Analisi e articoli più recenti

Caucaso: Uno scontro tra sogni imperiali

di Amir Taheri  •  27 novembre 2020

  • Per cominciare, il mini-successo che [Erdogan] ha ottenuto ai danni dell'Armenia potrebbe aver stuzzicato l'appetito del presidente turco per ulteriore conquiste. La stampa pro-Erdogan in Turchia fa una chiassosa propaganda in merito alla "vittoria nel Caucaso" mostrandola come la prima volta, dalla fine dell'Impero ottomano, in cui i turchi sono riusciti a "liberare" una parte del mondo musulmano dal dominio degli "infedeli".

  • Peggio ancora per Putin, Erdogan ha già dimostrato di voler coinvolgere la sua Legione straniera di jihadisti nella protezione delle "terre musulmane".

  • Mischiando il suo jihadismo in stile Fratelli Musulmani con temi panturchi che richiamano Enver Pasha, Erdogan spera di rimpiazzare la narrazione di Ataturk con una nuova intrisa di nazionalismo religioso.

  • Non è un caso che lui stia anche affilando la sua retorica antioccidentale e rafforzando i legami con i Lupi grigi, un gruppo panturco bandito dall'Unione Europea perché considerato "un'organizzazione terroristica". I "Lupi grigi" sognano un impero turco che si estende dai Balcani all'Asia centrale.

Il mini-successo che [Erdogan] ha ottenuto ai danni dell'Armenia potrebbe aver stuzzicato l'appetito del presidente turco per ulteriore conquiste. La stampa pro-Erdogan in Turchia fa una chiassosa propaganda in merito alla "vittoria nel Caucaso" mostrandola come la prima volta, dalla fine dell'Impero ottomano, in cui i turchi sono riusciti a "liberare" una parte del mondo musulmano dal dominio degli "infedeli". Nella foto: Erdogan (a destra) con il presidente dell'Azerbaijan Ilham Aliyev, il 25 aprile 2018 ad Ankara, in Turchia. (Foto dell'Ufficio stampa del presidente turco tramite Getty Images)

Mentre si calmano le acque dopo gli ultimi combattimenti in Transcaucasia potremmo assistere al profilarsi di un disastro peggiore che coinvolge più parti dell'arco d'instabilità dell'Asia occidentale che va dal bacino del Caspio al Mar Mediterraneo.

Rammentiamo brevemente cosa è successo.

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Gran Bretagna: Offrire un terreno fertile al totalitarismo

di Andrew Ash  •  21 novembre 2020

  • Quasi ogni giorno i media riportano notizie di genitori "attaccati" dai loro figli neopoliticizzati per aver espresso sui social media opinioni "sbagliate" e "politicamente scorrette" o di persone che hanno perso il lavoro per qualcosa che potrebbero o meno aver detto anni fa.

  • Questa convinzione di essere sempre nel giusto è arrivata a contraddistinguere un gruppo di popolazione in cui la fascia più giovane, che conduce una vita relativamente confortevole, non ha idea di cosa siano gli orrori di una guerra, o addirittura di quelle che siano le vere difficoltà.

  • Questa mancanza di rispetto, o di comprensione, della storia, insieme a una visibile necessità di inventare, importare o ridestare i risentimenti del passato, porta poi questi manifestanti a gridare vendetta per un rancore nei confronti di persone che non hanno fatto nulla per suscitarlo.

  • Solo gli altri sono invitati a dare prova di tolleranza. (...) La libertà di un uomo, a quanto pare, è diventata motivo di risentimento per un altro uomo.

  • Il rifiuto del patrimonio storico britannico da parte dei manifestanti, un tentativo di "cancellare" la storia, sembra una minaccia per la nazione. Non abbiamo nulla di cui essere orgogliosi. I nostri successi presumibilmente sono stati poco più che il bottino di un sistema patriarcale malvagio e bigotto. I manifestanti che giurano fedeltà agli artefici marxisti di quella narrazione, non solo offendono la memora di coloro che hanno combattuto e sono morti per le libertà che ora diamo per scontate, ma offrono altresì un terreno fertile al totalitarismo.

Quando la statua di Winston Churchill che si trova nella Piazza del Parlamento londinese è stata vandalizzata, la polizia, chiaramente tenuta in ostaggio dalla correttezza politica, è rimasta a guardare mentre il suo ruolo veniva pubblicamente compromesso da un aperto disprezzo della legge. (Foto di Isabel Infantes/AFP via Getty Images)

Una volta gli inglesi erano noti per il loro stoicismo, per la loro capacità di affrontare le avversità, contro ogni probabilità. Il cosiddetto "blitz spirit" (l'atteggiamento di stoica determinazione e tenacia, N.d.T.) di ottant'anni fa, che ha visto la nazione "unire gli sforzi e andare avanti" malgrado i bombardamenti nazisti delle nostre città, ha contraddistinto una generazione che aveva conosciuto due guerre mondiali, senza chinare il capo.

Durante la pandemia di Covid-19, tuttavia, questo "blitz spirit" è stato visibilmente assente. Senza dubbio, ben poca è stata la determinazione a unire gli sforzi, al contrario, politici, attivisti e una popolazione sempre più frammentata non hanno fatto altro che litigare, screditarsi e insultarsi a vicenda.

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I palestinesi invocano il boicottaggio di Israele, e poi chiedono a Israele di salvare loro la vita

di Bassam Tawil  •  9 novembre 2020

  • Particolarmente assurdo è il fatto che Erekat sia stato ricoverato in un ospedale israeliano per usufruire delle migliori cure mediche in un momento in cui il governo palestinese nega ai comuni cittadini palestinesi i permessi per recarsi negli ospedali israeliani.

  • Il fatto che Erekat abbia scelto di andare in un ospedale israeliano e non in uno giordano, è la dimostrazione del fatto che "ha piena fiducia negli israeliani, nonostante le sue dichiarazioni pubbliche contro di loro". – alarab.co.uk, 19 ottobre 2020.

  • Se e quando Erekat sarà guarito e farà ritorno a casa dai suoi familiari, sarebbe opportuno che si scusasse con gli Emirati Arabi Uniti e con il Bahrein per aver stigmatizzato gli accordi per la normalizzazione delle relazioni con Israele da loro firmati. In seguito, farebbe meglio a scusarsi con la popolazione palestinese per averla privata delle eccellenti cure mediche che lui stesso ha ricevuto all'ospedale Hadassah di Gerusalemme.

  • Forse Erekat potrebbe anche pensare di ringraziare i medici israeliani che hanno lavorato 24 ore su 24 per mantenerlo in vita. Inoltre, può ringraziare lo staff sanitario e i soldati israeliani che lo hanno scortato dalla sua casa di Gerico a Gerusalemme. E infine, Erekat potrebbe esprimere al mondo il suo rammarico per aver invocato il boicottaggio di Israele, il Paese a cui sapeva di poter rivolgersi per salvarsi la vita, a prescindere dal male che gli aveva inflitto.

L'alto dirigente palestinese Saeb Erekat ha trascorso gli ultimi due decenni invocando il boicottaggio e l'isolamento di Israele. Se e quando Erekat sarà guarito e farà ritorno a casa dai suoi familiari, farebbe meglio a scusarsi con la popolazione palestinese per averla privata delle eccellenti cure mediche che lui stesso ha ricevuto all'ospedale Hadassah di Gerusalemme, e potrebbe anche pensare di ringraziare i medici israeliani che hanno lavorato 24 ore su 24 per mantenerlo in vita. Nella foto: l'ospedale Hadassah Ein Kerem, a Gerusalemme, in Israele, dove Erekat ha scelto di essere ricoverato e curato. (Foto di Emmanuel Dunand/AFP via Getty Images)

L'alto dirigente palestinese Saeb Erekat ha trascorso gli ultimi due decenni invocando il boicottaggio e l'isolamento di Israele. Negli ultimi mesi, Erekat, un leader dell'OLP, già capo negoziatore palestinese nel processo di pace con Israele, si è espresso contro gli accordi per normalizzare le relazioni tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein.

Lui e altri leader palestinesi, tra cui il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, hanno accusato gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein di tradire i palestinesi e di pugnalarli alle spalle, facendo la pace con Israele.

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L'America cederà il dominio dello spazio alla Cina?

di Gordon G. Chang  •  7 novembre 2020

  • Alcuni ritengono che il programma spaziale statunitense dovrebbe dare enfasi alla ricerca sui cambiamenti climatici. Se non ci sarà un aumento complessivo delle spese spaziali, ci saranno meno soldi, tra le altre cose, per difendere le risorse americane nello spazio.

  • L'America è (...) per molti aspetti in ritardo rispetto alla Russia e alla Cina per quanto concerne la capacità di combattere "a grandi distanze e a una velocità impressionante", come ha dichiarato a settembre il generale John Raymond, a capo della Space Force.

  • Quasi tutto nello spazio ha un duplice scopo. Fisher, ad esempio, afferma che la Cina doterà la sua imminente stazione spaziale di un laser per spazzare via i detriti spaziali. Ovviamente, tale laser è anche in grado di distruggere i satelliti americani.

  • Altri oggetti a duplice uso sono gli "stalker spaziali" coorbitali della Russia. In tempo di pace, possono essere utilizzati per riparare i satelliti. In tempo di guerra, dice Weichert, "possono spingere fisicamente i satelliti americani fuori dalle loro orbite". Ciò renderebbe le forze americane e l'America stessa, "sorde, mute e cieche, a terra, in mare, nell'aria e nel cyberspazio".

Quest'anno, sino alla fine di settembre, la Cina ha lanciato 29 satelliti, più di qualsiasi altra nazione. Nella foto: Un razzo Lunga Marcia 3B, che trasporta il satellite Beidou-3Geo3, decolla il 23 giugno 2020 dal Centro di Lancio Satellitare di Xichang, nella provincia cinese del Sichuan. (Foto di STR/AFP via Getty Images)

A partire da marzo del prossimo anno, la Cina lancerà satelliti con cadenza pressoché settimanale. In un caso, il divario nel frenetico programma dei lanci per il 2021 sarà solo di cinque giorni.

Quest'anno, sino alla fine di settembre, la Cina ha lanciato 29 satelliti, più di qualsiasi altra nazione. Gli Stati Uniti si sono piazzati al secondo posto con 27 lanci.

Pechino punta ad aumentare il proprio vantaggio. La maggior parte degli osservatori teme che il regime cinese sia determinato a raggiungere la Luna prima del ritorno degli astronauti americani, ma un'altra evoluzione problematica è che la Cina riempirà rapidamente le orbite di satelliti.

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Le Nazioni Unite premiano le atrocità iraniane

di Judith Bergman  •  31 ottobre 2020

  • Nel 2012, [Nasrin Sotoudeh] è stata insignita del Premio Sacharov istituito dal Parlamento Europeo, assegnatole per il suo operato e per aver assunto la difesa legale dei dissidenti arrestati nelle proteste di massa del 2009, impegno che le era già costato tre anni di carcere. L'avvocata iraniana ha inoltre difeso i detenuti rinchiusi nel braccio della morte per reati commessi quando erano minorenni. Nasrin è forse meglio conosciuta per la sua difesa dei diritti delle donne, tra cui molte che hanno protestato contro l'uso del velo o dell'hijab...

  • Oggi, sembra esserci poca speranza per i prigionieri politici iraniani. Nonostante il clamore internazionale, il giovane campione di wrestling Navid Afkari è stato giustiziato il 12 settembre dal regime di Teheran. Il presidente americano Donald J. Trump aveva chiesto all'Iran di risparmiargli la vita: "L'unica cosa che ha fatto [il wrestler]", ha affermato Trump, "è stata manifestare contro il governo nelle strade".

  • Nel frattempo, la comunità internazionale ha premiato l'Iran. Il 14 agosto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha respinto una risoluzione per estendere a tempo indeterminato l'embargo sulle armi al regime iraniano, in vigore negli ultimi tredici anni. Invece, l'embargo, scaduto a metà ottobre, consentirà a Teheran di acquistare e vendere armi convenzionali senza restrizioni dell'ONU. Forse è giunto il momento per gli Stati Uniti di tagliare i fondi alle Nazioni Unite, anziché finanziare ed essere complici di questi crimini contro l'umanità.

Nel marzo 2019, l'attivista iraniana per i diritti umani e avvocata Nasrin Sotoudeh è stata condannata a 38 anni di carcere e 148 frustrate. Il mese scorso è stata trasferita in ospedale dopo più di 40 giorni di sciopero della fame. Nella foto: Sotoudeh con suo figlio, il 18 settembre 2013. (Foto di Behrouz Mehri/AFP via Getty Images)

Nel marzo 2019, l'avvocata e attivista iraniana per i diritti umani Nasrin Sotoudeh è stata condannata a 38 anni di carcere e 148 frustrate. Il mese scorso è stata trasferita in ospedale dopo più di 40 giorni di sciopero della fame. È rimasta ricoverata per qualche giorno, strettamente sorvegliata dalla sicurezza iraniana, per poi fare ritorno, nonostante i suoi gravi problemi cardiaci, nel famigerato carcere di Evin, dove la donna sta scontando la sua condanna. Quando ha iniziato lo sciopero della fame in prigione, Nasrin ha scritto quanto segue in una lettera:

"Nel bel mezzo della crisi di coronavirus che sta scuotendo l'Iran e il resto del mondo, la situazione dei prigionieri politici è diventata così difficile che la loro detenzione prolungata in queste condizioni tiranniche è diventata impossibile.

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La Cina sta uccidendo gli americani con il fentanyl, e lo fa deliberatamente

di Gordon G. Chang  •  25 ottobre 2020

  • Per prima cosa, il Partito Comunista, attraverso le proprie cellule, controlla qualsiasi attività di rilievo. (....) Pechino esercita un rigoroso controllo sul sistema bancario ed è immediatamente a conoscenza dei trasferimenti di denaro. (...) Inoltre, il fentanyl non può lasciare il Paese passando inosservato, poiché teoricamente tutte le merci spedite vengono esaminate prima di abbandonare il suolo cinese.

  • Le bande cinesi sono grandi e ampiamente ramificate. Nello Stato cinese semi-totalitario non è possibile per tali organizzazioni criminali operare all'insaputa del Partito Comunista. E se il Partito in qualche modo disconosce l'esistenza di una particolare banda è perché ha deciso che sia così.

  • Il servizio postale cinese deve sapere che è diventato, tra le altre cose, il corriere della droga più attivo al mondo.

  • Il regime ha adottato la dottrina della "Guerra senza restrizioni", spiegata nel 1999 in un libro dal titolo omonimo, scritto da Qiao Liang e Wang Xiangsui. La tesi degli autori, entrambi colonnelli dell'aeronautica militare cinese, è che la Cina non dovrebbe essere vincolata da alcuna regola o accordo nel suo tentativo di annientare gli Stati Uniti. (...) Il regime, di conseguenza, sta utilizzando la criminalità come strumento della politica di Stato. (...) I funzionari cinesi non si fermeranno davanti a nulla per accrescere il potere del loro regime.

Il fentanyl viene spesso inviato per posta negli Stati Uniti, il che significa che lo Stato cinese, tramite il Servizio postale nazionale cinese, è il distributore. L'U.S. Customs and Border Protection (CBP), l'autorità doganale statunitense, ha scoperto che il 13 per cento dei pacchi provenienti dalla Cina contiene qualche merce di contrabbando, tra cui il fentanyl e altre sostanze letali. Nella foto: Il 24 giugno 2019, un funzionario dell'U.S. Customs and Border Protection esegue insieme a un cane un'ispezione nella struttura del servizio postale, situata presso l'Aeroporto John F. Kennedy di New York. (Foto di Johannes Eisele /AFP via Getty Images)

"Non invoco alcun tipo di complotto, credo solo ai semplici fatti: il fentanyl e il Covid sono arrivati entrambi dalla Cina e beneficiano della morte di molte migliaia di americani", ha osservato Tucker Carlson nella sua trasmissione del 16 ottobre.

Da anni, il regime cinese spinge il fentanyl negli Stati Uniti.

Secondo i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, lo scorso anno, negli Stati Uniti, le morti per overdose hanno raggiunto la cifra record di 70.980 vittime. Di questi decessi, 36.650 sono stati causati da oppioidi sintetici come il fentanyl. Anche le morti per cocaina e metanfetamina sono aumentate, soprattutto perché queste sostanze sono state mescolate con il fentanyl.

Come osservato da Vanda Felbab-Brown della Brookings Institution, in una pubblicazione del luglio scorso: si tratta della "epidemia di droga più letale nella storia degli Stati Uniti".

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Erdogan dichiara guerra agli arabi

di Khaled Abu Toameh  •  20 ottobre 2020

  • "Alcuni Paesi della nostra regione ieri non esistevano e potrebbero non esistere in futuro..." – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un discorso al Parlamento il 1° ottobre 2020.

  • "I suoi crimini [di Erdogan] contro le popolazioni arabe devono essere smascherati, come i massacri contro il popolo siriano, contro i curdi nella regione del Kurdistan iracheno e in Libia..." – Abdel Aziz Razan, consigliere saudita del Center for Arab-Russia Studies, Okaz, 4 ottobre 2020.

  • Tali risposte forti date dai sauditi e da altri arabi alle sprezzanti dichiarazioni di Erdogan mostrano che gli arabi ora comprendono che il leader turco e i suoi amici in Iran sono coloro che dovrebbero temere. Agli occhi di questi arabi, Erdogan e le sue connessioni iraniane rappresentano la vera minaccia alla loro sicurezza e stabilità.

  • Alla luce di tali reazioni, forse più Paesi arabi seguiranno l'esempio degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrein firmando accordi diplomatici con Israele. Lo Stato di Israele, come si è visto, è un alleato forte e strategico che può aiutare i Paesi arabi a fermare la Turchia e l'Iran dal diffondere il loro contagio del terrorismo in Medio Oriente.

Molti arabi sono preoccupati delle minacce lanciate dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan contro i loro Paesi e della sua continua ingerenza nei loro affari interni. "Alcuni Paesi della nostra regione ieri non esistevano e potrebbero non esistere in futuro", ha osservato Erdogan il 1° ottobre scorso. (Foto di Adem Altan/AFP via Getty Images)

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan continua a insultare e a minacciare gli arabi, in particolare, quelli che vivono del Golfo.

Molti arabi sono preoccupati delle minacce lanciate da Erdogan contro i loro Paesi e della sua continua ingerenza nei loro affari interni. Alcuni arabi affermano che è giunto il momento di opporsi a Erdogan e porre fine ai suoi piani "malevoli" contro i Paesi arabi.

Negli ultimi giorni, molti arabi hanno stigmatizzato sui social media e su altri piattaforme le più recenti osservazioni offensive e le minacce velate lanciate dal leader turco contro i loro Paesi.

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Una quinta guerra non gioverà alla Turchia

di Burak Bekdil  •  11 ottobre 2020

  • Il 28 agosto, Metin Külünk, un ex parlamentare del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) di Erdoğan, ha pubblicato una cartina della "Grande Turchia", che mostra la portata delle ambizioni revisioniste della Turchia. Comprende aree geografiche di Grecia, Bulgaria, Cipro, Siria, Iraq, Georgia e Armenia.

  • In una dichiarazione altrettanto minacciosa, il ministro della Difesa turco Hulusi Akar ha consigliato provocatoriamente alla Grecia di rimanere in silenzio "per non diventare un meze [uno spuntino] per gli interessi degli altri".

  • La quinta guerra di Erdoğan non avrà vincitori. Ma la Turchia di Erdoğan sarebbe la più grande perdente.

Le minacce dalla Turchia sono arrivate con una profusione senza precedenti. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan di recente ha dichiarato: "...La Turchia ha il potere politico, economico e militare [sufficiente per] stracciare mappe e documenti immorali imposti. O capiranno il linguaggio della politica e della diplomazia, o lo capiranno sul campo con esperienze dolorose. (...) Un secolo fa, li abbiamo sepolti nella terra o li abbiamo gettati in mare (...)". Nella foto, Erdoğan che parla ad Ankara, il 17 settembre 2020. (Foto di Adem Altan/AFP via Getty Images)

Nel corso del XX secolo, i turchi e i loro tradizionali rivali dell'Egeo, i greci, hanno combattuto quattro guerre convenzionali: la Prima guerra balcanica (1912-1913); la Prima guerra mondiale (1914-1918); la guerra greco-turca (1919-1922) e la guerra di Cipro (1974). Pertanto, non è la prima volta in tempo di pace che i quotidiani di tutto il mondo dicono ai loro lettori che il Mar Egeo è sull'orlo di una guerra. La "pace" nell'Egeo ha sempre oscillato da fredda a molto fredda, fatta eccezione per brevi periodi di relativa cordialità. Sembra che turchi e greci vivano in case vicine costruite su una faida di sangue che dura da secoli.

Charles King, nel suo libro Midnight at the Pera Palace: The Birth of Modern Istanbul, ha scritto dei primi anni post-ottomani a Istanbul e degli sforzi profusi nella costruzione della nazione della nascente Repubblica di Turchia:

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Francia: Più terrorismo, più silenzio

di Giulio Meotti  •  2 ottobre 2020

  • Questo tipo di estremismo è riuscito anche a trasformare molti cittadini europei in prigionieri, persone che si nascondono nei loro Paesi, condannate a morte e costrette a vivere in case sconosciute insieme ai loro amici e familiari. E noi ci abbiamo fatto l'abitudine!

  • "Questa mancanza di coraggio nel seguire le orme di Charlie ha un prezzo, stiamo perdendo la libertà di parola e una forma insidiosa di autocensura sta prendendo piede." – Flemming Rose, Le Point, 2 settembre 2020.

  • "In poche parole, la libertà di espressione è in pessime condizioni in tutto il mondo. Anche in Danimarca, in Francia e in tutto l'Occidente. Questi sono tempi difficili; le persone preferiscono l'ordine e la sicurezza alla libertà." – Flemming Rose, Le Point, 15 agosto 2020.

Il 25 settembre, a Parigi, due persone sono state accoltellate e sono rimaste gravemente ferite all'esterno dell'ex redazione di Charlie Hebdo, in cui nel 2015 furono assassinati 12 redattori e fumettisti della rivista satirica. Nella foto: Vigili del fuoco e paramedici portano via dal sito dell'attacco una vittima ferita. (Foto di Alain Jocard/AFP via Getty Images)

Il 25 settembre, a Parigi, due persone sono state accoltellate e sono rimaste gravemente ferite all'esterno dell'ex redazione di Charlie Hebdo, in cui nel 2015 furono assassinati dagli estremisti islamici 12 redattori e fumettisti della rivista satirica. Il sospettato dell'attentato, in custodia cautelare, è indagato per terrorismo.

Gli accusati di omicidio della strage del 2015 sono attualmente sotto processo a Parigi.

Poco prima dell'attacco a coltellate, il 22 settembre, la direttrice delle risorse umane di Charlie Hebdo, Marika Bret, non è tornata a casa. In effetti, non ha più una casa. È stata costretta a fuggire a seguito di gravi e concrete minacce di morte lanciate contro di lei dagli estremisti islamici. La donna ha deciso di rendere pubblica la propria "esfiltrazione" dal suo domicilio da parte dell'intelligence francese per allertare sulla minaccia dell'estremismo in Francia.

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Gli arabi: "I palestinesi ripetono gli stessi errori"

di Khaled Abu Toameh  •  30 settembre 2020

  • Di questo passo, i palestinesi potrebbero svegliarsi una mattina e scoprire di non avere più amici nei Paesi arabi.

  • "I palestinesi non sono riusciti a stabilire il loro Stato. Hanno fallito perché non volevano crearlo. Qui mi riferisco ai leader politici, alcuni dei quali insistono ancora nel ripetere frasi rivoluzionarie. La creazione di uno Stato palestinese sarà un peso per i leader palestinesi e impedirà loro di praticare la corruzione. (...) L'Autorità Palestinese non è più adatta a rappresentare il popolo palestinese." – Lo scrittore iracheno Farouk Youssef, Al-Arabiya, 19 settembre 2020.

  • "Israele non ha distrutto la Siria; Israele non ha bruciato la Libia; Israele non ha rimpiazzato la popolazione egiziana; Israele non ha distrutto la Libia e Israele non ha fatto a pezzi il Libano. Prima di incolpare Israele, voi arabi guardatevi allo specchio. Il problema è dentro di voi." – Il clerico islamico degli EAU Wassem Yousef, Twitter, 16 settembre 2020.

  • "I leader palestinesi non sono riusciti a investire nelle opportunità. Non sono riusciti a prendere decisioni strategiche e hanno [piuttosto] preferito stringere un'alleanza con l'Iran." – Lo scrittore saudita Yusef al-Qabalan, Al-Riyadh, 18 settembre 2020.

  • Ovviamente, i principali perdenti sono ancora una volta i palestinesi, i quali stanno rapidamente perdendo il sostegno di un crescente numero di arabi.

Diverse fazioni palestinesi hanno esortato la leadership palestinese a ritirarsi dalla Lega Araba per protestare contro il rifiuto dei Paesi arabi di condannare la normalizzazione delle relazioni con Israele. All'inizio di questo mese, i ministri degli Affari Esteri della Lega Araba si sono rifiutati di approvare un progetto di risoluzione palestinese che condanna gli EAU per la loro decisione di fare pace con Israele. Nella foto: i ministri degli Esteri arabi a una riunione della Lega Araba al Cairo, in Egitto, il 4 marzo 2020. (Foto di Mohamed el-Shahed/AFP via Getty Images)

I palestinesi hanno richiamato i loro ambasciatori negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein per protestare contro la firma degli accordi di pace tra i due Paesi del Golfo Persico e Israele. I palestinesi minacciano ora di ritirare i loro inviati da qualsiasi Paese arabo che faccia altrettanto e stabilisca relazioni con Israele.

Inoltre, diverse fazioni palestinesi hanno esortato la leadership palestinese a ritirarsi dalla Lega Araba per protestare contro il rifiuto dei Paesi arabi di condannare la normalizzazione delle relazioni con Israele. All'inizio di questo mese, i ministri degli Affari Esteri della Lega Araba si sono rifiutati di approvare un progetto di risoluzione palestinese che condanna gli EAU per la loro decisione di fare pace con Israele.

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In che modo Hamas intende distruggere il Libano

di Khaled Abu Toameh  •  21 settembre 2020

  • Durante la visita di Haniyeh [al campo profughi di palestinese di] Ain al-Hilweh, il leader di Hamas ha dichiarato che la sua organizzazione, con l'appoggio dell'Iran, nella Striscia di Gaza, "è in possesso di missili che possono raggiungere Tel Aviv e andare oltre".

  • Gli analisti politici arabi (...) credono anche che l'Iran si stia preparando a usare i suoi emissari, Hamas e Hezbollah, per colpire i Paesi arabi che instaurano relazioni con Israele, come gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein.

  • "Chi è questo Ismail Haniyeh, che viene in Libano e mostra i muscoli nei campi [profughi] mentre è circondato da uomini armati (...) Nessuno nel nostro governo si è chiesto cosa ci faccia qui e chi lo abbia fatto entrare nel nostro Paese." – Rita Mokbel, una donna libanese, Twitter, 7 settembre 2020.

  • "Il Libano è uno Stato indipendente e non è un teatro per l'Iran e i palestinesi." – Il generale libanese Ashraf Rifi, Twitter, 7 settembre 2020.

  • "La Siria ha pagato a caro prezzo la difesa di Hamas e dei movimenti di resistenza, e loro hanno ricambiato il favore complottando contro la Siria e partecipando alla sua distruzione. Questo è ciò che insegnano la scuola dei Fratelli Musulmani e [il presidente turco] Erdogan." – Wiam Wahhab, ex ministro libanese dell'Ambiente, Twitter, 7 settembre 2020.

La visita del leader di Hamas Ismail Haniyeh in Libano ha suscitato indignazione nel Paese. Haniyeh ha avuto una serie di incontri con i funzionari libanesi e palestinesi. Ha inoltre incontrato Hassan Nasrallah, leader del gruppo terroristico Hezbollah, appoggiato dall'Iran. Nella foto: Haniyeh (che indossa una camicia blu), circondato da miliziani armati, sfila nel campo profughi libanese di Ain al-Hilweh, il 6 settembre 2020. (Foto di Mahmoud Zayyat/AFP via Getty Images)

La visita del leader di Hamas Ismail Haniyeh in Libano ha suscitato indignazione nel Paese. Molti cittadini e funzionari libanesi hanno espresso il timore che la sua presenza possa innescare un'altra guerra con Israele. La loro paura non sembra ingiustificata. I libanesi sono consapevoli del disastro che Hamas ha causato alla propria popolazione della Striscia di Gaza lanciando razzi su Israele. I libanesi dicono a Hamas: "Se volete lanciare attacchi terroristici contro Israele, non usate, per favore, il nostro Paese. Non siamo disposti a pagarne il prezzo".

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Le vite dei cristiani neri evidentemente non contano

di Giulio Meotti  •  13 settembre 2020

  • In Nigeria, negli ultimi vent'anni, sono stati uccisi 100 mila cristiani. (...) La Nigeria sta diventando il "più grande mattatoio di cristiani al mondo".

  • La Nigeria, già oggi il più popoloso Paese africano, entro il 2100 potrebbe avere una popolazione di circa 800 milioni di persone, secondo uno studio condotto da The Lancet, e potrebbe diventare la nona economia mondiale.

  • Quanti avrebbero potuto salvarsi se i media, le cancellerie e le organizzazioni internazionali avessero fatto pressione sulla leadership nigeriana affinché proteggesse la propria popolazione cristiana? Perché l'Occidente non ha mai collegato gli scambi commerciali, diplomatici, militari e politici con la Nigeria per proteggere i propri cristiani?

  • Nel 2018, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sollevato la questione con il suo omologo nigeriano Muhammadu Buhari. "Abbiamo avuto gravissimi problemi per i cristiani uccisi in Nigeria", gli ha detto Trump. Ma il presidente americano è quasi il solo tra i leader occidentali ad aver affrontato la questione. Quando il suo predecessore, il presidente Barack Obama, ha incontrato Buhari, non ha mai discusso delle stragi dei cristiani.

In Nigeria, negli ultimi vent'anni, sono stati uccisi 100 mila cristiani. La Nigeria sta diventando il "più grande mattatoio di cristiani al mondo". Nel 2018, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sollevato la questione con il suo omologo nigeriano Muhammadu Buhari. "Abbiamo avuto gravissimi problemi per i cristiani uccisi in Nigeria", gli ha detto Trump. Ma il presidente americano è quasi il solo tra i leader occidentali ad aver affrontato la questione. Quando il suo predecessore, il presidente Barack Obama, ha incontrato Buhari, non ha mai discusso delle stragi dei cristiani. Nella foto: Trump e Buhari, il 30 aprile 2018, a Washington, DC. (Foto di Win McNamee/Getty Images)

"Fermate le stragi", "Ora basta" e "Le nostre vite contano", hanno detto i cristiani nigeriani e i leader ecclesiastici che si sono riuniti a Londra, il 20 agosto, per manifestare contro il massacro dei cristiani nel loro Paese. Hanno inviato una lettera al primo ministro Boris Johnson in cui accusano i mass media internazionali di "cospirazione del silenzio".

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"Non ci arrenderemo mai": Charlie Hebdo ripubblica le vignette su Maometto

di Giulio Meotti  •  9 settembre 2020

  • La Francia sta iniziando a riflettere sulla drammatica deriva della sua libertà di espressione.

  • "Il mio sfortunato cliente sarà la libertà...". – Richard Malka, avvocato di Charlie Hebdo, Le Point, 13 agosto 2020.

  • Le democrazie occidentali hanno pagato a caro prezzo il diritto alla libertà di espressione che, se non sarà protetta ed esercitata, può scomparire dall'oggi al domani.

  • "Se i nostri colleghi nel dibattito pubblico non condividono parte del rischio, allora hanno vinto i barbari." – Elisabeth Badinter, filosofa francese nel documentario "Je suis Charlie", 9 settembre 2015.

Charlie Hebdo lo ha coraggiosamente fatto di nuovo: ha pubblicato le vignette su Maometto. Coloro che hanno proclamato: "Je suis Charlie Hebdo" adesso staranno al loro fianco? Nella foto: Stéphane Charbonnier, che era l'editore di Charlie Hebdo fino a quando non venne ucciso nell'attacco terroristico del 2015 contro la sede parigina della rivista, all'esterno della redazione del giornale, subito dopo l'attentato dinamitardo del 2 novembre 2011.

L'1 settembre, alla vigilia dell'apertura del processo che vedrà in aula 14 persone accusate di coinvolgimento in una serie di attacchi terroristici in Francia, tra cui la strage dei giornalisti e vignettisti, perpetrata il 7 gennaio 2015, nella redazione di Parigi di Charlie Hebdo, la rivista satirica francese ripubblica le vignette su Maometto sotto il titolo "Tout ça pour ça" (Tanto rumore per nulla). "Non ci arrenderemo mai", hanno dichiarato.

Gli imputati, alcuni dei quali saranno processati in contumacia, "devono affrontare una serie di accuse relative all'aiuto fornito agli autori degli attacchi che portarono alla morte 17 persone in tre giorni nel gennaio 2015". Oltre alle 12 vittime freddate all'interno e attorno alla redazione di Charlie Hebdo, un agente di polizia è stato assassinato per strada e quattro persone sono state uccise in un supermercato kosher.

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Il tentativo di demolire l'America

di Guy Millière  •  5 settembre 2020

  • Di fatto, la situazione era diventata "preoccupante" anche prima che si conoscessero i risultati delle elezioni presidenziali del 2016. Come si può ora leggere nel rapporto redatto da Michael Horowitz, direttore generale del Dipartimento di Giustizia, durante l'amministrazione Obama, gli alti vertici governativi tramarono per impedire la vittoria elettorale di Trump, e poi, in seguito, per incastrarlo, in un tentativo di colpo di Stato.

  • I sindaci di molte città e altri funzionari locali hanno deliberatamente protetto i criminali a discapito dei cittadini rispettosi della legge e hanno consentito che avesse luogo la distruzione.

  • "Trent'anni fa, pensavo che le cose fossero faziose e difficili – niente in confronto ad oggi. Le cose sono radicalmente cambiate (...) [la Sinistra] rappresenta un partito rivoluzionario rousseauiano che crede nello smantellamento del sistema. (...) Sono interessati a una vittoria politica completa. Non sono interessati al compromesso. Non sono interessati alla dialettica, allo scambio di opinioni. (...) È una religione sostitutiva. Considerano i loro oppositori politici (...) malvagi, perché ostacolano la loro utopia progressista che stanno cercando di raggiungere... ." – Il procuratore generale degli Stati Uniti William Barr, Fox News, 9 agosto 2020.

  • "Oggi, la nostra nazione fronteggia la più grave minaccia che venga instaurata questa tirannia nella nostra intera storia." – David Horowitz, Frontpage Mag, 10 agosto 2020.

L'ondata di rivolte che hanno fatto seguito alla morte di George Floyd, a Minneapolis, il 25 maggio scorso, sembra non avere nulla a che fare con la morte dell'uomo e tutto ha a che vedere con i gruppi che cercano di demolire l'America. I sindaci di molte città e altri funzionari locali hanno deliberatamente protetto i criminali a discapito dei cittadini rispettosi della legge e hanno consentito che avesse luogo la distruzione. Nella foto: Fuochi d'artificio, lanciati dai rivoltosi, esplodono in mezzo a un gruppo di poliziotti, a Washington D.C., il 30 maggio 2020. (Foto di Andrew Caballero-Reynolds/AFP via Getty Images)

La morte di George Floyd avvenuta a Minneapolis il 25 maggio scorso potrebbe sembrare, col senno di poi, un pretesto per il caos. La sua uccisione per mano di un poliziotto bianco è stata immediatamente seguita da un'ondata di rivolte durante le quali sono stati devastati i quartieri di molte grandi città. I negozi sono stati saccheggiati, gli edifici sono stati bruciati e le persone sono state uccise mentre i sindaci e altri funzionari pubblici locali hanno preferito lasciare che i rivoltosi si scatenassero, incitando un conflitto razziale, scegliendo di proteggere i criminali anziché i cittadini brutalizzati. Fin da subito è sembrato evidente che le rivolte non avevano nulla a che fare con la morte di Floyd e tutto aveva a che vedere con i gruppi che cercano di demolire l'America.

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Appeasement: Il male europeo

di Richard Kemp  •  2 settembre 2020

  • Ora, Gran Bretagna e Francia cercano di rabbonire le tre potenze che rappresentano la minaccia maggiore per il mondo: Iran, Cina e Russia.

  • Entrambi i Paesi [Gran Bretagna e Francia], così come la Germania e la stessa UE, sapevano fin troppo bene che il Piano Congiunto di Azione Globale (JCPOA), invece di negare all'Iran la via delle armi nucleari come previsto dal suo scopo dichiarato, in realtà, ha spianato la strada a Teheran – non solo all'acquisizione delle capacità nucleari, ma a farlo in modo legittimo.

  • Il ripristino della sanzioni lascerà quindi la Cina, la Russia e i Paesi europei alle prese con decisioni difficili: se osservarle o accettare le conseguenze dannose per le loro relazioni commerciali con gli Stati Uniti.

  • E per cosa? Forse a beneficio di Russia e Cina, le cui vendite di armi all'Iran porteranno sia vantaggi finanziari sia l'opportunità di estendere la loro influenza nella regione a spese dell'America e dell'Europa.

  • Se le sanzioni previste dallo snapback avranno successo, ciò non potrà che accelerare la fine del regime terrorista di Teheran e rafforzerà anche la fiducia e la sicurezza tra i Paesi arabi, sempre più timorosi di un Iran dotato di armi nucleari.

Gran Bretagna e Francia cercano di rabbonire le tre potenze che rappresentano oggi la minaccia maggiore per il mondo: Iran, Cina e Russia. Nella foto: il presidente russo Vladimir Putin, il presidente cinese Xi Jinping e il presidente iraniano Hassan Rohani, a Bishkek, in Kyrgyzstan, il 14 giugno 2019. (Foto di Vyacheslav Oseledko/AFP via Getty Images)

L'Europa è in preda a una malattia particolarmente virulenta e perniciosa che minaccia il benessere delle sue popolazioni e del mondo: non si tratta del Coronavirus, ma dell'appeasement. La politica estera anglo-francese degli anni Trenta era altresì dominata dall'appeasement (distensione) – nei confronti della Germania nazista – una politica che non riuscì a prevenire una delle più grandi catastrofi che abbia mai colpito la civiltà e che portò alla morte di milioni di persone.

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