
"La Russia rappresenta una minaccia reale nell'Artico", ha dichiarato lo scorso mese il primo ministro Mark Carney al World Economic Forum di Davos. "Senza dubbio, la Russia fa molte cose orribili".
Ma la Russia da sola non è in grado di sfidare il Canada senza il suo partner strategico. Lo scorso aprile, durante un dibattito elettorale federale, Carney ha indicato la Cina come la principale minaccia alla sicurezza nazionale. Tuttavia, intervenendo al Forum di Davos, ha evitato di presentare la Repubblica Popolare Cinese come un pericolo diretto per il suo Paese.
Inoltre, anche il suo ministro degli Affari Esteri si è mostrato riluttante. A Davos, Anita Anand, si è astenuta dal fare nomi quando i giornalisti le hanno chiesto di indicare la principale minaccia che il Canada si trova a dover affrontare.
Carney aveva ragione fin dall'inizio: la principale minaccia per il Canada è la Cina.
Prima di partecipare al Forum di Davos, il primo ministro canadese di è recato a Pechino dove ha siglato un accordo commerciale e ha parlato di un "nuovo ordine mondiale".
Ha parlato anche di una "nuova partnership strategica Canada-Cina, basata su rispetto reciproco, uguaglianza e mutuo beneficio per generare risultati più positivi per entrambi i popoli".
Alcuni sostengono che Carney creda davvero che il suo Paese debba allinearsi con la Cina, mentre altri ritengono che il suo viaggio nella capitale cinese sia stato una mera mossa negoziale per indurre il presidente statunitense Donald Trump a desistere dalle sue minacce commerciali sempre più preoccupanti. In entrambi i casi, il leader canadese sembra minimizzare un pericolo concreto per il Canada, soprattutto nell'Artico.
In cima al mondo, Russia e Cina sono stretti partner.
Nel 2024, per la prima volta, le forze armate cinesi e russe hanno pattugliato i cieli vicino all'Alaska. I bombardieri cinesi sono decollati e atterrati da una base aerea russa. E la scorsa estate, per la prima volta, sottomarini da ricerca cinesi hanno attraversato le acque sotto i ghiacci artici. La Cina sta ora conducendo studi e monitoraggi delle acque artiche per migliorare la navigazione dei propri sottomarini e la loro capacità di eludere i sistemi di rilevamento.
Entro pochi anni, Pechino sarà in grado di inviare sottomarini armati al Polo Nord. Lì, saranno vicini a potenziali obiettivi nordamericani.
La Cina pattuglia anche l'Artico con navi della Guardia Costiera che, nonostante siano dipinte di bianco civile, ricordano le fregate della Marina Militare con lo scafo grigio.
Pechino ha da tempo rivolto la propria attenzione al Canada e non ha limitato le sue attività minacciose ai mari.
"Sebbene gran parte dell'attenzione sulla Cina e sull'Artico si sia concentrata sulle aree marittime, Pechino, da anni, lavora per sviluppare legami interpersonali sulla terraferma, ad esempio con le Prime Nazioni canadesi, che possiedono o controllano vaste aree di territorio", ha dichiarato di recente al Gatestone Cleo Paskal della Foundation for Defense of Democracies. "I cinesi hanno parlato di affinità, arrivano perfino a evocare una possibile 'parentela', dato che i primi abitanti del Canada arrivarono dall'Asia attraverso lo Stretto di Bering".
Nell'autunno del 2008, riferisce Paskal, più di due dozzine di capi e rappresentanti delle Prime Nazioni si recarono in Cina. Secondo il capo della delegazione, Calvin Helin, "essere accolti e ospitati con il livello di attenzione e riguardo che abbiamo ricevuto è stato davvero un evento straordinario e di portata storica".
Di portata storica? Sì. Un evento straordinario? No.
In diversi Paesi, la Cina ha corteggiato le popolazioni indigene per radicarsi e poi frammentarle. Il Canada è uno degli obiettivi.
"La negligenza di Ottawa nei confronti delle popolazioni artiche è di lunga data, una situazione in cui la Cina trova terreno fertile", afferma Paskal.
Sono queste persone a costituire la colonna portante della difesa del Canada nei territori artici, che comprendono il 40 per cento del territorio nazionale e oltre il 70 per cento della fascia costiera. In queste aree, Ottawa fa affidamento sui 5mila Canadian Rangers, un'unità paramilitare composta da Inuit, Dene, Cree, Anishinaabe, Metis e altri residenti locali delle remote regioni settentrionali e costiere.
Come spiega al Gatestone Charles Burton del think tank Sinopsis, Ottawa fornisce ai Canadian Rangers solo "attrezzature inadeguate per condizioni estreme, come fucili obsoleti e motoslitte per pattugliamenti attraverso il loro vasto territorio ghiacciato".
"Il Canada figura tra i Paesi della NATO che spendono meno per la difesa, destinando solo circa l'1,4 per cento del prodotto interno lordo prima dei recenti impegni", ha rilevato Burton, autore del libro appena pubblicato "The Beaver and the Dragon: How China Out-Maneuvered Canada's Diplomacy, Security, and Sovereignty". "La carenza di finanziamenti da parte del Canada deriva dalla compiacenza post-Guerra Fredda, dalla dipendenza dagli Stati Uniti e dalla priorità data ai programmi sociali rispetto alla difesa militare".
Il problema principale del Canada nell'Artico non è la carenza di fondi, ma la disattenzione. Fino al 2020, le forze armate cinesi e canadesi hanno condotto esercitazioni congiunte di guerra invernale, nella base militare di Petawawa, in Ontario, a circa 170 km a nord-ovest di Ottawa.
La vasta regione artica del Canada rimane indifesa e oggi i leader del Paese non possono parlare apertamente dell'origine della minaccia.
Questa riluttanza è un problema anche per l'America, poiché in gran parte dell'Artico il Canada costituisce la prima linea di difesa degli Stati Uniti.
Gordon G. Chang, è autore di Plan Red: China's Project to Destroy America, è Distinguished Senior Fellow del Gatestone Institute e membro del suo comitato consultivo.
