Analisi e articoli più recenti

Palestinesi: Sciopero della fame o fumo negli occhi?

di Bassam Tawil  •  23 aprile 2017

  • È parte integrante della strategia palestinese volta a minare, isolare, delegittimare e distruggere Israele.

  • Non è solo il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas ad avere problemi. Anche Marwan Barghouti sa bene che non deve lavare i panni sporchi di Fatah in pubblico. E allora che cosa bisogna fare? Attuare la tradizionale tattica diversiva: dirigere la colpa verso Israele.

  • Privato dei suoi orpelli occidentali, lo "sciopero della fame" indetto da Barghouti è in realtà una lotta tra Abbas e un altro pretendente al trono di Fatah. E ancora una volta, viene incolpato Israele – lo Stato che presumibilmente "maltratta" i terroristi palestinesi incarcerati.

Lo sciopero della fame indetto dal terrorista palestinese Marwan Barghouti, (nella foto a sinistra), in carcere da 15 anni, è una protesta contro il presidente dell'Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas (nella foto a destra). I sostenitori di Barghouti accusano Abbas e i suoi fedelissimi di aver emarginato il leader di Fatah e di cercare di "seppellirlo".

I palestinesi hanno un'abitudine radicata di regolare i conti interni concentrando il loro malcontento e la violenza su Israele. Questa prassi è chiara a coloro che hanno seguito negli ultimi decenni gli sviluppi in ambito palestinese ed è parte integrante della strategia palestinese volta a minare, isolare, delegittimare e distruggere Israele.

Ma coloro che conoscono meno la cultura e le tattiche palestinesi hanno difficoltà a comprendere la mentalità palestinese. Le autorità di Washington, Londra, Parigi e di altre capitali occidentali raramente incontrano il palestinese medio, che rappresenta la voce autentica dei palestinesi.

Piuttosto, questi funzionari incontrano i politici e gli accademici palestinesi di Ramallah – gli "esperti" che in realtà non sono altro che truffatori. Questi palestinesi capiscono molto bene la mentalità occidentale e utilizzano questo per abbindolare i funzionari occidentali come vogliono.

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I consigli della sharia e gli abusi sessuali in Gran Bretagna

di Khadija Khan  •  20 aprile 2017

  • Per quanto questo sia terribile, c'è un lato ancora più oscuro della storia: in base alla legge della sharia, il secondo marito non ha l'obbligo di concedere alla moglie un divorzio veloce, cosa che gli permette di tenerla con sé come schiava sessuale per tutto il tempo che vorrà.

  • Se ci si chiede come questo possa concordare con la legge inglese, la risposta è che ciò è discordante.

  • La ong Muslim Women's Network che opera nel Regno Unito ha inviato una lettera aperta – con un centinaio di firme – al governo britannico e all'Home Affairs Select Committee chiedendo di fare luce sull'operato del Consiglio della Sharia per stabilire se le sue pratiche sono conformi alla legge inglese. Come risposta, il Consiglio della Sharia ha definito la lettera "islamofobica" e ha accusato Muslim Women's Network di essere un'organizzazione antimusulmana.

  • La legge inglese, non la sharia, è quella che tutela le singole persone e le coppie musulmane, come qualsiasi altro cittadino. Contrariamente a quanto dicono i difensori di questa farsa, la condizione delle donne musulmane dovrebbe essere considerata e trattata come una questione dei diritti umani.

Haitham al-Haddad è un giudice di un consiglio della sharia britannico e fa parte del Consiglio della sharia islamica. Per quanto riguarda la gestione dei casi di violenza domestica, egli ha detto in un'intervista: "A un uomo non si deve chiedere perché picchia la moglie, in quanto sono affari loro. Lasciateli in pace. Possono risolvere le questioni tra di loro". (Fonte dell'immagine: Channel 4 News video screenshot)

Lo scandalo più recente relativo allo sfruttamento sessuale delle donne musulmane da parte dei capi religiosi islamici del Regno Unito è un'ulteriore prova del modo in cui la Gran Bretagna distoglie lo sguardo dalle orribili pratiche perpetrate proprio sotto i suoi occhi.

Un'inchiesta della BBC sulla "halala" – una pratica che consente a una donna musulmana divorziata di risposare il proprio marito dopo essersi unita in matrimonio a un altro uomo, aver consumato l'unione e aver divorziato da quest'ultimo – ha rivelato che gli imam in Gran Bretagna non solo incoraggiano questa pratica, ma ne approfittano finanziariamente. Questa depravazione ha portato molte di queste donne a essere tenute in ostaggio, letteralmente e metaforicamente, dagli uomini pagati per diventare i loro secondi mariti.

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L'Islam, non il Cristianesimo, permea l'Europa

di Giulio Meotti  •  16 aprile 2017

  • I jihadisti sembrano condurre l'assalto contro le libertà e le democrazie laiche.

  • Il predicatore più importante dell'Islam sunnita, Yusuf al Qaradawi, ha dichiarato che arriverà il giorno in cui, come Costantinopoli, anche Roma sarà islamizzata.

  • L'Islam, non il Cristianesimo, ora permea il panorama e l'immaginario europeo.

Centinaia di musulmani impegnati in un una preghiera collettiva vicino al Colosseo, a Roma, il 21 ottobre 2016. (Fonte dell'immagine: Ruptly video screenshot)

Secondo Steve Bannon, il consigliere strategico del presidente americano Trump, "l'Occidente giudaico-cristiano è al collasso. Sta implodendo. E lo sta facendo sotto i nostri occhi. E il contraccolpo sarà terribile".

L'impotenza e la fragilità della nostra civiltà perseguitano anche molti europei.

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Londonistan: 423 nuove moschee e 500 chiese chiuse

di Giulio Meotti  •  9 aprile 2017

  • I multiculturalisti britannici alimentano il fondamentalismo islamico. I musulmani non hanno bisogno di diventare la maggioranza nel Regno Unito; hanno solo bisogno di islamizzare gradualmente le città più importanti. Il cambiamento è già in atto.

  • Molte personalità inglesi hanno aperto alla sharia. Uno dei più alti in grado fra i giudici britannici, Sir James Munby, ha detto che la cristianità non influenza più i tribunali e le corti devono essere multiculturali, che significa più islamiche. Rowan Williams, ex arcivescovo di Canterbury, e il presidente della Corte suprema, Lord Phillips, hanno affermato che il diritto inglese dovrebbe "inglobare" elementi della sharia.

  • La legge islamica avanza anche nelle università britanniche. Le linee guida delle università, "External speakers in higher education institutions", prevedono che "gruppi religiosi ortodossi" possano separare uomini e donne durante gli eventi. Alla Queen Mary University di Londra le donne hanno dovuto usare un ingresso separato e sono state costrette a sedersi in uno spazio in fondo alla sala, senza poter porre domande o alzare la mano, come a Riad o Teheran.

Il 6 luglio 2016, migliaia di musulmani hanno partecipato a una preghiera all'aperto a Birmingham, in Inghilterra. (Fonte dell'immagine: Ruptly video screenshot)

"Londra è più islamica di tanti paesi musulmani messi assieme", secondo Maulana Syed Raza Rizvi, uno dei predicatori che oggi guidano il "Londonistan", come la capitale inglese è stata definita dalla giornalista Melanie Phillips. No, Rizvi non è un estremista di destra. Il premio Nobel per la Letteratura Wole Soyinka è stato meno generoso, definendo il Regno Unito "una fogna per islamisti".

"I terroristi non sopportano il multiculturalismo londinese", ha detto il sindaco di Londra Sadiq Khan dopo il recente attacco terroristico letale a Westminster. È vero il contrario: i multiculturalisti britannici alimentano il fondamentalismo islamico. Soprattutto, il Londonistan, con le sue nuove 423 moschee, è costruito sulle tristi rovine del Cristianesimo inglese.

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Canada: Avviare l'islamizzazione!

di Judith Bergman  •  5 aprile 2017

  • La sindaca di Brampton, nell'Ontario, Linda Jeffrey, è sembrata essere noncurante degli appelli lanciati a Toronto per colpire gli ebrei.

  • Anche l'establishment politico non sembra preoccupato che gli imam dicano che il precetto islamico che considera lecito possedere schiave è ancora in vigore. Allo stesso tempo, le statistiche mostrano che quando si tratta di crimini d'odio, gli ebrei sono di gran lunga il gruppo maggiormente preso di mira.

  • Nessuno – né i media né i politici – si è preso la briga di chiedersi se esista una connessione significativa fra l'odio virulento nei confronti degli ebrei che viene predicato nelle moschee e il numero elevato di crimini motivati dall'odio contro gli ebrei. Piuttosto, l'intero parlamento canadese si preoccupa di condannare "l'islamofobia".

Ayman Elkasrawy, imam della moschea Masjid Toronto (nella foto, in prima fila, vestito di bianco), ha detto in un video: "...Uccidili uno ad uno e non risparmiare nessuno di loro. (...) Dacci la vittoria sul popolo dei miscredenti. (...) Concedi la vittoria all'Islam. (...) Purifica la Moschea di al-Aqsa dal sudiciume degli ebrei!" (Fonte dell'immagine: Video screenshot di Masjid Toronto attraverso The Rebel)

Nelle moschee canadesi, gli imam esortano da anni a uccidere gli "infedeli", soprattutto gli ebrei. Questo fermento sembra non aver avuto alcun impatto visibile sui parlamentari canadesi, a quanto pare troppo occupati con petizioni e mozioni che vietano la presunta "islamofobia".

Nel 2009, ad esempio, un imam della zona di Toronto, Said Rageah, all'Abu Huraira Centre, ha chiesto ad Allah di "distruggere" i nemici dell'Islam dall'interno e "maledire" gli "infedeli" ebrei e cristiani.

"Allah ci protegga dalla fitna [sedizione, tormento] di questa gente. Allah ci protegga dai piani malvagi di questa gente. Allah, distruggili dall'interno e non permettergli di alzare la testa", così pregava l'imam.

Nel 2012, Sheikh Abdulqani Mursal, imam della moschea Masjid Al Hikma di Toronto, ha precisato che gli ebrei sono destinati a essere uccisi dai musulmani. Citando le parole di un hadith, egli ha detto:

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Il Parlamento europeo censura la sua libertà di espressione

di Judith Bergman  •  3 aprile 2017

  • Il regolamento colpisce il cuore stesso della libertà di parola, vale a dire i politici eletti, ai quali la Corte europea dei diritti dell'uomo riconosce una speciale protezione. I membri del Parlamento europeo sono stati eletti per far sentire la voce dei loro elettori in seno alle istituzioni dell'Unione Europea.

  • Il regolamento può avere solo un effetto raggelante sulla libertà di parola nell'Europarlamento e forse si rivelerà un valido strumento nel tentativo di chiudere la bocca a quei deputati che non rispettano la narrazione politicamente corretta dell'Unione Europea.

  • Revocando l'immunità di Marine Le Pen, mentre quest'ultima corre per l'Eliseo, il Parlamento europeo invia il chiaro segnale che divulgare la lampante e orribile verità dei crimini commessi dall'Isis, anziché considerarlo un avvertimento su ciò che potrebbe presto accadere all'Europa, dovrebbe invece essere punito.

  • Quando avrà fine questo impulso chiaramente totalitario e chi lo fermerà?

Il presidente dell'Autorità palestinese Mahmous Abbas riceve una standing ovation al Parlamento europeo a Bruxelles, il 23 giugno 2016, dopo aver sostenuto falsamente nel suo discorso che i rabbini israeliani chiedono di avvelenare le acque palestinesi. Abbas ha in seguito ritrattato e ammesso che la sua accusa era falsa. (Fonte dell'immagine: Parlamento europeo)

Il Parlamento europeo ha introdotto una nuova norma procedurale, che consente a un presidente di seduta di interrompere la trasmissione in diretta dell'intervento di un parlamentare "in caso di linguaggio o comportamento diffamatorio, razzista o xenofobo da parte di un deputato". Inoltre, il presidente dell'Europarlamento può anche "decidere di eliminare dalla registrazione audiovisiva delle discussioni le parti di un intervento di un deputato che contengono un linguaggio diffamatorio, razzista o xenofobo".

Nessuno, però, si è preoccupato di definire ciò che costituisce un "linguaggio o comportamento diffamatorio, razzista o xenofobo". Questa omissione implica che il presidente di seduta è libero di decidere, senza linee guida o criteri oggettivi, se gli interventi degli eurodeputati siano "diffamatori, razzisti o xenofobi". La sanzione per i trasgressori potrebbe arrivare a circa 9.000 euro.

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Elezioni francesi: Rivoluzione populista o status quo?

di Soeren Kern  •  29 marzo 2017

  • "Se la bolla Macron non scoppierà, questo potrebbe significare il riallineamento, non solo della politica francese, ma della politica occidentale in generale, passando dalla divisione tra destra e sinistra, che ha definito la politica occidentale a partire dalla Rivoluzione francese, a una divisione tra il popolo e le élites." – Pascal-Emmanuel Gobry, analista politico francese.

  • "Questa divisione non è più tra destra e sinistra, ma tra patrioti e globalisti." – Marine Le Pen, candidata alle presidenziali francesi.

Nella campagna presidenziale francese in corso, Marine Le Pen (nella foto a destra) è la candidata anti-sistema del cambiamento ed Emmanuel Macron (nella foto a sinistra) è il candidato pro-sistema dello status quo. (Fonte dell'immagine: LCI video screenshot)

La corsa alle elezioni presidenziali francesi è partita ufficialmente il 18 marzo, quando il Consiglio costituzionale ha annunciato che saranno undici i candidati che si contenderanno la poltrona più alta di Francia.

Le presidenziali francesi sono seguite con attenzione nel paese e altrove come un segnale del malcontento popolare nei confronti dei partiti tradizione e dell'Unione Europea, come pure per il multiculturalismo e la persistente migrazione di massa dal mondo musulmano.

Il primo turno delle elezioni si terrà il 23 aprile. Se nessun candidato otterrà la maggioranza assoluta, i primi due vincitori si sfideranno al ballottaggio del 7 maggio.

Se si tenessero oggi le elezioni, il candidato indipendente "progressista" Emmanuel Macron, che non ha mai ricoperto alcuna carica elettiva, sarebbe il prossimo presidente della Francia, secondo diversi sondaggi di opinione.

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Palestinesi: notizie false e "fatti alternativi"

di Bassam Tawil  •  24 marzo 2017

  • Non mancano i siti di notizie palestinesi e arabi che pubblicano bufale, propaganda, bugie e disinformazione spacciate per notizie reali. Molti arabi e palestinesi ritengono che questo ciarpame sia informazione basata sui fatti.

  • Questa è una forma di incitamento alla quale l'Occidente è sordo, soprattutto perché i giornalisti che lavorano per i media mainstream occidentali non vogliono capire ciò che viene detto in arabo o anche in inglese.

  • Si pensava che le calunnie del sangue contro gli ebrei facessero parte del triste passato. Non è così. Che scopo hanno queste notizie? Fornire scuse per l'uccisione degli ebrei.

  • Un'altra "nuova" calunnia del sangue che i palestinesi hanno diffuso contro Israele è quella secondo cui gli israeliani stanno inondando le comunità palestinesi di sostanze stupefacenti per propagare la corruzione morale e distruggere la salute dei palestinesi. Questa menzogna aiuta i palestinesi a non assumersi alcuna responsabilità in merito al traffico di droga in Cisgiordania e a Gaza, proveniente dalla Giordania e dall'Egitto.

  • Questo lascia aperti alcuni interrogativi: dov'è la denuncia da parte delle comunità internazionale delle menzogne che fomentano l'uccisione degli ebrei per mano palestinese? E ancora: la comunità internazionale, ancora una volta nella storia, non riuscirà a dire la verità sull'uccisione degli ebrei?

Uno dopo l'altro, i giovani palestinesi continuano a compiere attacchi terroristici contro gli ebrei. Perché? Potremmo cominciare dall'inizio: la campagna di istigazione, indottrinamento e menzogne che i media palestinesi hanno intrapreso contro Israele. Questa campagna ha avvelenato i cuori e le menti di milioni di arabi e musulmani. E allora, non dovrebbe affatto sorprendere che i giovani palestinesi avvelenati afferrino un'arma e decidano di compiere il lavoro letale che gli hanno insegnato ad apprezzare.

L'istigazione contro Israele può essere anche molto sottile. Chi inietta il veleno non sempre invita direttamente i palestinesi ad andare a uccidere gli ebrei. Ad esempio, è sufficiente dire ai palestinesi che gli ebrei "contaminano con i loro piedi sporchi" i luoghi santi dell'Islam, per indurre un palestinese ad andare a uccidere un ebreo.

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La spirale di morte della Francia

di Guy Millière  •  22 marzo 2017

  • Nel 1990, fu approvata la "legge Gayssot" che stabiliva che "ogni tipo di discriminazione fondata sull'appartenenza a un'etnia, nazione, razza o religione è proibita". Da allora, questa legge è stata utilizzata per criminalizzare ogni critica della delinquenza araba e africana, ogni questione sull'immigrazione proveniente dal mondo musulmano, ogni analisti negativa dell'Islam. Molti scrittori sono stati condannati al pagamento di un'ammenda e la maggior parte dei libri "politicamente corretti" su questo argomento sono scomparsi dalle librerie.

  • Il governo francese ha chiesto ai media di rispettare la "legge Gayssot" e che i libri di testo di storia fossero riscritti per includere capitoli sui crimini commessi dall'Occidente contro i musulmani e sul "contributo essenziale" reso dall'Islam all'umanità. Tutti i manuali di storia sono "islamicamente corretti".

  • Negli ospedali, i musulmani chiedono con insistenza di essere curati solo da medici musulmani e pretendono che le loro mogli vengano visitate da medici uomini.

Parigi, 13 febbraio 2017. I poliziotti controllano la rimozione di un'auto, che è stata distrutta dai rivoltosi in una banlieu. (Fonte dell'immagine: Ruptly video screenshot)

2 febbraio 2017: Una "no-go zone" nella banlieu est di Parigi. Una pattuglia della polizia sente delle urla e decide di intervenire. Un ragazzo insulta gli agenti, che decidono di arrestarlo. Il giovane li colpisce e inizia una colluttazione. Il ragazzo accusa un poliziotto di averlo violentato con un manganello. Una veloce indagine della polizia stabilisce che il giovane non è stato stuprato. Ma è troppo tardi. È iniziato un processo tossico.

Senza aspettare altre prove, il ministro dell'Interno francese afferma che i poliziotti si sono "comportati male". E aggiunge che "la cattiva condotta della polizia deve essere condannata". Il presidente francese François Hollande si reca all'ospedale per esprimere il suo sostegno al giovane e dice che si è comportato "in modo dignitoso e responsabile". Il giorno dopo, viene organizzata una manifestazione di protesta contro la polizia. La marcia si trasforma in una rivolta.

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Jihadisti che vivono del welfare di quell'Europa che hanno giurato di distruggere

di Giulio Meotti  •  17 marzo 2017

  • La storia di al Harith rivela la profondità di uno dei più grossi scandali dell'Europa: l'utilizzo da parte dei jihadisti dei sussidi sociali che gli vengono forniti dalla culla alla tomba per finanziare la loro "guerra santa".

  • L'Europa gli ha dato tutto: lavoro, casa, assistenza pubblica, sussidi di disoccupazione, assegni familiari, indennità di invalidità, aiuti in denaro. Questi estremisti musulmani, tuttavia, non considerano questo "Dependistan", come ha definito Mark Steyn il welfare state, come un segno di generosità, ma di debolezza. Capiscono che l'Europa è pronta per essere distrutta.

  • Colmi di certezza religiosa e odio ideologico per l'Occidente, non tenuti ad assimilare i valori le norme occidentali, molti dei musulmani europei sembrano sentirsi come se fossero destinati a divorare una civiltà esausta.

  • Gli obiettivi della politica pubblica dovrebbero invece essere quelli di smettere di erogare sussidi statali – che di fatto si sono rilevati un disincentivo per cercare lavoro – e indirizzarsi verso la responsabilità personale. Ci devono essere dei limiti di legge sugli usi cui sono destinati i sussidi, ad esempio, non dovrebbero essere utilizzati per l'acquisto di droghe illegali, il gioco d'azzardo, il terrorismo oppure, non essendoci in Europa alcuna libertà di espressione, per promuovere il terrorismo. Si potrebbe creare e mettere a punto una lista del genere. Non rispettando i limiti si perderà diritto ai benefici. Questo contribuirebbe a combattere la ghettizzazione e l'islamizzazione dei musulmani in Europa. Il ciclo di welfare e jihad deve essere fermato.

Muhammad Shamsuddin, un 39enne islamista che abita a Londra, è comparso in un documentario dal titolo "Il jihadista della porta accanto". L'uomo, divorziato e padre di cinque figli che vive di sussidi statali e afferma di non potere lavorare a causa di "una sindrome di stanchezza cronica", è stato filmato mentre predicava l'odio contro i non musulmani nelle strade britanniche. (Fonte dell'immagine: Channel 4 video screenshot)

Quattro anni fa il Gurdian, il quotidiano della sinistra britannica, ha pubblicato un articolo sui "sopravvissuti di Guantanamo", le "vittime dell'icona americana dell'illegalità", i sopravvissuti inglesi del centro di detenzione definito il 'gulag dei nostri tempi'". Il pezzo mostrava una foto di Jamal al Harith.

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L'Occidente si piega alle leggi sulla blasfemia
Ritorno al Medioevo!

di Judith Bergman  •  12 marzo 2017

  • "Ora che l'islamofobia è stata condannata, questa non è la fine, ma piuttosto l'inizio (...)". – Samer Majzoub, presidente del Canadian Muslim Forum e affiliato ai Fratelli Musulmani.

  • La mozione non fornisce ancora alcuna definizione né alcuna statistica a sostegno dell'affermazione secondo cui "l'islamofobia" in Canada rappresenta un problema.

  • Tuttavia, non dovrebbe indignare nessuno il fatto che la prima mozione di condanna dell'islamofobia abbia trovato rapidamente seguito in una nuova proposta che chiede misure governative concrete.

L'Occidente si piega alle leggi sulla blasfemia. La Danimarca, ad esempio, avrebbe deciso che è giunto il momento di invocare una polverosa e vecchia norma del codice penale sulla blasfemia, che fino ad ora è stata utilizzata tre volte. L'ultima volta è accaduto quasi mezzo secolo fa, nel 1971. La procura generale danese ha di recente incriminato un uomo per aver bruciato una copia del Corano.

In Occidente, la blasfemia intesa come reato penale è da secoli considerata un retaggio del passato. In una società largamente senza Dio, poche persone si offendono per commenti o atti blasfemi. I cristiani non attaccano i presunti blasfemi con pistole e coltelli, e i redattori non si preoccupano di "offendere" i cristiani.

Nel 1997, un artista bruciò una copia della Bibbia durante un programma andato in onda sulla televisione di Stato. Nessuno venne incriminato, anche se ci furono delle denunce e la magistratura condusse indagini sul caso.

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Francia: La de-radicalizzazione dei jihadisti è un "fiasco totale"

di Soeren Kern  •  10 marzo 2017

  • Il report indica che la de-radicalizzazione, nei centri specializzati o nelle carceri, non funziona perché la maggior parte dei radicali islamici non vuole essere de-radicalizzata.

  • Anche se in Francia si stima che risiedano 8250 irriducibili radicali islamici, solo 17 hanno presentato richiesta e solamente nove sono arrivati nel centro. Nessun ospite della struttura ha completato il programma che prevede un soggiorno di dieci mesi.

  • Ospitare gli islamisti in ali separate delle carceri li ha resi di fatto più violenti perché sono stati incoraggiati a farlo dal cosiddetto "effetto di gruppo", secondo il ministro della Giustizia Jean-Jacques Urvoas.

  • "Non si de-radicalizza qualcuno in sei mesi. Queste persone, alle quali non è stato dato alcun ideale e che si sono aggrappate all'ideologia dello Stato islamico, non riescono a sbarazzarsene di punto in bianco. Non esiste la formula magica 'Apriti Sesamo!'" – La senatrice Esther Benbassa.

  • Il programma di de-radicalizzazione è un fiasco totale. È tutto da rivedere, da rimodulare." – Il senatore Philippe Bas, presidente della commissione legislativa del Senato che ha commissionato il rapporto.

Il castello francese di Pontourny, "Centro di prevenzione, inserimento e cittadinanza". (Fonte dell'immagine: 28 minutes - ARTE video screenshot)

Il programma di de-radicalizzazione dei jihadisti, fiore all'occhiello del governo francese, è un "fallimento totale" e deve essere "completamente rivisto", secondo le conclusioni iniziali di una commissione parlamentare d'inchiesta sulla de-radicalizzazione.

Il rapporto preliminare rivela che il governo non ha nulla da mostrare per le decine di milioni di euro provenienti dalle tasche dei contribuenti che ha speso nel corso degli ultimi anni per combattere la radicalizzazione islamica in Francia, dove 238 persone sono rimaste uccise negli attacchi jihadisti dal gennaio 2015. Il report indica che la de-radicalizzazione, nei centri specializzati o nelle carceri, non funziona perché la maggior parte dei radicali islamici non vuole essere de-radicalizzata.

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Scandinavia: La cittadella dell'antisemitismo in Occidente

di Giulio Meotti  •  2 marzo 2017

  • L'odio per Israele è diventata una vera e propria ossessione in Scandinavia, che ha rinnovato la gloriosa partnership tra gli "utili idioti" liberal – che hanno a cuore l'uguaglianza e le minoranze – e gli islamisti, che si preoccupano della sottomissione e dell'uccisione degli "infedeli".

  • Nonostante gli ebrei in Norvegia siano solo lo 0,003 per cento della popolazione totale, Oslo è ormai la capitale mondiale dell'antisemitismo europeo. I quotidiani norvegesi sono pieni di classici tropi antisemiti.

  • Anche il Festival del Cinema di Oslo ha rifiutato il documentario The Other Dreamers", sulla vita dei bambini disabili, semplicemente perché era israeliano. "Noi sosteniamo il boicottaggio accademico e culturale di Israele", ha scritto Ketil Magnussen, il fondatore del festival.

  • Lo stesso razzismo esiste in Svezia. Il Dagens Nyheter, il più sofisticato quotidiano svedese, ha pubblicato un violento editoriale antisemita dal titolo "È permesso odiare gli ebrei".

  • Il ministro degli Esteri svedese Margot Wallström pensa veramente che per sconfiggere l'aggressione islamica Israele debba arrendersi? La situazione dei palestinesi è davvero disperata, ma poiché hanno piena autonomia da decenni, la loro situazione disperata è causata dai loro stessi leader corrotti che sembrano deliberatamente mantenere la propria gente in miseria per darne la colpa a Israele, così come la gente mutila i bambini per farne dei mendicanti "migliori".

  • Il quotidiano nazista Der Stürmer non avrebbe saputo disegnarlo meglio.

Nel gennaio 2009, un n folto gruppo di musulmani lanciò bottiglie, uova e fumogeni contro gli ebrei che sfilavano pacificamente a una manifestazione di sostegno a Israele. La polizia convogliò i manifestanti ebrei, in possesso dell'autorizzazione, in una strada secondaria.

Il 12 gennaio, il quotidiano norvegese Aftenposten ha pubblicato un articolo su Jared Kushner, il genero del presidente americano Donald Trump e suo consigliere senior. "L'ebreo Kushner avrebbe insistito per la nomina di David M. Friedman come nuovo ambasciatore in Israele", ha scritto l'Aftenposten. Il quotidiano si è in seguito scusato per aver definito Kushner "l'ebreo".

Qualche settimana prima, il Consiglio comunale di Trondheim, la terza città più grande della Norvegia, aveva approvato una mozione che chiede ai residenti di boicottare personalmente i beni israeliani, una città che aspira a essere "deisraelizzata". Poi è stata la volta di un'altra città norvegese, Tromso, 72 mila abitanti, il cui Consiglio comunale ha approvato una mozione simile. Più del 40 per cento dei norvegesi sta già boicottando i prodotti israeliani o è favorevole a farlo, secondo un sondaggio.

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Il futuro demografico musulmano della Germania

di Soeren Kern  •  26 febbraio 2017

  • I critici della politica migratoria delle porte aperte della Merkel avvertono che il recente aumento della popolazione musulmana presente nel paese – che per la prima volta nel 2016 ha superato i sei milioni di persone – ha già cambiato il volto della nazione per sempre.

  • Il prezzo per invertire il calo demografico della Germania sembra essere l'ulteriore islamizzazione del paese con la scusa del multiculturalismo.

  • Secondo il report, con un tasso di fecondità di 1,6 figli per donna, ben al di sotto del tasso di sostituzione di 2,1 figli per donna, la Germania avrà bisogno di un afflusso permanente di 300.000 migranti all'anno per mantenere il livello stabile della popolazione attuale fino al 2060.

  • "Noi stiamo importando l'estremismo islamico, l'antisemitismo arabo, i conflitti nazionali ed etnici di altri popoli, come pure una diversa concezione della società e del diritto. Le agenzie di sicurezza tedesche non riescono ad affrontare questi problemi di sicurezza importati e le conseguenti reazioni da parte della popolazione tedesca".

  • Più di un decennio fa, lo storico Bernard Lewis ha avvertito che se gli attuali flussi migratori continueranno, l'Europa sarà islamica entro la fine del XXI secolo. Le élites politiche tedesche sono in prima linea nel far sì che questa previsione si avveri.

Fuori il vecchio, dentro il nuovo.

Secondo un rapporto governativo riservato, la Germania dovrà accogliere 300.000 migranti all'anno per i prossimi quarant'anni per fermare il calo demografico.

Il documento, di cui alcune parti sono state pubblicate dal Rheinische Post il 1° febbraio, rivela che il governo tedesco fa affidamento sulla migrazione di massa permanente – presumibilmente dall'Africa, dall'Asia e dal Medio Oriente – per mantenere le attuali dimensioni della popolazione tedesca (82,8 milioni di abitanti) stabile fino al 2060.

Dal report si evince che la decisione della cancelliera Angela Merkel di consentire l'ingresso nel paese di circa 1,5 milioni di migranti per lo più musulmani tra il 2015 e il 2016 non è stato un gesto umanitario, ma un tentativo calcolato di evitare il declino demografico della Germania e preservare la futura sopravvivenza del welfare state tedesco.

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La fortezza delle torture compiute sui palestinesi

di Khaled Abu Toameh  •  20 febbraio 2017

  • Poiché gli abusi non sono compiuti dagli israeliani, notizie del genere sono noiose per questi giornalisti.

  • Hamas è un movimento islamista estremista che ritiene di non essere tenuto a rispettare il diritto internazionale e le convenzioni internazionali sui diritti umani. In effetti, il concetto di diritti umani proprio non esiste sotto Hamas nella Striscia di Gaza dove le libertà pubbliche, tra cui la libertà di espressione e di stampa, sono inesistenti.

  • Secondo quanto riferito, nel 2013, due detenuti palestinesi vennero torturati a morte nella prigione centrale di Gerico.

  • Un'organizzazione per i diritti umani con sede a Londra ha segnalato 3.175 casi di violazioni dei diritti umani, tra cui detenzioni arbitrarie, avvenuti nel 2016 per mano delle forze di sicurezza dell'Autorità palestinese (Ap), in Cisgiordania. Tra le centinaia di detenuti ci sono studenti e docenti universitari, così come insegnanti di scuola. Sempre nel 2016, le forze di sicurezza dell'Ap hanno arrestato anche 27 giornalisti palestinesi.

  • Purtroppo per loro, non fanno lo sciopero della fame in un carcere israeliano, dove azioni del genere suscitano l'interesse immediato dei media mainstream.

  • Molti intendono raccontare le loro storie. Ma chi è disposto ad ascoltarli? Non i governi occidentali, non le organizzazioni per i diritti umani, non i giornalisti. La maggior parte di loro cerca il male unicamente in Israele.

Un poliziotto dell'Autorità palestinese attacca i manifestanti. (Fonte dell'immagine: Pagina Facebook di "Palestinian for Dignity")

Mentre il presidente dell'Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas e i suoi amici erano occupati nelle ultime due settimane a mettere in guardia il presidente Trump circa il trasferimento dell'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, sono emerse nuove notizie riguardo le brutali condizioni e le violazioni dei diritti umani in un carcere palestinese della Cisgiordania.

Notizie che però sono state insabbiate, insieme agli abusi, a favore dell'attenzione accordata alla retorica diretta contro l'amministrazione Trump. Tutto ciò che è stato detto da Abbas e dagli alti dirigenti dell'Autorità palestinese riguardo il possibile spostamento dell'ambasciata americana a Gerusalemme è balzato alle cronache dei principali quotidiani e delle reti televisive di tutto il mondo.

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