Analisi e articoli più recenti

Germania: Un musulmano di origine turca è stato nominato vicedirettore dei servizi di sicurezza interna

di Soeren Kern  •  5 dicembre 2018

  • Sinan Selen, 46 anni, esperto di antiterrorismo nato a Istanbul, sarà il primo musulmano a ricoprire un'alta carica dirigenziale nella comunità di intelligence tedesca.

  • Nel corso della sua carriera nei servizi per il governo, Selen è stato determinato nel far fronte al fondamentalismo islamico in Germania. In seno all'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV), egli ha guidato gli sforzi volti a monitorare il movimento islamico-nazionalista turco Milli Görüs, una influente organizzazione islamista fortemente contraria all'integrazione dei musulmani nella società europea.

  • I cambiamenti al vertice del BfV sono la conseguenza di un video girato con un cellulare che mostrava presunti attacchi sferrati da gruppi di estrema destra ai danni di migranti per vendicare la morte di un cittadino tedesco a Chemnitz per mano di due richiedenti asilo respinti.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha designato un immigrato turco alla carica di vicedirettore dell'agenzia di intelligence interna tedesca, l'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV). Nella foto: l'edificio che ospita il BfV a Berlino. (Fonte dell'immagine: Wo st 01/Wikimedia Commons)

La cancelliera Angela Merkel ha designato un immigrato turco alla carica di vicedirettore dell'agenzia di intelligence interna della Germania, l'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Bundesamt für Verfassungsschutz, BfV).

Sinan Selen, 46 anni, esperto di antiterrorismo nato a Istanbul, sarà il primo musulmano a ricoprire un'alta carica dirigenziale nella comunità di intelligence tedesca.

Questa nomina arriva a distanza di poche settimane dalla rimozione attuata dalla Merkel del presidente del BfV Hans-Georg Maaßen per aver difeso pubblicamente il partito anti-immigrazione Alternativa per la Germania (AfD) dagli attacchi della cancelliera e del suo partner governativo di minoranza, il Partito socialdemocratico (Spd) di centro-sinistra.

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Stati membri delle Nazioni Unite: La migrazione è un diritto umano

di Judith Bergman  •  18 novembre 2018

  • È evidente che questo accordo non riguarda i rifugiati in fuga dalle persecuzioni né i loro diritti alla protezione in virtù del diritto internazionale. Piuttosto, l'accordo diffonde l'idea radicale che la migrazione – per qualunque motivo – debba essere incoraggiata, autorizzata e tutelata.

  • Le Nazioni Unite non hanno alcun interesse ad ammettere che il loro accordo promuove la migrazione, in quanto diritto umano; fino a qualche tempo fa, c'era ben poco da discutere a riguardo. Un maggiore dibattito avrebbe potuto compromettere l'intero progetto.

  • Gli Stati membri delle Nazioni Unite non dovrebbero soltanto aprire le loro frontiere ai migranti di tutto il mondo, ma dovrebbero anche aiutarli a scegliere i loro paesi di destinazione fornendo loro informazioni esaustive su ogni paese in cui un migrante desidera stabilirsi.

Un nuovo accordo delle Nazioni Unite, che quasi tutti i membri dell'organizzazione prevedono di firmare a dicembre, diffonde l'idea radicale che l'emigrazione – per qualunque motivo – debba essere incoraggiata, autorizzata e tutelata. Nella foto: Migranti si dirigono in un campo di transito, nel villaggio di Dobova, in Slovenia, il 26 ottobre 2015. (Foto di Jeff J Mitchell/Getty Images)

Le Nazioni Unite, in un accordo non vincolante che quasi tutti gli Stati membri dell'organizzazione firmeranno durante una cerimonia ufficiale che si terrà in Morocco all'inizio di dicembre, stanno facendo della migrazione un diritto dell'uomo.

Il testo definitivo dell'accordo, il Global Compact (Patto globale) per una migrazione sicura, ordinata e regolare, sebbene non sia formalmente vincolante, "colloca fermamente la migrazione nell'agenda mondiale. Questo documento sarà un punto di riferimento per gli anni a venire e indurrà un cambiamento reale sul terreno...", secondo Jürg Lauber, rappresentante della Svizzera presso le Nazioni Unite, che ha diretto i lavori con il suo omologo del Messico.

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Massiccio attacco missilistico contro Israele dopo i finanziamenti del Qatar a Hamas

di Bassam Tawil  •  13 novembre 2018

  • Una reale tregua fra Israele e Hamas può essere raggiunta solo dopo che i terroristi jihadisti palestinesi saranno rimossi dal potere e non ricompensati per la violenza e le minacce. Lo stesso Hamas ha fornito delle prove sul perché non ci si può fidare di alcun accordo, compresa una tregua.

  • I 15 milioni di dollari in contanti messi a disposizione dal Qatar non sono riusciti a impedire a Hamas di lanciare centinaia di razzi contro Israele. Al contrario, il denaro non ha fatto che incoraggiare Hamas e accrescere il suo desiderio di continuare il jihad per eliminare Israele. Tutto il denaro del mondo non convincerà Hamas ad abbandonare la sua ideologia o ad ammorbidire la sua posizione nei confronti di Israele.

  • Ciò che i mediatori internazionali devono capire è che esiste un'unica soluzione alla crisi nella Striscia di Gaza: rimuovere Hamas dal potere e distruggere le sue capacità militari. Hanno inoltre bisogno di capire che l'unico linguaggio che Hamas comprende è quello della forza. L'ipotesi che se si danno ai terroristi milioni di dollari, essi smetteranno di attaccare – anziché usare i fondi per costruire le loro forze – si è dimostrata falsa.

Un autobus in fiamma nei pressi di Kfar Aza, in Israele, il 12 novembre 2018, dopo essere stato colpito da un razzo anti-carro lanciato dai terroristi di Hamas nella Striscia di Gaza. (Fonte dell'immagine: Hamas video screenshot)

La scorsa settimana, mentre si tentava di raggiungere una nuova tregua fra Hamas e Israele, il sottoscritto aveva posto una domanda legittima e molto semplice: Ci si può fidare di Hamas?

La conclusione al riguardo è che una reale tregua fra Israele e Hamas può essere raggiunta solo dopo che i terroristi jihadisti palestinesi saranno rimossi dal potere e non ricompensati per la violenza e le minacce.

Giorni dopo, lo stesso Hamas ha fornito delle prove sul perché non ci si può fidare di alcun accordo, compresa una tregua.

Da ieri, Hamas e i suoi alleati nella Striscia di Gaza hanno lanciato centinaia di razzi contro Israele. L'attuale fuoco di sbarramento è iniziato ore dopo che i terroristi di Hamas avevano attaccato un commando israeliano uccidendo un ufficiale israeliano e ferendo un soldato. In risposta, l'esercito israeliano ha ucciso sette terroristi, tra cui un alto comandante dell'ala militare di Hamas, Sheikh Nur Baraka.

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Cristiani condannati a morte in applicazione della legge islamica della sharia

di Majid Rafizadeh  •  11 novembre 2018

  • In risposta agli ultimi abusi contro i cristiani, Amnesty International ha lanciato un appello per una "azione urgente". L'organizzazione ha chiesto al regime iraniano di "annullare le condanne di Victor Bet-Tamraz, Shamiram Isavi, Amin Afshar-Naderi e Hadi Asgari, in quanto presi di mira unicamente per l'esercizio pacifico dei loro diritti alla libertà di religione e credo, espressione e associazione, attraverso la loro fede cristiana". Tuttavia, in Iran, ci sono molti più casi di persecuzione dei cristiani oltre a questi quattro.

  • Ciò che è importante notare è che nei paesi, dove vige la legge islamica della sharia, la costituzione è subordinata alle leggi islamiste del posto. Quando l'Islam radicale ottiene il potere, ogni articolo della costituzione è condizionato al rispetto della sharia e i diritti promessi nella costituzione diventano quindi nulli.

  • Non basta sperare che un giorno, in Iran, i cristiani saranno in grado di professare la loro fede religiosa senza paura di essere perseguitati o uccisi; la comunità globale deve agire per assicurare che il regime iraniano si attenga alla propria Costituzione e offra pari diritti e protezione della legge ai propri cittadini cristiani.

La chiesa greco-ortodossa della Vergine Maria, a Teheran, in Iran. (Fonte dell'immagine: Orijentolog/Wikimedia Commons)

Si sente spesso dire ai predicatori e ai leader islamici sciiti che l'Islam ha riconosciuto "la gente del Libro", espressione che si riferisce ai cristiani e agli ebrei. Questa affermazione suona come se l'Islam accordasse a cristiani ed ebrei lo stesso livello di status e il medesimo rispetto riservato ai musulmani.

Tale tesi è stata di recente confermata dal presidente della Repubblica islamica dell'Iran, Hassan Rohani, il quale ha dichiarato che "i cristiani hanno gli stessi diritti degli altri". Ribadendo questo concetto sarebbe facile pensare che i cristiani siano relativamente sicuri in Iran. Ma è davvero così?

Nei discorsi e sulla carta, queste parole danno probabilmente l'impressione che i cristiani non siano i benvenuti in Iran, ma che abbiano uguali diritti e godano della stessa protezione della legge. Ma le esperienze quotidiane dei cristiani in Iran raccontano una storia molto diversa.

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L'esperimento totalitario "digitale" della Cina

di Gordon G. Chang  •  10 novembre 2018

  • Il sistema di "credito sociale" della Cina, che assegnerà a ogni persona un punteggio costantemente aggiornato, sulla base dei comportamenti osservati dal governo, è volto a controllare la condotta dei cittadini dando al Partito comunista al governo la possibilità di infliggere pene e distribuire ricompense. L'ex vicedirettore del centro di ricerca e sviluppo del Consiglio di Stato afferma che il sistema dovrebbe essere gestito in modo che "le persone screditate finiscano in bancarotta".

  • I funzionari hanno impedito a Liu Hu, un giornalista, di prendere un volo perché aveva un punteggio basso. Secondo il Global Times, controllato dal Partito comunista, a partire dalla fine dell'aprile 2018, le autorità hanno impedito alle persone di prendere 11,14 milioni di voli aerei e di fare 4,25 milioni di viaggi in treni ad alta velocità.

  • I funzionati cinesi usano le liste per stabilire altro, oltre alle condizioni di accesso ai servizi aerei e ferroviari. "Non posso acquistare immobili. Mio figlio non può frequentare una scuola privata", ha dichiarato Liu. "Ti senti costantemente controllato dalla lista".

  • I leader cinesi sono da tempo ossessionati da ciò che Jiang Zemin nel 1995 chiamava "informatizzazione, automazione e intellighenziazione", e sono soltanto all'inizio. Viste le capacità che stanno accumulando, essi potrebbero, a rigor di logica, impedire sostanzialmente la ribellione. Resta ora da vedere se i cinesi sempre più sprezzanti accetteranno la visione globale del presidente Xi Jinping.

Il presidente della Cina Xi Jinping non è soltanto un leader autoritario. Egli sembra ritenere che il partito debba avere il controllo assoluto della società e anche del partito. Sta riportando la Cina al totalitarismo e cerca di controllare come Mao tutti gli aspetti della società. (Foto di Lintao Zhang/Getty Images)

Entro il 2020, i funzionari cinesi intendono investire circa 626 milioni in telecamere di sorveglianza attive in tutto il paese. Queste telecamere, tra le altre cose, faranno convergere le informazioni in un "sistema di credito sociale" nazionale.

Tale sistema, quando sarà in vigore fra due anni, assegnerà a ogni cittadino cinese un punteggio costantemente aggiornato sulla base dei comportamenti osservati dal governo. Ad esempio, un attraversamento pedonale illegale, ripreso dalle telecamere, comporterà una riduzione del punteggio.

E pur sperando di contenere il fenomeno dell'attraversamento illegale pedonale, i funzionari sembrano anche avere ambizioni molto più sinistre, come garantire l'osservanza delle richieste politiche del Partito comunista. In breve, il governo sembra determinato a creare ciò che l'Economist ha definito "il primo stato totalitario digitale al mondo".

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Le minacce palestinesi alla normalizzazione delle relazioni tra Israele e i paesi arabi

di Khaled Abu Toameh  •  7 novembre 2018

  • "Non c'è posto per il nemico [israeliano] sulla carta geografica." – Ismail Haniyeh, leader di Hamas, 29 ottobre 2018.

  • Un certo numero di alti dirigenti di Fatah, tra cui Munir al-Jaghoob e Mohammed Shtayyeh, ha condannato l'Oman per aver ricevuto Netanyahu, in visita ufficiale nel sultanato. Questi alti funzionari hanno anche stigmatizzato gli Emirati Arabi Uniti per aver permesso agli israeliani di partecipare a una competizione di judo.

  • Pertanto, Fatah e Hamas non riescono ad accettare l'idea di pagare gli stipendi dei loro dipendenti, non riescono ad accordarsi sulla fornitura di energia elettrica alla Striscia di Gaza e sull'approvvigionamento di attrezzature sanitarie negli ospedali del posto. Concordano però sulla necessità di infliggere ulteriori danni e sofferenze alla propria popolazione. Se continuano così, verrà il giorno in cui i palestinesi scopriranno che i loro amici e i loro fratelli sono diventati i loro peggiori nemici.

Recenti dichiarazioni rilasciate da Hamas e Fatah hanno fermamente condannato i paesi arabi per essersi "affrettati" a normalizzare le relazioni con Israele, prima che il conflitto israelo-palestinese sia risolto. Nella foto: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu stringe la mano al sultano dell'Oman Qaboos bin Said, durante la visita ufficiale del premier israeliano in Oman, il 26 ottobre 2018. (Fonte dell'immagine: Ufficio del primo ministro israeliano)

Da più di dieci anni ormai, Hamas e la fazione di Fatah al governo, guidata dal presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, sono in guerra tra loro. I tentativi dei loro fratelli arabi, tra cui l'Egitto, l'Arabia Saudita e il Qatar, di risolvere la lotta di potere fra i due gruppi palestinesi sono finora falliti e difficilmente avranno successo nel prossimo futuro. Il divario tra Hamas e Fatah rimane più ampio che mai: le due parti si disprezzano a vicenda. Fatah vuole tornare nella Striscia di Gaza e Hamas dissente categoricamente. Fatah vuole che Hamas si disarmi e ceda il controllo sulla Striscia di Gaza, e Hamas disapprova.

Ma su una particolare questione le due parti mettono da parte le loro divergenze e sono pienamente d'accordo. E così quando si tratta di Israele si fatica a distinguere tra Hamas e Fatah.

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La crisi di sopravvivenza dell'Europa

di Giulio Meotti  •  4 novembre 2018

  • Nell'affrontare questa sfida esistenziale, una spirale discendente in cui gli europei sembrano lentamente estinguersi non riuscendo a riprodursi, pare che l'Europa abbia anche perso ogni fiducia nei valori dell'Illuminismo conquistati a caro prezzo, come le libertà personali, la ragione e la scienza che sostituiscono la superstizione e la separazione tra Stato e Chiesa. Questi valori sono di fondamentale importanza se l'Europa vuole davvero sopravvivere.

  • Nella Germania occidentale, il 42 per cento dei bambini di età inferiore ai sei anni proviene da un contesto migratorio, secondo l'Ufficio federale di statistica tedesco, come riportato da Die Welt.

  • "Se si guarda attraverso la storia, dove la Chiesa ha dormito, si è allontanata dal Vangelo, l'Islam ne ha approfittato ed è entrato. Questo è quello che vediamo in Europa, che la Chiesa sta dormendo, e l'Islam si insinua. (...) L'Europa si sta islamizzando e interesserà l'Africa." – Il vescovo cattolico Andrew Nkea Fuanya del Camerun.

Nell'affrontare questa crisi esistenziale, una spirale discendente in cui gli europei sembrano lentamente estinguersi non riuscendo a riprodursi, pare che l'Europa abbia anche perso ogni fiducia nei valori dell'Illuminismo conquistati a caro prezzo, come le libertà personali, la ragione e la scienza che sostituiscono la superstizione e la separazione tra Stato e Chiesa. Questi valori sono di fondamentale importanza se l'Europa vuole davvero sopravvivere. (Fonte dell'immagine: Pixabay)

Nell'affrontare questa crisi esistenziale, una spirale discendente in cui gli europei sembrano lentamente estinguersi non riuscendo a riprodursi, pare che l'Europa abbia anche perso ogni fiducia nei valori dell'Illuminismo conquistati a caro prezzo, come le libertà personali, la ragione e la scienza che sostituiscono la superstizione e la separazione tra Stato e Chiesa. Questi valori sono di fondamentale importanza se l'Europa vuole davvero sopravvivere. (Fonte dell'immagine: Pixabay)

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La Corte europea dei diritti dell'uomo appoggia la legge islamica sulla blasfemia

di Soeren Kern  •  3 novembre 2018

  • La Corte europea dei diritti dell'uomo – che ha giurisdizione su 47 paesi europei e le cui decisioni sono giuridicamente vincolanti per tutti i 28 Stati membri dell'Unione europea – ha di fatto legittimato un codice in cui la blasfemia contro l'Islam è reato, allo scopo di "preservare la pace religiosa" in Europa.

  • La sentenza stabilisce in pratica un pericoloso precedente giuridico che autorizza i paesi europei a ridurre il diritto alla libertà di espressione, se quanto espresso è considerato offensivo per i musulmani e costituisce quindi una minaccia per la pace religiosa.

  • "In altre parole, il mio diritto di esprimermi liberamente è meno importante della tutela dei sentimenti religiosi altrui." – Elisabeth Sabaditsch-Wolff.

La Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) ha stabilito che la critica di Maometto, il fondatore dell'Islam, costituisce un incitamento all'odio e pertanto la libertà di espressione non viene tutelata. Nella foto: un'aula di tribunale della Cedu a Strasburgo, in Francia. (Fonte dell'immagine: Adrian Grycuk/Wikimedia Commons)

La Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) ha stabilito che la critica di Maometto, il fondatore dell'Islam, costituisce un incitamento all'odio e pertanto la libertà di espressione non viene tutelata.

Con la sua decisione senza precedenti, la Corte di Strasburgo – che ha giurisdizione su 47 paesi europei e le cui decisioni sono giuridicamente vincolanti per tutti i 28 Stati membri dell'Unione europea – ha di fatto legittimato un codice in cui la blasfemia contro l'Islam è reato, allo scopo di "preservare la pace religiosa" in Europa.

Il caso riguarda Elisabeth Sabaditsch-Wolff, una donna austriaca che nel 2011 è stata dichiarata colpevole di aver "denigrato gli insegnamenti religiosi" dopo aver tenuto una serie di conferenze sui pericoli dell'Islam fondamentalista.

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Grecia: Il traffico di esseri umani dell'organizzazione "umanitaria"

di Maria Polizoidou  •  1 novembre 2018

  • Centro Internazionale di Risposta alle Emergenze (ERCI) si definisce una "organizzazione greca senza scopo di lucro che mette in atto una risposta alle emergenze e fornisce aiuti umanitari in tempi di crisi...". Avrebbe favorito l'ingresso illegale in Grecia di 70mila immigrati dal 2015, facendo incassare all'organizzazione "no-profit" mezzo miliardo di euro all'anno.

  • L'ERCI a quanto pare ha ricevuto 2mila euro da ogni immigrato illegale che ha aiutato a entrare in Grecia. Inoltre, i suoi membri hanno creato un business per "l'integrazione dei rifugiati" nella società greca, assicurandosi 5mila euro all'anno per ogni migrante inserito nei vari programmi governativi (istruzione, alloggio e sostentamento).

  • Con il governo greco che a quanto pare non ha la più pallida idea di come gestire la crisi migratoria e salvaguardare la sicurezza dei propri cittadini, è particolarmente sconcertante scoprire che la principale ong, il cui compito è quello di fornire aiuti umanitari agli immigrati, sta invece approfittando della situazione per trarre profitto dal traffico illegale dei migranti.

Migranti sbarcano su una spiaggia dell'isola greca di Kos dopo aver attraversato su un gommone parte del Mar Egeo provenienti dalla Turchia. (Foto di Milos Bicanski/Getty Images)

Il 28 agosto, trenta membri della ong greca Emergency Response Centre International – Centro Internazionale di Risposta alle Emergenze – (ERCI) ) sono stati arrestati per il loro coinvolgimento in una rete di trafficanti di esseri umani, operante sull'isola di Lesbo dal 2015. Secondo una dichiarazione rilasciata dalla polizia greca, a seguito delle indagini che hanno portato agli arresti, "le attività di una rete criminale organizzata che facilitava sistematicamente l'ingresso illegale di stranieri sono state completamente smascherate".

Fra le attività scoperte ci sono la falsificazione, lo spionaggio e il monitoraggio illegale della Guardia Costiera greca e di Frontex, l'agenzia per il controllo delle frontiere dell'Ue, allo scopo di ottenere informazioni riservate sui flussi di immigrati turchi. Le indagini hanno inoltre portato alla scoperta di altri sei cittadini greci e 24 cittadini stranieri coinvolti nel caso.

L'ERCI si definisce :

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Spagna: Il reclutamento dello Stato islamico nelle carceri

di Soeren Kern  •  25 ottobre 2018

  • Il gruppo – che il Ministero dell'Interno spagnolo ha definito come un "Fronte della carceri" ("frente de cárceles") jihadista – era dedito al reclutamento, all'indottrinamento e alla radicalizzazione degli altri detenuti, nonché alla pianificazione di nuovi attacchi jihadisti.

  • "Vogliamo prepararci al jihad per Allah. Ho una buona notizia: ho creato un nuovo gruppo, siamo disposti a morire per Allah in qualsiasi momento. Aspettiamo di uscire di prigione per poter iniziare a lavorare. Abbiamo uomini, armi e obiettivi. Ci serve solo la pratica." – Mohamed Achraf, in una lettera scritta dal carcere a un altro detenuto.

  • "La maggior parte delle persone che sono indagate, lungi dall'essere radicalizzate, non solo hanno continuato a impegnarsi nella militanza jihadista, ma sono diventate ancor più radicali durante la loro reclusione in carcere." – Il Ministero dell'Interno spagnolo.

Il 1° ottobre, la polizia spagnola antiterrorismo ha perquisito la cella di Mohamed Achraf, nel penitenziario di Campos del Río, nella [comunità autonoma della] Murcia, e ha scoperto che stava gestendo una rete "controllata e organizzata" di detenuti jihadisti dediti a reclutare e radicalizzare altri detenuti, nonché a pianificare attacchi contro obiettivi specifici. (Fonte dell'immagine: Ministero dell'Interno spagnolo)

La polizia spagnola ha smantellato una rete jihadista operante all'interno di più di una dozzina di carceri spagnole. La rete, presumibilmente collegata allo Stato islamico, è stata creata e gestita in seno al sistema giudiziario del paese da uno dei più irriducibili jihadisti, a quanto pare sotto il naso delle autorità penitenziarie.

L'esistenza della rete ha messo in discussione non solo l'efficacia delle procedure di sicurezza nelle carceri spagnole, ma anche i programmi di "deradicalizzazione" spagnoli che mirano a "riabilitare" i militanti islamici per un eventuale "reinserimento" nella società.

Il gruppo era costituito principalmente da 25 jihadisti reclusi in 17 prigioni differenti (che rappresentano oltre la metà delle 30 carceri spagnole predisposte a ospitare detenuti jihadisti), secondo il Ministero dell'Interno, che ha fornito i dettagli sull'operazione antiterrorismo del 2 ottobre.

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Pakistan: Vita o morte per la "blasfema" cristiana?
È attesa la sentenza sul destino di Asia Bibi

di Raymond Ibrahim  •  20 ottobre 2018

  • Nella sua autobiografia, Asia Bibi si chiede "se oggi essere cristiani in Pakistan non sia soltanto un fallimento, o una nota a tuo sfavore, ma di fatto un crimine". Il suo interrogativo sta per trovare definitivamente una risposta da parte della Corte Suprema del Pakistan.

  • Poiché la parola di un cristiano non è valida contro la parola di un musulmano, le accuse di blasfemia lanciate dai musulmani nei confronti dei cristiani sono comuni e comportano abitualmente la reclusione in carcere, le percosse e perfino l'uccisione dei cristiani – come quando 1.200 musulmani, nel 2014, bruciarono viva di proposito una giovane coppia cristiana per presunte offese all'Islam.

  • Questo è forse il motivo per cui le autorità pakistane continuano a procrastinare l'emissione del verdetto finale – per dare alla Bibi il tempo di morire in carcere "per morte naturale" – come è accaduto ad altri cristiani, in circostanze "misteriose". Invece di placare il mondo, facendo però infuriare gli islamisti rilasciandola, o anziché rabbonire gli islamisti, facendo tuttavia inorridire il mondo condannandola a morte, il sistema giudiziario pakistano ha abbandonato da dieci anni Asia Bibi nella trappola mortale di una cella, dove le condizioni terribili, i gravi maltrattamenti, la negazione delle cure mediche, gli abusi psicologici e le percosse avrebbero dovuto portarla alla morte, come è stato fatto a molti altri prima di lei.

Asia Bibi e due dei suoi cinque figli, fotografata prima che venisse rinchiusa nel braccio della morte, nel 2010, per "blasfemia".

Il 9 ottobre, presso la Corte Suprema del Pakistan si è aperta l'udienza finale del processo di una donna cristiana detenuta da quasi un decennio nel braccio della morte con l'accusa di aver offeso il profeta Maometto, fondatore dell'Islam. Il destino della donna è ora segnato: "I giudici hanno emesso la sentenza, ma è riservata", ha riferito Mehwish Bhatti, della British Pakistani Christian Association, il quale era all'esterno del tribunale.

Aasiya Noreen – meglio conosciuta come "Asia Bibi" – è una donna di 47 anni moglie e madre di cinque figli che è stata accusata di aver violato circa un decennio fa la famigerata legge sulla blasfemia.

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Criticare il terrorismo è una forma di "malattia mentale"?

di Guy Millière  •  8 ottobre 2018

  • Di recente è stato pubblicato un rapporto di 615 pagine, scritto da un consigliere del presidente francese Emmanuel Macron, Hakim El Karoui, preposto a creare le nuove istituzioni di un "Islam francese". Il report definisce l'islamismo come una "ideologia totalmente distinta dall'Islam" e inoltre non menziona mai i nessi esistenti fra l'islamismo e il terrorismo. Il rapporto insiste anche sulla urgente necessità di diffondere in Francia il "vero Islam" e di adottare l'insegnamento dell'arabo nelle scuole superiori pubbliche.

  • La richiesta da parte della magistratura a Marine Le Pen, di sottoporsi a una perizia psichiatrica per stabilire se sia sana, indica che le autorità francesi potrebbero ripristinare il vecchio utilizzo sovietico della "psichiatria" per mettere a tacere i dissidenti o gli oppositori politici.

  • L'offensiva giudiziaria contro Marine Le Pen ora si aggiunge a quella finanziaria. Anche se lei non viene incarcerata, la legge sembra essere stata utilizzata per esporla al rischio di essere dichiarata non eleggibile per le elezioni del Parlamento europeo che si terranno a maggio 2019.

Marine Le Pen (fotografata sul podio), leader del Front National, partito francese di destra, ha postato dei tweet critici nei confronti del gruppo terroristico dello Stato islamico, tra cui le foto delle vittime assassinate dall'Isis. Per questo, la Le Pen è stata accusata del reato di "diffusione di immagini violente" e le è stato ordinato da un tribunale di sottoporsi a una perizia psichiatrica per stabilire se sia sana di mente, (Foto di Sylvain Lefevre/Getty Images)

Il 16 dicembre 2015, un giornalista francese di una emittente radiofonica mainstream paragonò il Front National (Fn), un partito francese di destra, allo Stato islamico (Isis) dicendo che esisteva una "convergenza di vedute" fra loro e che entrambi spingevano i propri sostenitori a "chiudersi nella propria identità". Marine Le Pen, leader di Fn, parlando di un "inaccettabile scivolone verbale", chiese alla stazione radiofonica il diritto di replica. Poi pubblicò su Twitter le immagini che mostravano i corpi delle vittime dello Stato islamico, aggiungendo: "L'Isis è questo!"

I media francesi l'accusarono immediatamente di trasmettere immagini "indecenti" e "oscene", e subito dopo il governo francese chiese al Dipartimento di Giustizia di incriminarla. Inoltre, l'8 novembre 2017, l'Assemblea nazionale francese le revocò l'immunità parlamentare.

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Germania: Aumenta la popolarità del partito anti-immigrazione

di Soeren Kern  •  4 ottobre 2018

  • Gli oppositori dell'Afd, che spesso definiscono il partito "di estrema destra" o "estremista", affermano che i suoi presunti legami con i gruppi neonazisti rappresentano una minaccia esistenziale all'ordine costituzionale della Germania. I sostenitori dell'Afd ribattono che l'establishment tedesco politicamente corretto, per timore di perdere potere e influenza, sta tentando di bandire un partito legittimo che si è impegnato a mettere al primo posto gli interessi dei cittadini tedeschi.

  • "La questione dell'immigrazione è la madre di tutti i problemi". – Il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer.

  • "L'estremismo non può essere combattuto con l'esclusione, ma valutando i fatti. Chi vuole arrivare ai cittadini preoccupati deve uscire dalle trincee ideologiche." – Oswald Metzger in Tichys Einblick, un importante blog tedesco.

Nella foto: una marcia del silenzio organizzata dal Partito Alternativa per la Germania (AfD), in memoria delle vittime dei crimini violenti perpetrati da migranti, l'1 settembre 2018 a Chemnitz, in Germania. (Foto di Jens Schlueter/Getty Images)

L'omicidio di un cittadino tedesco commesso a Chemnitz da due migranti la cui richiesta d'asilo era stata respinta e il tentativo di insabbiamento da parte della polizia hanno contribuito ad aumentare l'appoggio al Partito Alternativa per la Germania (AfD) contrario all'immigrazione che, secondo un nuovo sondaggio, ha superato in popolarità il Partito socialdemocratico (Spd) diventando la seconda forza politica della Germania.

Il consenso per l'AfD è aumentato attestandosi al 17 per cento, mentre il sostegno per i socialdemocratici è sceso al 16 per cento. L'alleanza tra l'Unione democratico cristiana (Cdu) della cancelliera Angela Merkel e l'Unione cristiano-sociale (Csu) è al 28,5 per cento, secondo un sondaggio dell'Insa Institute pubblicato dal quotidiano Bild il 3 settembre scorso.

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Svezia: Il partito anti-immigrazione diventa influente

di Soeren Kern  •  1 ottobre 2018

  • La polizia svedese ha ricevuto più di 2.300 segnalazioni di potenziali reati connessi alle elezioni legislative di quest'anno, come le intimidazioni agli elettori e le minacce di violenza contro proprietà o persone. Un team di osservatori elettorali internazionali ha rilevato delle irregolarità nel 46 per cento dei seggi elettorali visitati. Il gruppo ha espresso particolare preoccupazione per la mancanza di segretezza nelle votazioni. Le autorità svedesi consentono a più di un elettore (in genere della stessa famiglia) di entrare insieme nella cabina elettorale, verosimilmente per garantire che il familiare più istruito possa aiutare quello che lo è meno a compilare correttamente la scheda elettorale.

  • "Siamo preoccupati per la notevole incidenza delle decisioni familiari in ambito elettorale, una prassi in base alla quale le donne, gli anziani e gli infermi possono essere guidati o persino istruiti su come votare da un altro membro della famiglia. (...) Riteniamo che questo possa essere un modo per impedire loro di scegliere liberamente come esprimere la propria preferenza elettorale". – Dichiarazione sulle elezioni svedesi da parte degli osservatori elettorali internazionali della ong Democracy Volunteers.

  • Con decine di migliaia, forse centinaia di migliaia, di migranti che ricevono i sussidi statali senza aver versato nessun contributo, l'attuale sistema di welfare svedese sembra destinato a crollare, secondo il leader del Partito dei Democratici svedesi, Jimmie Åkesson.

Nelle elezioni svedesi, ogni partito ha una propria scheda elettorale con il nome del partito ben visibile. La scelta della scheda avviene in pubblico, pertanto i presenti possono vedere a quale lista elettorale l'elettore accorda la sua preferenza. Di conseguenza, alcuni elettori potrebbero sentirsi intimiditi ed essere riluttanti a dire pubblicamente che avrebbero voluto votare per il Partito dei Democratici svedesi contrario all'immigrazione. (Fonte dell'immagine: Jens O. Z. Ehrs/Wikimedia Commons)

Il clamoroso successo dei Democratici svedesi nelle elezioni legislative tenutesi in Svezia il 9 settembre ha drenato così tanti voti dai partiti tradizionali che i due principali blocchi parlamentari sono di fatto vincolati e ben lungi dal formare una maggioranza di governo.

I Democratici svedesi hanno guadagnato il 17, 5 per cento dei voti e sono emersi come il terzo partito più grande del paese, secondo i risultati elettorali pubblicati il 16 settembre. Gli esiti elettorali, che mostrano un miglioramento del 4,6 per cento rispetto al 12,9 per cento dei voti ottenuto nelle elezioni del 2014, hanno posto i Democratici svedesi in una situazione che permette di mantenere gli equilibri di potere nella prossima legislatura.

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Palestinesi: Sputare nel pozzo

di Bassam Tawil  •  27 settembre 2018

  • In realtà, i palestinesi hanno un messaggio prioritario per l'amministrazione statunitense ed è: vi odiamo e sobilliamo contro di voi, ma ci aspettiamo che continuerete a erogarci denaro contante per miliardi di dollari. E quando cercherete di aiutarci, ci riserveremo il diritto di sputarvi in faccia.

  • L'intera esistenza di Fatah, la fazione che domina e controlla l'Autorità palestinese, dipende essenzialmente dagli aiuti finanziari degli Stati Uniti, dell'Ue e di altri donatori occidentali.

  • Così, mentre i manifestanti chiedevano a Ramallah che gli Stati Uniti revocassero la decisione di tagliare i fondi all'UNRWA, gli uomini di Abbas a Gerusalemme Est hanno cercato di bloccare una riunione patrocinata dagli Stati Uniti per discutere in che modo aiutare l'economia palestinese.

  • Evidentemente Abbas e i suoi alti funzionari a Ramallah desiderano avere entrambe le cose: continuare a istigare contro l'amministrazione Trump e ricevere gli aiuti finanziati dai contribuenti americani.

Il 4 settembre scorso, i manifestanti palestinesi, tra cui alti funzionari di Fatah, la fazione del presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas (a destra, nella foto) hanno bruciato le immagini del presidente Donald Trump e di alcuni dei suoi alti rappresentanti, come i consiglieri presidenziali Jared Kushner (al centro, nella foto) e Jason Greenblatt (a sinistra). La foto dell"incontro di cui sopra è stata scattata il 21 giugno 2017 a Ramallah. (Fonte dell'immagine: Thaer Ghanaim/PPO via Getty Images)

Ancora una volta, i palestinesi inviano messaggi contrastanti in merito alla loro posizione nei confronti dell'amministrazione del presidente americano Donald Trump. Da un lato, i palestinesi condannano l'amministrazione Trump per la sua decisione di tagliare tutti gli aiuti americani all'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA); dall'altro, sono contrari a qualsiasi piano dell'amministrazione americana per fornire loro aiuti finanziari e migliorare le condizioni di vita.

Questa posizione palestinese non è soltanto un doppio gioco, ma riflette altresì lo stato di confusione e incertezza che regna tra la leadership palestinese a Ramallah in particolare e la popolazione palestinese in generale.

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