Analisi e articoli più recenti

La crisi delle violenze sessuali commesse dai migranti: "Un fallimento dello Stato"

di Soeren Kern  •  18 giugno 2018

  • "Susanna è morta. Maria di Friburgo; Mia di Kandel; Mireille di Flensburg; e ora Susanna di Magonza...". – Alice Weidel, co-leader dell'AfD.

  • "La morte di Susanna non è una fatalità cieca. La morte di Susanna è il risultato di molti anni di irresponsabilità organizzata e il fallimento scandaloso delle nostre politiche in materia di immigrazione e asilo. Susanna è vittima di una ideologia multiculturale di sinistra che è fuori controllo e non si ferma davanti a nulla per imporre il suo senso di superiorità morale." – Alice Weidel.

  • "Il giorno dell'omicidio di Susanna, lei [la Merkel] aveva detto in parlamento di aver gestito la crisi dei migranti in modo responsabile. Ha il coraggio di ripeterlo ai genitori di Susanna?" – Alice Weidel.

La 14enne Susanna Maria Feldman è stata stuprata e uccisa da Ali Bashar, un iracheno la cui richiesta di asilo era stata respinta in Germania. L'uomo ha gettato il corpo in un'area boschiva, alla periferia di Wiesbaden. (Fonte dell'immagine: Facebook; Wiesbaden - Maxpixel)

Lo stupro e l'omicidio di una ragazzina ebrea di 14 anni per mano di un iracheno la cui richiesta di asilo era stata respinta ha rimesso sotto i riflettori la crisi delle violenze sessuali commesse dai migranti in Germania, la quale continua senza sosta da anni, tra la complicità delle istituzioni e l'apatia dell'opinione pubblica.

Migliaia di donne e minori sono stati violentati o aggrediti sessualmente in Germania da quando la cancelliera Angela Merkel ha accolto nel paese più di un milione di migranti, per lo più maschi, provenienti dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente.

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La pulizia etnica di Cipro Nord
Confessioni di un assassino di massa turco-cipriota

di Uzay Bulut  •  17 giugno 2018

  • "Perché non c'è ancora pace? Come possiamo fare la pace quando in mezzo a noi ci sono assassini rabbiosi? Invece di perseguirli, permettiamo loro di andare in tv a vantarsi dei loro omicidi. (...) Se non si chiede conto a un assassino che dice: 'Uccidere era la mia arte', chi si chiamerà in causa?" – Şener Levent, direttore del quotidiano turco-cipriota Afrika.

  • Finora, questi "assassini rabbiosi" non sono stati ritenuti responsabili del massacro di innocenti greco-ciprioti: la pulizia etnica della parte settentrionale di Cipro. Il problema maggiore è che lui e i suoi complici sono stati aiutati e spalleggiati dalle autorità turche. Tutti questi responsabili devono essere processati nei tribunali penali internazionali – il più presto possibile.

Nella foto: Una recinzione che delimita la "zona cuscinetto" presidiata dalle truppe di pace delle Nazioni Unite sulla cosiddetta "Linea Verde", a Nicosia, a Cipro. (Fonte dell'immagine: Marco Fieber/Flickr)

Il presidente turco Tayyip Erdogan, il quale continua a parlare di Cipro come di una minaccia alla sicurezza del Mediterraneo orientale, sta tentando di consegnare un messaggio? Erdogan ha a lungo avvertito le compagnie cipriote dedite all'attività di esplorazione delle risorse energetiche della regione di non "fidarsi della parte greca di Cipro".

I ripetuti attacchi verbali che il presidente turco ha rivolto ai greco-ciprioti hanno inoltre fatto chiarezza su una recente intervista, trasmessa in diretta dalla tv turco-cipriota, all'84enne Turgut Yenağralı – un ex membro della formazione paramilitare chiamata Organizzazione della Resistenza Turca (TMT), fondata nel 1957 e nota per le sue attività criminali a Cipro.

Yenağralı, nell'intervista, si è vantato del ruolo da lui avuto nell'eccidio dei greco-ciprioti e del suo movente.

"Abbiamo attraversato Cipro e picchiato o ucciso quelli che avevano commesso dei crimini contro l'indole turca", ha esordito.

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Bande di stupratori: Una storia accaduta nella verdeggiante contea dell'Oxfordshire

di Douglas Murray  •  11 giugno 2018

  • Qual è il prezzo che è stato pagato, che si sta pagando o che potrebbe essere pagato prima o poi da tutti quei funzionari pubblici che tacitamente o meno hanno consentito che queste atrocità dei giorni nostri continuino, non facendo niente per fermarle?

  • I genitori di alcune delle ragazze abusate hanno raccontato di aver costantemente cercato di dare l'allarme in merito a ciò che stava accadendo alle loro figlie, ma che si sono visti chiudere in faccia ogni porta da parte dello Stato.

  • Se la Gran Bretagna intende rimediare all'onta di questa cultura di "bande organizzate di pedofili", dovrebbe iniziare cambiando il rapporto rischio/beneficio tra coloro che identificano questi crimini mostruosi e coloro che hanno dimostrato di averli insabbiati.

Oxfordshire, in Inghilterra. (Fonte dell'immagine: Pixabay)

Dall'arresto di Tommy Robinson, il 25 maggio scorso, "le bande di pedofili asiatici" tornano a fare notizia. Ciò ha riacceso un dibattito sulla questione se le vittime ottengano giustizia e se i perpetratori l'abbiano avuta.

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Le lezioni da trarre dagli anni sotto l'islamismo

di Majid Rafizadeh  •  10 giugno 2018

  • Gli iraniani della generazione di mio padre vivevano in un ambiente in cui la parte islamista del clero del Paese dava astutamente a vedere di essere innocua, sostenuta dalla gente e non interessata al potere. Pertanto, prima della rivoluzione, molti iraniani non pensavano che il partito di Khomeini avrebbe compiuto le atrocità che sta commettendo ora o che avrebbe avuto una sete di potere così inesorabile. Piuttosto, in quel periodo, il Paese pensava di essersi incamminato sulla strada verso la democrazia, e non si aspettava mai di tornare a un'era barbara. Perfino l'allora presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter considerava l'ayatollah Khomeini un sant'uomo.

  • Gli iraniani non si sottomisero a queste nuove leggi e si ribellarono. Questa rivolta fu affrontata con torture, stupri e uccisioni. Con il regime ansioso di annientare chiunque osasse opporre resistenza, la gente fu costretta ad arrendersi. Le attività quotidiane di tutti erano ormai sotto l'occhio vigile degli islamisti.

  • Molti penseranno ancora che sia impossibile che una cosa del genere accada nel loro Paese. Quello che non riescono a capire è che l'Iran è un esempio di come possa avere successo questa meticolosa presa del potere. In altri paesi, anche in Occidente, gli islamisti perseguono gli stessi metodi nel cammino verso la conquista del potere. È un processo silenzioso e subdolo fino al momento in cui ci si risveglia senza diritti, con una cultura della paura e senza alcuna sicurezza di vivere liberi o perfino di riuscire a vedere un nuovo giorno.

La foto di Jahangir Razmi vincitrice del Premio Pulitzer che mostra l'esecuzione di 11 curdi e di altri uomini da parte del regime islamico iraniano nel 1979.

In Iran, la mia generazione, la prima dopo che l'islamismo è giunto al potere, viene definita "Generazione bruciata" (in persiano: Nasl-e Sukhteh). La nostra generazione si è guadagnata questo nome per aver subito la brutalità del regime islamista e teocratico da quando siamo nati fino all'età adulta. Questa brutalità comprendeva gli implacabili sforzi del regime, come le esecuzioni di massa, per affermare il proprio potere, imporre le sue regole barbare e restrittive e fare il lavaggio di cervello ai bambini nonché indottrinare le generazioni più giovani con la sua ideologia estremista in vari modi fra cui attraverso le scuole elementari, le università, i media controllati dallo Stato, gli imam e le moschee locali, e promuovendo slogan come "Morte all'America" e "Morte a Israele".

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Genocidio armeno: La Turchia interviene duramente

di Uzay Bulut  •  7 giugno 2018

  • Il genocidio cristiano nella Turchia ottomana durò dieci anni – dal 1913 al 1923 – e colpì armeni, greci, assiri e altri cristiani. Provocò circa tre milioni di vittime. Purtroppo, l'aggressione turca contro i rimanenti armeni continua.

  • Secondo il mito turco, furono di fatto gli armeni "traditori" a perseguitare i turchi; e i turchi agirono per legittima difesa per liberarsi degli armeni assassini. Un'affermazione corrente da parte dei turchi è: "Se lo meritarono".

  • Le menzogne e la propaganda di Stato, le quali ritengono le vittime responsabili del loro stesso annientamento, sono ciò che consente la continua persecuzione turca degli armeni rimasti nel paese, compresa la trasformazione delle loro chiese in moschee e la profanazione delle tombe e delle chiese armene da parte dei cacciatori di tesori.

Civili armeni, scortati dai soldati ottomani, marciarono per le strade di Harput fino a una prigione nei pressi di Mezireh (l'odierna Elazig), nell'aprile 1915. (Fonte dell'immagine: Croce Rossa americana/Wikimedia Commons)

L'annuale cerimonia di commemorazione del genocidio armeno che la sezione turca dell'Associazione per i diritti umani (IHD) e il Movimento di base europeo antirazzista (EGAM) avevano organizzato il 24 aprile – come fanno ogni anno dal 2005 – è stata bloccata dalla polizia, che ha sequestrato i cartelli e gli striscioni sul genocidio e ha controllato le fedine penali dei manifestanti. Tre attivisti per i diritti umani sono stati arrestati e poi rilasciati.

In un'intervista esclusiva al Gatestone, Ayşe Günaysu, un'attivista membro della Commissione dell'IHD contro il razzismo e la discriminazione, ha dichiarato che "mentre venivano condotti alla stazioni di polizia, i manifestanti fermati sono stati costretti ad ascoltare canzoni razziste contenenti parole ostili nei confronti degli armeni".

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Svezia in caduta libera

di Judith Bergman  •  5 giugno 2018

  • Se in Occidente è considerato "discutibile" parlare di conseguenze reali del fenomeno migratorio, in Svezia è ora ritenuto un vero e proprio crimine.

  • Il tipo di "integrazione" che la moschea di Växjö diffonderebbe agli abitanti musulmani del posto consiste nell'esortarli a non partecipare ai festeggiamenti natalizi dei "kuffar" [un termine dispregiativo che sta per "miscredenti"] e a parlare degli ebrei come i nemici di Allah. La scuola della moschea adotta i programmi scolastici sauditi e incoraggia le donne a non vestire all'occidentale.

  • "In queste aree, il silenzio è diventato una norma consolidata in certi gruppi di abitanti" (...) vengono esercitate pressioni da parte dei parenti e delle comunità religiose affinché non si contattino le autorità, ma si utilizzino sistemi alternativi, come la moschea. A volte, le bande criminali locali dicono perfino ai residenti di rivolgersi a esse, e non alla polizia, per minimizzare la presenza dell'autorità di pubblica sicurezza nella zona. – BRÅ, il Consiglio nazionale svedese per la prevenzione della criminalità.

  • Sembra sempre più che sarà la Svezia a integrarsi nella cultura islamica.

Auto date alle fiamme durante una sommossa in un sobborgo di Stoccolma, il 20 febbraio 2017. (Fonte dell'immagine: YouTube/gladbecker82 video screenshot)

Nel 2017, un rapporto della polizia svedese, "Utsatta områden 2017", ("Aree vulnerabili 2017", comunemente denominate "no-go zones" o porzioni di territorio che sfuggono al controllo dello Stato stesso) mostrava che in Svezia c'erano 61 aree di questo tipo. Esse comprendono 200 reti criminali, di cui fanno parte circa 5 mila delinquenti. Ventitré di tali "no-go zones" erano particolarmente critiche: bambini di soli 10 anni sono stati coinvolti in gravi crimini, anche in reati legati al traffico di armi e alla droga. La maggior parte degli abitanti erano immigrati non occidentali, soprattutto musulmani.

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Scandalo rifugiati in Germania: Asilo politico in cambio di denaro

di Soeren Kern  •  4 giugno 2018

  • L'Ufficio federale tedesco per la migrazione e i rifugiati (BAMF) esaminerà oltre 25 mila decisioni in materia di asilo dopo le accuse di corruzione mosse alla sua sede regionale nella città settentrionale di Brema.

  • Alcuni dei migranti ai quali è stato concesso l'asilo sono stati considerati dalle autorità tedesche dei potenziali rischi per la sicurezza, secondo la rivista Der Spiegel. Tra di loro, agenti dell'intelligence siriana, trafficanti di esseri umani e altri criminali incalliti, così come potenziali jihadisti dello Stato islamico.

  • Attualmente il BAMF respinge quasi tutte le richieste di asilo presentate da chi si è convertito dall'Islam al Cristianesimo, secondo Thomas Schirrmacher, presidente dell'International Society for Human Rights. Egli ha detto che quando i migranti si sottopongono ai "test sulla fede religiosa", il BAMF si affida spesso a interpreti che deliberatamente traducono in modo sbagliato, a spese dei cristiani o dei convertiti.

Nella foto: Il municipio di Brema, in Germania, nel centro storico della città. (Fonte dell'immagine: Jürgen Howaldt/Wikimedia Commons)

L'Ufficio federale tedesco per la migrazione e i rifugiati (Bundesamt für Migration und Flüchtlinge, BAMF) esaminerà oltre 25 mila decisioni in materia di asilo dopo le accuse di corruzione mosse alla sua sede regionale nella città settentrionale di Brema.

Il ministro tedesco dell'Interno Horst Seehofer ha annunciato la revisione dopo che è emerso che un ex funzionario del BAMF della sede di Brema aveva accettato mazzette in cambio della concessione del diritto di asilo ad almeno 1.200 rifugiati che non rispondevano ai criteri necessari. Altri cinque – tre avvocati, un interprete e un intermediario – sono oggetto di indagine.

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La censura di Facebook in Germania

di Stefan Frank  •  2 giugno 2018

  • Marlene Weise si è vista bloccare per 30 giorni l'account di Facebook, per aver pubblicato due foto: una mostrava le atlete della nazionale femminile iraniana di pallavolo degli anni Settanta, con magliette e pantaloncini; l'altra foto immortalava le giocatrici dell'attuale squadra nazionale di pallavolo femminile iraniana, con tanto di hijab in testa e con gambe e braccia rigorosamente coperte.

  • "Un utente di Facebook ligio alla legge – e delle norme contrattuali di Fb – deve accettare il fatto che aziende come Facebook e Twitter rimuovano i contenuti o li vietino? La sentenza è un'importante vittoria intermedia della libertà di parola." – Joachim Nikolaus Steinhöfel, avvocato e attivista anticensura.

Joachim Steinhöfel (a destra) è avvocato, giornalista e un attivista anti-censura. Gestisce un sito web dove ha documentato innumerevoli casi in cui Facebook ha rimosso i contenuti o ha bannato gli utenti, e talvolta entrambe le cose. (Fonte dell'immagine: Hilmaarr/Wikimedia Commons)

Un tribunale di Berlino ha emesso un'ordinanza restrittiva provvisoria contro Facebook. Sotto la minaccia di una multa di 250 mila euro o di una pena detentiva, Fb è stata costretta a ripristinare il commento di un utente che era stato rimosso. Inoltre, la sentenza ha vietato all'azienda di bannare l'utente a causa di questo commento.

È la prima volta che un tribunale tedesco si occupa delle conseguenze della legge tedesca che ha introdotto la censura sulle piattaforme dei social media, entrata in vigore il 1° ottobre 2017. La legge stabilisce che le aziende di social media devono rimuovere o bloccare gli illeciti penali "evidenti", come la calunnia, l'ingiuria, la diffamazione o l'istigazione all'odio, entro 24 ore dalla ricezione di un reclamo da parte di un utente.

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Ingiustizia rapida: Il caso di Tommy Robinson

di Bruce Bawer  •  29 maggio 2018

  • È sbalorditiva la rapidità con cui l'ingiustizia è stata inflitta a Tommy Robinson. No, è più di questo: è terrificante.

  • Senza essere assistito dal suo avvocato, Robinson è stato sommariamente giudicato e condannato a 13 mesi di reclusione. È stato poi portato nel carcere di Hull.

  • Nel frattempo, il giudice che ha condannato Robinson ha anche ordinato ai mass-media di non parlare del suo caso. I quotidiani che avevano già pubblicato articoli sul suo arresto sono stati rapidamente fermati. Tutto questo è accaduto lo stesso giorno.

  • In Gran Bretagna, gli stupratori godono del diritto a un equo e completo processo, del diritto di farsi assistere da un legale di loro scelta, del diritto di disporre di tempo sufficiente per preparare il loro processo e del diritto di essere in libertà provvisoria tra le sessioni del processo. Tuttavia, tali diritti non sono stati garantiti a Tommy Robinson.

Nella foto: Poliziotti trascinano via Tommy Robinson (al centro) da una strada di Leeds, in Inghilterra, dove, nel suo ruolo di giornalista partecipativo, stava trasmettendo in diretta sulla sua pagina Facebook un video dall'esterno di un tribunale. (Fonte dell'immagine: TommyRobinson.online video screenshot).

Ho messo piede a Londra per la prima volta quando avevo vent'anni e la scarica di adrenalina che mi ha invaso è durata per tutta la settimana della mia permanenza. Mai, negli anni successivi, nessun altro posto ha avuto un impatto enorme su di me – né Parigi né Roma. Sì, Roma è una culla della civiltà occidentale, e Parigi un centro della cultura occidentale – ma la Gran Bretagna è il luogo in cui i valori dell'anglosfera, soprattutto la dedizione alla libertà, hanno assunto piena forma. Senza la Gran Bretagna, non ci sarebbe stata nessuna Dichiarazione d'Indipendenza americana, nessuna Costituzione americana.

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Perché i mass-media continuano a incoraggiare la violenza di Hamas?

di Alan M. Dershowitz  •  27 maggio 2018

Se questa fosse la prima volta che Hamas induce deliberatamente Israele a intraprendere azioni di autodifesa che causano la morte accidentale dei civili di Gaza, i mass-media potrebbero essere scusati per aver fatto il gioco di Hamas. Le più recenti provocazioni di Hamas – far sì che 40 mila abitanti di Gaza cercassero di abbattere la barriera di sicurezza ed entrassero in Israele con bombe molotov e altre armi improvvisate – fanno parte di una costante tattica di Hamas che io ho definito la "strategia del bambino morto". L'obiettivo di Hamas è quello di indurre Israele a uccidere il maggior numero possibile di abitanti di Gaza, in modo che i titoli delle notizie inizino sempre, e spesso finiscano, con la conta delle vittime. Hamas manda intenzionalmente donne e bambini in prima linea, mentre i suoi combattenti si nascondono dietro questi scudi umani.

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Belgio: Il primo Stato islamico in Europa?

di Giulio Meotti  •  22 maggio 2018

  • I leader del partito belga ISLAM sembrano voler trasformare il Belgio in uno Stato islamico. La chiamano "democrazia islamista" ed è stata fissata una scadenza: il 2030.

  • "Il programma è di una semplicità disarmante: sostituire il codice civile e quello penale con la legge della sharia. Punto e basta." – Il magazine francese Causeur.

  • "Tra vent'anni la capitale europea [Bruxelles] sarà musulmana." – Le Figaro.

La polizia in assetto antisommossa protegge una strada del quartiere di Molenbeek, a Bruxelles, dopo i raid del 18 marzo 2016, durante i quali furono arrestate diverse persone, tra cui Salah Abdeslam, uno dei perpetratori degli attentati di Parigi del novembre 2015. (Foto di Carl Court/Getty Images)

L'acronimo francese del partito belga ISLAM sta per "Integrità, Solidarietà, Libertà, Autenticità, Moralità". I leader di questo partito sembrano voler trasformare il Belgio in uno Stato islamico. La chiamano "democrazia islamista" ed è stata fissata una scadenza: il 2030.

Secondo il magazine francese Causeur, "il programma è di una semplicità disarmante: sostituire il codice civile e quello penale con la legge della sharia. Punto e basta". Fondato alla vigilia delle elezioni comunali del 2012, il Partito ISLAM ha immediatamente incassato risultati impressionanti. I suoi numeri sono allarmanti.

Secondo l'esperto di Islam Michaël Privot e il politologo Sebastien Boussois, l'effetto di questo nuovo partito potrebbe essere "l'implosione del corpo sociale". Alcuni politici belgi, come Richard Miller, promuovono ora la messa al bando del Partito ISLAM.

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Lo sfinimento della civiltà europea

di Giulio Meotti  •  15 maggio 2018

  • L'Islam sta colmando il vuoto culturale di una società senza figli e che crede – a torto – di non avere nemici.

  • In Svezia, entro il 2050, quasi una persona su tre sarà musulmana.

  • La mentalità mainstream europea ora sembra credere che "il male" derivi essenzialmente dai nostri peccati: razzismo, sessismo, elitarismo, xenofobia, omofobia, i peccati del maschio bianco eterosessuale occidentale, e mai da culture non europee. L'Europa ora postula un'infinita idealizzazione dell'"altro", soprattutto dei migranti.

  • Gli estremisti musulmani si accorgono di questo vantaggio: finché eviteranno un altro grande massacro come l'11 settembre, potranno continuare a portare via vite umane e a insidiare l'Occidente senza risvegliarlo dalla sua inerzia.

Nella foto: La polizia francese allontana alcuni degli 80 migranti e degli attivisti favorevoli all'immigrazione illegale che hanno occupato la Basilica di Saint-Denis, il 18 marzo 2018. (Fonte dell'immagine: Video screenshot, YouTube/Kenyan News & Politics)

In una profetica conferenza tenuta a Vienna il 7 maggio 1935, il filosofo Edmund Husserl disse: "Il maggior pericolo dell'Europa è la stanchezza". Ottanta anni dopo, la stessa fatica e passività domina ancora le società europee occidentali.

È il tipo di sfinimento che ravvisiamo nel calo dei tassi di natalità degli europei, nella proliferazione del debito pubblico, nel caos nelle strade e nel rifiuto dell'Europa di investire le risorse nella sua sicurezza e nella forza militare. Nel marzo scorso, in un quartiere di Parigi, la Basilica di Saint Denis, in cui sono sepolti i re cristiani di Francia, è stata occupata da 80 migranti e da attivisti favorevoli all'immigrazione illegale. È dovuta intervenire la polizia per liberare il sito.

Stephen Bullivant, un docente di teologia e sociologia della religione presso la St Mary's University di Londra, di recente ha pubblicato una ricerca dal titolo "Europe's Young Adults and Religion":

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Fumo e specchi: Sei settimane di violenze al confine con la Striscia di Gaza

di Richard Kemp  •  14 maggio 2018

  • La tattica di Hamas di utilizzare fumo e specchi per nascondere le proprie manovre sul confine con la Striscia di Gaza è la perfetta metafora di una strategia che non ha possibili scopi militari, ma cerca di ingannare la comunità internazionale criminalizzando uno Stato democratico che difende i propri cittadini.

  • Le Nazioni Unite, l'Unione Europea, le ONG, i responsabili governativi e i media – i principali obiettivi di Hamas – sono stati raggirati di buon grado. Ad esempio, il titolo di un articolo pubblicato dal Guardian, "L'uso della forza letale per intimidire le manifestazioni di protesta non violente da parte dei palestinesi", travisa palesemente la realtà violenta che è dinanzi agli occhi di tutti. Allo stesso modo, la ong Human Right Watch afferma che siamo di fronte a un movimento che "afferma il diritto al ritorno riconosciuto dalla comunità internazionale ai palestinesi".

  • In realtà, queste manifestazioni di protesta sono tutt'altro che pacifiche e non perseguono alcun cosiddetto "diritto al ritorno". Piuttosto, sono operazioni militari attentamente pianificate e orchestrate, volte a sfondare i confini di uno Stato sovrano per compiere omicidi di massa nelle comunità adiacenti, usando i propri civili come copertura. Lo scopo è criminalizzare e isolare lo Stato di Israele.

  • Hamas intendeva raggiungere l'apice delle violenze al confine di Gaza il 14 o il 15 maggio, in coincidenza con il 70° anniversario della nascita dello Stato di Israele, l'apertura dell'ambasciata americana a Gerusalemme e l'inizio del Ramadan – una tempesta perfetta.

Gli attivisti di Hamas hanno incendiato migliaia di pneumatici, creando cortine fumogene destinate a occultare i loro movimenti in direzione della barriera di confine tra Gaza e Israele. I miliziani armati si nascondono tra la folla di civili, cercando l'opportunità di aprire un varco nella recinzione ed entrare in Israele. (Fonte dell'immagine: HLMG/IDF)

Dal 30 marzo Hamas orchestra violenze su larga scala al confine tra Israele e la Striscia di Gaza. Le violenze si sono intensificate in genere il venerdì, alla fine delle preghiere nelle moschee, quando abbiamo ripetutamente assistito ad azioni concertate che hanno coinvolto folle fino a 40 mila persone in cinque zone separate lungo il confine. In questo periodo, si sono inoltre verificati altri episodi di violenza e atti di aggressione, in cui si è ricorso all'uso di esplosivi e di armi da fuoco.

Una tempesta perfetta

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La Turchia prende ancora di mira la Grecia

di Uzay Bulut  •  14 maggio 2018

  • Con l'attacco illegale e l'occupazione di Cipro Nord nel 1974 e della città siriana di Afrin nel marzo di quest'anno – senza pressoché nessuna reazione globale – la Turchia sembra sentirsi incontrastata e impaziente di perseverare, e questa volta sembrerebbe aver preso di mira le isole greche ricche di gas naturale e petrolio.

  • "Mostrare interesse per l'Iraq, la Siria, la Libia, la Crimea, il Karabakh, la Bosnia e altre regioni fraterne è un dovere e un diritto della Turchia. La Turchia non è solo Turchia. Il giorno in cui rinunceremo a queste cose sarà il giorno in cui rinunceremo alla nostra libertà e al nostro futuro." – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel 2016.

  • I bisogni turchi sono in realtà soddisfatti dai rapporti con gli Stati Uniti. I funzionari turchi di solito ottengono tutto ciò che vogliono dall'Occidente, ma sembrano aver scelto di allinearsi con l'Iran e la Russia, probabilmente nel tentativo di ricattare maggiormente l'Occidente.

Una simulazione al computer dell'episodio del 17 aprile in cui l'elicottero sul quale volava il premier greco Alexis Tsipras è stato infastidito da due F16 turchi, e in risposta i caccia da combattimento greci sono intervenuti per proteggere l'elicottero. (Fonte dell'immagine: video screenshot di "A News")

La Turchia insidia sistematicamente la Grecia. Più di recente, il 17 aprile, l'elicottero sul quale volavano dall'isolotto di Ro a Rodi il premier greco Alexis Tsipras assieme all'ammiraglio capo delle forze armate greche Evangelos Apostolakis è stato infastidito da due F16 turchi.

Con l'attacco illegale e l'occupazione di Cipro Nord nel 1974 e della città siriana di Afrin nel marzo scorso – senza pressoché nessuna reazione globale – la Turchia sembra sentirsi incontrastata e impaziente di perseverare, e questa volta sembrerebbe aver preso di mira le isole greche ricche di gas naturale e petrolio.

Un'altra provocazione da parte del governo turco ha avuto luogo di recente quando tre giovani greci hanno reso omaggio a un pilota greco morto piantando cinque bandiere su alcuni isolotti del Mar Egeo.

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Le tre condizioni di Trump per aggiustare l'accordo sul nucleare iraniano sono ormai imperative
Che cosa detta lo straordinario colpo del Mossad

di Malcolm Lowe  •  7 maggio 2018

  • Ciò che i vari apologeti dell'accordo sul nucleare iraniano non sono riusciti a cogliere è una semplice distinzione: la differenza tra sospetti e conferme. L'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, ha basato le proprie valutazioni su "oltre un migliaio di pagine" di documenti: ne abbiamo ormai un centinaio di migliaia.

  • Queste centomila pagine sono di fatto delle confessioni firmate dal regime iraniano che non ha rinunciato all'intento di costruire ordigni atomici e di sistemarli su missili di propria fabbricazione. Le menti ristrette degli apologeti sono semplicemente incapaci di cogliere la portata storica della scoperta fatta dal Mossad.

Nelle foto: Due immagini tratte dall'archivio nucleare segreto iraniano, mostrato pubblicamente dal premier israeliano Netanyahu il 30 aprile 2018. In quello che forse può essere considerate come il più grande colpo nella storia dello spionaggio, il Mossad israeliano ha acquisito più di 100 mila documenti dall'archivio del programma per lo sviluppo di armi nucleari. (Foto dell'Ufficio stampa del governo israeliano)

L'immagine del premier israeliano Benjamin Netanyahu in piedi davanti a un enorme archivio costituito da uno scaffale con i classificatori e da un pannello contenente i CD simboleggia forse il più grande colpo nella storia dello spionaggio: l'acquisizione da parte del Mossad dell'archivio del programma iraniano per lo sviluppo di armi nucleari. Un'impresa che ricorda le informazioni fornite riguardo all'Operazione Overlord – il nome in codice dello sbarco degli Alleati in Normandia alla fine della Seconda guerra mondiale – da parte di Elyesa Bazna, agente segreto ad Ankara e di Paul Fidrmuc che operava a Lisbona.

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