
Per 47 anni, il mondo ha sopportato un regime che ha costantemente inflitto terrore, sofferenza e violenza sia all'interno dei propri confini che in tutto il globo. La Repubblica Islamica dell'Iran, fin dalla sua nascita nel 1979, ha costruito la propria identità sulla repressione, la brutalità e l'esportazione di un'ideologia radicale. Decine di migliaia di suoi cittadini sono stati uccisi, torturati o imprigionati semplicemente per aver espresso il loro dissenso o per aver rivendicato quelle libertà fondamentali che noi diamo per scontate. Il regime ha represso le proteste, messo a tacere i giornalisti e fatto ricorso alla paura e all'intimidazione per mantenere la propria presa sul potere. Intere generazioni di iraniani hanno vissuto sotto un apparato statale che considera la vita umana sacrificabile; eppure, per decenni, la comunità internazionale non solo ha chiuso un occhio, ma ha anche attivamente finanziato e reso possibile questo orrore che dura da mezzo secolo. Questo è un regime che incarna il terrore a ogni livello, un regime la cui brutalità non ha eguali nella storia moderna e, per troppo tempo, la sua malvagità è rimasta impunita.
Oltre i propri confini, l'Iran ha esportato incessantemente la sua ideologia del terrore. Attraverso la creazione, il sostegno e l'appoggio a gruppi come Hezbollah, Hamas e le milizie sostenute da Teheran in Iraq e Yemen, ha diffuso morte e instabilità in tutto il Medio Oriente. Questi gruppi hanno compiuto massacri, rapimenti e attacchi contro civili e personale militare. Il massacro di ottobre contro Israele, che ha causato la morte di cittadini americani, israeliani e di numerosi altri innocenti, è solo uno degli esempi della portata letale dei gruppi affiliati a questo regime. Gli Houthi in Yemen, incoraggiati e armati da Teheran, continuano a colpire indiscriminatamente civili e infrastrutture. Le milizie irachene, finanziate e addestrate dall'Iran, hanno contribuito alla destabilizzazione dell'Iraq e minacciato i Paesi vicini.
In ogni angolo della regione, l'Iran ha seminato caos, violenza e paura.
A livello globale, continua ad essere una fonte di terrorismo, fornendo finanziamenti, informazioni e direttive a reti che hanno compiuto attacchi ben oltre il Medio Oriente. La sua influenza non è solo regionale, ma mondiale, e la sua mano è visibile in innumerevoli atti di malvagità e distruzione.
L'ostilità del regime nei confronti degli Stati Uniti, di Israele e dell'Occidente è stata evidente fin dalla sua fondazione. Dal sequestro di cittadini americani nei primi anni della rivoluzione all'uccisione di personale statunitense e agli attacchi contro le truppe americane in Iraq e altrove, l'Iran non ha mai nascosto la propria determinazione a distruggere i suoi presunti nemici. Le forze americane sono state a lungo bersaglio di Teheran e dei suoi alleati, e il bilancio delle vittime è stato molto elevato. Nell'aprile del 1983, un attentato suicida con autobomba contro l'ambasciata statunitense a Beirut causò la morte di 63 persone, una brutale dimostrazione della volontà del regime di attaccare indistintamente diplomatici e civili. Solo pochi mesi dopo, nell'ottobre del 1983, la caserma dei Marines a Beirut fu colpita da un devastante attentato suicida che costò la vita a 241 militari statunitensi: il più letale attacco sferrato contro i Marines americani dalla battaglia di Iwo Jima del 1945, durante la Seconda guerra mondiale. Questi attacchi facevano parte di una campagna di terrore coordinata e orchestrata da gruppi sostenuti dall'Iran, con l'obiettivo di inviare un messaggio chiaro: gli Stati Uniti e le loro forze armate erano obiettivi primari. La vita di cittadini statunitensi è stata spezzata da reti di milizie alleate di Teheran, e i suoi agenti hanno pianificato e compiuto attacchi in tutto il mondo. Fin dall'inizio, il regime ha fatto sì che gli slogan "Morte all'America" e "Morte a Israele" fossero principi cardine della propria ideologia. La sua Costituzione sancisce l'esportazione della rivoluzione come missione dello Stato, con l'obiettivo di imporre un sistema di governo islamico in tutto il mondo. Le prove sono evidenti: si tratta di un regime incapace di riforme, compromessi o negoziazioni. La sua missione è radicale, i suoi metodi brutali e le sue intenzioni inequivocabili. Mira al dominio, non alla coesistenza.
Per decenni, il mondo ha tentato la via della diplomazia, dei negoziati e dell'appeasement. Sono stati siglati accordi, fatte promesse e riposte speranze in colloqui che spesso hanno rimandato lo scontro, senza mai modificare i comportamenti. L'accordo sul nucleare dell'era Obama, ad esempio, non ha fatto altro che incoraggiare il regime. La storia ci insegna che l'appeasement non ferma il male, anzi lo alimenta, come ammoniva Winston Churchill: "Ognuno spera che, se nutre abbastanza il coccodrillo, sarà mangiato per ultimo". Per decenni, le nazioni hanno esitato, negoziato e fatto compromessi, sperando in un cambiamento di comportamento del regime, ma il risultato è stato soltanto più terrore, più aggressione e maggiore sofferenza umana.
Ora, per la prima volta da decenni, è emersa una leadership veramente coraggiosa sotto la guida del presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Entrambi hanno stabilito che solo un'azione decisa avrebbe potuto porre fine all'implacabile distruzione perpetrata dal regime. Le operazioni militari hanno preso di mira le infrastrutture militari, le capacità nucleari e i centri di comando dell'Iran: un colpo necessario contro un regime la cui ideologia non cambierà, né potrà cambiare. Non si tratta di un'aggressione fine a sé stessa, ma di amministrare la giustizia contro uno Stato che da tempo rappresenta una minaccia globale. Mentre altri Paesi rimangono in silenzio, esitano o si rendono complici con la loro inazione, gli Stati Uniti e Israele hanno intrapreso l'unica strada possibile per ristabilire la stabilità, aprire le porte alla libertà e proteggere vite innocenti.
L'Iran stava attivamente perseguendo un programma di armi nucleari con l'obiettivo di trasformarsi da pericolosa potenza regionale in una minaccia di portata globale. Il regime iraniano era guidato dall'ideologia e alimentato dall'odio. I principi fondamentali dell'Iran sono rimasti immutati per quasi mezzo secolo e non c'è motivo di credere che cambieranno mai. Si tratta di un regime che non attribuisce alcun valore alla vita al di là della propria sopravvivenza e dei propri obiettivi espansionistici.
Le conseguenze di un confronto con questo regime si estendono ben oltre i confini dell'Iran. I gruppi terroristici in tutto il Medio Oriente perderebbero un finanziatore. La principale fonte di conflitto, instabilità e minaccia alle vite di americani e israeliani verrebbe eliminata. Pace e stabilità, a lungo irraggiungibili nella regione, avrebbero finalmente la possibilità di affermarsi. Opporsi alla tirannia, senza temporeggiare, assecondare o cedere alla corruzione, sembra essere l'unico modo per proteggere la civiltà. Prima si affronta la tirannia, minore sarà il prezzo da pagare sia per i cittadini tenuti in ostaggio da governanti dispotici, sia per coloro che sono determinati a preservare uno stile di vita libero.
L'Europa e altre potenze hanno storicamente cercato il compromesso o la neutralità, spesso nella vile speranza che la pace possa essere raggiunta senza arrivare allo scontro diretto. Ma la storia ha dimostrato il contrario: il silenzio di fronte al male equivale alla complicità e il compromesso può finire per rafforzare gli aggressori. In quest'ottica, la comunità internazionale deve riconoscere che sostenere le azioni di Stati Uniti e Israele non rappresenta un atto di aggressione, bensì una difesa della stabilità globale, della civiltà e della vita umana. Le nazioni devono smettere di assecondare il regime attraverso esitazioni, silenzi o negoziati e unirsi ai pochi coraggiosi che hanno agito con decisione.
Oggi, mentre gli Stati Uniti e Israele conducono operazioni contro la tirannia iraniana, meritano riconoscimento e sostegno. Sono gli unici Paesi che si frappongono tra il mondo e uno Stato che ha terrorizzato i propri cittadini e la comunità globale per quasi mezzo secolo. Il loro coraggio dimostra che la pace e la sicurezza richiedono coraggio, decisione e chiarezza morale. Il silenzio e l'inazione di così tante nazioni non sono più accettabili. Sostenere questi sforzi significa scegliere la libertà anziché il dispotismo, il coraggio anziché la paura e la giustizia anziché la complicità.
Dio benedica il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, gli unici leader coraggiosi che si oppongono al regno del terrore dell'Iran. Chiunque abbia a cuore la libertà dovrebbe schierarsi dalla loro parte senza indugio.
Majid Rafizadeh, accademico di Harvard e politologo. È autore di numerosi libri sull'Islam e sulla politica estera statunitense. Può essere contattato all'indirizzo e-mail Dr.Rafizadeh@Post.Harvard.Edu
