Analisi e articoli più recenti

Turchia: "I resti della spada" di Erdoğan

di Uzay Bulut  •  18 maggio 2020

  • L'espressione "i resti della spada" (kılıç artığı in turco) è un insulto comunemente usato in Turchia che spesso si riferisce ai sopravvissuti ai massacri dei cristiani – che ebbero come obiettivo soprattutto armeni, greci e assiri – compiuti dall'Impero ottomano e poi perpetrati dal suo successore, la Turchia.

  • Pertanto, l'uso dell'espressione "i resti della spada" non rappresenta una negazione dei massacri o dei genocidi. Al contrario, dichiara l'orgoglio dei perpetratori. Significa: "Sì, abbiamo massacrato i cristiani e altri non musulmani perché se lo meritavano!"

L'uso pubblico dell'insulto "i resti della spada" da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, nel riferirsi ai sopravvissuti dei massacri dei cristiani nel suo Paese è allarmante sotto molti punti di vista. L'espressione non solo insulta le vittime e i sopravvissuti dei massacri, ma mette anche a repentaglio la sicurezza della comunità cristiana in calo in Turchia, spesso esposta a pressioni che includono aggressioni fisiche. (Foto di Chris McGrath/Getty Images)

Il 4 maggio scorso, durante un briefing sul coronavirus, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha usato l'espressione molto sprezzante "i resti della spada".

"Non permettiamo ai resti della spada nel nostro Paese", egli ha dichiarato, "di tentare di svolgere attività [terroristiche]. Il loro numero è diminuito, ma molti esistono ancora".

L'espressione "i resti della spada" ((kılıç artığı in turco) è un insulto comunemente usato in Turchia che spesso si riferisce ai sopravvissuti ai massacri dei cristiani – che ebbero come obiettivo soprattutto armeni, greci e assiri – compiuti dall'Impero ottomano e poi perpetrati dal suo successore, la Turchia.

Continua a leggere l'articolo

Coronavirus: La Cina conduce una campagna d'intimidazione mondiale
L'Unione Europea si autocensura per rabbonire la Cina

di Soeren Kern  •  13 maggio 2020

  • Gli inviati cinesi sono stati particolarmente aggressivi su Twitter, attaccando, intimidendo e mettendo a tacere i giornalisti, i legislatori e gli studiosi dei think tank occidentali – così come chiunque contraddica la versione ufficiale cinese degli eventi.

  • Su pressione dei funzionari cinesi, Esther Osorio, consigliere dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'UE, Josep Borrell, è intervenuta personalmente per ritardare la pubblicazione del rapporto iniziale. Presumibilmente, l'Unione Europea sperava di ottenere un trattamento migliore per le aziende europei operanti in Cina. Il 25 aprile, tuttavia, il South China Morning Post, che disponeva di una copia del rapporto originale, ha rivelato che Pechino aveva minacciato di bloccare l'esportazione in Europa delle forniture mediche se il capitolo sulla Cina non fosse stato rimosso.

  • Il 15 aprile, Bild, il quotidiano più letto della Germania, ha pubblicato un articolo titolato "Ciò che la Cina ci deve finora", pezzo che stima in 150 miliardi di euro l'ammontare della somma dovuta alla nazione tedesca da Pechino per i danni causati dalla pandemia di coronavirus. L'articolo elenca l'insieme dei danni economici subiti dalla Germania, tra cui 50 miliardi di euro di perdite per le piccole imprese e 24 miliardi di euro per mancati guadagni per il settore turistico

  • "Lei governa con la sorveglianza e il controllo. Lei non sarebbe presidente senza la sorveglianza. Lei controlla qualunque cosa faccia qualunque cittadino, ma si rifiuta di monitorare i mercati umidi infetti del Paese." – Julian Reichelt, direttore della Bild, nella lettera aperta "Lei mette in pericolo il mondo intero", indirizzata al presidente cinese Xi Jinping.

L'Unione Europea ha ceduto alle pressioni della Cina e ha edulcorato un rapporto sui tentativi cinesi di scaricare la colpa della pandemia di coronavirus. Secondo quanto riferito, i funzionari di Pechino avrebbero minacciato di bloccare l'esportazione di forniture mediche in Europa, se il rapporto fosse stato pubblicato nella sua forma originale. Nella foto: il ministro cinese degli Affari Esteri, Wang Yi, nel quartier generale dell'UE, a Bruxelles, il 17 dicembre 2019. (Foto di John Thys/AFP via Getty Images)

L'Unione Europea ha ceduto alle pressioni della Cina e ha edulcorato un rapporto sui tentativi cinesi di scaricare la colpa della pandemia di coronavirus. Secondo quanto riferito, i funzionari di Pechino avrebbero minacciato di bloccare l'esportazione di forniture mediche in Europa, se il rapporto fosse stato pubblicato nella sua forma originale.

Queste rivelazioni arrivano mentre il corpo diplomatico cinese conduce a livello mondiale una un'aggressiva campagna di disinformazione – una diplomazia del "lupo guerriero", che prende il nome da una serie di film d'azione patriottici cinesi – finalizzata a imporre la sua narrazione sulle origini del coronavirus.

Gli inviati cinesi sono stati particolarmente aggressivi su Twitter, attaccando, intimidendo e mettendo a tacere i giornalisti, i legislatori e gli studiosi dei think tank occidentali – così come chiunque contraddica la versione ufficiale cinese degli eventi.

Continua a leggere l'articolo

Coronavirus: La Cina continua a inondare il mondo di dispositivi medici difettosi

di Soeren Kern  •  5 maggio 2020

  • Più di una dozzina di Paesi in quattro continenti hanno di recente riscontrato dei problemi con i test per la diagnostica del coronavirus e con i dispositivi di protezione individuale di produzione cinese. Tali problemi vanno dai kit di test contaminati dal Covid-19 all'abbigliamento sanitario protettivo infestato da insetti.

  • Le autorità cinesi hanno rifiutato di assumersi la responsabilità dei dispositivi difettosi e in molti casi hanno addossato la colpa ai Paesi che hanno acquistato il materiale. Hanno inoltre invitato le nazioni a smettere di "politicizzare" il problema.

  • Il primo ministro slovacco Igor Matovič ha reso noto che un milione di test diagnostici per il Covid-19 forniti dalla Cina per un pagamento di 15 milioni di euro in contanti erano inaccurati e incapaci di rilevare la positività al coronavirus. "Abbiamo una tonnellata di test e non possiamo utilizzarli", ha dichiarato il premier. "Dovrebbero essere gettati direttamente nel Danubio".

  • La senatrice statunitense della Georgia Kelly Loeffler ha accusato la Cina di ritardare la consegna delle forniture dei kit di test: "I test sono fondamentali per riaprire il nostro Paese. Sono preoccupata che la Cina stia trattenendo i kit di test. Stanno giocando con la politica commerciale per impedire a noi, gli Stati Uniti, di avere i test di cui abbiamo bisogno".

  • "Non dovremmo perdere di vista la sfida strategica fondamentale a cui sta facendo fronte l'Occidente nell'era della post-globalizzazione: siamo in una competizione crepuscolare a lungo termine con il regime comunista cinese, una lotta a cui non possiamo sfuggire, che ci piaccia o no". – Andrew Michta, George C. Marshall European Center for Security Studies.

Più di una dozzina di Paesi in quattro continenti hanno di recente riscontrato dei problemi con i test per la diagnostica del coronavirus e con i dispositivi di protezione individuale di produzione cinese. Tali problemi vanno dai kit di test contaminati dal Covid-19 all'abbigliamento sanitario protettivo infestato da insetti. Le mascherine cinesi difettose, acquistate dal ministero della Salute spagnolo, sono state distribuite agli ospedali e alle case di cura in tutto il Paese e più di cento operatori sanitari che le hanno utilizzate sono risultati positivi al Covid-19. Nella foto: Una fornitura dalla Cina di 8,6 milioni di mascherine e di 150 tonnellate di dispositivi sanitari arriva all'aeroporto di Parigi Châlons-Vatry, in Francia, il 19 aprile 2020. (Foto di Francois Nascimbeni/AFP via Getty Images)

Il Gatestone Institute ha di recente rivelato che milioni di dispositivi medici acquistati dalla Cina da parte dei governi europei per contrastare la pandemia di coronavirus sono difettosi e inutilizzabili.

Dopo la pubblicazione del nostro articolo, più di una dozzina di Paesi in quattro continenti hanno di recente riscontrato dei problemi con i test per la diagnostica del coronavirus e con i dispositivi di protezione individuale di produzione cinese. Tali problemi vanno dai kit di test contaminati dal Covid-19 all'abbigliamento sanitario protettivo infestato da insetti.

Continua a leggere l'articolo

Tribunali del Regno Unito: I matrimoni della Sharia non sono validi per la legge britannica

di Soeren Kern  •  28 aprile 2020

  • "Abbiamo cercato di informare la Corte d'Appello che molte donne appartenenti alle minoranze, soprattutto le donne musulmane, vengono ingannate o costrette da mariti violenti a contrarre solo il matrimonio religioso, che le priva dei loro diritti finanziari quando il matrimonio finisce...". – Southall Black Sisters, un gruppo di sostegno per le donne sud-asiatiche, 14 febbraio 2020.

  • Nel febbraio del 2018, una revisione indipendente dell'applicazione della legge della Sharia in Inghilterra e nel Galles (...) raccomandava di apportare delle modifiche al Marriage Act 1949 e al Matrimonial Causes Act 1973 richiedendo ai musulmani di contrarre il matrimonio con rito civile prima o durante la cerimonia del nikah. Ciò renderebbe il matrimonio islamico conforme al matrimonio cristiano o ebraico agli occhi della legge britannica.

  • "L'Assemblea è preoccupata del fatto che le regole dei consigli della Sharia discriminino chiaramente le donne in materia di divorzio e di successione." – Consiglio d'Europa, gennaio 2019.

  • Al momento, né il governo britannico né il Parlamento britannico hanno introdotto una legislazione che imponga ai musulmani di contrarre matrimoni civili prima o durante la cerimonia del nikah (...) [ma] la decisione della Corte ribadisce con efficacia il principio che gli immigrati che si stabiliscono nel Regno Unito devono conformarsi alla legge britannica, e non il contrario.

La Corte d'Appello, il secondo tribunale più alto nel sistema giuridico di Inghilterra e Galles, dopo la Corte Suprema, ha stabilito che il contratto di matrimonio, noto come nikah in arabo, non è valido ai sensi della legge britannica. Nella foto: la Royal Courts of Justice a Londra, sede della Corte d'Appello. (Fonte dell'immagine: Anthony M/Wikimedia Commons)

La Corte d'Appello, il secondo tribunale più alto nel sistema giuridico di Inghilterra e Galles, dopo la Corte Suprema, ha stabilito che il contratto di matrimonio, noto come nikah in arabo, non è valido ai sensi della legge britannica.

La storica sentenza ha implicazioni di vasta portata. Da un lato, la decisione compromette i tentativi di sancire questo aspetto della legge della Sharia nel sistema giudiziario britannico. Dall'altro lato, nega a migliaia di potenziali donne musulmane in Gran Bretagna la possibilità di ricorrere alle vie legali in caso di divorzio.

Il caso riguarda una coppia separata, Nasreen Akhter e Mohammed Shabaz Khan, entrambi di origini pakistane, che avevano contratto un nikah con una cerimonia officiata da un imam di fronte a 150 invitati, in un ristorante di Londra, nel dicembre del 1998.

Continua a leggere l'articolo

Coronavirus: Il grande insabbiamento della Cina

di Giulio Meotti  •  13 aprile 2020

  • Sembra che i pipistrelli non siano stati venduti al mercato umido di Wuhan. In uno studio del gennaio scorso, The Lancet ha rilevato che il primo caso di Covid-19 a Wuhan non aveva alcun legame con il mercato.

  • Un'altra persona è appena scomparsa. Ai Fen, un medico cinese, che (...) ha affermato che i suoi superiori avevano messo a tacere i suoi primi avvertimenti sul coronavirus, sembra essere svanita nel nulla. (...) Sono scomparsi anche i giornalisti che hanno visto quello che è accaduto a Wuhan.

  • "Nessuno è stato in grado di studiarlo. Come si può affermare che non sia sfuggito da un laboratorio, se non si può avere accesso al laboratorio? In effetti, abbiamo visto Pechino fare del proprio meglio per impedire ai virologi e agli epidemiologi di recarsi a Wuhan." – Gordon Chang, in Die Weltwoche, 31 marzo 2020.

  • Questo è un altro grosso problema. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, che potrebbe avere un ruolo chiave nel fare luce sulle origini dell'epidemia di Wuhan, è ora accusata di essere "complice del coronavirus cinese".

L'11 gennaio, il governo cinese ha annunciato che il mercato umido di Wuhan è stato all'origine dell'epidemia di coronavirus. Lo stesso regime cinese in seguito ha affermato che il virus "potrebbe non aver avuto origine in Cina" e dopo ancora le autorità cinesi hanno iniziato a sostenere che sono stati i soldati americani ad aver portato il virus a Wuhan. Quale scienziato o istituzione stimata può ora fidarsi di tutto ciò che arriva dalla Cina? (Photo by Kevin Frayer/Getty Images)

Abbiamo pagato caro le menzogne della Cina.

"Questo è uno dei peggiori insabbiamenti della storia umana, e il mondo sta affrontando una pandemia globale", ha dichiarato il deputato americano Michael T. McCaul, influente membro repubblicano della Commissione per gli Affari Esteri del Congresso, prima che la comunità dell'intelligence statunitense arguisse, in un rapporto riservato alla Casa Bianca, che la Cina ha nascosto l'origine e l'entità della catastrofica epidemia di coronavirus.

"Il fallimento [del Partito comunista cinese] ha scatenato un contagio globale che ha ucciso migliaia di persone", ha scritto il 1° aprile scorso il cardinale Charles Maung Bo, presidente della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche. "Mentre rileviamo il danno arrecato alle vite di tutto il mondo, dobbiamo chiederci: chi è il responsabile?"

Continua a leggere l'articolo

Coronavirus: La Cina inonda l'Europa di dispositivi medici difettosi

di Soeren Kern  •  8 aprile 2020

  • In Spagna, il ministero della Salute ha rivelato che 640 mila test rapidi per il coronavirus acquistati da un fornitore cinese si sono rivelati difettosi. Inoltre, un altro milione di test consegnati alla Spagna il 30 marzo e provenienti dalla Cina erano anch'essi difettosi.

  • Il sito d'informazione ceco iRozhlas ha riferito che 300 mila kit di test del Covid-19 forniti dalla Cina avevano un tasso di errore dell'80 per cento. Il ministero dell'Interno ceco ha sborsato 2,1 milioni di dollari per l'acquisto dei kit.

  • "La brutale verità è che la Cina sembra infrangere le normali regole di comportamento in ogni ambito di vita – dall'assistenza sanitaria al commercio e dalla manipolazione della valuta alla repressione interna. Da troppo tempo, le nazioni hanno ceduto penosamente alla Cina nella disperata speranza di ottenere accordi commerciali. Ma quando ci libereremo di questa terribile pandemia sarà indispensabile ripensare quella relazione e metterla su una base molto più bilanciata e onesta ". – L'ex leader del Partito conservatore britannico Iain Duncan Smith.

Un crescente numero di Paesi europei riferisce che milioni di dispositivi medici donati o acquistati dalla Cina per sconfiggere la pandemia di coronavirus sono difettosi e inutilizzabili. Nella foto: Il 25 marzo 2020, lavoratori catalogano in un magazzino di Valencia, in Spagna i dispositivi di protezione personale ricevuti dalla Cina. (Foto di Juan Carlos Cardenas/Pool/AFP via Getty Images)

Mentre l'epidemia di coronavirus infuria in tutta Europa, un crescente numero di Paesi europei riferisce che milioni di dispositivi medici donati o acquistati dalla Cina per sconfiggere la pandemia di coronavirus sono difettosi e inutilizzabili.

Le rivelazioni stanno alimentando la diffidenza verso lo sforzo di pubbliche relazioni compiuto dal presidente cinese Xi Jinping e dal suo Partito comunista e finalizzato a rappresentare la Cina come la nuova superpotenza umanitaria mondiale.

Continua a leggere l'articolo

L'Occidente deve svegliarsi davanti alla duplicità della Cina

di Giulio Meotti  •  31 marzo 2020

  • In un articolo pubblicato dall'agenzia di stampa Xinhua, uno dei portavoce del Partito comunista cinese, Pechino ha minacciato di bloccare l'esportazione dei prodotti farmaceutici dopo che gli Stati Uniti sarebbero "precipitati nel potente mare del coronavirus...". – Yanzhong Huang, senior fellow per la salute globale presso il Council on Foreign Relations, Twitter, 4 marzo 2020.

  • "Dietro le sue dichiarazioni di solidarietà, la Cina intende acquistare le nostre aziende e infrastrutture in difficoltà." – Bild, 19 marzo 2020.

  • L'Italia, un Paese colpito duramente dalla pandemia di coronavirus della Cina, è ora al centro di una strategica campagna di propaganda cinese. Pechino ha inviato medici e forniture in Italia e in Europa. In Italia, si possono vedere manifesti con su scritto "Forza Cina!" La Cina sta cercando di comprare il nostro silenzio e la nostra complicità. Purtroppo, ciò è già in atto.

  • La Cina non offre il suo aiuto per "solidarietà". Il regime cinese sta cercando di rappresentare se stesso come il salvatore del mondo. All'inizio della pandemia, al governo di Pechino non importava nemmeno della vita della propria popolazione: era troppo occupato a censurare l'informazione.

La Cina sta conducendo una duplice guerra d'informazione: una all'estero e un'altra per i propri cittadini, entrambe guidate dalle autorità con in testa il presidente Xi Jinping. Evidentemente, considerano l'Occidente debole e sottomesso. E anche noi. (Foto di Naohiko Hatta - Pool/Getty Images)

Il Partito comunista cinese rappresenta la "principale minaccia della nostra epoca", ha detto astutamente a gennaio il segretario di Stato americano Mike Pompeo. In quel momento, il coronavirus si era già diffuso in Cina e nel mondo; il tentativo del Partito comunista cinese di nascondere l'epidemia ha dimostrato che Pompeo aveva più che ragione. "La mia preoccupazione è che questo insabbiamento, questa disinformazione in cui è impegnato il Partito comunista cinese, stia ancora negando al mondo le informazioni di cui ha bisogno in modo che si possano prevenire ulteriori casi o qualcosa del genere", ha aggiunto la scorsa settimana Pompeo.

Continua a leggere l'articolo

Coronavirus: L'Unione Europea si disfa

di Soeren Kern  •  29 marzo 2020

  • Di fronte a una minaccia esistenziale, gli Stati membri dell'Unione Europea, lungi dall'essere uniti per affrontare la pandemia come blocco unificato, stanno istintivamente tornando a perseguire gli interessi nazionali. Dopo anni di critiche al presidente americano Donald J, Trump per aver portato avanti una politica nazionalista all'insegna dello slogan "America First", i leader europei stanno tornando a quello stesso nazionalismo che hanno pubblicamente affermato di disprezzare.

  • Da quando è diventata più chiara la minaccia rappresentata dal coronavirus, gli europei hanno mostrato ben poco quella preziosa solidarietà multilaterale che per decadi hanno venduto al resto del mondo come fondamento dell'unità europea. Il soft power dell'UE, che si dice sia un modello per un ordine mondiale post-nazionale, ha dimostrato di essere una vuota finzione.

  • Nelle ultime settimane, gli Stati membri dell'Unione Europea hanno chiuso le loro frontiere, hanno vietato le esportazioni di forniture essenziali e hanno trattenuto gli aiuti umanitari. La Banca Centrale Europea (BCE), garante della moneta unica europea, ha trattato con disprezzo senza precedenti l'Italia, la terza maggior economia dell'eurozona, nel suo eccezionale momento di bisogno. Gli Stati membri più colpiti dalla pandemia – Italia e Spagna – sono stati abbandonati a loro stessi dagli altri Paesi membri.

Nelle ultime settimane, gli Stati membri dell'Unione Europea hanno chiuso le loro frontiere, hanno vietato le esportazioni di forniture essenziali e hanno trattenuto gli aiuti umanitari. Nella foto: Il 18 marzo 2020, i camion vengono sottoposti a backup al valico di frontiera tra Austria e Ungheria. (Foto di Thomas Kronsteiner/Getty Images)

Mentre la pandemia da coronavirus infuria in Europa – dove più di 250 mila persone sono state colpite dal Covid-19 e 15 mila sono morte – i pilastri fondamentali dell'Unione Europea si stanno sgretolando uno dopo l'altro.

Di fronte a una minaccia esistenziale, gli Stati membri dell'Unione Europea, lungi dall'essere uniti per affrontare la pandemia come blocco unificato, stanno istintivamente tornando a perseguire gli interessi nazionali. Dopo anni di critiche al presidente americano Donald J, Trump per aver portato avanti una politica nazionalista all'insegna dello slogan "America First", i leader europei stanno tornando a quello stesso nazionalismo che hanno pubblicamente affermato di disprezzare.

Continua a leggere l'articolo

Coronavirus: La campagna di propaganda della Cina in Europa

di Soeren Kern  •  24 marzo 2020

  • Non è ancora chiaro se l'opinione pubblica europea, che deve sopportare il peso delle sofferenze causate dall'epidemia, sarà altrettanto facilmente disposta a trascurare la cattiva condotta delle autorità cinesi.

  • "Questa è un'operazione di propaganda che nasconde varie verità. La prima, e la più importante, è che il colpevole di questa pandemia è il regime cinese. Non occorre nessuna teoria cospirazionista per evidenziarlo." – Emilio Campmany, Libertad Digital, 3 marzo, 2020.

  • "La Cina vuole trarre vantaggio da questa calamità per strappare la leadership globale agli Stati Uniti. Sarà il Paese comunista che fornirà i farmaci più efficaci per combattere il virus. Scoprirà il vaccino prima di chiunque altro e lo distribuirà in tutto il mondo in tempi record. Acquisterà i nostri beni e investirà nei nostri Paesi per salvare le economie. E alla fine, affermerà di essere stato il nostro salvatore." – Emilio Campmany, Libertad Digital, 3 marzo, 2020.

Il 12 marzo, la Cina ha inviato in Italia un team di nove medici cinesi insieme a circa 30 tonnellate di materiale sanitario con un volo organizzato dalla Croce Rossa cinese. Nella foto: Il 14 marzo, a Roma, Francesco Vaia, direttore sanitario dell'ospedale Spallanzani (a destra) parla accanto ai membri della delegazione di medici cinesi. (Photo by Andreas Solaro/AFP via Getty Images)

Il governo cinese ha accelerato la fornitura di aiuti sanitari all'Europa, che è diventata l'epicentro della pandemia di coronavirus scoppiata nella città cinese di Wuhan. La generosità sembra essere parte di una campagna di pubbliche relazioni voluta dal presidente cinese Xi Jinping e dal suo Partito comunista per sviare le critiche mosse alla loro responsabilità per l'epidemia letale.

La campagna di Pechino come benefattore globale potrebbe sortire risultati in Europa, dove leader politici compiacenti da tempo hanno notoriamente paura di inimicarsi il secondo partner commerciale dell'Unione Europea. Non è ancora chiaro se l'opinione pubblica europea, che deve sopportare il peso delle sofferenze causate dall'epidemia, sarà altrettanto facilmente disposta a trascurare la cattiva condotta delle autorità cinesi.

Continua a leggere l'articolo

Coronavirus: La Germania strumentalizza l'anti-americanismo

di Soeren Kern  •  22 marzo 2020

  • Il tentativo di strumentalizzare l'anti-americanismo sembra essere uno sforzo del governo tedesco per smorzare le critiche mosse dall'opinione pubblica alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al suo Gabinetto per la tiepida risposta all'epidemia di coronavirus.

  • La notizia è stata rapidamente ripresa e diffusa acriticamente dai media della carta stampata e da quelli radiotelevisivi in tutta Europa – e in America. Quasi tutti si sono limitati a citare testualmente l'articolo del Die Welt senza verifiche e riscontri.

  • "Per chiarire di nuovo in merito al coronavirus: la CureVac non ha ricevuto nessuna offerta dal governo degli Stati Uniti né da entità correlate prima, durante e dopo la riunione della Task Force tenutasi il 2 marzo alla Casa Bianca. La CureVac respinge tutte le accuse mosse dalla stampa". – Dichiarazione della CureVac del 16 marzo 2020.

  • Il quotidiano Frankfurter Allgemeine, in un articolo titolato "CureVac non ha ricevuto un'offerta dal governo degli Stati Uniti", ha definito il pezzo del Welt una "fake news" architettata da CureVac per garantirsi i finanziamenti pubblici. Il giornale ipotizza che il governo tedesco abbia contribuito a promuovere la menzogna...

Il governo tedesco ha diffuso una fake news secondo la quale gli Stati Uniti stanno cercando di ottenere in esclusiva il brevetto di un vaccino in sperimentazione contro il Covid-19 al quale sta lavorando la CureVac, un'azienda tedesca di biotecnologia. Nella foto: Un'auto aziendale con il logo della CureVac, davanti al quartier generale della società, a Tubinga, in Germania (Foto di: Matthias Hangst/Getty Images)

Il governo tedesco ha diffuso una fake news secondo la quale gli Stati Uniti stanno cercando di ottenere in esclusiva il brevetto di un vaccino in sperimentazione contro il Covid-19 al quale sta lavorando la CureVac, un'azienda tedesca di biotecnologia.

La notizia – che ha scatenato la rabbia anti-americana in Germania e in Europa – è stata rapidamente smentita dall'azienda, che ha negato di aver ricevuto offerte dal governo degli Stati Uniti o da qualsiasi entità correlata.

Il tentativo di strumentalizzare l'anti-americanismo sembra essere uno sforzo del governo tedesco per smorzare le critiche mosse dall'opinione pubblica alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al suo Gabinetto per la tiepida risposta all'epidemia di coronavirus.

Continua a leggere l'articolo

Israele aiuta i palestinesi nella lotta contro il coronavirus e gli arabi li tradiscono

di Khaled Abu Toameh  •  18 marzo 2020 15:16

  • Va rilevato che l'Egitto, che condivide un confine con la Striscia di Gaza, non ha inviato alcun kit di test del coronavirus né materiale disinfettante ai palestinesi che vivono lì.

  • "Dopo oltre settant'anni, il Libano continua a essere il Paese in cui i profughi palestinesi soffrono di più e sono privati di molti dei loro diritti economici e umani, incluso quello di svolgere la propria attività in determinati settori; hanno complicazioni procedurali a ottenere permessi lavorativi e si vedono negare il diritto alla proprietà." – Dr. Mohsen Saleh, direttore generale del Zaitouna Center for Studies di Beirut, arabi21.com, 21 luglio 2019.

  • Assad Abu Khalil, un professore americano di origine libanese presso la California State University, il quale afferma di essere "pro-palestinese", non sembra preoccupato delle severe restrizioni imposte ai palestinesi dal suo Paese: il Libano. Né sembra infastidito del fatto che un funzionario libanese (e non israeliano) sia quello che di fatto chiede di mettere i palestinesi in "prigioni di massa".

  • L'Egitto, da parte sua, ha da tempo abbandonato i palestinesi, sigillando il suo confine con la Striscia di Gaza. I libanesi, gli egiziani e la maggior parte degli arabi considerano i palestinesi come un problema di Israele. Quando l'attuale crisi del virus sarà superata, si spera che i palestinesi ricorderanno che solo un Paese è intervenuto in loro soccorso: Israele. Potrebbero anche ricordare che i loro fratelli arabi li hanno traditi non per la prima volta e di certo non per l'ultima.

I palestinesi che vivono in Libano sono preoccupati che le autorità libanesi possano usare il coronavirus come un pretesto per rafforzare ulteriormente le restrizioni ai campi profughi, dopo che Samir Geagea, un eminente politico libanese, ha chiesto la chiusura immediata dei 12 campi profughi palestinesi del suo Paese. Nella foto: Palestinesi che protestano il 31 gennaio 2020 ad Ain el-Hilweh, il più grande campo profughi palestinese del Libano. (Foto di Mahmoud Zayyat/AFP via Getty Images)

Mentre Israele lavora alacremente per contrastare la diffusione del coronavirus tra i palestinesi, i Paesi arabi sembrano fare del loro meglio quando si tratta di aiutare i loro fratelli palestinesi, ossia non fanno assolutamente nulla.

Nei giorni scorsi, le autorità israeliane hanno consegnato all'Autorità Palestinese, che governa in Cisgiordania, 200 kit di test del Covid-19. Per di più, team di professionisti israeliani e palestinesi lavorano insieme per arrestare il contagio del virus.

Le autorità israeliane hanno altresì consegnato altri 200 kit di test a Hamas, al potere nella Striscia di Gaza, nonostante le migliaia di razzi e di aerostati esplosivi e incendiari lanciati verso Israele.

Continua a leggere l'articolo

L'Europa non deve essere vittima del ricatto di Erdoğan

di Burak Bekdil  •  17 marzo 2020

  • Evidentemente la Turchia vorrebbe vedere maggiori progressi nei colloqui di adesione per diventare membro a pieno titolo dell'Unione Europea. (...) Erdoğan vorrebbe sicuramente che l'Occidente sorvoli sul suo marcato deficit democratico e aiuti la Turchia a rafforzare la sua influenza sulle isole greche al largo delle sue coste, così come le sue pretese sui giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale.

  • Erdoğan aveva bisogno di trovare un avversario non russo da attaccare, per distogliere la rabbia dei turchi e convogliarla verso un obiettivo diverso. E quale bersaglio migliore dell'UE, con cui la maggior parte dei turchi ha un rapporto di amore-odio? L'idea di aprire le porte del confine turco e inondare l'Europa di migranti sarebbe piaciuta di certo al turco medio...

  • Ma se l'Europa vuole proteggere la propria libertà e sovranità deve difendersi. Deve rifiutare di accettare gli ostaggi di Erdoğan. (...) Se i primi gruppi di questo mini-esodo dalla Turchia dovessero far fronte a un serio blocco anziché trovare autoctoni disponibili e accoglienti, i potenziali migranti sarebbero scoraggiati dal fare un viaggio così pericoloso. Ciò che la Grecia potrebbe ottenere senza l'aiuto dell'UE sarebbe limitato...

Il 27 febbraio, il governo turco ha finito per premere il pulsante per mettere in atto la minaccia del presidente Erdoğan: milioni di migranti (soprattutto siriani) sul suolo turco, liberi di recarsi in Europa perché le porte del confine turco si sono aperte. Nella foto: il 4 marzo 2020, migranti al confine tra la Grecia e la Turchia cercano di abbattere la barriera di confine greca e di entrare nella Repubblica ellenica, nei pressi di Edirne, in Turchia. (Foto di Bulent Kilic/AFP via Getty Images)

L'autocrate islamista turco, il presidente Recep Tayyip Erdoğan, ha minacciato molte volte l'Europa di "inviare milioni di profughi". Evidentemente la Turchia vorrebbe vedere maggiori progressi nei colloqui di adesione per diventare membro a pieno titolo dell'Unione Europea. Al momento, questi negoziati sono stati congelati. Il presidente turco potrebbe anche volere avere il sostegno occidentale – da parte dell'Unione Europea, degli Stati Uniti e della NATO – alla sua visione di espandere il territorio turco nella Siria nordoccidentale.

Continua a leggere l'articolo

Iran: Le menzogne dei mullah sul coronavirus

di Majid Rafizadeh  •  14 marzo 2020

  • La Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, ha di recente definito il coronavirus una "benedizione".

  • La situazione è diventata talmente pericolosa che alcuni membri del Parlamento iraniano hanno osato farsi avanti e criticare l'establishment teocratico per non aver affrontato in modo adeguato il problema.

  • La dissimulazione e le menzogne dei leader iraniani sono alcuni dei motivi fondamentali che sottendono alla diffusione del Covid-19 in altri Paesi. Definendo il coronavirus una "benedizione", la Guida suprema iraniana sembra lasciare intendere che il suo obiettivo è la propagazione del virus in altre nazioni, in particolare in Israele e in Occidente.

Dopo la Cina, la Repubblica islamica dell'Iran è il secondo focolaio del coronavirus al mondo, e grazie alle menzogne e alle dissimulazioni dei mullah al potere, Teheran lo sta diffondendo nel resto del pianeta. (Foto di Mehdi Marizad/Fars News Agency/AFP via Getty Images)

La Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, ha di recente definito il coronavirus una "benedizione". La Repubblica islamica dell'Iran è, dopo la Cina, sua alleata, il secondo focolaio del coronavirus al mondo, e grazie alle menzogne e alle dissimulazioni dei mullah al potere, Teheran lo sta diffondendo nel resto del pianeta.

Le autorità iraniane hanno inizialmente affermato che nel Paese non era in atto un'epidemia di coronavirus e che nessuno in Iran aveva contratto la malattia. Presto, però, le informazioni trapelate hanno consentito di capire che gli alti funzionari iraniani avevano deciso di nascondere la verità.

Continua a leggere l'articolo

Chi attacca i cristiani palestinesi?

di Bassam Tawil  •  11 marzo 2020

  • La difficile situazione dei cristiani che vivono sotto il governo dell'Autorità Palestinese in Cisgiordania e sotto quello di Hamas nella Striscia di Gaza viene spesso ignorata dalla comunità internazionale e dai giornalisti presenti in Medio Oriente.

  • È opportuno osservare che la popolazione cristiana presente nell'area di Betlemme ha subìto un drastico calo passando dall'86 per cento del 1950 a meno del 12 per cento di oggi. In Cisgiordania, i cristiani ora rappresentano meno del 2 per cento della popolazione (...)

  • Nella Striscia di Gaza governata da Hamas la situazione dei cristiani è ben peggiore.

  • Invece di alzare la voce contro la persecuzione dei cristiani da parte dell'Autorità Palestinese e di Hamas, questi leader cristiani sono impegnati a cercare di incolpare Israele. Vogliono che il mondo creda che i cristiani fuggono da Betlemme e dalla Striscia di Gaza a causa delle misure di sicurezza israeliane contro i terroristi e non per le brutalità perpetrate dalle autorità palestinesi e dai musulmani in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Se le loro affermazioni fossero vere, allora perché anche i musulmani non fuggono a causa delle presunte misure israeliane?

Mentre i leader cristiani sono impegnati a condannare Israele e a diffondere calunnie del sangue contro lo Stato ebraico, i cristiani di Betlemme (nella foto) vengono colpiti da teppisti e balordi. (Fonte dell'immagine: Daniel Case/Wikimedia Commons)

Mentre i leader cristiani sono impegnati a condannare Israele e a diffondere calunnie del sangue contro lo Stato ebraico, i cristiani di Betlemme vengono colpiti da teppisti e balordi.

L'ultima vittima di queste violenze anticristiane è il dottor Salameh Qumsiyeh, un ginecologo di Betlemme che il 18 febbraio scorso è stato brutalmente aggredito da non identificati criminali mentre era al voltante della sua auto, nel centro della città.

Secondo quanto riferito da testimoni oculari, quattro aggressori mascherati hanno fermato l'auto di Qumsiyeh e lo hanno picchiato con bastoni e strumenti affilati per poi darsi alla fuga. Il medico è stato portato d'urgenza in ospedale dove gli sono state riscontrate gravi ferite.

Continua a leggere l'articolo

I fortunati arabi del Medio Oriente

di Bassam Tawil  •  10 marzo 2020

  • Al contempo, ci sono altri arabi della regione che sono più fortunati dei palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza e questi sono i cittadini arabi di Israele. Tali cittadini hanno la fortuna di non vivere sotto il governo dei leader corrotti e incompetenti dell'Autorità Palestinese e di Hamas.

  • Ecco altre buone notizie spiacevoli riguardanti i cittadini arabi di Israele: nel 2018, il governo israeliano ha reso noto che negli ultimi due anni aveva investito 4,5 miliardi di shekel (1,3 miliardi di dollari). Il governo ha inoltre annunciato che destinerà 20 milioni di shekel (5,6 milioni di dollari) al mercato arabo dell'alta tecnologia. Complessivamente, il governo ha deciso di investire 15 miliardi di shekel (4,3 miliardi di dollari), entro la fine del 2020, nel settore arabo-israeliano ...

  • I 50 miliardi di dollari che il piano di Trump ha offerto ai palestinesi finiranno per essere trattenuti perché i leader palestinesi hanno qualcos'altro in testa: continuare a ingrossare i loro conti correnti bancari a discapito della propria gente. Non stupisce quindi che gli arabi – compresi i palestinesi – che sognano una vita migliore spesso desiderino trasferirsi in Israele. Non sorprende anche che la maggior parte degli arabi israeliani non voglia far parte di uno Stato palestinese e chieda di rimanere in Israele.

I due milioni di cittadini arabi israeliani sono diventati oggetti di invidia da parte dei loro fratelli palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Un esempio della vita prospera e di successo degli arabi israeliani arriva da Arraba (nella foto), una città della Galilea, a nord di Israele. Con una popolazione di 26 mila abitanti, Arraba è ora una delle principali comunità al mondo per numero di medici. (Fonte dell'immagine: Yaakov/Wikimedia Commons)

I palestinesi che vivono sotto l'Autorità Palestinese (AP) in Cisgiordania e di Hamas nella Striscia di Gaza possono solo sognare le condizioni di vita di cui godono in Israele i loro fratelli arabi.

Grazie all'Autorità Palestinese e alla leadership di Hamas, i palestinesi sono sprofondati in condizioni di vita terribili. Povertà, disoccupazione e repressione sono state il loro destino di decennio in decennio. Questo è il motivo per cui l'AP e Hamas hanno ripetutamente respinto i piani di pace che offrono prosperità ai palestinesi.

Continua a leggere l'articolo

Questo sito utilizza i cookie per offrire il miglior servizio possibile.
Per saperne di più, ti invitiamo a visionare la nostra Informativa sulla privacy e sull'uso dei cookie.