Analisi e articoli più recenti

Media: Israele va denigrato per la sua impareggiabile campagna vaccinale

di Richard Kemp  •  16 gennaio 2021

  • La stessa politica negativa [da parte della stampa e di molti presunti gruppi per i diritti umani] si estende ad altri importanti benefici che Israele ha recato al mondo, tra cui l'innovazione scientifica, la tecnologia medica e l'intelligence salva-vita. Va contro i piani editoriali parlare dello Stato ebraico positivamente, a meno che non si riesca in qualche modo a distorcere una bella storia e a farla diventare brutta.

  • Ai sensi degli Accordi di Oslo tra Israele e i palestinesi firmati negli anni Novanta, che prevedevano la creazione dell'Autorità Palestinese (AP), solo quest'ultima e non Israele, è responsabile dell'assistenza sanitaria della propria popolazione, comprese le vaccinazioni. Quasi 150 membri delle Nazioni Unite riconoscono la "Palestina" come Stato, ma questi media e organismi per i diritti umani, che mostrano pregiudizi deplorevolmente prevedibili, non possono permettere all'ONU di farlo.

  • Contraddicendo le accuse di perseguire una politica razzista o di "apartheid", Israele sta vaccinando i suoi cittadini arabi sin dall'inizio della campagna vaccinale. Considerato il fatto che in queste comunità è stata riscontrata una certa riluttanza a vaccinarsi, il governo israeliano, insieme ai leader della comunità araba, sta compiendo degli sforzi concertati per incoraggiarli a farlo, e a tale scopo, il primo ministro Netanyahu si è recato di recente in due città arabe, invitando la popolazione a non avere timore del vaccino.

  • Lo stesso approccio può essere ravvisato negli Accordi di Abramo del 2020, un risultato storico in una pace finora elusiva tra Israele e gli arabi. Tali accordi sono stati accolti con insensibile cinismo dai media e dai veterani costruttori di pace, le cui stesse soluzioni proposte sono ripetutamente fallite.

  • [Il primo ministro israeliano Benjamin] Netanyahu è la forza trainante degli Accordi di Abramo, le cui origini risalgono a un suo discorso pronunciato durante una sessione congiunta del Congresso, nel 2015, quando prese posizione contro le ambizioni nucleari iraniane. La posizione solitaria di Netanyahu, non sfuggì ai leader arabi, i quali iniziarono a rendersi conto di avere una causa in comune con lo Stato di Israele, il che avrebbe potuto offrire loro un futuro più luminoso di quello gravato da inutili animosità.

Quotidiani e mezzi di comunicazione da entrambe le sponde dell'Atlantico si agitano – e distorcono la verità – per colpire Israele a causa del suo straordinario successo nella campagna di vaccinazione contro il Covid-19. Nella foto: un'operatrice sanitaria parla con una donna arabo-israeliana prima di somministrarle il vaccino, al Clalit Health Services, nella città araba di Umm al Fahm, in Israele, il 4 gennaio 2021. (Photo by Jack Guez/AFP via Getty Images)

Il pregiudizio contro lo Stato ebraico è così forte nei media occidentali che le azioni meritorie che garantiscono i titoli dei giornali, se attribuibili a qualsiasi altro Paese, vengono spesso ignorate, minimizzate o denigrate quando si tratta di Israele. Quando ad esempio, in qualsiasi parte del mondo si verifica un disastro, Israele è spesso il primo, o tra i primi, a offrire aiuto e inviare soccorsi. Più di recente, lo scorso mese, le Forze di Difesa israeliane hanno inviato in Honduras una squadra di soccorritori a seguito delle devastazioni causate dagli uragani di categoria 4 Eta e Iota, che hanno lasciato migliaia di persone senza casa.

Negli ultimi quindici anni, le missioni di soccorso dell'IDF sono state inviate in Albania, in Brasile, in Messico, in Nepal, nelle Filippine, in Ghana, in Bulgaria, in Turchia, in Giappone, in Columbia, a Haiti, in Kenya, negli Stati Uniti, in Sri Lanka e in Egitto, e in molti altri Paesi negli anni passati.

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Il "vergognoso" biennio della Germania al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

di Soeren Kern  •  12 gennaio 2021

  • Ma un esame più approfondito del comportamento di voto della Germania alle Nazioni Unite negli ultimi anni rivela un preoccupante duplice criterio utilizzato in merito a una serie di questioni, soprattutto quella dei diritti umani, che il governo tedesco afferma essere "una pietra angolare" della sua politica estera.

  • I precedenti mostrano che mentre era membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la Germania ha votato per decine di risoluzioni – molte delle quali sapevano di antisemitismo – che prendevano di mira Israele, l'unica democrazia in Medio Oriente.

  • Inoltre, la Germania ha chiuso un occhio quando numerosi violatori seriali dei diritti umani, tra cui Cina, Libia, Mauritania, Sudan e Venezuela, tra gli altri, sono stati eletti al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il più alto organismo dell'ONU per i diritti umani.

  • Nel 2020, la Germania ha votato tredici volte per condannare Israele, ma non è riuscita a presentare una sola risoluzione sulla situazione dei diritti umani a Cuba, in Cina, in Arabia Saudita, in Turchia, in Pakistan, in Venezuela – o in altri 175 Paesi, secondo UN Watch, un gruppo di osservatori non governativo e indipendente, con sede a Ginevra.

  • "Sebbene quasi tutti i Paesi abbiano appoggiato 13 delle 17 risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) che quest'anno hanno preso di mira Israele, non sono però riusciti a presentare nemmeno una risoluzione per le attiviste che si battono a favore dei diritti delle donne detenute nelle carceri dell'Arabia Saudita e sottoposte a tortura, per gli artisti dissidenti arrestati a Cuba, per i giornalisti sbattuti dietro le sbarre in Turchia, per le minoranze religiose attaccate in Pakistan e per i membri dell'opposizione perseguitati in Venezuela, dove più di cinque milioni di persone sono fuggite dalla repressione del governo, dalla fame e dal collasso economico." – UN Watch, 16 dicembre 2020.

  • In seno alle Nazioni Unite, la Germania ha perseguito una politica simile di approvazione delle risoluzioni anti-Israele nel 2018, nel 2017 e nel 2016, quando votò a favore di una risoluzione dell'ONU particolarmente deplorevole, promossa dal gruppo dei Paesi arabi e dalla delegazione palestinese, che indicava Israele, come unico violatore mondiale della "salute mentale, fisica e ambientale".

Ma un esame più approfondito del comportamento di voto della Germania alle Nazioni Unite negli ultimi anni rivela un preoccupante duplice criterio utilizzato in merito a una serie di questioni, soprattutto quella dei diritti umani, che il governo tedesco afferma essere "una pietra angolare" della sua politica estera. Nella foto: Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas (a sinistra) e l'ambasciatore alle Nazioni Unite, Christoph Heusgen, partecipano il 28 marzo a New York, a una riunione del Consiglio di Sicurezza. (Foto by Angela Weiss/AFP via Getty Images)

Il mandato biennale della Germania come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è terminato il 31 dicembre 2020. Il ministero degli Esteri tedesco, in un elenco autocelebrativo dei suoi presunti risultati per "rafforzare l'ordine internazionale", ha dichiarato che la Germania ora merita di ottenere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Ma un esame più approfondito del comportamento di voto della Germania alle Nazioni Unite negli ultimi anni rivela un preoccupante duplice criterio utilizzato in merito a una serie di questioni, soprattutto quella dei diritti umani, che il governo tedesco afferma essere "una pietra angolare" della sua politica estera.

I precedenti mostrano che mentre era membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la Germania ha votato per decine di risoluzioni – molte delle quali sapevano di antisemitismo – che prendevano di mira Israele, l'unica democrazia in Medio Oriente.

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Turchia: Dall'Europa con amore

di Burak Bekdil  •  6 gennaio 2021

  • Erdoğan ha anche affermato di vedere il futuro della Turchia in Europa, quella stessa Europa che lui aveva accusato di essere di essere costituita da Paesi bollati come "residui del nazismo e fascisti".

  • Il problema centrale era quanto dura sia stata l'Unione Europea a voler attivare sanzioni in un momento in cui l'economia nazionale turca è in caduta libera. È emerso che la decisione di Bruxelles non è stata così difficile.

  • Da un punto di vista giuridico, l'uomo che Erdoğan ha definito un "terrorista" è solo un sospettato senza un verdetto del tribunale. Questa, tuttavia, è la lacunosa comprensione dei diritti costituzionali da parte del presidente turco, il quale, da leader eletto, crede di potersi prendere la libertà di dichiarare colpevoli o meno le persone sospettate, mentre i tribunali non si sono ancora pronunciati in merito ai procedimenti giudiziari a loro carico.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan di recente è riuscito a schivare l'enorme bomba delle sanzioni proposte dall'UE, e questo almeno fino a marzo. Il problema è che un politico islamista anti-occidentale che ha costruito la sua popolarità in gran parte sui continui diverbi con altre nazioni non può in tre mesi trasformarsi mentalmente in un partner pacifico. (Foto di Elif Sogut/Getty Images)

Se l'uomo forte islamista di Ankara, il presidente Recep Tayyip Erdoğan, la prima settimana di dicembre, ha trascorso più notti insonni di quante ne abbia passate in bianco per le preoccupazioni destate dalle sanzioni statunitensi, è stato a causa delle più imminenti e potenzialmente punitive sanzioni in cui avrebbe potuto incorrere in un summit dell'Unione Europea del 10-11 dicembre. E quando il Consiglio europeo si è concluso, Erdoğan deve aver dormito sonni relativamente più tranquilli. Potrebbe aver pensato di essere riuscito a schivare l'enorme bomba delle sanzioni proposte dall'UE, e questo almeno fino al prossimo marzo. Ma potrebbe essere un po' prematuro per lui tirare un respiro di sollievo.

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La Cina "inonda" l'America di spie

di Gordon G. Chang  •  3 gennaio 2021

  • Data l'emergenza, Washington dovrebbe chiudere immediatamente tutte le basi operative cinesi negli Stati Uniti, compresi i suoi altri quattro consolati – a Chicago, Los Angeles, New York e a San Francisco – e ridurre sostanzialmente lo staff dell'ambasciata. In realtà, l'ambasciata necessita solo dell'ambasciatore, del suo nucleo familiare e dei collaboratori personali, e non delle centinaia di persone attualmente assegnate lì.

  • Anche il consolato cinese a New York è un centro di spionaggio. James Olson, un ex capo del controspionaggio della CIA, ha "prudentemente" stimato che la Cina, nelle parole del New York Post, "ha più di un centinaio di funzionari dell'intelligence che operano in città in qualsiasi momento". New York City, ha detto Olson, è "sotto assalto come mai prima d'ora".

  • Pechino si limiterà a trasferire spie nelle banche e nelle aziende cinesi che operano negli Stati Uniti? Probabilmente, ma ci vorrà tempo e, in ogni caso, Washington può ordinare la chiusura anche degli avamposti non diplomatici.

  • Altri diranno che le aziende americane in Cina hanno bisogno dell'appoggio consolare. E ovviamente è così. Io ritengo che sia nell'interesse dell'America rilocalizzare le imprese statunitensi al di fuori della Cina, sia per motivi etici sia per altre ragioni. La perdita del sostegno consolare sarà per loro un motivo in più per fare le valigie in fretta.

L'influenza della Cina, l'intelligence e i suoi tentativi di infiltrazione stanno travolgendo l'America. La Cina ha centinaia – forse migliaia – di agenti negli Stati Uniti che identificano, adescano, appoggiano, influenzano, compromettono e corrompono gli americani nell'ambito politico e in altri settori importanti. Nella foto: il consolato cinese a Houston, il 22 luglio 2020, il giorno prima che il governo americano lo chiudesse per essere stato "un centro di spionaggio e di furto della proprietà intellettuale", nelle parole del segretario di Stato Mike Pompeo. (Foto di Mark Felix/AFP via Getty Images)

Le rivelazioni di questo mese sul deputato democratico della California Eric Swalwell evidenziano la completa penetrazione di Pechino nella società americana.

L'influenza della Cina, l'intelligence e i suoi tentativi di infiltrazione stanno travolgendo l'America. Data l'emergenza, Washington dovrebbe chiudere immediatamente tutte le basi operative cinesi negli Stati Uniti, compresi i suoi altri quattro consolati.

Forse l'aspetto più sorprendente della notizia su Swalwell è che Fang Fang, una sospetta agente del Ministero della Sicurezza di Stato cinese nota anche come "Christine", lo contattò per la prima volta non mentre lui era membro del Comitato di Intelligence della Camera, ma quando sedeva nel Consiglio comunale di Dublin, in California.

La Fang ha seguito e promosso la carriera di Swalwell quando lui venne eletto alla Camera dei Rappresentanti e assegnato a un comitato di grande interesse per la Cina.

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Terrorismo: Un monito dell'Iran all'Europa

di Richard Kemp  •  27 dicembre 2020

  • Ora [gli europei] si ritrovano bloccati in quello che sanno essere un accordo nucleare fasullo e molto pericoloso che si limita a consegnare alle generazioni future uno scontro con un Iran nuclearizzato.

  • [I dirigenti iraniani] guardano con disprezzo gli europei e gli americani, come se fossero deboli e decadenti, privi del coraggio o della determinazione a difendere i loro interessi. (...) Il presidente Trump ha dato loro una pausa di riflessione, specialmente quando ha ordinato la morte di Qasem Soleimani (...) Essi ripongono maggiori speranze in Biden, pensando che sia più indolente.

  • Possiamo star certi che il Leader supremo si è rallegrato dei risultati del suo messaggio: l'Europa non ha opposto resistenza supplicando il suo aggressore di credere che sarà sempre sua amica. Se mai c'è stata una lezione sul fatto che l'appeasement fallisce e la forza ha successo, sicuramente è questa.

  • I governi europei devono ora mostrare la propria forza o affrontare la continua coercizione iraniana – coercizione che sarà guardata con interesse da perfidi attori di tutto il mondo da Mosca a Pechino a Pyongyang, con ovvie implicazioni.

  • Gli europei possono davvero permettersi di consentire a un regime così vergognosamente ostile e manipolatore come quello di Teheran di acquisire armi nucleari?

Il mese scorso è iniziato il processo in Belgio a carico di Assadolah Assadi e di altri tre iraniani accusati di aver pianificato un attentato dinamitardo contro un raduno per un "Iran Libero", tenutosi a Parigi nel giugno 2018 dei sostenitori della resistenza iraniana . Alla conferenza parteciparono 80 mila persone, tra cui l'ex premier canadese Stephen Harper, l'avvocato del presidente Trump Rudy Giuliani e diversi parlamentari britannici ed europei. Il fallito attentato sarebbe stato ordinato dal presidente iraniano Hassn Rohani e approvato dalla Guida suprema Ali Khamenei. (Foto di Zakaria Abdelkafi/AFP via Getty Images)

Il mese scorso è iniziato il processo in Belgio a carico di Assadolah Assadi e di altri tre iraniani accusati di aver pianificato un attentato dinamitardo a Parigi nel 2018. Nel 2015, Assadi era l'ufficiale più anziano del Ministero iraniano dell'Intelligence e della Sicurezza in Europa e operava sotto copertura diplomatica presso l'ambasciata iraniana a Vienna. Assadi è il primo funzionario governativo iraniano ad essere processato da un Paese dell'UE per reati di terrorismo, nonostante i numerosi tentativi di attacco sul suolo dell'Unione Europea ordinati da Teheran.

Il terrorismo di Stato non è solo un atto in sé, ma è anche uno strumento di potere nazionale e di coercizione. Complessivamente, questi falliti attentati che sono stati ideati e compiuti a Londra, Berlino, Parigi e Bruxelles erano un messaggio malevolo e una chiara minaccia all'Europa.

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L'uccisione di uno scienziato nucleare può salvare innumerevoli vite

di Richard Kemp  •  13 dicembre 2020

  • Con lo slogan "Morte all'America", l'Iran è stato in guerra con gli Stati Uniti, Israele e con i loro alleati occidentali dalla Rivoluzione islamica del 1979, utilizzando emissari operanti in gruppi per lanciare attacchi in Medio Oriente, Europa, Stati Uniti e in America Latina.

  • Fakhrizadeh era un generale di brigata dell'IRGC e quindi non era solo un alto comandante militare di un Paese in guerra con gli Stati Uniti e i loro alleati, ma anche un disdicevole terrorista internazionale.

  • L'Iran non abbandonerà mai quello che considera il suo diritto assoluto a diventare uno Stato in possesso di armi nucleari, né sotto l'attuale regime né sotto alcun regime futuro. (...) Ha mentito all'AIEA e l'archivio mostra in dettaglio i modi in cui Teheran ha ingannato gli ispettori.

  • Brennan e i sostenitori europei della sua argomentazione sembrano credere che l'Iran possa essere contenuto attraverso l'appeasement e la negoziazione piuttosto che con la forza militare e la determinazione politica. Il percorso auspicato dai sostenitori dell'appeasement può solo portare nelle strade dell'Iran a spargimenti di sangue, a violenze e a sofferenze infinitamente maggiori della morte di un disdicevole terrorista.

Gli iraniani fautori dell'appeasement che condannano l'uccisione mirata dello scienziato nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh, un generale di brigata del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, hanno mostrato uno sconcertante disprezzo per la morte, la distruzione e per le sofferenze che potrebbero essere inflitte dal regime totalitario iraniano utilizzando la perniciosa esperienza di Fakhrizadeh. Nella foto: la scena dell'assassinio di Fakhrizadeh compiuto il 27 novembre, nei pressi di Teheran (Fonte dell'immagine: Fars/Wikimedia Commons)

Con immancabile prevedibilità, il portavoce per gli Affari esteri dell'UE Peter Stano e altri sostenitori europei di una politica di appeasament nei confronti dell'Iran si sono precipitati a condannare l'uccisione mirata dello scienziato nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh compiuta il 27 novembre scorso. In tal modo, hanno mostrato uno sconcertante disprezzo per la morte, la distruzione e per le sofferenze che potrebbero essere inflitte dal regime totalitario iraniano utilizzando la perniciosa esperienza di Fakhrizadeh.

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La scarsa sicurezza dell'Europa aiuta i terroristi islamisti

di Con Coughlin  •  6 dicembre 2020

  • "Spero che la malintesa tolleranza abbia fine e che tutte le nazioni europee si rendano finalmente conto di quanto pericolosa sia l'ideologia dell'Islam politico per la nostra libertà e per lo stile di vita europeo." . Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, Die Welt, 3 novembre 2020.

  • "Vediamo molto chiaramente che le azioni terroristiche possono effettivamente essere condotte da alcune persone che utilizzano i flussi migratori per minacciare il nostro territorio." – Il presidente francese Emmanuel Macron, Politico, 5 novembre 2020.

  • Per una volta, l'improvvisa recrudescenza degli attacchi terroristici sembra aver indotto i leader europei a riconoscere le palesi carenze nella loro capacità di proteggere l'Europa dagli atti di terrorismo di matrice islamista.

La tardiva presa di coscienza da parte dei leader europei dell'inadeguatezza della loro capacità di difendere il continente da ulteriori atti di terrorismo di matrice islamista è tanto gradita quanto attesa da tempo. Nella foto: Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz (a sinistra) e il presidente francese Emmanuel Macron partecipano a un vertice per inviare un'ampia risposta da parte dell'UE ai recenti attacchi terroristici. (Foto di Michel Euler/Pool/AFP via Getty Images)

L'ultima ondata di attacchi terroristici di matrice islamista che ha colpito l'Europa ha ancora una volta rivelato le deplorevoli pecche nella capacità delle agenzie di sicurezza europee di fornire una protezione adeguata ai propri cittadini.

In tutti e tre i casi – gli attacchi a Parigi, Nizza e Vienna – è emerso che gli autori degli attentati avevano legami con le reti jihadiste mondiali che i funzionari della sicurezza europea non avevano rilevato.

Inoltre, la facilità con cui alcune delle persone coinvolte negli attacchi sono riuscite a circolare liberamente nel continente ha destato ancora una volta preoccupazioni in merito ai negligenti controlli alle frontiere come definiti dal Trattato di Schengen dell'Unione Europea e alla capacità dei jihadisti radicalizzati di trarne vantaggio.

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Perché i palestinesi devono scusarsi con gli arabi

di Khaled Abu Toameh  •  5 dicembre 2020

  • La decisione palestinese di riprendere i rapporti con Israele arriva in un momento in cui i media continuano a condannare altri arabi per essersi impegnati nella normalizzazione delle relazioni con lo Stato ebraico.

  • "[I palestinesi] calpestavano le foto dei nostri leader. Ma non li abbiamo visti calpestare le foto di Abbas." – BintUAE1900, un utente dei social media degli Emirati Arabi Uniti, Twitter, 18 novembre 2020.

  • Molti palestinesi e arabi si sono rivolti ai social media per chiedere in modo sarcastico che l'Autorità Palestinese ritiri il proprio ambasciatore da Ramallah per protestare contro la sua decisione di "normalizzare" le relazioni con Israele.

  • La decisione della leadership dell'AP di ripristinare i legami con Israele e di fare tornare gli ambasciatori palestinesi negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein è vista da alcuni palestinesi come un evidente tentativo di ingraziarsi una possibile nuova amministrazione statunitense, sotto la guida del presunto neo presidente eletto Joe Biden. Probabilmente Abbas spera altresì che in cambio gli Stati Uniti e alcuni Paesi del Golfo riprenderanno a riversare denaro nelle casse dell'Autorità Palestinese, tanto per cominciare.

La leadership palestinese chiederà scusa al Bahrein e agli Emirati Arabi Uniti (EAU) per averli accusati di tradire i palestinesi e gli arabi firmando accordi di pace con Israele? Nella foto: Palestinesi a Ramallah bruciano immagini del principe ereditario degli EAU Mohammed Bin Zayed e del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, il 15 agosto 2020. (Foto di Abbas Momani/AFP via Getty Images)

La leadership palestinese chiederà scusa al Bahrein e agli Emirati Arabi Uniti (EAU) per averli accusati di tradire i palestinesi e gli arabi firmando accordi di pace con Israele?

La scorsa settimana, l'Autorità Palestinese (AP), sotto la guida del presidente Mahmoud Abbas, con una mossa a sorpresa, ha annunciato di aver deciso di ristabilire tutte le relazioni con Israele, compreso il coordinamento della sicurezza tra le forze di sicurezza dell'AP e le Forze di Difesa Israeliane (IDF), in Cisgiordania.

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Caucaso: Uno scontro tra sogni imperiali

di Amir Taheri  •  27 novembre 2020

  • Per cominciare, il mini-successo che [Erdogan] ha ottenuto ai danni dell'Armenia potrebbe aver stuzzicato l'appetito del presidente turco per ulteriore conquiste. La stampa pro-Erdogan in Turchia fa una chiassosa propaganda in merito alla "vittoria nel Caucaso" mostrandola come la prima volta, dalla fine dell'Impero ottomano, in cui i turchi sono riusciti a "liberare" una parte del mondo musulmano dal dominio degli "infedeli".

  • Peggio ancora per Putin, Erdogan ha già dimostrato di voler coinvolgere la sua Legione straniera di jihadisti nella protezione delle "terre musulmane".

  • Mischiando il suo jihadismo in stile Fratelli Musulmani con temi panturchi che richiamano Enver Pasha, Erdogan spera di rimpiazzare la narrazione di Ataturk con una nuova intrisa di nazionalismo religioso.

  • Non è un caso che lui stia anche affilando la sua retorica antioccidentale e rafforzando i legami con i Lupi grigi, un gruppo panturco bandito dall'Unione Europea perché considerato "un'organizzazione terroristica". I "Lupi grigi" sognano un impero turco che si estende dai Balcani all'Asia centrale.

Il mini-successo che [Erdogan] ha ottenuto ai danni dell'Armenia potrebbe aver stuzzicato l'appetito del presidente turco per ulteriore conquiste. La stampa pro-Erdogan in Turchia fa una chiassosa propaganda in merito alla "vittoria nel Caucaso" mostrandola come la prima volta, dalla fine dell'Impero ottomano, in cui i turchi sono riusciti a "liberare" una parte del mondo musulmano dal dominio degli "infedeli". Nella foto: Erdogan (a destra) con il presidente dell'Azerbaijan Ilham Aliyev, il 25 aprile 2018 ad Ankara, in Turchia. (Foto dell'Ufficio stampa del presidente turco tramite Getty Images)

Mentre si calmano le acque dopo gli ultimi combattimenti in Transcaucasia potremmo assistere al profilarsi di un disastro peggiore che coinvolge più parti dell'arco d'instabilità dell'Asia occidentale che va dal bacino del Caspio al Mar Mediterraneo.

Rammentiamo brevemente cosa è successo.

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Gran Bretagna: Offrire un terreno fertile al totalitarismo

di Andrew Ash  •  21 novembre 2020

  • Quasi ogni giorno i media riportano notizie di genitori "attaccati" dai loro figli neopoliticizzati per aver espresso sui social media opinioni "sbagliate" e "politicamente scorrette" o di persone che hanno perso il lavoro per qualcosa che potrebbero o meno aver detto anni fa.

  • Questa convinzione di essere sempre nel giusto è arrivata a contraddistinguere un gruppo di popolazione in cui la fascia più giovane, che conduce una vita relativamente confortevole, non ha idea di cosa siano gli orrori di una guerra, o addirittura di quelle che siano le vere difficoltà.

  • Questa mancanza di rispetto, o di comprensione, della storia, insieme a una visibile necessità di inventare, importare o ridestare i risentimenti del passato, porta poi questi manifestanti a gridare vendetta per un rancore nei confronti di persone che non hanno fatto nulla per suscitarlo.

  • Solo gli altri sono invitati a dare prova di tolleranza. (...) La libertà di un uomo, a quanto pare, è diventata motivo di risentimento per un altro uomo.

  • Il rifiuto del patrimonio storico britannico da parte dei manifestanti, un tentativo di "cancellare" la storia, sembra una minaccia per la nazione. Non abbiamo nulla di cui essere orgogliosi. I nostri successi presumibilmente sono stati poco più che il bottino di un sistema patriarcale malvagio e bigotto. I manifestanti che giurano fedeltà agli artefici marxisti di quella narrazione, non solo offendono la memora di coloro che hanno combattuto e sono morti per le libertà che ora diamo per scontate, ma offrono altresì un terreno fertile al totalitarismo.

Quando la statua di Winston Churchill che si trova nella Piazza del Parlamento londinese è stata vandalizzata, la polizia, chiaramente tenuta in ostaggio dalla correttezza politica, è rimasta a guardare mentre il suo ruolo veniva pubblicamente compromesso da un aperto disprezzo della legge. (Foto di Isabel Infantes/AFP via Getty Images)

Una volta gli inglesi erano noti per il loro stoicismo, per la loro capacità di affrontare le avversità, contro ogni probabilità. Il cosiddetto "blitz spirit" (l'atteggiamento di stoica determinazione e tenacia, N.d.T.) di ottant'anni fa, che ha visto la nazione "unire gli sforzi e andare avanti" malgrado i bombardamenti nazisti delle nostre città, ha contraddistinto una generazione che aveva conosciuto due guerre mondiali, senza chinare il capo.

Durante la pandemia di Covid-19, tuttavia, questo "blitz spirit" è stato visibilmente assente. Senza dubbio, ben poca è stata la determinazione a unire gli sforzi, al contrario, politici, attivisti e una popolazione sempre più frammentata non hanno fatto altro che litigare, screditarsi e insultarsi a vicenda.

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I palestinesi invocano il boicottaggio di Israele, e poi chiedono a Israele di salvare loro la vita

di Bassam Tawil  •  9 novembre 2020

  • Particolarmente assurdo è il fatto che Erekat sia stato ricoverato in un ospedale israeliano per usufruire delle migliori cure mediche in un momento in cui il governo palestinese nega ai comuni cittadini palestinesi i permessi per recarsi negli ospedali israeliani.

  • Il fatto che Erekat abbia scelto di andare in un ospedale israeliano e non in uno giordano, è la dimostrazione del fatto che "ha piena fiducia negli israeliani, nonostante le sue dichiarazioni pubbliche contro di loro". – alarab.co.uk, 19 ottobre 2020.

  • Se e quando Erekat sarà guarito e farà ritorno a casa dai suoi familiari, sarebbe opportuno che si scusasse con gli Emirati Arabi Uniti e con il Bahrein per aver stigmatizzato gli accordi per la normalizzazione delle relazioni con Israele da loro firmati. In seguito, farebbe meglio a scusarsi con la popolazione palestinese per averla privata delle eccellenti cure mediche che lui stesso ha ricevuto all'ospedale Hadassah di Gerusalemme.

  • Forse Erekat potrebbe anche pensare di ringraziare i medici israeliani che hanno lavorato 24 ore su 24 per mantenerlo in vita. Inoltre, può ringraziare lo staff sanitario e i soldati israeliani che lo hanno scortato dalla sua casa di Gerico a Gerusalemme. E infine, Erekat potrebbe esprimere al mondo il suo rammarico per aver invocato il boicottaggio di Israele, il Paese a cui sapeva di poter rivolgersi per salvarsi la vita, a prescindere dal male che gli aveva inflitto.

L'alto dirigente palestinese Saeb Erekat ha trascorso gli ultimi due decenni invocando il boicottaggio e l'isolamento di Israele. Se e quando Erekat sarà guarito e farà ritorno a casa dai suoi familiari, farebbe meglio a scusarsi con la popolazione palestinese per averla privata delle eccellenti cure mediche che lui stesso ha ricevuto all'ospedale Hadassah di Gerusalemme, e potrebbe anche pensare di ringraziare i medici israeliani che hanno lavorato 24 ore su 24 per mantenerlo in vita. Nella foto: l'ospedale Hadassah Ein Kerem, a Gerusalemme, in Israele, dove Erekat ha scelto di essere ricoverato e curato. (Foto di Emmanuel Dunand/AFP via Getty Images)

L'alto dirigente palestinese Saeb Erekat ha trascorso gli ultimi due decenni invocando il boicottaggio e l'isolamento di Israele. Negli ultimi mesi, Erekat, un leader dell'OLP, già capo negoziatore palestinese nel processo di pace con Israele, si è espresso contro gli accordi per normalizzare le relazioni tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein.

Lui e altri leader palestinesi, tra cui il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, hanno accusato gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein di tradire i palestinesi e di pugnalarli alle spalle, facendo la pace con Israele.

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L'America cederà il dominio dello spazio alla Cina?

di Gordon G. Chang  •  7 novembre 2020

  • Alcuni ritengono che il programma spaziale statunitense dovrebbe dare enfasi alla ricerca sui cambiamenti climatici. Se non ci sarà un aumento complessivo delle spese spaziali, ci saranno meno soldi, tra le altre cose, per difendere le risorse americane nello spazio.

  • L'America è (...) per molti aspetti in ritardo rispetto alla Russia e alla Cina per quanto concerne la capacità di combattere "a grandi distanze e a una velocità impressionante", come ha dichiarato a settembre il generale John Raymond, a capo della Space Force.

  • Quasi tutto nello spazio ha un duplice scopo. Fisher, ad esempio, afferma che la Cina doterà la sua imminente stazione spaziale di un laser per spazzare via i detriti spaziali. Ovviamente, tale laser è anche in grado di distruggere i satelliti americani.

  • Altri oggetti a duplice uso sono gli "stalker spaziali" coorbitali della Russia. In tempo di pace, possono essere utilizzati per riparare i satelliti. In tempo di guerra, dice Weichert, "possono spingere fisicamente i satelliti americani fuori dalle loro orbite". Ciò renderebbe le forze americane e l'America stessa, "sorde, mute e cieche, a terra, in mare, nell'aria e nel cyberspazio".

Quest'anno, sino alla fine di settembre, la Cina ha lanciato 29 satelliti, più di qualsiasi altra nazione. Nella foto: Un razzo Lunga Marcia 3B, che trasporta il satellite Beidou-3Geo3, decolla il 23 giugno 2020 dal Centro di Lancio Satellitare di Xichang, nella provincia cinese del Sichuan. (Foto di STR/AFP via Getty Images)

A partire da marzo del prossimo anno, la Cina lancerà satelliti con cadenza pressoché settimanale. In un caso, il divario nel frenetico programma dei lanci per il 2021 sarà solo di cinque giorni.

Quest'anno, sino alla fine di settembre, la Cina ha lanciato 29 satelliti, più di qualsiasi altra nazione. Gli Stati Uniti si sono piazzati al secondo posto con 27 lanci.

Pechino punta ad aumentare il proprio vantaggio. La maggior parte degli osservatori teme che il regime cinese sia determinato a raggiungere la Luna prima del ritorno degli astronauti americani, ma un'altra evoluzione problematica è che la Cina riempirà rapidamente le orbite di satelliti.

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Le Nazioni Unite premiano le atrocità iraniane

di Judith Bergman  •  31 ottobre 2020

  • Nel 2012, [Nasrin Sotoudeh] è stata insignita del Premio Sacharov istituito dal Parlamento Europeo, assegnatole per il suo operato e per aver assunto la difesa legale dei dissidenti arrestati nelle proteste di massa del 2009, impegno che le era già costato tre anni di carcere. L'avvocata iraniana ha inoltre difeso i detenuti rinchiusi nel braccio della morte per reati commessi quando erano minorenni. Nasrin è forse meglio conosciuta per la sua difesa dei diritti delle donne, tra cui molte che hanno protestato contro l'uso del velo o dell'hijab...

  • Oggi, sembra esserci poca speranza per i prigionieri politici iraniani. Nonostante il clamore internazionale, il giovane campione di wrestling Navid Afkari è stato giustiziato il 12 settembre dal regime di Teheran. Il presidente americano Donald J. Trump aveva chiesto all'Iran di risparmiargli la vita: "L'unica cosa che ha fatto [il wrestler]", ha affermato Trump, "è stata manifestare contro il governo nelle strade".

  • Nel frattempo, la comunità internazionale ha premiato l'Iran. Il 14 agosto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha respinto una risoluzione per estendere a tempo indeterminato l'embargo sulle armi al regime iraniano, in vigore negli ultimi tredici anni. Invece, l'embargo, scaduto a metà ottobre, consentirà a Teheran di acquistare e vendere armi convenzionali senza restrizioni dell'ONU. Forse è giunto il momento per gli Stati Uniti di tagliare i fondi alle Nazioni Unite, anziché finanziare ed essere complici di questi crimini contro l'umanità.

Nel marzo 2019, l'attivista iraniana per i diritti umani e avvocata Nasrin Sotoudeh è stata condannata a 38 anni di carcere e 148 frustrate. Il mese scorso è stata trasferita in ospedale dopo più di 40 giorni di sciopero della fame. Nella foto: Sotoudeh con suo figlio, il 18 settembre 2013. (Foto di Behrouz Mehri/AFP via Getty Images)

Nel marzo 2019, l'avvocata e attivista iraniana per i diritti umani Nasrin Sotoudeh è stata condannata a 38 anni di carcere e 148 frustrate. Il mese scorso è stata trasferita in ospedale dopo più di 40 giorni di sciopero della fame. È rimasta ricoverata per qualche giorno, strettamente sorvegliata dalla sicurezza iraniana, per poi fare ritorno, nonostante i suoi gravi problemi cardiaci, nel famigerato carcere di Evin, dove la donna sta scontando la sua condanna. Quando ha iniziato lo sciopero della fame in prigione, Nasrin ha scritto quanto segue in una lettera:

"Nel bel mezzo della crisi di coronavirus che sta scuotendo l'Iran e il resto del mondo, la situazione dei prigionieri politici è diventata così difficile che la loro detenzione prolungata in queste condizioni tiranniche è diventata impossibile.

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La Cina sta uccidendo gli americani con il fentanyl, e lo fa deliberatamente

di Gordon G. Chang  •  25 ottobre 2020

  • Per prima cosa, il Partito Comunista, attraverso le proprie cellule, controlla qualsiasi attività di rilievo. (....) Pechino esercita un rigoroso controllo sul sistema bancario ed è immediatamente a conoscenza dei trasferimenti di denaro. (...) Inoltre, il fentanyl non può lasciare il Paese passando inosservato, poiché teoricamente tutte le merci spedite vengono esaminate prima di abbandonare il suolo cinese.

  • Le bande cinesi sono grandi e ampiamente ramificate. Nello Stato cinese semi-totalitario non è possibile per tali organizzazioni criminali operare all'insaputa del Partito Comunista. E se il Partito in qualche modo disconosce l'esistenza di una particolare banda è perché ha deciso che sia così.

  • Il servizio postale cinese deve sapere che è diventato, tra le altre cose, il corriere della droga più attivo al mondo.

  • Il regime ha adottato la dottrina della "Guerra senza restrizioni", spiegata nel 1999 in un libro dal titolo omonimo, scritto da Qiao Liang e Wang Xiangsui. La tesi degli autori, entrambi colonnelli dell'aeronautica militare cinese, è che la Cina non dovrebbe essere vincolata da alcuna regola o accordo nel suo tentativo di annientare gli Stati Uniti. (...) Il regime, di conseguenza, sta utilizzando la criminalità come strumento della politica di Stato. (...) I funzionari cinesi non si fermeranno davanti a nulla per accrescere il potere del loro regime.

Il fentanyl viene spesso inviato per posta negli Stati Uniti, il che significa che lo Stato cinese, tramite il Servizio postale nazionale cinese, è il distributore. L'U.S. Customs and Border Protection (CBP), l'autorità doganale statunitense, ha scoperto che il 13 per cento dei pacchi provenienti dalla Cina contiene qualche merce di contrabbando, tra cui il fentanyl e altre sostanze letali. Nella foto: Il 24 giugno 2019, un funzionario dell'U.S. Customs and Border Protection esegue insieme a un cane un'ispezione nella struttura del servizio postale, situata presso l'Aeroporto John F. Kennedy di New York. (Foto di Johannes Eisele /AFP via Getty Images)

"Non invoco alcun tipo di complotto, credo solo ai semplici fatti: il fentanyl e il Covid sono arrivati entrambi dalla Cina e beneficiano della morte di molte migliaia di americani", ha osservato Tucker Carlson nella sua trasmissione del 16 ottobre.

Da anni, il regime cinese spinge il fentanyl negli Stati Uniti.

Secondo i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, lo scorso anno, negli Stati Uniti, le morti per overdose hanno raggiunto la cifra record di 70.980 vittime. Di questi decessi, 36.650 sono stati causati da oppioidi sintetici come il fentanyl. Anche le morti per cocaina e metanfetamina sono aumentate, soprattutto perché queste sostanze sono state mescolate con il fentanyl.

Come osservato da Vanda Felbab-Brown della Brookings Institution, in una pubblicazione del luglio scorso: si tratta della "epidemia di droga più letale nella storia degli Stati Uniti".

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Erdogan dichiara guerra agli arabi

di Khaled Abu Toameh  •  20 ottobre 2020

  • "Alcuni Paesi della nostra regione ieri non esistevano e potrebbero non esistere in futuro..." – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un discorso al Parlamento il 1° ottobre 2020.

  • "I suoi crimini [di Erdogan] contro le popolazioni arabe devono essere smascherati, come i massacri contro il popolo siriano, contro i curdi nella regione del Kurdistan iracheno e in Libia..." – Abdel Aziz Razan, consigliere saudita del Center for Arab-Russia Studies, Okaz, 4 ottobre 2020.

  • Tali risposte forti date dai sauditi e da altri arabi alle sprezzanti dichiarazioni di Erdogan mostrano che gli arabi ora comprendono che il leader turco e i suoi amici in Iran sono coloro che dovrebbero temere. Agli occhi di questi arabi, Erdogan e le sue connessioni iraniane rappresentano la vera minaccia alla loro sicurezza e stabilità.

  • Alla luce di tali reazioni, forse più Paesi arabi seguiranno l'esempio degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrein firmando accordi diplomatici con Israele. Lo Stato di Israele, come si è visto, è un alleato forte e strategico che può aiutare i Paesi arabi a fermare la Turchia e l'Iran dal diffondere il loro contagio del terrorismo in Medio Oriente.

Molti arabi sono preoccupati delle minacce lanciate dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan contro i loro Paesi e della sua continua ingerenza nei loro affari interni. "Alcuni Paesi della nostra regione ieri non esistevano e potrebbero non esistere in futuro", ha osservato Erdogan il 1° ottobre scorso. (Foto di Adem Altan/AFP via Getty Images)

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan continua a insultare e a minacciare gli arabi, in particolare, quelli che vivono del Golfo.

Molti arabi sono preoccupati delle minacce lanciate da Erdogan contro i loro Paesi e della sua continua ingerenza nei loro affari interni. Alcuni arabi affermano che è giunto il momento di opporsi a Erdogan e porre fine ai suoi piani "malevoli" contro i Paesi arabi.

Negli ultimi giorni, molti arabi hanno stigmatizzato sui social media e su altri piattaforme le più recenti osservazioni offensive e le minacce velate lanciate dal leader turco contro i loro Paesi.

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