Analisi e articoli più recenti

La mafia nigeriana d'Europa

di Judith Bergman  •  26 gennaio 2020

  • Secondo il Washington Post, l'intelligence italiana ha definito la mafia nigeriana come "la più strutturata e dinamica" rispetto a qualsiasi entità criminale straniera operante in Italia. (...) Ciò che contraddistingue le reti criminali nigeriane è l'estrema brutalità. (...)

  • Black Axe è diffuso anche in Canada, dove un articolo del 2015 pubblicato dal Globe and Mail l'ha descritto come un "culto di morte" (...) collegato a "decenni di omicidi e stupri". (...) Negli Stati Uniti, l'FBI ha di recente attribuito a Black Axe una serie di frodi finanziarie.

  • "... i trafficanti dicono alle vittime della tratta di esseri umani di presentare domanda di asilo per poi ottenere lo status necessario per poter rimanere qui in Germania, ma continuano a essere sfruttate nella prostituzione." – Andrea Tivig, Terre des Femmes, Infomigrants.net, 15 marzo 2019.

  • Nei dibattiti pubblici, gli effetti dannosi della migrazione sulla criminalità, in particolare quella delle bande organizzate, non ricevono affatto l'attenzione che pur meriterebbero. Dovrebbero.

Non c'è da meravigliarsi se la mafia nigeriana sia diventata così importante in Italia: il Paese è, per i migranti, una delle porte d'ingresso in Europa. Nella foto: un gommone che tenta di attraversare il Mar Mediterraneo per raggiungere l'Italia, con 47 migranti africani a bordo, soccorso dalla Sea Watch 3 battente bandiera olandese, al largo delle coste libiche, il 19 gennaio 2019. (Foto di Federico Scoppa/AFP via Getty Images)

In Europa, una delle reti criminali in più rapida crescita è ora la mafia nigeriana, che sta diffondendo le proprie attività criminali in tutto il Continente. Tale rete è costituita da gruppi rivali come Black Axe, Vikings e Maphite. Più di recente, le autorità di Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e di Malta hanno condotto un'operazione internazionale contro due dei principali gruppi mafiosi nigeriani. La polizia ha accusato queste bande di traffico di esseri umani e di droga, di rapina, estorsione, violenza sessuale e prostituzione.

In un reportage sulla mafia nigeriana presente in Italia, pubblicato dal Washington Post a giugno del 2019:

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Europa: Nel 2019, le aggressioni contro i cristiani hanno raggiunto il massimo storico

di Soeren Kern  •  14 gennaio 2020

  • I media europei hanno raramente segnalato il problema del vandalismo anticristiano, ma nel febbraio 2019 hanno cominciato a interessarsene dopo che nove chiese sono state vandalizzate nel giro di due settimane. La questione è balzata di nuovo alle cronache nell'aprile 2019, quando un incendio sospetto ha distrutto l'iconica Cattedrale di Notre Dame de Paris. Da allora, però, i mezzi d'informazione europei hanno ripreso a far passare i fatti sotto silenzio.

  • "Cercare di distruggere o danneggiare gli edifici cristiani è un modo per 'fare tabula rasa' del passato". – Annie Genevard, deputato del partito Les Répubicaines, in un'intervista a Le Figaro, 2 aprile 2019.

  • "In passato, anche se non si era cristiani, l'espressione del sacro veniva rispettata. Oggi, stiamo fronteggiando una grave minaccia all'espressione della libertà religiosa. La laicità non deve essere un rifiuto del religioso, ma un principio di neutralità che dà a tutti la libertà di esprimere la propria fede." – Dominique Rey, vescovo di Fréjus-Toulon, in un'intervista alla rivista italiana Il Timone, 5 agosto 2019.

L'ostilità anticristiana è diffusa in tutta l'Europa occidentale, dove nel 2019, le chiese e i simboli cristiani sono stati deliberatamente attaccati giorno dopo giorno. La questione è balzata alle cronache nell'aprile 2019, quando un incendio sospetto ha distrutto l'iconica Cattedrale di Notre Dame de Paris (nella foto). Da allora, però, i media europei hanno ripreso a far passare i fatti sotto silenzio. (Foto di Veronique de Viguerie/Getty Images)

L'ostilità anticristiana è diffusa in tutta l'Europa occidentale, dove nel 2019, giorno dopo giorno. le chiese e i simboli cristiani sono stati deliberatamente attaccati.

Il Gatestone Institute ha passato in rassegna migliaia di articoli di stampa, di rapporti della polizia, di inchieste parlamentari, di post pubblicati sui social media e sui blog specializzati in Gran Bretagna, Francia, Germania, Irlanda, Italia e Spagna. La ricerca mostra che circa 3 mila chiese cristiane, scuole, cimiteri e monumenti sono stati vandalizzati, saccheggiati o defecati in Europa, nel corso del 2019 – che costituisce un anno record per gli atti sacrileghi anticristiani perpetrati nel continente.

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Cristiani decapitati a Natale, l'Occidente non presta attenzione

di Giulio Meotti  •  12 gennaio 2020

  • Quale estensione deve assumere questa guerra contro i cristiani, prima che l'Occidente la consideri un "genocidio" e agisca per impedirlo?

  • All'indomani della decapitazione dei cristiani in Nigeria, Papa Francesco ha ammonito la società occidentale. A proposito dei cristiani decapitati? No. "A tavola spegnete i telefonini", ha affermato il Pontefice. Non ha detto una sola parola sull'orribile esecuzione delle sue sorelle e dei suoi fratelli cristiani. Pochi giorni prima, Francesco aveva appeso una croce con un giubbotto salvagente in memoria dei migranti che hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo. Ma non ha affatto commemorato i cristiani uccisi dagli estremisti islamici.

  • La cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato che la sua priorità sarà quella di combattere i cambiamenti climatici. Non ha menzionato i cristiani perseguitati. Intanto, The Economist ha scritto che il primo ministro ungherese Viktor Orbán, uno strenuo difensore dei cristiani perseguitati, "sfrutta" politicamente la questione.

Finora, Boko Haram ha distrutto 900 chiese nel nord della Nigeria, dove dal 2015 sono stati uccisi almeno 16 mila cristiani. (Foto di AFP via Getty Images)

Martha Bulus, una cattolica nigeriana, si stava recando alla sua festa nuziale quando è stata rapita da un gruppo di estremisti islamici di Boko Haram. Martha e i suoi compagni sono stati decapitati e la loro esecuzione filmata. Il video del brutale massacro di questi 11 cristiani è stato diffuso il 26 dicembre in coincidenza con le celebrazioni natalizie. Queste immagini ricordano l'esecuzione di altri cristiani con la tuta arancione, in ginocchio su una spiaggia, ciascuno con dietro un jihadista vestito di nero e il coltello alla gola. I loro corpi sono stati ritrovati in una fossa comune in Libia.

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La fine della presenza ebraica in Europa?

di Guy Millière  •  11 gennaio 2020

  • "Sebbene gli ebrei rappresentino meno dell'uno per cento della popolazione, metà degli atti di razzismo compiuti in Francia vengono perpetrati contro gli ebrei." – Meyer Habib, parlamentare francese.

  • L'antisemitismo avanza in tutto il continente e spesso assume una colorazione mediorientale. Tuttavia, le autorità parlano solo dell'antisemitismo di destra.

  • L'antisemitismo di sinistra è presente in tutta Europa. I suoi adepti, come in Francia, fanno del loro meglio per nascondere e proteggere l'antisemitismo mediorientale.

Il 3 dicembre, l'Assemblea nazionale francese ha approvato una risoluzione che adotta la definizione di antisemitismo formulata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (IHRA). Il deputato Meyer Habib, che ha appoggiato la risoluzione, ha pronunciato un discorso appassionato e toccante, nel quale ha sottolineato l'entità della minaccia antisemita nella Francia odierna e gli stretti legami tra l'odio contro gli ebrei e l'odio per Israele. Nella foto: l'Assemblea nazionale francese, a Parigi. (Fonte dell'immagine: Daniel Vorndran/DXR/Wikimedia Commons)

Il 3 dicembre, l'Assemblea nazionale francese ha approvato una risoluzione che adotta la definizione di antisemitismo formulata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (IHRA). Il testo rileva che la definizione "comprende le manifestazioni di odio verso lo Stato di Israele giustificate dalla mera percezione di quest'ultimo come collettività ebraica". Il deputato Meyer Habib, che ha appoggiato la risoluzione, ha pronunciato un discorso appassionato e toccante, nel quale ha sottolineato l'entità della minaccia antisemita nella Francia odierna e gli stretti legami tra l'odio contro gli ebrei e l'odio per Israele:

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Il Parlamento austriaco dichiarerà antisemita il movimento BDS

di Soeren Kern  •  5 gennaio 2020

  • L'iniziativa è condotta da Sebastian Kurz, ex cancelliere austriaco (e probabilmente il prossimo) che è anche leader del Partito popolare austriaco (Österreichische Volkspartei, ÖVP).

  • "Per l'Austria, il diritto di esistere di Israele non è negoziabile, e qualsiasi forma di antisemitismo, incluso l'antisemitismo legato a Israele, è inaccettabile e deve essere duramente condannata. Ovviamente, si devono consentire le critiche oggettive alle singole misure adottate dal governo di Israele". – Risoluzione del Parlamento austriaco che condanna come antisemita il movimento anti-israeliano per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS).

  • "Questo movimento (BDS) invoca il boicottaggio di (...) artisti, scienziati e atleti israeliani. Demonizza e valuta Israele con disparità di criteri, rende gli ebrei austriaci corresponsabili della politica israeliana e chiedendo il diritto al ritorno dei profughi palestinesi e di tutti i loro discendenti mette in discussione il diritto dello Stato ebraico di esistere." – Risoluzione del Parlamento austriaco che condanna come antisemita il movimento anti-israeliano per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS).

Tutti i principali partiti rappresentati nel Parlamento austriaco hanno deciso di appoggiare una risoluzione che condanna il movimento anti-israeliano per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) come antisemita. Nella foto: Il Parlamento austriaco, a Vienna. (Foto di Scott Barbour/Getty Images)

Tutti i principali partiti rappresentati nel Parlamento austriaco hanno deciso di appoggiare una risoluzione che condanna il movimento anti-israeliano per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) come antisemita.

La misura invita il governo federale austriaco a combattere l'antisemitismo e l'antisionismo, e a rifiutare qualsiasi forma di sostegno finanziario e di altro tipo da parte di organizzazioni antisemite e sostenitrici dei principi del BDS.

La risoluzione sarà presentata alla Camera bassa del Parlamento, il Consiglio nazionale, a gennaio 2020. Si prevede che sarà approvata a larghissima maggioranza. Se le leggi anti-BDS sono state approvate a Vienna e a Graz – rispettivamente la più grande e la seconda città austriaca per numero di abitanti – questa è la prima volta che una misura del genere viene adottata a livello federale.

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Hamas, trentadue anni dopo

di Khaled Abu Toameh  •  1 gennaio 2020

  • Ora che Hamas ha di nuovo – e chiaramente – ricordato al mondo che non è cambiato e continua a volere la distruzione di Israele, la domanda da porsi è: perché alcuni leader mondiali, governi e organizzazioni continuano ad abbracciare i leader del movimento?

  • Un'ulteriore domanda che dovrebbe essere posta, alla luce delle recenti dichiarazioni velenose anti-Israele rilasciate di recente dai leader di Hamas, è la seguente: perché le Nazioni Unite stanno cercando di convincere Hamas a partecipare alle elezioni legislative e presidenziali palestinesi?

  • Tutto ciò che serve è che Erdogan e il resto del mondo ascoltino le più recenti dichiarazioni dei leader di Hamas per capire che il movimento è più determinato che mai a raggiungere i propri obiettivi di cacciare gli ebrei "da tutta la Palestina" e rimpiazzare Israele con uno Stato islamico. (...) Cosa non capiscono dello slogan "MORTE A ISRAELE"? (...) C'è da chiedersi quale sia il loro reale motivo.

C'è un solo messaggio inviato dal recente incontro tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il leader di Hamas Ismail Haniyeh, nel corso di una settimana in cui Hamas ha reiterato la sua richiesta di eliminare Israele: la Turchia sostiene Hamas e appoggia il suo programma e la sua ideologia. Nella foto: Erdogan a un raduno anti-israeliano, che indossa una sciarpa con le bandiere della Turchia e dell'Autorità Palestinese, il 18 maggio 2018, a Istanbul. (Foto di Getty Images)

Il movimento palestinese Hamas ha celebrato il 32esimo anniversario della sua fondazione ricordando a tutti il suo obiettivo principale: la distruzione di Israele. Questo messaggio è la prova che Hamas non ha modificato – né mai lo farà – il suo statuto, originariamente pubblicato nel 1988. È inoltre un messaggio potente a coloro che potrebbero illudersi di credere che Hamas si sia trasformato in una fazione palestinese non violenta.

Questo statuto, noto anche come Patto del Movimento di Resistenza Islamico, afferma che "la [nostra] lotta contro gli ebrei è molto grande e molto seria" e chiede di sostituire Israele con uno Stato islamico. "Non c'è soluzione per il problema palestinese, se non il jihad (la guerra santa)", lo statuto precisa. "Iniziative, proposte e conferenze internazionali sono solo una perdita di tempo e sforzi inutili. Rinunciare a qualunque parte della Palestina significa rinunciare a una parte della religione [dell'Islam]".

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Il primo ministro ungherese Viktor Orbán: Solitario difensore europeo dei cristiani perseguitati

di Giulio Meotti  •  29 dicembre 2019

  • "Per salvare l'Europa, quelli che potranno fornirci il più grande aiuto sono coloro che stiamo ora aiutando. Stiamo dando ai cristiani perseguitati ciò di cui hanno bisogno: case, ospedali e scuole, e riceviamo in cambio ciò di cui l'Europa ha più bisogno: la fede, l'amore e la perseveranza cristiana." – Il primo ministro ungherese Viktor Orbán, Daily News Hungary, 28 novembre 2019.

  • "La nostra stima è che oltre il 90 per cento dei cristiani ha lasciato l'Iraq e quasi il 50 per cento dei cristiani di Siria ha abbandonato il Paese". – Ignatius Aphrem II, patriarca della Chiesa siro-ortodossa.

  • I leader europei, anziché essere imbarazzati, dovrebbero fare della condizione dei cristiani sotto l'Islam il punto di partenza delle loro conversazioni con i musulmani.

  • "Il destino dei cristiani e di altre minoranze è il preludio al nostro." – L'ex ministro francese François Fillon, Valeurs Actuelles, 12 dicembre 2019.

In Europa, c'è un difensore solitario dei cristiani perseguitati: il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che i media mainstream amano attaccare. Nessun altro governo europeo ha investito così tanto denaro, diplomazia pubblica e tempo su questo argomento. (Foto di Laszlo Balogh / Getty Images)

"È in atto una persecuzione dei cristiani. Da mesi, noi vescovi denunciamo quanto accade in Burkina Faso, ma nessuno ci ascolta", ha dichiarato, il vescovo Kjustin Kientega. "Evidentemente", egli ha concluso, "l'Occidente preferisce tutelare i propri interessi".

In una recente serie di tragedie transnazionali, 14 cristiani sono stati uccisi in un attacco a una chiesa in Burkina Faso; 11 sono stati trucidati in un attentato a un autobus, in Kenya, e 7 sono stati massacrati da Boko Haram, in Camerun. Questi tre attacchi letali perpetrati nella stessa settimana dagli islamisti danno un'idea dell'intensità e della frequenza della persecuzione globale anticristiana.

Il vescovo Kientega ha detto che l'Occidente non ascolta il loro dramma. "Se nel 2011 il governo belga aveva deciso di inviare degli F-16 in Libia per proteggere i civili minacciati da Gheddafi, nel 2014, non ha adottato alcuna misura concreta per aiutare le minoranze in Iraq", ha scritto Le Vif.

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"Illusioni fatali": I programmi di de-radicalizzazione dell'Europa

di Giulio Meotti  •  25 dicembre 2019

  • L'ultimo attacco a Londra è stato un misto letale di dissimulazione religiosa e di naïveté occidentale. Inoltre, si spera che questo attentato seppellisca tutte le illusioni britanniche di de-radicalizzare i jihadisti. Come riportato dal Times, il Behavioural Insights Team (BIT), la cosiddetta "nudge unit" che in origine faceva parte dell'Ufficio di Gabinetto del Governo, aveva esaminato 33 programmi di de-radicalizzazione in tutto il Regno Unito e aveva scoperto che solo due erano teoricamente efficaci.

  • La Francia l'ha già provato. Un rapporto bipartisan presentato al Senato francese aveva stigmatizzato il programma di de-radicalizzazione francese come un "fiasco totale". (...)

  • Un recente rapporto del governo britannico ha messo in guardia dal fatto che gli imam del Regno Unito in 48 scuole islamiche promuovono la violenza e l'intolleranza. È la società britannica che deve essere de-radicalizzata, e non i jihadisti.

  • A quanto pare, Usman Khan ha visto Jack Merritt e Saskia Jones come "miscredenti" e non come "riabilitatori". Se non cambiamo le nostre regole di ingaggio, ce ne saranno altri di episodi come questo.

L'attacco perpetrato a Londra il 29 novembre scorso è stato un misto letale di dissimulazione religiosa e di naïveté occidentale. Inoltre, si spera che questo attentato seppellisca tutte le illusioni britanniche di de-radicalizzare i jihadisti. Nella foto: Un poliziotto staziona sul London Bridge, il luogo in cui Usman Khan è stato ucciso al termine della sua furia omicida. (Foto di Peter Summers/Getty Images)

È stata una tragedia delle buone intenzioni. "Jack Merritt è morto nell'attacco sul London Bridge. Non dimentichiamo quello per cui si batteva", ha scritto Emma Goldberg sul New York Times. Merritt è una delle due vittime di Usman Khan, il terrorista islamico che il 29 novembre ha colpito sul London Bridge. L'altra vittima era Saskia Jones, studentessa presente alla conferenza presa di mira dall'attentatore. Entrambi sognavano di lavorare per salvare e proteggere il loro assassino.

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I 4006 palestinesi di cui gli europei non hanno mai sentito parlare

di Bassam Tawil  •  19 dicembre 2019

  • I palestinesi detenuti nelle carceri siriane probabilmente non si curano troppo se una bottiglia di vino prodotta da ebrei sia contrassegnata dagli europei.

  • Gli europei, tuttavia, che non smettono mai di moraleggiare sul resto del mondo, hanno una visione diversa: sembrano ritenere che i beni prodotti negli insediamenti ebraici siano più pericolosi delle misure brutali e repressive prese dalle autorità siriane contro i palestinesi.

  • L'Autorità Palestinese e il suo presidente, Mahmoud Abbas, nel frattempo, sono troppo occupati a dare la caccia agli oppositori su Facebook per prestare la minima attenzione ai palestinesi in Siria.

  • Dal loro punto di vista, è molto meglio che la comunità internazionale trascorra il proprio tempo a vomitare odio contro Israele e contro gli ebrei; dopo tutto, per lo meno, questo aiuta i palestinesi nel loro reale progetto di delegittimare e distruggere l'unico Stato libero e democratico della regione.

I palestinesi detenuti nelle carceri siriane probabilmente non si curano troppo se una bottiglia di vino prodotta da ebrei sia contrassegnata dagli europei. Gli europei, tuttavia, che non smettono mai di moraleggiare sul resto del mondo, hanno una visione diversa: sembrano ritenere che i beni prodotti negli insediamenti ebraici siano più pericolosi delle misure brutali e repressive prese dalle autorità siriane contro i palestinesi. (Fonte dell'immagine: iStock)

Mentre tutti gli occhi sono puntati sulle ultime tensioni nella Striscia di Gaza, dove i gruppi terroristici palestinesi lanciano missili contro Israele in rappresaglia per l'uccisione del comandante della Jihad islamica Bahaa Abu al-Ata, è salito a 4006 il numero dei palestinesi uccisi in Siria dall'inizio della guerra civile nel 2011.

Tuttavia, la sorte dei palestinesi in Siria non preoccupa i leader palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, che continuano a essere ossessionati dall'idea di distruggere Israele. La comunità internazionale, le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani non sono chiaramente interessate alle sofferenze dei palestinesi in Siria – o in qualsiasi altro Paese arabo.

Il disinteresse della comunità internazionale e delle Nazioni Unite nei confronti dei 4006 palestinesi ammazzati in Siria si spiega in un solo modo: questi palestinesi non sono stati uccisi da Israele.

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Il genocidio dei cristiani in Nigeria

di Raymond Ibrahim  •  15 dicembre 2019

  • "È difficile spiegare ai cristiani nigeriani che questo non è un conflitto religioso perché quelli che vedono sono combattenti fulani vestiti interamente di nero, che scandiscono a voce alta: "Allahu akbar!" e gridano: "Morte ai cristiani!" – Suor Monica Chikwe, citata da John. L. Allen Jr., Crux, 4 agosto 2019.

  • "A Numan, nello Stato di Adamawa, centinaia di cristiani sono stati attaccati e uccisi dai pastori jihadisti fulani. Quando hanno cercato di difendersi, il governo Buhari ha inviato l'aeronautica militare a bombardare centinaia di loro, in difesa degli aggressori Fulani. È giusto?!" – Femi Fani-Kayode, ex ministro dell'Aviazione, Daily Post (Nigeria), 6 dicembre 2017.

  • Questo è lo stato attuale delle cose: un jihad di proporzioni genocide è stato dichiarato contro la popolazione cristiana della Nigeria – e secondo i leader cristiani nigeriani, questo jihad è capeggiato dal presidente di quella nazione e dai suoi compatrioti della tribù fulani – anche se i media e gli analisti occidentali affermano che le "reali cause di tutto questo" sono i problemi di tipo economico come la "disuguaglianza" e la "povertà", per citare l'ex presidente americano Bill Clinton.

Secondo Bosun Emmanuel, segretario del National Christian Elders Forum della Nigeria, il presidente Muhammadu Buhari (nella foto) "persegue apertamente una politica anticristiana che ha provocato un numero indicibile di morti fra i cristiani di tutto il Paese e la distruzione delle vulnerabili comunità cristiane". (Foto di Olivier Douliery-Pool/Getty Images)

Secondo i leader cristiani nigeriani, Muhammadu Buhari, il presidente musulmano della Nigeria – che ha raggiunto quella posizione in parte grazie all'ex presidente degli Stati Uniti Barack H. Obama — continua ad alimentare il "genocidio".

Più di recente, padre Valentine Obinna, un sacerdote della diocesi di Aba, ha attribuito l'attuale carneficina dei cristiani alla pianificata "islamizzazione della Nigeria":

"La gente ne coglie i segnali. È evidente. Avviene clandestinamente. Cercano di trasformare la Nigeria in un Paese musulmano. Ma cercano di farlo in un contesto con una forte presenza di cristiani, ed è per questo che diventa molto difficile per lui [Buhari]".

La popolazione della Nigeria è pressoché equamente ripartita tra musulmani e cristiani. Un reportage del 2011 di ABC News ha cercato di spiegare quando e perché la rabbia musulmana ha raggiunto il parossismo:

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Trump e Netanyahu: entrambi indagati per reati immaginari

di Alan M. Dershowitz  •  14 dicembre 2019

  • La somiglianza più eclatante è che entrambi sono sotto inchiesta per azioni che gli organi legislativi di entrambi i Paesi non considerano esplicitamente criminose.

  • I politici desiderano sempre avere una copertura mediatica favorevole e molti votano in questa prospettiva. Alcuni addirittura negoziano una buona copertura prima del voto. Ecco perché hanno addetti stampa e media consultant.

  • Né si potrebbe abbozzare una legge adeguata per coprire la presunta condotta di Netanyahu, ma non quella di altri membri della Knesset che hanno barattato i loro voti in cambio di una buona immagine mediatica. Per tale motivo, nessuna assemblea legislativa di qualsiasi paese governato in base al principio dello Stato di diritto ha mai fatto sì che una copertura mediatica favorevole diventasse il quid o quel qualcosa necessario per infliggere una condanna per corruzione, e pertanto l'incriminazione per corruzione nei confronti di Netanyahu non dovrebbe essere confermata dai tribunali.

  • Non è affatto un crimine per un presidente utilizzare il suo potere in politica estera per ottenere vantaggi politici, tanto per il suo partito quanto personali. Si provi a immaginare il Congresso che cerca di approvare una legge che definisce ciò che costituirebbe un uso criminoso di potere in politica estera, da non confondersi con un abuso politico o morale.

  • L'aspetto fondamentale dello Stato di diritto è che nessuno può essere indagato, perseguito o messo sotto accusa, a meno che la sua condotta non abbia violato divieti preesistenti e inequivocabili.

La somiglianza più eclatante tra le indagini condotte contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è che entrambi sono sotto inchiesta per azioni che gli organi legislativi di entrambi i Paesi non considerano esplicitamente criminose. Nella foto: Trump e Netanyahu in una conferenza stampa congiunta del 15 febbraio 2017, tenutasi a Washington, D.C. (Fonte dell'immagine: Casa Bianca)

Nelle indagini condotte dal Congresso degli Stati Uniti contro il presidente americano Donald J. Trump e in quelle contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che è stato appena incriminato, si possono ravvisare tanto delle sorprendenti somiglianze quanto delle differenze importanti.

La somiglianza più eclatante è che entrambi sono sotto inchiesta per azioni che gli organi legislativi di entrambi i Paesi non considerano esplicitamente criminose. Inoltre, nessuna assemblea legislativa di qualsiasi Paese governato in base al principio dello Stato di diritto avrebbe mai emanato una legge generale che criminalizza tale condotta. Le indagini condotte su questi due controversi leader politici si basano sull'utilizzo di leggi generali che mai prima d'ora erano state considerate applicabili ai casi in esame e si fondano sulla possibilità di estenderle per attaccare specifiche figure politiche.

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Grazie a Trump, i mullah si avviano al fallimento

di Majid Rafizadeh  •  28 novembre 2019

  • Uno dei motivi alla base del quadro a tinte fosche dell'economia iraniana delineato dal Fondo Monetario Internazionale è collegato alla decisione dell'amministrazione Trump di non rinnovare le esenzioni concesse agli otto maggiori acquirenti del greggio iraniano: Cina, India, Grecia, Italia, Taiwan, Giappone, Turchia e Corea del Sud.

  • Anche la valuta nazionale dell'Iran, il rial, continua a perdere valore: è scesa ai minimi storici. Un dollaro statunitense, che nel novembre 2017 equivaleva a circa 35 mila rial, ora è quotato a circa 110 mila rial.

Il 12 novembre, il presidente iraniano Hassan Rohani ha riconosciuto per la prima volta che "l'Iran sta vivendo uno degli anni più difficili dalla rivoluzione islamica del 1979" e che "la situazione del Paese non è normale". (Fonte dell'immagine: Tasnim News/CC by 4.0)

I critici della politica di Trump nei confronti dell'Iran sono stati smentiti: le sanzioni americane stanno imponendo un notevole carico di pressioni sui mullah iraniani e sulla capacità di finanziare i loro gruppi terroristici.

Prima che il Dipartimento del Tesoro statunitense livellasse le sanzioni secondarie nel settore del petrolio e del gas naturale, Teheran esportava oltre due milioni di barili di greggio al giorno. attualmente, l'esportazione di petrolio iraniano è scesa a meno di 200 mila barili al giorno, il che rappresenta un calo di quasi il 90 per cento delle esportazioni.

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La Corte di Giustizia dell'Unione Europea applica due pesi e due misure verso i prodotti israeliani

di Soeren Kern  •  21 novembre 2019

  • La sentenza della Corte di Giustizia, che favorisce di fatto i rigidi criteri di etichettatura francesi da applicare in tutto l'Unione Europea, è stata fermamente condannata perché espressione del pregiudizio anti-israeliano da parte dell'Unione Europea. Molti commentatori hanno osservato che fra tutti i numerosi conflitti territoriali nel mondo – dalla Crimea a Cipro del Nord, dal Tibet al Sahara occidentale – l'UE ha discriminato Israele come unico Paese soggetto a speciali criteri in materia di etichettatura.

  • "In tutto il mondo, ci sono più di 200 dispute territoriali in corso, eppure la Corte di Giustizia europea non ha emesso un'unica sentenza relativa all'etichettatura dei prodotti provenienti da questi territori. La sentenza odierna è tanto politica quanto discriminante nei confronti di Israele." –Ministero degli Esteri israeliano.

  • "Va anche contro gli standard internazionali del commercio stabiliti dall'Organizzazione Mondiale del Commercio. (...) Questo è il peggior modo di armeggiare, mentre Roma brucia. La Corte europea che cita Israele per la 'violazione delle norme di diritto umanitario internazionale', mentre Hamas e i suoi accoliti bombardano civili innocenti in Israele, è uno dei più perversi paradossi di cui sono testimone da un po' di tempo". – Menachem Margolin, Associazione ebraica europea, con sede a Bruxelles.

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che i prodotti alimentari provenienti dagli insediamenti ebraici a Gerusalemme Est, in Cisgiordania e nelle alture del Golan devono essere specificatamente etichettati con l'indicazione del loro territorio d'origine e non possono recare la dicitura generica "Made in Israel". La sentenza ha origine in una causa intentata dall'azienda vinicola Psagot Winery (nella foto), con vigneti in uno dei cosiddetti territori palestinesi occupati, e dall'Organizzazione ebraica europea. (Fonte dell'immagine: iStock)

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, il tribunale supremo dell'UE, ha stabilito che i prodotti alimentari provenienti dai cosiddetti insediamenti ebraici a Gerusalemme Est, in Cisgiordania e nelle alture del Golan devono essere specificatamente etichettati con l'indicazione del loro territorio d'origine e non possono recare la dicitura generica "Made in Israel".

La sentenza, che concentra l'attenzione su Israele, è stata presumibilmente motivata non dalle preoccupazioni in merito alla sicurezza alimentare o alla tutela dei consumatori, ma dalla preferenza di una politica estera anti-israeliana da parte dell'Unione Europea. La decisione è stata duramente criticata come faziosa, discriminatoria e antisemita.

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La Corte di Giustizia dell'Unione Europea limita la libertà di espressione

di Judith Bergman  •  16 novembre 2019

  • "Questa sentenza ha importanti implicazioni per la libertà di espressione online a livello mondiale. (...) La sentenza implica altresì che un tribunale di un Paese membro dell'Unione Europea sarà in grado di disporre la rimozione dei post pubblicati sui social media in altri Paesi, anche se lì non vengono considerati illegali. Ciò costituirebbe un precedente pericoloso in cui i tribunali di un Paese possono controllare ciò che gli utenti di Internet possono vedere in un altro Paese. Questo potrebbe essere soggetto ad abusi, in particolar modo da parte di regimi con una storia inconsistente in materia di diritti umani." – Thomas Hughes, direttore esecutivo di ARTICLE 19, un'organizzazione no-profit che si occupa di "tutelare il diritto alla libertà di espressione nel mondo", 3 ottobre 2019.

  • La sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (...) sembra conferire agli Stati membri dell'UE il potere senza precedenti di definire le linee guida in materia di dibattito pubblico online – stabilire ciò che i cittadini possono o meno leggere. (...) Le prospettive ora sembrano ancora più tristi per il futuro della libertà di espressione in Europa.

Una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea sembra conferire agli Stati membri dell'UE il potere senza precedenti di definire le linee guida in materia di dibattito pubblico online – stabilire ciò che i cittadini possono o meno leggere. Nella foto: La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, con sede nel Lussemburgo. (Fonte dell'immagine: Transparency International/Flickr)

Il 3 ottobre, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) ha stabilito in una sentenza che i tribunali nazionali degli Stati membri possono ordinare a Facebook di rimuovere il materiale diffamatorio in tutto il mondo:

"Il diritto dell'Unione non osta a che a un prestatore di servizi di hosting, come Facebook, venga ingiunto di rimuovere commenti identici e, a certe condizioni, equivalenti a un commento precedentemente dichiarato illecito. Inoltre, il diritto dell'Unione non osta neppure a che tale ingiunzione produca effetti a livello mondiale, nell'ambito del diritto internazionale pertinente di cui spetta agli Stati membri tener conto".

La sentenza è arrivata dopo che la deputata austriaca Eva Glawischnig-Piesczek, presidente del gruppo parlamentare "die Grünen" (i Verdi) e portavoce federale di tale partito politico, ha citato Facebook Ireland dinanzi ai giudici austriaci. Secondo la Corte di Giustizia dell'Unione Europea:

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Svezia: La Chiesa che diffonde odio

di Nima Gholam Ali Pour  •  4 novembre 2019

  • Per quanto la Società svedese di Gerusalemme qualifichi la Scuola svedese del Buon Pastore come "una scuola di pace", Tobias Petersson, direttore del think tank Perspektiv på Israel, ha rivelato che i libri di testo adottati dalla scuola hanno contenuti jihadisti che incoraggiano la guerra santa contro lo Stato di Israele. Inoltre, in quei testi, gli ebrei vengono descritti come bugiardi e corrotti.

  • Il fatto che un'istituzione così grande come la Chiesa di Svezia raccolga fondi in tutto il Paese per sostenere una scuola che diffonde l'odio e la propaganda bellica dovrebbe essere visto come un enorme problema.

  • La pratica dimostra inoltre che non solo gli aiuti svedesi vanno a organizzazioni che diffondono l'odio, ma anche che le grandi istituzioni presenti nel Paese hanno aperto canali secondari per inviare annualmente milioni di corone svedesi alle scuole, come la Scuola svedese del Buon Pastore, che diffondono altresì l'odio.

  • Per capire quanto sia dannosa questa situazione, si può immaginare cosa succederebbe se una delle più grandi istituzioni di Israele – o di un altro Paese – raccogliesse fondi per sostenere una scuola che insegni ai bambini a odiare la Svezia e a celebrare i terroristi che hanno ucciso cittadini svedesi? Sarebbe ovviamente un grande scandalo e totalmente inaccettabile. Ma in Svezia, questo è esattamente ciò che sta accadendo ora.

Il fatto che un'istituzione così grande come la Chiesa di Svezia raccolga fondi in tutto il Paese per sostenere una scuola che diffonde l'odio e la propaganda bellica dovrebbe essere visto come un enorme problema. Nella foto: La Cattedrale di Uppsala, il quartier generale della Chiesa di Svezia. (Fonte dell'immagine: Jarvis/Wikimedia Commons)

La Società svedese di Gerusalemme, fondata nel 1900, ha dedicato la propria mission alle opere di carità a Gerusalemme e a Betlemme. Per diversi decenni, tuttavia, è stata ostile allo Stato ebraico di Israele. L'associazione ha tre obiettivi ufficiali nei territori palestinesi:

  • Rafforzare la posizione delle donne
  • Contribuire alla pace e alla riconciliazione
  • Rafforzare la minoranza cristiana

Nonostante questi nobili obiettivi, la Società svedese di Gerusalemme pubblica una rivista in cui i contenuti, sebbene riguardino spesso Israele, hanno un tono assai ostile e fazioso. Nel primo numero della pubblicazione uscito nel 2018, si può leggere un'intervista a una preside di una scuola palestinese, in cui la donna afferma:

"Noi soffriamo da così tanti anni, e potremmo soffrire per qualche altro anno, ma non è giusto dare il nostro denaro a qualcun altro. Perché non condividerlo?"

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