• "Non capisco perché il mondo non alzi voce contro tali atti di brutalità." – Il patriarca della Chiesa cattolica greco-melchita, Gregorio III.

  • La Casa Bianca ha detto che si appresta ad accusare lo Stato islamico di genocidio contro le minoranze religiose, a riconoscere che vari gruppi, come gli yazidi, ne siano stati vittime. Ma a quanto pare i cristiani non sono considerati come tali.

  • Un rapporto diffuso da una ong afferma che ogni cinque minuti in Iraq viene massacrato un cristiano, e che "i militanti dello Stato islamico in Iraq usano le chiese cristiane come camere di tortura dove costringono i cristiani a convertirsi all'Islam o a morire".

  • Quando papa Francesco ha parlato all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la sua energia è stata, ancora una volta, spesa a difesa dell'ambiente. Nel suo discorso di 50 minuti, solo una volta Francesco ha fatto riferimento ai cristiani perseguitati – e le loro sofferenze sono state accomunate a quelle dei " membri della religione maggioritaria", ossia i musulmani sunniti. I sunniti non vengono trucidati, decapitati e violentati per la loro fede; le loro moschee non sono bombardate e bruciate; essi non vengono incarcerati né uccisi per apostasia, blasfemia o proselitismo.

  • "Quello che sta accadendo in Libano è un tentativo di rimpiazzare la gente con siriani e palestinesi [musulmani]." – Gebran Bassil, ministro degli Esteri libanese.

Nel mese di settembre, poiché sempre più cristiani sono stati massacrati e perseguitati per la loro religione – non solo dallo Stato islamico ma "quotidianamente" dai musulmani di tutto il mondo – un crescente numero di persone e organizzazioni ha invitato ad affrontare la questione. Intanto, quelli che sono nella posizione migliore per farlo – primi fra tutti il presidente americano Barack Obama e papa Francesco – non hanno raccolto l'invito.

"Per quale motivo, domandiamo al mondo occidentale perché non alza la voce su tanta ferocia e ingiustizia?" ha chiesto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana.

Il patriarca della Chiesa cattolica greco-melchita, Gregorio III, ha detto: "Non capisco perché il mondo non alzi voce contro tali atti di brutalità".

Secondo un articolo giornalistico: "Gli attivisti per i diritti umani lo vedono. I leader stranieri lo vedono. E più di 80 membri del Congresso americano lo vedono. Tutti insieme, stanno facendo pressioni sul leader del mondo libero [il presidente Obama] affinché dichiari che in Medio Oriente è in atto un genocidio contro i cristiani".

In risposta, la Casa Bianca ha detto che si appresta ad accusare lo Stato islamico di aver commesso genocidio contro le minoranze religiose, e a riconoscere che vari gruppi, come gli yazidi, ne siano stati vittime. Ma a quanto pare i cristiani non sono considerati come tali, visto che i funzionari dell'amministrazione Obama sostengono che i cristiani "non sembrano rientrare negli standard fissati dal trattato sul genocidio".

Nel frattempo, don Benham Benoka, un sacerdote iracheno, ha illustrato in una dettagliata lettera indirizzata a papa Francesco gli orrori che i cristiani stanno vivendo in Medio Oriente. Con sua grande gioia, il pontefice gli ha telefonato e gli ha detto: "Non vi abbandonerò mai". Nelle parole di don Benoka, "Mi ha telefonato. Mi ha detto che ci era vicino e che non sarebbe dimenticato di noi (...) avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarci".

Tuttavia, alla fine di settembre, quando papa Francesco ha parlato all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la sua energia è stata, ancora una volta, spesa a difesa dell'ambiente. Nel suo discorso di quasi 50 minuti, solo una volta Francesco ha fatto riferimento ai cristiani perseguitati – e le loro sofferenze sono state accomunate a quelle dei " membri della religione maggioritaria", ossia i musulmani sunniti (l'unico gruppo a non essere attaccato dallo Stato islamico, che è un'organizzazione sunnita):

"Non posso non reiterare i miei ripetuti appelli in relazione alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente, del Nord Africa e di altri Paesi africani, dove i cristiani, insieme ad altri gruppi culturali o etnici e anche con quella parte dei membri della religione maggioritaria che non vuole lasciarsi coinvolgere dall'odio e dalla pazzia, sono stati obbligati ad essere testimoni della distruzione dei loro luoghi di culto, del loro patrimonio culturale e religioso, delle loro case ed averi e sono stati posti nell'alternativa di fuggire o di pagare l'adesione al bene e alla pace con la loro stessa vita o con la schiavitù".

Ma come mostra la serie di episodi qui di seguito riportati, "i membri della religione maggioritaria" – i sunniti – non vengono trucidati, decapitati e violentati per la loro fede; le loro moschee non sono bombardate e bruciate; essi non vengono incarcerati né uccisi per apostasia, blasfemia o proselitismo.

Ferocia e massacri

Uganda: Tre uomini musulmani hanno picchiato e violentato una giovane donna cristiana di 19 anni. La studentessa stava tornando a casa dall'Istituto magistrale "St. Mary", a Bukedea, quando è stata aggredita da tre uomini mascherati. "Ho cercato di urlare, ma uno di loro mi ha tappato la bocca e un altro mi ha schiaffeggiato, mentre mi trascinavano via a forza", ha detto la vittima. "Ho sentito uno di loro dire agli altri che dovevano uccidermi perché i miei genitori avevano abiurato l'Islam. Ma un altro ha detto: 'Non siamo sicuri che questa ragazza sia cristiana'". E invece di ucciderla, i tre uomini l'hanno violentata e picchiata così selvaggiamente che ancora è ricoverata in ospedale per le ferite riportate.

Stati Uniti: Freddy Akoa, un operatore sanitario cristiano di 49enne, di Portland, nel Maine, è stato picchiato a morte nella sua casa da tre musulmani. Accanto al corpo di Akoa è stata ritrovata una Bibbia sporca del suo sangue. La vittima presentava tagli e lividi su tutto il corpo e un trauma facciale che gli è stato fatale. Ha riportato 22 fratture costali e il fegato è stato lacerato a causa dei colpi di fendente inferti. L'affidavit della polizia afferma che Akoa "era stato picchiato e preso a calci in testa. E poi gli avevano sbattuto la testa contro un mobile, durante un'aggressione che è andata avanti per ore". A quanto pare, a casa della vittima era in corso una festa al momento della violenza. I tre aggressori erano tutti rifugiati musulmani di origine somala. Negli ultimi tempi, sia in America sia in Europa, molti "rifugiati" si sono rivelati essere terroristi islamici, alcuni dei quali con legami diretti con l'Isis. (Una fazione di al-Shabaab, la principale organizzazione jihadista somala, di recente ha giurato fedeltà allo Stato islamico.)

Siria: Un cristiano del villaggio di Qaryatain, nella provincia di Homs, è stato giustiziato dallo Stato islamico per essersi rifiutato di ottemperare alle condizioni di dhimmi ("tollerato", cittadino di seconda classe) imposte agli abitanti dei villaggi cristiani. L'Isis ha anche ucciso un sacerdote, ha fatto a pezzi il suo corpo e ha messo i poveri resti in una scatola che ha mandato ai suoi familiari. In precedenza, lo Stato islamico aveva rapito il religioso e aveva chiesto alla sua famiglia un riscatto di 120.000 dollari, somma raccolta dopo due mesi dal sequestro. Ma una volta pagato il riscatto, l'Isis non è stato di parola e ha ucciso brutalmente il sacerdote.

Pakistan: La famiglia musulmana di una donna che si è convertita al Cristianesimo e ha sposato un cristiano ha ucciso il marito e ferito la giovane donna. Aleem Masih, 28 anni, aveva sposato la 23enne Nadia lo scorso anno dopo la conversione di quest'ultima. I due avevano poi lasciato il loro villaggio poiché la famiglia della donna aveva cercato di "vendicare il disonore che la figlia aveva loro recato abiurando l'Islam e sposando un cristiano", ha detto un avvocato coinvolto nel caso. Alla fine, il padre di Nadia, Muhammad Din Meo, e i suoi scagnozzi sono riusciti a rapire la coppia, conducendola in una fattoria vicina. "I musulmani dapprima hanno torturato brutalmente i due coniugi con pugni e calci e poi hanno sparato tre colpi di arma da fuoco ad Aleem Masih, colpendolo alla caviglia, alle costole e in faccia", ha raccontato l'avvocato. "Nadia è stata ferita all'addome". I parenti musulmani hanno fatto credere di aver ucciso la coppia. "Gli aggressori sono tornati nel loro villaggio e hanno pubblicamente dichiarato di aver vendicato la loro umiliazione e ristabilito l'orgoglio dei musulmani, uccidendo i due coniugi a sangue freddo". Quando è arrivata alla fattoria, la polizia ha però trovato Nadia ancora viva. "La donna è stata portata al General Hospital di Lahore dove sta combattendo per la sua vita dopo aver subito un importante intervento chirurgico per rimuoverle due proiettili dall'addome." Un gran numero di musulmani si è radunato davanti all'ospedale, all'arrivo della donna gravemente ferita. "La folla, qualcuno anche armato, gridava slogan contro i cristiani. (...) Elogiavano anche Azhar di aver ristabilito l'orgoglio dell'Ummah [la comunità] e dicevano che si era guadagnato un posto in paradiso per aver ucciso un infedele."

Filippine: I terroristi islamici del gruppo jihadista Abu Sayyaf sono sospettati di aver fatto saltare in aria, il 18 settembre, un autobus carico di passeggeri nella città di Zamboanga, a maggioranza cristiana, uccidendo una ragazzina di 14 anni e ferendo altre 33 persone. Fonti d'intelligence avevano avvertito che Abu Sayyaf avrebbe preso di mira città e comunità con una forte presenza cristiana. Solo il 20 per cento della popolazione di Zamboanga è musulmana e il resto è quasi interamente cristiana (per lo più cattolica).

Egitto: La madre di un sacerdote copto è stata rapinata e uccisa, a Fekria, nel governatorato di Minya.

Attacchi sferrati dai musulmani contro le chiese cristiane

Stati Uniti: Domenica 13 settembre, Rasheed Abdul Aziz, 40 anni, è stato arrestato per minacce contro la Chiesa Battista Missionaria di Corinto, a Bullard, in Texas. L'uomo, un musulmano americano, impugnava una pistola ed era in tenuta da combattimento – elmetto mimetico, pantaloni mimetici, giubbotto antiproiettile e stivali – quando è entrato nella chiesa, intorno alle 13. Secondo il pastore, John Johnson, Aziz ha detto che Allah gli aveva ordinato di "uccidere gli infedeli" e che "la gente doveva morire oggi". E il pastore ha aggiunto: "Credo che il suo intento, quando egli è entrato nella nostra chiesa, fosse davvero quello di uccidere qualcuno".

Tanzania: In una sola settimana, sono state incendiate sei chiese cristiane. Il 23 settembre, è stato dato fuoco a tre edifici di culto: la Living Waters International Church, la Buyekera Pentecostal Assemblies of God e l'Evangelical Assemblies of God Tanzania Church. Tre giorni dopo, il 26 settembre, altre tre chiese sono state incendiate: la Chiesa luterana evangelica, la Kitundu Roman Catholic Church, e la Katoro Pentecostal Assemblies of God Church. Secondo una fonte locale, "Il 27 settembre, al suo risveglio, la gente ha trovato i suoi santuari bruciati. (...) Gli scenari sono sempre gli stessi: sconosciuti hanno fatto irruzione nelle chiese, hanno ammassato le cose sull'altare, le hanno cosparse di benzina e hanno appiccato il fuoco. Poi sono fuggiti prima che qualcuno potesse intervenire e riconoscerli". Questo paese dell'Africa orientale è in gran parte costituito da cristiani e musulmani, anche se la proporzione è controversa.

Betlemme: I musulmani hanno dato fuoco al convento di San Charbel. Sobhy Makhoul, cancelliere del patriarcato maronita a Gerusalemme, ha detto: "Si è trattato di un incendio doloso, e non di un corto circuito legato all'impianto elettrico [come asserito dalle autorità locali], un atto di vandalismo, che racchiude una matrice confessionale, ad opera del radicalismo islamico". L'incendio non ha causato vittime né feriti – per fortuna, l'edificio era vuoto e in fase di ristrutturazione – ma il danno è evidente e la comunità cristiana teme ulteriori violenze. Il leader maronita ha aggiunto che "l'attacco è (...) contro i cristiani, come molti altri episodi in tutto il Medio Oriente. Nell'area operano gruppi estremisti, comprese alcune cellule di Hamas".

Iraq: Un rapporto diffuso dalla ong Christian Freedom International rivela che ogni cinque minuti in Iraq viene massacrato un cristiano, e che "i militanti dello Stato islamico in Iraq usano le chiese cristiane come camere di tortura dove costringono i cristiani a convertirsi all'Islam o a morire".

Siria: Pochi giorni dopo la conquista della città di Qaryatain, lo Stato islamico ha distrutto un antico monastero cattolico e gettato via i resti di un santo venerato. Il gruppo terroristico sunnita ha poi dato un ultimatum ai cristiani di Qaryatain: pagare la jizya (un'estorsione di denaro), convertirsi all'Islam o lasciare la città.

Jihadisti dello Stato islamico nel bel mezzo della distruzione del monastero di Mar Elian, a Qaryatain, in Siria.

Yemen: Secondo un testimone, all'indomani della devastazione di un chiesa cattolica ad Aden, un altro gruppo di assalitori non identificati "ha dato fuoco" alla chiesa cristiana. Delle 22 chiese presenti ad Aden prima del 1967, quando la città era una colonia britannica, solo alcune sono ancora aperte, frequentate raramente dai lavoratori stranieri e dai rifugiati africani. La chiesa ormai distrutta di San Giuseppe era una di queste.

Indonesia: Domenica 27 settembre, la GKI Yasmin Church di Bogor ha celebrato la sua 100ma funzione all'aperto, dal 2008, quando i musulmani del luogo cominciarono a lamentarsi dell'esistenza della chiesa. Anche se la chiesa opera a pieno titolo, le autorità l'hanno dovuta chiudere. Nel dicembre 2010, la Corte suprema indonesiana ha decretato che l'edificio di culto fosse riaperto, ma il sindaco di Bogor si è rifiutato di farlo e ha posto i sigilli. Da allora, la congregazione celebra le funzioni domenicali nelle case dei membri e, occasionalmente per strada, alla mercé degli abituali scherni e delle aggressioni da parte dei musulmani.

Attacchi sferrati dai musulmani contro la libertà dei cristiani
(apostasia, blasfemia e proselitismo)

Uganda: Una madre 36enne di otto figli ha bisogno di preghiere dopo che i musulmani del luogo l'hanno costretta a ritornare all'Islam, altrimenti avrebbe perso i suoi figli e sarebbe stata uccisa. Anche se Madina ha continuato a professare la religione cristiana dopo che il marito l'aveva abbandonata dieci anni fa per la sua apostasia dall'Islam, a settembre, la donna ha fatto ritorno all'Islam: "I parenti di mio marito hanno minacciato di uccidermi e di prendersi i miei figli se mi fossi rifiutata di tornare all'Islam. Hanno detto: 'Non abbiamo intenzione di dover cedere i nostri figli al Cristianesimo. Sarebbe meglio ucciderti e riprenderci i bambini.' (...) Non ho un posto dove andare con i miei figli, pertanto, ho deciso di tornare all'Islam per salvare i bambini e me stessa. So che Issa [Gesù] si ricorderà di me un giorno".

Regno Unito: Un uomo pakistano, sua moglie e i loro sei figli stanno vivendo "un terribile calvario per mano dei loro vicini che li considerano blasfemi". Il loro "crimine" è quello di essersi convertiti al Cristianesimo – più di 20 anni fa. Pur essendo "prigionieri nella loro casa dopo essere stati aggrediti per strada, anche se il parabrezza della loro auto è stato più volte distrutto e nonostante le uova lanciate contro le loro finestre", la famiglia cristiana ha detto che sia la polizia sia la Chiesa anglicana non sono riuscite a fornirle alcun aiuto significativo e che sono "riluttanti ad affrontare il problema come se si trattasse di un crimine d'odio religioso". Nissar Hussain, il padre, ha asserito: "Le nostre vite sono state sabotate e questo non dovrebbe accadere nel Regno Unito. Noi viviamo in una società democratica libera e quello che ci stanno facendo è aberrante".

Turchia: Dal 27 agosto, ben 15 chiese hanno ricevuto minacce di morte per "negare Allah". Eppure, "le minacce non sono nulla di nuovo per la comunità protestante che vive in questo paese e vuole crescere qui i loro figli", hanno detto i leader della chiesa. Come ex musulmani, molti della congregazione, apostati dall'Islam, sono stati minacciati di decapitazione. I messaggi accusano i cristiani di aver "scelto la via che nega Allah" e che "hanno trascinato gli altri a credere come fate voi. (...) Come eretici avete ingrossato le vostre fila con seguaci ignoranti". Uno dei messaggi raffigurava la bandiera dello Stato islamico con le parole: "Pervertiti infedeli, presto arriverà il tempo che taglieremo le vostre teste. Possa Allah ricevere gloria e lodi".

Pakistan: La polizia ha arrestato Pervaiz Masih, un operaio cristiano in una fornace di laterizi, nel distretto di Kasur, nella provincia del Punjab, dopo che un suo rivale in affari musulmano lo ha falsamente accusato di offendere il profeta dell'Islam Maometto. Pervaiz, padre di quattro figli, di cui uno di sette mesi, è fuggito da casa sua dopo che Muhammad Kahlid ha presentato una denuncia in cui diceva che Pervaiz aveva fatto commenti sprezzanti su Maometto durante una lite. La polizia ha arrestato quattro dei parenti di Pervaiz; in seguito, i poliziotti hanno trascinato in strada sua moglie, le hanno strappato i vestiti, cercando di ottenere informazioni su dove fosse suo marito. Le forze dell'ordine hanno anche picchiato alcuni cristiani del luogo e hanno perquisito le case dei cristiani nella città natale di Pervaiz. L'uomo alla fine si è costituito in modo che i parenti venissero rilasciati.

Etiopia: Quindici cristiani sono stati aggrediti e arrestati per la loro opera di evangelizzazione nella parte orientale dell'Etiopia. Altri sei leader cristiani sono stati giudicati colpevoli di incitamento al disturbo della quiete pubblica, di aver minato la fiducia dell'opinione pubblica nei funzionari governativi e di aver diffuso l'odio. I sei uomini, membri di una commissione amministrativa della chiesa, l'11 marzo, avevano scritto una lettera indirizzata alla leadership nazionale della loro chiesa parlando delle persecuzioni che subivano come cristiani che abitano in una zona a maggioranza musulmana. Essi si sono lamentati delle discriminazioni nelle opportunità lavorative e dei licenziamenti ingiusti, delle dure condizioni di lavoro; hanno denunciato, gli incendi appiccati alle chiese, le aggressioni fisiche e le minacce di morte. La lettera è trapelata ai media locali ed è stata ampiamente diffusa, causando il loro arresto e la condanna.

Dhimmitudine

Germania: Secondo un reportage, "Molti rifugiati cristiani provenienti dalla Siria, dall'Iraq o dal Kurdistan, subiscono intimidazioni e aggressioni da parte dei profughi musulmani. In parecchi centri di accoglienza allestiti dalle autorità locali, si applica la legge della Sharia e i cristiani – che sono una minoranza – sono vittime di bullismo". Gottfried Martens, pastore di una chiesa della zona meridionale di Berlino, ha detto che "i musulmani molto religiosi stanno diffondendo nei centri di accoglienza l'idea che la Sharia governa ovunque noi siamo". Martens ha espresso una particolare preoccupazione per i musulmani che si convertono al Cristianesimo – apostati che, secondo la legge islamica, possono essere uccisi: "Sicuramente, questa gente sarà aggredita".

Libano: I cristiani sono insidiati dai rifugiati musulmani provenienti dalla Siria e dall'Iraq, e rischiano di perdere il loro posto nel loro paese, ha detto il ministro degli Esteri libanese Gebran Bassil: "Ciò che sta accadendo in Libano è un tentativo di rimpiazzare la gente con siriani e palestinesi [musulmani]". Poiché la popolazione cristiana del Libano è – e lo è stata storicamente – una minoranza, Bassil ha detto che i loro diritti sono minacciati perché "qualcuno sta tentando di imporre i musulmani sui cristiani" (una situazione che si verifica anche negli Stati Uniti). In una precedente intervista, Bassil ha asserito che "una parte considerevole" della comunità cristiana in Medio Oriente nel suo complesso è stata erosa. "In Iraq, è successo per più di 20 anni, e abbiamo visto che il 90 per cento dei cristiani ha lasciato il paese. In Siria, non disponiamo di cifre reali a causa del caos. Non possiamo dirlo. Sappiamo che c'è stato un grosso flusso di migrazione interna ed esterna e di spostamenti. (...) Ma le chiese sono state distrutte e la gente se n'è già andata".

Regno Unito: Un iraniano, Noureden Mallaky-Soodmand, di 41 anni, avrebbe dovuto essere estradato in Iran dopo il suo arresto per aver lanciato minacce e brandito coltelli nelle strade di Londra. L'uomo, però, non è stato espulso, a quanto sembra perché l'ambasciata iraniana era stata chiusa. Piuttosto, egli è stato ri-ospitato a 250 miglia di distanza, a Stockton-on-Tees. In precedenza, il 2 aprile, impugnando un coltello a lama ricurva, correva in preda a frenesia omicida urlando: "Sono musulmano e mozzerò la vostra fottuta testa, figli di puttana. (...) Io sono dell'Isis e la mia gente vi taglierà le palle, cristiani. (...) Vi ucciderò. Vi ammazzerò tutti. Vi mozzerò la testa e vi farò a pezzi".

Dhimmitudine egiziana

In due diversi villaggi di Samalout, a nord del protettorato di Minya, i musulmani hanno sferrato una serie di attacchi contro i cristiani. In un'aggressione, pare che il movente sia stato una "vendetta" per la costruzione di una piccola chiesa. In un villaggio, sono rimasti feriti cinque copti; nell'altro, i musulmani hanno lanciato un attacco contro una cerimonia nuziale cristiana. Tre copti sono rimasti feriti e in tutta l'area le ragazze cristiane sono state molestate sessualmente.

Inoltre, un gruppo di musulmani del villaggio di al-Oula, nei pressi di Alessandria, il 20 settembre, ha attaccato le case dei cristiani e una chiesa, dopo che la polizia aveva cercato di restituire al suo legittimo proprietario cristiano un terreno che gli era stato rubato da un musulmano. Ma quando la polizia è giunta sul posto per applicare l'ordinanza è stata aggredita e pertanto ha dovuto darsela a gambe. "Dopo la fuga delle forze dell'ordine," ha detto il leader della chiesa "una gran folla ha circondato l'edificio e ha lanciato pietre contro di esso. Poi, hanno attaccato quattro case di proprietà dei cristiani". Almeno due cristiani sono rimasti gravemente feriti e uno ha subito la frattura della spina dorsale. "La famiglia El Houty [la famiglia musulmana che ha rubato la terra al suo proprietario cristiano] ha utilizzato i microfoni della moschea locale e delle moschee dei villaggi vicini per chiedere a tutti i musulmani di intervenire poiché la polizia avrebbe restituito il terreno ai cristiani".

La storia di Mariam, una studentessa cristiana copta che ha subito una serie di discriminazioni, è finita sulle pagine dei più importanti giornali egiziani e ha scatenato uno scandalo. Soprannominata la "studentessa zero", è stata descritta dagli insegnanti come una "studentessa brillante", che sogna di fare il medico. La ragazza ha sempre avuto ottimi voti ed è stata promossa nei primi due anni della scuola superiore con 97 su 100, solo per scoprire che aveva fallito, perché il suo voto finale dell'esame di maturità era pari a zero. La ragazza ha insistito per vedere personalmente i risultati ma il permesso le è stato negato. Quando i media si sono occupati della sua storia, i risultati delle prove d'esame le sono stati mostrati. Mariam e altri – tra cui anche grafologi – hanno detto che la grafia non era la sua.

Dhimmitudine pakistana

Una famiglia cristiana è stata quasi bruciata viva durante un tentativo di "esproprio" della loro casa da parte dei musulmani. Poiché Boota Masih, 38 anni, sua moglie e la sua famiglia si erano rifiutati di cedere la loro casa e il terreno ad alcuni musulmani, questi ultimi li hanno picchiati selvaggiamente. Poi, gli islamici hanno cosparso di benzina i muri dell'abitazione e hanno appiccato il fuoco, dopo aver rinchiuso la famiglia in una stanza. I Masih però sono riusciti a fuggire dopo aver rotto il vetro di una finestra. Nonostante la presenza di testimoni, la polizia locale è stata restia a raccogliere la denuncia e, piuttosto, secondo gli avvocati, ha arrestato i Masih con false accuse.

I lavori più degradanti continuano a essere riservati ai cristiani e alle altre minoranze. L'ultimo esempio ci giunge da un bando pubblico lanciato dall'Istituto di Cardiologia del Punjab. Nella lista, tutte le posizioni sono aperte a tutti i candidati – ad eccezione degli "operatori sanitari", come ad esempio gli addetti alla pulizia, posizione che può essere ricoperta solo dai non musulmani. Secondo gli avvocati del lavoro, "questa è una forma di oppressione diretta, di razzismo e intolleranza verso le minoranze religiose del paese", soprattutto cristiani, induisti e musulmani non sunniti.

A proposito di questa serie di articoli

Anche se non tutti i musulmani, o gran parte di loro, sono coinvolti, la persecuzione dei cristiani è in espansione. Il tema "La persecuzione dei cristiani per mano dei musulmani" è stato sviluppato per raccogliere alcuni – ma non tutti – i casi di persecuzione che vengono a galla ogni mese.

Esso documenta ciò di cui i media tradizionali spesso non si occupano.

Indica che questa persecuzione non è casuale ma sistematica e avviene in tute le lingue, etnie e in ogni luogo.

Raymond Ibrahim è l'autore di Crucified Again: Exposing Islam's New War in Christians (pubblicato dalla casa editrice Regnery in collaborazione con il Gatestone Institute, nell'aprile 2013).

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