Analisi e articoli più recenti

S'intensifica l'aggressività turca nei confronti della Grecia: 90 sorvoli in un giorno

di Uzay Bulut  •  25 maggio 2022

Secondo i media greci, il 15 aprile, aerei militari turchi hanno violato lo spazio aereo greco ben 90 volte e hanno effettuato tre sorvoli delle isole greche abitate. Gli aerei turchi, di fatto, hanno violato lo spazio aereo greco quasi ininterrottamente dall'inizio dell'anno. Da anni, la Turchia minaccia apertamente di conquistare le isole greche nel Mar Egeo. Nella foto: un F-16 dell'aeronautica turca sorvola Eskisehir, in Turchia, il 13 settembre 2020. (Foto di Adem Altan/AFP tramite Getty Images)

Mentre il mondo è stato distratto dall'invasione russa dell'Ucraina, la Turchia, un membro della NATO, era impegnata a molestare un altro membro dell'Alleanza Atlantica, il suo vicino occidentale, la Grecia.

Secondo i media greci, il 15 aprile scorso, aerei militari turchi hanno violato lo spazio aereo greco ben 90 volte e hanno effettuato tre sorvoli delle isole greche abitate.

Gli aerei turchi, di fatto, hanno violato lo spazio aereo quasi ininterrottamente dall'inizio dell'anno.

Secondo lo Stato Maggiore della Difesa Nazionale della Grecia, la Turchia ha violato lo spazio aereo greco ogni singolo giorno dall'11 al 13 aprile. I suoi caccia F-16 hanno sorvolato le isole greche di Panagia, Oinousses e Farmakonisi. Il quotidiano Kathimerini ha riportato che "i jet turchi sono stati identificati e intercettati dai caccia greci, come previsto dal diritto e dalle prassi internazionali".

Continua a leggere l'articolo

La Cina elude le sanzioni contro la Russia: dove sono le "conseguenze"?

di Judith Bergman  •  10 maggio 2022

Nonostante le dure sanzioni occidentali alla Russia, la guerra del presidente Vladimir Putin contro l'Ucraina dura ormai da più di un mese e Putin non ha alcuna intenzione di fermarsi. La potenza che lo aiuta a resistere agli effetti delle sanzioni e a continuare la guerra è la Cina, il più importante alleato della Russia. Nella foto: Putin incontra il presidente cinese Xi Jinping a Mosca, il 5 giugno 2019. (Fonte dell'immagine: kremlin.ru)

Nonostante le dure sanzioni occidentali alla Russia, la guerra del presidente Vladimir Putin contro l'Ucraina dura ormai da più di un mese e Putin non ha alcuna intenzione di fermarsi. La potenza che lo aiuta a resistere agli effetti delle sanzioni e a continuare la guerra è la Cina, il più importante alleato della Russia.

Poco prima dell'invasione russa dell'Ucraina, il 24 febbraio, Russia e Cina hanno stipulato contratti per centinaia di miliardi di dollari. Il 4 febbraio, Putin ha annunciato nuovi accordi raggiunti con Pechino sul gas e sul petrolio dal valore di circa 117,5 miliardi di dollari. Il 18 febbraio, sei giorni prima dell'invasione, Mosca ha annunciato un accordo da 20 miliardi di dollari per vendere 100 milioni di tonnellate di carbone alla Cina. Il giorno dell'invasione, la Cina, revocando le restrizioni precedentemente in vigore a causa delle preoccupazioni per le malattie delle piante, ha accettato di acquistare grano russo.

Continua a leggere l'articolo

Come i palestinesi profanano i luoghi santi di tutti, incluso il loro

di Bassam Tawil  •  2 maggio 2022

"La Moschea di al-Aqsa e la Chiesa del Santo Sepolcro sono nostre. Sono tutte nostre e loro [gli ebrei] non hanno il diritto di contaminarle con i loro piedi sporchi. Noi rendiamo omaggio a ogni goccia di sangue versata per Gerusalemme. Questo sangue è puro, pulito, versato in nome di Allah. Ogni martire andrà in Paradiso e ogni ferito verrà ricompensato da Allah". – Il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas. (Fonte dell'immagine: MEMRI)

Ancora una volta i palestinesi hanno mentito al mondo affermando che gli ebrei "profanano" i luoghi santi dell'Islam, in particolare la Moschea di al-Aqsa, a Gerusalemme.

Se qualcuno profana la moschea e altri luoghi santi, beh, sono gli stessi palestinesi.

Nel 2002, i terroristi palestinesi fecero irruzione nella Basilica della Natività a Betlemme, ma la reazione cristiana mondiale fu moderata. I terroristi rimasero all'interno della chiesa per 39 giorni, lasciandosi dietro di sé coperte e materassi sporchi, accendini e mozziconi di sigaretta, e il "tanfo delle feci". Un sacerdote si è lamentato del fatto che i terroristi avessero anche profanato la chiesa fumando e bevendo alcolici.

Venerdì mattina, 15 aprile, centinaia di "fedeli" palestinesi si sono barricati all'interno della moschea di al-Aqsa e si sono scontrati con agenti di polizia israeliani.

Continua a leggere l'articolo

Perché i palestinesi festeggiano l'uccisione degli ebrei

di Khaled Abu Toameh  •  19 aprile 2022

I festeggiamenti che hanno avuto luogo in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza dopo i recenti attacchi terroristici in Israele sono un altro segno della crescente radicalizzazione tra i palestinesi e del loro rifiuto di riconoscere il diritto di Israele di esistere. Nella foto: gli abitanti di Gaza manifestano il loro sostegno al terrorista che ha ucciso tre uomini a Tel Aviv questa settimana, così come a tre terroristi della Jihad Islamica che sono stati uccisi dopo aver aperto il fuoco sui soldati israeliani. (Photo by Said Khatib/AFP via Getty Images)

I festeggiamenti che hanno avuto luogo in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza dopo i recenti attacchi terroristici in Israele sono un altro segno della crescente radicalizzazione tra i palestinesi e del loro rifiuto di riconoscere il diritto di Israele di esistere.

La gioia espressa dai palestinesi scesi in strada per distribuire dolci e inneggiare slogan a sostegno dei terroristi è identica a quella esplosa nel 1991, quando il dittatore iracheno Saddam Hussein lanciò missili contro Israele nel 1991 durante la prima guerra del Golfo, o quando Hamas, Fatah, la Jihad Islamica palestinese e altri gruppi terroristici lanciarono attentati suicidi, uccidendo centinaia di israeliani durante la Seconda Intifada, scoppiata nel 2000.

Continua a leggere l'articolo

La Cina prende il controllo delle Isole Salomone, e del Pacifico

di Gordon G. Chang  •  18 aprile 2022

La Cina comunista si sta muovendo attraverso il Pacifico da un gruppo di isole a un altro e presto l'Esercito Popolare di Liberazione sarà a breve distanza dalle Hawaii. Il nuovo accordo quinquennale tra la Cina e le Isole Salomone, soggetto a rinnovi automatici, consentirà a Pechino di utilizzare le isole come base per le proprie forze armate e di fare più o meno ciò che vuole l'esercito cinese. Nella foto: il premier cinese Li Keqiang indica la strada al primo ministro delle Isole Salomone Manasseh Sogavare, a Pechino, il 9 ottobre 2019. (Foto di Thomas Peter/Pool/AFP tramite Getty Images)

Il 25 marzo, le Isole Salomone hanno annunciato che stavano "estendendo" gli accordi di sicurezza, "diversificando la partnership per la sicurezza del Paese, anche con la Cina".

L'annuncio ha un tono difensivo. Il giorno prima, gli oppositori di un patto di sicurezza con la Cina hanno fatto trapelare quella che è stata etichettata come una "bozza" di accordo. Il governo del primo ministro Manasseh Sogavare non ha confermato l'autenticità del documento trapelato, ma gli osservatori ritengono che il premier intenda come definitiva quella versione. L'Australia, che ha espresso "grande preoccupazione", ha confermato l'autenticità della bozza.

Il patto, intitolato "Accordo-quadro tra il governo della Repubblica Popolare cinese e il governo delle Isole Salomone sulla cooperazione in materia di sicurezza", evidenzia una tendenza inquietante: la Cina, dopo anni di persistenti sforzi commerciali, diplomatici e militari, sta assumendo il controllo del Pacifico.

Continua a leggere l'articolo

Il "nuovo ordine mondiale" di Biden

di Pete Hoekstra  •  8 aprile 2022

Sebbene non sia chiaro cosa intendesse il presidente degli Stati Uniti Joe Biden quando ha fatto riferimento all'America alla guida di un "nuovo ordine mondiale", il suo operato degli ultimi 15 mesi mostra un'economia americana indebolita, paralizzata dall'inflazione, dalla guerra in Europa, dallo sgretolamento delle alleanze nel Medio Oriente e dalla crescente incertezza in Asia. (Fonte dell'immagine: iStock)

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha di recente concluso il discorso che ha pronunciato davanti ai membri del Business Roundtable con un ambiguo riferimento a un "nuovo ordine mondiale". Secondo la trascrizione di questo discorso fatta dalla Casa Bianca, Biden ha affermato:

"Si verifica ogni tre o quattro generazioni. (...) [Il] momento in cui le cose stanno cambiando. Stiamo per... ci sarà un nuovo ordine mondiale là fuori, e dobbiamo guidarlo. E dobbiamo unire il resto del mondo libero nel farlo".

Di cosa parlava il presidente? Lo ha affermato alla fine del suo discorso, senza però spiegare cosa intendesse. Presumibilmente si riferiva ai cambiamenti in corso nelle strutture di potere internazionali istituite dopo la Seconda guerra mondiale, ma Biden ha un piano per il ruolo che l'America avrà in questo presunto nuovo ordine mondiale, dato che l'Europa si trova potenzialmente coinvolta in un grave conflitto?

Continua a leggere l'articolo

Nessun accordo con l'Iran è meglio di un cattivo affare

di Con Coughlin  •  27 marzo 2022

Avendo palesemente fallito nei suoi sforzi per impedire l'invasione russa dell'Ucraina, l'amministrazione Biden sembra destinata ad accrescere la sua reputazione globale di debolezza raggiungendo un altro accordo nucleare imperfetto con l'Iran. Nella foto: il capo negoziatore nucleare iraniano, Ali Bagheri Kani, parla ai media al Palais Coburg, sede dei negoziati sul nucleare, a Vienna, il 27 dicembre 2021. (Foto di Alex Halada/AFP tramite Getty Images)

Avendo palesemente fallito nei suoi sforzi per impedire l'invasione russa dell'Ucraina, l'amministrazione Biden sembra destinata ad accrescere la sua reputazione globale di debolezza raggiungendo un altro accordo nucleare imperfetto con l'Iran.

I negoziati a Vienna per rilanciare il Piano d'azione globale congiunto, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l'accordo del 2015 per limitare i tentativi dell'Iran di acquisire armi nucleari, stanno per giungere a una conclusione, con la possibilità che un nuovo accordo possa essere annunciato nelle prossime settimane.

In realtà, sebbene i funzionari iraniani e occidentali facciano sapere che sta per concludersi un accordo, l'unico ostacolo rimasto sembra essere la richiesta dell'ultimo minuto da parte della Russia di concedere a Mosca la revoca delle sanzioni sui suoi futuri accordi commerciali con Teheran.

Continua a leggere l'articolo

Perché Vladimir Putin ha invaso l'Ucraina?

di Soeren Kern  •  21 marzo 2022

Coloro che credono che il presidente Vladimir Putin stia cercando di ristabilire la Russia come grande potenza affermano che, una volta ottenuto il controllo sull'Ucraina, il presidente russo focalizzerà l'attenzione su altre ex repubbliche sovietiche, inclusi i Paesi baltici di Estonia, Lettonia e Lituania, e in seguito sulla Bulgaria, sulla Romania e persino sulla Polonia. (Foto di Mihail Klimentyev/Sputnik/AFP via Getty Images)

Sono trascorse tre settimane da quando il presidente russo Vladimir Putin ha iniziato la sua invasione dell'Ucraina, ma non è ancora chiaro perché lo abbia fatto e cosa spera di ottenere. Analisti, commentatori e funzionari governativi occidentali hanno avanzato più di una dozzina di teorie per spiegare le azioni, le motivazioni e gli obiettivi di Putin.

Alcuni analisti ipotizzano che Putin sia motivato dal desiderio di ricostruire l'impero russo. Altri affermano che è ossessionato dall'idea di riportare l'Ucraina nella sfera di influenza della Russia. Alcuni credono che Putin voglia controllare le vaste risorse energetiche offshore dell'Ucraina. Altri ancora ipotizzano che Putin, da vecchio autocrate, stia cercando di mantenere la sua presa sul potere.

Continua a leggere l'articolo

Un piano di pace per l'Europa

di Richard Kemp  •  12 marzo 2022

I prossimi obiettivi di Putin potrebbero essere la Moldavia o i Paesi baltici che, come l'Ucraina, il presidente russo considera illegittimi e facenti parte della sfera russa. Se si vogliono evitare ulteriori sofferenze e spargimenti di sangue, l'Occidente deve fare tutto il possibile per far fallire la sua attuale aggressione. (Foto di Alexey Nikolsky/Sputnik/AFP via Getty Images)

L'obiettivo strategico della NATO dovrebbe ora essere quello di far cadere il presidente russo Vladimir Putin e sostituirlo con un leader meno pericoloso. Se Putin non riuscisse a raggiungere i suoi obiettivi in ​​Ucraina, aspre restrizioni verranno imposte agli oligarchi russi, e sofferenze verranno inflitte ai cittadini comuni dall'azione diplomatica ed economica occidentale. L'attuale avventura di Putin potrebbe portarlo all'autodistruzione.

Se ciò non accade, Putin rimarrà una minaccia permanente per la NATO, l'Europa e per il mondo intero. La legge russa ora gli consente di mantenere il potere almeno fino al 2036. Putin mirerebbe a ricreare l'Unione Sovietica in una nuova forma e ripristinare lo status di superpotenza russa respingendo la NATO, riconquistando il dominio di Mosca sui suoi vicini orientali. Ora chiede persino il disarmo nucleare dell'Europa.

Continua a leggere l'articolo

Una leadership determinata ovunque tranne che in America
Aprire i rubinetti, aprire il gasdotto EastMed!

di Pete Hoekstra  •  5 marzo 2022

La leadership inizia dall'alto e quella del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, come pure quella europea, è in netto contrasto con la leadership dell'amministrazione Biden che fa acqua pressoché da tutte le parti. Nella foto: Zelenskyy incontra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden alla Casa Bianca, il 1° settembre 2021. (Foto di Brendan Smialowski/AFP tramite Getty Images)

Al momento, le forze ucraine sembrano essere in inferiorità numerica e con meno armi dell'esercito russo. Se il presidente russo Vladimir Putin alla fine riuscirà a sopraffare l'Ucraina e la sua capitale, Kiev, facciamo in modo che questa vittoria diventi la sua Waterloo.

Spinta dalla leadership decisa e combattiva mostrata dal presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, la reazione mondiale all'invasione di Putin è stata rapida e dura nei confronti della Russia. Le sanzioni alla Banca Centrale russa e le restrizioni imposte ad alcune banche russe dal sistema per lo scambio delle transazioni finanziarie SWIFT hanno ridotto il valore di un rublo russo a meno di un centesimo, mentre in Russia i tassi d'interesse superano il 20 per cento. Il mercato azionario russo è stato chiuso preventivamente per evitare un crollo e alle compagnie aeree russe è vietato volare nei cieli di gran parte del pianeta.

Continua a leggere l'articolo

La "fine dei giorni" di Xi Jinping farà precipitare la Cina e il mondo nella guerra?

di Gordon G. Chang  •  27 febbraio 2022

  • Xi Jinping, il potente leader cinese, ha "un'enorme schiera di nemici interni". – Gregory Copley, presidente dell'International Strategic Studies Association e capo redattore di Defense & Foreign Affairs Strategic Policy, [ha detto] al Gatestone Institute, febbraio 2022.

  • Xi ha creato quell'opposizione. Dopo essere diventato governante della Cina alla fine del 2012, ha strappato il potere a chiunque altro e poi ha incarcerato decine di migliaia di oppositori durante le epurazioni, che ha definito campagne "anticorruzione".

  • Pechino è in preda al panico, avendo aggiunto il mese scorso quasi mille miliardi di dollari di nuovo credito totale, un aumento record. (...) Se si include il cosiddetto "debito occulto", il debito totale del Paese ammonta a circa il 350 percento del prodotto interno lordo.

  • Non sorprende che le aziende cinesi siano ora inadempienti. La crisi del debito è così grave che può far crollare l'economia cinese e con essa i sistemi finanziari e politici del Paese.

  • Nel più recente accenno di preoccupazione, "Fang Zhou e la Cina" (...) ha scritto un saggio di 42mila caratteri intitolato "Una valutazione oggettiva di Xi Jinping". La tirata contro Xi, pubblicata il 19 gennaio sul sito web cinese 6park, sembra essere opera di alcuni membri della fazione del Partito Comunista detta "cricca di Shanghai", capeggiata dall'ex leader Jiang Zemin. La fazione di Jiang ha continuamente attaccato Xi e ora guida la carica contro di lui.

  • Purtroppo, i problemi di Xi possono diventare i nostri problemi. Xi ha, per vari motivi politici interni, una bassa soglia di rischio e molte ragioni per prendere di mira qualche altro Paese allo scopo di deviare le critiche dell'élite e il malcontento popolare.

  • Il Partito Comunista Cinese (PCC) ha sempre creduto che la sua lotta con gli Stati Uniti fosse esistenziale – nel maggio 2019, il Quotidiano del popolo, organo ufficiale del PCC, ha dichiarato una "guerra popolare" contro l'America – ma l'ostilità è diventata molto più evidente nell'ultimo anno.

  • Un virulento antiamericanismo indica che Xi Jinping sta fornendo una giustificazione per colpire l'America. Il regime cinese utilizza spesso i propri media dapprima per avvertire e poi per segnalare le proprie azioni.

Xi ha creato la sua opposizione. Dopo essere diventato governante della Cina alla fine del 2012, ha strappato il potere a chiunque altro e poi ha incarcerato decine di migliaia di oppositori durante le epurazioni, che ha definito campagne "anticorruzione". Purtroppo, i problemi di Xi possono diventare i nostri problemi. Un virulento antiamericanismo indica che Xi Jinping sta fornendo una giustificazione per colpire l'America. (Foto di Kevin Frayer/Getty Images)

Quando i camionisti hanno preso il controllo della capitale del Canada, Ottawa, e hanno bloccato i valichi di frontiera con l'America, alcuni hanno parlato di "insurrezione nazionale". In tutto il mondo democratico, si sono svolte manifestazioni di massa. La gente ne ha abbastanza di due anni di obblighi e di altre misure restrittive a causa della pandemia da Covid-19.

Non è così nello Stato più popoloso del pianeta, che continua ad applicare le più rigorose misure anti-Covid al mondo. Non ci sono notizie in merito allo svolgimento di proteste popolari nella Repubblica Popolare Cinese contro le misure governative adottate per il contenimento della diffusione dell'epidemia da Covid-19.

Continua a leggere l'articolo

Le ambizioni neo-ottomane di Erdoğan si dirigono verso est

di Burak Bekdil  •  20 febbraio 2022

  • Ossessionato dall'idea di far rivivere i giorni di gloria imperiali dei turchi, Erdoğan guarda alla parte orientale della Turchia per creare un'alleanza strategica pan-turca/islamica costituita da Turchia, Azerbaigian e Pakistan, con alleanze tattiche part-time con Iran, Qatar e Bangladesh.

  • L'idea è quella di riunire tre nazioni musulmane: la Turchia, membro della NATO; l'Azerbaigian, con le sue ricche risorse di idrocarburi e le crescenti capacità militari; e il Pakistan, con le sue armi nucleari.

  • Non è un caso che Erdoğan abbia visitato l'Azerbaigian più di 20 volte durante la sua presidenza.

  • Ankara sembra sperare che l'uscita degli Stati Uniti dall'Afghanistan abbia creato spazio per il ruolo di leadership di Turchia e Pakistan.

  • Sembra tutto promettente. Tranne che non lo è.

  • La mossa voluta dalla Turchia per trasformare la cooperazione dei Paesi turcofoni in un'unità politica che potrebbe indebolire l'influenza di Pechino e Mosca in Asia centrale sarà senz'altro oggetto di un attento esame da parte di Cina e Russia.

  • In teoria, l'Iran è il "fratello musulmano" della Turchia. In realtà, è l'avversario settario (sunnita) della Turchia (sciita), rivale storico e contendente transfrontaliero nell'Iraq a maggioranza sciita e nella Siria governata dagli sciiti.

  • E, infine, la Russia. L'Azerbaigian è ancora più un territorio russo che turco. Sono più numerosi gli azeri che parlano russo rispetto a quelli che amano ruggire lo slogan turco "una nazione, due Stati". Il Pakistan rimane l'alleato più fedele della Cina e sembra felice di considerarsi territorio cinese.

Ossessionato dall'idea di far rivivere i giorni di gloria imperiali dei turchi, Erdoğan guarda alla parte orientale della Turchia per creare un'alleanza strategica pan-turca/islamica costituita dalla Turchia membro della NATO; dall'Azerbaigian, con le sue ricche risorse di idrocarburi e le crescenti capacità militari; e dal Pakistan, con le sue armi nucleari. Nella foto: Erdoğan (a destra) e il primo ministro pakistano Imran Khan si incontrano ad Ankara, in Turchia, il 4 gennaio 2019. (Foto di Adem Altan/AFP via Getty Images)

L'ambizioso calcolo politico neo-ottomano del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan è valso alla Turchia un isolamento internazionale senza precedenti. La Turchia si è aggiudicata il titolo di essere l'unico Paese al mondo che è stato sanzionato negli ultimi cinque anni da Stati Uniti, Russia e Unione Europea. I negoziati della Turchia per la piena adesione all'UE si sono interrotti e il Consiglio Europeo ha avviato procedure di infrazione contro l'unico Stato membro musulmano della NATO. Ossessionato dall'idea di far rivivere i giorni di gloria imperiali dei turchi, Erdoğan guarda alla parte orientale della Turchia per creare un'alleanza strategica pan-turca/islamica costituita da Turchia, Azerbaigian e Pakistan, con alleanze tattiche part-time con Iran, Qatar e Bangladesh.

Continua a leggere l'articolo

Éric Zemmour: L'ultima possibilità di sopravvivenza della Francia?

di Guy Millière  •  16 febbraio 2022

  • Quando parla il presidente francese Emmanuel Macron, affronta soltanto la questione della pandemia. Gli analisti politici ritengono che se riuscisse ad evitare tutti gli altri argomenti, la sua rielezione sarà una certezza. Se non lo facesse, tutto potrebbe andare a finire chissà come.

  • "No, la Grande Sostituzione non è una fantasia". – Éric Zemmour, candidato alle imminenti elezioni presidenziali francesi, YouTube, 15 dicembre 2021.

  • "Ogni anno in Francia entrano quattrocentomila immigrati musulmani. In cinque anni, sono due milioni di musulmani in più. Questi musulmani vanno a vivere nelle aree musulmane e non si integrano. (...) Cosa pensate che significhi?" – Éric Zemmour, YouTube, 15 dicembre 2021.

  • "Vediamo la violenza nelle nostre città e nei nostri paesi. (...) Vediamo l'odio per la Francia e per la sua storia diventare la norma. (...) Voi abbandonate, senza reagire, interi quartieri del nostro Paese alla legge del più forte; (...) se scoppia una guerra civile, l'esercito manterrà l'ordine sul proprio suolo. (...) Nessuno può volere una situazione così terribile, (...) ma sì, ancora una volta, la guerra civile cova in Francia e voi lo sapete perfettamente". – Lettera aperta pubblicata in Valeurs Actuelles, firmata da migliaia di soldati professionisti che hanno chiesto che i loro nomi non fossero resi pubblici, 9 maggio 2021.

Éric Zemmour, uno dei principali candidati alle elezioni presidenziali francesi del 2022. (Photo by Bertrand Guay/AFP via Getty Images)

Parigi, 18 dicembre 2021. La nazionale algerina di calcio vince la Coppa Araba in Qatar. Decine di migliaia di tifosi algerini, sventolando bandiere algerine, si precipitano sugli Champs-Élysées a Parigi. Le vetrine dei negozi vengono distrutte. I disordini durano fino al tramonto. Si scandiscono slogan del tipo: "Lunga vita all'Algeria", "Per Allah, il Corano", e anche "Fanc**o la Francia!" e "Fanc**o, Zemmour!" Alla polizia viene ordinato di non intervenire, ma viene comunque attaccata.

Il giorno dopo, Jean Messiha, ex membro del Partito [di Marine Le Pen ] Rassemblement National, rileva in televisione: "La Grande Sostituzione e l'odio etnico, possiamo vederli".

Éric Zemmour, candidato ebreo alla presidenza francese, non commenta e si limita ad affermare in un'intervista: "Scene divenute tristemente banali".

Continua a leggere l'articolo

Distruggere Taiwan

di Gordon G. Chang  •  10 febbraio 2022

  • Il governante cinese Xi Jinping non si farà scoraggiare dalla prospettiva di perdere la TSMC [una società di semiconduttori] o, a dirla tutta, l'intera industria dei semiconduttori di Taiwan. Xi invaderà l'isola anche se dovrà farne una lastra radioattiva inabitabile per mille anni.

  • "La Cina voleva Taiwan molto prima che la TSMC producesse chip, e la vorrebbe anche se la TSMC non fosse mai esistita. (...) Vuole Taiwan perché, come la Germania nazista, è una potenza espansionista...". – Michael Turton, editorialista, Taipei Times, 10 gennaio 2022.

  • Il regime cinese è fortemente contrario all'idea di subire perdite. (...) Pertanto, McKinney e Harris mancano totalmente l'obiettivo quando sostengono che una corsa agli armamenti con la Cina sarebbe controproducente. Xi sa che un'invasione dell'isola sarebbe impopolare fra la maggior parte dei cittadini cinesi se le loro figlie o i loro figli venissero uccisi o mutilati nel tentativo (...), e non ha intenzione di fare nulla che possa portare alla fine del governo del Partito Comunista.

  • Richard Fisher, un analista militare cinese dell'International Assessment and Strategy Center, dice al Gatestone che vi è la possibilità che gli Stati Uniti vincano tale competizione con la Cina. Fisher ha ragione. L'esercito cinese ha intrapreso una corsa agli armamenti non solo con gli Stati Uniti, ma con gran parte della regione, in particolare Giappone e Australia.

  • Mentre il Partito Comunista cinese attacca le democrazie, Washington non può consentire a Pechino di assorbirne nessuna, anche se non è la patria dei principali produttori di chip del mondo.

  • "Distruggere la democrazia di Taiwan è essenziale per dare al Partito Comunista cinese la licenza di distruggere tutte le altre democrazie". – Richard Fisher al Gatestone, gennaio 2022.

  • Se l'America andasse in soccorso di Taiwan, non difenderebbe soltanto l'isola, ma difenderebbe se stessa.

Il governante cinese Xi Jinping non si farà scoraggiare dalla prospettiva di perdere la sua industria dei semiconduttori. Invaderà l'isola anche se dovrà farne una lastra radioattiva inabitabile per mille anni. (Fonte immagine: iStock)

Come sostiene un articolo pubblicato nelle pagine di Parameters, il trimestrale dell'US Army War College, l'America può salvare Taiwan dall'invasione cinese promettendo di contrastarla, o almeno di contrastare la sua capacità di produrre chip. In "Broken Nest: Deterring China from Invading Taiwan", Jared McKinney della Air University e Peter Harris della Colorado State University affermano che Taipei e Washington dovrebbero rendere l'isola "indesiderabile".

Continua a leggere l'articolo

La Cina: Acquisire l'Europa

di Judith Bergman  •  1 febbraio 2022

  • Secondo Datenna [una società olandese che monitora gli investimenti cinesi in Europa], tra il 2010 e il 2020, uno sbalorditivo 40 per cento dei 650 investimenti cinesi realizzati in Europa sono stati effettuati da imprese o società "controllate dallo Stato totalmente o parzialmente , in maniera diretta o indiretta".

  • Quando il presidente della Commissione per gli Affari esteri del Parlamento britannico, Tom Tugendhat, ha scritto che la proprietà cinese della fabbrica inglese di microchip, Newport Wafer Fab, "è fonte di grande preoccupazione economica e per la sicurezza nazionale", il segretario agli Affari del Regno Unito Kwasi Kwarteng ha risposto che l'accordo era stato "esaminato approfonditamente". Solo dopo notevoli pressioni il primo ministro britannico Boris Johnson ha accettato una revisione della sicurezza nazionale della vendita.

  • La Corte dei Conti europea, un'istituzione dell'Unione Europea che controlla le finanze dell'UE, ha riscontrato che ottenere un quadro degli investimenti cinesi nell'UE è difficile a causa della mancanza di dati completi perché pare che nessuno li registri.

  • Anche i sistemi capaci di bloccare gli investimenti esteri a causa di questioni di sicurezza nazionale sembrano mancare o semplicemente non vengono utilizzati a sufficienza.

  • I "meccanismi di filtraggio più rigorosi" chiaramente non fermano la Cina.

  • Ciò che sembra essere urgente ora in Europa è una comprensione più profonda della minaccia rappresentata dalla Cina, nonché la volontà politica di agire di conseguenza. È assolutamente necessaria un'azione per bloccare gli investimenti che servono su un piatto d'argento le risorse strategiche dell'Europa alle imprese statali cinesi, che il Partito Comunista cinese poi utilizza per portare avanti i propri fini espansionistici.

Da più di un decennio, la Cina acquista di nascosto società europee in settori strategici, in particolare quello tecnologico ed energetico. Sistemi capaci di bloccare gli investimenti esteri a causa di questioni di sicurezza nazionale sembrano mancare o semplicemente non vengono utilizzati a sufficienza. (Fonte dell'immagine: iStock)

Da più di un decennio, la Cina acquista di nascosto società europee in settori strategici, in particolare quello tecnologico ed energetico. La Cina sembra utilizzare queste risorse europee per contribuire a realizzare le ambizioni del Partito Comunista cinese (PCC) di diventare una forza mondiale, tecnologicamente indipendente dall'Occidente e, alla fine capace di soppiantare gli Stati Uniti come superpotenza economica, politica e militare mondiale.

Continua a leggere l'articolo

Questo sito utilizza i cookie per offrire il miglior servizio possibile.
Per saperne di più, ti invitiamo a visionare la nostra Informativa sulla privacy e sull'uso dei cookie.