• Il gruppo terroristico dello Stato islamico è diventato assai popolare tra i palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Quattro recenti sondaggi d'opinione rivelano che almeno un milione di palestinesi appoggia l'Isis.

  • I due governi palestinesi, Hamas e l'Autorità palestinese (Ap), hanno buoni motivi per preoccuparsi dello Stato islamico. Nelle ultime settimane, i portavoce dell'Isis hanno lanciato minacce contro Hamas e l'Ap, accusandoli di "collaborazione" con "l'entità sionista".

  • L'attivista cristiano Sam Butrous ha osservato che l'ampio sostegno dato dai palestinesi allo Stato islamico è indice di un maggiore estremismo e di una negazione dei diritti dei cristiani presenti in Terra Santa.

  • Hamas e l'Autorità palestinese non possono che incolpare se stessi dell'ondata di palestinesi che si stanno unendo all'Isis. I due governi consentono nelle loro moschee e nei media l'istigazione contro l'Occidente. I loro dirigenti glorificano regolarmente e appoggiano i palestinesi che compiono atti terroristici contro gli israeliani, incoraggiando gli altri a seguire il loro esempio. Se questi palestinesi fossero in grado di attaccare Israele dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza, si recherebbero in Siria e in Iraq per unirsi al jihad contro gli alleati dello Stato ebraico, vale a dire gli Stati Uniti e altri paesi occidentali.

  • I leader palestinesi non possono sottarsi alla responsabilità di indurre decine e decine di palestinesi a unirsi allo Stato islamico. L'infuocata retorica di questi dirigenti e il continuo incitamento contro Israele e l'Occidente radicalizzano i palestinesi e li spingono tra le braccia aperte dell'Isis.

Non passa settimana senza che giunga notizia di un palestinese ucciso mentre combatteva per il gruppo terroristico dello Stato islamico.

Queste notizie suscitano viva preoccupazione tra i molti palestinesi che vivono in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Un recente articolo stima che circa un centinaio di palestinesi si è già unito allo Stato islamico. Altri report affermano che il numero è molto più alto.

Secondo il reportage, la maggior parte dei palestinesi che si sono uniti all'Isis in Iraq e Siria proviene dalla Striscia di Gaza. Da quanto si legge, si ritiene che un altro migliaio di palestinesi si stia preparando a ingrossare le file dello Stato islamico, ma non è riuscito a realizzare il proprio sogno per vari motivi.

Non c'è da stupirsi che la maggior parte dei palestinesi che combatte per l'Isis provenga da Gaza, che è sotto il controllo di Hamas dal 2007.

L'anno scorso, vari articoli indicavano che lo Stato islamico e i suoi sostenitori erano riusciti a infiltrarsi nella Striscia di Gaza, dove rappresentano una grossa minaccia per il dominio di Hamas in quella zona che ospita circa 1,6 milioni di palestinesi.

All'inizio di quest'anno, i sostenitori dell'Isis hanno organizzato la loro prima apparizione pubblica nelle strade di Gaza City, dove hanno invocato la necessità di un esercito islamico per distruggere Israele e "i nemici dell'Islam".

Palestinesi che sventolano bandiere dello Stato islamico cercano di assaltare il Centro culturale francese , a Gaza City, nel gennaio 2015. (Fonte dell'immagine: ehna tv YouTube screenshot)

All'inizio di questa settimana, lo Stato islamico ha informato la famiglia Yehia di Jenin, in Cisgiordania, che il loro figlio, Said, era stato ucciso mentre combatteva per il gruppo terroristico nei pressi di Aleppo, in Siria.

Ai familiari è stato detto che Said si era unito all'Isis sette mesi fa, mentre loro lo credevano in Europa, a cercare lavoro. In seguito, però, essi hanno appreso che il giovane si era diretto in Siria a combattere per lo Stato islamico.

I due sconosciuti che si sono recati a casa della famiglia di Said hanno anche mostrato ai genitori e ai fratelli una foto del cadavere del giovane.

Negli ultimi mesi, sono almeno quattro i palestinesi della Striscia di Gaza che pare siano rimasti uccisi perché miliziani dell'Isis.

Uno di loro, Abed al-Elah Kishta, 29 anni, residente nella città meridionale di Rafah, nella Striscia di Gaza, è stato ucciso nella Libia orientale. Settimane prima della sua morte, Kishta aveva contattato la sua famiglia per informarla che si sarebbe unito al gruppo.

Il secondo palestinese della Striscia di Gaza è il 23enne Musa Hijazi. Suo padre, Hassan, ha detto che il figlio era morto a Falluja, in Iraq, combattendo per lo Stato islamico. In seguito, il gruppo terroristico ha pianto Hijazi come uno dei propri martiri, chiamandolo Abu Mu'men al-Maqdisi, il suo nome di battaglia.

Un terzo palestinese è stato identificato come Wadi Washah, 21 anni, e proveniva dal campo profughi di Jebalya. La famiglia del giovane è rimasta sbalordita nell'apprendere la notizia della sua morte mentre combatteva a fianco dell'Isis. I genitori hanno detto che il loro figlio in precedenza si era unito alla Jihad islamica palestinese, prima di scappare da Gaza attraverso un tunnel del contrabbando lungo il confine con l'Egitto. Il padre di Wadi ha affermato che il ragazzo si era recato in Siria su istruzioni dei leader jihadisti salafiti di Gaza affiliati allo Stato islamico. Secondo l'uomo, il giovane gli aveva detto di essere riuscito a uccidere decine e decine di iraniani di Siria.

Il quarto palestinese è il 26enne Ahmed Badwan, soprannominato Abu Tarek al-Ghazawi, e proveniva dal campo profughi di Al-Bureij, sempre nella Striscia di Gaza. Fonti vicine alla famiglia hanno detto che Badwan aveva lasciato Gaza attraverso un tunnel dei contrabbandieri gestito da Hamas e inizialmente si era unito all'Isis in Siria, prima di spostarsi in Iraq. Le fonti hanno asserito che il giovane è stato ucciso in un attacco aereo della coalizione guidata dagli Stati Uniti, compiuto contro la base dello Stato islamico in Iraq.

Sebbene il numero dei palestinesi che si sono uniti all'Isis rimane relativamente basso, è evidente che il gruppo terroristico sia diventato assai popolare tra i palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Quattro sondaggi d'opinione pubblicati poche settimane fa hanno rivelato che almeno un milione di palestinesi appoggia l'Isis.

I sondaggi hanno rilevato che il 24 per cento dei palestinesi ha una visione positiva dello Stato islamico. Dato che nella Striscia di Gaza vivono 1,8 milioni di palestinesi e altri 2,7 milioni sono presenti in Cisgiordania, questo significa che più di un milione di palestinesi appoggia l'Isis.

Commentando i dati dei sondaggi, l'attivista cristiano Sam Butrous ha osservato che l'ampio sostegno dato dai palestinesi allo Stato islamico è indice di un maggiore estremismo e di una negazione dei diritti dei cristiani presenti in Terra Santa. "A quanto pare, il 20 per cento dei palestinesi non ha problemi a espellere i loro fratelli cristiani e distruggere le loro chiese per trasformarle in moschee", egli ha scritto. "Questo è ciò che il gruppo terroristico dello Stato islamico sta già facendo nelle zone sotto il suo controllo."

I cristiani non sono gli unici a doversi preoccupare della crescente influenza dell'Isis in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Anche i due governi palestinesi, Hamas e l'Autorità palestinese (Ap), hanno buoni motivi per preoccuparsi dello Stato islamico. Nelle ultime settimane, i portavoce dello Stato islamico hanno lanciato minacce contro Hamas e l'Ap, accusandoli di "collaborazione" con "l'entità sionista".

Ma Hamas e l'Autorità palestinese non possono che incolpare se stessi dell'ondata di palestinesi che si stanno unendo all'Isis. I due governi consentono nelle loro moschee e nei media l'istigazione contro l'Occidente. I loro dirigenti glorificano regolarmente e appoggiano i palestinesi che compiono atti terroristici contro gli israeliani, incoraggiando così altri palestinesi a seguire il loro esempio. E se questi palestinesi fossero in grado di attaccare Israele dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza, si recherebbero in Siria e in Iraq per unirsi al jihad contro gli alleati dello Stato ebraico, vale a dire gli Stati Uniti e altri paesi occidentali.

I leader palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza non possono sottarsi alla responsabilità di indurre decine e decine di palestinesi a unirsi allo Stato islamico. L'infuocata retorica di questi dirigenti e il continuo incitamento contro Israele e l'Occidente radicalizzano i palestinesi e li spingono tra le braccia aperte dell'Isis.

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