• Il primo ministro svedese ha aggiunto che la Svezia non ha alcuna intenzione di criticare l'Islam. Com'è consuetudine, l'Expressen si è astenuto dal chiedere al premier se le sue osservazioni devono essere prese come un'indicazione del fatto che la Svezia avrebbe smesso di criticare le pratiche islamiche come torturare i blogger, giustiziare gli infedeli e opprimere le donne.

  • È difficile dire quali concessioni la Svezia possa aver fatto a re Salman in cambio della possibilità di normalizzare le relazioni. Stoccolma può anche aver deciso di promuovere la causa dell'Islam nel proprio paese, promettendo, ad esempio, di costruire nuove maxi-moschee e conferendo un peso maggiore agli imam locali.

  • Il ministro per la Cultura e la Democrazia, Alice Bah Kuhnke, ha già promesso di avviare una "strategia nazionale contro l'islamofobia" – il che significa nessuna critica nei confronti dell'Islam e dell'immigrazione di massa.

  • Se come ipotizzato, esiste un accordo tra la Svezia e l'Arabia Saudita, quest'ultima avrà ottenuto di fatto un potere di veto sulla politica estera di Stoccolma – e forse sulle sue politiche interne.

  • D'ora in poi, sarà difficile prendere sul serio le pretese della Svezia di essere una superpotenza umanitaria e femminista.

Dopo settimane di dispute diplomatiche e di recriminazioni, il 27 marzo, il governo saudita ha annunciato che reintegrerà il suo ambasciatore, Ibrahim bin Saad bin Ibrahim al-Brahim, a Stoccolma. Il diplomatico era stato richiamato l'11 marzo scorso in segno di protesta contro le critiche espresse da Margot Wallström, ministro degli Esteri svedese, contro le prassi giuridiche dell'Arabia Saudita e il trattamento riservato alle donne in quel paese. A febbraio, la ministra aveva definite le condizioni del regno del deserto come "medievali".

L'ambasciatore è stato richiamato un giorno dopo che il governo svedese ha annunciato che avrebbe interrotto le esportazioni di armi all'Arabia Saudita.

Furiosa la reazione araba a ciò che è stata considerata una denigrazione deliberata dell'Arabia Saudita e dell'Islam. In un comunicato, i ministri degli Esteri della Lega Araba hanno detto: "I paesi arabi rifiutano in toto la dichiarazione della Wallström come sconsiderata e inaccettabile. (...) La Costituzione dell'Arabia Saudita è fondata sulla sharia che garantisce i diritti delle persone e salvaguardia la loro vita, il loro benessere e il loro onore".

Allo stesso modo, il 9 marzo, il gabinetto saudita, presieduto dal Custode della Due Sacre Moschee, re Salman, ha respinto ogni denuncia del potere giudiziario saudita, le cui decisioni sono basate sulla legge islamica e "attuate in modo imparziale per mantenere la stabilità e la sicurezza del paese".

La Svezia fa ammenda

Non è esattamente chiaro cosa abbia indotto il sovrano saudita a riallacciare le relazioni diplomatiche con la Svezia. Quello che si sa è che il premier Stefan Löfven si è affrettato a rimarcare che non è mai stata sua intenzione offendere l'Islam, che ha dato un grande contributo alla civiltà umana, né il Regno saudita.

Tre lettere inviate a re Salman – una del re di Svezia, Carl XVI Gustaf, e due del premier Löfven – sono state recapitate a mano a Riad da Björn von Sydow, un emissario di alto rango del governo svedese. Il loro contenuto non è noto, a causa di una decisione del dicastero degli Esteri svedese di classificarle come segrete. Questa decisione è arrivata dopo che il ministero ha affermato di non riuscire a trovare le missive.

Il primo ministro Löfven e la ministra degli Esteri Wallström hanno ripetutamente detto che le lettere non contengono alcuna richiesta di scuse all'Arabia Saudita. Ma secondo il quotidiano Expressen, Riad ha chiesto a Stoccolma di fare un certo numero di concessioni – e anche le scuse. Nel mondo arabo, si ritiene che la Svezia si sia di fatto scusata.

Scuse o non scuse? Il premier svedese Stefan Löfven (a destra nella foto) e re Carl XVI Gustaf hanno inviato delle lettere personali a re Salman dell'Arabia Saudita (a sinistra). Löfven sostiene che le missive non contenevano le scuse chieste dal Regno saudita.

Löfven ha una spiegazione un po' diversa, anche se astrusa.

Il 28 marzo, l'Expressen ha citato quanto ha detto Löfven: "Abbiamo spiegato (ai sauditi) che ci dispiace se abbiamo detto qualcosa che è stato percepito come una critica dell'Islam, che non abbiamo mai mosso". Il premier ha aggiunto che la Svezia non ha alcuna intenzione di criticare l'Islam. E ha continuato dicendo: "Abbiamo il massimo rispetto per l'Islam come religione".

Il premier svedese ha tenuto a sottolineare che "la Svezia sostiene i diritti umani. È molto importante per noi fare questo. Allo stesso tempo, vogliamo anche sviluppare la cooperazione con l'Arabia Saudita".

Com'è consuetudine, l'Expressen si è astenuto dal chiedere al premier se le sue osservazioni devono essere prese come un'indicazione del fatto che la Svezia avrebbe smesso di criticare le pratiche islamiche come torturare i blogger, giustiziare gli infedeli e opprimere le donne.

Un accordo possibile

È difficile però dire quali concessioni Stoccolma possa aver fatto a re Salman in cambio della possibilità di normalizzare le relazioni tra i due paesi.

Invece, quanto segue è logico:

  • L'Arabia Saudita è libera di dire che la Svezia ha chiesto scusa e Stoccolma è libera di dire di non averlo fatto.
  • La Svezia può continuare ad affermare di essere la paladina dei diritti umani in generale, ma promette di moderare il tono delle critiche agli abusi perpetrati nei paesi islamici.
  • La Svezia non criticherà mai più le pratiche della sharia e non le assocerà mai all'Islam.
  • La Svezia può anche aver deciso di promuovere la causa dell'Islam nel proprio paese, promettendo, ad esempio, di costruire nuove maxi-mosche e conferendo un peso maggiore agli imam locali e ai rappresentanti delle istituzione missionarie islamiche.

Se quest'ultima concessione fosse stata fatta davvero, non sarà difficile per il governo svedese attuarla. Il ministro per la Cultura e la Democrazia, Alice Bah Kuhnke, ha già promesso di avviare una "strategia nazionale contro l'islamofobia". E in Svezia, "islamofobia" è sinonimo di nessuna critica nei confronti dell'Islam e dell'immigrazione di massa.

Se come ipotizzato, esiste un accordo tra la Svezia e l'Arabia Saudita, quest'ultima avrà ottenuto di fatto un potere di veto sulla politica estera di Stoccolma – e forse sulle sue politiche interne.

In qualunque modo si interpreti l'esito della recente crisi diplomatica, la Svezia ha subito una enorme perdita di credibilità. D'ora in poi, sarà difficile prendere sul serio le pretese della Svezia di essere una superpotenza umanitaria e femminista.

Pur approvando gli articoli scritti da Ingrid Carlqvist e pubblicati finora qui sul sito, il Gatestone Institute non è più legato in alcun modo all'autrice.

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