dichiarato morto in dicembre dopo che gli ospedali libanesi si sono rifiutati di curarlo perché i suoi genitori non erano in grado di coprire i costi dell'assistenza sanitaria. Secondo quanto riportato dai media libanesi, un ospedale ha chiesto alla famiglia del bambino di pagare 2mila dollari per la degenza. Il bimbo è rimasto in coma per tre giorni prima di morire, ma nessun ospedale ha accettato di ricoverarlo perché i suoi genitori non potevano sostenere le spese sanitarie.

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Il Vaticano si arrende alla Cina

di Lawrence A. Franklin  •  27 gennaio 2019

  • Il Vaticano può imparare a proprie spese che il governo comunista cinese non onora i propri accordi. Pechino potrebbe tentare di estorcere ulteriori concessioni dal Vaticano, proprio come il regime cinese esige una maggiore rinuncia alla sovranità da parte delle aziende occidentali che fanno affari in Cina.

  • È anche molto dubbio che il Vaticano acquisterà tranquillità con questo accordo: il regime continuerà a perseguitare la Chiesa. Se il regime comunista agirà come suo solito, migliaia di croci saranno rimosse dalle chiese cristiane, soprattutto nelle zone dove si trova una forte concentrazione di popolazione cristiana.

  • I coraggiosi vescovi del Cattolicesimo cinese, che hanno subìto decenni di persecuzioni da parte del governo e hanno dovuto sopportate i tentativi del regime di dividere la Chiesa, potrebbero essere visti dal gregge dei fedeli come ignorati dal Vaticano. Numerosi cattolici cinesi, se non la maggior parte, potrebbero considerare questo accordo come un cinico tradimento politico da parte del Vaticano piuttosto che come una decisione basata sulla fede.

  • "Alla luce di questa situazione, sembra che la prudenza e la cautela siano all'ordine del giorno nei negoziati vaticani con i totalitaristi in carica a Pechino, al cui più recente Congresso del Partito la religione è stata ancora una volta dichiarata nemica del comunismo." – George Weigel, autore cattolico e analista politico.

Con un recente accordo firmato tra il Vaticano e il regime cinese, Papa Francesco ha rinunciato al controllo parziale della Chiesa cattolica cinese a favore del Partito comunista cinese. Nella foto: la Cattedrale del Sacro Cuore a Guangzhou, in Cina. (Fonte dell'immagine: Zhangzhugang/Wikimedia Commons)

Papa Francesco ha rinunciato al controllo parziale della Chiesa cattolica cinese a favore del Partito comunista cinese (PCC). Sua Santità ha acconsentito a concedere al Partito una considerevole autorità sulle questioni relative alla nomina dei vescovi. Dopo aver rifiutato per decenni di concedere alla Cina il diritto di nominare i vescovi cattolici, come condizione necessaria per normalizzare le relazioni, il Vaticano ha finito per accettare la richiesta del regime di consentire al PCC di avere un ruolo decisivo nella selezione dei vescovi a capo delle diocesi cattoliche.

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Svezia: Le autorità sono troppo impegnate per occuparsi delle donne vittime di violenza sessuale

di Judith Bergman  •  23 gennaio 2019

  • A detta di Mikaela Blixt, dopo che un uomo l'aveva aggredita per strada e aveva tentato di violentarla, la polizia non ha fatto nulla, pur sapendo dove abitava l'aggressore e potendo facilmente identificarlo.

  • Secondo la Blixt, il quotidiano mainstream svedese Expressen avrebbe voluto intervistarla, ma unicamente a condizione che lei non dicesse che il suo aggressore era un migrante afgano.

  • Non solo le donne, ma quasi uno svedese su tre non si sente sicuro in Svezia, secondo un nuovo sondaggio che ha chiesto a 6.300 svedesi quanto si sentano al sicuro dentro e fuori casa.

  • È curioso che la polizia svedese non abbia soltanto risorse sufficienti per caricare i partecipanti alle manifestazioni di pace, ma anche per incriminare coloro che avrebbero commesso reati d'opinione.

Indurre la polizia svedese a indagare su un tentativo di stupro ai danni di una donna è, a dir poco, difficile – un indice del fatto che c'è qualcosa che non va nel regno "femminista" di Svezia. Tuttavia, la polizia svedese non ha soltanto risorse sufficienti per caricare i partecipanti alle manifestazioni di pace, ma anche per incriminare coloro che avrebbero commesso reati d'opinione. (Fonte dell'immagine: iStock)

"La Svezia", dichiarava il governo di Stoccolma nel novembre 2015, "ha un governo femminista. Noi poniamo l'uguaglianza di genere al centro del nostro lavoro nazionale e internazionale. (...) L'obiettivo generale della politica sull'uguaglianza di genere del governo è che uomini e donne abbiano lo stesso potere di plasmare la società e la propria vita. Questa è sostanzialmente una questione di democrazia e giustizia sociale".

Aspettate un attimo, le donne che vivono sotto un "governo femminista" non dovrebbero essere in grado – come minimo – di uscire di casa senza avere paura di essere vittime di violenza sessuale?

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La nuova "catastrofe" palestinese: Un centro commerciale che assume palestinesi

di Bassam Tawil  •  20 gennaio 2019

  • "Rami Levy non discrimina sulla base dell'etnia, del genere o della religione quando assume e promuove i dipendenti. Tutto il personale palestinese e israeliano viene trattato allo stesso modo e riceve uguali benefici. Gli stipendi si basano esclusivamente sulla posizione ricoperta e sull'efficienza. Il mio obiettivo per i dipendenti di Rami Levy è che tutti abbiano le stesse opportunità di successo". – Rami Levy, proprietario della terza più importante catena di supermercati israeliana, nei quali metà dei 4mila lavoratori sono arabo-palestinesi e arabo-israeliani.

  • Gli investitori palestinesi, secondo il funzionario di Fatah Hatem Abdel Qader Eid, avrebbero potuto impedire a Rami Levy di costruire il suo nuovo centro commerciale se avessero puntato sulla costruzione di un centro commerciale palestinese. "È vero che ci sono ricchi imprenditori palestinesi...".

  • Adesso che la campagna non è riuscita a evitare l'apertura del centro commerciale, Fatah e i suoi sostenitori sono passati alle minacce aperte e alla violenza. Le minacce sono dirette contro i clienti e i commercianti palestinesi che hanno affittato degli spazi nel nuovo centro commerciale.

  • Se un palestinese che acquista una confezione di latte israeliano è un traditore agli occhi di Fatah, non è difficile immaginare il destino dei palestinesi che oserebbero ricercare compromessi con Israele: se fossero fortunati avrebbero un incontro ravvicinato con una bomba incendiaria, se non lo fossero, verrebbero impiccati sulla pubblica piazza.

La fazione di Fatah al governo, guidata dal presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, ha reagito all'apertura di un nuovo centro commerciale a Gerusalemme Est, dove la maggior parte dei dipendenti e dei clienti è araba, in un modo che mostra come i leader palestinesi continuino a silurare i vantaggi per la propria popolazione. Nella foto: una filiale della catena di supermercati Rami Levy a Gerusalemme Ovest. (Fonte dell'immagine: Yoninah/Wikimedia Commons)

La fazione di Fatah al governo, guidata dal presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, è furiosa perché un imprenditore israeliano ebreo ha finito di costruire un centro commerciale a Gerusalemme Est e la maggior parte dei suoi dipendenti e clienti sono arabi.

I leader di Fatah hanno esortato a boicottare il centro commerciale.

Fatah, che è spesso definita dai media occidentali una fazione moderata, ha reagito all'apertura del supermercato in un modo che mostra come i leader palestinesi continuino a silurare i vantaggi per la propria popolazione.

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Germania: La nuova legge che vieta i matrimoni precoci è stata dichiarata incostituzionale

di Soeren Kern  •  13 gennaio 2019

  • La sentenza, che apre di fatto la porta alla legalizzazione in Germania dei matrimoni infantili regolati dalla sharia, è uno dei numerosi casi in cui i tribunali tedeschi stanno – intenzionalmente o meno – promuovendo la creazione nel paese di un sistema giuridico islamico parallelo.

  • "La Germania non può, da un lato, essere contraria alle nozze precoci che si contraggono in altre parti del mondo, e, dall'altro, essere favorevole alla celebrazione di tali matrimoni sul suolo tedesco. (...) In tal caso, non può essere compromesso l'interesse superiore del bambino. (...) Qui si parla della tutela di bambini e minori sancita costituzionalmente!" – Winfried Bausback, legislatore bavarese che ha contribuito a redigere la legge che vieta i matrimoni precoci.

  • "Dovremmo considerare un'altra cosa: i giudizi vengono emessi 'in nome del popolo'. Questo popolo ha chiaramente detto attraverso i propri rappresentanti nel Bundestag che non vuole più ritenere legali i matrimoni infantili." – Il giornalista Andreas von Delhaes-Guenther.

La Corte federale di Giustizia (Bundesgerichtshof), la più alta corte tedesca, ha stabilito che una nuova legge che vieta i matrimoni precoci può essere incostituzionale perché tutti i matrimoni, compresi quelli infantili regolati dalla sharia, sono protetti dalla Legge fondamentale tedesca. Nella foto: L'edificio del Bundesgerichtshof, a Karlsruhe, in Germania. (Fonte dell'immagine: Andreas Praefcke/Wikimedia Commons)

La Corte federale di giustizia (Bundesgerichtshof, BGH), il più alto tribunale di giurisdizione civile e penale della Germania, ha stabilito che una nuova legge che vieta i matrimoni precoci può essere incostituzionale perché tutti i matrimoni, compresi quelli infantili regolati dalla sharia, sono protetti dalla Legge fondamentale tedesca (Grundgesetz).

La sentenza, che apre di fatto la porta alla legalizzazione in Germania dei matrimoni infantili regolati dalla sharia, è uno dei numerosi casi in cui i tribunali tedeschi stanno – intenzionalmente o meno – promuovendo la creazione nel paese di un sistema giuridico islamico parallelo.

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La guerra della Turchia ai missionari cristiani

di Uzay Bulut  •  6 gennaio 2019

  • Il pastore evangelico americano Andrew Brunson e il missionario evangelista americano-canadese sono tra i numerosi religiosi cristiani che sono rimasti vittime dell'avversione nutrita dalla Turchia verso il Cristianesimo. Secondo Claire Evans, responsabile regionale dell'organizzazione International Christian Concern, "la Turchia sta rendendo sempre più evidente che non c'è spazio per il Cristianesimo, anche se la Costituzione afferma il contrario".

  • Oggi, solo circa lo 0,2 per cento della popolazione turca, che comprende quasi 80 milioni di persone, è cristiano. Il genocidio cristiano perpetrato nella Turchia ottomana dal 1913 al 1923 e il pogrom del 1955 che colpì i greci di Istanbul sono alcuni degli eventi più importanti che portarono in gran parte alla distruzione dell'antica comunità cristiana del paese. Ma ancora oggi in Turchia, i missionari e i cittadini cristiani continuano a essere oppressi.

  • "Una questione che differenzia la Turchia dal resto del mondo è che la nostra identità nazionale è principalmente modellata dall'identità religiosa. Ciò che rende un turco tale non è tanto l'etnia, né la lingua parlata, ma soprattutto il fatto di essere musulmano. (...) Una larga maggioranza di turchi pensa che nella loro storia non c'è nulla di cui vergognarsi. [Essi] non sono legati all'Europa e nemmeno al Medio Oriente; in poche parole, sentono di potersi fidare solo di se stessi (...) un fatto sorprendente è che [alla domanda da noi posta] se tutti fossero turchi, il mondo sarebbe un posto migliore, i turchi hanno risposto molto favorevolmente. Nessuna autocritica di alcun tipo." – Il professor Ali Çarkoğlu della Koç University, che ha condotto insieme al professor Ersin Kalaycıoğlu della Sabancı University uno studio sul nazionalismo.

Il vescovo Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia, in Turchia, fu assassinato nel 2010 dal suo autista al grido di "Allahu Akbar", mentre tagliava la gola al sacerdote. (Fonte dell'immagine: Raimond Spekking/CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons)

Il giorno dopo che il pastore evangelico americano Andrew Brunson è stato rilasciato da una prigione turca, un altro cristiano residente nel paese da quasi vent'anni è stato fermato dalle autorità turche e gli è stato detto che avrebbe avuto due settimane di tempo per lasciare la Turchia senza la moglie e i tre figli. Il missionario evangelico americano-canadese, David Byle, non solo ha subito diversi fermi e interrogatori nel corso degli anni, ma è anche stato tacciato di espulsione per ben tre volte. Ogni volta, però, è stato salvato dalle sentenze giudiziarie. Questa volta, però, non è riuscito a evitare l'esilio e ha lasciato il paese dopo aver trascorso due giorni in un centro di detenzione.

Ma quando il 20 novembre aveva cercato di tornare dalla sua famiglia in Turchia, gli è stato negato l'ingresso nel paese. Secondo Claire Evans, responsabile regionale dell'organizzazione International Christian Concern:

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Francia: Una rivolta contro le élite europee?

di Bruce Bawer  •  29 dicembre 2018

  • Forse ci siamo: questo potrebbe essere l'inizio dell'opposizione dei cittadini dell'Europa occidentale al disastroso progetto multiculturale e globalista delle élite.

Un manifestante lancia una bomboletta di gas lacrimogeno contro la polizia durante una manifestazione di protesta dei "giubbotti gialli", nei pressi dell'Arc de Triomphe, a Parigi, in Francia, l'8 dicembre 2018. (Foto di Chris McGrath / Getty Images)

Quelli di noi che scrivono e si preoccupano dell'avanzata dell'Islam in Europa occidentale da anni sapevano che alla fine, se i governi di questi paesi non avessero cambiato drasticamente rotta, qualcosa sarebbe dovuto accadere. Finora, gli autoctoni sono stati in gran parte particolarmente tranquilli. Hanno subìto a lungo. I loro leader hanno riempito i loro paesi di un numero esorbitante di migranti provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa, moltissimi dei quali hanno reso chiaro di non avere alcuna intenzione di integrarsi o di offrire un contributo alle società di accoglienza, ma piuttosto sono stati contenti di rubare, di fare del male, di recare danno e di distruggere, nonché sono determinati, a lungo andare, a conquistare e governare.

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Svezia: Che cos'è una "superpotenza umanitaria"?

di Judith Bergman  •  13 dicembre 2018

  • La Svezia, l'autoproclamata "superpotenza umanitaria", fiera di difendere i "diritti umani", ha deciso di tenere lontano dai nonni un bambino di 6 anni che ha perso la madre e di trasferirlo in un orfanotrofio in Ucraina. Allo stesso tempo, la Svezia si rifiuta di espellere i peggiori criminali e terroristi se c'è il minimo rischio che venga loro fatto del male nel paese in cui verrebbero rimpatriati.

  • Nonostante le aspre critiche mosse dai più alti uffici governativi svedesi, il governo di Stoccolma ha sfidato la legge svedese per consentire a 9 mila uomini afgani per lo più privi di documenti, le cui domande di asilo sono state respinte, di studiare nelle scuole superiori insieme agli adolescenti svedesi.

  • Già nel 2011, un reportage pubblicato dal quotidiano Dagen mostrava che le domande presentate dai richiedenti asilo cristiani in Svezia venivano respinte con maggiore frequenza rispetto a quelle presentate dai richiedenti asilo musulmani.

La Svezia, l'autoproclamata "superpotenza umanitaria", fiera di difendere i "diritti umani", ha deciso di tenere lontano dai nonni un bambino di 6 anni che ha perso la madre e di trasferirlo in un orfanotrofio in Ucraina. (L'immagine è puramente illustrativa e non ritrae il bambino di cui si parla nell'articolo.)

A ottobre, la Svezia, alla quale pare che piaccia considerarsi una "superpotenza umanitaria", ha deciso di espellere un bambino di 6 anni e di estradarlo in Ucraina. Il piccolo era rimasto orfano di madre e il padre, che vive in Ucraina, ha formalmente rinunciato alla custodia del figlio davanti a un tribunale ucraino. Il bambino, di nome Denis, non ha altri parenti in Ucraina, pertanto dovrebbe finire in orfanotrofio.

Nel 2015, la madre di Denis lo portò con sé in Svezia, dove già vivevano i suoi genitori, e fece richiesta per ottenere un permesso di soggiorno per lei e il figlio, richiesta che però fu respinta per motivi che sembrerebbero ancora sconosciuti. I media non sembrano aver indagato sulle ragioni che hanno portato alla bocciatura della richiesta del permesso di soggiorno. L'Ufficio immigrazione svedese (Migrationsverket) ha deciso di espellere Denis, anche se vive con i nonni materni, che hanno chiesto di adottare il bambino.

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Germania: Un musulmano di origine turca è stato nominato vicedirettore dei servizi di sicurezza interna

di Soeren Kern  •  5 dicembre 2018

  • Sinan Selen, 46 anni, esperto di antiterrorismo nato a Istanbul, sarà il primo musulmano a ricoprire un'alta carica dirigenziale nella comunità di intelligence tedesca.

  • Nel corso della sua carriera nei servizi per il governo, Selen è stato determinato nel far fronte al fondamentalismo islamico in Germania. In seno all'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV), egli ha guidato gli sforzi volti a monitorare il movimento islamico-nazionalista turco Milli Görüs, una influente organizzazione islamista fortemente contraria all'integrazione dei musulmani nella società europea.

  • I cambiamenti al vertice del BfV sono la conseguenza di un video girato con un cellulare che mostrava presunti attacchi sferrati da gruppi di estrema destra ai danni di migranti per vendicare la morte di un cittadino tedesco a Chemnitz per mano di due richiedenti asilo respinti.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha designato un immigrato turco alla carica di vicedirettore dell'agenzia di intelligence interna tedesca, l'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV). Nella foto: l'edificio che ospita il BfV a Berlino. (Fonte dell'immagine: Wo st 01/Wikimedia Commons)

La cancelliera Angela Merkel ha designato un immigrato turco alla carica di vicedirettore dell'agenzia di intelligence interna della Germania, l'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Bundesamt für Verfassungsschutz, BfV).

Sinan Selen, 46 anni, esperto di antiterrorismo nato a Istanbul, sarà il primo musulmano a ricoprire un'alta carica dirigenziale nella comunità di intelligence tedesca.

Questa nomina arriva a distanza di poche settimane dalla rimozione attuata dalla Merkel del presidente del BfV Hans-Georg Maaßen per aver difeso pubblicamente il partito anti-immigrazione Alternativa per la Germania (AfD) dagli attacchi della cancelliera e del suo partner governativo di minoranza, il Partito socialdemocratico (Spd) di centro-sinistra.

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Stati membri delle Nazioni Unite: La migrazione è un diritto umano

di Judith Bergman  •  18 novembre 2018

  • È evidente che questo accordo non riguarda i rifugiati in fuga dalle persecuzioni né i loro diritti alla protezione in virtù del diritto internazionale. Piuttosto, l'accordo diffonde l'idea radicale che la migrazione – per qualunque motivo – debba essere incoraggiata, autorizzata e tutelata.

  • Le Nazioni Unite non hanno alcun interesse ad ammettere che il loro accordo promuove la migrazione, in quanto diritto umano; fino a qualche tempo fa, c'era ben poco da discutere a riguardo. Un maggiore dibattito avrebbe potuto compromettere l'intero progetto.

  • Gli Stati membri delle Nazioni Unite non dovrebbero soltanto aprire le loro frontiere ai migranti di tutto il mondo, ma dovrebbero anche aiutarli a scegliere i loro paesi di destinazione fornendo loro informazioni esaustive su ogni paese in cui un migrante desidera stabilirsi.

Un nuovo accordo delle Nazioni Unite, che quasi tutti i membri dell'organizzazione prevedono di firmare a dicembre, diffonde l'idea radicale che l'emigrazione – per qualunque motivo – debba essere incoraggiata, autorizzata e tutelata. Nella foto: Migranti si dirigono in un campo di transito, nel villaggio di Dobova, in Slovenia, il 26 ottobre 2015. (Foto di Jeff J Mitchell/Getty Images)

Le Nazioni Unite, in un accordo non vincolante che quasi tutti gli Stati membri dell'organizzazione firmeranno durante una cerimonia ufficiale che si terrà in Morocco all'inizio di dicembre, stanno facendo della migrazione un diritto dell'uomo.

Il testo definitivo dell'accordo, il Global Compact (Patto globale) per una migrazione sicura, ordinata e regolare, sebbene non sia formalmente vincolante, "colloca fermamente la migrazione nell'agenda mondiale. Questo documento sarà un punto di riferimento per gli anni a venire e indurrà un cambiamento reale sul terreno...", secondo Jürg Lauber, rappresentante della Svizzera presso le Nazioni Unite, che ha diretto i lavori con il suo omologo del Messico.

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