Analisi e articoli più recenti

In che modo Hamas intende distruggere il Libano

di Khaled Abu Toameh  •  21 settembre 2020

  • Durante la visita di Haniyeh [al campo profughi di palestinese di] Ain al-Hilweh, il leader di Hamas ha dichiarato che la sua organizzazione, con l'appoggio dell'Iran, nella Striscia di Gaza, "è in possesso di missili che possono raggiungere Tel Aviv e andare oltre".

  • Gli analisti politici arabi (...) credono anche che l'Iran si stia preparando a usare i suoi emissari, Hamas e Hezbollah, per colpire i Paesi arabi che instaurano relazioni con Israele, come gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein.

  • "Chi è questo Ismail Haniyeh, che viene in Libano e mostra i muscoli nei campi [profughi] mentre è circondato da uomini armati (...) Nessuno nel nostro governo si è chiesto cosa ci faccia qui e chi lo abbia fatto entrare nel nostro Paese." – Rita Mokbel, una donna libanese, Twitter, 7 settembre 2020.

  • "Il Libano è uno Stato indipendente e non è un teatro per l'Iran e i palestinesi." – Il generale libanese Ashraf Rifi, Twitter, 7 settembre 2020.

  • "La Siria ha pagato a caro prezzo la difesa di Hamas e dei movimenti di resistenza, e loro hanno ricambiato il favore complottando contro la Siria e partecipando alla sua distruzione. Questo è ciò che insegnano la scuola dei Fratelli Musulmani e [il presidente turco] Erdogan." – Wiam Wahhab, ex ministro libanese dell'Ambiente, Twitter, 7 settembre 2020.

La visita del leader di Hamas Ismail Haniyeh in Libano ha suscitato indignazione nel Paese. Haniyeh ha avuto una serie di incontri con i funzionari libanesi e palestinesi. Ha inoltre incontrato Hassan Nasrallah, leader del gruppo terroristico Hezbollah, appoggiato dall'Iran. Nella foto: Haniyeh (che indossa una camicia blu), circondato da miliziani armati, sfila nel campo profughi libanese di Ain al-Hilweh, il 6 settembre 2020. (Foto di Mahmoud Zayyat/AFP via Getty Images)

La visita del leader di Hamas Ismail Haniyeh in Libano ha suscitato indignazione nel Paese. Molti cittadini e funzionari libanesi hanno espresso il timore che la sua presenza possa innescare un'altra guerra con Israele. La loro paura non sembra ingiustificata. I libanesi sono consapevoli del disastro che Hamas ha causato alla propria popolazione della Striscia di Gaza lanciando razzi su Israele. I libanesi dicono a Hamas: "Se volete lanciare attacchi terroristici contro Israele, non usate, per favore, il nostro Paese. Non siamo disposti a pagarne il prezzo".

Continua a leggere l'articolo

Le vite dei cristiani neri evidentemente non contano

di Giulio Meotti  •  13 settembre 2020

  • In Nigeria, negli ultimi vent'anni, sono stati uccisi 100 mila cristiani. (...) La Nigeria sta diventando il "più grande mattatoio di cristiani al mondo".

  • La Nigeria, già oggi il più popoloso Paese africano, entro il 2100 potrebbe avere una popolazione di circa 800 milioni di persone, secondo uno studio condotto da The Lancet, e potrebbe diventare la nona economia mondiale.

  • Quanti avrebbero potuto salvarsi se i media, le cancellerie e le organizzazioni internazionali avessero fatto pressione sulla leadership nigeriana affinché proteggesse la propria popolazione cristiana? Perché l'Occidente non ha mai collegato gli scambi commerciali, diplomatici, militari e politici con la Nigeria per proteggere i propri cristiani?

  • Nel 2018, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sollevato la questione con il suo omologo nigeriano Muhammadu Buhari. "Abbiamo avuto gravissimi problemi per i cristiani uccisi in Nigeria", gli ha detto Trump. Ma il presidente americano è quasi il solo tra i leader occidentali ad aver affrontato la questione. Quando il suo predecessore, il presidente Barack Obama, ha incontrato Buhari, non ha mai discusso delle stragi dei cristiani.

In Nigeria, negli ultimi vent'anni, sono stati uccisi 100 mila cristiani. La Nigeria sta diventando il "più grande mattatoio di cristiani al mondo". Nel 2018, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sollevato la questione con il suo omologo nigeriano Muhammadu Buhari. "Abbiamo avuto gravissimi problemi per i cristiani uccisi in Nigeria", gli ha detto Trump. Ma il presidente americano è quasi il solo tra i leader occidentali ad aver affrontato la questione. Quando il suo predecessore, il presidente Barack Obama, ha incontrato Buhari, non ha mai discusso delle stragi dei cristiani. Nella foto: Trump e Buhari, il 30 aprile 2018, a Washington, DC. (Foto di Win McNamee/Getty Images)

"Fermate le stragi", "Ora basta" e "Le nostre vite contano", hanno detto i cristiani nigeriani e i leader ecclesiastici che si sono riuniti a Londra, il 20 agosto, per manifestare contro il massacro dei cristiani nel loro Paese. Hanno inviato una lettera al primo ministro Boris Johnson in cui accusano i mass media internazionali di "cospirazione del silenzio".

Continua a leggere l'articolo

"Non ci arrenderemo mai": Charlie Hebdo ripubblica le vignette su Maometto

di Giulio Meotti  •  9 settembre 2020

  • La Francia sta iniziando a riflettere sulla drammatica deriva della sua libertà di espressione.

  • "Il mio sfortunato cliente sarà la libertà...". – Richard Malka, avvocato di Charlie Hebdo, Le Point, 13 agosto 2020.

  • Le democrazie occidentali hanno pagato a caro prezzo il diritto alla libertà di espressione che, se non sarà protetta ed esercitata, può scomparire dall'oggi al domani.

  • "Se i nostri colleghi nel dibattito pubblico non condividono parte del rischio, allora hanno vinto i barbari." – Elisabeth Badinter, filosofa francese nel documentario "Je suis Charlie", 9 settembre 2015.

Charlie Hebdo lo ha coraggiosamente fatto di nuovo: ha pubblicato le vignette su Maometto. Coloro che hanno proclamato: "Je suis Charlie Hebdo" adesso staranno al loro fianco? Nella foto: Stéphane Charbonnier, che era l'editore di Charlie Hebdo fino a quando non venne ucciso nell'attacco terroristico del 2015 contro la sede parigina della rivista, all'esterno della redazione del giornale, subito dopo l'attentato dinamitardo del 2 novembre 2011.

L'1 settembre, alla vigilia dell'apertura del processo che vedrà in aula 14 persone accusate di coinvolgimento in una serie di attacchi terroristici in Francia, tra cui la strage dei giornalisti e vignettisti, perpetrata il 7 gennaio 2015, nella redazione di Parigi di Charlie Hebdo, la rivista satirica francese ripubblica le vignette su Maometto sotto il titolo "Tout ça pour ça" (Tanto rumore per nulla). "Non ci arrenderemo mai", hanno dichiarato.

Gli imputati, alcuni dei quali saranno processati in contumacia, "devono affrontare una serie di accuse relative all'aiuto fornito agli autori degli attacchi che portarono alla morte 17 persone in tre giorni nel gennaio 2015". Oltre alle 12 vittime freddate all'interno e attorno alla redazione di Charlie Hebdo, un agente di polizia è stato assassinato per strada e quattro persone sono state uccise in un supermercato kosher.

Continua a leggere l'articolo

Il tentativo di demolire l'America

di Guy Millière  •  5 settembre 2020

  • Di fatto, la situazione era diventata "preoccupante" anche prima che si conoscessero i risultati delle elezioni presidenziali del 2016. Come si può ora leggere nel rapporto redatto da Michael Horowitz, direttore generale del Dipartimento di Giustizia, durante l'amministrazione Obama, gli alti vertici governativi tramarono per impedire la vittoria elettorale di Trump, e poi, in seguito, per incastrarlo, in un tentativo di colpo di Stato.

  • I sindaci di molte città e altri funzionari locali hanno deliberatamente protetto i criminali a discapito dei cittadini rispettosi della legge e hanno consentito che avesse luogo la distruzione.

  • "Trent'anni fa, pensavo che le cose fossero faziose e difficili – niente in confronto ad oggi. Le cose sono radicalmente cambiate (...) [la Sinistra] rappresenta un partito rivoluzionario rousseauiano che crede nello smantellamento del sistema. (...) Sono interessati a una vittoria politica completa. Non sono interessati al compromesso. Non sono interessati alla dialettica, allo scambio di opinioni. (...) È una religione sostitutiva. Considerano i loro oppositori politici (...) malvagi, perché ostacolano la loro utopia progressista che stanno cercando di raggiungere... ." – Il procuratore generale degli Stati Uniti William Barr, Fox News, 9 agosto 2020.

  • "Oggi, la nostra nazione fronteggia la più grave minaccia che venga instaurata questa tirannia nella nostra intera storia." – David Horowitz, Frontpage Mag, 10 agosto 2020.

L'ondata di rivolte che hanno fatto seguito alla morte di George Floyd, a Minneapolis, il 25 maggio scorso, sembra non avere nulla a che fare con la morte dell'uomo e tutto ha a che vedere con i gruppi che cercano di demolire l'America. I sindaci di molte città e altri funzionari locali hanno deliberatamente protetto i criminali a discapito dei cittadini rispettosi della legge e hanno consentito che avesse luogo la distruzione. Nella foto: Fuochi d'artificio, lanciati dai rivoltosi, esplodono in mezzo a un gruppo di poliziotti, a Washington D.C., il 30 maggio 2020. (Foto di Andrew Caballero-Reynolds/AFP via Getty Images)

La morte di George Floyd avvenuta a Minneapolis il 25 maggio scorso potrebbe sembrare, col senno di poi, un pretesto per il caos. La sua uccisione per mano di un poliziotto bianco è stata immediatamente seguita da un'ondata di rivolte durante le quali sono stati devastati i quartieri di molte grandi città. I negozi sono stati saccheggiati, gli edifici sono stati bruciati e le persone sono state uccise mentre i sindaci e altri funzionari pubblici locali hanno preferito lasciare che i rivoltosi si scatenassero, incitando un conflitto razziale, scegliendo di proteggere i criminali anziché i cittadini brutalizzati. Fin da subito è sembrato evidente che le rivolte non avevano nulla a che fare con la morte di Floyd e tutto aveva a che vedere con i gruppi che cercano di demolire l'America.

Continua a leggere l'articolo

Appeasement: Il male europeo

di Richard Kemp  •  2 settembre 2020

  • Ora, Gran Bretagna e Francia cercano di rabbonire le tre potenze che rappresentano la minaccia maggiore per il mondo: Iran, Cina e Russia.

  • Entrambi i Paesi [Gran Bretagna e Francia], così come la Germania e la stessa UE, sapevano fin troppo bene che il Piano Congiunto di Azione Globale (JCPOA), invece di negare all'Iran la via delle armi nucleari come previsto dal suo scopo dichiarato, in realtà, ha spianato la strada a Teheran – non solo all'acquisizione delle capacità nucleari, ma a farlo in modo legittimo.

  • Il ripristino della sanzioni lascerà quindi la Cina, la Russia e i Paesi europei alle prese con decisioni difficili: se osservarle o accettare le conseguenze dannose per le loro relazioni commerciali con gli Stati Uniti.

  • E per cosa? Forse a beneficio di Russia e Cina, le cui vendite di armi all'Iran porteranno sia vantaggi finanziari sia l'opportunità di estendere la loro influenza nella regione a spese dell'America e dell'Europa.

  • Se le sanzioni previste dallo snapback avranno successo, ciò non potrà che accelerare la fine del regime terrorista di Teheran e rafforzerà anche la fiducia e la sicurezza tra i Paesi arabi, sempre più timorosi di un Iran dotato di armi nucleari.

Gran Bretagna e Francia cercano di rabbonire le tre potenze che rappresentano oggi la minaccia maggiore per il mondo: Iran, Cina e Russia. Nella foto: il presidente russo Vladimir Putin, il presidente cinese Xi Jinping e il presidente iraniano Hassan Rohani, a Bishkek, in Kyrgyzstan, il 14 giugno 2019. (Foto di Vyacheslav Oseledko/AFP via Getty Images)

L'Europa è in preda a una malattia particolarmente virulenta e perniciosa che minaccia il benessere delle sue popolazioni e del mondo: non si tratta del Coronavirus, ma dell'appeasement. La politica estera anglo-francese degli anni Trenta era altresì dominata dall'appeasement (distensione) – nei confronti della Germania nazista – una politica che non riuscì a prevenire una delle più grandi catastrofi che abbia mai colpito la civiltà e che portò alla morte di milioni di persone.

Continua a leggere l'articolo

La colonizzazione inversa della Francia

di Guy Millière  •  28 agosto 2020

  • Chiedere alla polizia di non rendere noti i nomi degli assassini è un tentativo di nascondere la verità e impedire all'opinione pubblica di sapere esattamente chi in Francia perpetra quegli atti. Nascondere il nome mostra un desiderio di rabbonire quei criminali: quando un assassino ha un nome, quel nome viene immediatamente sbattuto in prima pagina.

  • "Amiamo solo ciò che ci odia, tutto ciò che ci distrugge è percepito come qualcosa di formidabile. Si vuole distruggere la verità, la storia. (...) Noi non insegniamo più la storia della Francia e non diciamo più ciò che la nostra civiltà ha realizzato. Parliamo solo della nostra civiltà per disprezzarla." – Michel Onfray, Le Salon Beige, 30 luglio 2020 e YouTube, 17 luglio 2020.

  • "La Francia sta subendo una colonizzazione inversa. Le popolazioni provenienti principalmente da Paesi precedentemente colonizzati dalla Francia si sono stabilite in Francia senza alcuna intenzione di integrarsi. La maggior parte di loro vive in quartieri dove le leggi dell'Islam ora regnano e dove gli imam diffondono l'odio verso la Francia. (...) E in un gesto di sottomissione, le autorità francesi affermano che l'odio non proviene da chi uccide, ma da chi vuole reagire e dice che bisogna porre fine alle aggressioni e agli omicidi. È un atteggiamento suicida." – Éric Zemmour, YouTube, 22 novembre 2016.

Il 4 luglio, in una stradina di Lot-et-Garonne, nella parte sudoccidentale della Francia, una giovane gendarme, Mélanie Lemée, 25 anni, ha cercato di fermare Yassine E., un conducente di un'auto che andava a velocità eccessiva. L'uomo ha accelerato e l'ha intenzionalmente travolta. La giovane donna è morta sul colpo. Nella foto: Agenti della Gendarmerie portano a spalla la bara di Mélanie Lemée, al suo funerale a Merignac, nei pressi di Bordeaux, il 9 luglio 2020. (Foto di Philippe Lopez/AFP via Getty Images)

Lione, la terza città più grande della Francia, 20 luglio, alle 3 del mattino. Un quartiere borghese. Una giovane donna cammina con il suo cane in una strada tranquilla. Un'auto arriva ad alta velocità e travolge il cane. Il conducente dell'autovettura si ferma, fa marcia indietro e travolge anche la giovane. L'uomo prosegue la folle corsa e trascina il suo cadavere per più di 800 metri. Le persone svegliate dal rumore annotano il numero di targa. Gli agenti di polizia accorsi sul posto sono inorriditi. Il corpo della giovane donna è stato smembrato. Una gamba è stata ritrovata su un lato della strada; il resto del corpo era a brandelli. Un braccio era vicino al corpo del cane. L'altro teneva ancora il guinzaglio dell'animale. Si chiamava Axelle Dorier. Era un'infermiera e aveva solo 23 anni.

Continua a leggere l'articolo

L'Iran, nuova colonia della Cina?

di Majid Rafizadeh  •  24 agosto 2020

  • L'accordo è interamente a vantaggio della Cina: i 400 miliardi di dollari che saranno investiti in 25 anni, rappresentano una piccola somma per la seconda economia mondiale. La Cina avrà inoltre pieni poteri sulle isole iraniane; si approvvigionerà di petrolio iraniano a un prezzo fortemente scontato e accrescerà la propria presenza e influenza in quasi tutti i settori dell'industria iraniana, come le telecomunicazioni, l'energia, i porti, le ferrovie e le banche. La Cina, per inciso, è il primo importatore mondiale di petrolio.

  • Anche alcuni politici iraniani e qualche giornale di Stato hanno iniziato a biasimare l'accordo. Il quotidiano Arman-e Melli, ad esempio, ha criticato inaspettatamente il governo, titolando un articolo: "L'Iran non è il Kenya né lo Sri Lanka (per essere colonizzato dalla Cina)"

  • I mullah al potere stanno svendendo il Paese alla Cina, proprio come hanno fatto alcuni governi africani. Pechino sembra più che felice di fare accordi con i dittatori, di ignorare le loro violazioni dei diritti umani e di depredare le loro nazioni per promuovere le proprie ambizioni di egemonia mondiale.

Un nuovo accordo segreto sembra dare a Pechino un controllo significativo sull'Iran. I mullah al potere stanno svendendo il Paese alla Cina, proprio come hanno fatto alcuni governi africani. Pechino sembra più che felice di fare accordi con i dittatori, di ignorare le loro violazioni dei diritti umani e di depredare le loro nazioni per promuovere le proprie ambizioni di egemonia mondiale. Nella foto: il presidente iraniano Hassan Rohani (a destra) e il presidente cinese Xi Jinping si incontrano il 23 febbraio 2016 a Teheran, in Iran. (Photo by STR/AFP via Getty Images)

"Né l'Est né l'Ovest" è uno slogan di cui i mullah iraniani vanno fieri da quando sono arrivati al potere nel 1979. Il regime iraniano si vanta da tempo della sua indipendenza dalle potenze occidentali e orientali. Ma un nuovo accordo segreto con la Cina sembra dare a Pechino un controllo significativo sull'Iran.

Questo accordo della durata di 25 anni, che sembra un accordo coloniale, garantisce alla Cina diritti importanti sulle risorse della nazione. Le informazioni trapelate rivelano che Pechino investirà quasi 400 miliardi di dollari nelle industrie petrolifere, del gas e petrochimiche iraniane. In cambio, la Cina avrà la priorità in ogni nuovo progetto iraniano legato a questi settori. Il gigante asiatico riceverà inoltre uno sconto del 12 per cento, avrà la possibilità di ritardare i pagamenti fino a due anni e potrà effettuarli nella valuta di sua scelta. Complessivamente, si stima che Pechino avrà diritto a sconti di circa il 32 per cento.

Continua a leggere l'articolo

Il genocidio ignorato dei cristiani in Nigeria

di Raymond Ibrahim  •  21 agosto 2020

  • All'inizio di quest'anno (...) [Boko Haram] ha diffuso un video di un bambino musulmano con il volto coperto che impugna una pistola puntandola alle spalle di un ostaggio cristiano inginocchiato e legato, un 22enne studente di biologia che era stato rapito mentre si stava recando all'università. Dopo aver salmodiato qualcosa in arabo ed essersi lanciato in una invettiva anticristiana, il ragazzino musulmano spara più volte alla nuca dello studente cristiano.

  • A parte, alcuni episodi più raccapriccianti (...) i cosiddetti media mainstream non riportano la maggior parte delle notizie riguardanti la persecuzione in corso. Forse i giornalisti sarebbero preoccupati del fatto che possa emergere uno schema politicamente scorretto, in cui gli attacchi sembrerebbero ideologicamente guidati, a differenza dei semplici "reati"?

  • Il motivo per cui i semplici pastori fulani di un tempo sono riusciti a uccidere dal 2015 quasi il doppio dei numerosi cristiani rispetto ai "professionisti" terroristi di Boko Haram (...) è dovuto al fatto, parafrasando il vescovo nigeriano Matthew Ishaya Audu, che " anche il presidente Buhari è di etnia fulani".

  • "Visto che il governo e i suoi apologeti affermano che le uccisioni non hanno sfumature religiose, per quale ragione i terroristi e i pastori prendono di mira le comunità prevalentemente cristiane e i leader cristiani?" – The Christian Association of Nigeria International Centre for Investigative Reporting, 21 gennaio 2020.

La carneficina dei cristiani in Nigeria, che alcuni osservatori internazionali hanno classificato come genocidio, sta raggiungendo livelli senza precedenti. Nella foto: la città di Auno, in Nigeria, il 10 febbraio 2020, dopo un attentato avvenuto il giorno prima, in cui i jihadisti hanno ucciso almeno 30 persone e rapito donne e bambini. (Foto di Audu Marte/AFP via Getty Images)

La carneficina dei cristiani in Nigeria, che alcuni osservatori internazionali hanno classificato come genocidio, sta raggiungendo livelli senza precedenti.

Secondo una notizia pubblicata il 4 agosto scorso, almeno 171 cristiani sono stati massacrati dai pastori musulmani fulani nell'arco di circa tre settimane:

"E questi sono soltanto quelli di cui siamo a conoscenza. In realtà, è probabile che il bilancio sia molto più alto. Molte migliaia di persone sono altresì fuggite dalle loro case a causa della violenza, abbandonando i loro mezzi di sussistenza dopo che il lockdown dovuto al Covid-19 aveva provocato il caos economico. La nostra redazione è stata sommersa per molti mesi da simili storie, eppure, i maggiori media manistream non si occupano in modo preoccupante di questo inesorabile e sanguinoso tributo di vite cristiane".

Continua a leggere l'articolo

Il contenimento della Cina

di Lawrence A. Franklin  •  15 agosto 2020

  • Dopo le numerose trasgressioni della Cina negli ultimi cinquant'anni (...) il contenimento militare dell'espansionismo cinese e l'obiettivo dichiarato del presidente del Partito comunista Xi Jinping di dominare il mondo devono essere la massima priorità della politica estera del Mondo Libero.

  • Ai Paesi potrebbe altresì essere ingiunto di annullare tutte le relazioni commerciali con la Cina. Perché finanziare il proprio nemico e renderlo più forte?

  • La facile acquisizione di un maggior controllo su Hong Kong da parte della Cina – un'appropriazione illegale – è senza dubbio servita a stuzzicare l'appetito espansionista di Pechino.

  • Il tono deciso della dichiarazione espressa dal segretario di Stato americano Mike Pompeo il 13 luglio scorso, secondo cui gli Stati Uniti respingono le fittizie rivendicazioni territoriali cinesi nel Mar Cinese Meridionale perché illegali, probabilmente verrà percepito come se fossero "soltanto parole". Gli Stati Uniti potrebbero avere bisogno di convincere Pechino che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno la volontà politica di attuare questo contenimento.

  • I leader cinesi sperano sicuramente che l'attuale avversione da parte dell'attuale amministrazione americana per il rischio di una guerra consentirà ai comunisti di conquistare il nuovo territorio con relativa facilità; gli Stati Uniti non dovrebbero nemmeno lasciar loro pensare a una possibilità del genere.

  • La narrazione del Partito comunista cinese è che l'amministrazione americana minaccia tutto il popolo cinese. Un conduttore di CCTV, l'emittente tv di Stato cinese, ha aggiunto che "gli Stati Uniti combattono per avidità e arroganza", ma la "Cina combatterà per un nuovo mondo". Di certo lo farà, se la lasceremo fare.

Dopo le numerose trasgressioni della Cina negli ultimi cinquant'anni (...) il contenimento militare dell'espansionismo cinese e l'obiettivo dichiarato del presidente del Partito comunista Xi Jinping di dominare il mondo devono essere la massima priorità della politica estera del Mondo Libero. Nella foto: Il Long March 10 della Cina, un nuovo sottomarino nucleare classe Jin, partecipa a una parata navale, nella provincia dello Shandong, il 23 aprile 2019. (Foto di Mark Schiefelbein/AFP via Getty Images)

Dopo le numerose trasgressioni della Cina negli ultimi cinquant'anni – tra cui il furto di 600 miliardi di dollari di proprietà intellettuale degli Stati Uniti ogni anno; il pernicioso insabbiamento del coronavirus (Covid-19); i tentativi del regime comunista di accecare i piloti degli aerei militari statunitensi con i laser; la costruzione di isole militari nel Mar Cinese Meridionale, e l'invio nel mese scorso di una massiccia flotta di 250 pescherecci cinesi vicino alle Isole Galapagos, al largo delle coste dell'Ecuador, tanto per citarne alcuni – il contenimento militare dell'espansionismo cinese e l'obiettivo dichiarato del presidente del Partito comunista Xi Jinping di dominare il mondo devono essere la massima priorità della politica estera del Mondo Libero.

Il fine ultimo di questa iniziativa sarebbe quello di impedire aggressioni da parte della Cina comunista ai danni degli Stati indipendenti della regione indo-pacifica e oltre.

Continua a leggere l'articolo

Nike e altri marchi mondiali, complici nel lavoro forzato della Cina

di Gordon G. Chang  •  6 agosto 2020

  • A marzo, il no-partisan Australian Strategic Policy Institute, in un documento intitolato "Uyghurs for Sale", ha accusato Pechino di aver costretto più di 80 mila uiguri e di membri appartenenti ad altre minoranze musulmane a realizzare prodotti per la Nike e per altri 82 marchi.

  • Le accuse mosse dal rapporto contro la Nike sono pesanti. "Una fabbrica della Cina orientale che produce calzature per l'azienda americana Nike è dotata di torri di guardia, recinzioni di filo spinato e una stazione di polizia", ha osservato il report (....). Lì le persone vengono trattenute contro la loro volontà in condizioni disumane. Questa fabbrica, fornitrice della Nike da più di tre decenni, produce circa otto milioni di paia di scarpe ogni anno.

  • La legge statunitense prevede che i prodotti realizzati attraverso il lavoro forzato possono essere sequestrati, ma quelli fabbricati in condizioni orribili in Cina e altrove vengono sistematicamente sdoganati e finiscono sugli scaffali dei rivenditori americani.

Come fare perché le calzature della Nike prodotte in una fabbrica circondata da mura, filo spinato e torri di guardia, e dove gli operai – molti dei quali appartenenti a una minoranza etnica – sono trattenuti contro la loro volontà, non vengano realizzate attraverso il "lavoro forzato"? Nella foto: il flagship store della Nike sulla Quinta strada a New York. (Foto di Timothy A. Clary/AFP via Getty Images)

"Lavoro forzato."

Questo è il termine che il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha utilizzato il 16 luglio per parlare della Cina, ospite nel programma tv di Fox News condotto da Bill Hemmer.

La locuzione eufemistica è "lavoro forzato". Ma il massimo diplomatico statunitense ha abbandonato la diplomazia per impiegare l'arma più potente d'America: la terribile verità.

La terribile – e orribile – verità è che lo Stato monopartitico cinese ha istituzionalizzato la schiavitù, l'ha incrementata su scala industriale e ha offerto gli schiavi alle aziende straniere. Inoltre, aggravando il suo crimine, la Cina sceglie gli schiavi dalle minoranze etniche all'interno dei suoi confini.

Continua a leggere l'articolo

L'Occidente incolpa a torto se stesso per la schiavitù dilagante in Africa e in Medio Oriente

di Giulio Meotti  •  29 luglio 2020

  • Per gli attivisti intersezionali, gli Stati Uniti sono il più grande oppressore al mondo, e non la Cina, la Corea del Nord, l'Arabia Saudita o l'Iran.

  • "Quello che i media non vi dicono è che l'America è il miglior posto al mondo in cui essere neri, donne, gay o trans. Abbiamo i nostri problemi e dobbiamo risolverli. Ma la nostra società e il nostro sistema non sono affatto razzisti." – Ayaan Hirsi Ali, Twitter, 9 giugno 2020.

  • "Il nuovo antirazzismo è il razzismo mascherato da umanesimo (...) ne deriva che ogni bianco è cattivo (...) e ogni nero è una vittima." – Abnousse Shalmani, nata a Teheran e residente attualmente a Parigi, in un'intervista a Le Figaro, 12 giugno 2020.

  • "L'America sembra diversa se sei cresciuta come me in Africa e in Medio Oriente." – Ayaan Hirsi Ali, The Wall Street Journal, 26 giugno 2020.

  • È giunto il momento che gli Stati Uniti smettano di finanziare le Nazioni Unite. (...) Le Nazioni Unite vengono ora utilizzate per perpetuare l'ingiustizia, e non per fermarla.

  • I veri mercanti di schiavi e i razzisti – coloro che credono che le società e i valori occidentali non dovrebbero affatto esistere – verosimilmente guardano l'autoflagellazione dell'Occidente e approvano con esultanza.

Secondo Ayaan Hirsi Ali, che è fuggita dalla Somalia, suo Paese d'origine, e attualmente risiede negli Stati Uniti: "Quello che i media non vi dicono è che l'America è il miglior posto al mondo in cui essere neri, donne, gay o trans. Abbiamo i nostri problemi e dobbiamo risolverli. Ma la nostra società e il nostro sistema non sono affatto razzisti". (Foto di Mark Wilson/Getty Images)

Gli Stati Uniti hanno abolito la schiavitù 150 anni fa e hanno promosso delle politiche di tutela dei diritti delle minoranze. È il Paese che ha eletto due volte un presidente nero, Barack Obama! Eppure, un nuovo movimento sta abbattendo un monumento storico dopo l'altro, come se gli Stati Uniti stessero ancora schiavizzando gli afro-americani. A Washington, D.C., gli attivisti hanno perfino preso di mira un memoriale dell'emancipazione, raffigurante il presidente Abraham Lincoln, che pagò con la vita la liberazione degli schiavi.

Continua a leggere l'articolo

La determinazione della Francia a porre fine alla libertà di espressione

di Judith Bergman  •  14 luglio 2020

  • Le aziende private saranno ora obbligate ad agire come polizia del pensiero per conto dello Stato francese o incorreranno in pesanti sanzioni.

  • "Con il pretesto di contrastare i contenuti 'che incitano all'odio' su Internet, [la legge Avia] crea un sistema di censura tanto efficace quanto pericoloso (...) 'l'odio' è il pretesto sistematicamente usato da coloro che vogliono mettere a tacere le opinioni discordanti. (....) Una democrazia degna del suo nome dovrebbe accettare la libertà di espressione." – Guillaume Roquette, direttore editoriale di Le Figaro Magazine, 22 maggio 2020.

  • "Cos'è l'odio? Si ha il diritto di non amare (...) si ha il diritto di amare, si ha il diritto di odiare. È un sentimento. (...) Non deve essere perseguito, non deve essere legiferato." – Éric Zemmour, CNews, 13 maggio 2020.

  • Chiedere alle aziende private – o al governo – di agire come polizia del pensiero è fuori luogo in uno Stato che afferma di rispettare lo Stato di diritto democratico. Purtroppo, la domanda da porsi non è se la Francia sarà l'ultimo Paese europeo a introdurre tali leggi sulla censura, ma quali altri Paesi saranno i prossimi a farlo.

Con una nuova legge, il governo francese ha deciso di delegare il compito della censura di Stato alle piattaforme online come Facebook, Google, Twitter, YouTube, Instangram e Snapchat. Le aziende private saranno ora obbligate ad agire come polizia del pensiero per conto dello Stato francese o incorreranno in pesanti sanzioni. (Fonte delle immagini: iStock)

Il 13 maggio, il Parlamento francese ha approvato una legge che impone alle piattaforme online come Facebook, Google, Twitter, YouTube, Instagram e Snapchat[1] di rimuovere entro 24 ore i "contenuti che incitano all'odio" ed entro un'ora i "contenuti di matrice terroristica". La mancata osservanza della norma comporterebbe multe esorbitanti fino a 1,25 milioni di euro, pari al 4 per cento del fatturato globale della piattaforma, in caso di reiterata inosservanza dell'obbligo di rimozione del contenuto.

L'ambito dei contenuti online ritenuti colpevoli di "incitare all'odio" ai sensi della cosiddetta "legge Avia" (dal nome della deputata che l'ha presentata in Parlamento) è, in linea con le normative europee sui discorsi di incitamento all'odio, ampiamente delimitato e include "l'incitamento all'odio o insulti a carattere discriminatorio per motivi di razza, religione, etnia, genere, orientamento sessuale o disabilità".

Continua a leggere l'articolo

Black Lives Matter: "Noi siamo marxisti indottrinati" - Parte I

di Soeren Kern  •  12 luglio 2020

  • Black Lives Matter (BLM) è un movimento rivoluzionario marxista finalizzato a trasformare gli Stati Uniti in una distopia comunista. BLM afferma che vuole abolire la famiglia nucleare, la polizia, le prigioni e il capitalismo. I leader del movimento hanno minacciato di "distruggere il sistema" se le loro richieste non saranno soddisfatte. Dispongono anche di milizie addestrate.

  • "Tagliare il budget della LAPD implicherebbe tempi di risposta dilatati alle chiamate al 911, agenti di polizia che chiederanno inutilmente rinforzi, e indagini su stupri, omicidi e aggressioni che non avranno luogo o richiederanno molto tempo per essere avviate, e figuriamoci per essere portate a termine." – Lega di Protezione della Polizia di Los Angeles, il sindacato di polizia della città.

  • "I bianchi sono così confusi in America. (...) Se oggi esiste un razzismo sistematico, si tratta di un razzismo contro i bianchi, nel senso che ai bianchi viene detto che sono responsabili di tutti i mali del mondo...". – Carol M. Swain, docente universitaria e membro del comitato consultivo di Black Voices for Trump.

  • "Siamo tutti esseri umani a immagine di Dio. Black Lives Matter e Antifa, e altre organizzazioni simili, non ci aiuteranno a superare il razzismo, il classismo e gli 'ismi' che li preoccupano. Ci sono cose che possono essere fatte a favore della comunità nera, ma la più importante è aiutare le persone a comprendere quanto siano importanti i loro atteggiamenti...". – Carol M. Swain.

Black Lives Matter (BLM) è un movimento rivoluzionario marxista finalizzato a trasformare gli Stati Uniti in una distopia comunista. BLM afferma che vuole abolire la famiglia nucleare, la polizia, le prigioni e il capitalismo. I leader del movimento hanno minacciato di "distruggere il sistema" se le loro richieste non saranno soddisfatte. Dispongono anche di milizie addestrate. Nella foto: Un uomo impugna una bandiera americana capovolta con l'acronimo "BLM", a una marcia di protesta a Boston, in Massachusetts, il 22 giugno 2020. (Foto di Joseph Prezioso/AFP via Getty Images)

Un recente sondaggio del Pew Research Center ha rilevato che più di due terzi degli americani appoggiano il movimento Black Lives Matter. Questo elevato livello di sostegno induce a chiedersi cosa l'opinione pubblica sappia esattamente di BLM.

In apparenza, Black Lives Matter si presenta come un movimento di base dedito ai nobili compiti di combattere il razzismo e la brutalità della polizia. Ma andando al di là delle apparenze si scopre che BLM è un movimento rivoluzionario marxista finalizzato a trasformare gli Stati Uniti – e il mondo intero – in una distopia comunista.

Questo è il primo di due articoli che evidenzia come:

Continua a leggere l'articolo

Schiavitù moderna e ipocrisia del politicamente corretto

di Judith Bergman  •  5 luglio 2020

  • In Gran Bretagna, sono circa 136 mila le persone che vivono in una situazione di schiavitù moderna. La schiavitù nel Regno Unito assume la forma del lavoro forzato, della servitù domestica e dello sfruttamento sessuale. Albanesi e vietnamiti sono tra i gruppi che costituiscono la maggioranza degli schiavi. – Global Slavery Index, 2018.

  • Attualmente ci sono circa 9,2 milioni di schiavi neri in Africa. La schiavitù, secondo l'Indice Globale della Schiavitù, include il lavoro forzato, lo sfruttamento sessuale e i matrimoni coatti. – Global Slavery Index, 2018.

  • "Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), oggi ci sono oltre il triplo di persone che vivono in una condizione di servitù forzata rispetto a quante ne sono state catturate e vendute nel corso dei 350 anni della tratta transatlantica degli schiavi", Time Magazine, 14 marzo 2019.

  • La schiavitù moderna frutta alle reti criminali circa 150 miliardi di dollari all'anno, poco meno del traffico di droga e di armi.

  • "I Paesi del G-20 importano ogni anno prodotti a rischio di provenienza da lavoro forzato, generati tramite schiavitù moderna, per un valore di circa 354 miliardi di dollari." – Global Slavery Index, 2018.

  • Raichatou, una schiava maliana, nel 2013 ha raccontato al Guardian di essere stata ridotta in schiavitù all'età di 7 anni quando sua madre, anche lei schiava, morì. "Mio padre non poté fare altro che guardare quando il padrone di mia madre venne a reclamare me e i miei fratelli", ha raccontato la donna. Ha lavorato gratis come domestica per quasi vent'anni ed è stata costretta a sposare un altro schiavo che non conosceva, in modo da poter fornire al suo padrone altri schiavi.

Mentre Black Lives Matter (BLM) e i suoi lacchè discutono incessantemente dell'obiettivo di cambiare i nomi delle strade e di rimuovere le statue, ignorano la sconcertante cifra di 40 milioni di vittime della schiavitù reale nel mondo, di cui circa 9 milioni di uomini, donne e bambini attualmente ridotti in schiavitù in Africa. Nella foto: Il 22 giugno 2020, vandali tentano di abbattere la statua dell'ex presidente americano Andrew Jackson a Lafayette Square, la piazza nei pressi della Casa Bianca, a Washington, D.C. (Foto di Tasos Katopodis/Getty Images)

La cronaca è densa di notizie riguardanti i sostenitori del movimento Black Lives Matter (BLM) che hanno vandalizzato e abbattuto le statue di mercanti e di proprietari di schiavi e di chiunque essi ritengono sia stato coinvolto storicamente nella schiavitù. A Bristol, in Inghilterra, una statua del mercante di schiavi Edward Colston è stata abbattuta e gettata nelle acque del porto. In Belgio, le statue del re Leopoldo II sono state deturpate.

Questi attacchi hanno indotto alcune autorità locali a valutare se tutte le statue ritenute offensive della sensibilità attuale debbano essere rimosse. Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha annunciato una commissione che valuterà le future sorti dei monumenti, come le statue e i nomi delle strade, nella capitale del Regno Unito.

Continua a leggere l'articolo

Se tutti si inginocchiano, chi difenderà la cultura e la storia occidentale?

di Giulio Meotti  •  25 giugno 2020

  • "Abbiamo timore che qualsiasi cosa facciamo sia coloniale. Ci sono molti Paesi disposti a entrare in quel vuoto di governance a livello globale: Cina, Iran, Russia, Turchia." – Bruce Gilley, The Times, 10 maggio 2018.

  • Il senso di colpa postcoloniale per il passato imperiale britannico sta, tuttavia, avendo ripercussioni ben più ampie dell'abbattimento delle statue. Ad esempio, c'è ancora un silenzio totale riguardo ai cristiani perseguitati, secondo un vescovo britannico che è stato incaricato dal governo di indagare sui casi di persecuzione dei cristiani in tutto il mondo e sulle loro sofferenze.

  • È come se la storia occidentale sia stata riscritta per rappresentare tutta la civiltà occidentale come un'unica e gigantesca apartheid. È come se non dovessimo solo abbattere le statue, ma anche noi stessi. Una democrazia di successo, tuttavia, non può essere costruita cancellando semplicemente il passato.

  • "Ogni documento è stato distrutto o falsificato, ogni libro è stato riscritto, ogni quadro ridipinto, ogni statua, ogni strada e ogni edificio sono stati rinominati, ogni data è stata modificata. E il processo procede di giorno in giorno, di minuto in minuto. La storia si è fermata. Non esiste null'altro che un eterno presente in cui il Partito ha sempre ragione." – George Orwell, 1984.

  • A cosa punta questo macabro gioco al massacro? (...) È una presa di potere per creare una rivoluzione culturale, per impedire a chiunque di dire che le culture non sono tutte uguali: per mettere sotto processo il passato dell'Europa; per infondere un rimorso perenne nelle coscienze e per diffondere il terrore intellettuale al fine di promuovere il multiculturalismo.

La statua di Winston Churchill a Londra – il quale si oppose ai nazisti durante la Seconda guerra mondiale e salvò l'Europa dalle barbarie – è stata coperta dalle autorità locali durante le recenti proteste. Il suo "impacchettamento" ricorda una delle antiche statue nude romane che sono state coperte per compiacere il presidente iraniano Hassan Rohani in visita a Roma o la "sparizione" dei ritratti nella ex Unione Sovietica. (Foto di Tolga Akmen/AFP via Getty Images)

"L'antirazzismo non è più la difesa della pari dignità delle persone, ma un'ideologia, una visione del mondo", ha dichiarato il filosofo francese Alain Finkielkraut, figlio di sopravvissuti alla Shoah.

"L'antirazzismo si è trasformato. (...) All'ora della grande migrazione non si tratta più di accogliere i nuovi arrivati integrandoli nella civiltà europea, ma di esporre i difetti di questa civiltà".

Finkielkraut ha definito "l'autorazzismo" come "la patologia più sconcertante e grottesca della nostra epoca".

La sua capitale è Londra.

"Topple the racists" ("Abbatti i razzisti") è una mappa con sessanta statue in trenta città inglesi di cui si chiede l'abbattimento in omaggio al movimento nato negli Stati Uniti in seguito all'uccisione di George Floyd, un afroamericano deceduto mentre un poliziotto bianco, Derek Chauvin, gli teneva premuto il ginocchio sul collo.

Continua a leggere l'articolo

Questo sito utilizza i cookie per offrire il miglior servizio possibile.
Per saperne di più, ti invitiamo a visionare la nostra Informativa sulla privacy e sull'uso dei cookie.