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Denunciare la menzogna dell'apartheid israeliano

di Richard Kemp  •  19 gennaio 2022

  • La rottura delle relazioni diplomatiche tra Israele e l'Unione Sovietica fu in seguito aggravata dalle vittorie difensive di Israele contro gli arabi nel 1967 e poi nel 1973. Nel corso di questo periodo, ogni speranza che Israele diventasse un cliente sovietico era progressivamente svanita. Gli eserciti arabi sponsorizzati, addestrati ed equipaggiati dall'URSS erano stati umiliati, così come Mosca. Pertanto, i sovietici cambiarono la loro politica e decisero di delegittimare Israele. Il loro obiettivo principale era quello di usare il Paese come arma nella Guerra Fredda contro gli Stati Uniti e l'Occidente.

  • "Dovevamo infondere in tutto il mondo islamico un odio verso gli ebrei simile a quello nutrito dai nazisti e trasformare quest'arma delle emozioni in un bagno di sangue terroristico contro Israele e il suo principale sostenitore, gli Stati Uniti". – Yuri Andropov, presidente del KGB sovietico, poi segretario generale del Partito Comunista sovietico, come riportato dal generale Ion Pacepa, ex capo dei servizi di intelligence rumeni.

  • Oltre a mobilitare gli arabi a favore della causa sovietica, Andropov e i suoi colleghi del KGB avevano bisogno di appellarsi al mondo democratico. Per fare ciò, il Cremlino decise di trasformare il conflitto finalizzato meramente a distruggere Israele in una lotta per i diritti umani e per la liberazione nazionale da un illegittimo occupante imperialista sponsorizzato dagli americani. Mosca iniziò a trasformare la narrazione del conflitto da jihad religioso, in cui la dottrina islamica esige che qualsiasi terra che sia mai stata sotto il controllo musulmano debba essere riconquistata per l'Islam, in nazionalismo laico e nel diritto all'autodeterminazione politica, qualcosa di molto più appetibile per le democrazie occidentali. Ciò avrebbe fornito una copertura per una feroce guerra terroristica, ottenendo persino un ampio sostegno a favore di essa.

  • Per raggiungere il loro obiettivo, i sovietici dovettero creare un'identità nazionale palestinese che fino a quel momento non esisteva e una narrazione secondo cui gli ebrei non avevano diritti sulla terra ed erano nudi aggressori. Secondo Pacepa, il KGB creò l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) all'inizio degli anni Sessanta, così come aveva anche orchestrato i cosiddetti eserciti di liberazione nazionale in diverse altre parti del mondo. Pacepa afferma che la Carta Nazionale palestinese del 1964 è stata redatta a Mosca. Questo documento è stato fondamentale per l'invenzione e la creazione di una pseudo-nazione palestinese.

  • I dettagli delle operazioni terroristiche sponsorizzate da Mosca in Medio Oriente e altrove sono riportati in 25 mila pagine di documenti del KGB copiati e poi fatti uscire clandestinamente dalla Russia all'inizio degli anni Novanta dall'archivista del KGB Vasili Mitrokhin e oggi depositati nel Regno Unito, al Churchill College, a Cambridge.

  • In origine, la Carta per la "Palestina" non rivendicava la Cisgiordania o la Striscia di Gaza. Di fatto, ripudiava esplicitamente ogni diritto su queste terre, riconoscendole a torto rispettivamente come territori sovrani giordani ed egiziani. Invece, la rivendicazione dell'OLP riguardava il resto di Israele. Ciò fu modificato dopo la guerra del 1967, quando Israele espulse gli occupanti illegali giordani ed egiziani e la Cisgiordania e Gaza per la prima volta vennero ribattezzate come territori palestinesi.

  • Nel 1965, Mosca intraprese per la prima volta alle Nazioni Unite la sua campagna finalizzata a bollare gli ebrei israeliani come gli oppressori del loro inventato "popolo palestinese". I loro tentativi di classificare il sionismo come razzismo allora fallirono, ma ebbero successo quasi un decennio dopo nella famigerata Risoluzione 3379 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

  • Zuheir Mohsen, un alto leader dell'OLP, ammise nel 1977: "Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno Stato palestinese è solo uno strumento nella lotta contro lo Stato di Israele in vista del raggiungimento della nostra unità araba. (...) Solo per motivi politici e per ragioni tattiche parliamo oggi dell'esistenza di un popolo palestinese, dal momento che gli interessi nazionali arabi richiedono di postulare l'esistenza di un 'popolo palestinese' distinto che possa opporsi al sionismo Sì, l'esistenza di un'identità palestinese distinta esiste solo per ragioni tattiche".

  • Il dossier Mitrokhin mostra che sia Yasser Arafat sia il suo successore alla guida dell'OLP Mahmoud Abbas, ora presidente dell'Autorità Palestinese, erano agenti del KGB. Entrambi hanno avuto un ruolo determinante nelle operazioni di disinformazione del KGB e nelle sue campagne terroristiche.

  • Per quanto riguarda i suoi rapporti con Washington, Ceaușescu disse ad Arafat nel 1978: "Devi semplicemente continuare a fingere che romperai con il terrorismo e che riconoscerai Israele, ancora, e ancora, e ancora".

  • I consigli di Ceaușescu vennero rafforzati da quelli del generale comunista nordvietnamita Vo Nguyen Giap. In occasione di uno dei numerosi incontri avuti con Arafat, Giap dichiarò: "Smettila di dire che vuoi annientare Israele e trasforma invece la tua guerra terroristica in una lotta per i diritti umani. Allora il popolo americano crederà ad ogni tua parola".

  • Come per il suo predecessore Arafat, il coerente rifiuto di Abbas di ogni offerta di pace con Israele, parlando di pace pur appoggiando il terrorismo, mostra la continua influenza dei suoi padroni sovietici.

  • Lo storico americano David Meir-Levi afferma che il movimento palestinese creato da Mosca è "l'unico movimento nazionale per l'autodeterminazione politica nel mondo intero, e in tutta la storia dell'umanità, ad avere come sua unica ragion d'essere la distruzione di uno Stato sovrano e il genocidio di un popolo".

  • La campagna di Mosca è stata significativamente minata nel 2020 dal riavvicinamento tra Israele e gli Stati arabi. La lezione qui consiste nell'importanza della volontà politica americana contro la propaganda autoritaria, che ha portato ai rivoluzionari Accordi di Abramo.

L'Unione Sovietica sviluppò progressivamente una politica di delegittimazione di Israele. Il loro obiettivo principale era quello di usare il Paese come arma nella Guerra Fredda contro gli Stati Uniti e l'Occidente. Per raggiungere tale obiettivo, i sovietici dovettero creare un'identità nazionale palestinese che fino a quel momento non esisteva e una narrazione secondo cui gli ebrei non avevano diritti sulla terra ed erano nudi aggressori. Secondo il generale Ion Pacepa, ex capo sei servizi di intelligence romeni, il KGB creò l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) all'inizio degli anni Sessanta. (Foto di STF/AFP tramite Getty Images)

Il mese scorso l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riaffermato la sua implacabile ostilità verso uno dei suoi stessi Stati membri. Ha votato a stragrande maggioranza – con 125 voti a favore, 8 contrari e 34 astenuti – una risoluzione senza precedenti che autorizza il Consiglio per i Diritti umani (UNHRC) a costituire una Commissione d'inchiesta permanente (CIP) che dovrà indagare sulle accuse di crimini di guerra e di abusi dei diritti umani da parte di Israele. Il denaro dei contribuenti pagherà un budget strabiliante di 5,5 milioni di dollari solo nel primo anno, ben più del doppio di quello della commissione dell'UNHRC che indaga sulla guerra civile siriana.

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La scuola palestinese del terrorismo

di Bassam Tawil  •  10 gennaio 2022

  • I giovani terroristi sono stati sottoposti al lavaggio del cervello da parte di leader palestinesi e "studiosi" che vomitano quotidianamente odio contro Israele e gli ebrei.

  • Inoltre, viene loro assicurato che chiunque muoia mentre compie un attacco terroristico contro gli ebrei è un "martire" il cui posto in paradiso è garantito.

  • IMPACT-se ha scoperto che i leader palestinesi non sono riusciti a mantenere la promessa fatta ai donatori occidentali di cambiare i libri di testo. Lo studio ha mostrato, infatti, che i libri di testo appena pubblicati sono ancora più radicali di quelli precedenti.

  • "C'è un inserimento sistematico [nei libri di testo palestinesi] di violenza, martirio e jihad in tutti i cicli d'istruzione e in tutte le materie. Il nazionalismo estremo e le ideologie islamiste sono diffusi in tutto il curriculum,, compresi i libri di testo di scienza e matematica. La possibilità di pace con Israele è respinta". – Institute for Monitoring Peace and Cultural Tolerance in School Education (IMPACT-se), maggio 2021.

  • Secondo lo studio, "i libri di testo demonizzano Israele e gli ebrei vengono diffamati e presentati come rivali del profeta dell'Islam. "In breve, non c'è incoraggiamento alla convivenza in tutto il curriculum".

Un insegnante palestinese e tre scolari sono stati direttamente coinvolti nella recente ondata di attacchi terroristici sferrati contro gli israeliani, a Gerusalemme e in Cisgiordania. I giovani terroristi sono stati sottoposti al lavaggio del cervello da parte di leader palestinesi e "studiosi" che vomitano quotidianamente odio contro Israele e gli ebrei. (Fonte immagine: Palestine Media Watch)

Un insegnante palestinese e tre scolari sono stati direttamente coinvolti nella recente ondata di attacchi terroristici sferrati contro gli israeliani, a Gerusalemme e in Cisgiordania. Questa non è una sorpresa per chi è a conoscenza dell'odio e dell'incitamento in corso contro Israele nelle scuole e nei libri di testo palestinesi, così come nei media, nelle moschee e nei campus universitari.

Il 21 novembre, Fadi Abu Shkhaydam, un insegnante liceale di 42 anni del campo profughi di Shuafat, a Gerusalemme, ha colpito a morte Eli Kay, un immigrato sudafricano 26enne. La sparatoria è avvenuta nella Città Vecchia di Gerusalemme. Altre quattro persone sono rimaste ferite prima che il terrorista venisse ucciso dalla polizia.

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La Svezia, la violenza delle gang e una neo premier

di Judith Bergman  •  6 gennaio 2022

  • La Svezia registra il più alto numero di sparatorie mortali per milione di abitanti in Europa, secondo l'ultimo rapporto del Brå sulle sparatorie, pubblicato a maggio. La Svezia, inoltre, è l'unico Paese in Europa in cui le sparatorie letali sono aumentate dal 2005.

  • "La principale ragione alla base dell'ondata di sparatorie ed esplosioni è la situazione che prevale nelle aree vulnerabili, dove i residenti si sentono minacciati dai criminali, dove esiste un traffico di stupefacenti e dove i criminali in alcuni luoghi hanno creato strutture sociali parallele", ha scritto la polizia svedese. in un recente comunicato stampa.

  • In sei delle sette regioni di polizia, le gang utilizzano i bambini di 12 anni per svolgere le loro attività criminali, tra cui la vendita di droga e il trasporto di armi.

La neo premier svedese, Magdalena Andersson, ha un compito formidabile davanti a sé: far fronte alla crescente violenza delle bande e alle sparatorie nelle città svedesi. La Svezia registra il più alto numero di sparatorie mortali per milione di abitanti in Europa. (Foto di Kenzo Tribouillard/Pool/AFP via Getty Images)

La neo premier svedese, la socialdemocratica Magdalena Andersson, che in precedenza è stata ministro delle Finanze, ha davanti a sé un compito formidabile: far fronte alla violenza delle bande in continua crescita e alle sparatorie che hanno luogo nelle città svedesi. Il suo predecessore, Stefan Löfven, non è riuscito nemmeno a contenere la crescita esponenziale delle sparatorie durante il suo mandato settennale. Il Parlamento svedese ha eletto a novembre di stretta misura la Andersson come successore di Löfven, dopo che quest'ultimo aveva annunciato le sue dimissioni ad agosto.

La Svezia è un Paese fantastico, ma stiamo affrontando una serie di gravi problemi", ha detto la Andersson . "Ho intenzione di sollevare ogni pietra per porre fine all'emarginazione e respingere il crimine violento che sta affliggendo la Svezia...".

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L'apartheid arabo di cui nessuno parla

di Khaled Abu Toameh  •  26 dicembre 2021

  • "Non tutte le professioni saranno accessibili ai palestinesi con il nuovo decreto..." . – L'Orient Today, 8 dicembre 2021.

  • I rifugiati palestinesi in Libano "sono socialmente emarginati, hanno diritti civili, sociali, politici ed economici molto limitati, compreso l'accesso limitato ai servizi sanitari, didattici e sociali del governo libanese e devono far fronte a notevoli restrizioni al loro diritto al lavoro e al diritto alla proprietà". – UNRWA, settembre 2020.

  • Ci sono diverse ragioni per cui i libanesi non vogliono i palestinesi. Uno dei motivi è che dagli anni Settanta i palestinesi hanno portato guerra e distruzione in Libano e trasformato i campi profughi in basi per gruppi terroristici.

  • "È tempo di porre fine a questa storia di discriminazione e segregazione sistematica. (...) I palestinesi qualificati dovrebbero poter esercitare le loro professioni, specialmente nei campi in cui sono più necessari. (...) Pochissimi libanesi condividerebbero la mia opinione". – Sawssan Abou-Zahr, illustre giornalista libanese, Reliefweb, 1 agosto 2021.

  • Ciò che è chiaro (...) è che la comunità internazionale ignora da tempo gli abusi e le violazioni dei diritti umani perpetrati da un Paese arabo contro i palestinesi.

  • La demonizzazione di Israele da parte di così tanti giornalisti, funzionari e dei cosiddetti gruppi per i diritti umani lascia poco tempo per chiedersi perché a un palestinese in Libano non sia consentito di esercitare la professione medica mentre una considerevole parte del personale medico negli ospedali israeliani è composta da medici e infermieri arabi.

La comunità internazionale ignora da tempo gli abusi e le violazioni dei diritti umani perpetrati da un Paese arabo contro i palestinesi. Ci sono diverse ragioni per cui i libanesi non vogliono i palestinesi. Uno dei motivi è che dagli anni Settanta i palestinesi hanno portato guerra e distruzione in Libano e trasformato i campi profughi in basi per gruppi terroristici. Nella foto: Palestinesi ad Ain el-Hilweh, il più grande campo profughi palestinese del Libano, protestano il 31 gennaio 2020. (Foto di Mahmoud Zayyat/AFP via Getty Images)

La questione dell'apartheid e della discriminazione araba è recentemente riemersa dopo che un ministro libanese ha annunciato che il suo Paese ha deciso di consentire ai palestinesi di lavorare in diversi settori che fino ad ora erano riservati soltanto ai cittadini libanesi.

L'annuncio fatto da Mostafa Bayram, ministro del Lavoro libanese, è stata una sorpresa per molti palestinesi ai quali è stato vietato negli ultimi quattro decenni di svolgere molte professioni.

I palestinesi sperano che la decisione ponga fine a decenni di discriminazione ed emarginazione da parte di un Paese arabo: il Libano.

Alcuni libanesi, tuttavia, hanno espresso una feroce opposizione alla decisione di Bayram di allentare le restrizioni sul lavoro imposte ai palestinesi. Questi libanesi sembrano temere che i palestinesi prendano i loro posti di lavoro o diventino cittadini libanesi a pieno titolo.

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Il suicidio multiculturale della Germania

di Giulio Meotti  •  24 dicembre 2021

  • "Continuerò ad assumere un atteggiamento critico contro coloro (...) che utilizzano la struttura liberale e la tolleranza della Costituzione per imporre visioni totalitarie dello Stato e che minano le regole dello Stato di diritto, usando l'indottrinamento anti-occidentale. (...) Io non adatterò la mia visione della libertà di espressione. (...) 'Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente la propria opinione in modo non contrario alla legge della Sharia'". — Ralph Giordano, FAZ.net.

  • Una volta che si rompe un argine, c'è soltanto la gara a chi cede più rapidamente.

  • La città cambia anche il nome delle sue piazze. (...) Il nuovo nome di una piazza di Aquisgrana è "Moscheeplatz" ("Luogo della moschea"), nome voluto dal sindaco Marcel Philipp, in accordo con il [Dipartimento degli Affari religiosi] ...

  • Poi c'è la questione demografica: il 70 per cento della popolazione di Raunheim è costituito da immigrati. "Qui abbiamo più musulmani che cristiani". – Il sindaco socialdemocratico Thomas Jühe, Die Welt , 16 novembre 2021.

  • Nonostante questo, dicono che la "Grande Sostituzione" e l'islamizzazione dell'Europa sono soltanto teorie del complotto. Abbiamo davvero capito come sarà l'Europa di domani?

Le moschee di Colonia, la quarta città più grande della Germania, hanno ottenuto il permesso di trasmettere ogni venerdì l'invito alla preghiera dagli altoparlanti del minareto. Per alcuni abitanti di Colonia, la chiamata alla preghiera islamica rappresenta lo stesso grido di conquista che i cristiani del Medio Oriente e dell'Africa sentono cinque volte ogni giorno e sera alle porte delle loro chiese e delle loro case. Adesso è il turno della Germania. Nella foto: la moschea centrale di Colonia. (Foto di Andreas Rentz/Getty Images)

"L'egemonia occidentale è finita", ha dichiarato di recente il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. "È durata secoli, ma è finita."

Nel contempo, le moschee di Colonia, la quarta città più grande della Germania, hanno ottenuto il permesso di trasmettere ogni venerdì l'invito alla preghiera dagli altoparlanti del minareto.

"Molti residenti a Colonia sono musulmani", ha affermato il sindaco Henriette Reker, "e a mio avviso è un segno di rispetto consentire la chiamata del muezzin".

Per altri, la chiamata alla preghiera islamica rappresenta lo stesso grido di conquista che i cristiani del Medio Oriente e dell'Africa sentono cinque volte ogni giorno e sera alle porte delle loro chiese e delle loro case. Adesso è il turno della Germania.

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Éric Zemmour è un antisemita?

di Yves Mamou  •  8 dicembre 2021

  • Assolutamente no. Quello che sta realmente accadendo in Francia è una liberazione della libertà di parola. Per la prima volta in 40 anni, alla radio e alla televisione si parla apertamente di temi come l'immigrazione, l'Islam e la preferenza delle élite per un'immigrazione di massa incontrollata.

  • Essere francese e difendere la cultura francese rendeva una persona nazista. Chiunque osasse criticare l'immigrazione musulmana e l'Islam veniva immediatamente bollato come razzista "simile a Jean-Marie Le Pen", diffamato dai media e persino portato in tribunale.

  • Le Pen è stato il primo a criticare l'immigrazione musulmana e a sollevare questioni sull'Islam, ma purtroppo lo ha fatto in un modo (...) che non è stato difficile (...) demonizzarlo, e spesso anche i problemi molto reali che il Front National ha affrontato, come l'identità del Paese, il ruolo della laicità, la concorrenza nel mercato del lavoro, la condizione delle donne.

  • "[Zemmour] ha il merito di mettere la questione della Francia al centro del dibattito. (...) Si fa carico dell'angoscia esistenziale di un numero crescente di francesi che si chiedono se la Francia resterà la Francia, se il loro diritto alla continuità storica sarà finalmente rispettato o se continuerà ad essere disprezzato". – Alain Finkielkraut, autore e filosofo, Europa1, 24 ottobre 2021.

  • Per i francesi, in realtà, la domanda più importante non è se Zemmour sia razzista o antisemita, ma se la Francia come si conosce... continuerà ad esistere.

Éric Zemmour (nella foto), un probabile candidato alle prossime elezioni presidenziali francesi, è davvero un razzista? La Francia è sul punto di cadere nel fascismo? Assolutamente no. Quello che sta realmente accadendo in Francia è una liberazione della libertà di parola. Per la prima volta in 40 anni, alla radio e alla televisione si parla apertamente di temi come l'immigrazione, l'Islam e la preferenza delle élite per un'immigrazione di massa incontrollata. (Foto di Nicolas Tucat/AFP via Getty Images)

La voce secondo cui un ebreo che fa commenti razzisti e antisemiti potrebbe essere un candidato alle elezioni presidenziali francesi della primavera del 2022 ha varcato i confini del Paese. Peggio ancora, si dice che questo ebreo presumibilmente razzista e antisemita, Éric Zemmour, sarebbe sostenuto dai sondaggi che lo prevedono come un possibile candidato al secondo turno contro l'attuale presidente francese Emmanuel Macron.

Perbacco! Come può essere successa una cosa del genere? Zemmour è davvero un razzista? È trasportato da un'onda di estrema Destra, come suggeriscono molti a Sinistra? La Francia è sul punto di cadere nel fascismo?

Assolutamente no. Quello che sta realmente accadendo in Francia è una liberazione della libertà di parola. Per la prima volta in 40 anni, alla radio e alla televisione si parla apertamente di temi come l'immigrazione, l'Islam e la preferenza delle élite per un'immigrazione di massa incontrollata.

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Perché i palestinesi stanno fuggendo dalla Striscia di Gaza

di Khaled Abu Toameh  •  5 dicembre 2021

  • Riferendosi allo stile di vita lussuoso condotto dalla maggior parte dei funzionari di Hamas nella Striscia di Gaza e all'estero, molti palestinesi si sono lamentati del fatto che mentre i pesci mangiano i poveri migranti, i leader di Hamas continuano a gustare il miglior pesce e i frutti di mare offerti in Qatar e nella Striscia di Gaza.

  • A quanto pare, i due milioni di palestinesi che vivono sotto il governo di Hamas sono giunti alla conclusione che è Hamas, e non Israele, il responsabile della loro miseria.

  • "Negli ultimi 15 anni, Hamas ha fatto andare le cose a Gaza di male in peggio. Gli abitanti di Gaza vivono sotto un brutale regime islamista che li tiene in ostaggio di politiche stagnanti che fanno solo gli interessi di Hamas e dei loro alleati islamici globali. Se la comunità internazionale contribuisse a liberare Gaza da tali forze, aiuterebbe gli abitanti di Gaza a creare una Dubai del Mediterraneo o una nuova Singapore". – Ghanem Nusseibeh, un musulmano palestinese appartenente alla più antica famiglia araba di Gerusalemme, Al-Arab News, 29 maggio 2021.

  • Accusare Israele di tutto ciò che è sbagliato nella Striscia di Gaza può ingannare molti negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito. Ma i palestinesi in fuga da Gaza e le loro famiglie che rimangono conoscono la verità: è Hamas che li ha portati nell'abisso, compreso il mare in cui stanno annegando.

Almeno tre palestinesi che sono fuggiti di recente in barca dalla Striscia di Gaza controllata da Hamas sono scomparsi, apparentemente dopo essersi capovolti con la loro imbarcazione al largo delle coste della Grecia e della Turchia. Molti palestinesi hanno reagito alla tragedia lamentandosi del fatto che mentre i pesci mangiano i poveri migranti, i leader di Hamas continuano a gustare il miglior pesce e i frutti di mare offerti in Qatar e nella Striscia di Gaza. Nella foto: due abitanti di Gaza tirano una barca lungo una spiaggia a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza, il 22 settembre 2021. (Foto di Said Khatib/AFP via Getty Images)

Una tragedia che ha di recente colpito la Striscia di Gaza ha ancora una volta messo in luce l'entità della sofferenza dei palestinesi che vivono sotto il governo di Hamas, il gruppo sostenuto dall'Iran.

La tragedia serve anche a ricordare il doppiopesismo della comunità internazionale nell'affrontare il conflitto israelo-palestinese, in particolare l'ossessione per Israele e la tendenza a ignorare qualsiasi illecito da parte palestinese.

Secondo notizie giunte dalla Striscia di Gaza, almeno tre palestinesi che sono fuggiti dall'enclave costiera controllata da Hamas sono scomparsi, apparentemente dopo essersi capovolti con la loro imbarcazione al largo delle coste della Grecia e della Turchia. I tre erano tra le decine e decine di palestinesi alla ricerca di una vita migliore lontano dalla repressione e dalla corruzione di Hamas.

Una delle vittime è stata identificata come Anas Abu Rajileh, 25 anni; un'altra era Nasrallah al-Farra.

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Le Olimpiadi cinesi "prive di morale"

di Gordon G. Chang  •  30 novembre 2021

  • La scomparsa avvenuta questo mese della star del tennis Peng Shuai ha indotto molte persone in tutto il mondo a mettere in discussione lo svolgimento dei Giochi Olimpici Invernali 2022 in programma a Pechino. L'inizio dei Giochi è previsto per il 4 febbraio.

  • È giunto il momento che il mondo affronti la realtà del Partito Comunista Cinese e l'orribile sistema che ha costruito. C'è solo una scelta corretta: spostare le Olimpiadi.

  • Ci sono molte ragioni per boicottare o per spostare le Olimpiadi da Pechino. (...) Naturalmente, nessun gruppo dirigente che orchestra stupri, schiavitù, detenzioni di massa, torture, uccisioni e espianti di organi dovrebbe essere autorizzato, tra le altre cose, ad ospitare eventi sportivi internazionali.

  • Il Comitato Olimpico Internazionale sostiene che queste atrocità non sono di sua competenza. Eppure, la tutela degli atleti lo è. La detenzione di Peng ci dice che gli atleti non saranno al sicuro in Cina. I Giochi, dopo tutto, riguardano principalmente i partecipanti e la loro sicurezza personale deve essere la preoccupazione primaria.

  • Seppur in questa fase avanzata, bisognerebbe boicottare o spostare i Giochi Olimpici dalla Cina.

La scomparsa avvenuta questo mese della star del tennis Peng Shuai ha indotto molte persone in tutto il mondo a mettere in discussione lo svolgimento dei Giochi Olimpici Invernali 2022 in programma a Pechino. Quindi, solo chi è privo di morale potrebbe pensare che sia una buona idea consentire al regime cinese che prende ostaggi, protegge gli stupratori e si macchia di genocidio di ospitare questa competizione sportiva. (Foto di Wang He/Getty Images)

La scomparsa avvenuta questo mese della star del tennis Peng Shuai ha indotto molte persone in tutto il mondo a mettere in discussione lo svolgimento dei Giochi Olimpici Invernali 2022 in programma a Pechino. L'inizio dei Giochi è previsto per il 4 febbraio.

Quindi, solo chi è privo di morale potrebbe pensare che sia una buona idea consentire al regime cinese che prende ostaggi, protegge gli stupratori e si macchia di genocidio di ospitare questa competizione sportiva.

È giunto il momento che il mondo affronti la realtà del Partito Comunista Cinese e l'orribile sistema che ha costruito. C'è solo una scelta corretta: spostare le Olimpiadi.

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Francia: Éric Zemmour può essere il prossimo presidente?
Il giornalista che rimescola le carte nella politica francese

di Yves Mamou  •  13 novembre 2021

  • Zemmour rappresenta la Francia di un tempo: la Francia di Napoleone, Notre Dame de Paris e del generale Charles de Gaulle, una Francia che non vuole diventare una Repubblica islamica. "Il pericolo per la Francia è quello di diventare un secondo Libano", dice spesso Zemmour, intendendo un Paese frammentato tra comunità settarie che si odiano e si temono a vicenda.

  • È l'uomo che ha sfondato il "soffitto di vetro" per inserire nei media argomenti di discussione come "l'immigrazione" e "il jihad", di cui nessuno aveva mai osato parlare pubblicamente. È un uomo che incarna la paura di vedere la Francia tradizionale – quella dei campanili e della "baguette" – scomparire sotto i colpi del jihad e del politicamente corretto.

  • L'ascesa fulminea di Zemmour ha avuto un secondo effetto: ha rotto una trappola elettorale degradante in cui i francesi sono bloccati (...) dividendo la Destra per impedirle di tornare al potere.

  • Dalla metà degli anni Ottanta fino ad oggi, i media e la Sinistra, insieme, hanno fabbricato una macchina della vergogna della forza industriale per stigmatizzare come "razzista" e "nazista" chiunque osasse alzare la voce sui temi dell'immigrazione.

  • La lotta contro Zemmour è appena iniziata. Una cosa, però, è certa: Zemmour sta ripristinando un autentico dibattito democratico su temi come la sicurezza, l'immigrazione e l'Islam, che contano davvero per i francesi. Per molti, Zemmour è l'ultima possibilità per la Francia di non diventare una nazione islamica o un "Libano in Europa".

Éric Zemmour, secondo nei sondaggi dietro il presidente uscente Emmanuel Macron per le elezioni francesi del 2022, rappresenta la Francia di un tempo: la Francia di Napoleone, Notre Dame de Paris e del generale Charles de Gaulle, una Francia che non vuole diventare una Repubblica islamica. "Il pericolo per la Francia è quello di diventare un secondo Libano", dice spesso Zemmour, intendendo un Paese frammentato tra comunità settarie che si odiano e si temono a vicenda. (Foto di Christophe Simon/AFP via Getty Images)

Il Financial Times lo definisce un "estremista di Destra". Per il New York Times è "l'esperto di Destra". Per Die Zeit, è "l'uomo che divide la Francia"... Eric Zemmour, giornalista e saggista, non è (ancora) un candidato ufficiale alla presidenza francese, ma a causa della sua popolarità, la Francia vive già in tempo di elezioni.

Mancano circa duecento giorni alle elezioni presidenziali, ma non passa settimana senza che un sondaggio spinga Éric Zemmour sempre più in alto nelle proiezioni elettorali del 2022. Un sondaggio condotto dall'agenzia demoscopica Harris Interactive, pubblicato dal magazine Challenges il 6 ottobre scorso, lo colloca al 17 per cento davanti a Marine Le Pen, la candidata di Rassemblement National (la quale si attesta al 15 per cento, in calo di 13 punti dall'estate). Zemmour rimane ancora dietro il presidente in carica Emmanuel Macron, proiettato al 24 per cento Ma per quanto tempo?

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La lunga partita di Huawei

di Peter Schweizer  •  7 novembre 2021

  • "Semplicemente non è ragionevole aspettarsi che Huawei rifiuti di seguire un'istruzione da parte del Partito comunista cinese". – Simeon Gilding, ex capo dell'Australian Signals Directorate, responsabile dell'attività di raccolta delle informazioni mediante l'intercettazione e l'analisi di segnali e delle missioni informatiche offensive.

  • È essenziale che gli imprenditori lo capiscano: non esiste un'impresa privata in Cina (...) tutte le aziende e gli individui cinesi devono contribuire all'attività d'intelligence, se richiesto.

  • Huawei non sta affatto frenando. Nonostante sia ancora soggetta a restrizioni in materia di telecomunicazioni (...) Huawei ha ricevuto centinaia di richieste da parte dell'amministrazione Biden per l'acquisto di chip per la sua attività di fornitura automobilistica. L'azienda, secondo un portavoce, mira ad essere un fornitore di componenti per "veicoli connessi intelligenti".

  • A luglio, il super-lobbista democratico Tony Podesta è stato assunto come "consulente" da Huawei. In un post pubblicato dalla società cinese si legge che l'assunzione faceva parte di "un'estesa operazione di influenza degli Stati Uniti".

  • Huawei impiega anche uno studio legale di Washington, Sidley Austin, per gestire i suoi interessi nella capitale. Questo studio ha rappresentato anche Meng Wanzhou nella sua battaglia vittoriosa per evitare l'estradizione negli Stati Uniti. Christopher Fonzone, un socio di quello studio legale, si è visto di recente confermare la nomina annunciata da Biden di consulente legale presso l'Ufficio del direttore dell'intelligence nazionale, nonostante le obiezioni repubblicane. Veterano dell'amministrazione Obama (...) il suo profilo LinkedIn (...) prosegue aggiungendo: "Ha anche una particolare esperienza nell'assistere i clienti nella gestione delle situazioni di crisi".

Le minacce di controllo e i potenziali attacchi informatici da parte delle apparecchiature Huawei alle infrastrutture di telecomunicazioni di altre nazioni sono note da tempo. È essenziale che gli imprenditori lo capiscano: non esiste un'impresa privata in Cina (...) tutte le aziende e gli individui cinesi devono contribuire all'attività d'intelligence, se richiesto. Nella foto: la sede di Huawei a Shenzhen, Cina. (Foto di STR/AFP via Getty Images)

Alla fine di settembre, Meng Wanzhou è scesa dall'aereo dell'Air China, a Shenzhen, accolta da eroina. È stato il ritorno trionfante di un'innocente dirigente tecnologico cinese da un'ingiusta detenzione da parte dell'Occidente. La verità è ben diversa.

Meng Wanzhou, cittadina cinese, si trovava sul suolo canadese nel 2018 quando l'amministrazione Trump ha avviato contro di lei le procedure di estradizione per rispondere delle accuse di frode finanziaria insieme al colosso cinese delle telecomunicazioni e per aver potenzialmente violato le sanzioni imposte all'Iran dagli Stati Uniti. In Canada, la prigionia definita dalla donna "un abisso" è consistita nel portare un braccialetto alla caviglia e godersi un soggiorno prolungato a Vancouver, dove lei, CFO di Huawei, era libera di esplorare la città di giorno, alloggiando a casa sua lì e prendendo lezioni di pittura e di inglese.

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Il genocidio jihadista dei cristiani in Nigeria s'intensifica

di Raymond Ibrahim  •  28 ottobre 2021

  • Quello che diversi osservatori internazionali da anni definiscono un "puro genocidio" dei cristiani in Nigeria ha raggiunto nuovi livelli.

  • "In questo Paese non abbiamo mai visto un governo malvagio come quello di oggi. Il governo è pienamente a favore dello spargimento di sangue in Nigeria. Veniamo uccisi solo perché non siamo musulmani. Questi malvagi jihadisti Fulani stanno godendo del sostegno del governo per uccidere le persone, distruggere le loro case e i terreni agricoli, ma quando proviamo a difenderci, il governo provvede ad arrestare la nostra gente. Che tipo di giustizia è questa?" – Rev. Jacob Kwashi, vescovo anglicano, durante il funerale di 17 cristiani assassinati, Morning Star News , 30 agosto 2021.

  • "Qui nel Kaduna meridionale è in corso un genocidio contro la popolazione cristiana autoctona. (...) Non una sola chiesa o scuola è rimasta in piedi. In tutti questi anni, non un solo pastore è stato arrestato. È un peccato che (...) i media occidentali non credono che valga parlare delle nostre vite". – Jonathan Asake, ex membro della Camera dei rappresentanti della Nigeria, The Epoch Times , 4 agosto 2021.

  • "Dal momento che il governo e i suoi sostenitori affermano che gli omicidi non sono di natura religiosa, perché i terroristi e i pastori prendono di mira le comunità e i leader prevalentemente cristiani?" – The Christian Association of Nigeria, International Center for Investigative Reporting , 21 gennaio 2020.

  • "È difficile dire ai cristiani nigeriani che questo non è un conflitto religioso poiché quello che vedono sono combattenti Fulani vestiti interamente di nero, che inneggiano 'Allahu Akbar' e urlano 'Morte ai cristiani.'" – Suor Monica Chikwe, Crux , 4 agosto 2019.

Dall'inizio dell'insurrezione islamica in Nigeria, nel luglio 2009, più di 60.000 cristiani sono stati uccisi o rapiti durante i raid. I cristiani rapiti non sono mai tornati alle loro case e i loro cari credono che siano morti. Nello stesso arco di tempo, circa 20.000 chiese e scuole cristiane sono state incendiate e distrutte. Nella foto: la prima missione della Chiesa africana incendiata a Jos, in Nigeria, il 6 luglio 2015. (Foto di AFP via Getty Images)

Quello che diversi osservatori internazionali da anni definiscono un "puro genocidio" dei cristiani in Nigeria ha raggiunto nuovi livelli.

Dall'inizio dell'insurrezione islamica in Nigeria, nel luglio 2009 – prima per mano di Boko Haram, un'organizzazione terroristica islamica, e poi da parte dei Fulani, anch'essi pastori radicalizzati e motivati dall'ideologia jihadista – più di 60.000 cristiani sono stati uccisi o rapiti durante i raid. I cristiani rapiti non sono mai tornati alle loro case e i loro cari credono che siano morti. Nello stesso arco di tempo, circa 20.000 chiese e scuole cristiane sono state incendiate e distrutte.

Alcuni di questi dati sono documentati in un rapporto del 4 agosto 2021 della International Society for Civil Liberties and Rule of Law, nota anche come "Intersociety", un'organizzazione senza scopo di lucro per i diritti umani con sede in Nigeria. Sebbene valga la pena leggere l'intero documento, ecco alcuni estratti importanti:

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I veri "eroi" palestinesi: i terroristi

di Bassam Tawil  •  24 ottobre 2021

  • Secondo [il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud] Abbas e la leadership dell'AP, qualsiasi palestinese che si unisce al jihad (guerra santa) contro Israele e gli ebrei e viene ucciso, ferito o imprigionato è un "eroe" e un "combattente per la libertà". Questa è la stessa PA con cui l'amministrazione Biden sta ora lavorando per rafforzarla.

  • Questo approccio da parte della leadership dell'Autorità Palestinese ha inviato un messaggio, passato di generazione in generazione tra i palestinesi, ossia che l'omicidio o il ferimento di un ebreo è un atto nobile che fa guadagnare il rispetto illimitato al responsabile, persino l'adorazione.

  • Questo è il teatro dell'assurdo, dove un alto funzionario palestinese condanna Israele per aver cercato di ricatturare i terroristi condannati che hanno ucciso e ferito diversi ebrei e stanno scontando lunghe condanne. Israele, secondo questo funzionario, dovrebbe farsi da parte mentre i terroristi evadono dalla prigione e tornano a uccidere gli ebrei.

  • Quello che Abbas, l'OLP e Fatah hanno detto – in arabo – negli ultimi giorni sui terroristi mostra la visione dell'amministrazione Biden sul rilancio del processo di pace israelo-palestinese per quello che realmente è: un fantasma fatale.

  • In tali circostanze, come potrebbe Abbas – o qualsiasi leader palestinese – tornare al tavolo dei negoziati con Israele, indipendentemente da quante centinaia di milioni di dollari l'amministrazione Biden decide di sprecare con le parole inutili dei palestinesi.

Secondo [il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud] Abbas e la leadership dell'AP, qualsiasi palestinese che si unisce al jihad (guerra santa) contro Israele e gli ebrei e viene ucciso, ferito o imprigionato è un "eroe" e un "combattente per la libertà". (Foto di Alaa Badarneh/Pool/AFP via Getty Images)

Mentre molti media internazionali hanno concentrato la loro attenzione sulla fuga di sei detenuti palestinesi da una prigione israeliana, avvenuta il 6 settembre, nonché sulla conseguente drammatica caccia all'uomo lanciata da migliaia di poliziotti e soldati israeliani, solo pochi, se non nessuno, hanno parlato della continua glorificazione dei terroristi da parte della leadership dell'Autorità Palestinese (AP).

L'esaltazione dei terroristi palestinesi da parte dell'AP compresi quelli che sono stati catturati dalle forze di sicurezza israeliane, processati e che stanno attualmente scontando pene detentive, non è nuova. Si tratta infatti di una pratica che risale ai primi anni della fondazione dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), avvenuta nel 1964.

Da allora, l'OLP non solo ha elogiato i terroristi palestinesi che uccidono o feriscono gli ebrei, ma ha anche pagato stipendi mensili a loro e alle loro famiglie.

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La nuova e ampia nuclearizzazione della Cina
Quando "la Cina si rende 'intoccabile' sul piano militare"

di Judith Bergman  •  10 ottobre 2021

  • "La proliferazione e la modernizzazione delle sue forze nucleari e convenzionali non possono che essere definite strabilianti. E questo aggettivo potrebbe non essere sufficiente." – Ammiraglio Charles Richard, comandante dell'US Strategic Command, al Simposio sulla Difesa spaziale e Antimissile, 12 agosto 2021.

  • "Sono state fatte molte speculazioni sul perché stanno facendo tutto questo. (...)Voglio solo dire in questo momento che non importa davvero il motivo. (...) La cosa importante sono i mezzi di cui dispongono per contrastare tutti i possibili scenari nucleari, l'ultimo mattone nel muro di un esercito capace di coercizione." – Ammiraglio Charles Richard, 12 agosto 2021.

  • Se la politica nucleare ufficiale della Cina è quella della "deterrenza minima" e di una "politica di sola difesa", non c'è motivo per cui la comunità internazionale dovrebbe fidarsi di tali dottrine ufficiali. Pechino continua a rafforzare le sue capacità spaziali militari, nonostante la sua posizione pubblica contro la militarizzazione dello spazio. La Cina è ampiamente conosciuta per la sua capacità di infrangere gli impegni, come dimostrato, tra le altre cose, dalla sua militarizzazione delle isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale o dal rafforzamento del suo controllo su Hong Kong in violazione della convenzione per l'estensione del territorio registrata presso le Nazioni Unite.

  • "Gli americani dovrebbero sapere con la stessa chiarezza dei cinesi quale livello di energia nucleare la Cina ha davvero bisogno di costruire. Si tratta di una forza nucleare abbastanza forte da far paura agli Stati Uniti, dall'esercito al governo..." - Asia Times, citando Global Times, 11 maggio 2020.

  • "Le loro azioni [del PCC] da tempo smentiscono una posizione più aggressiva della loro politica ufficiale: occorre guardare a ciò che fanno, non a ciò che dicono". – Ammiraglio Charles Richard, 12 agosto 2021.

La Cina non smette di rafforzare le sue capacità di armamento nucleare. Il build-up nucleare deve essere visto nel contesto dell'ambizione del Partito Comunista Cinese di avere, nelle stesse parole del presidente Xi Jinping, "un esercito di classe mondiale", così come la sua ambizione di raggiungere il dominio globale. Nella foto: missili balistici intercontinentali con capacità nucleare DF-41 durante una parata militare a Pechino, il 1° ottobre 2019. (Foto di Greg Baker/AFP via Getty Images)

La Cina sta aumentando notevolmente le sue capacità di armamento nucleare. Diversi rapporti recenti mostrano che la Cina sta costruendo 120 silos missilistici per il lancio di missili balistici intercontinentali (ICBM) nei pressi di Yumen, nel Gansu, e di almeno 110 silos nei pressi di Hami, nella parte orientale della regione dello Xinjian, oltre ad altri 40 silos a Ordos, nella Mongolia interna. Gli ICBM sono dei missili con una gittata inferiore ai 5.500 km e progettati principalmente per il trasporto di armi nucleari.

"La costruzione dei silos a Yumen e Hami costituisce l'espansione più significativa dell'arsenale nucleare cinese di sempre", secondo quanto affermato da Matt Korda e Hans Kristensen, in un articolo sul sito di Hami scritto per la Federation of American Scientists. "Tutte queste informazioni messe insieme (...) mostrano che la Cina potrebbe costruire circa 300 nuovi silos per missili", hanno scritto a settembre.

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Perché gli arabi non si fidano più dei Fratelli Musulmani

di Khaled Abu Toameh  •  6 ottobre 2021

  • Le popolazioni di Egitto, Tunisia, Marocco e Sudan, che hanno offerto ai Fratelli Musulmani la possibilità di governare, hanno scoperto che l'organizzazione è corrotta e incompetente quanto i regimi laici e i capi di Stato arabi.

  • Come per gli islamisti in Tunisia, numerosi arabi marocchini celebrano la caduta del partito affiliato ai Fratelli Musulmani.

  • Uno dei principali motivi della caduta dei Fratelli Musulmani è legato alla componente ideologica dei gruppi dell'organizzazione, compresa la mancanza di separazione tra religione e politica, il loro presunto monopolio sulla verità assoluta e la loro pretesa di rappresentare il vero Islam. – Amr Al-Shobaki, ricercatore presso il Centro di Studi egiziano Al-Ahram, Al-Hurra TV, 12 settembre 2021.

  • Al-Shoqiran ha proseguito dicendo: "Dopo un decennio di dominio degli islamisti in Tunisia e Marocco, i Fratelli Musulmani hanno solo contribuito alla diffusione della corruzione, al disprezzo per lo Stato e per le sue istituzioni e al furto della vita e del denaro delle persone". – Ashraq Al-Awsat, 16 settembre 2021.

  • "[I] partiti politici affiliati ai Fratelli Musulmani (...) governano senza fornire ai loro amministrati alcun servizio diverso da vittorie illusorie e corruzione". — Hafez Barghouti, editorialista e direttore palestinese, Al-Khaleej, 17 settembre 2021.

  • La Tunisia si è sbarazzata degli islamisti perché hanno distrutto l'economia e "rubato i soldi della gente". In Marocco (...) i Fratelli Musulmani sono stati al potere per molti anni, facendo precipitare il Paese in una crisi economica e sociale. – Hafez Barghouti, 17 settembre 2021.

Le popolazioni di Egitto, Tunisia, Marocco e Sudan, che hanno offerto ai Fratelli Musulmani la possibilità di governare, hanno scoperto che l'organizzazione è corrotta e incompetente quanto i regimi laici e i capi di Stato arabi. Questo mese, il Partito islamista per la Giustizia e lo Sviluppo al governo in Marocco ha subito una schiacciante sconfitta alle elezioni parlamentari. Nella foto: una donna vota durante le elezioni in Marocco, a Rabat, l'8 settembre 2021. (Foto di Fadel Senna/AFP via Getty Images)

Fin dalla loro fondazione nel 1928, il principale motto dei Fratelli Musulmani è stato "l'Islam è la soluzione" (a tutti i problemi). I seguaci dell'organizzazione hanno usato questo slogan negli ultimi dieci anni per salire al potere in un certo numero di Paesi, tra cui Egitto, Tunisia, Marocco e Sudan.

Queste ultime settimane, tuttavia, hanno dimostrato che molti arabi e musulmani non credono più nella capacità di governare dei Fratelli Musulmani o nello slogan "l'Islam è la soluzione".

Saeed Nashed, uno scrittore marocchino, ha affermato che "i Fratelli Musulmani hanno portato il Marocco in un decennio di oscurità".

Le popolazioni di Egitto, Tunisia, Marocco e Sudan, che hanno offerto ai Fratelli Musulmani la possibilità di governare, hanno scoperto che l'organizzazione è corrotta e incompetente quanto i regimi laici e i capi di Stato arabi.

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Dare ai talebani legittimità internazionale sarebbe un errore disastroso

di Con Coughlin  •  23 settembre 2021

  • I piani europei per stringere legami più stretti con Kabul sono, tuttavia, gravemente compromessi dalla condotta del nuovo regime talebano che, invece di mantenere la sua promessa di ravvedersi, sembra ripristinare il suo vecchio approccio intransigente.

  • Recenti rapporti affermano che nelle ultime tre settimane almeno quattro agenti d'élite afghani dell'antiterrorismo sono stati braccati e uccisi dai talebani, in un caso sono state strappate tutte le unghie alla vittima prima di sparargli.

  • "Dobbiamo smettere di fingere che i talebani siano cambiati", ha ammonito McMaster. "La nostra autoillusione ha portato molti ad abbracciare un capovolgimento orwelliano della moralità considerando i terroristi jihadisti come partner. (...) I talebani sono intenzionati a imporre una brutale forma di shariah al popolo afghano e sono collegati ai terroristi determinati a continuare il loro jihad...". – HR McMaster, ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, The Sunday Times, 12 settembre 2021.

Gli ingenui tentativi di alcune delle principali potenze occidentali di promuovere le relazioni con il regime talebano di recente insediato a Kabul sono stati minati dall'atteggiamento intransigente del nuovo regime islamista. Nella foto: uomini armati talebani organizzano una manifestazione pro-talebana di donne in burqa, volta a migliorare l'immagine del regime nei media stranieri, a Kabul, l'11 settembre 2021. (Foto di Aamir Qureshi/AFP via Getty Images)

Gli ingenui tentativi di alcune delle principali potenze occidentali di promuovere le relazioni con il regime talebano di recente insediato a Kabul sono stati minati dall'atteggiamento intransigente del nuovo regime islamista.

In seguito alla drammatica presa del controllo dell'Afghanistan da parte dei talebani il mese scorso, alcuni importanti leader occidentali hanno espresso la loro disponibilità a collaborare con il nuovo regime afghano, a seguito delle affermazioni di alcuni leader talebani di voler stabilire una forma di governo più moderata rispetto al precedente regime talebano che ha terrorizzato il Paese alla fine degli anni Novanta.

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